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C'è un alieno tra voi

(Italian, Galaxian Prix 1996, March 1994)

A long time ago, I thought I'd have liked to write. I wrote plenty of extremely serious tales, that I never showed to anyone. Then I wrote a stupid tale, and, after a couple of years, I noticed the classic "Galaxian Prix" of MC-Microcomputer (then the most known computer magazine in Italy) and I said to myself: "Why not?". Of course, the tale was ranked 12th (on about forty submissions), but I, in my megalomany complex as a wannabe writer, I am sure that it was just because the "Galaxian Prix" could only be won by MC-Link subscribers :-PPPP

"MESSAGGIO SEGRETISSIMOOO!!" gracchiò il fonoforo ad un volume tale da comunicarlo a tutto il continente americano. Schiacciai un bottone ed attesi che il mittente del messaggio comparisse sul visore. Non successe niente. Poi, dopo qualche secondo, il fonoforo gracchiò ancora: "PAROLA D’ORDINE! Fra qualche secondo vi verrà posta una domanda a cui solo un utente autorizzato saprà rispondere, una domanda scelta a caso tra diecimilaseicentoottantanove miliardi di possibilità, una domanda che metterà a dura prova..." "Taci e fammi la domanda!" intimai a quello stupido oggetto. La prima volta in cui l’avevo usato ero rimasto affascinato per un quarto d’ora ad ascoltare la sua tiritera sulla sicurezza. Poi mi aveva chiesto di che colore era il cavallo bianco di Napoleone. Lo scienziato che l’aveva progettato doveva essere un po’ pazzo. Comunque, la domanda arrivò... e il fonoforo disse: "D’accordo, d’accordo. Dimmi allora chi è il Presidente degli Stati Uniti!". "Chi è il Presidente degli Stati Uniti? - ripetei sbigottito - Ma... sono io!" "RISPOSTA ESATTAAA! - disse il fonoforo - Ora potrete partecipare alla grande estrazione che metterà in palio un viaggio per tre pers..."

Tirai un pugno all’apparecchio e finalmente sul visore comparve Max Hawkes, capo dei Servizi Segreti Terrestri. Infatti, per quanto il mio titolo fosse ancora quello di Presidente degli Stati Uniti, con l’Accordo Mondiale di Pace questa carica era di fatto diventata quella di capo di stato dell’intero pianeta. "Capo, quanto ci avete messo!" disse Max, attraverso il fonoforo. O meglio, dal visore sapevo che era Max, per quanto quel maledetto aggeggio, ancora offeso per essere stato interrotto, trasformasse la sua voce in quella di Jerry Lewis. "Capo, c’è un alieno tra voi!" Questa notizia mi colse come un pugno nello stomaco - o come il pensiero di un’altra giornata con quel maledetto fonoforo. Sapevamo che, dall’inizio della Prima Guerra Astrale, loro avevano imparato a trasformarsi e ad assumere perfettamente le sembianze di un uomo... ma che fossero riusciti ad infiltrare qualcuno nel Consiglio Supremo per la Salvezza della Terra! Avevamo avuto qualche sospetto, a dire il vero, specialmente quando la missione mandata per estrarre l’uranio da noi segretamente scoperto su Tantalus IV, un asteroide brullo, deserto e privo di atmosfera, vi aveva trovato solo un biglietto autoadesivo con sopra scritto: "Non preoccupatevi per l’uranio, vi abbiamo risparmiato la fatica di prenderlo, tanto serviva anche a noi. P.S. La cena è nel frigo. Torniamo dopo le 23. Fate i bravi e non guardate troppa TV." E il colmo era stato che il biglietto era davvero appiccicato su un frigo, e nel frigo c’era effettivamente una cena, per quanto loro alle 23 non si fossero fatti vedere. Pure sfottono, ‘sti alieni, pensai.

Ma ora che li avevamo scoperti, tutto era finito. "Chi è?" chiesi a Max attraverso il visore. Max sbarrò gli occhi. Probabilmente il suo fonoforo aveva trasformato la mia voce in quella di un delfino ubriaco... ma Max era un duro, e si riprese subito. "Non lo sappiamo, capo! Il nostro agente ha fatto appena in tempo a dirci che era nel Consiglio, quando è stato ucciso da un meteorite caduto attraverso il buco della serratura della botola sul tetto mentre lo scudo totale si era disattivato per un secondo perché un camion dell’immondizia ha colpito un palo della luce dopo aver sbandato per evitare un gatto nero che attraversava la strada fuggendo da un incendio scoppiato nel giardino per autocombustione (anche se pioveva)!" Quando si dice sfiga. "Vabbe’, lo individuerò io, con il mio fiuto investigativo!". Vidi Max che cercava disperatamente di non ridere. Dopo quella volta in cui avevo mobilitato tutti gli agenti dell’FBI per ritrovare i miei occhiali, ottenendo dopo due mesi un rapporto in triplice copia in cui si faceva rispettosamente notare come i suddetti occhiali fossero in realtà sul mio naso, le quotazioni del mio fiuto investigativo erano cadute leggermente in basso.

Decisi che era il caso di imporsi. "Non importa! Li voglio tutti nel mio ufficio, prima di subito!". Feci per mandare il messaggio attraverso i canali normali. Avrei dovuto chiamare la mia prima segretaria, che avrebbe redatto la convocazione in triplice copia, me ne avrebbe restituita una come ricevuta da conservare e avrebbe consegnato le altre due alla seconda segretaria, la quale avrebbe apposto il timbro "Dalla scrivania del Presidente". Mi avevano spiegato che quel passaggio era vitale, altrimenti qualsiasi cretino avrebbe potuto mandare un messaggio a nome mio e combinare qualche bello scherzetto, tipo far scoppiare la Terza Guerra Mondiale, bloccare i rifornimenti di energia elettrica a tutta l’Asia o insegnare ai tedeschi il senso dell’umorismo. Quando però gli avevo fatto notare che il timbro "Dalla scrivania del Presidente" era in vendita in tutte le cartolerie nel pacchetto "Il piccolo Presidente - Porta anche tu il mondo alla rovina!" (non so perché, ma quel nome mi sembrava avere in sé qualcosa di offensivo), non avevano saputo cosa rispondermi. Comunque, dopo essere passato tra le mani di una ventina di sottosegretarie, francobollisti, leccabuste e altra fauna da ufficio, il messaggio sarebbe stato consegnato alla mia scorta personale, che sarebbe uscita sgommando dalla Casa Bianca a sirene spiegate, per poi realizzare - generalmente nelle vicinanze di New York, vista la velocità di pensiero di quei ragazzi - che gli uffici degli altri membri del Consiglio erano nella porta accanto alla mia. Così presi la storica decisione, in spregio al pericolo e alle norme di sicurezza, di andare personalmente fino alla porta accanto; e, a dispetto di tutte le chiacchiere sul mio conto, ci arrivai incolume e avendo sbagliato strada solo due volte.

Così cominciò la riunione. Li guardai bene. Alla mia sinistra sedeva il professor Elias Hairbender, ministro della Scienza. Era un insigne matematico, che aveva trascorso tutta la vita a cercare di dimostrare il teorema di Fermat, provocando uno shock alla comunità scientifica quando, dopo quarant’anni di studi, aveva pubblicato la seguente dimostrazione: "Il teorema è vero perché lo dice Fermat.". Dopo di lui, veniva Adolf Krantz, tedesco, ministro della Guerra. Divenuto famoso già a sei anni, quando aveva organizzato la rivolta dei bambini della sua scuola contro le suore che la dirigevano, tenendo in scacco tre divisioni dell’esercito e uno stormo di caccia per due settimane e provocando la più alta concentrazione di suore incenerite per bestemmia della storia, aveva quasi fatto scoppiare la Terza Guerra Mondiale quando qualcuno, amante dei doppi sensi, aveva osato dire che i negri avevano i würstel più grossi dei tedeschi - ovviamente lui non aveva capito l’allusione e si era sentito offeso in uno dei piatti simbolo della sua amata patria. Alla mia destra sedeva invece Takoshi Nazokuwo, ministro della Tecnologia e inventore di alcuni utilissimi aggeggi, come il riavvolgitore di carta igienica, il traduttore computerizzato aramaico-sanscrito, il tergicristallo per occhiali da sole (così li puoi portare anche quando piove!) e il vaso da notte solare (che in realtà presentava qualche piccolo problema di approvvigionamento energetico). Dopo di lui c’era una sedia vuota, quella del ministro per il Divertimento. Quella carica era stata inventata dal mio predecessore, ma dopo che io avevo nominato cinque diversi ministri e tutti e cinque, invece di venire alle riunioni, stavano in giro a divertirsi (e, in effetti, il ragionamento non faceva una grinza), avevo abolito la carica. Oltre a loro, c’erano i sei rappresentanti dei continenti: America, Asia, Africa, Europa, Oceania e Taiwan (anche se nessuno aveva mai capito come avesse potuto Taiwan farsi riconoscere come continente). Diedi loro la ferale notizia, aggiungendo che non saremmo usciti di lì finché il colpevole non fosse stato trovato, a meno che qualcuno non avesse lasciato aperto il gas. Subito tutti cominciarono a urlare contro tutti. Li guardai, disgustato. Del resto, gli alieni avevano fatto un lavoro perfetto: nel passato di quegli uomini non c’erano indizi, e non c’era modo di distinguere fisicamente un alieno trasformato da un umano. Li riguardai, ed ebbi un’idea tanto luminosa che mi abbagliò e non potei fare nulla per i successivi due minuti. C’era un solo modo per risolvere il problema, una volta per tutte: così non ci sarebbe stato alcun dubbio. "Guardie!" chiamai. "Sì, signore?" "Uccideteli tutti!" Non fecero in tempo a girarsi che erano già morti. Toste, ‘ste guardie, pensai.

Così tornai nel mio ufficio, fischiettando. Dopotutto, avevo risolto il problema, esattamente come volevo io! Approfittai di un attimo di distrazione del fonoforo per collegarmi con Max in maniera decente, e gli annunciai: "Il problema è stato risolto. La spia adesso è morta." "Chi era?" chiese lui. "Beh, a dire il vero non lo so... però il problema è sistemato! Ora puoi smettere di preoccuparti, Max". "Bene, capo: gran bel lavoro!" Max se ne andò, contento di poter smettere di preoccuparsi. Anch’io ero contento di poter smettere di preoccuparmi. Perché ovviamente l’alieno ero io.

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