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Archivio per la categoria 'VitaDaToro'


venerdì 28 febbraio 2014, 10:05

Sui biglietti gratis per i ragazzi del Toro

Pochi lo sanno, ma esiste da molti anni una legge che obbliga le società di calcio, in almeno metà delle partite casalinghe, a permettere l’ingresso gratuito dei ragazzi fino a 14 anni accompagnati da un parente adulto pagante, con l’obiettivo di avvicinare i giovanissimi al calcio.

Peccato che il Toro, spesso un po’ latitante rispetto alle esigenze dei tifosi, si fosse dimenticato di applicare questa legge; a ricordarla ci ha pensato una petizione di tifosi organizzata da Toro Supporters Network. La petizione mi è stata segnalata e allora io ho deciso di chiedere all’amministrazione comunale, che è pur sempre il padrone di casa delle partite del Toro, di intervenire per far rispettare la norma, eventualmente usando come arma il contratto di affitto dello stadio Olimpico.

Come vedete nel video, è stato un successo: a partire dalla partita di domenica prossima, Toro-Sampdoria, verranno messi a disposizione i biglietti gratuiti per gli under 14. Peccato che, come sempre, il Toro di Cairo ci metta del suo per non accontentare i tifosi: e così, adesso si è scoperto che i biglietti saranno solo 100, solo in curva Primavera e solo per chi compra online, mentre la legge non pone limiti né di numero né di settore.

Purtroppo siamo in Italia e le leggi sono spesso considerate carta straccia; se da una parte sono comunque contento di un bel passo avanti, dall’altra mi chiedo perché non si riescano mai a fare le cose per bene; per il Toro questa misura può voler dire rinunciare a qualche euro oggi, ma può anche essere importante per garantirsi il pubblico di domani. Basterebbe voler ragionare per il lungo periodo…

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martedì 21 maggio 2013, 23:13

In marcia per il Fila

So che molti non capiscono perché oltre diecimila persone – il doppio o il triplo di quelle che hanno manifestato contro l’inceneritore – possano scendere in piazza per la ricostruzione di un ex stadio, ora futuro campo di allenamento e centro culturale.

Molti, peraltro, non hanno nemmeno capito bene di cosa si tratti, spesso grazie ad azioni di disinformazione mediatica. Per esempio, molti pensano che là si voglia costruire “il terzo inutile stadio di Torino”, quando invece si costruirà un centro sportivo con due campi, di cui uno senza tribune e uno con una tribuna da massimo 4000 posti, come quella che si può trovare nei campetti di estrema provincia; nessuna partita del Toro, giovanili a parte, si disputerà mai al nuovo Filadelfia; vi sarà invece un’area culturale, museale e aggregativa, che giustifica l’interesse pubblico nel costruire quest’opera con gli oneri di urbanizzazione già pagati dai privati per risistemare la zona; e quanto alla provenienza dei fondi, vale la pena di rileggere la spiegazione di un anno fa.

Credo però che in questo momento sia opportuna una riflessione sul pregiudizio anti-calcio di una parte dell’opinione pubblica e della politica, anche dentro il Movimento 5 Stelle. In parte il pregiudizio è giustificato dalle mafie, dalle quantità abnormi di soldi, dall’antisportività, dalla violenza del calcio italiano; e però, stupisce la facilità con cui persone che magari sono pronte a difendere per ore (giustamente) i No Tav dall’accusa, letta su un giornale, di essere dei facinorosi violenti, sono poi pronte a credere allo stesso giornale quando attacca allo stesso modo i tifosi di calcio.

Una grande parte della tifoseria del Toro, in particolare, ha una tradizione di impegno civile molto lunga; la trovate in piazza non solo per il Fila, ma alle manifestazioni dei lavoratori e ai cortei contro il Tav. La trovate in mezzo a raccolte di beneficenza, attività sociali, e persino ad agitare polemicamente in curva le foto di Falcone e Borsellino durante il minuto di silenzio per Andreotti.

Per questo credo che sia sbagliato liquidare i diecimila di ieri come una cittadinanza minore, meno degna di ascolto; e che ci si debba liberare di un pregiudizio anticalcistico basato sulla non conoscenza delle cose, e purtroppo molto diffuso in politica, specialmente nella sinistra: quella che non a caso, dall’alto del proprio snobismo verso le grandi passioni degli italiani, perde sempre le elezioni.

So comunque che chi non ha sin da bambino la malattia granata, quella che ti porta a resistere stoicamente persino a vent’anni di Ipoua e Pellicori, non capisce cos’abbia di speciale quel pezzo di prato e cosa rappresenti per così tante persone. Non credo di poterlo spiegare; ma credo, perlomeno, di poter chiedere rispetto.

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venerdì 2 novembre 2012, 12:35

I soldi nel pallone

Quando si parla di stadi e delle squadre di calcio cittadine è difficile intavolare una discussione razionale; subito buona parte dei partecipanti cominciano a ragionare per tifo. Noi in ufficio siamo ben assortiti, dato che io sono attivo nei club del tifo granata da molto prima di fare politica mentre Chiara in passato ha lavorato per la Juventus; per questo motivo vi possiamo rassicurare sul fatto che le posizioni che prende il Movimento 5 Stelle sono ragionate e valutate come consiglieri comunali, nell’interesse della città, e non in base al proprio tifo calcistico.

Detto questo, l’argomento del giorno è l’ultima grande operazione immobiliare che piomba sui tavoli del consiglio comunale: la concessione alla Juventus dell’area della cascina Continassa, adiacente a quella del nuovo stadio.

Già l’operazione stadio Juventus, dal punto di vista del pubblico interesse, lasciava molto a desiderare: alla Juventus la Città ha chiesto, in cambio della proprietà di fatto per 99 anni di un’area di 350.000 mq, 20 milioni di euro, ovvero € 0,58 (58 centesimi di euro) al metro quadro all’anno! Non contenta, la Città ha anche fatto una variante al piano regolatore che permettesse alla Juventus, oltre allo stadio, di realizzare un centro commerciale Conad (le solite cooperative) da 37.000 mq e 90 milioni di euro. Con il cambio di campo, gli incassi da stadio della Juventus sono passati in un anno da 11,6 a 34,6 milioni di euro, triplicando, e grazie alla Champions League quest’anno saranno ancora superiori.

Insieme allo stadio, la Juventus aveva presentato un progetto di massima per l’area adiacente, quella di cui si parla oggi, prevedendo di realizzarvi la propria “club house”. Il progetto copriva l’area immediatamente a ovest dello stadio, escludendo però l’area dell’Arena Rock, all’angolo tra via Druento e via Traves.

L’Arena Rock è uno dei paradigmi della spoliazione delle casse torinesi che porterà questa città al fallimento. Nel momento in cui lo stadio delle Alpi fu dato alla Juventus, sembrò ovvio ai sessantenni che comandano Torino che, per non perdere l’immancabile un concerto l’anno del Delle Alpi e dimenticandosi di possedere tuttora lo stadio Olimpico, servisse una nuova area concerti come quelle a cui loro erano abituati nei lontani anni ’60, ovvero una spianata di fango con un palco, due cessi e due biglietterie. Questo generò un bell’appalto da cinque milioni di euro che furono totalmente buttati, in quanto mai nessun concerto si è svolto in tale spianata di fango; un anno, per tamponare la figuraccia, chiesero alle aziende pubbliche del territorio di mettere dei soldi per farci una specie di festa dell’Unità latinoamericana.

Lo spreco di soldi pubblici per l’Arena Rock è stato ingente, ma chi l’ha costruita ringrazia ancora adesso; dopodiché, dato che la Juventus non la voleva, un paio d’anni fa trovarono infine qualcuno a cui rifilarla. Per ben 27.000 euro di affitto annuo, un privato si impegnò a realizzare e gestire al suo interno una pista di kart, che è ormai pronta e finita.

Che succede però adesso? Che la Juventus si sveglia, rifà i conti e scopre che, nonostante le condizioni di favore ottenute in passato, i margini non sono abbastanza alti; dunque presenta un nuovo progetto che prevede oltre alla “club house” e al centro allenamenti un cinema multisala, un albergo da 120 stanze e dei sani palazzi residenziali. Ovviamente per realizzare tutto questo serve più spazio, e dunque alla Juventus farebbe tanto comodo che anche la pista di kart, nemmeno ancora inaugurata, venisse demolita per dare l’area a loro.

La reazione dell’amministrazione Fassino è la solita: genuflettendosi a chiunque sia vagamente legato a Marchionne, presenta al consiglio comunale una nuova variante al piano regolatore per permettere tutto quanto richiesto dalla Juventus, in cambio del solito prezzo di 0,58 € al metro quadro all’anno per 99 anni. E chi se ne frega se il tizio del kart ha investito una bella somma (secondo i giornali 1,2 milioni di euro): con le buone o con le cattive, verrà fatto smammare con una compensazione che in commissione è stata quantificata tra i 500.000 e i 700.000 euro. In questa città è un’abitudine che ubi maior minor translocat a spese proprie: ricordate Scubatica?

Ovviamente, la città deve anche impegnarsi a liberare l’area dagli altri occupanti e a sistemare la parte che resterà pubblica, quella più a sud. In corso Ferrara c’è l’area dei giostrai, ovvero un piazzale che ospita famiglie nomadi stanziali che viaggiano qualche mese l’anno e per il resto hanno costruito capanne e casette: pare che i costi siano di un milione di euro per il trasloco e di oltre tre milioni per costruire da qualche altra parte una nuova area (a me sfugge perché uno che vive a Torino otto mesi l’anno non possa preoccuparsi da solo della propria residenza senza che gliela costruiamo noi, ma questa è un’altra storia). Poi c’è il Palastampa da demolire (non lo vuole più nessuno) e trasformare in un parco che a sua volta costerà di manutenzione ogni anno. Infine, alla cascina Continassa vivono circa 80 rom accampati abusivamente, quelli vittima dell’orrendo pogrom di un anno fa (guidato, per una strana coincidenza, da alcuni ultrà della Juve), a cui la Città troverà un’altra sistemazione.

In pratica, la Città incasserà una tantum 10,5 milioni di euro per l’area, un milione di gentile contributo aggiuntivo, e circa 7-8 milioni di oneri di urbanizzazione, che però dovranno coprire anche le relative spese (strade, parcheggi, trasporti, fognature ecc.) per le nuove costruzioni. Alla fine in cassa resterà poco o niente, ma in compenso la Città avrà dato via una enorme area che nei prossimi 99 anni avrebbe potuto essere messa a frutto.

Perché allora si fa il tutto? L’operazione viene giustificata dicendo che quell’area è un problema, che la Juventus è l’unica interessata (ma come si fa a saperlo se non si fa una gara?) e che almeno qualcuno investe e ci fa qualcosa, risanando e creando posti di lavoro. Tutto vero, ma questo non giustifica il fatto di darla via per così poco, non per attività di pubblico interesse ma per una società privata a fine di lucro. Se io voglio costruire un cinema, un palazzo e un albergo, mi compro a prezzi di mercato il terreno su cui costruirli: perché devo averlo a prezzo stracciato da un ente pubblico?

E siamo sicuri che alla fine il saldo per il pubblico sia positivo? Per esempio il costruendo cinema non ha la licenza, anche se la Juventus si è detta sicura di riuscire a ottenerla in qualche modo dalla Regione; ma che fine farà il cinema di Venaria una volta che lì aprirà una megamultisala? Per i posti di lavoro guadagnati nelle nuove attività commerciali, in una città in crisi come Torino, non ce ne saranno altrettanti persi in quelle vecchie?

La vera ragione per cui si fa il tutto, oltre alla sudditanza ai padroni di Torino, è puramente finanziaria: è vero che le casse pubbliche dovranno sostenere le spese di cui sopra, ma lo faranno nei prossimi anni; in compenso, 11,5 milioni di euro verranno incassati subito. Il vicesindaco ha detto chiaramente che la delibera è urgente perché bisogna incassare questi soldi entro fine anno, altrimenti non si riesce a rientrare nel patto di stabilità, il Comune sarà commissariato e Fassino andrà a casa. L’orizzonte amministrativo si ferma al 31/12; il dopo, adesso, non importa.

Concludendo, vengo comunque alle questioni di tifo. Se siete juventini, vorrei dirvi che a fronte di regali di queste dimensioni alla società della Fiat che si occupa del business del calcio non si spiegano, se non con la manipolazione mediatica del giornale della Fiat, le polemiche per lo stanziamento di uno (1) milione di euro per la sistemazione a centro sportivo dell’area Filadelfia, soldi peraltro non di origine pubblica ma già precedentemente incassati dalle operazioni commerciali legate a quell’area, e su cui peraltro potete stare tranquilli perché, nonostante le grandi promesse, le cerimonie solenni e la residenza stabile di alcuni esponenti della maggioranza sulle pagine di Tuttosport, né la Regione né il Comune hanno ancora tirato fuori una lira.

Ma se invece siete granata e siete tra quelli che amano contestare una presunta differenza di trattamento del Comune tra le due squadre di calcio cittadine, ci tengo a farvi notare una cosa: che non è possibile documentarla in quanto il Torino FC, in termini di progetti di sviluppo, è totalmente non pervenuto. La Juventus ragiona da azienda, progetta, investe; il Torino vivacchia cercando di spendere il meno possibile e di arrivare a fine mese avendo incassato più di quel che è uscito, e non ha mai presentato in Comune nulla del genere. Da cittadini, contestiamo al Comune i trattamenti di favore alla Juventus; da tifosi, citofonare Cairo.

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giovedì 31 maggio 2012, 09:14

Lo stadio Filadelfia, gli asili e La Stampa

La prima volta che, molti anni fa, entrai in Municipio da cittadino per ascoltare una commissione consiliare, fu per la vicenda dello stadio Filadelfia, una storia che si trascina da vent’anni tra manifestazioni di decine di migliaia di persone, raccolte di firme, progetti spontanei, collette tra i tifosi, folle sotto il Comune per il minimo incontro tecnico; per non parlare di un paio di sabati (ma c’è chi lo fa ogni settimana da anni) passati a ripulire l’area dalle erbacce o a togliere con un cucchiaio dal terreno di gioco i cocci lasciati dalla festa del quattro maggio, insieme a personaggi come la leggendaria Lorena, una ragazza di Santiago del Cile che venne fino a Torino per aiutare il Fila. Insomma, una lotta autenticamente popolare contro tutti i poteri forti della città, che, se fosse per loro, avrebbero già provveduto, tra uno spintone e l’altro, a realizzare sull’area il famoso “giardinetto della memoria”, ovviamente stretto tra due palazzine dei Recchi (amici degli Agnelli) e una galleria commerciale realizzata dalla DeGa (già parenti di Castellani).

Per questo mi sono profondamente incazzato quando persone intelligenti ma disinformate si sono messe con grande superficialità a criticare lo “stanziamento” di fondi per il Filadelfia a fronte della privatizzazione degli asili, cadendo nella manipolazione de La Stampa – ribadita ieri con l’ennesima letterina pelosa pubblicata da Specchio dei Tempi, la rubrica che dà voce ai cittadini che danno voce alla Fiat, a partire da due o tre lettere a settimana contro i ciclisti, che come tutti sappiamo sono il vero problema di Torino – a cui non è parso vero di poter accostare ad arte le due notizie. Dunque mi pare opportuno raccontare alcune cose.

Intanto, parliamo di un impianto che si chiamerà “stadio” in onore alla memoria storica, ma la cui parte sportiva è costituita in realtà da un campo per gli allenamenti e per le giovanili con alcune migliaia di posti; certo non un terzo stadio in alternativa all’Olimpico e allo stadio Juventus. Ad esso si aggiungeranno però l’accoglienza per i giovani che vengono a studiare calcio in città, il museo del Toro attualmente esiliato a Grugliasco (e pure lì fa più visitatori di vari musei comunali), gli spazi sociali e i locali pubblici per i tifosi e per il quartiere.

Non si tratta dunque di un progetto commerciale come quello dello stadio Juventus (con tanto di ipermercato interno) che pure la Città ha finanziato in maniera ben più ingente tramite agevolazioni sul terreno e sulle licenze, ma di un bene pubblico, di proprietà di una fondazione di cui il Torino sarà solo un affittuario; un progetto voluto proprio dal quartiere, che ha addirittura inserito “Filadelfia” nel proprio nome ufficiale, e che ha la necessità di riqualificare un’area degradata. Non si tratta di un’opera olimpica con una vita di due settimane, che pure abbiamo finanziato con centinaia di milioni di euro, ma di un impianto capace di mantenersi economicamente da solo e di diventare un punto di riferimento per la città.

Quanto ai fondi, a fronte dei 3,5 milioni di euro che il Comune ora dovrà mettere, esso ha ricevuto negli anni quasi sette milioni di euro grazie alle speculazioni edilizie rese possibili dalle cubature generate dall’area dello stadio. E’ vero che 4,3 milioni in realtà sono stati persi; si tratta dei soldi che Cimminelli, il fornitore Fiat vecchio proprietario del Toro, aveva dato in garanzia per la ricostruzione del Filadelfia, e che il Comune avrebbe potuto incassare al suo fallimento. Purtroppo, quando il Comune ha rinegoziato gli accordi con chi ha rilevato il fallimento, ha commesso in maniera del tutto involontaria uno spiacevole errore di stesura del testo, il che ha permesso a chi ha rilevato il fallimento di andare in causa col Comune presso il Tribunale di Torino e vincerla, ottenendo di non dover più pagare questi 4,3 milioni. Ah, vi ho detto che chi ha rilevato il fallimento è la Fiat? Del resto non l’ha detto nemmeno La Stampa.

Comunque, il Comune ha potuto incassare 2,2 milioni di euro di oneri di urbanizzazione dal supermercato Bennet di via Taggia e dalle palazzine costruite grazie alle cubature dell’area, a cui vanno aggiunti 170.000 euro di fondi raccolti quasi vent’anni fa, con una colletta tra i tifosi, dal progetto diretto dall’ex sindaco Novelli (erano molti di più – si dice che solo il Comune mise 600 milioni di lire – ma a quanto pare Novelli ha investito i soldi in titoli che sono andati malissimo, per cui 170.000 euro è tutto ciò che è rimasto). Insomma, il Comune reinveste nell’opera ciò che ha incassato dai privati, che, come sempre in Italia, hanno concluso e guadagnato sulla parte privata dell’operazione da molti anni, mentre le opere pubbliche di compensazione urbanistica, in questo caso il centro sportivo, sono ancora da fare. Inoltre, il resto del costo sarà probabilmente coperto dal Credito Sportivo.

Va inoltre detto che, anche se si fosse deciso di destinare questi fondi ad altro scopo (ammesso che sia legale, dato che gli oneri di urbanizzazione sono destinati ad opere pubbliche di utilità urbana e non per altro), non li si sarebbe potuti usare per gli asili, che sono stati privatizzati non per mancanza di fondi, ma perché, dato che Fassino è uscito dal patto di stabilità, il Comune ha il divieto di assumere o comunque ingaggiare i precari che li tenevano aperti, anche avendo i soldi necessari. Inoltre, gli stipendi delle maestre sono spesa corrente e non possono essere pagati con soldi destinati agli investimenti.

Mi spiace dunque che tante persone si siano fatte prendere dalla disinformazione e dalla manipolazione mediatica riguardo a un progetto portato avanti dal basso, da tante persone, con tanti sacrifici per vent’anni. Purtroppo esiste, specie nella “sinistra bene”, un pregiudizio contro lo sport, il calcio in particolare, visto come attività riservata a maschi trogloditi dal congiuntivo debole. Basterebbe frequentare un po’ gli ambienti legati al Filadelfia per capire che non è così; e poi, va detto che in democrazia ogni cittadino ha il diritto di vedere realizzate le opere pubbliche che ritiene più opportune, e a giudicare dalla partecipazione i torinesi interessati al Filadelfia sono almeno pari, se non di più, a quelli interessati al fatto che gli asili siano gestiti da personale comunale anziché da personale delle cooperative.

Alla fin fine, sarebbe il caso di non cadere in queste guerre tra poveri, quando sarebbe possibile mandare avanti tutti i progetti in parallelo, se solo non avessimo avuto una classe politica che ha spolpato le casse pubbliche fino all’osso e che ora si diverte a giocare con l’informazione per metterci gli uni contro gli altri.

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martedì 15 novembre 2011, 18:50

Del Filadelfia e di piazza Grande Torino

So che a molti non piace il calcio, e lo considerano un passatempo per lobotomizzati e violenti. Spiace; in realtà nel mondo del calcio viene riflesso quello reale, e dunque c’è anche molto di buono.

Negli ultimi giorni, in particolare, si sono susseguite parecchie buone notizie relative alla comunità di spiriti che vive attorno alla squadra di calcio cittadina. Parliamo innanzi tutto della ricostruzione del Filadelfia, un pezzo di storia e di anima; la relativa fondazione, avendo (quasi) risolto le ultime formalità burocratiche relative all’adesione degli enti locali, ha pubblicato il bando del concorso di idee per il progetto del nuovo stadio. C’è stata un po’ di discussione relativamente al requisito, peraltro già in parte previsto nello statuto, di ricostruire la tribuna com’era una volta, il che parrebbe escludere progetti avveniristici ma suggestivi come questo. Comunque, se qualche architetto volesse cimentarsi col tema (la scadenza è il 10 febbraio 2012) è il benvenuto… raccomando soltanto di documentarsi su storia, mito e simboli dell’impianto.

Nel frattempo, il Museo del Grande Torino – che da qualche tempo si trova a Grugliasco, visto il disinteresse delle istituzioni cittadine – organizza una mostra sulla curva Maratona e sul leggendario tifo granata; l’ingresso è gratuito ma il museo, gestito da volontari, è aperto solo nel fine settimana. Naturalmente si potrebbe paragonare il numero di visitatori di questo piccolo museo autogestito con quello delle tante istituzioni culturali ampiamente foraggiate con fondi pubblici, ma oggi siamo buoni e non vogliamo infierire.

L’ultima notizia è che si è sostanzialmente concluso l’iter per la grande ristrutturazione toponomastica attorno agli stadi, un argomento che ha appassionato i calciofili torinesi per alcuni mesi. Infatti lo stadio Juventus, appena entrato in funzione al posto del vecchio Delle Alpi, si trova tuttora in una strada intitolata al Grande Torino; la società bianconera, pur riconoscendo il valore storico e culturale della squadra perita a Superga, ha suggerito che fosse più opportuno spostare tale intitolazione vicino allo stadio Olimpico, dove gioca il Toro, assegnando alla via del suo stadio un nome neutro tipo “viale Continassa”.

A quel punto si è inserito il PDL, che ha proposto invece di intitolarlo alle vittime dell’Heysel; la società bianconera però aveva già in programma di dedicare loro un monumento e un giardino nelle vicinanze dello stadio; e allora ci si è accordati per chiamare la strada corso Gaetano Scirea.

In queste dinamiche mi sono inserito anch’io, cogliendo al volo l’occasione per chiedere di intitolare piazza Grande Torino il tratto di strada antistante la curva Maratona, ossia il tratto pedonalizzato di corso Sebastopoli, riprendendo una proposta ampiamente circolata tra i tifosi negli scorsi anni, e sostenuta anche da una petizione con centinaia di firme.

piazza_grande_torino_544.png

Il problema era che un anno fa quel tratto era stato intitolato – anche se mai inaugurato – a Erminio Macario, che peraltro con lo stadio non aveva granché a che fare, anche qui dimostrando il solito spregio per le richieste della tifoseria granata. Il presidente del consiglio comunale è stato tuttavia così disponibile da attivarsi per concordare con la famiglia di Macario una nuova e più consona posizione, antistante al Teatro Ragazzi, e così, grazie anche al sostegno di tutta la maggioranza, alla fine abbiamo fatto contenti tutti: piazza Grande Torino davanti allo stadio Olimpico, corso Gaetano Scirea davanti allo stadio Juventus, piazzetta Erminio Macario davanti al Teatro Ragazzi. E per accontentare anche voi anticalciofili, dato che a Scirea in realtà era già stata intitolata una via a Mirafiori Sud e non la si poteva lasciare, si è deciso di cambiarle il nome in via Ludovico Geymonat, filosofo e scienziato. Più intellettuale di così…

So che adesso quelli a cui all’inizio non piaceva il calcio si saranno anche lamentando per la quantità di tempo dedicata a queste quisquilie – che però, lasciatemi dire, sono in grado di mobilitare fette di cittadinanza molto più consistenti di qualsiasi battaglia ambientalista o antispreco, e dunque è giusto che la politica si occupi anche di esse. La toponomastica è sempre argomento che scalda gli animi; per fortuna, almeno per un po’ non dovremmo occuparcene più.

P.S. E sì, nonostante le due richieste due di intitolare una via o un giardino a Steve Jobs, abbiamo soprasseduto; resta vigente il mio commento, “lo faremo se in cambio Apple ci paga il wi-fi libero”.

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martedì 7 giugno 2011, 11:00

Una cosa seria, una no

Il calcio, si sa, è una cosa grave ma non seria: basta vedere il Paolo Tramezzani (non a caso ex calciatore) che commenta l’evidente manovra del portiere che si è giocato la partita e deve far pareggiare gli avversari come “lo conosco, è un ragazzo professionista molto serio”.

La cosa seria dunque sta sugli spalti, e per questo vi giro l’appello che sta circolando tra i tifosi per una bimba granata di Milano rapita dal padre e portata in Tunisia: il problema è ottenere l’interessamento del Ministero degli Esteri, l’unico che può fare qualcosa, e il solo mezzo a disposizione di questi genitori è la pressione pubblica; chiedono dunque di inviare alla segreteria del ministro Frattini ( ministrofrattini.segreteria@cert.esteri.it ) una mail in cui si sollecita un intervento:

OGGETTO: RICHIESTA URGENTE VS. INTERVENTO – SEQUESTRO MINORE

PER FAVORE INTERVENITE URGENTEMENTE CON OGNI VOSTRO MEZZO PER RIPORTARE A CASA LA PICCOLA MARTINA DI CITTADINANZA ITALIANA DI SOLI 2 ANNI CHE E’ STATA SEQUESTRATA E PORTATA ILLEGALMENTE IN TUNISIA DAL PADRE BIOLOGICO. CONTATTO: Avvocato Lucio Levi – Albo di Como.

Nel frattempo, in campo, continuano le cose poco serie; diamo così il benvenuto al decimo allenatore dell’era Cairo, quindicesimo se si contano i ritorni, ovvero Giampiero Ventura. Siamo in grado di mostrarvi in esclusiva le immagini di come è stato selezionato il nuovo allenatore: godetevele.

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sabato 19 marzo 2011, 22:12

Quando il Toro vince

C’è chi dice che anche oggi il Toro abbia perso; chi lo dice non ha capito bene cos’è il Toro. Per spiegarvelo almeno un pochino, devo prima raccontarvi la storia di Simone Stara.

Simone è un ultraseduto; ultrà e seduto, forse il più noto di Torino. E’ presidente onorario del Toro Club Tori Seduti, e se ancora non aveste capito vi raccomando, prima di continuare, di leggere una paginetta; è la storia di Simone raccontata da Simone stesso, una storia tanto semplice che avrebbe potuto capitare in sorte a chiunque di noi.

Una storia così è inevitabilmente una storia da Toro, e non solo nella passione per lo stadio, un ambiente dove società e forze dell’ordine generalmente non hanno la minima considerazione per le esigenze delle persone a mobilità ridotta, costringendo Simone e i suoi amici a lottare contro il mondo per avere la possibilità di stare in curva invece che nei distinti, o un parcheggio non situato a chilometri dall’ingresso; per non parlare delle trasferte della serie B, quasi sempre dirette verso stadi paleolitici dove gli altri tifosi li devono trasportare a braccia su per rampe di scale di cemento sbriciolato, nell’indifferenza di steward e poliziotti.

Simone lotta anche contro la sanità pubblica, contro la scelta di tagliare tutto a tutti per non toccare sprechi, privilegi e margini di guadagno di pochi. Forse Simone potrebbe ricominciare a camminare, se soltanto potesse avere accesso alle cure di cui ha bisogno; ma le cure costano molto e la sanità piemontese si rifiuta di pagargliele.

A questo punto, la storia di Simone si incrocia con la storia del Torino FD; una delle prime esperienze italiane di società calcistica per atleti disabili, naturalmente uniti anche dalla fede granata. Da poco più di un anno, questi ragazzi si realizzano nel calcio; e così è nata l’idea di un torneo benefico, con il coinvolgimento delle squadre per disabili di Barcellona, Chelsea e Monaco.

Il torneo è iniziato questa mattina, allo stadio Primo Nebiolo del Parco Ruffini; l’ingresso è a offerta libera e il ricavato andrà a finanziare le cure di Simone. Oggi il Torino FD ha vinto le prime due partite del girone; domani mattina si gioca l’ultima, e poi alle 15,30 la finale tra le prime due classificate… sperando in una vittoria finale dei granata!

C’è dunque anche un Toro che vince, ed è quello che importa veramente. Chi frequenta il calcio solo di striscio spesso non capisce perché gli siamo così attaccati, perché passiamo il tempo dietro a un mondo fatto apparentemente solo di miliardari in mutande, di mafie di ogni genere, di code e perquisizioni sotto il sole, di soldi in quantità disgustosa. Bene, ora forse lo sapete; è perché lo spettacolo vero nel calcio di oggi non è più sul campo, ma sugli spalti; è nei cuori delle persone per cui il calcio è soprattutto, nonostante tutto, una scusa per una fratellanza che dura una vita.

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sabato 5 febbraio 2011, 23:43

Emiliano alzaci la sedia

Sui forum, si sa, bisogna dotarsi di un avatar – di una immagine che identifichi i propri messaggi. In genere io tendo a mettere la mia foto, non per narcisismo ma perché permette una delle operazioni più difficili, identificarsi quando ci si incrocia infine nella vita reale. Però ogni tanto una immagine simbolica ci sta, e ormai da parecchi mesi il mio avatar su Forzatoro.net, fabbricato da me medesimo ritagliando una foto di repertorio, è questo:

avatar_sedia.jpg

Se siete tifosi del Toro, sapete cos’è. Se non siete tifosi del Toro, vi devo spiegare che questa foto riassume e rappresenta la vita. E’ Emiliano Mondonico, allora allenatore del Toro, nella finale di ritorno della Coppa Uefa 1991-1992, ad Amsterdam contro l’Ajax; una partita stregata, in cui il Toro mancò di un soffio l’unica, epica, storica occasione di conquistare una coppa europea, colpendo pali e subendo torti e disgrazie di ogni genere.

All’ennesimo episodio sfortunato, dopo un rigore clamoroso e negato, Mondonico ebbe uno di quei lampi di genio che ti aprono le porte della storia: prese la sedia pieghevole su cui stava seduto (non le poltrone avveniristiche e griffate di oggi) e la sollevò sopra la testa, per dire che il destino era cinico e baro, ma lui comunque non avrebbe mollato; che si può arrivare a un passo dalla vittoria e venire beffati e rimandati all’inferno, ma che questo non è un motivo sufficiente per non continuare a provare.

Aspetteremo vent’anni, cinquanta, non importa: ognuno di noi prima o poi nella vita attende un ritorno ad Amsterdam. Lo attende il Toro, perso in un tunnel di progressivo disfacimento che non sembra avere fine. Anche Mondonico non è più tornato ad Amsterdam; ha proseguito un’onorata carriera in cui ha sempre e regolarmente fatto miracoli con squadre di provincia, assemblate con due soldi e tanto cuore. Anche all’Albinoleffe ha fatto benissimo, fino alla scorsa settimana, in cui improvvisamente ha annunciato un ritiro temporaneo per gravi motivi di salute.

Qualche giorno fa Mondonico è stato operato, l’operazione è andata bene, ma la convalescenza è tutta da superare. E allora, in una di quelle cose che solo noi pazzi granata possiamo fare, un centinaio di tifosi questa mattina si è ritrovato al Fila, ognuno con una sedia pieghevole. Le abbiamo alzate e abbassate più volte cantando cori per lui. Le foto scattate gli saranno consegnate presto, e poi c’erano le telecamere e oggi le immagini hanno fatto il giro dei telegiornali sportivi, insieme ai cori e agli striscioni che tutto lo stadio gli ha dedicato durante la partita. Speriamo che gli diano forza; ci sembra il minimo, per una persona che tramite lo sport ha insegnato a migliaia di ragazzi, me compreso, a non rassegnarsi mai alla perfidia del destino.

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(la foto, da Facebook, è dall’album di Mario Viretti)

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venerdì 21 gennaio 2011, 22:43

Vogliamo il Filadelfia

Oggi pomeriggio, una delegazione di tifosi granata ha incontrato l’assessore allo Sport del Comune di Torino per discutere dell’atto costitutivo della Fondazione Filadelfia, che ormai da tre anni gli enti pubblici si sono impegnati a creare per gestire insieme al Torino FC e alle associazioni dei tifosi la ricostruzione del glorioso stadio Filadelfia – per i tifosi del Toro, semplicemente “il Fila”.

Non si tratta tanto di una questione di tifo, ma di storia: lo stadio Filadelfia è un monumento dello sport nazionale, essendo il campo di gioco del Grande Torino perito nella tragedia di Superga. E’ un luogo assolutamente speciale persino non essendoci più; e per questo vi posso rimandare a qualche articolo del passato, ma soprattutto invitarvi a farci un giro (molti torinesi nemmeno sanno dove sia).

Costruito nel 1926, usato fino al 1963 per la Serie A e fino al 1993 per le giovanili granata (qui un gol di Christian Vieri al Filadelfia), lo stadio viene abbattuto nel 1998 – a parte alcuni moncherini di tribuna – dopo anni di parole al vento e di degrado, con la promessa di ricostruire immediatamente un impianto moderno in cui ospitare allenamenti, giovanili, foresteria, sede e museo del Grande Torino. In realtà, l’area (semicentrale) fa immediatamente gola a speculazioni edilizie di vario genere: palazzine e supermercati.

Per oltre dieci anni i tifosi si organizzano per salvare il loro monumento: puliscono il terreno, tagliano le erbacce, lo mantengono dignitoso e allo stesso tempo combattono con petizioni e manifestazioni i tentativi di speculazione. Buona parte dei soldi per ricostruirlo ci sarebbero, in quanto prima del fallimento del Torino Calcio di Cimminelli era stata posta a garanzia della ricostruzione una fidejussione di 3,5 milioni di euro che il Comune ha potuto incassare; inoltre vi è un impegno della società Bennet a versare un milione di euro per urbanizzazione e viabilità dell’area, in cambio del supermercato costruito nell’isolato adiacente già da alcuni anni.

Nonostante il Comune sia prontissimo a spendere soldi o a offrire condizioni di favore per impianti ben meno utili o sentiti dalla popolazione, dall’Arena Rock (5 milioni di euro, mai usata per un concerto) al recentissimo “stadio del curling”, per il Filadelfia le cose non si sbloccano mai. Nel 2008 il Comune si impegna a costituire con altri enti pubblici, la società e i tifosi una fondazione ad hoc, per gestire la ricostruzione con i fondi suddetti; ma continuano ad apparire problemi burocratici di ogni genere.

Dopo tredici anni di buio e tre anni dall’ultima promessa, i tifosi si radunano sotto il Comune per chiedere che venga costituita la Fondazione Filadelfia prima che il consiglio comunale venga sciolto per le prossime elezioni. Qui sotto potete vedere com’è andata.

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lunedì 13 dicembre 2010, 11:50

La manata

Se una immagine vale più di mille parole, poche immagini secondo me sono più efficaci per esemplificare lo stato attuale dell’Italia di quelle del gol di Biancolino grazie a cui il Cosenza ieri pomeriggio ha espugnato il campo del Foggia. Il portiere rossonero para facilmente un cross innocuo e si appresta a rinviare, quando l’attaccante del Cosenza, notando che l’arbitro si è girato ed è di schiena mentre riprende a correre verso il centro del campo, tira una manata al pallone che sta tra le braccia del portiere; il pallone finisce per terra e l’attaccante può così tranquillamente infilarlo in porta. L’arbitro era girato e non ha visto niente, vede solo la palla che entra in rete e convalida il gol.

In campo è scattata la rissa (si vede anche nel servizio del TGR); tutti hanno chiesto a Biancolino di ammettere il fallo, ma lui ha risposto “chi, io? no no, tutto regolare”… salvo poi confessare a partita finita davanti ai giornalisti.

Molti commentatori sportivi hanno scritto che Biancolino “ha mestiere”, che è un “attaccante esperto”. Ma no: è semplicemente un ladro. Eppure anche i commenti della gente fanno cascare le braccia. Dal lato foggiano è un coro di “arbitraggio scandaloso”; eppure, è vero che ha sbagliato l’arbitro a fidarsi nel convalidare un gol che non aveva visto segnare, ma la colpa primaria non è dell’arbitro che deve far rispettare le regole, ma di chi le ha violate. Dal lato cosentino la partita viene riassunta così:

“Il Cosenza espugna lo Zaccheria e batte il Foggia per 1 a 2. con una doppietta di Biancolino, una delle quali contestate. Grande partita con tre occasioni da rete nitide per il Lupi mangiate al 15′ con Roselli, al 43′ Con Mazzeo, al 76′ con Mazzeo e al 93 con A. Fiore. contro l’unica del Foggia.”

A parte l’italiano un po’ così, una rete evidentemente irregolare diventa “contestata” (mai ammettere la colpa, in nessun caso) e comunque c’erano “tre occasioni da rete nitide”, come a dire che rubare un cellulare va bene se è un po’ che si provava a comprarlo senza riuscirci.

Non ci vuole una analisi di Rodotà (che pure, essendo la sua città, per il Cosenza tifa) per capire che il problema dell’Italia non è Berlusconi, ma il berlusconismo che ci è entrato nella testa, sdoganando quel carattere furbetto e arrogante che è sempre stato italico ma che una volta veniva controllato dalle convenzioni borghesi. Stiamo attenti, perché è dentro di noi, inculcato da un ventennio di disastro culturale, e cerca sempre disperatamente di uscire.

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