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Un sogno d'oltremare
Numero 107 - 20 Novembre 2005 (Domenica), 20:35

Vecchio Commonwealth Oggi su fotoblòg

Vecchio Commonwealth

Molto inglese.

L'ultima sera del Summit è stata una grazia ricevuta e nata per caso, un improvviso viaggio alla fine del viaggio che ha arricchito di molto l'esperienza complessiva.

E pensare che la mattinata era cominciata in modo complicato, con una tesissima riunione del Caucus, seguita da un plenario della società civile pieno di associazioni tunisine pro-governative che cercavano di inserirsi nel processo di stesura dei comunicati finali per metterli "sotto controllo". Dopo aver afferrato un pranzo al volo (l'ultimo giorno sono finalmente riusciti a organizzarsi, e ad affiancare agli orridi panini delle scatolette di pasta sfoglia col tonno davvero buone) mi sono recato verso l'evento che avevo sull'agenda per le 15.

Si trattava di un panel organizzato dagli amici di Hipatia, tra cui un torinese vero come Marco Ciurcina e un torinese adottato come Juan Carlos Gentile; e solo il fatto che questo Summit si sia occupato di tutto, dai diritti umani alla diplomazia internazionale, fuorchè della società dell'informazione, spiega come mai non ci si sia dovuti picchiare per trovare posto in sala.

Sul palco, difatti, c'erano allineati il già citato ministro brasiliano e maestro della musica, Gilberto Gil; Michelangelo Pistoletto, uno dei maggiori artisti contemporanei italiani; e l'equivalente informatico di Gesù, ossia Richard Stallman. Oltre a loro, tante persone diverse, con tante esperienze da raccontare alle persone in sala (tra il pubblico avvistato anche Bruce Perens).

Già l'apertura è problematica: difatti, Stallman viene bloccato dalla polizia mentre cerca di raggiungere la sala. Attentato? Repressione? No, semplicemente lui ha avvolto il suo badge, dotato di tag RFID, con un pezzo di stagnola, per essere certo di non poter essere tracciato, e protestare contro l'invasione della sua privacy; il servizio di sicurezza tunisino, però, l'ha visto ed è impazzito. Mentre stiamo per mobilitarci tutti, lo lasciano infine passare e la conferenza può iniziare.

Insomma, credo di non aver mai visto una conferenza così viva, disorganizzata e sincera: in cui ogni volta che qualcuno finisce di parlare iniziano trenta secondi di sguardi tra tutti, per decidere chi far parlare dopo, come se ci si fosse incontrati lì per caso; in cui, alla classica introduzione di Stallman a proposito di cos'è il software libero, segue un signore sudamericano che legge delle slide in spagnolo su un sistema di TV satellitare libera, immediatamente tradotte da un tizio nel pubblico che legge le stesse slide in inglese; in cui a un certo punto si passa il microfono, tra il pubblico, a un gruppo di giovani artisti di tutti i paesi del Mediterraneo che dovrebbero autopresentarsi, e invece il terzo di loro comincia a fare domande a Stallman, finchè non si finisce a parlare di Hugo Chavez e del petrolio venezuelano.

E così, in mezzo a tutto questo, pare naturale che alla fine, dopo avermi avvistato in prima fila, Juan Carlos sloggi Pistoletto dal palco e al suo posto mi ci sieda io, subito a destra di Gesù. E' un peccato che io abbia delle posizioni tradizionalmente un po' eretiche, tanto che i softwareliberisti convinti spesso mi guardano male; ma io parlo apposta del fatto che l'utopia dell'Internet fuori dal mondo e senza regole non vada da nessuna parte, e che anche la comunità della cultura libera prima o poi dovrà integrarsi e conquistare la società, se non vuole essere conquistata.

Mentre parlo, Stallman paciocca sul suo portatile IBM e si liscia i lunghi capelli riccioli, alla apparente ricerca delle doppie punte. E' una persona davvero gentile, e ho il forte sospetto che quella gran barba sia una forma di difesa dal mondo; ha anche degli occhi bellissimi. Abbiamo uno scambio di idee al microfono, e lui ribadisce che non parteciperà al nuovo Forum delle Nazioni Unite finchè queste ultime non smetteranno di usare il termine "proprietà intellettuale": e a me pare poco probabile, e quindi poco saggio. Ma a fine riunione, scendendo dal palco, mi infilo in tasca il capello che ha lasciato sul tavolo: ora ho anch'io la mia reliquia.

La sessione finisce, e io non ho niente da fare, se non forse andare all'inutile cerimonia di chiusura; e invece, il gruppo italiano sta per trasferirsi in centro. E così, attratto anche da una bella visione, decido di scroccare il passaggio e, almeno l'ultima sera, andare all'avventura, senza aver bene idea di come tornerò fino al mio albergone di Hammamet. Ed è stata una delle migliori scelte della mia vita!

Sono le 19 ed è ormai notte, quando arriviamo nel centro di Tunisi, che vedo per la prima volta. Scopro così l'avenue Bourghiba, che sembra la rambla di Barcellona: la parte centrale è piena di gente che cammina in ogni direzione, e il traffico poco scorrevole fa i conti con pedoni menefreghisti, autisti impazziti, banchetti che vendono zuppa e dolcetti; in un moto browniano incontrollabile che trabocca di vita. E poi, ci infiliamo nelle viuzze verso la Medina, passando davanti alla Porta di Francia, e raggiungiamo il palazzo Bach Hamba della Fondazione Orestiadi, un ente siciliano che per l'occasione ha offerto ospitalità a Pistoletto e ai suoi artisti.

Il palazzo è in un vicolo smangiato e sporco che sembra un carugio ligure di cinquant'anni fa, non fosse per la fisionomia dei passanti, per i negozietti che vendono cibo un po' alieno, e per l'abbondanza di poliziotti. Ci si entra da una bassa porta, scendendo un paio di gradini, in uno stanzino quadrato; e poi comincia un dedalo di stanzette e porticine. Ma andando sempre dritto, scendendo a poco a poco, si arriva in un luogo di sogno; un grande cortile quadrato con una fontana al centro, ristrutturato e splendente di ceramiche e di arabeschi, pieno di angoli con divanetti e tappeti, gente che chiacchiera e beve tè alla menta, o che, dal portico che corre tutto attorno al primo piano, guarda noi di sotto.

E non è finita qui: nella stanza a fianco c'è il Tavolo del Mediterraneo, un'opera di Pistoletto stesso, un grande specchio a forma di Mediterraneo che, ora coperto da normali patatine, fogli, portatili connessi al wi-fi e gente che chiacchiera, mi sembra un simbolo concreto dell'arte contemporanea migliore, fatta dialogo e società.

E dietro, c'è ancora un cortile in cui un pezzetto di cielo stellato chiude le alte mura di pietra, in una brezza calda e gentile; e posso accoccolarmi in un angolo, sotto un altro portico, abbracciato ad una grossa anfora, in mezzo alle piante rigogliose e fiorite, a sentire me stesso altrove in un respiro di fiaba.

Finiamo per andare a cena, a piedi, attraverso la povertà curiosa del centro di Tunisi; e per fortuna un poliziotto ci scorta. Il giorno prima una delle ragazze che andavano al palazzo è stata aggredita con un coltello e derubata; ma prima che vi scandalizziate, non credo che in una qualsiasi città di mare sul lato nord della piazza mediterranea sarebbe stato tanto diverso. Siamo in quattro, io, Marco, Juan Carlos e Pistoletto; e così ho occasione di scoprire un'altra magnifica persona.

Rispetto ai vari alberghi della settimana, al ristorante Karthage il cibo è un'altra cosa: mangiamo un antipasto misto di pesci fritti, un polipo alla griglia di un sapore che da noi è inconcepibile, e dei calamari ripieni per cui avrei potuto uccidere; segue l'agnello nella gargoulette di terraglia, con delle verdure che sembrano bollite e insieme grigliate e insieme inzuppate e hanno un gusto eccezionale. E in tutto questo, con Pistoletto parliamo di società e di arte, di amore e di famiglia, di libertà e di storia, di Cinque Terre e dell'architettura di Torino, con un piacere intellettuale pari a quello fisico del cibo.

Torniamo indietro giusto in tempo per un incontro, previsto per le 21, della società civile italiana, per trarre le nostre conclusioni dal Summit; e nel frattempo ci raccontiamo anche le evoluzioni della giornata, la fine dello sciopero della fame dei dissidenti, con duecento persone che si riversano sulla strada per cantare la loro gioia e vengono circondate dalla polizia e rimandate dentro a forza; e altre storie incredibili e inconosciute, quella delle due donne moglie e figlia di un dissidente, che smettono di mangiare finchè la prima non sta male davvero e alla figlia ragazzina tocca chiamare l'ambulanza; quella dei due diciassettenni condannati, per aver protestato contro il regime, a trentacinque anni di carcere. E nessuno ne sa niente, a nessuno interessa, perchè la Tunisia non è l'Italia, ma nemmeno l'Iraq o l'Afghanistan.

E però, a forza di raccontare, di chiacchierare, si fa tardi; il nostro incontro inizia quasi a mezzanotte. Attorno al tavolo ci sono le persone più diverse, accomunate essenzialmente dalla voglia di cambiare il mondo; ma mi fa effetto sentire qualcuno iniziare il proprio intervento dichiarandosi marxista (un po' come dire "io ho ancora la TV in bianco e nero"). Ognuno di noi racconta le proprie esperienze, le proprie proposte, le proprie sensazioni... cercando di non addormentarsi. Ci lasciamo alle due di mattina passate, ripromettendoci di trovarci alla Cittadellarte, a Biella, il 17 dicembre: e ci conto.

Mentre scrocco il passaggio per il ritorno, verso Hammamet, pigiato in un gippone, penso però a come sia cambiata la mia percezione della Tunisia, con quest'ultima, unica notte. Probabilmente anche io, se, da straniero, mi tenessero una settimana chiuso nella nuova Fiera di Milano, portandomi la sera in pullman fino ad un albergone di periferia per dormire, non avrei una grande impressione dell'Italia.

E invece, le luci del centro di Tunisi, i sapori, i colori, la gente che grida, si parla, si insulta, sono un antidoto di verità umana per il veleno chimico della nostra società impersonale e individuale. Dopo aver guardato al Nord, alla cultura anglosassone, forse anche per noi è importante cercare meglio le nostre radici; senza dimenticare che la civiltà umana non si è sviluppata nè a Londra nè a New York, ma piuttosto a Baghdad, a Sidone e in Egitto.


--vb.

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<Commenti>

Attenzione: quanto segue potrebbe non essere vero.

16 Maggio
18:03
ma nn scassare le ..................!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
 

16 Maggio
18:05
m dispiace ma ├Ę proprio vero!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
 


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