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martedì 25 ottobre 2011, 18:42

Salviamo i servizi pubblici di Torino

Nessuno lo sa, eppure è vero: nel giro di un paio di settimane Torino perderà di fatto il controllo dei propri servizi pubblici. Già lunedì 7 novembre in Consiglio Comunale PD, SEL, IDV e Moderati approveranno la cessione del 100% di Amiat, TRM (inceneritore) e GTT alla holding Finanziaria Città di Torino SpA, la quale ne darà in garanzia una parte per ottenere dalle banche un prestito che verrà girato al Comune per tappare i buchi del 2011 e del 2012. La finanziaria provvederà poi a vendere entro marzo a privati il 40% di queste aziende, ripagando il prestito (se tutto va bene).

Non vi tragga in inganno il fatto che il Comune tratterrà (per ora) il 60% delle quote. Questo è già avvenuto in altri casi di privatizzazione, come l’aeroporto e le farmacie comunali; in entrambi i casi, però, è stato stipulato un patto parasociale per cui a comandare è il privato. Di fatto è un ulteriore favore: il privato paga per il 40% ma comanda per il 100%. L’unica banca disposta a finanziare l’operazione – Unicredit - ha chiesto di controllare addirittura l’intera holding.

I rifiuti finiranno quasi certamente nel calderone Iren - e se oggi è difficile farsi ascoltare da Amiat per le strade sporche o i cassonetti mancanti, figuratevi quando dovrete chiamare un call center a Reggio Emilia. La TARSU aumenterà senz’altro, visto che attualmente il Comune paga ad Amiat meno di quanto costa il servizio di raccolta; ora Amiat compensa con altri guadagni, ma un privato certo non lavorerà in perdita. L’inceneritore, una volta privato, avrà come unico obiettivo bruciare qui più rifiuti possibile. I trasporti finiranno come l’aeroporto, dove da dieci anni comanda Benetton che ha trasformato lo scalo in aerogrill: pochi voli e tanti negozi, utili elevati per gli azionisti, e i torinesi costretti a volare da Malpensa o da Bergamo.

Perdipiù, questa privatizzazione avviene a pochi mesi da un referendum votato da 27 milioni di italiani, che diceva esattamente l’opposto: i servizi pubblici essenziali devono rimanere pubblici. Il 14 settembre, zitto zitto, il governo ha reintrodotto la norma abrogata dal referendum, obbligando a privatizzare entro marzo. I partiti che governano Torino, che a giugno erano in piazza a farsi belli con il voto degli italiani, ne sono stati talmente addolorati che il 7 ottobre avevano già approvato in giunta la privatizzazione.

Ma da qui a marzo non saranno in vendita solo le nostre aziende, ma quelle di tutta Italia: una vera svendita in blocco del patrimonio pubblico, che ovviamente comporterà incassi bassissimi per i Comuni, e grandi guadagni per i privati che compreranno. I soldi incassati pagheranno qualche debito e poi saremo da capo. Anche chi non ha pregiudizi di principio contro i privati deve riconoscere che questo è un pessimo momento e un pessimo modo per privatizzare.

Lunedì pomeriggio, insieme al comitato referendario per l’acqua pubblica e a quello contro l’inceneritore, abbiamo organizzato un primo presidio sotto il Municipio; lo ripeteremo il 7 novembre. Ma è la città che deve svegliarsi, nonostante il silenzio complice dei mezzi di informazione. Invece di farsi da parte, i politici svendono la città per mantenersi il castello dorato ancora per un po’. E quando ci saremo venduti tutto?

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7 commenti a “Salviamo i servizi pubblici di Torino”

  1. rccs:

    Ma non eri tu quello che prima di candidarti voleva vendere le proprietà immobiliari del comune e le aziende partecipate per far cassa e ridurre il debito? Eh, si, siam tutti voltagabbana.

  2. Piero:

    I privati? Illusi. I privati sono degli illusi. Uno crede, per esempio, che comprandosi una casa, di diventarne padrone e liberarsi dal giogo di dover pagare l’affitto al padrone. Illuso! Lo Stato gli mette la patrimoniale come l’ICI e l’affitto lo paga comunque allo Stato-Comune. I privati esistono fino a quando lo Stato, il vero padrone, li lascia esistere finché gli fanno comodo.

    Quando non ci sarà più niente da vendere? Si mette una bella patrimoniale sui beni dei privati e non più su quelli dello Stato che sono stati venduti e si continua a mangiare alla grande sempre a spese dell’ingenuo cittadino ormai ridotto in schiavetto, servo dai baroni dell’Europa, dello Stato, delle Regioni, delle Provincie, dei Comuni.

  3. vb:

    @rcss: Veramente si era parlato di vendere le partecipate non essenziali (che so: gli studi cinematografici di corso Lombardia), non i servizi pubblici essenziali…

  4. rccs:

    Certo,come no! Anch’io volevo vendere la mia vecchia bicicletta arrugginita a 10.000 euro per pagare il mutuo della casa. Invece, che strano! Nessuno me l’ha comprato!

  5. D# AKA BlindWolf:

    @rccs: la risposta è già qui: http://torino2011.voisietequi.it/posizione_candidato_tema/Bertola/35.html

  6. rccs:

    D#, la propaganda elettorale è una cosa tanto bella. Però la credibilità si conquista quando si dimostra la fattibilità di ciò che si dice.
    Bertola dimostri che vendendo quote delle società che a lui sembrano inutili, si ottengono gli stessi incassi. In fondo lo paghiamo anche per quello e magari riesce a convincere pure Fassino. Se per 5 anni pensa di stare su a ripetere sempre e soltanto le quattro chiacchiere della propaganda elettorale, che lo paghiamo a fare?

  7. D# AKA BlindWolf:

    Veramente nel link che ho postato il commento dell’interessato è “Non è così che si ripiana il debito”…

 
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