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	<title>tobl&#38;#242;g</title>
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	<description>Idee, fatti e commenti di vb su Torino e non solo</description>
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		<item rdf:about="http://bertola.eu/toblog/index.php?p=120&amp;c=1">
		<title>Cambio di blog</title>
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		<dc:date>2006-04-21T02:01:31</dc:date>
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		<description>Ho smesso di aggiornare toblog, per&#38;#242; ho aperto un nuovo blog!</description>
		<content:encoded><![CDATA[Come gi&#224; scritto, ho deciso di sospendere tobl&#242;g... per&#242; alla fine ho accolto le richieste e deciso di non privarvi del dubbio piacere di leggere le mie elucubrazioni. Ho per&#242; voglia di tentare un formato leggermente diverso, e quindi ecco a voi il mio nuovo, sperimentale blog: <a href="http://bertola.eu.org/nearatree/"><b>Near a tree</b></a>. Engi&#242;i!]]></content:encoded>
	</item>
		<item rdf:about="http://bertola.eu/toblog/index.php?p=119&amp;c=1">
		<title>Lo schermo</title>
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		<dc:date>2006-04-14T00:00:00</dc:date>
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		<dc:subject>General</dc:subject>
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		<description></description>
		<content:encoded><![CDATA[]]></content:encoded>
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		<title>Fine (I feel)</title>
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		<dc:date>2006-04-13T23:32:58</dc:date>
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		<description>...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<i>if it wasn't for your misfortune<br />
I'd be a heavenly person today</i><br />
<br />
<br />
Ho riflettuto sulla questione negli ultimi giorni, e penso che questo sar&#224; l'ultimo post di questo blog. Ci&#242; deriva non solo dalla sensazione che la cosa non faccia tutto sommato grande differenza per nessuno; mi rendo conto difatti che, ultimamente, non ho poi pi&#249; molto da dire, n&#232; &#232; cortese riservare nuo strumento come questo a mesi di inattivit&#224; seguiti da qualhce sfogo estmporaneo.<br />
<br />
Poi, diciamo che le poche persone con cui posso comunicare qualcosa hanno modo di farlo direttamente; se vorrete vedere le duemila e passa foto della Nuova Zelanda, basta sfruttare la prima occasione utile. Per il resto, pare che questo blog disturbi la quiete altrui senza per questo aggiungere punto alla mia, e quindi &#232; meglio lasciar perdere.<br />
<br />
Del resto, vi avviso, credo che Internet abbia esaurito il proprio potere comunicativo. Se non altro, &#232; una finta mockery, versione onanistico-nevrotica, di ci&#242; che i rapporti interpersonali dovrebbero essere in una societ&#224; sana. Per cui smetterei di parlarci per bit virtuali, darei un bel calcio reale a tutto e chiuderei l'argento interiore del mio velenoso mercurio in una bella pagina esteriormente bianca, linda, che non sporca e non disturba (tra poco su questi schermi).<br />
<br />
Grazie a chi deve essere ringraziato, e auguri; aprile puzza di morte lontano un miglio, come ciascun aprile sin dalla morte di Ges&#249;. Ridatemi subito, vi prego, l'autunno, o perlomeno il cappio filiale dell'insulto massimo verso il nostro (g|G)enitore, lo sberleffo rovinoso del rifiuto ultimo alla vita. E poi andate via, che qui non c'&#232; pi&#249; niente da vedere. Grazie.]]></content:encoded>
	</item>
		<item rdf:about="http://bertola.eu/toblog/index.php?p=117&amp;c=1">
		<title>Rottami</title>
		<link>http://bertola.eu/toblog/index.php?p=117&amp;c=1</link>
		<dc:date>2006-03-27T02:13:36</dc:date>
		<dc:creator>vb (mailto:&#119;&#101;bm&#97;st&#101;r&#64;&#98;er&#116;&#111;&#108;&#97;.e&#117;.org)</dc:creator>
		<dc:subject>General</dc:subject>
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		<description>Sono arrivato a Wellington in pessime condizioni. Posso sfogarmi un attimo?</description>
		<content:encoded><![CDATA[Essere malati all'estero non &#232; mai bello, specie se si &#232; cos&#236; lontani da casa. E pensare che avevo atteso e organizzato questo viaggio un po' come se marcasse la fine di un periodo complicato, visto che era la mia prima vacanza dall'estate di due anni fa, ossia la prima volta in cui sentissi di potermi allontanare in tranquillit&#224; (avevo gi&#224; pensato di fare qualcosa del genere per il meeting <b>ICANN</b> di <b>Vancouver</b>, a novembre, ma poi non mi ero sentito abbastanza tranquillo).<br />
<br />
E invece, una combinazione dal tempismo impeccabile di casi perversi della vita, errori miei e di altri, piccole e grandi meschinit&#224; - come ha chiosato un amico per mail, <i>"non saprei dire se sia pi&#249; grande la tua sfiga o la quantit&#224; di stronzi che ti prendono di mira"</i> -, unita ad un massacrante volo di venti ore in classe economica, con relativi casini aggiuntivi di visti mancanti e prenotazioni alberghiere sbagliate, mi ha fatto arrivare quaggi&#249; in pessime condizioni, con da gestire un mucchio di nuovi casini sul piano personale, su quello dell'ufficio, nei miei circoli "politici" italiani e internazionali. In questo momento, vorrei soltanto essere a casa, o svegliarmi nella vita di qualcun altro.<br />
<br />
Ho quindi giracchiato un po' la citt&#224;, che &#232; sicuramente interessante, anche se non significativamente diversa da tante altre citt&#224; che ho visitato in questi anni. So che &#232; difficile convincere chi non ha mai provato che poter guardare la TV in un albergo a cinque stelle dall'altra parte nel mondo non rende affatto felici, quindi non ci prover&#242; neppure. Cerco di sopravvivere a questa ennesima mareggiata, sperando prima o poi di trovare un porto, anzich&#232; le solite porte in faccia, talvolta condite di finta compassione o di sorrisi imbarazzati. Mi consolo con qualche amico che risponde, nonostante le dieci ore di fuso, e mi tira un po' su.<br />
<br />
Intanto, cominciare a dormire potrebbe essere utile; purtroppo, l'effetto di dosi da cavallo di <b>Lexotan</b> (talvolta nella <b>Diet Coke</b>, pi&#249; facile da trovare dell'acqua) e di una camomilla ogni due ore &#232; che sono pi&#249; che altro rimbambito, ma dormo lo stesso tre ore per notte, mentre nelle altre ventuno convivo spesso con crisi di vario genere, che mi fanno quasi svenire. Insomma, sono proprio un rottame! In questo momento non riesco granch&#232; a seguire queste conversazioni sempre uguali su temi noiosi e complicati, mi entrano da un orecchio e mi escono dall'altro.<br />
<br />
Speriamo che domani sia un giorno migliore.]]></content:encoded>
	</item>
		<item rdf:about="http://bertola.eu/toblog/index.php?p=116&amp;c=1">
		<title>Perso e tradotto</title>
		<link>http://bertola.eu/toblog/index.php?p=116&amp;c=1</link>
		<dc:date>2006-03-25T03:24:39</dc:date>
		<dc:creator>vb (mailto:w&#101;bm&#97;&#115;ter&#64;&#98;e&#114;&#116;ola.&#101;&#117;.&#111;r&#103;)</dc:creator>
		<dc:subject>General</dc:subject>
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		<description>In volo da qualche parte, e cio&#38;#232; in nessun luogo, la trama del tempo e del pensiero si spezza e riesce, in frammenti acuminati e taglienti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[Perso al di sopra di un mare senza nome<br />
in un tramonto ad un'ora qualsiasi<br />
come in un'isola accesa in mezzo al buio che avanza<br />
tradotto nel cielo<br />
ridotto da uomo a funzione<br />
<br />
Al di fuori del territorio usuale ed umano<br />
non so dove vado e non ricordo da dove<br />
ricordo, ogni tanto, delle voci lontane<br />
in lingue mai pi&#249; frequentate<br />
<br />
C'&#232; chi vola e decolla ed atterra poi altrove<br />
ma per me, questa sera, c'&#232; il nulla in attesa<br />
sospeso nel vuoto, di fuori e di dentro<br />
perduto di nuovo ed ancora a guardare<br />
<br />
le nuvole ferme e la vita che passa<br />
la mia vita ferma a una nuvola bassa<br />
il ciclo di giorni e di notti<br />
di voli e aeroporti e tragitti interrotti<br />
parole tradotte il cui senso non cambia<br />
passate, corrotte, che il cuore ricambia<br />
attese fraintese e pretese svanite<br />
sequenze confuse per trame impazzite<br />
<br />
tradotto o doppiato, nessuno &#232; diverso<br />
e ognuno &#232; di solito perso<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
<i>Ich sehe, dass du denkst<br />
Ich denke dass du f&#252;hlst<br />
Ich f&#252;hle dass du willst<br />
aber ich h&#246;r dich nicht ich<br />
<br />
hab mir ein W&#246;rterbuch geliehen<br />
dir A bis Z ins Ohr geschrieen<br />
Ich stapel tausend wirre Worte auf<br />
die dich am &#196;rmel ziehen<br />
<br />
Und wo du hingehen willst<br />
Ich h&#228;ng an deinen Beinen<br />
Wenn du schon auf den Mund fallen musst<br />
Warum dann nicht auf meinen<br />
<br />
Oh bitte gib mir nur ein Wort<br />
Bitte gib mir nur ein Oh<br />
Bitte gib mir nur ein<br />
Bitte bitte gib mir nur ein Wort<br />
<br />
Es ist verr&#252;ckt wie sch&#246;n du schweigst<br />
Wie du dein h&#252;bsches K&#246;pfchen neigst<br />
Und so der ganzen lauten Welt und mir<br />
die kalte Schulter zeigst<br />
<br />
Dein Schweigen ist dein Zelt<br />
Du stellst es mitten in die Welt<br />
Spannst die Schn&#252;re und staunst stumm wenn<br />
Nachts ein M&#228;dchen dr&#252;ber f&#228;llt<br />
<br />
Zu deinen F&#252;ssen red ich mich<br />
um Kopf und Kragen<br />
Ich will in deine tiefen Wasser<br />
Gro&#223;e Wellen schlagen<br />
<br />
Oh bitte gib mir nur ein Wort<br />
Bitte gib mir nur ein Oh<br />
Bitte gib mir nur ein<br />
Bitte bitte gib mir nur ein Wort<br />
<br />
In meinem Blut werfen<br />
die Endorphine Blasen<br />
Wenn hinter deinen stillen<br />
Hasenaugen die Gedanken rasen<br />
<br />
Oh bitte gib mir nur ein Wort<br />
Bitte gib mir nur ein Oh<br />
Bitte gib mir nur ein<br />
Bitte bitte gib mir nur ein Wort<br />
Bitte gib mir nur ein Wort<br />
Bitte gib mir nur ein Oh<br />
Bitte gib mir nur ein<br />
Bitte bitte gib mir nur ein Wort</i>]]></content:encoded>
	</item>
		<item rdf:about="http://bertola.eu/toblog/index.php?p=115&amp;c=1">
		<title>Una salita a Superga</title>
		<link>http://bertola.eu/toblog/index.php?p=115&amp;c=1</link>
		<dc:date>2006-03-06T09:35:46</dc:date>
		<dc:creator>vb (mailto:&#119;eb&#109;as&#116;e&#114;&#64;b&#101;&#114;&#116;&#111;&#108;&#97;&#46;e&#117;&#46;or&#103;)</dc:creator>
		<dc:subject>General</dc:subject>
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		<description>Ieri, un po' per esercizio, un po' per penitenza, sono salito a piedi da Sassi a Superga. E' stata una bellissima passeggiata... sperando che serva a qualcosa anche per il Toro.</description>
		<content:encoded><![CDATA[Ieri era una bella giornata, che faceva venire voglia di uscire. Era gi&#224; da qualche giorno che stavo pensando di fare una passeggiata in salita, per allenarmi in vista del mio prossimo viaggio in giro per il mondo; e visto che la montagna &#232; ancora impraticabile per neve, mi ero orientato verso la collina. Ma poi, dopo una partita come quella di sabato pomeriggio, mi &#232; venuto naturale salire a <b>Superga</b>.<br />
<br />
Una salita a Superga pu&#242; avvenire in tanti modi. Ci si pu&#242; andare in auto, una sera d'estate, a suonare la chitarra sul piazzale con gli amici; oppure una domenica con la dentiera, per vedere il panorama. Ci si pu&#242; andare in bici, per un voto fatto; o anche tutti insieme, camminando per la strada, con una fiaccola in mano in una sera di luglio. Io ho scelto la strada pi&#249; lunga, da solo a piedi per il bosco.<br />
<br />
Lasciata la macchina a <b>Sassi</b>, dopo venti minuti di salita ripida sui marciapiedi della strada, incomincia il sentiero vero e proprio (numero 28 della <a href="http://www.arpnet.it/pronto/progetti/collina/immagini/cartacollina.jpg" target="_blank">carta dei sentieri della collina torinese</a>).  Bisogna superare la sbarra abusiva di una villa, lasciandosi alle spalle, dietro una rete, il solito cane da guardia con la bava alla bocca, gobbo e dopato; e si &#232; subito soli in mezzo alle sterpaglie. Per circa un'ora il percorso si snoda tra larghe carrabili a mezza costa, solo ogni tanto ostruite da qualche albero caduto, e qualche improvviso taglio verticale che mette a dura prova il fiato. Il bosco in questo periodo &#232; affascinante, con il terreno coperto di foglie secche rimaste l&#236; dall'autunno, frollate dalla neve e poi dal suo scioglimento; e con il terreno molle, spesso fangoso, e in certi rari tratti ancora coperto di neve.<br />
<br />
Si arriva cos&#236; a <b>Pian Gambino</b> (il termine &#8220;Pian&#8221; &#232; decisamente ironico, vista la pendenza), dove un qualche ente pubblico ha appena rasato il bosco, facendolo assomigliare ai giardinetti della <b>Maddalena</b>. L&#236; si incontra di nuovo la dentiera, facendo ciao ai turisti che ti guardano un po' stupiti dai finestrini; e pare di essere arrivati. In realt&#224;, manca ancora mezz'ora buona di salita dura, fino ai vecchi tornanti, residui d'Ottocento, che portano alla stazione della funicolare e di l&#236; al piazzale della Basilica.<br />
<br />
Io ho fatto il percorso pensando ai fatti miei, ma anche al Toro. Nel tratto pi&#249; solitario ho pensato di sentirmi come devono sentirsi ora <b>Cairo</b> e <b>De Biasi</b>, soli nel silenzio circostante, persi su un lungo sentiero in salita in mezzo ai rovi e alle sterpaglie, in cui &#232; difficile distinguere l'alto dal basso, la sinistra dalla destra, l'avanti dall'indietro; e non si sa bene se alla fine del sentiero si trover&#224; Superga, oppure ci si ritrover&#224; inaspettatamente di nuovo in fondo alla valle.<br />
<br />
E cos&#236;, ogni tanto, fermandomi per riprendere fiato, declinavo una stazione della nostra via crucis, cercando di incitare i vari giocatori: <b>Taibi</b>, impara ad uscire; <b>Orfei</b>, impara a marcare; <b>Stellone</b>, impara a mirare; <b>Fantini</b>, impara a passare la palla (almeno una volta ogni tanto, e dai!). Del resto non si pu&#242; tifare Toro senza essere un po' masochisti, senza provare il piacere della fatica e l'abitudine a farne il triplo degli altri; e senza infilarsi almeno tre volte, con tutto il cuore e in perfetta buona fede, sul sentiero sbagliato, magari dietro una guida di quelle che perdono il controllo della situazione e poi, a difesa della propria autostima, anche il contatto con la realt&#224;; che continueranno fino all'ultimo a dire <i>&#8220;ma no, l&#224; in fondo intravvedo un pezzetto di cielo, bisogna solo insistere&#8221;</i>, e non ammetteranno mai di essersi perdute.<br />
<br />
In cima alla salita &#8211; prima di una meravigliosa discesa col sole al tramonto, piena di luci fantastiche che filtravano tra gli alberi &#8211; non ho potuto non fermarmi davanti alla lapide, e poi al <b>Museo del Grande Torino</b> (tra l'altro, in tutto il piazzale non vi &#232; una sola indicazione della sua esistenza n&#232; di quella della lapide, bisogna sapere che esistono e un turista qualsiasi potrebbe tranquillamente non scoprirli). L'affluenza al museo, che &#232; aperto solo nel weekend e solo al pomeriggio, era talmente elevata che hanno dovuto dividerci in gruppetti e farci visitare le tre stanzette di corsa. Ugualmente, l'effetto di vedere i grandi del passato che ci aspettano in cima alla salita &#232; stato forte; il contrasto con il calcio di oggi &#232; stridente.<br />
<br />
Forse, anche i nostri confusi giocatori troverebbero la strada e la forza di reagire, se provassero per una volta l'esperienza di salire a piedi a Superga.]]></content:encoded>
	</item>
		<item rdf:about="http://bertola.eu/toblog/index.php?p=114&amp;c=1">
		<title>Miracolo a Torino</title>
		<link>http://bertola.eu/toblog/index.php?p=114&amp;c=1</link>
		<dc:date>2006-02-15T00:27:23</dc:date>
		<dc:creator>vb (mailto:&#119;eb&#109;&#97;&#115;&#116;e&#114;&#64;&#98;er&#116;&#111;l&#97;&#46;&#101;u&#46;&#111;&#114;g)</dc:creator>
		<dc:subject>General</dc:subject>
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		<description>Quella di sabato sera allo stadio Filadelfia &#38;#232; stata una serata speciale, un viaggio nel tempo in cui le ombre hanno preso forma e sostanza. Indimenticabile per tutti quelli che sono malati di Toro.</description>
		<content:encoded><![CDATA[Da qualche giorno, sul forum di <b>Toronews</b>, c'&#232; una <a href="http://www.toronews.net/forum/viewtopic.php?t=120461" target="_blank">bella discussione</a> in cui ci si chiede perch&#232; siamo del <b>Toro</b>. E' un tema che meriterebbe un libro, con pagine molte e complesse, con storie abbondanti ed antiche. Eppure, un manipolo di noi ha avuto la risposta migliore senza bisogno di una parola, semplicemente essendoci, sabato sera al vecchio <b>Filadelfia</b>, per una di quelle magie che capitano una volta sola nella vita.<br />
<br />
Peraltro, certamente una volta sola capitano le Olimpiadi in citt&#224;, con questa festa di piazza magnifica e straripante per tutte le vie del centro; e ci eravamo tutti resi conto che tra le <b>Olimpiadi</b>, simbolo supremo della lealt&#224; sportiva, e il Toro, che della lealt&#224; ha sempre fatto una bandiera, non poteva finire cos&#236;, con uno scontro a colpi di graticci metallici, per l'orrida arroganza di un'assessore in malafede. <br />
<br />
E' anche un po' per questo che, nello spirito riparatore, i soliti noti del <b>Comitato Dignit&#224; Granata</b> hanno pensato di organizzare sabato scorso una serata in onore del Fila, illuminandolo e riportandolo agli occhi del mondo, in una sera di festa olimpica. Ma nemmeno loro, credo, immaginavano di riuscire a risvegliare quegli spiriti meravigliosi che pure sono l&#236;, al Fila, davanti agli occhi e al cuore di chi li vuole cercare.<br />
<br />
Nonostante la festa per la vittoria del pomeriggio, la serata era iniziata con un po' di scoramento. L'organizzazione era costata grande fatica, con il reperimento di quattrocento bandiere gentilmente donate dal <b>Toro Store</b>, usate a <b>Superga</b> per festeggiare la fiaccola olimpica e che, in teoria, avrebbero dovuto essere riportate per imbandierare il Fila; ebbene, buona parte di esse sono state bellamente incamerate dai tifosi, e addirittura sabato mattina, mentre ci si adoperava per installarle sui muri del Fila, continuavano ad arrivare giovani ultras a chiederne <i>&#8220;in prestito solo una, solo oggi per la partita, poi giuro che te la riporto&#8221;</i>. Le quattrocento bandiere erano cos&#236; gi&#224; ridotte a un centinaio, che i valorosi volontari hanno provveduto a disporre sulle balaustre di quel che resta del Fila, in qualche caso con acrobazie al limite dell'incoscienza.<br />
<br />
Oltre a questo, l'allestimento includeva una serie di suggestivi lumini; uno striscione su <b>via Giordano Bruno</b> con la scritta <i>&#8220;Stadio Filadelfia&#8221;</i>, visto che il Comune non ha nemmeno posto uno straccio di targhetta giallo-blu per spiegare a torinesi e ospiti olimpici cosa siano davvero quelle rovine; varie foto e testi appesi sulla novella &#8220;recinzione&#8221; comunale; un cavo elettrico coraggiosamente sospeso attraverso <b>via Filadelfia</b>, per far arrivare la corrente dallo <b>Sweet Bar</b> allo stadio; un videoproiettore dalla potenza inaudita, e dal costo altrettanto inaudito (alcune centinaia di euro solo per l'affitto per la serata); e due fari da un migliaio di watt, che per&#242; sul pi&#249; bello sono venuti a mancare, causa sovraccarico dell'impianto dello Sweet.<br />
<br />
Dopo tutto questo, ci si aspettava l'arrivo di almeno qualche centinaio di tifosi, e invece c'erano sempre i soliti (i famosi quattro coglioni di <b>Cimminelli</b>?). Eppure, alla fine abbiamo avuto ragione noi che c'eravamo.<br />
<br />
La serata &#232; iniziata tra una chiacchiera e l'altra, proiettando le immagini sul palazzo dello Sweet Bar, con il proiettore piazzato sulla gradinata del Fila; e cos&#236;, improvvisamente, le ombre si sono fatte solide. Prima il <b>Grande Torino</b>, le immagini vere e quelle finte, i montaggi strazianti dei fantasmi di ieri nel Fila di oggi; e poi tanti altri video, e in particolare i migliori derby degli ultimi cinquant'anni. E cos&#236;, le auto si fermavano di colpo, in doppia e terza fila, in mezzo a manipoli di persone a bocca aperta e naso in su, a guardare in alto sulle finestre del palazzo un Torrisi di dieci metri infilare una, due, cinque volte la porta bianconera, nel replay infinito di uno dei grandi miracoli granata della storia sportiva.<br />
<br />
Ma questo &#232; niente rispetto a ci&#242; che &#232; successo dopo, quando qualcuno ha avuto l'idea geniale di girare il proiettore, e di invadere di luce e di forme il terreno dello stadio Filadelfia. Come in una macchina del tempo, gli <b>Invincibili</b> hanno riconquistato il loro campo, solo per un momento, per un unico, miracoloso respiro di quelli che, come dicevamo, succedono una volta sola nella vita. <br />
<br />
E cos&#236;, le erbacce sulle erbacce con il Grande Torino che entra in campo; e poi, azioni di gioco proiettate l&#224; dove sono state, l&#224; dove sempre saranno, con noi tifosi al nostro posto, seduti sulla gradinata, ad incitare ed ammirare i campioni di un tempo. Una schitarrata in compagnia, e Redemption Song che diventa un inno al Toro e alla sua rinnovata liberazione. A un certo punto, prima uno, poi due, poi tre bambinetti sfuggono al controllo, e si lanciano sul terreno di gioco; danzano con le ombre, e cercano di colpire un pallone gigantesco, provando a evitare i giocatori di sessanta anni fa, fino a trapassarne l'immagine.<br />
<br />
Io ci ho provato, ma non credo che questa sensazione possa essere davvero descritta a parole; avreste dovuto esserci, per sentire i brividi. Alla fine, nonostante l'ora tarda, non riusciamo a trattenerci; e un unico grido, <i>&#8220;Toro, Toro&#8221;</i>, come un'unica voce si alza ancora una volta dalla gradinata del Fila. La notte, i palazzi, il mistero ce lo restituiscono amplificato cento, mille volte, come uno stadio vero, come uno stadio ancora una volta pieno. E' il miracolo del vecchio cuore granata.<br />
<br />
Il resto della serata scorre facilmente, davanti a una pizza in discussioni oziose, mentre tutti cerchiamo di fissare il ricordo di questi brividi, per non dimenticarli pi&#249;. Brividi &#232; trovarsi con trenta amici che nemmeno sapevi di avere, a cantare e gridare in uno stadio buio, e vedere d'improvviso farsi luce lo spirito del Toro, quello che ci lega ora e per sempre, quello che quando ce lo chiedono i tifosi delle altre squadre non riusciamo comunque a spiegare, ma che c'&#232; e non pu&#242; andare via.<br />
<br />
Lo rifaremo, ma come per ogni cosa, la seconda volta non sar&#224; pi&#249; la stessa. Ma ho davvero la speranza che la prossima volta saremo in tanti.]]></content:encoded>
	</item>
		<item rdf:about="http://bertola.eu/toblog/index.php?p=113&amp;c=1">
		<title>L'Italia che filtra gli IP</title>
		<link>http://bertola.eu/toblog/index.php?p=113&amp;c=1</link>
		<dc:date>2006-01-31T00:15:22</dc:date>
		<dc:creator>vb (mailto:w&#101;&#98;&#109;as&#116;&#101;r&#64;bertola.eu&#46;o&#114;&#103;)</dc:creator>
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		<description>Tutti i giornali, sia cartacei che online, hanno parlato dei due siti che linkavano le emittenti cinesi tramite le quali si poteva vedere in streaming su Internet la Serie A di calcio, senza pagare una lira. I siti sono stati sequestrati, e soprattutto, gli IP delle TV cinesi bloccati. Ma &#38;#232; giusto?</description>
		<content:encoded><![CDATA[Ormai la maggior parte degli italiani, compresi quelli che non hanno mai usato Internet, ha sentito parlare del caso "calcio(non)libero", ossia dei due siti che fornivano link a streaming video di televisioni cinesi, sulle quali sono trasmesse in chiaro le partite di pallone che qui in Italia si dovrebbero pagare (e non poco) a <b>Sky</b>, <b>Mediaset</b> o <b>La7</b>.<br />
<br />
Come <a href="http://punto-informatico.it/p.asp?i=57574" target="_blank">riportato ieri</a> da <b>Punto Informatico</b>, i due siti sono stati chiusi dalla <b>Guardia di Finanza</b> (o meglio, uno ha semplicemente <a href="http://www.coolstreaming.us/" target="_blank">cambiato URL</a>, e quindi &#232; ancora visibile, essendo ospitato all'estero su un dominio non italiano); non si capisce su quali basi, visto che si limitavano a fornire i link. Pare che la tecnologia P2P usata per lo streaming sia tale che il fatto di radunare molti utenti - e quindi, di provocare l'attivazione in Italia di tanti peer in grado di redirigere i pacchetti - sia essenziale per il funzionamento stesso dello streaming, perch&#233; un utente da solo vedrebbe poco o nulla; mi sembra un argomento debole.<br />
<br />
Ma la cosa che trovo veramente preoccupante &#232; che, secondo tutti i giornali, la Guardia di Finanza avrebbe ora ottenuto da tutti i maggiori provider italiani che gli indirizzi IP delle suddette emittenti cinesi vengano resi irraggiungibili ai clienti mediante filtri sui router.<br />
<br />
Questa soluzione, se ricorderete, &#232; stata "promessa" poco tempo fa anche per un altro scopo, ossia impedire l'accesso dall'Italia ai casin&#242; online, per salvaguardare il monopolio di Stato sulle scommesse.<br />
<br />
Certo, fa pensare il fatto che quel genere di provvedimenti che non si riescono mai a ottenere contro i peggiori siti spammer, razzisti o pedopornografi vengano presi a spron battuto quando di mezzo ci sono i soldi dello Stato o delle televisioni; ma, per chi come me pensa che la censura sia sbagliata comunque, non &#232; questo il peggio.<br />
<br />
Quello che sconvolge &#232; invece come in Italia si stia provvedendo a implementare una forma di "censura di Stato" sulla rete, in cui senza alcun tipo di scrutinio pubblico o di garanzia legale la Guardia di Finanza e gli ISP, magari su pressione di attori privati ancora pi&#249; forti come le televisioni o le major dell'audio e del video, decidono che cosa gli italiani devono o non devono poter vedere su Internet.<br />
<br />
Nessuno discute la legittimit&#224; dei diritti di sfruttamento sulla trasmissione di determinati eventi, anche se immagino che le televisioni cinesi non li abbiano avuti gratis, per cui essi dovrebbero essere gi&#224; stati compensati; per&#242; io sono estremamente preoccupato dalla faciloneria con cui un diritto fondamentale come quello di espressione e di comunicazione tramite i media venga intaccato cos&#236; di soppiatto. E se le emittenti cinesi, dopo <b>Juve-Milan</b>, mandassero un documentario sui dissidenti locali? Ce lo perderemmo pur di non mettere in dubbio i danari di <b>Galliani</b>?<br />
<br />
Vi sono molti altri episodi - si pensi ad esempio alla presunta pratica di alcuni grandi ISP italiani di filtrare il traffico di determinati programmi peer to peer - da cui appare che, in assenza di una adeguata protezione dei nostri diritti, i fornitori di accesso si arrogano il ruolo di censori in modo totalmente arbitrario.<br />
<br />
Se proprio cos&#236; deve essere, credo che essi dovrebbero perlomeno essere obbligati a scrivere a chiare lettere a tutti i propri clienti che determinati siti o determinati programmi sono oscurati, con tanto di elenco allegato, in modo che il consumatore possa scegliere il fornitore che gli &#232; pi&#249; congegnale.<br />
<br />
E per&#242;, io credo che la via migliore sarebbe prevedere che questo tipo di provvedimenti, se proprio sono necessari, vadano presi in modo pubblico e chiaro, dopo aver applicato le opportune garanzie e gli opportuni criteri per limitarli al minimo necessario; e secondo principi oggettivi di responsabilit&#224; giuridica, che non criminalizzino chiunque inserisca anche solo il termine "peer to peer" nelle proprie pagine, ma soltanto chi compie davvero dei reati, e dopo che un giudice specifico della materia, competente ed equilibrato, abbia vagliato la credibilit&#224; della denuncia.<br />
<br />
Io ricordo che a <b>Tunisi</b>, un paio di mesi fa, inserendo il termine "anonymizer" su Google si otteneva in risposta una finta pagina di errore in francese, creata dall'ISP su ordine del governo. Quando vedo che l'Italia si avvia sulla stessa strada, comincio a chiedermi in che paese vivo, visto che le immagini delle cosce da cavalli gonfiati di <b>Nedved</b> e <b>Del Piero</b> ormai valgono pi&#249; della nostra libert&#224;.]]></content:encoded>
	</item>
		<item rdf:about="http://bertola.eu/toblog/index.php?p=112&amp;c=1">
		<title>Beppe Grillo ha rotto i coglioni</title>
		<link>http://bertola.eu/toblog/index.php?p=112&amp;c=1</link>
		<dc:date>2005-12-31T11:54:28</dc:date>
		<dc:creator>vb (mailto:&#119;eb&#109;a&#115;t&#101;r&#64;&#98;e&#114;&#116;ol&#97;.&#101;u&#46;&#111;&#114;g)</dc:creator>
		<dc:subject>General</dc:subject>
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		<description>E' l'ultimo dell'anno, e io, invece di pensare a organizzare la cena, mi metto a criticare Beppe Grillo. Ma si pu&#38;#242;? Comunque, si sa, Grillo fa audience, e quindi anche parlare di Grillo fa audience...</description>
		<content:encoded><![CDATA[E' l'ultimo dell'anno, e dovremmo essere tutti pi&#249; buoni (ah no, quello era Natale, ma insomma ci siamo capiti).<br />
<br />
E invece, dopo l'<a href="./?p=86">iniziale puntata</a> dedicata al maestro <b>Gianni Vattimo</b>, proprio oggi mi viene da scrivere la seconda puntata della serie &#8220;...ha rotto i coglioni&#8221;, dedicata appunto a <b>Beppe Grillo</b>.<br />
<br />
Per carit&#224;, dire che ha rotto i coglioni &#232; esagerato; anzi, per fortuna che c'&#232;, visto che ha il grande merito di dire chiaramente cose che molti altri tacciono per convenienza. In parte la mia &#232; probabilmente invidia, per la sua capacit&#224; di far ridere e far riflettere allo stesso tempo; una abilit&#224; satirica che anche a me piacerebbe avere. <br />
<br />
Inoltre Grillo merita rispetto per il fatto di essere, ben prima di <b>Biagi-Luttazzi-Santoro</b>, uno dei primi epurati politici della televisione italiana; a fine anni '80 gli bast&#242; una velenosa barzelletta su <b>Craxi</b> e i socialisti cinesi per ottenere una storica dissociazione in diretta da parte di <b>Pippo Baudo</b>, e l'espulsione praticamente perpetua dai teleschermi pubblici nazionali (che, di fatto, perdura tuttora).<br />
<br />
Dunque, non &#232; che le cose che dice Grillo siano sbagliate, anzi; ma a me quel che d&#224; fastidio &#232; la carenza di dubbi, lo stile da crociata, la critica a tutti i costi. Certamente nella nostra societ&#224; esistono molte ingiustizie, molte storture, molte assurdit&#224;; eppure, se le cose funzionano in un certo modo di solito ci sono delle ragioni.<br />
<br />
Ad esempio, per citare uno dei suoi cavalli di battaglia, &#232; facile fare il saccente di successo raccontando dei camion che, portando i pomodori italiani in Olanda, incrociano i camion che portano i pomodori olandesi in Italia; ma forse bisognerebbe anche osservare come il sistema moderno di produzione e distribuzione dei prodotti agricoli, con tutti i suoi casi limite, gli sprechi e gli spazi di miglioramento sulla compatibilit&#224; ambientale, abbia eliminato la fame dall'Europa (chiedete ai nonni come si stava dopo la guerra).<br />
<br />
E quindi, quando come in questo caso vedo una causa peraltro giusta &#8211; la preservazione di uno dei pochi spazi verdi rimasti a <b>Milano</b> &#8211; cominciare a rimbalzare sul <a href="http://www.beppegrillo.it/2005/12/ruspe_al_bosco.html" target="_blank">blog di Grillo</a> e di l&#236; su <a href="http://www.macchianera.net/2005/12/29/il_bosco_di_gioia.html" target="_blank">altri blog</a> politicamente allineati, dando il via alla solita manifestazione in cui <i>&#8220;uno si indigna, l'altro si imbavaglia, e alla fine arriva <b>Dario Fo</b>&#8221;</i>, cominciano a venirmi i nervi: perch&#232; a un blocco dirigente compatto nel farsi gli affari propri (lo ammetto, nonostante i meravigliosi distinguo e giri di parole delle news di <b>Radio Popolare</b>, che meriterebbero un post a parte, non vedo differenza tra il dalemiano <b>Consorte</b> e il berlusconiano <b>Fiorani</b>) corrisponde un blocco contestatore compatto nel criticare sempre e comunque, a proposito e a sproposito. <br />
<br />
E se nella prima met&#224; degli anni '90 i contestatori italiani votavano Lega, ora, se si candidasse, voterebbero senz'altro Beppe Grillo. Egli diventa cos&#236; non il leader di una rivoluzione silenziosa, ma il leader di quella cultura disfattista e cazzara, e anche un po' infantile, a cui non va mai bene nulla, e per cui lo scopo della vita &#232; contestare gli altri sempre e comunque, in modo da sentirsi per diritto naturale pi&#249; intelligenti di loro.<br />
<br />
L'apoteosi di questa cultura &#232; stata secondo me la famosa <a href="http://www.notavtorino.org/documenti/17-12-05.htm" target="_blank">manifestazione no-TAV</a> alla <b>Pellerina</b>, un paio di settimane fa, che a guardare le immagini sembrava quello che sul mio hard disk sta nella cartella &#8220;misc&#8221;. Ai contestatori del TAV in val di Susa si assommavano i contestatori del <b>Mose</b> di Venezia, i contestatori del ponte sullo Stretto, i contestatori di qualsiasi discarica in qualsiasi punto del paese, i contestatori degli sgomberi dei centri sociali, i contestatori della legge Biagi e financo i contestatori del capitalismo, quelli che ogni tanto invadono il centro di Torino spaccando tutte le vetrine per ottenere l'istituzione del &#8220;reddito di cittadinanza&#8221;, ossia non fai un cazzo tutto il giorno e lo Stato ti paga uno stipendio (scusate se mi dilungo, ma non ho mai capito la differenza concettuale tra questa modalit&#224; di &#8220;lotta politica&#8221; e un tentativo di estorsione a mano armata).<br />
<br />
Il tutto condito da un regolamentare palco su cui far esibire tutti i nani e le ballerine del carrozzone, dallo stesso Grillo a Dario Fo, passando per <b>Marco Travaglio</b> e <b>Marco Paolini</b>; gli stessi di cui poi potete ritrovare gli spot a rullo su Radio Popolare e associate, e le interviste su <b>Repubblica</b>. Insomma, un altro blocco di amici che aiutano amici e tutti insieme fanno un sacco di soldi, in pieno stile italiano; con la differenza che <b>Mastella</b>, almeno, non si atteggia a salvatore dell'umanit&#224;.<br />
<br />
Poi, se uno va a vedere la sostanza, emergono dettagli imbarazzanti. Potete ad esempio leggere il <a href="http://www.beppegrillo.it/2005/12/ruspe_al_bosco.html" target="_blank">post di Grillo</a> sul suddetto abbattimento del bosco milanese di <b>via Gioia</b>. <br />
<br />
Potete chiedervi dov'&#232; che lui (con la forza del pensiero, visto che abita a Genova) vede che <i>&#8220;in ogni portone ci sono cartelli con uffici in vendita o in affitto, dove interi palazzi sono vuoti&#8221;</i>, in una citt&#224; dove appena si libera un monolocale c'&#232; qualcuno pronto a pagarlo un miliardo; o quali dati porti a suffragio di tale affermazione. <br />
<br />
Potete chiedervi come fa uno che, come lui asserisce, gira a piedi per il centro di Milano e scopre che <i>&#8220;da Piazza del Duomo a Piazza Castello non c&#8217;&#232; un cespuglio, un albero&#8221;</i> (strano, pensavo che Milano fosse nella giungla), a non accorgersi che <b>piazza Castello</b> si affaccia su un parco urbano grande come il nostro <b>Valentino</b> se non di pi&#249;.<br />
<br />
Oppure potete leggere il finale melodrammatico: <i>&#8220;Io non ci sono. Sono bloccato a Genova dalla neve, ma &#232; come se fossi l&#236;. Coraggio.&#8221;</i> E invece di lasciarvi stordire da tanta retorica e buoni sentimenti, potreste riprendervi un attimo e chiedervi esattamente quale mostruosa nevicata sia venuta gi&#249; negli ultimi tre giorni tanto da far chiudere l'autostrada e anche la ferrovia; qui a Torino c'&#232; un gelo polare ma un sole splendido; diciamo che se c'&#232; stata, non se ne &#232; accorto nessuno tranne Grillo. Insomma, qualsiasi occasione &#232; buona per farsi vedere, pur che non ci si debba muovere da casa.<br />
<br />
Intendiamoci, quasi sempre &#232; meglio Grillo di quelli che lui contesta; per&#242; questi eccessi, accoppiati alla necessit&#224; di montare ogni giorno qualcosa di nuovo, scandaloso, indignante per tenere alta l'audience del suo blog, senza peraltro tirare fuori mai altro che invettive, insulti o provocazioni, fanno davvero venire dei dubbi su cosa cerchi davvero: se risolvere problemi, o farsi pubblicit&#224;.<br />
<br />
E se capisco che in quest'epoca buia e piena di uomini di bassa statura morale ci si aggrappi a qualsiasi speranza, il fatto che un comico sessantenne possa passare per un leader rivoluzionario fa soltanto capire quanto vecchia e cinica sia la classe dirigente italiana in generale; sia quelli che passano per i conservatori, sia quelli che passano per i progressisti.<br />
<br />
<br />
P.S. Comunque ci tengo a sottoscrivere l'<a href="http://www.beppegrillo.it/2005/12/marco_antonio_f.html" target="_blank">augurio di Grillo</a> relativo alla pronta dipartita (politica, s'intende), di <b>Massimo d'Alema</b>. Anzi, dovrei davvero raccontarvi un po' di cosette sugli affarucci di Massimino (e anche, di Massimino e Silviuccio insieme), di quelle che peraltro potete scoprire anche voi, con Google e un po' di olio di gomito. Magari in un prossimo post.]]></content:encoded>
	</item>
		<item rdf:about="http://bertola.eu/toblog/index.php?p=111&amp;c=1">
		<title>Il disco dell'anno</title>
		<link>http://bertola.eu/toblog/index.php?p=111&amp;c=1</link>
		<dc:date>2005-12-24T16:41:58</dc:date>
		<dc:creator>vb (mailto:&#119;e&#98;&#109;&#97;&#115;&#116;e&#114;&#64;&#98;e&#114;&#116;o&#108;a&#46;eu&#46;&#111;rg)</dc:creator>
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		<description>Dopo un po' di settimane di intensa attivit&#38;#224;, mi sono dedicato al blog per parlarvi di quello che &#38;#232; il mio disco dell'anno: &#38;#34;X &#38;#38; Y&#38;#34; dei Coldplay. Sono curioso di sentire i vostri commenti! Nel frattempo, buon Natale!</description>
		<content:encoded><![CDATA[Bene, ormai i regali natalizi li avrete fatti; e quindi, certo di non poter essere male interpretato come un tentativo di promozione, vorrei dedicare il mio post natalizio al disco dell'anno, anche perch&#232; &#232; stato variamente bistrattato da ogni forma di critico musicale.<br />
<br />
Il disco in questione &#232; <b>X &amp; Y</b> dei <b>Coldplay</b>, e da quando &#232; atterrato sul mio hard disk (e di l&#236; sul mio player MP3) nello scorso giugno, non &#232; mai uscito dalle mie playlist. E non solo dalle mie; in realt&#224; pare sia un disco che, non piacendo ai critici, tocca profondamente varie persone che conosco e anche, leggendo in giro per la rete, molte che non conosco.<br />
<br />
Probabilmente per apprezzarlo davvero bisogna leggere attentamente tutti i <a href="http://www.sing365.com/music/lyric.nsf/Coldplay-lyrics/7557253C5A18554348256A08000F3D04" target="_blank">testi</a>, e allo stesso tempo essere in uno di quei periodi dalla vita dove l'incertezza la fa da padrona, e dove non sai bene chi sei e dove potrai andare, ma sei assolutamente sicuro di volerti muovere da l&#236;.<br />
<br />
Il disco, difatti, parla non soltanto (cosa a cui allude il titolo) dei rapporti tra uomo e donna, ma pi&#249; in generale dell'incertezza e dell'insicurezza che affliggono gli abitanti del mondo moderno sul piano dei rapporti emotivi; sempre alla ricerca di un pezzo mancante senza sapere bene cosa sia, e messi di fronte alla sfida pi&#249; difficile, quella contro la paura e la difficolt&#224; di credere in se stessi e negli altri.<br />
<br />
E' facile scrivere canzoni che parlano di sentimenti, quando i sentimenti sono quelli pieni e travolgenti che tutti sognano; &#232; meno facile quando si tratta delle mezze tinte che pure riempiono la maggior parte della vita, causando il dubbio e le domande fondamentali dell'esistenza. E' difficile parlarne con semplicit&#224; e chiarezza, senza risultare ridicoli o pomposi. <br />
<br />
Ci ha provato per esempio <b>Richard Ashcroft</b>, da quando ha mollato i <b>Verve</b> e fa il solista, e come risultato i critici ne fanno sberleffi da anni. E cos&#236;, spesso anche i migliori artisti sono costretti a nascondere grandi verit&#224; sotto canzonettine pop orecchiabili: l'esempio principe &#232; <b>Sting</b> con la sua <b>If You Love Somebody Set Them Free</b>, che ha riempito la mia primavera solitaria. <br />
<br />
Il disco dei Coldplay, per&#242;, secondo me ci riesce quasi sempre; muovendosi tra suoni elettronici di suggestioni galattiche, pezzi intimi e accelerazioni rock improvvise, riesce ad infilare una serie notevole di pezzi da ricordare.<br />
<br />
In particolare, la prima canzone (<b>Square One</b>) &#232; un manifesto della ricerca continua dell'esistenza, e della necessit&#224;, che caratterizza gli esseri umani, di trovare una direzione e insieme di condividerla con qualcuno: <i>From the top of the first page / To the end of the last day... You just want somebody listening to what you say / It doesn't matter who you are</i>; e finisce con una descrizione perfetta di quei momenti in cui alcune cose si chiudono, altre non sembrano andare da nessuna parte, e ti sembra di rimanere bloccato sulla prima casella del gioco della vita: <i>You wonder if your chance will ever come / Or if you're stuck in square one.</i><br />
<br />
<b>What If</b> &#232; uno dei singoli del disco, e descrive con dolcezza la paura di darsi, e tutte quelle domande che ci si pone quando ci si trova di fronte a un rapporto importante e si ha paura di quello che succederebbe se lo si perdesse: <i>What if you should decide / That you don't want me there by your side?</i>. La risposta &#232;, naturalmente, di non farsi trattenere: <i>Let's try / Let's take a breath, jump over the side</i>.<br />
<br />
<b>White Shadows</b> parla dell'imprevedibilit&#224; della vita; <b>Fix You</b> &#232; il singolo pi&#249; controverso, una canzone intima che alla fine si apre in un crescendo corale e quasi orchestrale, e che molti trovano melensa nel suo intento chiaramente consolatorio, ma che chi ha bisogno di essere consolato trover&#224; invece liberatoria. <b>Talk</b> (con un riff di chitarra tagliente) riprende il tema iniziale, sul desiderio degli umani di parlarsi e condividere le proprie emozioni per riuscire a realizzarsi appieno; <b>X &amp; Y</b> &#232; un'istantanea dilatata di un rapporto vero tra un uomo e una donna, con tutte le incertezze e le difficolt&#224; che ne derivano.<br />
<br />
Insomma, per non parlare di tutto il resto del disco, citer&#242; soltanto due altri pezzi: la ballata <b>The Hardest Part</b>, su come la cosa pi&#249; difficile nella vita sia trovare il coraggio di accettare la perdita delle persone e delle esperienze, pi&#249; ancora che viverle; e la cantilena finale di <b>Twisted Logic</b>, che riassume gli incessanti alti e bassi della vita in una filastrocca dall'essenzialit&#224; disarmante: <i>You go backwards, but then / You go forwards again / You go backwards, but then / You go forwards</i>.<br />
<br />
Non so se questo disco piacer&#224; anche a voi; in realt&#224;, una buona met&#224; del contenuto di un'opera artistica ce la mette chi ne fruisce, orientandola e interpretandola secondo le proprie esperienze ed i propri stati d'animo. Per cui, sentitevi liberi di indicarmi invece quale &#232; stato il vostro disco di quest'anno.<br />
<br />
Nel frattempo, per alleggerire un po', vi consiglio di guardare il video torinese dell'anno: la fantastica <b>Cantieri su Torino</b> dei <b>Fratelli Sberlicchio</b> (link ai file <a href="http://www.fratellisberlicchio.it/video/cantieri.zip" target="_blank">grande [34MB]</a> e <a href="http://www.fratellisberlicchio.it/video/cantieri_small.zip" target="_blank">piccolo [11MB]</a>). <b>Samuel</b> dei <b>Subsonica</b> non deve averla presa bene.<br />
<br />
Buon Natale,]]></content:encoded>
	</item>
		<item rdf:about="http://bertola.eu/toblog/index.php?p=110&amp;c=1">
		<title>Nell'incerto cammino del ritorno</title>
		<link>http://bertola.eu/toblog/index.php?p=110&amp;c=1</link>
		<dc:date>2005-11-30T07:28:09</dc:date>
		<dc:creator>vb (mailto:&#119;&#101;b&#109;&#97;&#115;&#116;&#101;r&#64;bert&#111;l&#97;&#46;eu&#46;org)</dc:creator>
		<dc:subject>General</dc:subject>
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		<description>Ancora un post metafisico? Ma no, dai, vorrete sapere di Vancouver! E invece oggi mi sono turbato un bel po', e anche se non credo che fosse fatto apposta, questo &#38;#232; quel che ne &#38;#232; venuto fuori.</description>
		<content:encoded><![CDATA[Non pensavo di scrivere questo strano poema.<br />
Pensavo invece di raccontarvi un po' di questa splendida citt&#224;.<br />
Avevo gi&#224; scritto quasi tutto...<br />
Diciamo che lo far&#242; nei prossimi giorni.<br />
Nel frattempo, ogni tanto succedono incidenti; e che nascano per cattiveria, per insensibilit&#224;, per ingenuit&#224;, fanno male ugualmente.<br />
Il bello &#232; che basterebbe mostrare empatia, e sorridere e chiedere scusa.<br />
<br />
<br />
<b>Percorso breve</b><br />
Il percorso breve<br />
&#232; aprire la finestra e guardare la notte<br />
il buio del mondo<br />
dal balcone, all'undicesimo piano<br />
guardare di sotto<br />
questo, il percorso breve<br />
<br />
<br />
Ma non &#232; il percorso breve quello di oggi.<br />
Disteso sul letto, guardo il soffitto di una camera d'albergo; &#232; rugoso, anzi ha un milione di palline d'intonaco che giocano con la luce e lo sguardo e il pensiero.<br />
Intanto, ascolto selezioni esistenziali, dalla mia libreria musicale tecnologica iperpotente onnicomprensiva dell'anima.<br />
<i>If I could sleep forever, I could forget about everything.</i><br />
<br />
Per certe filosofie la vita non &#232; un viaggio ma un ritorno. Esiste uno stadio primordiale della vita da cui tutto proviene: l'origine del mondo, l'utero supremo. E poi, esiste una cacciata improvvisa, un crollo luciferino che segna il peccato originale e l'inizio del ritorno; l'incerto cammino, pieno di pericoli e di sofferenza, che porta forse alla trascendenza rinnovata, e ad una nuova assunzione.<br />
Ma, naturalmente, ci si pu&#242; perdere lungo il cammino, cadendo preda delle invidie e delle gelosie, e soprattutto della paura; il sentimento arcinemico dell'essere umano, la causa del Male e della sua vittoria.<br />
<i>Where do bad folks go when they die?</i><br />
<br />
<br />
<b>Percorso perso</b><br />
Passo dopo passo, un passo dopo l'altro.<br />
Non c'&#232; molto qui attorno, solo deserto e rocce e silenzio.<br />
Ogni tanto una nuvola, ogni tanto, in lontananza, una palla di polvere spostata dal vento, ogni tanto, dalle pareti lontane, un sasso che cade e rotola gi&#249;, spezzando la calma solo per un momento.<br />
Ma intorno a me ci sono solo ombre e illusioni, e si prendono gioco di me. Non sono reali, non esistono, se non come proiezione di me stesso e del mio cervello malato.<br />
Ma la malattia &#232; vita e forza creativa, o la vita &#232; creazione e malattia, come si preferisce; in fondo, la definizione di normalit&#224; &#232; interamente derivata dal punto di osservazione.<br />
Nel frattempo, scorro come un fiume secco in mezzo alla sabbia rossa del deserto, restando immobile.<br />
<i>I lost my head again, would you cry for me?</i><br />
<br />
<br />
Ogni tanto si perde qualcosa, e poi, inaspettatamente, lo si ritrova.<br />
Alle volte &#232; la speranza.<br />
Alle volte &#232; la via, la verit&#224; e la vita (che, in effetti, sono una cosa sola).<br />
E' la missione di ognuno, sul pianeta: perdere e trovare, difendere e cambiare, sperare e disilludersi. L'amore, inteso nel senso lato di interazione entusiasta ed aperta con gli altri a qualsiasi titolo, &#232; l'elemento portante della vita.<br />
Ma l'amore, dicono, &#232; incontro e separazione.<br />
E cos&#236; l'incontro tra mondi interiori &#232; una folgore che illumina a tratti, e che non pu&#242; forse vincere da sola l'oscurit&#224;, ma pu&#242; perlomeno farsi desiderare ancora; e portare a reclamare il proprio diritto ad esistere nonostante tutto.<br />
<i>Nothing will do me in before I do myself.</i><br />
<br />
<br />
<b>Percorso lungo</b><br />
Non c'&#232; bisogno di descriverlo<br />
perch&#232; non c'&#232; niente di facile nella vita<br />
se non, forse, permettersi di vivere.<br />
<br />
<br />
<br />
Featuring<br />
<a href="http://www.battiato.it/discografia/2000/stratagemmi.htm#aquile" target="_blank"><b>Franco Battiato - Le aquile non volano a stormi</b></a><br />
<a href="http://www.sing365.com/music/lyric.nsf/Sleep-lyrics-Dandy-Warhols/214CEF192CE4772948256C1D00080A5E" target="_blank"><b>Dandy Warhols - Sleep</b></a><br />
<a href="http://www.lyrics007.com/Nirvana%20Lyrics/Lake%20Of%20Fire%20Meat%20Puppets%20Cover%20Lyrics.html" target="_blank"><b>Meat Puppets - Lake Of Fire</b></a><br />
<a href="http://www.sing365.com/music/lyric.nsf/BURDEN-IN-MY-HAND-lyrics-Soundgarden/E3DF73BD54E2690948256856002DEB59" target="_blank"><b>Soundgarden - Burden In My Hand</b></a><br />
<a href="http://www.sing365.com/music/lyric.nsf/BLOW-UP-THE-OUTSIDE-WORLD-lyrics-Soundgarden/CDD387D0003C848948256856002DCDD4" target="_blank"><b>Soundgarden - Blow Up The Outside World</b></a>]]></content:encoded>
	</item>
		<item rdf:about="http://bertola.eu/toblog/index.php?p=109&amp;c=1">
		<title>Impersonalia</title>
		<link>http://bertola.eu/toblog/index.php?p=109&amp;c=1</link>
		<dc:date>2005-11-27T23:49:09</dc:date>
		<dc:creator>vb (mailto:we&#98;&#109;a&#115;&#116;er&#64;ber&#116;ol&#97;.e&#117;.o&#114;g)</dc:creator>
		<dc:subject>General</dc:subject>
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		<description>Un lungo volo aereo &#38;#232; un'occasione per rimanere nudi con se stessi, in un luogo inesistente e irreale. </description>
		<content:encoded><![CDATA[Gli esseri umani, ovunque si trovino e qualsiasi cosa facciano, sono per definizione provvisori: ombre che occupano un punto dello spaziotempo per un solo fotogramma, e subito si spostano altrove senza lasciare traccia.<br />
<br />
Questo concetto &#232; portato all'estremo in un volo intercontinentale come quello su cui mi trovo ora, in vista dell'atterraggio a <b>Vancouver</b>. <br />
<br />
Per cominciare, gli aeroporti sono entit&#224; aliene e impersonali, costruiti uguali in tutto il mondo; tutti secondo gli stessi schemi, e tutti descritti e operati in inglese, anche nel paese pi&#249; culturalmente isolato. Sono tutti grigi d'alluminio e di vetro trasparente, ovattati, puliti; e danno la sensazione di un non luogo inesistente, algoritmico quanto figlio di esaltazioni futuristiche gi&#224; passate di moda.<br />
<br />
E poi, si decolla. I grandi aerei sono costruiti per diventare una casa provvisoria, in cui ogni formica ha una bolla invisibile, sessanta centimetri di gomito-gomito verso un vicino senza volto e senza nome, fastidiosamente adiacente eppure moralmente, dignitosamente separato da un muro invisibile. Dentro quel gomito-gomito ci si costruisce una abitazione, ci si organizza premurosamente la posizione della coperta, del libro, delle cuffie, si apre e si chiude il tavolino, ci si riconfigura le ossa per provare invano a dormire; diventa casa, una casa vera; ma provvisoria, perch&#232; al termine del volo sparisce d'improvviso, e viene abbandonata precipitosamente, lasciando sul pavimento una storia gi&#224; antica di cartacce e coperte spiegazzate.<br />
<br />
Le otto o dieci o tredici ore di volo diventano cos&#236; un'esperienza astratta, un'isola di essenza in mezzo al nulla, circondata dal vuoto spinto a diecimila metri d'altezza. La carlinga &#232; come uno di quei tunnel che, nei film di bassa fantascienza degli anni Cinquanta e seguenti, assorbivano come in una caduta a spirale la navicella sperduta, con i suoi viaggiatori impotenti, fino in fondo al loro destino.<br />
<br />
Il volo intercontinentale, si sa, fa impazzire i pazzi, deprimere i depressi, infuriare i furiosi; &#232; una gabbia fisica che sottende una gabbia mentale, l'avere consciamente ceduto la propria libert&#224; in cambio di un lungo teletrasporto non istantaneo, da A a B per dieci ore di nulla.<br />
<br />
Di solito, io cerco di mettermi in stand-by, come un qualsiasi elettrodomestico di casa. Non cerco alcuna attivit&#224;; mi limito a passivit&#224; come dormire, ascoltare musica o guardare i film. E' la via meno rischiosa, perch&#232; l'attivit&#224;, in dieci ore da trascorrere soli con se stessi legati a una sedia, potrebbe solo frustrarmi come un animale atterrito. E cos&#236;, in un luogo dove mi spoglio di tutto e <a href="http://www.angolotesti.it/P/testi_canzoni_paolo_benvegnu_4935/testo_canzone_suggestionabili_187446.html" target="_blank">sono l'ultima cosa che mi rimane</a>, esiste soltanto il mio mondo interiore; quello in cui &#232; meglio che non mi addentri, che non mi spinga <a href="http://www.letssingit.com/?/fabrizio-de-andre-la-ballata-delleroe-7nffcxs.html" target="_blank">troppo lontano</a> a cercare la verit&#224;.<br />
<br />
Al massimo, per risvegliarmi dal torpore pu&#242; succedere che, al secondo pasto precotto, l'ostessa mi rovesci addosso mezzo bicchiere di vin rosso, sadica e piena di scuse a posteriori come un carceriere di <b>Abu Ghraib</b>; non sar&#224; stato il <b>Grande Disastro del Carrello da T&#232;</b>, ma ci &#232; andato vicino.<br />
<br />
E poi, alla fine, arriva l'atterraggio.<br />
<br />
<br />
P.S. Vancouver &#232; veramente un bel posto.]]></content:encoded>
	</item>
		<item rdf:about="http://bertola.eu/toblog/index.php?p=108&amp;c=1">
		<title>In galera!</title>
		<link>http://bertola.eu/toblog/index.php?p=108&amp;c=1</link>
		<dc:date>2005-11-23T15:42:07</dc:date>
		<dc:creator>vb (mailto:&#119;&#101;b&#109;&#97;ste&#114;&#64;be&#114;&#116;&#111;&#108;a.&#101;&#117;.&#111;&#114;g)</dc:creator>
		<dc:subject>General</dc:subject>
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		<description>Questa mattina, otto tifosi del Toro sono stati arrestati per i fatti di quest'estate. E allora, prima che si scateni la gara al solito moralismo contro gli ultras violenti, io vorrei mettere qualche puntino sulle i.</description>
		<content:encoded><![CDATA[La <a href="http://www.tg5.mediaset.it/video/2005/11/vedivideo_1497.shtml" target="_blank">notizia</a> di questa mattina &#8211; otto tifosi del <b>Toro</b> arrestati per la folle giornata del <a href="?p=91" target="_blank">25 agosto</a>, di cui tre spediti dritti alle <b>Vallette</b> &#8211; non giunge certamente inattesa. Da settimane, sul <a href="http://www.toronews.net/forum/viewforum.php?f=2" target="_blank">forum di <b>Toronews</b></a>, si trovava in bella evidenza fra gli &#8220;importanti&#8221; un thread relativo alle paventate conseguenze legali per le manifestazioni di quest'estate; e la preoccupazione che serpeggiava nell'ambiente era pari solo alla solidariet&#224; preventiva gi&#224; manifestata da moltissimi tifosi.<br />
<br />
Io sono, e sono sempre stato, un tifoso caldo dentro ma freddo fuori; un tifoso da <b>curva Primavera</b>. Vado allo stadio, con pi&#249; o meno assiduit&#224; a seconda degli anni, dalla met&#224; degli anni Ottanta; ma non ho mai frequentato il tifo organizzato. Quando quest'estate ho cominciato a scendere in piazza per il Toro, spinto dall'esasperazione e dall'indignazione, ho cominciato anche a conoscere, per la prima volta, alcuni degli appartenenti a questi gruppi, e, per una settimana, a passare le serate e le giornate insieme a loro; e poi, nei mesi successivi, a scoprire sempre di pi&#249; questo mondo tramite il riverbero (peraltro piuttosto indiretto, e spesso fatto pi&#249; di incomprensioni che di simpatia reciproca) che se ne ha su Toronews.<br />
<br />
I pi&#249; per bene dei miei amici per bene hanno cominciato a chiedermi: ma come, frequenti quella gente? Oppure a prendermi scherzosamente in giro: attento, ti vedremo prima o poi in galera, o con una spranga in mano! Eppure, sentendo i racconti buffi o drammatici di cinquant'anni di tifo granata, ho cominciato a capire un po' meglio il mondo dei tifosi della curva, scoprendo che tutto &#232;, meno che quello che vogliono farci credere <b>Pisanu</b> e i telegiornali: non &#232;, in particolare, un covo di disadattati, violenti, ignoranti, bestie.<br />
<br />
Al contrario, il mondo degli <b>Ultras</b> ha la sua legge, ha le sue regole, ha i suoi leader, ha i suoi valori, molto pi&#249; di quanto non li abbia la societ&#224; italiana media, persa dietro allo sgomitare, alla carriera, al consumo e al successo. Prevede una dedizione totale alla causa, al punto da farsi riempire di botte solo per difendere una bandiera; prevede l'onore cavalleresco per cui un ultras, uno vero, pu&#242; picchiare a sangue senza piet&#224; un avversario, ma non colpirebbe mai una donna o un ragazzino, o un gruppo di tifosi &#8220;normali&#8221;; prevede una solidariet&#224; totale per cui i problemi di uno sono di tutti, per cui chi non ha una famiglia la trova nel gruppo.<br />
<br />
Io non sono e non diventer&#242; mai un Ultras. Non approvo comunque la violenza, nemmeno quando &#232; regolata ed accettata da entrambe le parti; n&#233; penso che una squadra di calcio sia un valore sufficiente per metterla in atto. Non approvo nemmeno la mancanza di piet&#224; e la violenza verbale, almeno quando trascende; non mi son fatto problemi a dire chiaramente che, ad esempio, i cori di scherno sui morti dell'<b>Heysel</b> sono disgustosi e vergognosi. E per&#242;, stavolta, mi sento dalla loro parte.<br />
<br />
Perch&#232; gli Ultras, come i giovani dei centri sociali, come i manifestanti contro il TAV, sono per il sistema una minoranza pericolosa; organizzata, visibile, e poco disponibile a piegarsi in silenzio alle logiche di sfruttamento, di consumismo, di stratificazione sociale che caratterizzano sempre pi&#249; la nostra societ&#224;. E quindi anche per loro, come per i disoccupati senza speranza delle periferie francesi, &#232; pronta la qualifica di <i>racaille</i>: di feccia della societ&#224;, letteralmente di sporcizia in eccesso da buttar via appena possibile. Una qualifica da attribuire con facilit&#224;, da sostenere nei salotti televisivi, da gonfiare tramite il disprezzo che deriva dal medio moralismo con di ognuno di noi, dovendosi sentire migliore e dovendo annegare le proprie frustrazioni, gratifica chiunque possa essere identificato come diverso.<br />
<br />
Lo dicevo <a href="?p=99" target="_blank">pochi giorni fa</a> a proposito delle manifestazioni contro il TAV: la violenza o la prevaricazione al di fuori della legge non va n&#233; giustificata n&#233; tollerata, se necessario anche con l'uso della forza pubblica; e se vale per il TAV, vale anche per l'incolumit&#224; personale del signor <b>Giovannone</b>. Questo per&#242; non toglie nulla al fatto che lo stesso uso della forza pubblica e della legge deve essere giusto, adeguato, e commisurato ai fatti.<br />
<br />
E allora, bisogna far notare i fatti, e poi porsi delle domande.<br />
<br />
I fatti sono che le "gravi manifestazioni" del 25 agosto sono consistite nell'occupazione di un incrocio stradale, nel presidio di un albergo a <b>Moncalieri</b>, nella successiva invasione e danneggiamento dell'albergo stesso, in un altro raduno davanti al Comune, e nella successiva devastazione degli arredi delle vie circostanti. Sono sicuramente fatti gravi, e vi sono in mezzo certamente dei reati, i cui autori vanno identificati e perseguiti. <br />
<br />
Eppure, fino a prova contraria, nessuno si &#232; fatto male (ricordo, al massimo, un poliziotto contuso); vi sono stati danni alle cose, consistenti in una automobile distrutta, arredi spaccati dentro l'albergo, un paio di tendoni del bar distrutti davanti al Comune, qualche vetrina spaccata, un paio di magliette bianconere rubate e bruciate, delle fioriere rovesciate. Nessuno ha rischiato seriamente di farsi male, nessuno ha coinvolto terze persone; a differenza per esempio di <b>Messina</b>, dove sono state bloccate per giorni le comunicazioni tra la Sicilia e il continente, o di <b>Genova</b>, dove i tifosi hanno addirittura sparato pallottole vere contro la <b>Pretura</b>; e non mi risulta che in alcuno di questi casi ci siano stati provvedimenti.<br />
<br />
E tutto questo senza menzionare un altro aspetto della situazione, ossia che se pu&#242; essere vero che l'invasione dell'albergo e i danneggiamenti in centro sono ascrivibili a una minoranza legata al tifo organizzato, in piazza comunque c'erano centinaia di persone, di cui la maggior parte padri di famiglia, donne e bambini, tifosi normalissimi che chiedevano delle risposte che nessuno si &#232; preoccupato di dare; e che l'esasperazione &#232; esplosa solo dopo giorni in cui le istituzioni di ogni genere e tipo hanno raccontato alla gente tutto e il contrario di tutto, incluso, in certi casi, alcune evidenti e palesi bugie. E se questo non giustifica l'uso della violenza n&#233; pu&#242; portare all'impunit&#224;, perlomeno va considerato per rimettere le cose nella giusta prospettiva: non dieci violenti in un assalto gratuito, ma centinaia di persone normali abbandonate a difendere un pezzo di storia cittadina dagli squali, nel mezzo di una caotica storia all'italiana.<br />
<br />
A questo punto, arrivano le domande. <br />
<br />
Innanzi tutto, perch&#232; attendere tre mesi per intervenire? E come sono state riconosciute con certezza le persone? Perch&#232; in piazza c'erano centinaia di persone, e nell'albergo ce n'erano decine: e non sarei nemmeno certo che quelle otto che sono state scelte come capro espiatorio siano state davvero responsabili di qualche atto illegale, vista l'abitudine a colpire nel mucchio. Oppure non &#232; che, trascorsi tre mesi senza cavare un ragno dal buco, sono andati a prendere i primi che hanno trovato, in modo da &#8220;colpirne uno per educarne cento&#8221; come in <b>Cina</b>? O, semplicemente, perch&#232; a Torino, a differenza di Genova o Messina, c'&#232; qualche magistrato che deve farsi vedere?<br />
<br />
Ma poi &#8211; senza stare a scomodare fulgidi esempi della giustizia italiana, dall'onorevole <b>Previti</b> in gi&#249;, o in su se preferite &#8211; come mai una <a href="http://www.repubblica.it/2005/k/sezioni/cronaca/appecogne/appecogne/appecogne.html" target="_blank">signora che ammazza il figlio</a> diventa una star televisiva, e nel frattempo, pur condannata a trent'anni in primo grado, continua a girare a piede libero; come mai uno che stupra una quattordicenne dopo tre anni esce, per i successivi sette la riempie di minacce senza che la polizia intervenga, e alla fine <a href="http://www.repubblica.it/2005/k/sezioni/cronaca/omicidiobiella/omicidiobiella/omicidiobiella.html" target="_blank">la accoltella</a> nell'indifferenza generale; e invece, persone che hanno spaccato quattro fioriere vengono prese e sbattute dritte in galera, dopo tre mesi e senza processo, nel biasimo generale di tutti i mezzi di comunicazione, con le foto a tutto schermo al TG5?<br />
<br />
E infine, quali sono i reati contestati? Furto di magliette? Spaccamento di parabrezza? Accensione non autorizzata di fumogeni? Sono legati ad azioni specifiche, o, come temo, sono di quei reati d'opinione, come l'<i>adunata sediziosa</i> o la <i>manifestazione non autorizzata</i>, che abbiamo ereditato dal <b>codice Rocco</b> &#8211; quello approvato dal fascismo nel 1930 &#8211; e che esistono solo per reprimere il dissenso politico e sociale? E in quel caso, perch&#232; incriminare solo otto ultras e non tutte le centinaia e centinaia di persone che erano in piazza a manifestare, donne bambini e vecchi compresi?<br />
<br />
Io non dubito che ci sar&#224; un regolare processo, in cui tutto sar&#224; chiarito. Dal canto mio, mi sono gi&#224; reso disponibile a testimoniare, e anche a partecipare alla colletta per pagare le spese legali della difesa. Perch&#232;, ripeto, nessuno contesta il fatto che chi commette atti di violenza illegali debba essere adeguatamente perseguito e punito; ma non mi va nemmeno che poche persone paghino per una protesta collettiva che ha coinvolto mezza citt&#224;, e che paghino in modo smisurato, vittime del pregiudizio che colpisce chiunque non si adegui passivamente ai modelli di comportamento passivo della nostra societ&#224;; per cui ammazzare qualcuno a casa propria va bene, in modo che i giornali ci facciano su un bel servizio e i poliziotti ci facciano una bella figura; ma contestare in piazza, mai.]]></content:encoded>
	</item>
		<item rdf:about="http://bertola.eu/toblog/index.php?p=107&amp;c=1">
		<title>Un sogno d'oltremare</title>
		<link>http://bertola.eu/toblog/index.php?p=107&amp;c=1</link>
		<dc:date>2005-11-20T20:35:40</dc:date>
		<dc:creator>vb (mailto:&#119;&#101;bma&#115;ter&#64;b&#101;r&#116;&#111;l&#97;&#46;e&#117;&#46;&#111;&#114;&#103;)</dc:creator>
		<dc:subject>General</dc:subject>
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		<description>Mancava ancora il racconto dell'ultima giornata, ed eccolo qui: una giornata davvero particolare, che ha chiuso in un modo speciale una settimana da ricordare. Nel centro di Tunisi, scoprendo nuove sensazioni e nuove persone: e finalmente, forse, ho iniziato a capire la Tunisia.</description>
		<content:encoded><![CDATA[L'ultima sera del Summit &#232; stata una grazia ricevuta e nata per caso, un improvviso viaggio alla fine del viaggio che ha arricchito di molto l'esperienza complessiva.<br />
<br />
E pensare che la mattinata era cominciata in modo complicato, con una tesissima riunione del Caucus, seguita da un plenario della societ&#224; civile pieno di associazioni tunisine pro-governative che cercavano di inserirsi nel processo di stesura dei comunicati finali per metterli "sotto controllo". Dopo aver afferrato un pranzo al volo (l'ultimo giorno sono finalmente riusciti a organizzarsi, e ad affiancare agli orridi panini delle scatolette di pasta sfoglia col tonno davvero buone) mi sono recato verso l'evento che avevo sull'agenda per le 15.<br />
<br />
Si trattava di un panel organizzato dagli amici di <b><a href="http://www.hipatia.info/" target="_blank">Hipatia</a></b>, tra cui un torinese vero come <b>Marco Ciurcina</b> e un torinese adottato come <b>Juan Carlos Gentile</b>; e solo il fatto che questo Summit si sia occupato di tutto, dai diritti umani alla diplomazia internazionale, fuorch&#232; della societ&#224; dell'informazione, spiega come mai non ci si sia dovuti picchiare per trovare posto in sala. <br />
<br />
Sul palco, difatti, c'erano allineati il gi&#224; citato ministro brasiliano e maestro della musica, <b>Gilberto Gil</b>; <b>Michelangelo Pistoletto</b>, uno dei maggiori artisti contemporanei italiani; e l'equivalente informatico di Ges&#249;, ossia <b>Richard Stallman</b>. Oltre a loro, tante persone diverse, con tante esperienze da raccontare alle persone in sala (tra il pubblico avvistato anche <b><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bruce_Perens" target="_blank">Bruce Perens</a></b>).<br />
<br />
Gi&#224; l'apertura &#232; problematica: difatti, Stallman viene bloccato dalla polizia mentre cerca di raggiungere la sala. Attentato? Repressione? No, semplicemente lui ha avvolto il suo badge, dotato di tag RFID, con un <a href="?f=46">pezzo di stagnola</a>, per essere certo di non poter essere tracciato, e protestare contro l'invasione della sua privacy; il servizio di sicurezza tunisino, per&#242;, l'ha visto ed &#232; impazzito. Mentre stiamo per mobilitarci tutti, lo lasciano infine passare e la conferenza pu&#242; iniziare.<br />
<br />
Insomma, credo di non aver mai visto una conferenza cos&#236; viva, disorganizzata e sincera: in cui ogni volta che qualcuno finisce di parlare iniziano trenta secondi di sguardi tra tutti, per decidere chi far parlare dopo, come se ci si fosse incontrati l&#236; per caso; in cui, alla classica introduzione di Stallman a proposito di cos'&#232; il software libero, segue un signore sudamericano che legge delle slide in spagnolo su un sistema di TV satellitare libera, immediatamente tradotte da un tizio nel pubblico che legge le stesse slide in inglese; in cui a un certo punto si passa il microfono, tra il pubblico, a un gruppo di giovani artisti di tutti i paesi del Mediterraneo che dovrebbero autopresentarsi, e invece il terzo di loro comincia a fare domande a Stallman, finch&#232; non si finisce a parlare di <b><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Hugo_Chavez" target="_blank">Hugo Chavez</a></b> e del petrolio venezuelano.<br />
<br />
E cos&#236;, in mezzo a tutto questo, pare naturale che alla fine, dopo avermi avvistato in prima fila, Juan Carlos sloggi Pistoletto dal palco e al suo posto mi ci sieda io, subito a destra di Ges&#249;. E' un peccato che io abbia delle posizioni tradizionalmente un po' eretiche, tanto che i softwareliberisti convinti spesso mi guardano male; ma io parlo apposta del fatto che l'utopia dell'Internet <a href="http://homes.eff.org/~barlow/Declaration-Final.html" target="_blank">fuori dal mondo</a> e senza regole non vada da nessuna parte, e che anche la comunit&#224; della cultura libera prima o poi dovr&#224; integrarsi e conquistare la societ&#224;, se non vuole essere conquistata.<br />
<br />
Mentre parlo, Stallman paciocca sul suo portatile IBM e si liscia i lunghi capelli riccioli, alla apparente ricerca delle doppie punte. E' una persona davvero gentile, e ho il forte sospetto che quella gran barba sia una forma di difesa dal mondo; ha anche degli occhi bellissimi. Abbiamo uno scambio di idee al microfono, e lui ribadisce che non parteciper&#224; al nuovo Forum delle Nazioni Unite finch&#232; queste ultime non smetteranno di usare il termine "propriet&#224; intellettuale": e a me pare poco probabile, e quindi poco saggio. Ma a fine riunione, scendendo dal palco, mi infilo in tasca il capello che ha lasciato sul tavolo: ora ho anch'io la mia reliquia.<br />
<br />
La sessione finisce, e io non ho niente da fare, se non forse andare all'inutile cerimonia di chiusura; e invece, il gruppo italiano sta per trasferirsi in centro. E cos&#236;, attratto anche da una bella visione, decido di scroccare il passaggio e, almeno l'ultima sera, andare all'avventura, senza aver bene idea di come torner&#242; fino al mio albergone di Hammamet. Ed &#232; stata una delle migliori scelte della mia vita!<br />
<br />
Sono le 19 ed &#232; ormai notte, quando arriviamo nel centro di Tunisi, che vedo per la prima volta. Scopro cos&#236; l'<b>avenue Bourghiba</b>, che sembra la rambla di <b>Barcellona</b>: la parte centrale &#232; piena di gente che cammina in ogni direzione, e il traffico poco scorrevole fa i conti con pedoni menefreghisti, autisti impazziti, banchetti che vendono zuppa e dolcetti; in un moto browniano incontrollabile che trabocca di vita. E poi, ci infiliamo nelle viuzze verso la Medina, passando davanti alla <b>Porta di Francia</b>, e raggiungiamo il palazzo <b>Bach Hamba</b> della <b>Fondazione Orestiadi</b>, un ente siciliano che per l'occasione ha offerto ospitalit&#224; a Pistoletto e ai suoi artisti.<br />
<br />
Il palazzo &#232; in un vicolo smangiato e sporco che sembra un carugio ligure di cinquant'anni fa, non fosse per la fisionomia dei passanti, per i negozietti che vendono cibo un po' alieno, e per l'abbondanza di poliziotti. Ci si entra da una bassa porta, scendendo un paio di gradini, in uno stanzino quadrato; e poi comincia un dedalo di stanzette e porticine. Ma andando sempre dritto, scendendo a poco a poco, si arriva in un luogo di sogno; un grande cortile quadrato con una fontana al centro, ristrutturato e splendente di ceramiche e di arabeschi, pieno di angoli con divanetti e tappeti, gente che chiacchiera e beve t&#232; alla menta, o che, dal portico che corre tutto attorno al primo piano, guarda noi di sotto. <br />
<br />
E non &#232; finita qui: nella stanza a fianco c'&#232; il <a href="http://www.archimagazine.com/mcittaarte.htm" target="_blank"><b>Tavolo del Mediterraneo</b></a>, un'opera di Pistoletto stesso, un grande specchio a forma di Mediterraneo che, ora coperto da normali patatine, fogli, portatili connessi al wi-fi e gente che chiacchiera, mi sembra un simbolo concreto dell'arte contemporanea migliore, fatta dialogo e societ&#224;.<br />
<br />
E dietro, c'&#232; ancora un cortile in cui un pezzetto di cielo stellato chiude le alte mura di pietra, in una brezza calda e gentile; e posso accoccolarmi in un angolo, sotto un altro portico, abbracciato ad una grossa anfora, in mezzo alle piante rigogliose e fiorite, a sentire me stesso altrove in un respiro di fiaba.<br />
<br />
Finiamo per andare a cena, a piedi, attraverso la povert&#224; curiosa del centro di Tunisi; e per fortuna un poliziotto ci scorta. Il giorno prima una delle ragazze che andavano al palazzo &#232; stata aggredita con un coltello e derubata; ma prima che vi scandalizziate, non credo che in una qualsiasi citt&#224; di mare sul lato nord della piazza mediterranea sarebbe stato tanto diverso. Siamo in quattro, io, Marco, Juan Carlos e Pistoletto; e cos&#236; ho occasione di scoprire un'altra magnifica persona.<br />
<br />
Rispetto ai vari alberghi della settimana, al ristorante <b>Karthage</b> il cibo &#232; un'altra cosa: mangiamo un antipasto misto di pesci fritti, un polipo alla griglia di un sapore che da noi &#232; inconcepibile, e dei calamari ripieni per cui avrei potuto uccidere; segue l'agnello nella <i>gargoulette</i> di terraglia, con delle verdure che sembrano bollite e insieme grigliate e insieme inzuppate e hanno un gusto eccezionale. E in tutto questo, con Pistoletto parliamo di societ&#224; e di arte, di amore e di famiglia, di libert&#224; e di storia, di Cinque Terre e dell'architettura di Torino, con un piacere intellettuale pari a quello fisico del cibo.<br />
<br />
Torniamo indietro giusto in tempo per un incontro, previsto per le 21, della societ&#224; civile italiana, per trarre le nostre conclusioni dal Summit; e nel frattempo ci raccontiamo anche le evoluzioni della giornata, la fine dello sciopero della fame dei dissidenti, con duecento persone che si riversano sulla strada per cantare la loro gioia e vengono circondate dalla polizia e rimandate dentro a forza; e altre storie incredibili e inconosciute, quella delle due donne moglie e figlia di un dissidente, che smettono di mangiare finch&#232; la prima non sta male davvero e alla figlia ragazzina tocca chiamare l'ambulanza; quella dei due diciassettenni condannati, per aver protestato contro il regime, a trentacinque anni di carcere. E nessuno ne sa niente, a nessuno interessa, perch&#232; la Tunisia non &#232; l'Italia, ma nemmeno l'<b>Iraq</b> o l'<b>Afghanistan</b>.<br />
<br />
E per&#242;, a forza di raccontare, di chiacchierare, si fa tardi; il nostro incontro inizia quasi a mezzanotte. Attorno al tavolo ci sono le persone pi&#249; diverse, accomunate essenzialmente dalla voglia di cambiare il mondo; ma mi fa effetto sentire qualcuno iniziare il proprio intervento dichiarandosi marxista (un po' come dire "io ho ancora la TV in bianco e nero"). Ognuno di noi racconta le proprie esperienze, le proprie proposte, le proprie sensazioni... cercando di non addormentarsi. Ci lasciamo alle due di mattina passate, ripromettendoci di trovarci alla <b><a href="http://www.cittadellarte.it/italiano/home.html" target="_blank">Cittadellarte</a></b>, a <b>Biella</b>, il 17 dicembre: e ci conto.<br />
<br />
Mentre scrocco il passaggio per il ritorno, verso Hammamet, pigiato in un gippone, penso per&#242; a come sia cambiata la mia percezione della Tunisia, con quest'ultima, unica notte. Probabilmente anche io, se, da straniero, mi tenessero una settimana chiuso nella nuova <b>Fiera di Milano</b>, portandomi la sera in pullman fino ad un albergone di periferia per dormire, non avrei una grande impressione dell'Italia. <br />
<br />
E invece, le luci del centro di Tunisi, i sapori, i colori, la gente che grida, si parla, si insulta, sono un antidoto di verit&#224; umana per il veleno chimico della nostra societ&#224; impersonale e individuale. Dopo aver guardato al Nord, alla cultura anglosassone, forse anche per noi &#232; importante cercare meglio le nostre radici; senza dimenticare che la civilt&#224; umana non si &#232; sviluppata n&#232; a <b>Londra</b> n&#232; a <b>New York</b>, ma piuttosto a <b>Baghdad</b>, a <b>Sidone</b> e in <b>Egitto</b>.]]></content:encoded>
	</item>
		<item rdf:about="http://bertola.eu/toblog/index.php?p=106&amp;c=1">
		<title>Appunti di viaggio</title>
		<link>http://bertola.eu/toblog/index.php?p=106&amp;c=1</link>
		<dc:date>2005-11-17T18:22:35</dc:date>
		<dc:creator>vb (mailto:w&#101;b&#109;a&#115;te&#114;&#64;ber&#116;o&#108;&#97;&#46;&#101;u.or&#103;)</dc:creator>
		<dc:subject>General</dc:subject>
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		<description>Oggi al Summit &#38;#232; successo poco o niente, e quindi vi racconto un po' di Hammamet e del ricevimento di ieri sera all'Ambasciata italiana.</description>
		<content:encoded><![CDATA[Oggi &#232; stata una giornata relativamente tranquilla. A parte i numerosi commenti sulla stampa internazionale a proposito dell'<a href="./?p=105">accordo di ieri</a>, l'unica novit&#224; riguarda il meeting parallelo: sia ieri sera che oggi pare che gli incontri del &#8220;controsummit&#8221; si siano svolti regolarmente, in centro a <b>Tunisi</b>. Del resto, era abbastanza improponibile l'idea di impedire con la forza un incontro a cui partecipavano un Premio Nobel per la Pace e lo <b>Special Rapporteur for Human Rights</b> delle <b>Nazioni Unite</b>. Oggi, poi, sono stati esposti al pubblico i dissidenti in <a href="http://www.crisinfo.org/content/view/full/995" target="_blank">sciopero della fame</a> da oltre un mese per protestare contro la repressione: e chi c'&#232; andato racconta che non &#232; un bel vedere. Ma, come dicevano a mezza voce i diplomatici, da parte tunisina &#232; stupido reprimere queste cose e alzarne cos&#236; la visibilit&#224;: tanto fra due giorni ce ne andiamo tutti.<br />
<br />
E cos&#236;, oggi vi parler&#242; soprattutto di costume. La trasferta ad <b>Hammamet</b> &#232; terribile: con le navette ufficiali, tra la strada da fare e la necessit&#224; di fermarsi in tutti gli alberghi della zona, ci vogliono due ore, e la prima sera siamo usciti dal Summit poco dopo le 19 &#8211; dovendo andare a recuperare i bagagli con un'auto di servizio dell'ambasciata, per poi farci lasciare dove partono le navette &#8211; e siamo arrivati in albergo alle 23:30 passate, che sono diventate l'una per avere la stanza e una cena (sulla quale il cameriere ha cercato di fregarci una ventina di euro).<br />
<br />
In compenso, Hammamet pare davvero un bel posto: l'albergo &#232; nettamente migliore e pi&#249; nuovo di quello di <b>Gammarth</b>, e tutta la strada &#232; circondata dagli alberghi pi&#249; fantastici e strani, a forma di palazzo arabo o con grandi vetrate e giochi d'acqua, quasi come <b>Las Vegas</b> anche se immensamente pi&#249; in piccolo (di solito hanno due o tre piani al massimo). Noi siamo in particolare a <b>Yasmine Hammamet</b>, una zona autocontenuta interamente riempita di albergoni di lusso per turisti; per&#242;, passando in citt&#224; per arrivarci, ho visto una quantit&#224; infinita di localini e ristoranti, molti anche aperti, nonostante si sia fuori stagione. Sarebbe un bel posto per venirci in vacanza con qualcuno.<br />
<br />
Ho anche visto il mare in relativa lontananza, dal balcone della mia camera, all'alba; il mio albergo &#232; l'ultimo della fila, e quindi dentro il muro ci sono piscine e palme, fuori solo terreno brullo con un po' di macchia, fino al mare. Invier&#242; la foto quanto prima.<br />
<br />
Ad ogni modo, per evitare le tremende navette, io e i miei sodali abbiamo incominciato a scroccare passaggi a <b><a href="http://www.centr.org/" target="_blank">CENTR</a></b>, che ha noleggiato un'auto con autista (il costo medio di questo genere di servizio &#232; di un centinaio di euro al giorno tutto compreso, quindi abbastanza abbordabile per un viaggiator d'affari).<br />
<br />
Il problema &#232; che siamo in tre pigiati dietro in una <b>Peugeot 407</b>, e l'autista guida in modo, ehm, &#8220;sportivo&#8221;. In pratica, sull'autostrada (gobbosa e sorvegliata da una coppia di poliziotti per chilometro, con altri poliziotti fermi sulle corsie di accelerazione di ogni svincolo...) veleggia sopra i centoventi, e si diverte a superare chiunque in malo modo. <br />
<br />
Ieri, per&#242;, abbiamo incrociato un corteo che, procedendo a cento all'ora, bloccava l'autostrada: l'unica possibilit&#224; era restare accodati per 80 chilometri. Allora lui ha deciso che doveva assolutamente farci vedere lo spettacolo da vicino, e zigzagando sulla corsia di emergenza ha superato tutta la coda per assestarsi a dieci centimetri dalla fine della moto che chiudeva il corteo; e continuamente accelerando e poi inchiodando per evitare di travolgerla.<br />
<br />
Naturalmente, durante gli 80 chilometri, si sono avvicinati altri autisti cercando di svolgere lo stesso servizio di voyeurismo; e lui per&#242;, tenace, non ha mai desistito, accelerando per poi chiuderli in frenata e prendendoli praticamente a portellate, e poi vantandosi della propria efficienza. Il massimo &#232; stato sullo stradone a tre corsie che porta da Tunisi alla zona delle esposizioni, dove varie auto hanno cominciato a cercare di superarlo sia a destra che a sinistra, e allora lui ha dovuto impegnarsi per riuscire a chiudere entrambi i lati; sembrava di giocare alla Playstation, per&#242; con le macchine vere.<br />
<br />
Tuttavia, il tratto di Tunisia che costeggia l'autostrada &#232; davvero interessante; &#232; brullo, rossiccio e quasi disabitato, ma tutt'altro che piatto; l'autostrada deve anzi attraversare una zona collinosa che ricorda molto il <b>Colorado</b>. Il contrasto con la distesa di case bianche di Tunisi &#232; notevole: perch&#232; qui l'ambiente assomiglia alla <b>Sicilia</b>, e le case sono bianche e dal tetto piatto, di solito basse, talvolta con l'armatura pronta per costruire un altro piano sopra il tetto. Sembrano anche piuttosto degradate, a dire il vero.<br />
<br />
Ieri sera, comunque, siamo andati al ricevimento dell'Ambasciatore italiano. Gi&#224; arrivarci &#232; stato un problema: dallo stand italiano ci avevano detto di andare al parcheggio "Giallo 2", dove ci attendeva un autobus. Peccato che il suddetto parcheggio si sia rivelato essere un vialone di due carreggiate da tre corsie l'una, assolutamente in mezzo al nulla, che procedeva per un paio di chilometri e che era occupato da macchine e autobus abbandonati in mezzo alla strada per ogni dove. L'idea degli organizzatori era che l'autista ti portasse l&#236; e poi ti spiegasse (solo in arabo) di indicargli dove volevi scendere. In pratica, l'intero vialone era cosparso di persone disperse che vagavano per ogni dove cercando delle auto, o delle navette, o salendo e scendendo a caso dai mezzi che passavano, disperate.<br />
<br />
Ad ogni modo, partiti con venti minuti di ritardo, siamo arrivati al ricevimento. E anche se non sono riuscito a salutare il Ministro, ho trascorso la serata chiacchierando con gente di vario tipo. Ho fatto tutta la coda per la cena (buffet in piedi, e chiaramente molti pi&#249; invitati del previsto) con <b>Fiorello Cortiana</b>, avendo anche il piacere di conoscere non solo altri parlamentari come <b>Gentiloni</b> e <b>Palmieri</b>, ma anche <b>Achille Bonito Oliva</b>, a Tunisi per le manifestazioni collaterali. La cena peraltro &#232; stata davvero ottima, e il giardino dell'Ambasciata magnifico. E in pi&#249;, in un angolo c'era un folto gruppo di persone che guardavano la partita della Nazionale in televisione... Ah, l'aria di casa!<br />
<br />
Stamattina poi si &#232; svolto al padiglione italiano un importante evento, con tra gli altri Cortiana, <b>Gilberto Gil</b>, e in videoconferenza da Roma <b>Stefano Rodot&#224;</b>. Si voleva lanciare l'appello per una carta dei diritti della rete, e se non posso darvi un sito vero e proprio &#232; colpa mia, visto che devo farlo da un paio di settimane ma non sono riuscito a finirlo. Ma l'evento &#232; stato un successo, sia verso i vari giornalisti italiani &#8211; il Ministero ne ha portati e scarrozzati qui una ventina &#8211; sia verso il pubblico internazionale, con vari gruppi che si sono fatti avanti per condividere l'idea.<br />
<br />
E poi, un altro evento al pomeriggio, in cui ero sul palco a discutere di collaborazione tra i vari gruppi d'interesse; e la riunione del nostro <b><a href="http://www.net-gov.org/" target="_blank">Caucus della Internet Governance</a></b>. Adesso, mandato questo post, cercher&#242; di capire se, per una sera, riesco a tornare in albergo per l'ora di cena; e ad andare finalmente a dormire a un'ora decente.]]></content:encoded>
	</item>
		<item rdf:about="http://bertola.eu/toblog/index.php?p=105&amp;c=1">
		<title>L'accordo spiegato</title>
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		<dc:date>2005-11-16T19:08:15</dc:date>
		<dc:creator>vb (mailto:web&#109;&#97;&#115;&#116;e&#114;&#64;b&#101;&#114;tol&#97;&#46;&#101;&#117;.&#111;rg)</dc:creator>
		<dc:subject>General</dc:subject>
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		<description>Mentre si susseguono attacchi alla libert&#38;#224; di espressione, ieri sera &#38;#232; stato raggiunto l'accordo finale in materia di governance di Internet. Per finire il lavoro, vi spiego i dettagli.</description>
		<content:encoded><![CDATA[Questa mattina, a <b>Tunisi</b>, il Summit &#232; iniziato e finito allo stesso tempo.<br />
<br />
E' iniziato, perch&#232; si &#232; svolta la formale cerimonia di apertura, con i discorsi del Presidente tunisino <b>Ben Ali</b>, del Segretario Generale dell'ONU <b>Kofi Annan</b>, e di altri distinti delegati, tra cui il Preisdente della Svizzera (in quanto organizzatore della prima fase del Summit), che ha strappato applausi a scena aperta ricordando in modo sorprendentemente duro a Ben Ali che la libert&#224; dei media e i diritti umani devono essere garantiti, fuori e dentro il Summit, perch&#232; il Summit possa essere un successo; e il premio Nobel per la Pace, l'iraniana <b>Shirin Ebadi</b>, che abbiamo scelto noi della societ&#224; civile.<br />
<br />
Naturalmente, non appena il Presidente svizzero ha cominciato a parlare di queste cose, la televisione tunisina ha sfumato la diretta e mandato l'intervallo; la Ebadi non &#232; stata mai inquadrata, in pratica non &#232; mai esistita. Durante la conferenza stampa, il Presidente svizzero ha pesantemente criticato il fatto, e ripetuto le proprie posizioni (non si sa ancora se siano supportate dagli altri paesi occidentali o meno); la conferenza stampa della Ebadi &#232; stata annullata. Il Summit &#232; ormai pieno di poliziotti in borghese, e dovunque si formi un capannello di pi&#249; di quattro persone della societ&#224; civile, arrivano due poliziotti in borghese ad ascoltare con aria distratta; pare anche che la connettivit&#224; degli uffici della societ&#224; civile sia improvvisamente e misteriosamente divenuta malfunzionante. Oggi pomeriggio, poi, si doveva svolgere la cerimonia d'apertura del famoso <b><a href="http://www.citizens-summit.org/" target="_blank">Citizens' Summit</a></b>, quello del blocco di luned&#236; mattina; per la delegazione italiana, a fare da testa di ponte, &#232; andato <b>Fiorello Cortiana</b>. Non abbiamo ancora notizie di cosa sia successo.<br />
<br />
E cos&#236;, mettendo da parte i cattivi pensieri, ora &#232; possibile girare per una sequenza infinita di stand, affollarsi nella lunga lista di eventi e presentazioni, infilarsi nella sala plenaria per ascoltare i vari capi di Stato (stasera alle 19, in diretta, parla <b>Lucio Stanca</b>), o chiacchierare nei corridoi; almeno in teoria, visto che in pratica l'organizzazione tunisina &#232; collassata definitivamente, e ci vanno due ore di pullman per arrivare al Summit, quaranta minuti per la navetta che percorre i cinquecento metri militarizzati dal parcheggio auto e taxi all'ingresso, tre quarti d'ora di coda per il controllo sicurezza (sei ingressi per 22'000 persone), mezz'ora di coda per mangiare cibo preconfezionato (molti rinunciano), venti minuti di coda per la toilette delle signore. Pi&#249; che il Summit alla velocit&#224; della rete, &#232; quello della lentezza delle file.<br />
<br />
Allo stesso tempo, il Summit si &#232; chiuso ieri sera dopo le 22, con un accordo che ha del miracoloso (talmente miracoloso che stamattina hanno pubblicato la versione sbagliata del documento finale, provocando le ire dell'Unione Europea e una prontissima correzione volante). Pertanto, <a href="http://www.itu.int/wsis/documents/doc_multi.asp?lang=en&id=2266|0" target="_blank">qui</a> trovate il <b>Tunis Commitment</b>, ossia la dichiarazione di principio; e <a href="http://www.itu.int/wsis/documents/doc_multi.asp?lang=en&id=2267|0" target="_blank">qui</a> la <b>Tunis Agenda</b>, ossia gli impegni presi.<br />
<br />
Le conclusioni sulla Internet Governance sono contenute nell'Agenda, nei paragrafi dal 29 all'82. Vi consiglio di leggerli tutti, anche se sono in maggior parte il riconoscimento di questioni specifiche che dovranno essere affrontate, e che erano gi&#224; state concordate a fine settembre a <b>Ginevra</b>. Invece, mentre sono qui tranquillo nel plenario (sta ora parlando il Presidente palestinese <b>Abbas</b>, che sar&#224; seguito dal Ministro degli Esteri israeliano <b>Shalom</b>), vorrei spiegare meglio i risultati sulle due grandi questioni che erano rimaste aperte: la creazione del Forum e il controllo governativo della rete.<br />
<br />
Del Forum &#8211; ormai ufficialmente denominato <b>&#8220;Internet Governance Forum&#8221;</b> o <b>IGF</b> &#8211; si parla nei paragrafi dal 72 al 78. Ne ho gi&#224; parlato diffusamente nei giorni scorsi, <a href="?p=103">qui</a> per esempio; confermo quindi che si tratter&#224; di un organismo estremamente innovativo, che potr&#224; occuparsi ad ampio raggio di tutte le questioni collegate a Internet, comprese alcune, come i diritti dei consumatori e la privacy, che sono di grande importanza per gli utenti finali, e che finora sono state lasciate a un Far West selvaggio. Inoltre, sar&#224; aperto a tutti gli interessati (anche se va capito come).<br />
<br />
Le sole novit&#224; dell'ultim'ora sono che il famoso delegato russo l'ha avuta vinta, ottenendo la menzione dell'<b>ITU</b>; ma anche che la <b>Grecia</b> si &#232; offerta di ospitare la prima riunione del Forum, in una modernissima sala ereditata dalle Olimpiadi, e che quindi ci prepariamo tutti ad un viaggetto ad <b>Atene</b>.<br />
<br />
Alla fine, siamo tutti molto contenti del risultato; di fatto, questa &#232; una proposta che &#232; nata originariamente dalla societ&#224; civile, e alla fine, come compromesso, hanno riciclato intere frasi del Rapporto Finale del <b>WGIG</b>, alcune quali erano state vergate di mio pugno sul mio vecchio portatile; e non &#232; roba da tutti i giorni ritrovare la propria prosa nella dichiarazione ufficiale di un Summit delle <b>Nazioni Unite</b>...<br />
<br />
Qualche spiegazione in pi&#249; per i non addetti ai lavori, invece, &#232; necessaria per i paragrafi dal 68 al 71, pi&#249; il 61, che parlano del controllo governativo della rete. Forse avrete visto qualche commento trionfale, sulla stampa americana, che dice che &#8220;gli americani hanno conservato il controllo della rete&#8221;. Questo &#232; vero, ma fino a un certo punto.<br />
<br />
In sostanza, capito che un accordo su cosa fare esattamente, sia in generale che sulla specifica questione della internazionalizzazione di <b>ICANN</b>, era impossibile, ci si &#232; accordati soltanto su come proseguire la discussione. <br />
<br />
Il paragrafo 61 &#232; chiaro: si dice che bisogner&#224; &#8220;iniziare o rinforzare&#8221; (non essendoci accordo sul fatto che cambiamenti soddisfacenti siano gi&#224; in corso) un processo che &#8220;potrebbe prevedere la creazione di nuovi meccanismi&#8221; ma in modo da &#8220;dare impulso all'attuale evoluzione&#8221; (per&#242; &#8220;attiva&#8221;, mi raccomando) degli accordi esistenti. Chiaro, no? Praticamente, con una frase si &#232; detto tutto e il contrario di tutto.<br />
<br />
Il paragrafo 68 &#232; una dichiarazione di principio, che riconosce che tutti i governi &#8220;dovrebbero&#8221; avere lo stesso ruolo, anche per assicurare la stabilit&#224; della rete (e quindi, nel controllo della root zone del DNS, che &#232; un elemento fondamentale per tale stabilit&#224;). Si riconosce inoltre che i governi devono occuparsi delle questioni di interesse pubblico. Si tratta per&#242; di principi, senza una applicazione diretta e immediata.<br />
<br />
Il paragrafo 69 riconosce la necessit&#224; di una &#8220;cooperazione incrementata&#8221;. Ebbene, questo &#232; stato il pallino dell'Unione Europea: esagerando un po', si pu&#242; dire che la posizione europea fosse: dite quel che volete, basta che menzioniate la necessit&#224; di una &#8220;cooperazione incrementata&#8221;. E' che quella frase era stata lungamente negoziata tra i Paesi sostenitori dell'autogoverno completo della rete e quelli sostenitori di un nuovo organismo governativo internazionale per Internet, e quindi noi europei ci siamo aggrappati ad essa come alla fune che poteva tenerci uniti. Questo detto, il resto del paragrafo &#232; una serie di bilanciamenti, in cui si dice che i governi devono essere abilitati a svolgere il proprio ruolo sulle questioni internazionali di Internet, per&#242; non su quelle relative alla gestione quotidiana e operativa della rete, a meno che esse non siano di interesse pubblico.<br />
<br />
Il paragrafo 70 specifica che questa &#8220;cooperazione incrementata&#8221; dovrebbe applicarsi al livello di principio anche sul DNS e sulle altre &#8220;risorse critiche di Internet&#8221;. E poi, la prima proposta pratica: si chiede alle organizzazioni che se ne occupano (in primis, ICANN) di collaborare per creare tale cooperazione.<br />
<br />
Il paragrafo 71, infine, &#232; l'unico pratico: si chiede a Kofi Annan di iniziare il processo che porter&#224; alla &#8220;cooperazione incrementata&#8221;, coinvolgendo per&#242;, si capisce, le organizzazioni cooperande, e anche tutti i gruppi interessati. Allo stesso tempo, si dice che le stesse organizzazioni (in primis, ICANN) dovrebbero iniziare da sole un processo verso la &#8220;cooperazione incrementata&#8221;, e fornire un rapporto annuale su tale processo.<br />
<br />
Gi&#224;, ma che cos'&#232; la &#8220;cooperazione incrementata&#8221;? Beh, su questo nessuno &#232; d'accordo, quindi chiaramente non lo si dice: chi vivr&#224;, vedr&#224;.<br />
<br />
Allora, vediamo di ricapitolare: le azioni pratiche che questo Summit ha deciso, per quanto riguarda la governance di Internet, sono tre:<br />
<br />
1) invitare Kofi Annan a convocare la prima riunione di un nuovo Internet Governance Forum, secondo le forme e il mandato specificati, in Grecia, entro giugno 2006;<br />
<br />
2) invitare Kofi Annan ad avviare un processo per definire e realizzare la &#8220;cooperazione incrementata&#8221; che dovrebbe permettere ai governi di svolgere il proprio ruolo (qualunque esso sar&#224;), entro marzo 2006;<br />
<br />
3) invitare le organizzazioni responsabili della governance di Internet (a partire da ICANN) ad avviare appena possibile un processo di riforma interna, per implementare la propria parte della &#8220;cooperazione incrementata&#8221;.<br />
<br />
Come vedete, se &#232; vero che gli <b>Stati Uniti</b> per il momento conservano invariato il proprio ruolo &#8211; ma nessuno realisticamente pensava che questo Summit potesse chiudere ICANN o smuovere gli americani di punto in bianco! &#8211;, &#232; anche vero che la bottiglia &#232; stata rotta contro la chiglia: per quanto nessuno sappia di quanto ci si muover&#224; e dove si andr&#224; a finire, la nave che dovr&#224; traghettare la governance della rete verso un futuro assetto tutto da discutere &#232; stata varata. Alla fine, si trattava dell'unico esito possibile. <br />
<br />
Allo stesso tempo, non dimentichiamo che due anni fa, prima che si desse il via ai lavori del WGIG, non si era d'accordo nemmeno su cosa esattamente fosse la governance di Internet, e quali questioni riguardasse. Da allora, pur senza alcun cambiamento evidente, le cose si sono gi&#224; molto evolute. Nulla impedisce che possano evolversi ancora di molto, nel giro di pochi anni. Del resto, le prossime elezioni presidenziali americane sono gi&#224; nel 2008...]]></content:encoded>
	</item>
		<item rdf:about="http://bertola.eu/toblog/index.php?p=104&amp;c=1">
		<title>Robe da Tunisi</title>
		<link>http://bertola.eu/toblog/index.php?p=104&amp;c=1</link>
		<dc:date>2005-11-15T18:22:51</dc:date>
		<dc:creator>vb (mailto:&#119;&#101;bm&#97;&#115;t&#101;r&#64;&#98;er&#116;&#111;l&#97;&#46;e&#117;&#46;&#111;&#114;g)</dc:creator>
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		<description>Oggi giornata stanca e interlocutoria: il consenso avanza, ma meno di quel che si poteva pensare, e aspettiamo il raggiungimento dell'approvazione finale. Nel frattempo, ho pensato di lamentarmi un po' dell'organizzazione, tanto per cambiare. Sono pur sempre un ingegnere!</description>
		<content:encoded><![CDATA[Beh, ecco, ieri sera ero stato un po' troppo ottimista: l'accordo sulla governance di Internet pi&#249; o meno c'&#232;, ma non si &#232; ancora risolto in un accordo vero e proprio e firmato col sangue. <br />
<br />
L'intera giornata &#232; stata spesa in indecorose negoziazioni, con gli americani che accetterebbero di eliminare le loro parentesi quadre dal paragrafo 76 (creazione del forum) se gli algerini accettassero di eliminare quelle sul paragrafo 78 (garanzia che il forum non abbia un ruolo di controllo), ma loro non accettano se non vengono eliminate quelle al paragrafo 67, che per&#242; sono legate a una lunga discussione sul paragrafo 75, e cos&#236; via. Piano piano, il testo converge: <a href="http://www.itu.int/wsis/documents/doc_multi.asp?lang=en&id=2125|2247|2246|2255|2261" target="_blank">qui</a> trovate le successive versioni.<br />
<br />
L'<b>Unione Europea</b>, comunque, si &#232; svegliata dal letargo e ha tirato fuori una nuova proposta per il paragrafo 75 &#8211; quello chiave, che si occupa della riforma di <b>ICANN</b> e del ruolo dei governi &#8211; che &#232; stata da tutti applaudita e poi usata come punto di partenza per cercare di reinserire tutti i punti contestati delle versioni precedcnti. E cos&#236;, si &#232; arrivati alle 17, quando il presidente del <b>PrepCom</b> e mio vicino di aereo da Roma a Tunisi, l'ambasciatore lettone <b>Janis Karklins</b>, ha convocato tutti i capi delegazione per fargli la classica ramanzina: il testo doveva essere finito a mezzogiorno e qui si cincischia! Lo dica al russo, che ancora non ha mollato la propria irritante quanto irragionevole richiesta di menzionare l'<b>ITU</b> (ancora un po' e i distinti delegati gli mettono le mani addosso).<br />
<br />
Insomma, l'accordo completo sul testo non c'&#232; ancora, ma siamo fiduciosi; mal che vada, si spera al massimo di prolungare le negoziazioni fino a domani mattina.<br />
<br />
Sul piano della libert&#224; di espressione, invece, stamattina per protesta alcune NGO hanno cancellato gli eventi che avevano organizzato all'interno del Summit, per segnalare la propria impossibilit&#224; di lavorare in queste condizioni: del resto, i personaggi scomodi della comunit&#224; locale, per quanto invitati a parlare, non possono nemmeno entrare al Summit, visto che il governo tunisino ha ottenuto che venisse negato loro l'accredito. E non solo a loro: ad esempio, il governo cinese gi&#224; mesi fa ha preteso e ottenuto la radiazione dal Summit dell'associazione <b><a href="http://www.hrichina.org/" target="_blank">Human Rights in China</a></b>. <br />
<br />
Il gioco preferito della societ&#224; civile &#232; individuare quali siti vengono filtrati dal firewall nazionale (dagli alberghi, perch&#232; dentro il Summit la rete &#232; apparentemente non filtrata): se andate su <b>Google</b> e cercate &#8220;anonymizer&#8221; il risultato &#232; un beffardo <i>&#8220;page not found&#8221;</i> (pagina non trovata su Google?!?). <br />
<br />
E in questo momento vi scrivo dalla riunione plenaria della societ&#224; civile, che sta cercando di decidere cosa fare, in mezzo agli esponenti delle "GONGO" (Government Non-Governmental Organizations, il nomignolo che gli abbiamo dato) della Tunisia, che prendono la parola per applaudire il loro grande Presidente e accusare gli occidentali di venire qui a fare colonialismo culturale, con tutte le loro vuote parole sulla democrazia e la loro mancanza di rispetto per le usanze locali (repressione compresa).<br />
<br />
Detto questo, oggi volevo dedicare un approfondimento alla <b>Tunisia</b>, questo meraviglioso Paese e primaria meta turistica nel Mediterraneo, e alla sue eccezionali capacit&#224; organizzative.<br />
<br />
Immaginate quindi di essere in albergo, di solito un meraviglioso cinque stelle che tipicamente ha una fantastica piscina al centro, con regolamentari palme, in modo da sembrare eccezionale sulle foto; ma le camere, viste bene, sembrano quelle di una media pensione di <b>Cesenatico</b>.<br />
<br />
Per prima cosa, dovete prendere un taxi o una navetta. In teoria, la navetta sarebbe consigliabile, se non che nessuno sa quando passano; e quando passano, non sanno dove devono andare; e se sanno dove devono andare, non sanno come arrivarci. E' diventata leggendaria la storia della signora del governo svedese salita sulla navetta all'aeroporto e portata a spasso per un'ora e mezza, in cerca del suo albergo: almeno ha fatto un giro turistico. Ma capirete che se avete una riunione alle 9, uscire e aspettare una navetta che passa forse ogni quarto d'ora, forse ogni ora, e forse (se l'autista si &#232; svegliato tardi) non passa proprio, non &#232; una grande opzione.<br />
<br />
Con i taxi, comunque, non &#232; molto meglio; perch&#232; ammesso di riuscire a farne arrivare uno, e di riuscire a fargli attivare il tassametro, comunque esso non sar&#224; autorizzato ad arrivare fino al Summit: vi dovr&#224; lasciare a un chilometro di distanza, dove, dopo avervi guardato dentro le borse (e detto di andare pure, indipendentemente dal contenuto), vi faranno salire su un'altra mini-navetta che far&#224; l'ultimo miglio. La stessa cosa si applica persino alle auto dell'ambasciata! E il problema &#232; che le navette sono da sei posti l'una, e arrivano anche qui con frequenza e pianificazione random: sul fotoblog trovate la <a href="?f=40">foto</a> di quel che succede quando ne arriva finalmente una che va dove serve a qualcuno (il tizio raffigurato, in mancanza di meglio, stava cercando di salire sul tetto).<br />
<br />
Dopodich&#232;, giunti finalmente davanti all'ingresso, dovete entrare: e qui vi trovate di fronte alle procedure di sicurezza, che cominciano con venti minuti di coda, visto che vi sono sei metal detector per 22'000 persone (VIP esclusi &#8211; gli ambasciatori no, ma hanno una coda a parte). Dopo aver mostrato un badge dotato di tag RFID, vi dovrete spogliare davanti a un signore tunisino che non sa bene che fare, tanto &#232; vero che potete tranquillamente mollare la borsa, la macchina foto, la giacca dentro l'apparecchio a raggi X, e poi passare dalla porta. La porta suona, ma nessuno ha voglia di vedere perch&#232;, e cos&#236; potete tranquillamente andare avanti. <br />
<br />
In compenso, ai tunisini &#232; sfuggito un piccolo particolare: all'uscita della macchina a raggi X servirebbe un qualcosa perch&#232; le borse potessero attendere il proprio proprietario. Purtroppo non ci hanno pensato: attualmente il nastro scorrevole, uscito dalla macchina, finisce nel vuoto, scaraventando portatili, macchine foto e telecamere direttamente per terra da mezzo metro d'altezza a meno che qualcuno non le prenda al volo. Alcuni inservienti, al terzo americano imbufalito, si sono attrezzati mettendoci davanti una sedia di plastica, che riduca almeno l'altezza della caduta.<br />
<br />
Dentro il Summit la situazione non migliora: si tratta di un enorme padiglione fieristico, che &#232; stato praticamente raso al suolo e ricostruito. Tutto, tranne le toilette, che, a giudicare dall'aspetto, sono le stesse in cui il locale Sultano frustava i genovesi sei secoli fa. In pi&#249;, vi sono ben due toilette con tre <i>pissoir</i> ciascuna... per 22'000 persone. Oggi, giorno a mezzo servizio, la coda era di cinque minuti. Da domani, non osiamo pensare.<br />
<br />
Idem per il cibo: ci sono dei ristoranti che, ci hanno detto, dovrebbero aprire domani. Per il momento, le uniche sorgenti di cibo sono tre baretti, che vendono bibite, patatine, snack e panini preconfezionati in tre gusti. Io ho provato il tonno, uovo e harissa, che si &#232; rivelato essere un blocco di pane con un tenue strato di harissa, una fetta di uovo, e, al centro, un qualcosa che avrebbe potuto essere mezzo grammo di tonno. Il tutto per tre euro, che qui sono pi&#249; o meno il costo di un pranzo in una taverna. Ma nessuno che abbia pensato di attrezzarsi seriamente per le centinaia di delegati che partecipano al PrepCom e alle ultime negoziazioni.<br />
<br />
Del resto, anche la logistica delle stanze &#232; complicata: si tratta di spazi angusti e tappati, dove la temperatura arriva immediatamente a livelli sahariani. E poi, per promuovere l'orgoglio nazionale, hanno deciso di chiamarle, anzich&#233; con numeri, con i nomi delle citt&#224; tunisine. Peccato che la stanza &#8220;Douga&#8221;, visto anche il livello di comfort, sia stata ormai universalmente rinominata &#8220;Dogga&#8221;; che nessun americano o giapponese riuscir&#224; mai, per comunicare dove si trova il meeting, a pronunciare &#8220;Tozeur&#8221;; e che nessuno riesca a cogliere la differenza tra la stanza &#8220;Sidi Bou Sa&#239;d&#8221; e la stanza &#8220;Sidi Bouzid&#8221; (s&#236;, sono due stanze diverse). In questo non siamo aiutati dal fatto che non c'&#232; n&#233; una piantina, n&#233; una segnalazione di dove siano le varie stanze: bisogna tendenzialmente andare a vedere tutti i nomi sulle porte per trovarne una.<br />
<br />
E non pensate di poter comunicare tanto facilmente: la rete wireless viene e va (sfido: la media &#232; di una stanza, un access point, cento portatili; di cui un buon 50%, almeno fra la societ&#224; civile, sono Mac); i telefoni prendono e non prendono, i messaggi di testo si perdono nel nulla. Ci siamo ridotti, in tempi di instant messaging, a lasciarci dei post-it presso gli uffici della societ&#224; civile.<br />
<br />
Ma la cosa forse pi&#249; particolare &#232; la quantit&#224; incredibile di persone che lavorano a questo Summit. Per chilometri intorno c'&#232; un posto di blocco ogni trecento metri, con quattro poliziotti, filo spinato e manganelli; ci siamo chiesti come facciano ad avere tutti questi poliziotti, evidentemente un tunisino su dieci lavora in polizia. E poi, ovunque, ci sono stuoli di inservienti e attendenti, a branchi di dieci, venti, trenta. Peccato che nessuno di loro sappia esattamente cosa fare o cosa dire.<br />
<br />
Di solito, ti dicono &#8220;non so&#8221; e si rimettono a parlare col vicino. Abbastanza spesso, ti maltrattano in francese, come se fosse colpa tua, in questo delirio, non sapere cosa devi fare. Alle volte ti danno con grande contegno e sicurezza indicazioni che si rivelano del tutto insensate. Pi&#249; in generale, ti negano l'accesso, non importa da dove e a cosa e perch&#232; tu stia andando l&#224;: per principio tu non puoi fare nulla, e il loro compito &#232; di fare un gesto sdegnato e indicarti di tornare indietro (o di passare mezzo metro pi&#249; in l&#224;, perch&#232; a quel punto, anche se vedono, non &#232; pi&#249; di loro competenza). A un certo punto, tutti i passaggi tra la zona esposizioni e le sale di riunione sono stati chiusi, perch&#232; ciascuno dei vari gruppi di sorveglianti sosteneva che si dovesse passare dall'altra parte; e la cosa non si &#232; risolta finch&#232; non hanno finito di litigare fisicamente tra loro.<br />
<br />
Rileggendo tutto, mi accorgo che questo potrebbe sembrare semplicemente una lista di lamentele schizzinose (e non vi ho parlato dell'albergo!). Ma qui ognuno di noi ha in qualsiasi momento due o tre eventi contemporanei a cui dovrebbe partecipare, dalla mattina alla sera, e se si perdono un'ora per arrivare, un'ora per mangiare e un'ora per andare in bagno, &#232; del tutto inutile essere venuti fin qui. <br />
<br />
E poi, la cosa che veramente stupisce &#232; come riescano ad essere disorganizzati in qualsiasi cosa, persino le minime: e ne ho omesse tante. L'ultima che vi racconto ancora &#232; quella dell'Ambasciatore <b>Bruni</b> (persona squisita, anche per la cena che ci ha offerto) e del suo seguito che si preparano, si trovano alle 7,30 davanti all'albergo (come concordato la sera prima per poter essere alle 8 a una importante riunione degli Ambasciatori europei), attendono l'auto dell'ambasciata, alle 7,50 non si vede ancora, chiamano e... l'autista tunisino risponde inventandosi una scusa: non c'aveva voglia e, Ambasciatore o no, non era venuto.<br />
<br />
Stasera, comunque, &#232; la sera della verit&#224;: siccome la nostra ambasciata non ha pi&#249; trovato posto a Tunisi, ci mandano a dormire ad <b>Hammamet</b>. A 80 chilometri da qui. Con le navette del Summit. Stavolta s&#236; che ho bisogno di fortuna.]]></content:encoded>
	</item>
		<item rdf:about="http://bertola.eu/toblog/index.php?p=103&amp;c=1">
		<title>Riforme in vista</title>
		<link>http://bertola.eu/toblog/index.php?p=103&amp;c=1</link>
		<dc:date>2005-11-14T22:00:21</dc:date>
		<dc:creator>vb (mailto:&#119;&#101;b&#109;&#97;&#115;ter&#64;&#98;erto&#108;&#97;.eu.&#111;rg)</dc:creator>
		<dc:subject>General</dc:subject>
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		<description>Tra ieri sera e oggi, buoni passi avanti sono stati fatti - persino pi&#38;#249; del previsto. E quindi, siamo vicini all'approvazione ufficiale della creazione di un nuovo Forum, anche se il pericolo di un improvviso irrigidimento &#38;#232; sempre alle porte.</description>
		<content:encoded><![CDATA[Non posso non aprire il post di oggi accennando ai gravi episodi che stanno accadendo qui a Tunisi: questa mattina, una riunione privata di una ventina di attivisti delle NGO occidentali, che dovevano organizzare il <b><a href="http://www.citizens-summit.org/" target="_blank">Summit dei Cittadini</a></b>, &#232; stata <a href="http://www.worldsummit2005.de/en/web/819.htm" target="_blank">impedita con la forza</a> dalla polizia tunisina, che ha circondato in forze il palazzo del <b>Goethe Institut</b>, dove doveva tenersi l'incontro; e non ha lasciato entrare nemmeno l'ambasciatore tedesco, presentatosi per capire cosa stesse succedendo. E stamattina &#232; stata anche picchiata una redattrice di un giornale tunisino indipendente. Venerd&#236; scorso un giornalista di <b>Lib&#233;ration</b>, che stava facendo troppe domande in giro sui diritti umani, &#232; stato <a href="http://www.liberation.fr/page.php?Article=337984" target="_blank">picchiato e accoltellato</a> da quattro distinti signori, che si sono fermati solo quando uno di essi ha detto <i>&#8220;ora basta&#8221;</i>.<br />
<br />
Ma siccome penso che questo diventer&#224; ben presto il tema principale del Summit e che non vi sar&#224; difficile ottenere informazioni in merito, vorrei invece concentrarmi per stavolta sull'argomento della governance di Internet, visto che &#232; successa una cosa inaspettata: in una sola giornata, si &#232; raggiunto un quasi perfetto accordo.<br />
<br />
Il tutto &#232; incominciato ieri pomeriggio, quando l'Ambasciatore pakistano <b>Massoud Khan</b>, che presiede i lavori del <b>Sottocomitato A</b>, ha messo in piedi un cosiddetto <i>drafting group</i>, ossia un gruppo di lavoro il cui scopo &#232; quello di abbozzare un documento per poi presentarlo all'assemblea plenaria. <br />
<br />
Lo scopo era quello di preparare una lista di tutti i punti su cui ci si trovava d'accordo; si tratta di un vecchio metodo diplomatico per uscire dalle situazioni di impasse. In questo modo, difatti, si pu&#242; capire almeno se esiste il modo di non uscire dalla stanza con un nulla di fatto, ma con qualcosa che possa perlomeno salvare la faccia ai negoziatori, e che rappresenti il massimo ottenibile. In pi&#249;, se il Chairman del drafting group &#232; sufficientemente scafato, ci sono una serie di giochini che si possono fare per facilitare il risultato: ad esempio, aggiungere nel testo tutti i &#8220;punti favoriti&#8221; delle delegazioni pi&#249; riottose, tenerli nel documento mentre si discute tutto il resto in modo da renderle pi&#249; accondiscendenti, e poi eliminarli alla fine grazie alla tempestiva obiezione di una delegazione amica.<br />
<br />
Ieri, dopo il pomeriggio il lavoro di drafting &#232; proseguito alla sera, visto che la riunione plenaria che doveva andare dalle 18 alle 21 &#232; stata subito interrotta e trasformata in una ulteriore riunione del drafting group. E cos&#236;, complice il fatto che il gruppo della delegazione italiana con cui dovevo andare a cena non mi ha aspettato, sono rimasto l&#236; fin verso le nove e mezza (la successiva ora &#232; stata usata dalla terribile navetta per compiere i dieci minuti di strada fino al mio albergo &#8211; ma della terribile organizzazione tunisina parler&#242; un'altra volta).<br />
<br />
Oggi, quindi, la mattinata &#232; andata via nell'esame della suddetta lista, che per quanto possibile ha riscosso un discreto successo. Di conseguenza, la riunione &#232; stata interrotta a mezzogiorno per dare modo alle varie delegazioni di incontrarsi tra loro e cercare accordi, mentre Khan preparava, sulla base dei <a href="http://www.itu.int/wsis/docs2/pc3/room-docs/18.doc" target="_blank">punti della lista</a> dopo varie modifiche, la propria proposta per il testo finale.<br />
<br />
Nell'interruzione, il manipolo di coraggiosi della societ&#224; civile (tra cui io, col mio badge governativo girato al contrario) ha incontrato le varie delegazioni. Dovete sapere che noi siamo particolarmente affezionati alla proposta di creare un Forum sulla Internet Governance, che &#232; venuta originariamente dal nostro think tank due anni fa, e che riteniamo fondamentale per avere finalmente un luogo dove tutti, noi inclusi, possono parlare di questioni che finora sono state ignorate o abbandonate all'iniziativa privata, come la privacy o lo spam. <br />
<br />
Tuttavia, questa proposta incontra l'opposizione degli americani, che hanno paura di qualsiasi nuova entit&#224; &#8211; specie se collegata alle <b>Nazioni Unite</b> &#8211; ma anche che sanno che le loro aziende, in mancanza di politiche globali, fanno il bello e il cattivo tempo a proposito dell'evoluzione dell'ICT, e sarebbero ben contenti di continuare cos&#236;. Per questo motivo, il <b>Canada</b> ha cercato di anticipare tutti con una proposta in cui il Forum viene concentrato sui temi dello sviluppo e della lotta al digital divide; temi fondamentali, s'intende, ma che permettono regolarmente di riempirsi la bocca senza mai dover fare nulla di concreto, e in pi&#249; consentirebbero di non parlare invece di questioni importanti come quelle sopra citate.<br />
<br />
Ma naturalmente, al di fuori della cerchia americana (Stati Uniti, Canada, <b>Australia</b>, rappresentanti del settore privato e <b><a href="http://www.isoc.org/" target="_blank">Internet Society</a></b>) la proposta ha incontrato poco favore, e grazie anche alla nostra opera di sensibilizzazione la limitazione sul mandato del Forum &#232; presto sparita.<br />
<br />
A quel punto, arrivato nella riunione delle 16 il testo di Khan senza grandi sorprese, gli americani hanno provato un'altra diversione: hanno proposto di far organizzare il nuovo forum non a <b>Kofi Annan</b>, ma alla Internet Society, che gi&#224; organizza l'<b>IETF</b> e gli <b>INET</b>. Anche qui, rumore in sala: detto che io sono con piena soddisfazione Consigliere della sua sezione italiana, &#232; vero che la Internet Society &#232; una entit&#224; globale, &#232; vero che certamente ha esperienza di questo genere di meeting, ma se io fossi una associazione no-profit e l'amministrazione <b>Bush</b> mi proponesse come depositario di una risorsa che ritiene vitale per gli interessi nazionali, io qualche domanda me la porrei. E quindi, questa proposta &#232; stata massacrata nel giro di un'ora.<br />
<br />
Nel frattempo, giunti alle 19, ci si &#232; divisi in tre ulteriori drafting group, per trattare di tre diversi blocchi di paragrafi, con l'intento di riunirsi nuovamente in sessione plenaria alle ore 21, sperando di avere per allora terminato il testo con reciproca soddisfazione. Il mio drafting group &#232; stato quasi interamente preso dal discutere se occorresse scrivere esplicitamente che il Forum non deve occuparsi di &#8220;controllo&#8221; (in inglese <i>oversight</i>) &#8211; quello che alcuni governi vorrebbero ottenere per s&#233; &#8211; e se fosse opportuno, come proposto dagli stessi paesi e osteggiato da tutti i paesi sviluppati, indicare che il Forum dovrebbe appoggiarsi all'<b><a href="http://www.itu.int/" target="_blank">ITU</a></b>, l'agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di modernit&#224; quali il telegrafo, il telefono, la radio e la televisione, e che dalla convergenza delle telecomunicazioni verso Internet sta progressivamente venendo privata di un motivo d'essere e avviata verso la cassa integrazione straordinaria. <br />
<br />
L'<b>Algeria</b> voleva rimuovere la prima menzione e la <b>Russia</b> voleva disperatamente conservare la seconda, e, pur nel disappunto generale, non c'&#232; stato verso di fargli cambiare idea; e finch&#232; c'&#232; qualcuno che non &#232; d'accordo, non si pu&#242; procedere. (Ah no, scusate: la Russia non era sola, era supportata per procura anche dalla <b>Moldova</b>, dalla <b>Bielorussia</b> e dall'<b>Azerbaigian</b>.)<br />
<br />
Alla fine, poco dopo le nove e mezza, la sessione plenaria &#232; effettivamente incominciata, rileggendo il testo cos&#236; come modificato dai vari drafting group, incluse le parti <i>bracketed</i>, cio&#232; ancora non accettate da tutti. Eppure anche cos&#236;, detto che non tutti i gruppi hanno concluso il lavoro e che restano ancora alcuni paragrafi da sistemare, l'accordo pare chiaro: un nuovo <b>Internet Governance Forum</b> verr&#224; creato, e si chiede al Segretario delle Nazioni Unite di organizzare la sua creazione con un processo &#8220;aperto e inclusivo&#8221;. Il forum avr&#224; un mandato ampio, copiato quasi parola per parola da quello contenuto nel <b>Rapporto Finale</b> del <b>WGIG</b> (e che in buona misura avevo scritto io...), e presenter&#224; un suo rendiconto dopo cinque anni per capire se funziona o meno. E sar&#224; un forum aperto a tutti i portatori di interesse.<br />
<br />
Noi della societ&#224; civile pensavamo quasi di intervenire per dire <i>&#8221;ci rimangiamo tutte le critiche che abbiamo fatto negli ultimi sei mesi&#8221;</i>. Poi abbiamo deciso che era un po' esagerato. Ma certo &#8211; detto che in diplomazia nulla &#232; approvato finch&#232; tutto non &#232; approvato, e quindi potrebbero ancora esserci sorprese &#8211; stasera siamo un po' pi&#249; soddisfatti del solito.<br />
<br />
Eppure, prima di festeggiare davvero, converr&#224; attendere. Anche ora, basta che una delegazione si impunti su un passaggio sgradito agli Stati Uniti, causando il loro impuntamento in risposta, e c'&#232; il rischio che salti tutto. Purtroppo non si pu&#242; prescindere da loro; hanno in mano buona parte del manico del coltello, e senza un accordo continueranno a svolgere il ruolo privilegiato che hanno attualmente. E quindi, incrociate le dita e sperate che non succeda nulla: tra poco chiuderemo la sessione (anche perch&#232; gli interpreti, se no, ci piantano qui) e ci ritroveremo domani per la passata finale.]]></content:encoded>
	</item>
		<item rdf:about="http://bertola.eu/toblog/index.php?p=102&amp;c=1">
		<title>Il controllo della rete</title>
		<link>http://bertola.eu/toblog/index.php?p=102&amp;c=1</link>
		<dc:date>2005-11-13T19:28:16</dc:date>
		<dc:creator>vb (mailto:w&#101;&#98;ma&#115;t&#101;r&#64;&#98;&#101;&#114;tola&#46;&#101;u.o&#114;g)</dc:creator>
		<dc:subject>General</dc:subject>
		<guid isPermaLink="false">102@http://bertola.eu/toblog/index.php</guid>
		<description>Il tema probabilmente pi&#38;#249; caldo del Summit &#38;#232; il controllo della rete, e in particolare il ruolo dei governi: devono decidere da soli o insieme agli altri, e su quali materie? Cos&#38;#236; ho pensato di riassumere brevemente la storia pregressa e le posizioni dei vari Stati.</description>
		<content:encoded><![CDATA[Oggi, domenica, &#232; stato il primo giorno del Comitato Preparatorio &#8211; il cosiddetto <b>PrepCom-3</b>. Si tratta in realt&#224; di un &#8220;3 bis&#8221;, perch&#232; il PrepCom-3 vero e proprio si &#232; tenuto a <b>Ginevra</b> alla fine di settembre, per due settimane, e si &#232; concluso con molti passi avanti ma anche con molte questioni ancora da discutere. E cos&#236;, siccome il documento finale deve essere finito prima che il Summit vero e proprio inizi, mercoled&#236; mattina, si &#232; deciso di aggiungere tre giorni di &#8220;resumed session&#8221; subito prima.<br />
<br />
E cos&#236; oggi, a mezzogiorno, ci siamo infilati dentro un <b>Palazzo delle Esposizioni</b> ancora in piena costruzione &#8211; ci sono operai e materiali dappertutto &#8211; per assistere alla prima sessione del <b>Sottocomitato A</b>, ossia quello che si occupa specificamente della governance di Internet. <br />
<br />
L'argomento &#232; complesso e variegato, e viene declinato solitamente in due gusti diversi: quello cosiddetto &#8220;stretto&#8221;, in cui l'oggetto della discussione &#232; l'amministrazione dei processi globali di assegnazione dei nomi a dominio e degli indirizzi IP (ossia, in parole povere, chi controlla <b>ICANN</b>, che a sua volta decide chi gestisce i domini di primo livello come .com o .it, e quando crearne di nuovi); e quello &#8220;ampio&#8221;, in cui si parla di tutte le tematiche relative non soltanto al funzionamento tecnico della rete, ma anche ai suoi contenuti e all'uso che se ne fa: e quindi gi&#249; a discutere di spam, di pirateria informatica, di privacy, di libert&#224; di espressione, di propriet&#224; intellettuale.<br />
<br />
Gi&#224; due anni fa &#8211; in occasione del primo Summit Mondiale, quello di Ginevra &#8211; i governi avevano tentato invano di raggiungere un accordo su questi temi; alla fine, l'unico accordo possibile, detto in parole povere, era stato che non ci si capiva niente e che era necessario mettere un gruppo di esperti a lavorare per analizzare i problemi e spiegarli a tutti. <br />
<br />
Tale gruppo di esperti &#232; quello denominato <b><a href="http://www.wgig.org/" target="_blank">WGIG</a></b> (Working Group on Internet Governance), che &#232; stato nominato direttamente da <b>Kofi Annan</b>, e di cui io sono stato onorato di essere l'unico membro italiano; il suo lavoro si &#232; concluso a luglio con la produzione di un <b><a href="http://www.wgig.org/docs/WGIGREPORT.pdf" target="_blank">Rapporto Finale</a></b> e di un massiccio <b><a href="http://www.wgig.org/docs/BackgroundReport.pdf" target="_blank">Rapporto Complementare</a></b>, che consiglio di leggere a chi &#232; interessato ad approfondire (del primo esiste anche una <a href="http://www.quadernionline.it/wsis_2005/bertola_02.html" target="_blank">versione in italiano</a> tradotta dal sottoscritto). <br />
<br />
Durante questo processo, i vari governi hanno cominciato a capirne di pi&#249;, e ad avere via via opinioni pi&#249; precise e coerenti; e cos&#236;, si &#232; arrivati al PrepCom-3.<br />
<br />
I temi caldi sono sostanzialmente due. Per quanto riguarda l'approccio &#8220;ampio&#8221;, tutti riconoscono che non vi &#232; attualmente uno spazio globale per discutere delle politiche relative alla rete; se per gli standard tecnici ci si trova tutti all'<b>IETF</b>, per gli standard politici non esiste un luogo equivalente. E' cos&#236; nata, riscuotendo via via crescente successo, l'idea di creare un Forum aperto a tutti, dai governi agli utenti finali, in cui possano essere sollevate le questioni di interesse e i problemi che ci si trova ad affrontare.<br />
<br />
Per quanto riguarda l'approccio &#8220;stretto&#8221;, invece, i problemi sono maggiori: perch&#232;, si sa, ICANN &#232; ancora sotto il diretto controllo del governo americano, e per quanto al suo interno abbia provveduto a globalizzarsi un po', le sue decisioni pi&#249; importanti sono pur sempre soggette al veto ultimo dell'amministrazione Bush. E quindi, i vari Paesi del mondo si sono schierati per decidere se, e quanto, modificare questa situazione.<br />
<br />
Su di un lato della disputa, vi sono nazioni come <b>Cuba</b>, <b>Cina</b>, <b>Iran</b>, <b>Arabia Saudita</b>, e in misura minore <b>Sud Africa</b> e <b>Brasile</b>; questi paesi ritengono che il controllo ultimo non solo sulla gestione dei nomi a dominio, ma su tutte le tematiche relative all'uso della rete, sia di competenza esclusiva dei governi. E quindi, il loro sogno sarebbe quello di creare un grande <b>Consiglio Governativo di Internet</b>, interno alle <b>Nazioni Unite</b>, che delibera, e poi tutti gli altri, da ICANN agli utenti, eseguono.<br />
<br />
Dall'altro lato della disputa, vi sono gli <b>Stati Uniti</b>, che hanno ribadito non solo che il sistema attuale va benissimo, ma che, rieletto <b>Bush</b> per la seconda volta, non hanno nemmeno pi&#249; intenzione di &#8220;lasciare libero&#8221; ICANN rinunciando al proprio potere ultimo di veto, come inizialmente pianificato da <b>Clinton</b> e previsto per l'anno prossimo. Questa <a href="http://www.ntia.doc.gov/ntiahome/domainname/USDNSprinciples_06302005.htm" target="_blank">posizione</a> &#232; supportata anche dal &#8220;settore privato&#8221;, che al Summit &#232; dominato dalle grandi corporation americane dell'ICT.<br />
<br />
Su una posizione di questo genere sono schierati anche paesi amici degli americani, tra cui <b>Australia</b>, <b>Nuova Zelanda</b>, <b>Canada</b>, nonch&#233; la maggior parte dei paesi sudamericani di lingua spagnola, e la maggior parte della societ&#224; civile internazionale, che vorrebbero vedere ICANN &#8220;liberato&#8221; dal veto americano, ma senza l'introduzione di un veto o di un potere di controllo affidato alle Nazioni Unite o ad altri governi.<br />
<br />
Nel mezzo, si trova la posizione europea, che &#232; a sua volta una posizione di compromesso, visto che le <a href="http://punto-informatico.it/p.asp?i=52682" target="_blank">posizioni iniziali</a> del ministro <b>Stanca</b> e, ad esempio, degli inglesi, sostanzialmente simili a quelle del gruppo precedente, mal si conciliano con altri paesi europei che spingono modelli molto pi&#249; &#8220;statalisti&#8221;. E quindi, la posizione ufficiale europea dice che bisogna creare una qualche entit&#224; solo governativa, comprendente tutte le nazioni, che abbia un potere di controllo su ICANN, ma solo a livello di principio; mentre per l'operativit&#224; quotidiana ICANN deve rimanere indipendente.<br />
<br />
Questa posizione, presa a Ginevra, ha naturalmente scandalizzato gli americani, e scatenato una <a href="http://www.iht.com/articles/2005/10/10/opinion/edbildt.php" target="_blank">campagna di stampa</a> anti-europea su vari giornali internazionali, specie finanziari, vicini alle corporation; campagna che si &#232; affiancata a quella gi&#224; in corso da tempo e tesa a dipingere le Nazioni Unite come desiderose di stabilire un controllo pesante e burocratico sulla rete, magari spinte dalle varie dittature che ne sono membri. Attivit&#224; di cui, a dire il vero, le Nazioni Unite farebbero volentieri a meno, come spiegato direttamente da Kofi Annan, con un suo editoriale sul <b><a href="http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2005/11/04/AR2005110401431.html" target="_blank">Washington Post</a></b>.<br />
<br />
E cos&#236;, arriviamo al meeting di oggi; la prima giornata non ha avuto grande successo, visto che l'organizzazione del Summit lascia molto a desiderare, e molti dei delegati sono rimasti prigionieri di navette che, con puntualit&#224; tunisina, non sanno quando partire e dove andare, o di una stanza che pareva una stalla, con centinaia di Ambasciatori e distinti delegati pigiati su seggiole di plastica stipate fino all'inverosimile, con un caldo atroce e i microfoni che non funzionavano.<br />
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Comunque, la sessione &#232; andata avanti stancamente, mentre tutti ribadivano le proprie posizioni; e i soli deboli segnali di progresso sono venuti da una sessione separata pomeridiana, presieduta dal Canada, in cui si &#232; cominciato a discutere di &#8220;processi evolutivi&#8221;, in sostanza di come continuare a discutere dopo questo Summit. Se &#232; probabile che venga approvata la creazione di un nuovo Forum per discutere di temi come privacy e spam &#8211; e questa sarebbe una grande vittoria per la societ&#224; civile, che ha usato le proprie scarse possibilit&#224; di partecipazione soprattutto per spingere questo concetto &#8211; &#232; invece molto difficile che si raggiunga un accordo su come riformare ICANN, e, in generale, sul ruolo pi&#249; appropriato per i governi riguardo a Internet.<br />
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Ma non disperate: in questo genere di meeting, molto si decide andando avanti ad oltranza l'ultima notte, quando i delegati, stanchi e disperati, sarebbero disposti a cedere un parente pur di raggiungere un accordo e andare a dormire. Il rapporto del WGIG &#232; stato da noi terminato alle 2:30 di un sabato mattina; chiss&#224; quando sar&#224; finito il documento del Summit?]]></content:encoded>
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		<title>Verso Tunisi</title>
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		<dc:date>2005-11-12T20:23:33</dc:date>
		<dc:creator>vb (mailto:&#119;&#101;bma&#115;&#116;er&#64;ber&#116;o&#108;&#97;.eu.&#111;rg)</dc:creator>
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		<description>Sono arrivato a Tunisi, per il Summit Mondiale sulla Societa' dell'Informazione. Ma so che in Italia nessuno ne sa molto, per cui comincio con una bella introduzione al tema.</description>
		<content:encoded><![CDATA[E' sabato sera, e sono seduto sul balcone della mia camera d'albergo a <b>Gammarth</b>, a nord di <b>Tunisi</b>. Domani, a una decina di chilometri da qui, incomincia il <b><a href="http://www.itu.int/wsis/">Summit Mondiale sulla Societ&#224; dell'Informazione</a></b>, un evento planetario organizzato dalle <b>Nazioni Unite</b>, a conclusione di un processo di quattro anni, per tracciare la strada verso un mondo globalizzato e interconnesso, in cui le tecnologie siano un modo per sostenere lo sviluppo del genere umano, dei suoi diritti e della sua ricchezza, anzich&#233; uno strumento per aumentare ancora di pi&#249; le differenze e i privilegi.<br />
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Certo, queste sono belle parole, ma il difficile &#232; metterle in pratica. E' chiaro che le occasioni di questo genere non sempre hanno un impatto diretto e chiaramente riconoscibile; ma d'altra parte, se non si comincia a discutere e a porsi questo genere di problemi, non si pu&#242; nemmeno lavorare alle soluzioni. E' triste che in Italia, a parte qualche raro articolo, non se ne sia parlato; perch&#232; i temi emersi in questo Summit sono molti e tanto importanti quanto interessanti.<br />
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Ma, per prima cosa, forse &#232; il caso che vi spieghi meglio come funziona un Summit delle Nazioni Unite: presa la decisione di farlo, le delegazioni delle varie nazioni del mondo si incontrano periodicamente, ogni tre o quattro mesi, per scrivere un documento finale, nel quale le nazioni stesse stabiliscono principi comuni e si impegnano a determinate azioni. Il documento viene costruito sulla base del consenso, andando avanti a discutere e cercare vie di mezzo finch&#232; tutti non accettano il testo: e se questo da una parte porta spesso a risultati deboli e vaghi, dall'altra &#232; l'unico modo perch&#232; i risultati possano veramente essere riconosciuti e adottati da tutti.<br />
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Peccato che durante questi anni di discussione sia saltato fuori un problema fondamentale: nel mondo del ventunesimo secolo, e specialmente per le tecnologie dell'informazione &#8211; punta di diamante della globalizzazione &#8211;, non sono pi&#249; i governi da soli a determinare il futuro. La direzione presa dalla tecnologia e da Internet &#232; data dalla somma di infinite azioni di infiniti attori &#8211; in gergo detti <i>stakeholder</i> &#8211; ognuno in un ruolo diverso: e cos&#236;, la rete oggi &#232; il risultato delle azioni del governo americano e di altri governi, ma anche di varie aziende grandi e piccole, ma anche di un numero infinito di individui che hanno creato siti, applicazioni, contenuti, senza chiedere consigli o permessi a nessun ente parastatale.<br />
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E cos&#236;, non solo i governi non sono pi&#249; da soli a decidere il futuro della rete, ma, quando le loro decisioni non tengono conto del sentire comune e delle richieste di tutti gli altri stakeholder, il risultato dei loro tentativi &#232; solitamente una misera prova di impotenza. (Qualcuno ha parlato di peer-to-peer?)<br />
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E' per questo motivo che la grande innovazione di questo Summit, anche se incompleta e ancora osteggiata da molti governi, &#232; stata il coinvolgimento diretto delle aziende e delle associazioni non governative nella discussione e nel processo di definizione del documento finale, aprendo anche il dibattito su come estendere questo coinvolgimento a tutte le forme di decisione collettiva che impattano sul futuro di Internet.<br />
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Insomma, questo &#232; il summit in cui si discute di come governare il mondo del futuro, e di come coinvolgere i privati e la societ&#224; civile senza perdere la legittimit&#224; che deriva dalla democrazia e senza lasciare il controllo in mano ai pi&#249; ricchi e ai pi&#249; forti; e, se i nostri politici sono troppo impegnati a discutere di <b>Celentano</b>, nel resto del mondo la discussione &#232; aperta da tempo.<br />
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In termini di questioni specifiche, si &#232; parlato veramente di tutto, dal computer da cento dollari al controllo americano su <b>ICANN</b> e sui nomi a dominio, dai finanziamenti contro il digital divide alla lotta allo spam, dalla libert&#224; di espressione in rete alla propriet&#224; intellettuale; e i prossimi tre giorni di febbrili riunioni saranno dedicati a concordare la versione definitiva del documento finale, in cui vi sono ancora molti punti controversi e privi di accordo.<br />
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Dopodich&#232;, da mercoled&#236;, inizier&#224; il Summit vero e proprio e ci si potr&#224; rilassare: tutto sar&#224; gi&#224; stato deciso, e per quattro giorni si potr&#224; invece partecipare a discussioni e convegni, visitare gli stand, e scoprire la quantit&#224; incredibile di attivit&#224; che sono in corso su questi temi per tutto il mondo. A meno che...<br />
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Gi&#224;, perch&#232; a tutto questo si sommano le polemiche sul venire a fare questo Summit proprio qui, proprio in <b>Tunisia</b>, un paese democratico solo sulla carta; un paese che ci ha accolto con striscioni di vago sapore rumeno, voglio dire, della Romania di <b>Ceausescu</b>: <i>&#8220;Benvenuto ai distinti ospiti di Sua Eccellenza il Presidente Zine El Abidine Ben Ali!&#8221;</i>; <i>&#8220;Benvenuto ai delegati da parte della Coalizione Costituzionale Democratica!&#8221;</i> (Come dice il nome, la <b>Coalizione Costituzionale Democratica</b>, partito del Presidente, &#232; quella che se la critichi in un blog finisci in galera senza passare dal via; vi metterei anche il link alla notizia, ma sfortunatamente dalla Tunisia non e' accessibile.)<br />
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Figuratevi che, nell'ultima riunione preparatoria a <b>Ginevra</b>, un esponente della societ&#224; civile non-governativa tunisina &#8211; talmente non governativa che, si &#232; scoperto dopo, la stessa persona era stata nominata Senatore dal Presidente (vorrete mica fare delle elezioni per il Senato...) &#8211; ha chiamato la polizia per interrompere un incontro tra le NGO europee e i dissidenti locali, proclamando che si trattava di un &#8220;incontro illegale&#8221; perch&#232; non autorizzato dal governo tunisino. Internet risponde con le proprie armi: c'&#232; persino il <a href="http://www.worldsummit2003.de/download_en/Moncef_Achour_prepcom3.AVI" target="_blank">video</a>...<br />
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E per&#242;, cos&#236; tanto per portarsi avanti, dopo aver firmato un impegno con le Nazioni Unite a permettere la partecipazione aperta e libera al Summit, la Tunisia - pare - ha vietato l'ingresso nel Paese al segretario generale di <b>Reporter Senza Frontiere</b>, una delle associazioni globali pi&#249; critiche verso il governo locale.<br />
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Insomma, si preannuncia un Summit molto interessante. Se la connettivit&#224; regge, e se non mi sbattono in galera nel corso di qualche incidente (ma, per fortuna, sono &#8220;embedded&#8221; nella delegazione governativa, e questo &#232; Bene), cercher&#242; di mandare un aggiornamento ogni sera su questo blog, per tutta la prossima settimana. Auguratemi buona fortuna.]]></content:encoded>
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