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4. ORLO

Lanna riempì la teiera, la lasciò in infusione per qualche istante, quindi lo portò al tavolo dove Shann era impegnata in una accesa conversazione con il Delegato Dyce. Aveva preparato il te solo perché sapeva che occorreva a Shann, e non perché avesse sentimenti di ospitalità. Il delegato aveva impegnato Shann per giorni, minacciandolo e intimidendolo, prima riguardo ad un argomento, poi riguardo un altro. Questo pomeriggio la discussione riguardava l’aereo abbandonato.

"Dobbiamo assolutamente averlo." Stava dicendo il delegato. "Insisto assolutamente su questo."

"No" gli rispose stancamente Shann.

"Non dirmi di no", brontolò l’altro, la sua barba nera che si agitava irosamente. "Non avete nessun uso del tutto per esso! Diamine, non potete neanche ripararlo, ed anche se fosse in condizione di volare, dove trovereste il carburante –"

"No," ripetè Shann. "L’aereo non è compreso nell’accordo che abbiamo fatto con i vostri esploratori. Inoltre –"

"Dimenticate l’accordo! Io sono la persona con l’autorità di commerciare." Il delegato colpì il tavolo con il suo pesante pugno, facendo tremare i piatti.

"Delegato", lo interruppe Lanna "se vi interessa bere il nostro tè dovete smetterla di colpire il tavolo, per permettermi di versarlo."

"Eh? Tè?" La barba nera scattò nella sua direzione, e gli occhi neri sotto le pesanti, torve sopracciglia sembravano accorgersi di lei per la prima volta. "Oh, molto bene. Versalo ragazza. Versalo"

Lanna soppresse la diabolica tentazione di scaricare il contenuto della teiera sul collo dell’uomo e riempì con attenzione entrambe le tazze. Udì Shann che mormorava "Dov’è Mazal?" e le rispose quietamente "È andato a pescare"

In precedenza Mazal aveva detto "Se dovessi ascoltare ancora quel rospo, perderei la calma e renderei le cose peggiori per tutti noi. Comunque ci serve qualcosa per cena. Forse prenderò una passera di mare."

Poco prima di andare Mazal disse "Non vuoi provare – solo per una volta?" Ma ella aveva scosso la rapidamente la testa terrorizzata dal pensiero di essere così vicina a quello strano mare che temeva ed odiava così tanto. Una volta aveva amato l’acqua e le spiagge, ma ora non riusciva a forzarsi ad avvicinarsi più del porto. Era protetto, ed il promontorio sporgente bloccava la vista della temuta distesa che si allargava fino all’orizzonte. Ma Mazal pescava nella baia aperta, che si trovava appena al di là del promontorio. Lanna non poteva andare lì.

Fino a che sarebbe vissuta, sapeva che non avrebbe potuto vincere l’orrore di quella sorgente, ruggente ondata che aveva spazzato la terra, la sera che Mazal l’aveva portata lì in volo. Il loro piccolo aereo, il gemello di quello usato da Insegnante, era stato sovraccaricato pericolosamente con l’equipaggiamento medico di Shann, e non era stato capace di seguire il grosso aereo davanti. Continuavano ad abbassarsi, più in basso, più in basso …

Improvvisamente Lanna si trovò a pensare ancora ad un dettaglio che aveva quasi dimenticato.

I suoi pensieri furono interrotti dal delegato. Bevve rumorosamente dalla sua tazza, quindi chiese, "Ragazza, che tipo di te è questo?"

"Sassofrasso"

"Eh? Che cos’è?"

"Un albero che cresce qui. Usiamo le radici"

Bevve un altro lungo sorso. "Non male. Niente male davvero. Non sarebbe male avere alcune balle di quelle radici tra le altre cose".

Shann scosse la testa "Mi dispiace, no"

"Eh?". Il delegato posò lentamente la tazza "Dici no a questo. Dici no a quello. Stai esaurendo la mia pazienza, Dottore. Penso che tu mi debba una spiegazione"

"Non ti devo niente", ritorse Shann, talmente tagliente da sorprendere Lanna. Si tolse gli occhiali, si strofinò gli occhi stanchi e disse lentamente "Ne abbiamo pochi di quegli alberi e bastano solo per le nostre bevande. Insegnante li ha piantati prima del Cambio, insieme con altre cose che normalmente non crescono qui. Si diffondono rapidamente e nel giro di pochi anni ne avremo da scambiare. Ma non ora. Sono tra gli oggetti di cui è bandito il commercio"

"Davvero? E chi l’ha bandito?"

"Insegnante"

"E Insegnante ha bandito anche l’aereo?"

"Certamente. Ed io non penso minimamente a contravvenire ai suoi ordini"

Un rossore pericoloso stava scurendo la faccia del delegato. "Stai cercando di dirmi che questo invisibile vostro Insegnante dirige High Harbor e vi dice cosa fare?"

"Naturalmente", replicò Shann "Perché non dovrebbe?"

Ci fu silenzio. Da qualche parte del boschetto di pini sopra al cottage, Lanna sentì il gracchiare del corvo. Il suono arrivò tre volte ed era così reale che avrebbe prestato poca attenzione ad esso se non stesse attendendolo.

Lasciò stare la credenza che stava pulendo – una scusa per restare in cucina – e cominciò ad indossare il mantello. Quindi esitò perché il delegato era esploso nuovamente.

"Mi sto stufando di questo ricorrere a Insegnante" brontolò rabbiosamente "Esiste davvero? Comincio a dubitarne. Ora ascolterai me". Uno grosso indice fu spinto sotto il naso di Shann. "Ho dato ai tuoi ragazzi gli strumenti per tagliare il legno che ci avete promesso, ma non otterrete nient’altro fino a che non vedrò i tronchi sulla spiaggia – e l’aereo con loro. Voglio che i tronchi siano legati in zattere, e che l’aereo sia suddiviso in pezzi che possano essere caricati sulle zattere. È chiaro?"

"Niente aereo." Disse pacatamente Shann.

"Allora non avrai la stoffa che ho portato e neanche gli stivali!"

Lanna desiderava disperatamente la stoffa – qualunque tipo di stoffa – così come centinaia di altre ragazze. Ma improvvisamente si ritrovò a dire. "Tenetevi la vostra sudicia vecchia roba! Possiamo farne a meno. Perché ogni ragazza si sta tessendo la sua – ed è migliore di quella che ci avete mostrato. Lo stesso vale per gli stivali. Vedete?"

Tese la sua mantellina di lana e lino che gli era costata tanti sforzi e il minuscolo piede racchiuso dentro ad un corto stivale tessuto. Prima che lo sconcertato delegato potesse riprendersi e cominciare a fare domande alle quali preferiva non rispondere, si buttò la mantella sulle spalle e si diresse alla porta.

"Vado a trovare la nostra ascia" disse a Shann

Proprio mentre usciva arrivò nuovamente il segnale del corvo.

Giunta all’angolo del cottage Lanna esitò e si guardò attentamente intorno per essere sicura che nessuno la osservasse. Tranquillizzata si affrettò tra gli alberi di fronte all’ufficio di Shann ed iniziò a scalare il pendio.

Perché, si chiedeva tristemente, una cosa ordinaria come la stoffa, di cui non si può fare a meno, deve essere così difficile da fare a mano? Non si trattava semplicemente del tessere. Quella era la parte che le piaceva. Ma era le ore senza fine che venivano prima – tosare le pecore, piantare il lino, e tutte le altre cose da fare da fare - non dimenticandosi del problema principale di trovare cibo sufficiente da restare vivi. Non è onestamente possibile condannare alcuni dei giovani che si sono arresi, ed hanno abbandonato il lavoro extra trasformandosi in selvaggi.

Ma la stoffa del Nuovo Ordine sarebbe stata d’aiuto. Naturalmente era trasandata. Era la peggiore che avesse mai visto. Ma era comunque meglio che niente stoffa del tutto.

A metà strada lungo il pendio si fermò improvvisamente pensando nuovamente alla cosa che aveva quasi dimenticato. Era qualcosa che riguardava il piccolo aereo che lei e Mazal avevano usato per volare fino a lì. Il gemello dell’aereo di Insegnante. La grossa macchina che avevano seguito – su cui Shann aveva volato insieme con i bambini – era stata una specie di elicottero. Ma il piccolo aereo non lo era. Era molto differente.

Ma cosa aveva di così differente.

"Perché," pensò ad alta voce, "non aveva rotori!"

Non aveva neanche ali – o una qualunque cosa che somigliasse ad un motore. Con il carico pesante, che lei e Mazal avevano impilato all’interno, era stato a malapena in grado di raggiungere High Harbor. Infatti arrivò giù tra gli alberi due miglia prima di High Harbor e dovettero impegnare diversi giorni per portare fuori i rifornimenti medici. Stranamente non erano più tornate all’aereo e Mazal raramente l’aveva menzionato – fino all’ultima serata in cui aveva parlato con insegnate.

"Non so se sono io o il tempo" riportò Mazal "Ma non ho avuto il minimo problema nel ricevere, questa volta. Insegnante ha detto che non dobbiamo cedere l’aereo, o alcuna parte di esso, in nessun caso. Gli ho detto che quello piccolo era ancora nascosto nei boschi, dove è piombato giù, ed ha risposto che è un bene, perché vuole che questi tizi neanche la vedano."

Per Lanna ora il motivo era improvvisamente chiaro. Nell’apparato dei due aerei, soprattutto nel piccolo, ci sono segreti che il Nuovo Ordine non doveva avere.

C’era dell’altro nel messaggio di Insegnante, ed al pensiero di ciò sentì nuovamente una istantanea furia e gioia. Furia per la maniera in cui il Nuovo Ordine trattava gli Occidentali, e gioia perché Insegnante aveva visto per davvero Conan ed aveva parlato con lui. Non che la situazione di Conan fosse adesso migliore, ma ora sapeva con sicurezza dove si trovava, ed il fatto che fosse vicino ad Insegnante la faceva sentire come se fosse al suo fianco.

Il segnale del corvo, questa volta da qualche luogo vicino, riportò Lanna al presente e la fece affrettare lungo il pendio. Giunta in cima si fermò vicina ad un pino contorto e scrutò le ombre sui due lati. Faceva attenzione a non girare troppo la testa, perché da quell’altezza c’era una vista sconfinata – e terrorizzante – del mare.

"Jimsy?" sussurrò.

Una piccola stracciata figura a piedi nudi, dalla testa rossa ed incredibilmente lentigginosa era apparsa da dietro ad un albero. In una mano insudiciata stringeva un rozzo arco e due frecce. Nell’altra teneva uno scoiattolo morto.

"Oh, Jimsy!" esclamò affranta "Come hai potuto? Hai ucciso uno dei miei piccolini!"

Degli occhi freddi e duri come due agate la scrutarono da sotto la folta massa di capelli rossi "Devo mangiare. Altri due che ho beccato aiutano a mangiare"

"Ma c’è il pesce!"

"Aw, pesce," disse sprezzantemente "Tienilo. Voglio carne"

Lanna sospirò. Jimsy non poteva avere più di dieci anni e stava crescendo selvaggio. Comunque veniva ancora alla classe che in qualche modo ella riusciva a gestire un paio di mattine alla settimana. Non sapeva perché, ma era grata che fossero rimasti amici".

"Hai trovato la nostra ascia?" chiese

"Yeah"

"Va bene, dov’è?"

Jimsy distolse lo sguardo e si passò la lingua appuntita sulla sua truce bocca. "Orlo l’ha presa".

"Oh, no!"

"Non l’ho portata per questo"

"Dov’è il posto di Orlo?"

"A cosa ti interessa di saperlo?"

"Perché voglio l’ascia – e sto’ andando a prendermela! Jimsy, quell’ascia deve tagliare la legna per venti persone. Semplicemente non possiamo farne a meno." Era più che semplicemente Era qualcosa di più che non un semplice attrezzo per spaccare la legna, serviva come strumento universale per una dozzina di scopi.

Jimsy si leccò nuovamente le labbra. Infine disse "Non andrei lì, se fossi tu"

"Io certamente non vorrei andarci" ammise lei. "Ma chi lo farà per me?"

"Non c’è nessuno. Tutti i ragazzi hanno paura di lui"

"Quindi devo farlo io. Come ci arrivo da qui?"

"I-io non posso dirtelo. La strada è lunga"

"Allora accompagnami abbastanza vicino che possa trovarlo da sola. Non dirò a nessuno che mi hai aiutato."

"Prometti?"

"Naturalmente che lo prometto, adesso andiamo"

Infine quando Jimsy la lasciò era su una cresta lontano a sud di High Harbor. Da qualche parte al di sotto, alla sua destra, c’era un burrone dove si nascondeva il campo di Orlo.

L’area le sembrava vagamente familiare, ma non la riconobbe fino a che non strisciò giù fino al burrone e non vide il minuscolo fiume. I suoi occhi si spalancarono alla vista dell’acqua che sgocciolava sulle piatte rocce, creando una serie di pozze. Le riconobbe immediatamente. Erano esattamente come cinque anni fa, quando lei e Mazal si fermarono a bere. L’unica cosa cambiata erano gli alberi. C’era una spessa, soffice crescita quando li aveva visti per la prima volta, perfetti per attutire la caduta del piccolo aereo, quando Mazal fu costretta ad atterrare.

Non poteva vedere lo scafo ora, perché gli alberi erano cresciuti abbastanza da nasconderlo completamente. Ma sapeva con precisione dove si trovava.

Per un momento esitò, sapendo che era pazzesco continuare. Quindi pensò alla preziosa ascia. Era uno strumento snello, di solido acciaio, abbastanza leggero da poter essere usato da una ragazza, e veniva usato da tutti coloro che vivevano nell’angolo sud del porto.

La sua bocca si strinse con determinatezza. Si afferrò le sue piccole mani e si mosse rapidamente in avanti.

Improvvisamente sentì l’odore della carne sul fuoco e pochi istanti dopo si trovò sull’orlo di uno spazio parzialmente libero. Direttamente di fronte a lei c’era un ragazzo accucciato di fronte ad un fuoco basso, che girava lentamente qualcosa infilzato su un ramo verde sostenuto da paletti biforcati. Sembrava la carcassa intera di una capra.

Con una rapida occhiata Lanna colse le capanne e ripari vuoti sulla destra, il piccolo aereo che giaceva incuneato tra gli alberi simile ad una lacrima appiattita, e la pila di legno dietro al fuoco. L’ascia che aveva tagliato quel legno giaceva a terra lì accanto.

Trovare il campo di Orlo deserto, salvo per il ragazzo che si occupava del fuoco, sembrava troppo bello per essere vero. Gli altri erano probabilmente lontani a procurarsi il cibo da qualche parte.

Con un occhio sul ragazzo, che le dava la schiena, scivolò silenziosamente intorno alla pila di legno. L’ascia era praticamente a portata di mano quando sentì un debole suono metallico alla sua sinistra. Girò la testa e si bloccò.

Orlo era appena balzato fuori dal piccolo aereo. Stava appoggiato ad esso, rosicchiando annoiato della carne da un osso , mentre i suoi occhi la studiava insolentemente ad occhi stretti. Aveva un principio di barba, della quale pareva molto orgoglioso dato che continuava a tirarne la punta con la mano libera. I suoi capelli spettinati, il suo sudicio giaccotto di pelle di capra la facevano pensare ad una giovane, e decisamente spiacevole, divinità pagana di cui aveva letto.

Bene, bene, bene!" disse dolcemente "Guarda chi è venuto a vedere il papà!" Improvvisamente gettò l’osso nella direzione del fuoco – un azione che lo ricompensò con un istantaneo strillo - ed aggiunse "Perché non mi hai detto che avevamo compagnia, Limpy?"

"I-Io non l’avevo vista, Orlo!" protestò Limpy. "Davvero –"

"Un giorno Limpy, ti taglierò in piccoli pezzi da friggere." Gli occhi di Orlo tornarono su Lanna. "Oh, no non lo farai pollastrella. L’ascia resta qui."

"Non rimarrà qui" disse freddamente, raccogliendola. "Ne hai un'altra, laggiù!". Ne indicò una con un manico rotto. "Perché non la ripari? Questa serve a venti persone"

"Non mi hai sentito? Ho detto che resta qui. Mettila giù"

Lanna lo ignorò e corse via. Lo udì avvicinarsi e sapeva che poteva fermarlo con l’ascia. Ma non seppe decidersi ad usarla come arma.

Come ricompensa per la sua decisione l’ascia le fu strappata di mano. L’istante successivo ricevette una sberla furiosa che la mandò a gambe all’aria.

In qualche modo si mise in ginocchio, respirava singhiozzando terrorizzata. Questo era un Orlo differente dal giovane ribelle che, oltre un anno fa, aveva dato così tanti problemi a Shann. Questo era un animale pericoloso che aveva scoperto di poter fare quello che gli piaceva. In qualche parte della sua mente che continuava a lavorare, nonostante il colpo ricevuto, realizzò istantaneamente due cose – Orlo stava diventando una minaccia per tutta High Harbor e che non sarebbe riuscita ad andarsene sana e salva a meno che non fosse riuscita ad ingannarlo.

"É il momento che tu impari da me", lo udì dire. "Pollastrella, alzati. Dobbiamo fare una chiacchierata. E non provare a scappare o le prenderai per davvero."

Rifiutò di muoversi. Devo fare in modo che mi faccia cadere ancora, pensava stordita. E devo cadere a destra. Ma prima devo fargli perdere il controllo.

"Sei il più schifoso dei ladri" cominciò, mettendoci tutto il freddo disgusto che poteva metterci "Il resto di noi lavora duramente per ottenere quello che abbiamo e lo condividiamo, così che tutti possano mangiare. Ma tu non fai niente per aiutare. Tu rubi. Uno così schifoso da rubare il cibo a giovani che sono la metà di lui –"

"Zitta!"

"- è peggio di un ratto. E sei stupido! Stai uccidendo le povere bestie che stiamo cercando di salvare per avere la lana -"

Improvvisamente, come una serpe che morde, la sua mano scattò e le strattonò a terra. L’istante successivo cercò di riprendersi dal tremendo colpo che aveva ricevuto su un lato della testa. Solo lo spiegazzato orlo del suo mantello la salvò dalla svenimento. Era difficile conservare la mente lucida, ma in qualche maniera riuscì a fare in modo di cadere vicino al fuoco – così vicina da sentire le ceneri ardenti nelle sue mani.

Riuscì a rimanere immobile fino a che non lo sentì avvicinarsi. Quindi ficcò le mani nei carboni, roteò e gli scagliò i carboni e le ceneri ardenti direttamente in faccia.

Egli urlò ed iniziò a maledirla, mentre si artigliava freneticamente gli occhi. Prima che realizzasse quello che stava facendo, ella era di nuovo in piedi e roteava un legno che aveva afferrato dalla pila di legno.

Le occorsero tre forti colpi per ridurre Orlo all’incoscienza, ma quando finalmente cadde, rimase immobile. Lanciò il legno contro il boccheggiante Limpy, facendolo zoppicare via, quindi afferrò l’ascia e corse.

 



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