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Il mio weekend comunista
Numero 12 - 26 Maggio 2003 (Lunedì), 11:53

Vecchio Commonwealth Oggi su fotoblòg

Vecchio Commonwealth

Molto inglese.

Dunque, tutto è iniziato sabato con un normalissimo cinema presso il solito Eliseo (già da me immortalato in passato per alcune errate scelte informatiche).

Il film in programmazione, contrabbandato sui giornali come una divertente commedia, era Goodbye Lenin!, che si è rivelato essere un film molto più profondo del previsto sulla fine del comunismo a Berlino Est (da vedere, interessante e non pesante). Non commenterò oltre per non rovinarvi la visione, ma, comunque voi la pensiate sul comunismo, un esame diretto delle cose (per quanto mediate da un regista) fa sempre bene.

Domenica invece siamo andati a vedere uno spettacolo teatrale intitolato Parole nel silenzio, in cui recita un amico. Scritto a più mani da alcuni bei nomi della nuova letteratura e del nuovo giornalismo italiano (Erri De Luca, Massimo Carlotto, Gabriele Romagnoli...), lo spettacolo è ben fatto e interessante, e racconta alcune storie di ordinaria vita dentro e attorno alle miniere di mezza Europa; storie che, sentite oggi, sembrano assolutamente incredibili, e che invece in alcuni casi risalgono a non più di quaranta o cinquant'anni fa.

Ma la maggiore attrattiva dello spettacolo, secondo me, è il fatto che si svolge all'interno di una vera miniera, quella di Prali in Val Germanasca, un tempo la più grande miniera di talco d'Europa e oggi trasformata in museo.

Dunque, prenotate in anticipo per telefono, lasciate i vostri dieci euri all'ingresso, vestitevi pesante ("in caso di necessità" mi ero portato giacca e maglione; alla fine dentro, con tutto addosso, avevo freddo), non dimenticate le scarpe da ginnastica (il casco ve lo danno loro), e preparatevi all'esperienza di un viaggio di un chilometro in galleria su un trenino sferragliante.

Storie di miniera ne avevo già sentite parecchie, quasi tutte tragiche: da quella famosissima di Marcinelle (1956) a quella quasi dimenticata del Colle del Bet (1904) tra la Val Troncea e la Val Germanasca, un posto in cui prima o poi voglio andare a curiosare. Ma entrare veramente in miniera è un'altra cosa.

La miniera Paola di Prali è, probabilmente, già una di quelle meno impressionanti; si sviluppa in orizzontale, non in verticale; è di talco e non di carbone; è asciutta ed è stata messa in sicurezza, allargata e ristrutturata apposta per i turisti. Eppure tre sono le cose che vi colpiranno durante i cinque minuti di trenino: il rumore, totale, assoluto, riverberato continuamente; il freddo del vento, necessario per aerare la miniera ma certamente terribile; e i cinque centimetri che, in molti punti, separano la vostra testa, che viaggia su un vagone aperto a una discreta velocità, dall'inizio di qualche centinaio di metri di roccia viva (proprio quando pensate che un tunnel non possa essere più piccolo di così, si stringe ancora).

E' grazie ai racconti che sentirete, e alla suggestione del luogo, che potrete cominciare a riflettere sul rapporto inscindibile tra progresso e vita, tra progresso e morte; e quindi, tra progresso e società. Per queste povere valli montane così come per i più poveri angoli delle Asturie o della Sardegna, la miniera era la morte, per venti o quarant'anni sedici ore al giorno sbattuti in un buco di ottanta centimetri a martellare la roccia, sapendo che, statisticamente, la possibilità di restarci definitivamente, per un crollo o una esplosione, era alta; ma nonostante questo, la miniera era soprattutto la vita, la possibilità di avere un lavoro, di guadagnare dei soldi, di mangiare, di farsi una famiglia; di fronte a questo, tutto il resto era un dettaglio.

E dico soprattutto perchè, in tutti i paesi d'Europa, per tutti gli anni dal dopoguerra ad oggi, i minatori si sono dati a lotte terribili pur di difendere i loro posti di lavoro, progressivamente eliminati. Oggi quasi tutte le miniere europee hanno chiuso, e le poche che restano non sembrano più tali, sono gallerie percorse da camion in cui quasi tutto è meccanizzato; e scusate se, a me, questo sembra un epilogo comunque positivo.

Tradizionalmente, sono stati proprio i minatori uno degli zoccoli duri dei movimenti sindacali e rivoluzionari di fine Ottocento e del Novecento. Ed è facile capire come, di fronte a un lavoro di quel tipo, si fosse disposti a tutto pur di migliorare la propria condizione sociale, anche alle lotte dure, alle guerre, alle rivoluzioni. Il comunismo come causa di lotta politica è nato proprio dalle spaventose condizioni di lavoro, dalla differenza impensabile tra uomini usati come bestie da soma, nelle miniere ma anche nelle fabbriche, e altri uomini in guanti bianchi e abiti da sera.

Ma se i principi alla base del comunismo restano idealmente validi, la sua sparizione totale e velocissima dallo scenario politico mondiale dal 1989 ad oggi ne mostra la obsolescenza. Spesso si dice che il comunismo, idealmente meccanismo perfetto, è stato sconfitto dal naturale egoismo dell'uomo che ne ha distorto le realizzazioni pratiche; insomma, che se tutti fossimo buoni vorremmo tutti essere comunisti e vivremmo tutti nel mondo più bello e più giusto possibile.

A me sembra invece che, nei paesi sviluppati, il comunismo sia stato reso obsoleto dalla ricchezza materiale e dal conseguente generale miglioramento delle condizioni di vita che il capitalismo ha garantito, anche se in modo diseguale, un po' a tutti; perchè i poveri di oggi non sono neanche lontanamente poveri come quelli anche solo di quarant'anni fa, quelli che dall'Abruzzo e dal Veneto andavano a morire in Belgio, e non solo non vanno più in miniera, ma non vogliono nemmeno più andare a scaricare le cassette della frutta al mercato, perchè tutto sommato ne possono fare a meno.

Allora, se oggi la nostra massima preoccupazione, anzichè il crollo sulla nostra testa di una galleria un chilometro dentro le viscere della terra, è l'improvviso e inevitabile avvento di Shpalman (che spalma la merda in faccia), è del tutto comprensibile che esistano meno ragioni per battersi per l'uguaglianza sociale; che la ricchezza ci permetta, insomma, di essere un po' più tranquilli e un po' più egoisti.


Musica di supporto: c'è bisogno di chiederlo? Eroe dei nostri tempi, non temo il faccia a faccia: Shpalman a tutta manetta.


--vb.

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<Commenti>

Attenzione: quanto segue potrebbe non essere vero.
.mau.
26 Maggio
12:18
ah. Il nostro comunista milionario.
 
fabbrone
26 Maggio
15:05
.mau. ora ci sono gli euro, non credo che vb sia milionario (faccina)
 
Elena
26 Maggio
21:20
Come cerco di discutere con te da tempo è un problema di orizzonte. Spaziale e temporale. Ma forse hai ragione, per noi funziona e le utopie si chiamano così a ragion veduta. E' l'accettazione piatta del mondo come gira ora perché gira bene per noi che è inquietante.
 
.mau.
27 Maggio
10:29
io so che ci sono gli euro. infatti non ho scritto "miliardario". Poi quanti soldi abbia non lo so, né mi importa più di tanto.
 
vb
27 Maggio
11:57
No, ecco, l'idea non era di accettare il mondo attuale, assolutamente; ma di non pensare che la direzione in cui si è evoluto negli ultimi vent'anni sia necessariamente o completamente negativa. Un esame attento dei fatti mostra che nonostante i problemi, le ingiustizie, i rischi, la situazione media dell'umanità sta comunque migliorando. (Anche nella cooperazione reciproca, nell'animalismo, nel rispetto dell'ambiente.)

Quanto alle leggende su di me, preferirei che, invece di quelle relative ai soldi, si diffondessero quelle relative alle dimensioni della mia virilità. Ehi, perchè questo argomento non prende?
 
Simone Caldana
27 Maggio
12:45
vb: l'argomento non prende perche' la gente vuole storie lunghe :)
 
Ezio
29 Maggio
2:47
parto da questo tuo messaggio che ritengo nasconda la sottile differenza della questione "A me sembra invece che, nei paesi sviluppati, il comunismo sia stato reso obsoleto dalla ricchezza materiale e dal conseguente generale miglioramento delle condizioni di vita che il capitalismo ha garantito, anche se in modo diseguale, un po' a tutti". La questione è appunto riconducibile alla "richezza materiale", nel senso che bene o male siamo condotti per mano ad accumulare denaro e cose che spesso nemmeno ci servono o durano pochissimo. Questo più che migliorare il tenore di vita ha reso ancora più evidente, a mio personale parere, il divario tra quei pochi che gestiscono TUTTO godendo di vantaggi enormi e tutti gli altri che sono la maggioranza, che tendenzialmente vorrebbe idealmente avvicinarsi a questo genere di persone. Spesso non riuscendoci vuoi per reale incapacità, vuoi perchè difficilmente se non ti viene data l'opportunità riesci ad inserirti in certi meccanismi pur magari avendone le capacità. Non credo inoltre che non ci sia più gente che si abbassi a "scaricare le cassette della frutta", ma solo gente che grazie ad opportunità assurde di lavoro che più che tendere al produrre, tende al soddisfare (a pagamento) bisogni effimeri.Sempre con l'abbaglio non tanto di lavorare poco (forse sperando in una minore fatica fisica, illusi), ma quanto di avere un maggior guadagno, un maggior potere di acquisto, una maggiore concentrazione di potere, scivolando in un vortice che non credo ci porterà molto lontano senza enormi danni. (questa volta mi è venuto un pò meglio il commento, mi compiaccio da solo!)
 


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