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Archivio per il mese di dicembre 2011


venerdì 30 dicembre 2011, 11:29

L’instabilità di Fassino

L’annuncio a sorpresa di Fassino, sul fatto che Torino non riuscirà a rispettare per l’anno che si sta chiudendo il patto di stabilità, avrebbe anche potuto essere una buona notizia; ma non lo è.

Il patto di stabilità, infatti, è quel meccanismo per cui ogni ente locale viene obbligato a rimanere sotto determinati tetti di spesa; è nato per porre fine alle gestioni allegre, quelle per cui un Comune spendeva e spandeva tanto alla fine lo Stato comunque avrebbe ripianato il buco. Progressivamente, però, è diventato uno strumento per strozzare i Comuni in modi sempre più assurdi, senza distinguere in cosa vengono spesi i soldi (Torino, per esempio, si fa carico di spese che toccherebbero allo Stato, come parte del personale del Tribunale o come molte scuole materne, che però vengono conteggiate dentro il tetto da rispettare), dando esenzioni come favori (Roma ne è esente perché è la capitale…) e generando situazioni assurde come quelle per cui il Comune ha i soldi in cassa ma non può spenderli nemmeno per pagare i fornitori, che aspettano da anni, perché se no sfora il tetto.

Il patto di stabilità è ormai lo strumento con cui lo Stato obbliga i Comuni a lasciare a casa i precari, svendere il patrimonio, chiudere i servizi e privatizzare le ex municipalizzate, in quell’ottica biecamente finanziaria della gestione dello Stato che pone al primo posto il pagare le banche e all’ultimo il servire i cittadini. Chiamarsi fuori dal patto di stabilità potrebbe dunque essere un modo per porre il problema politico di un’economia pubblica che non regge più e che richiede cambiamenti radicali, come noi stessi avevamo gridato in Sala Rossa poche settimane fa parlando di privatizzazioni.

Il problema, però, è che quella di Fassino non è una scelta e non va affatto in questa direzione. Fino al 30 dicembre, tutta la maggioranza ha operato tagli, svendite e aumenti – gli ultimi tre giorni fa – perché bisognava stare dentro i limiti del patto di stabilità, sacro e inviolabile. Improvvisamente, il 30 dicembre senza consultare nessuno Fassino va sui giornali a dire che “il patto di stabilità è stupido”, con i giornali cittadini (veramente imbarazzanti) che incensano questa sua improvvisa scelta di libertà. Non vi puzza?

Noi siamo stati tenuti all’oscuro di tutto, eppure, leggendo con attenzione, si può capire come probabilmente stanno le cose: Torino è costretta a non rispettare il patto di stabilità perché Fassino non è riuscito a trovare nemmeno una banca che concedesse alla Città il “prestito ponte”, ovvero un anticipo sulla svendita ai privati di Amiat, GTT e TRM che avverrà entro marzo. Dunque mancano all’appello del bilancio 2011 alcune decine di milioni di euro, e senza quelli i conti non tornano e il tetto viene sforato.

Se le cose stanno così, non solo l’operazione di privatizzazione delle municipalizzate è già diventata un fallimento, ma la preoccupazione sulla solvibilità della Città, a cui non fa più credito nessuno, è inevitabile.

Gli effetti immediati saranno significativi ma non cambieranno molto le cose, dato che già prima non si assumeva più nessuno (tranne staffisti e dirigenti dagli stipendi d’oro…) e che non ci si può più indebitare; perderemo comunque alcune decine di milioni di euro di fondi statali, con tagli conseguenti ai servizi (inoltre verrà tagliato il nostro stipendio del 30%: buon anno anche a me). Possiamo comunque sperare che Fassino abbia chiamato i ministri torinesi e si sia messo d’accordo in qualche modo.

Più pesanti gli effetti politici, perché gli alleati di Fassino – IDV, SEL e Moderati – hanno perso la faccia; il sindaco ha deciso e comunicato la cosa ai giornali senza nemmeno avvertirli, dimostrando che sostanzialmente non contano un bel niente. Penso in particolare a SEL, che ha votato privatizzazioni e aumenti delle tariffe spiegando di farlo per evitare che la Città sforasse il patto di stabilità e gli altri vincoli finanziari di legge, e che poi si è vista passare sulla testa un dietrofront, con il sindaco che dice che il patto di stabilità è inutile: ma allora potevano deciderlo tre mesi fa ed evitare le svendite.

E’ comunque scandaloso che una cosa del genere venga comunicata alla stampa prima che al Consiglio Comunale, se necessario convocando una riunione urgente almeno della commissione competente. Evidentemente il sindaco confonde il proprio ruolo con quello di un amministratore delegato…

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mercoledì 28 dicembre 2011, 11:51

Tutti gli aumenti di Fassino

Alla fine, nonostante una settimana di opposizione dura, l’aumento generalizzato delle tariffe della mobilità torinese – un altro tassello nel sistematico smantellamento dei nostri beni comuni – è stato approvato: ne leggete su tutti i giornali di oggi.

Di fatto ci è stato impedito di elaborare e presentare delle controproposte serie; il piano di Fassino & c. era approvare un aumento lampo la sera di venerdì 23 dicembre, in modo che i giornali non potessero parlarne. Noi abbiamo fatto resistenza e siamo riusciti ad arrivare fino a ieri, e almeno oggi ne parla tutta la città; ma all’arroganza del metodo vorrei dedicare un post nei prossimi giorni, perché da fuori non lo potete nemmeno immaginare.

Parliamo invece di sostanza, che è pesante: +50% sulla corsa singola, da 1 a 1,50 euro; +30% sui carnet da 15 corse, da 0,90 a 1,17 euro per corsa; +28% il giornaliero; +19% il mensile; +7% l’annuale. Altrettanto sulle strisce blu: +12% la tassa annuale per i residenti; +25% in centro; +13% alla Crocetta; addirittura +100% (da 0,65 a 1,30 l’ora) nelle zone meno centrali.

La motivazione ufficiale è che ci sono stati tagli sui fondi per i trasporti, sia a livello nazionale che regionale. E’ vero; peccato che i tagli siano in buona parte rientrati la settimana scorsa, grazie anche a ulteriori tasse sulla benzina. Di fatto, su questi tagli non ci sono stati forniti dati precisi, se non qualche percentuale sparata lì, e così si fa strada il dubbio che il vero scopo degli aumenti sia quello di ingrassare GTT per renderla più appetibile ai privati, avendo già deciso di venderla tra tre mesi.

Gli effetti saranno evidenti: innanzi tutto un forte disincentivo a prendere i mezzi pubblici, specialmente per chi li usa saltuariamente. Se andare e tornare in due in bus costa 6 euro, l’auto è quasi sempre più conveniente, anche perché in genere se ne calcola solo il costo marginale (benzina e sosta) dato che tutti comunque hanno un’auto. Di fatto, si alimenta una segregazione classista: chi può, gira in auto; chi non ha i soldi deve utilizzare mezzi pubblici sempre più costosi e inefficienti, anche perché non sono previsti potenziamenti del servizio ma se mai nuovi tagli di percorso a partire da marzo, dopo quelli di un mese fa.

Eppure si è visto con il gigantesco ingorgo di venerdì 16 cosa succede se chi normalmente usa gli autobus passa all’auto; la città sarà sempre più intasata, bloccata e inquinata (a proposito, avrete notato le scelte della giunta a fronte dei 140 giorni di sforamento dei limiti di legge o giù di lì: parlare di grandi iniziative a lungo termine e intanto non fare niente).

Ci sono poi alcune categorie particolarmente danneggiate: per esempio, l’abbonamento ridotto per gli anziani, che prima partiva dai 60 anni, ora partirà dai 65 e solo per chi ha meno di 36.000 euro di reddito. Grazie a un intervento dell’ultimo minuto, richiesto anche da noi in commissione, si è quantomeno permesso a chi già aveva questo abbonamento di continuare a mantenere la riduzione anche se non rientra nelle nuove condizioni; analogamente è sparito all’ultimo minuto l’aumento dell’11% sull’abbonamento per i disoccupati (da vergognarsi solo ad averlo pensato), che però dovranno farlo per minimo sei mesi anziché tre. L’esenzione fino a un metro di altezza è diventata fino a 11 anni, mentre inizialmente prevedevano un biglietto “ridotto bambini”.

E’ stata inoltre approvata in principio, in quanto adottata anche da IDV e SEL, una proposta che facevamo sin dalla campagna elettorale, ovvero di far pagare in futuro tariffe di sosta differenziate in funzione delle dimensioni, del valore e dell’inquinamento dell’auto.

Non è stata invece approvata la nostra proposta di un biglietto ridotto a 1,70 euro per chi deve fare due viaggi brevi in metropolitana (con tram e bus si fanno con un solo biglietto); e sono state bocciate dalla maggioranza varie altre nostre proposte generalmente a costo zero, come il poter portare la bici su tutti i mezzi, l’aumento dei controllori, il tasso zero sulle rateizzazioni degli abbonamenti, una migliore accessibilità per i disabili, una generale razionalizzazione degli orari.

E’ stata bocciata dalla maggioranza anche una nostra mozione che chiedeva due cose molto semplici, ovvero di fissare un tetto massimo pari allo stipendio del sindaco per tutti i dirigenti GTT (attualmente l’amministratore delegato, l’ex senatore DS Barbieri, incassa a vario titolo quasi 250.000 euro l’anno, e continuano le nomine politiche), e di riportare in gestione interna le linee subappaltate a fornitori privati, che costano a parità di servizio anche il 60% in più.

Insomma, le alternative c’erano… In parte erano politiche; per esempio, se ce ne avessero dato il tempo, si poteva studiare una riformulazione delle tariffe della sosta che magari colpisse meno determinati quartieri ma si allargasse su altri, con opportune salvaguardie per concentrare i costi sulle auto più grosse e inquinanti, incentivando così l’uso del mezzo pubblico. In parte erano semplicemente legate al taglio degli sprechi e dei favori, come i due citati poco fa o come il lucroso contratto per i controllori della linea 4, per cui GTT spende 145.000 euro al mese che vanno in gran parte nelle tasche della cooperativa Rear, presieduta da un consigliere regionale del PD, che paga ai lavoratori stipendi di pochi euro l’ora… basterebbe usare invece il personale interno che, divenuto inabile alla guida, non ha granché da fare.

Credo di avervi dato il quadro della situazione; mi scuso se è un po’ lungo, ma noi a questo tema dedichiamo da sempre gran parte delle nostre energie, per affrontarlo in modo serio e realistico. Speriamo che ci sia la possibilità di farlo in questo modo anche col resto del consiglio comunale, perché in questa occasione proprio non c’è stata.

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martedì 20 dicembre 2011, 17:35

I violenti No Tav

Tra le prerogative dei consiglieri comunali, c’è anche quella di poter chiedere al sindaco di riferire in aula, all’inizio del consiglio comunale, su fatti importanti e appena accaduti. Purtroppo il sindaco non risponde troppo spesso, visto che in questi sei mesi le richieste sono state quaranta ma solo dodici sono state accolte. Se il sindaco non risponde, al richiedente vengono concessi ben sessanta secondi per sintetizzare la domanda.

Mercoledì scorso, nella prima seduta utile dopo le manifestazioni No Tav dell’8 dicembre, abbiamo dunque chiesto al sindaco di spiegare le sue dichiarazioni secondo cui in Valsusa “comandano i violenti”. Chi sarebbero questi violenti? Fassino non rispose, nemmeno alla domanda da noi ripetuta in aula. E così, nel video, abbiamo messo anche alcune delle terribili immagini di violenza giunte da Susa; ringraziando Marco Carena per la colonna sonora.

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lunedì 19 dicembre 2011, 19:17

Il dibattito sui rom in Consiglio Comunale

L’articolo della scorsa settimana, come prevedibile, ha fatto molto discutere; e se mi ha fatto dispiacere ricevere qualche accusa di razzismo, mi ha fatto piacere notare come, su un tema così difficile, con molte persone si sia riusciti a impostare una discussione razionale sui fatti, indipendentemente dalle loro opinioni di partenza.

Mercoledì scorso ne ha parlato anche il consiglio comunale; il sindaco Fassino ha sorpreso tutti con una dichiarazione che un tempo sarebbe stata etichettata “di destra”, ovvero – pur parlando anche di pregiudizi e di accoglienza – dicendo che i rom che rifiutano l’integrazione devono essere allontanati dall’Italia. A me sembra esagerata; io mi sarei limitato a dire che i rom che commettono reati devono essere puniti e incarcerati secondo la legge, dato che sono quasi tutti cittadini italiani o comunitari.

Comunque, sono stato positivamente sorpreso che Fassino non abbia scelto la linea poi tenuta dal ministro Riccardi, che è andato giustamente a promettere aiuto e integrazione ai rom della Continassa, ma non ha trovato nemmeno cinque minuti per parlare con gli abitanti delle Vallette e preoccuparsi anche dei loro problemi.

Ad ogni modo, questo è il video del mio intervento nella discussione.

P.S. Stamattina ho fatto un piccolo esperimento, pubblicando su Facebook questa notizia: ignoti criminali, pur di rubare il rame e i sanitari, hanno devastato un asilo di Moncalieri, temporaneamente chiuso per ristrutturazione, causando danni ingenti che probabilmente ritarderanno di chissà quanto la riapertura e lasceranno molte famiglie senza un posto asilo. Né io né il giornalista abbiamo parlato di rom, eppure già al secondo commento si era finiti sul tema.

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giovedì 15 dicembre 2011, 17:55

Alcune domande a Fiat

Lunedì 28 novembre, il consiglio comunale si è riunito in seduta straordinaria per discutere del futuro della Fiat a Torino e in Italia. E’ stata una estenuante maratona di sei ore in cui sono state dette molte parole, ma poco o nulla di concreto; i rappresentanti della Fiat presenti in aula hanno rimarcato di avere fatto un grande onore alla città a essere presenti, ma nelle loro conclusioni hanno più che altro criticato lavoratori e sindacati.

Noi abbiamo deciso di usare i nostri cinque minuti per porre alla Fiat alcune domande; invece di prendere le parti dell’una o dell’altra parte, abbiamo cercato di fare proposte su come la Fiat possa garantire lavoro a Torino, non solo per venti mesi ma per vent’anni, non solo per gli operai ma per i quadri, i dirigenti, i ricercatori, perché ormai, in prospettiva, sono a rischio anche loro. Abbiamo cercato di sottolineare che la strada non è certo quella di tagliare diritti e qualità per competere con i cinesi, ma quella di puntare sull’innovazione, sulla ricerca, sulla mobilità verde, ovvero su prodotti ad alto valore aggiunto.

Alla fine, comunque, la politica industriale della Fiat può essere fatta solo dalla Fiat; sono loro a dovere dare risposte che per ora, purtroppo, non hanno dato – limitandosi a marciare spediti verso la fuga dall’Italia.

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martedì 13 dicembre 2011, 18:32

Più aree per i cani in città

Lunedì 5 dicembre il consiglio comunale ha approvato ben due mozioni proposte dal Movimento 5 Stelle. Una è quella per contrastare il gioco d’azzardo, una vera piaga sociale; l’altra riguarda invece il benessere dei cani che vivono in città.

I cani, infatti, hanno il bisogno naturale di “sgambare”, ovvero di correre liberamente in un’area di dimensioni sufficienti. Poiché però non a tutti piacciono i cani e qualche cane maleducato potrebbe anche infastidire anziani e bambini, la Città permette di farlo soltanto all’interno delle apposite aree cani, ovvero dei recinti posti nei giardinetti; altrove, i cani devono sempre avere il guinzaglio. Il problema è che in alcune zone della città, a partire dal centro, non esistono aree cani: chi abita in centro e possiede un cane è costretto a violare quotidianamente le regole, rischiando anche un centinaio di euro di multa.

Per questo noi abbiamo presentato una mozione che chiedeva all’amministrazione di impegnarsi su due fronti: il primo è quello di valutare la possibilità di concedere il passeggio dei cani senza guinzaglio in alcuni giardini del centro in certe fasce orarie, ad esempio al mattino presto e alla sera, quando comunque non ci sono bambini che giocano; il secondo è quello di concordare con le circoscrizioni e con le associazioni animaliste un piano per creare nuove aree cani in tutta la città, specialmente nelle zone in cui mancano.

Purtroppo la maggioranza ha bocciato la prima proposta, ma ha accolto la seconda; e così la nostra mozione, tolto il primo punto, è stata approvata all’unanimità.

A questo punto, l’assessore ha quattro mesi di tempo per avviare le consultazioni e definire il piano di nuove aree cani; e noi siamo contenti di aver dato la spinta a risolvere un problema apparentemente piccolo ma molto importante per migliaia di torinesi e per i loro animali.

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lunedì 12 dicembre 2011, 19:28

Qualche fatto sui rom

Di parole sui rom se ne sono fatte già troppe; io vorrei solo puntualizzare qualche fatto.

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Il primo riguarda il luogo del rogo, che non era un campo nomadi ma un misero accampamento clandestino di baracche, dentro le rovine della splendida e derelitta cascina Continassa, di proprietà del Comune ma futura sede della Juventus. Ci eravamo andati in sopralluogo circa due mesi fa (le foto in questo post sono di allora) e avevamo trovato soprattutto miseria, topi di mezzo metro e condizioni disumane.

romcontinassa2.jpg

Si erano allora presentati anche un paio di abitanti del quartiere, che avevano lamentato soprattutto il fumo tossico che arrivava dentro le case delle Vallette, a causa dei roghi per estrarre il rame dai cavi rubati. Pochi mesi fa, proprio in quell’accampamento la polizia aveva arrestato sedici persone per questo reato.

romcontinassa3.jpg

Il secondo fatto è questo: gran parte della città odia i rom. Li odiano non solo un po’ di beceri leghisti, ma, sempre più, anche la classe media e gli stessi elettori di Fassino. Li odiano perché hanno la sensazione che agli zingari tutto sia permesso: sporcare, rubare, sfruttare i bambini, minacciare per ottenere dei soldi. E soprattutto, li odiano perché da vent’anni, ogni volta che pongono alle istituzioni il problema non “dei rom” ma “di quel rom che ruba il rame e intossica il quartiere”, gli amministratori di questa città rispondono che sono dei razzisti e devono stare zitti – e non affrontano il problema.

romcontinassa4.jpg

Vedi l’agghiacciante intervista di Chiamparino: caro Chiampa, al signore che si lamenta di Porta Palazzo “ostaggio dei marocchini e dei neri”, magari perché è stato scippato o minacciato con un coltello sotto casa sua, non bisogna dare del razzista e poi lasciarlo lì tornandosene nel proprio elegante appartamento di piazza Vittorio. Bisogna mandare la polizia a dimostrare che la legge vale anche per i non italiani, e allo stesso tempo bisogna mostrare che esistono anche degli esempi di integrazione positiva. Chiamparino ha governato per dieci anni e non è stato capace di fare né l’una né l’altra cosa… e ancora parla.

Per combattere l’odio bisogna riportare la discussione sui fatti e sulle responsabilità personali. La città è invece piena di fantasiose leggende metropolitane: persino quella che gli zingari sono protetti perché sarebbe zingara la moglie di Novelli e pure quella di Chiamparino. Io vorrei cominciare a mettere sul tavolo dei fatti: quanto spende la città per i nomadi? E’ vero che ricevono dei sussidi? E’ vero che non pagano le bollette? E’ vero che sono favoriti per le case popolari? Il tasso di criminalità tra i rom è più alto della media? Se avete altre domande sui rom che vi siete sempre posti, mandatecele: le porremo all’amministrazione, e poi potremo cominciare a ragionare sui fatti.

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sabato 10 dicembre 2011, 11:28

La protesta felice

Giovedì, in Valsusa, ho passato una bella giornata. Nei boschi c’era un parapiglia – questa peraltro è la prima volta in cui organi di stampa nazionali, a partire dal TG3, hanno detto apertamente che è la polizia che fa le sassaiole contro i manifestanti e i giornalisti e che spara lacrimogeni ad altezza uomo – ma a Susa il corteo No Tav era la solita festa; un mucchio di famiglie e di bambini, un’ottima zuppa a offerta libera, un sacco di bandiere al vento, una giornata bellissima, venti gradi e le cime imbiancate sullo sfondo.

E’ vero, il corteo ha bloccato l’autostrada; all’una, quando il traffico ormai era nullo. Sono rimasti imbottigliati ben cinque veicoli, che dopo tre minuti, dato ai giornalisti il tempo di fare le foto, sono stati lasciati passare. L’obiettivo non era bloccare i turisti in auto per ore, ma protestare contro l’afflusso di mezzi militari al cantiere di Chiomonte.

E’ stato proprio lì, nel vedere due tizi bloccati in auto che dovevano andare assolutamente a sciare e ci stavano veramente male per cinque minuti di ritardo, manco dovessero bollare, che ho capito che quella contro il Tav è davvero una protesta felice. Non è chi protesta ad essere incazzato; abbiamo passato il tempo a scambiarci panini, a chiacchierare tra sconosciuti e poi a giocare a pallone, portando vita per un po’ a quello che normalmente è solo un morto viadotto di cemento messo lì a devastare il centro della valle.

A essere incazzati, senza volerlo ammettere, sono quelli che non protestano mai. Sono quelli che obbediscono al capo in qualsiasi ufficio e professione, che passano una vita schiavi del mutuo da pagare e delle regole decise da chissà chi e rinunciano anche solo a immaginare di potere un giorno realizzare i propri sogni provando a lottare per una vita migliore. Quelli per cui anche dipingere di rosa il guard rail di un’autostrada è violenza (mentre non lo sono i blindati dell’esercito) e che in ogni blocco stradale vedono un attacco all’efficienza del proprio ciclo di sfruttamento legalizzato.

Non è strano, perché siamo stati tutti allevati per lavorare, consumare e obbedire; non è facile spezzare le catene quando sono invisibili. E così, molti ce l’hanno con chi protesta perché, sotto sotto, senza nemmeno rendersene conto, vorrebbero farlo anche loro. Eppure non ci vuole molto; come sta scritto sulle Nike per prenderli per il culo (in alto pensano che non lo faranno mai), “just do it”. Garantisco che poi si vive meglio.

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domenica 4 dicembre 2011, 13:06

La politica aspetta il morto

È da quando sono bambino, allievo delle vicine scuole Baricco e Maritano, che vedo persone morire sulle strisce pedonali di corso Peschiera all’altezza di via Sagra San Michele. E’ un attraversamento pericolosissimo in cui si concentrano vari fattori di pericolo; sta subito dopo l’incrocio con via Bardonecchia, a cui c’è un semaforo che è sempre verde o per l’una o per l’altra strada, e da entrambe le strade le auto arrivano a velocità sostenuta, visto che da via Bardonecchia ci si immette quasi senza curvare, mentre corso Peschiera è uno stradone rettilineo a sei corsie.

Il tutto è complicato dal fatto che ci sono auto che inchiodano e svoltano a sinistra verso via Sagra San Michele in modo vietato, usando un varco nel controviale che sarebbe riservato alla scorta del giudice Caselli, che abita proprio lì accanto. I pedoni che attendono di passare – spesso bambini, perché all’angolo c’è un grosso negozio di giocattoli – sono sostanzialmente invisibili, persi nell’ombra in mezzo agli alberi sulla banchina. Qualche anno fa hanno fatto un attraversamento semaforizzato solo cento metri più su, ma, per abitudine decennale, quasi tutti continuano a usare le strisce in quel punto.

Sabato 15 ottobre, come molti sabati, passavo di lì subito dopo pranzo; è sul percorso da casa di mia mamma a casa dei genitori di Elena. Arrivavo da corso Peschiera con una fila di verdi, e ho visto un’auto accostare sulla destra subito dopo via Bardonecchia. Sembrava volesse far scendere qualcuno; ci ho messo qualche secondo a capire che era il raro automobilista che decide di fermarsi per far passare i pedoni sulle strisce. Tutti gli altri davanti a me l’hanno capito tardi, e all’ultimo secondo hanno cominciato a inchiodare. Anche io ho inchiodato, e abbiamo mancato di poco uno spettacolare tamponamento a catena. Accanto a me, sulla corsia di sinistra, uno non si è proprio fermato e ha attraversato le strisce a settanta all’ora, mancando di un metro i pedoni.

Lunedì 17 ottobre dunque sono arrivato in ufficio e ho deciso di fare qualcosa; ho presentato questa mozione, intitolata “Messa in sicurezza degli attraversamenti pedonali non semaforizzati”, che impegna l’assessore a fare una ricognizione di tutti i casi in cui vi sia un attraversamento di questo tipo, per poi decidere se installare un semaforo, mettere un dosso, o chiudere il passaggio se se ne può fare a meno, visto che possiamo discutere per ore sull’inciviltà degli automobilisti, ma non cambieremo mai la loro testa; quel tipo di attraversamento è soltanto un invito alla strage.

Dal 17 ottobre, tuttavia, la mozione giace abbandonata nei cassetti, in attesa che il presidente della seconda commissione, quella che si occupa di urbanistica, edilizia, viabilità e trasporti, decida di metterla all’ordine del giorno. Il perché ve l’avevo raccontato in un post proprio il 15 ottobre: “sarebbe bello parlare di viabilità e trasporti, ma la relativa commissione è intasata di palazzi da costruire e dunque non ce n’è mai il tempo”.

La seconda commissione è un buco nero, e lo è in particolare per le nostre mozioni: dopo questa ne ho presentate altre, per reprimere gli accessi non autorizzati alle zone pedonali, per combattere la doppia fila, per chiedere di aumentare le tariffe della sosta privata piuttosto che il biglietto dei mezzi pubblici. Nessuna è ancora stata messa all’ordine del giorno: sono perse nel limbo.

Ieri, come avrete letto, è successa la stessa identica cosa che è successa a me il 15 ottobre, ma questa volta l’auto sulla corsia di sinistra ha falciato la vita di tre persone, tra cui un bambino. A me è venuta una gran rabbia; per carità, anche se la mozione fosse stata prontamente discussa e approvata non è che un minuto dopo avrebbero messo il semaforo. Ma è evidente che l’amministrazione non ha attribuito alcuna importanza a questo tema.

Adesso, improvvisamente, questo diventerà un problema urgente. Scommetto che a brevissimo metteranno il semaforo; già successe così pochi anni fa in un altro noto attraversamento pericoloso, quello di via Pietro Cossa angolo via Nicomede Bianchi, subito dopo che un nonno morì investito per salvare la nipotina. Scommetto anche che ora in consiglio comunale pioveranno altre mozioni, richieste, interpellanze. Magari anche la mia verrà calendarizzata al volo, oppure chiederò che venga messa ai voti in consiglio comunale senza che sia passata dalla commissione (di solito questo implica una bocciatura certa, ma in questo caso chi oserà votare contro?).

E poi? E poi succederà come con questa mozione la cui esistenza ho scoperto poco fa: presentata il 7 aprile 2008 dopo l’investimento di via Pietro Cossa, rimasta nel cassetto un anno, e poi approvata il 6 aprile 2009. E non servita a niente. Perché o questa cosa se la prendono a cuore il sindaco, l’assessore e i dirigenti dallo stipendio di giada, oppure non succederà niente: i consiglieri comunali possono solo sollecitare. Chissà se i torinesi riusciranno a far capire a Fassino che questa è una priorità.

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venerdì 2 dicembre 2011, 16:16

Per Fassino l’inquinamento non è un’emergenza

Dopo settimane di silenzio, nell’ultimo paio di giorni i quotidiani si sono svegliati e hanno riscoperto che Torino è inquinata. Certo che lo è: il livello del PM10 nell’aria è da un mese circa il doppio e il numero di sforamenti nell’anno già il quadruplo rispetto ai limiti di legge. Sui giornali, la giunta si è sbizzarrita nell’ipotizzare provvedimenti di ogni genere… a parole.

Già, perché il Movimento 5 Stelle, che da settembre chiede invano di predisporre un piano organico contro l’inquinamento, ha presentato già nei giorni scorsi una mozione che chiede alcuni provvedimenti urgenti, a partire dalla pedonalizzazione delle strade dello shopping natalizio – da via Roma alle vie commerciali dei quartieri – e dagli incentivi a fare shopping con l’autobus, per arrivare ai blocchi del traffico se veramente necessario (i blocchi per essere efficaci dovrebbero protrarsi per giorni, dunque non ci facciamo comunque molto affidamento); e poi espone una serie di proposte, prese dal nostro programma, da valutare e discutere entro marzo.

Abbiamo poi letto sui giornali che anche la maggioranza ne sta preparando una, e allora oggi in conferenza capigruppo abbiamo chiesto che entrambe le mozioni si discutessero subito in consiglio comunale, già lunedì prossimo, visti i livelli record dell’inquinamento e i danni alla salute che esso indubbiamente provoca. E la maggioranza ha respinto la richiesta.

Il PD ci ha detto che le azioni vanno ponderate con calma in un’ampia discussione in commissione; SEL ha detto che condivide l’urgenza del problema e chiede che la discussione sia rapida, ma ha comunque votato contro la nostra richiesta. Ovviamente il problema è uno solo: non turbare lo shopping natalizio e gli incassi dei negozi e degli ipermercati…

Dulcis in fundo, nel video potete godervi l’assessore Curti che lunedì scorso, in risposta a una nostra interpellanza che chiedeva se la Città abbia fatto rispettare l’obbligo di legge di installare termovalvole e contabilizzatori di calore negli edifici che passavano al teleriscaldamento, il che avrebbe portato un risparmio energetico e una riduzione dell’inquinamento, ha candidamente risposto che non hanno mai fatto nemmeno un controllo: se tutto va bene, cominceranno a farli nel settembre 2012!

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