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MoVimento 5 Stelle TorinoSono consigliere comunale di Torino del Movimento 5 Stelle. Scopri chi sono io e visita il sito della lista.

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Sabato 5 Maggio 2012, 21:53

In campagna con Beppe

La mia campagna elettorale con Beppe Grillo è iniziata un po’ per caso. Beppe ha scelto il Piemonte per concludere il giro di quest’anno, e già prima che arrivasse, insieme al gruppo regionale, ci eravamo detti che sarebbe stato bello che i consiglieri, purché liberi dagli impegni istituzionali, andassero a seguire le varie tappe e fossero pronti a dire qualcosa in caso di necessità, per dare una mano alle liste raccontando un’esperienza diretta nelle istituzioni, ed essendo pronti a riempire qualche buco o ritardo del programma.

La prima tappa del tour piemontese, La Loggia, è stata aggiunta all’ultimissimo momento; Beppe il primo maggio aveva già un programma tremendo - partenza da Caltagirone in Sicilia, due ore di auto, aereo, camper e tre comizi, a partire da Caselle - ma come sempre è stato disponibilissimo e visto che gli avanzava un’ora ha aggiunto anche la quarta. I ragazzi di La Loggia mi avevano già contattato chiedendomi di dire qualcosa, e così mi sono trovato ad intrattenere la folla mentre Beppe si preparava e scendeva dal camper. Nonostante l’acqua, l’adunata è ben riuscita e ci ha regalato anche questa foto che abbiamo tutti molto gradito.

laloggia-grillo-bono-bertola_544px.jpg

A quel punto, io e Davide Bono siamo stati direttamente precettati e invitati a salire sul palco di tutte le date successive, compatibilmente con i nostri impegni. E quindi mi sono ritrovato a ripetere il mio raccontino, affinato man mano, in giro per il Piemonte - e a vivere in prima persona questo scorcio di campagna elettorale.

La cosa che più si nota è che una campagna di questo tipo è faticosissima: già dal pomeriggio si passa il tempo alternando un’ora di palco con un’ora o più di guida per spostarsi, con l’incubo di come parcheggiare arrivando a pochi minuti dall’inizio in una zona già completamente bloccata da auto e persone in attesa, per finire con una cena in piena notte, andando a dormire regolarmente tra l’una e le tre, per ripartire la mattina dopo (in Municipio alle nove). Io dopo quattro giorni facevo fatica a stare in piedi - e parlavo un paio di minuti per volta - e dunque mi chiedo come possa Beppe resistere a un mese di questa vita, parlando ogni volta per quasi un’ora, e magari improvvisando anche una canzone: incredibile.

Allo stesso tempo, però, è un’esperienza bellissima: conosci e fai amicizia con tutti gli attivisti delle varie città, scopri nuove cose del tuo territorio, parli con un sacco di gente che ti dice di tutto e di più - c’è chi vuole l’autografo di Beppe, chi vuole presentargli un’invenzione o un progetto, e chi ha idee politiche un po’ strane da sostenere, come il tizio che a Caselle mi ha gridato che Beppe deve fare una marcia su Roma; quando ho risposto che noi invece vorremmo cambiare l’Italia col voto, il tizio mi ha risposto che il voto però non ce lo poteva dare, perché aveva un cugino candidato in un partito.

Il giro tra Santena, Rosta e Grugliasco è stato complicato dalla manifestazione dei mercatali, che ha bloccato la tangenziale e intasato tutte le strade attorno a Torino; infilandomi per strade secondarie sono riuscito a muovermi, ma siamo arrivati alla fine con congruo ritardo. Per fortuna a Grugliasco c’era Chiara che ha coperto il ritardo con grande successo, replicato poi con un altro intervento ad Acqui Terme.

Alla fine dei quattro giorni ci siamo ritrovati ad Alessandria; e mentre l’evento finiva - queste scelte vengono fatte all’ultimo sul palco, mentre già intervengono i candidati della lista locale, in base ai tempi e alle reazioni della piazza - Beppe ha deciso che dovevamo parlare io, Davide e Mattia Calise. La piazza era piena zeppa di migliaia di persone, e un po’ di emozione te la danno sempre, ma dopo un po’ di serate diventa più facile ripetere il proprio racconto senza impappinarsi…


Dopo una pizzeria finale per festeggiare (con Beppe c’era anche Piero Ricca) il camper è partito alla volta di Genova, e noi siamo tornati a Torino… per fortuna l’ultimo giorno non guidavo io, così sono crollato a dormire. Esperienze come queste sono un piacere e un privilegio; tutto il Movimento ci ha messo il cuore in queste settimane, e senz’altro lunedì ne vedremo i risultati.

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Giovedì 3 Maggio 2012, 15:31

Un Primo Maggio movimentato

La primavera, si sa, rende l’aria frizzante e risveglia gli animi: così si può spiegare il movimentato Primo Maggio di Torino. Molto è stato scritto in questi giorni sulle contestazioni a Fassino e sugli scontri davanti al Municipio, che avevamo già commentato; io vorrei farvi vedere un paio di video, in modo che possiate rendervi conto direttamente delle cose; viste di persona o comunque in immagini sono tutt’altra cosa, rispetto ai racconti edulcorati e manipolati dei media.


Del primo video impressiona lo smarrimento delle autorità di ogni livello e colore, di Fassino, di Saitta, di Leo, di Chiamparino, murati tra file di poliziotti a perdita d’occhio, in strada con l’aria di non riuscire proprio a capire, a spiegarsi perché improvvisamente la gente li fischi e li attenda per strada per insultarli. Chiamparino risponde con classico disprezzo, di un contestatore dice “di sicuro ha passato tutta la vita in funivia”, senza rendersi conto che è proprio così, che ormai è la stessa buona classe media torinese che fino a ieri li adorava a contestarli, e che proprio questa è la sua condanna. Fassino sembra ancora nella fase della negazione, più tardi dirà che i contestatori sono il solito gruppetto di estremisti e di autonomi - e invece no, è la gente comune, persino quella di età non più verdissima che costituisce la base del corteo del primo maggio, ormai ridotto a rito di una società quasi estinta.

E poi, impressiona la scena del servizio d’ordine del PD, tutto tecnico e organizzato con le pettorine rosse marchiate, che si mette a spintonare una persona che riprende - in mezzo a piazza Castello in un corteo per una festa nazionale, un’occasione che più pubblica non si può - e gli mette le mani sulla telecamera, finché non arriva il consigliere Paolino (che ringrazio) a calmarli e portarli via. Loro, dicono, erano nervosi perché la gente li prendeva a male parole, qualcuno anche a sputi: ma non è un buon motivo per prendersela con chi documenta, anche perché il risultato è che sempre più gente si mette a gridare “siete peggio della polizia” e “fuori il PD dal corteo”.


Di questo secondo video impressiona l’aggressività della polizia: celerini fuori controllo che insultano e inseguono le persone che avevano provato ad avvicinarsi a Fassino. Si sentono chiaramente gli ufficiali cercare di fermarli con ogni mezzo, compresa una bestemmia. Questo è il clima nelle nostre strade, e probabilmente la polizia è rabbiosa anche per trovarcisi in mezzo, per doverne subire le conseguenze in prima persona; finché anche i poliziotti non si stuferanno e si rifiuteranno di scortare i politici.

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Domenica 22 Aprile 2012, 10:56

Televisione e Movimento

La mia seconda apparizione televisiva nazionale in un giorno e mezzo è andata in onda ieri mattina, sempre su La7 (anche se gli inviti erano indipendenti e separati). A Omnibus, trasmissione di approfondimento del mattino condotta da Andrea Pancani, il trattamento è stato molto diverso dalla serata a Piazzapulita: invece di cinquanta secondi, ho potuto parlare per venticinque minuti, su un totale di due ore di trasmissione.


Ero l’unico “politico” partecipante (niente commistioni con i partiti) e mi sono trovato di fronte a un gruppetto di esperti e giornalisti; un paio chiaramente ostili, che hanno provato a mettermi in difficoltà accusandoci di antipolitica, inconsistenza e così via, e un paio piuttosto amichevoli, che invece hanno apprezzato e difeso le cose che dicevo.

Mi è sembrata tutto sommato una trattazione onesta, con il giusto grado di aggressività (non si può certo pretendere di sentirsi dare sempre ragione) ma anche con ampio spazio per intervenire. E credo di aver fatto fare bella figura al Movimento, a giudicare dai commenti ricevuti da voi e anche dal conduttore.

(A Piazzapulita, dopo il post di venerdì, non penso invece che avrò altre chance, anche se in proposito vorrei chiarire che non li ho tacciati né di censura né di scarsa professionalità, se mai del contrario: di avere in mente un format talmente spettacolarizzato che tutto deve essere pianificato in anticipo.)

All’ora di pranzo, poi, è uscito Beppe: da una parte ha messo in home page il mio post e il mio video di Piazzapulita, dall’altra ha fatto un post principale in cui attacca le televisioni e chi ci si va a sedere. L’analisi di Beppe è nota ed assolutamente corretta, riprende quello che io avevo già descritto nel post. Tuttavia, io non sono così radicale nella conclusione, e penso che sia sbagliato rifiutare la televisione sempre e comunque; la domanda che ci si deve porre è se la partecipazione televisiva possa avvantaggiare o danneggiare il Movimento.

Nel mio caso, da Piazzapulita saremmo usciti meglio o peggio se la trasmissione fosse stata identica ma senza i tre minuti miei e di Federica Salsi? Secondo me ne saremmo usciti peggio; e fa bene al Movimento far vedere che c’è altro insieme a Grillo, e che il voto serve a mettere nelle istituzioni persone capaci e convincenti e non dei bambini che dipendono dagli slogan del guru.

Il problema nasce tuttavia se singoli consiglieri finiscono per diventare ospiti fissi, due volte al mese in mezzo ai politici, o peggio ancora se cominciano a darsi da fare per apparire; o se in televisione ci vanno persone che magari si sentono dei grandi comunicatori, ma che poi, di fronte al marchingegno, fanno oggettivamente delle figuracce. Le eventuali apparizioni di movimentisti devono essere poche e incisive, lasciando il segno e la voglia di saperne di più, in modo da invogliare il passaggio a Internet o al contatto diretto.

Finora non c’è stata alcuna strategia mediatica “del Movimento”; sia Grillo che ogni singolo consigliere fanno le proprie uscite e pianificano le proprie apparizioni senza parlarsi. Questo è sbagliato, ed è necessario concordare un piano d’azione intelligente, che preveda da una parte un briciolo di fiducia in più nei nostri “ragazzi”, e dall’altra un freno consapevole alle vanità e alle ingenuità dei singoli. L’importante è che venga fatto in maniera coordinata e condivisa tra tutti e che non succeda, come adesso, che ognuno decida per sé se accettare e cosa dire, e che alcune persone rischino di finire troppo spesso sui video nazionali a farsi omologare.

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Venerdì 20 Aprile 2012, 14:11

La TV nazionale è finta

Molti di voi avranno avuto modo di vedere ieri sera l’apparizione mia e di Federica Salsi a Piazzapulita, la trasmissione di approfondimento politico di La7. Era la mia prima partecipazione a una trasmissione nazionale di questo tipo; di solito invitano Favia, che in TV va volentieri ed è molto bravo, ma lui non può essere ovunque e allora cominciano a invitare anche gli altri; d’improvviso si sono accorti di noi, o, se volete essere malpensanti, hanno deciso che (vedi Gandhi) né ignorarci né deriderci funziona, e dunque ora ci invitano per combatterci.

Per questo sono stato molto in dubbio se accettare, memore anche dei consigli di Beppe: attenzione alle trasmissioni televisive nazionali, sono tutte manipolate in partenza. Alla fine, parlandone con Chiara e altri colleghi, abbiamo deciso di accettare, anche per capire, per fare esperienza. Sapevamo che avrei dovuto fare un viaggio a Roma per avere al massimo un minuto scarso: nel video vedete come l’ho usato.


A giudicare dai vostri commenti, l’intervento è piaciuto ed è stato efficace, e in effetti ha cambiato per un po’ il tono della trasmissione, costringendo persino il tremendo Luttwak - uno che aveva esordito dicendo che i populisti come Grillo vanno ignorati e che l’Italia poteva rilanciarsi costruendo nuove autostrade - a dire che tutto sommato le cose che proponiamo hanno un loro senso. Ma quello che volevo raccontarvi, invece, è il dietro le quinte: è che Beppe come al solito ha ragione, e i contenuti di queste trasmissioni sono studiati e premeditati in partenza.

Infatti, quando due giorni prima mi ha chiamato una gentilissima giornalista della redazione per discutere la partecipazione, mi ha chiesto: che cosa pensi del governo Monti? Ok, ho pensato, è una prova per vedere se so parlare; e ho improvvisato un paio di minuti di discorso. Dopo un po’ mi richiama e mi fa: e di Civati, cosa pensi? Spiego che Civati potrà anche essere una brava persona ma vive da quindici anni a spese nostre (consigliere comunale, provinciale e regionale), guadagna i suoi 10.000 euro al mese ed è immerso nel sistema fino al collo; la risposta è “ok va bene, temevo che foste della stessa idea e allora era un problema”. Perché un problema? Perché se non si discute la trasmissione si ammoscia.

Alla fine mi dicono che va bene, sono piaciuto; hanno anche visionato i miei video su Youtube. Chiama un signore della produzione per organizzare il viaggio; mi pagano il treno per venire e pure la macchina con autista per portarmi agli studi, che sono in un posto impossibile in mezzo ai colli a quindici chilometri dal centro (chiunque sia stato responsabile della pianificazione urbanistica di Roma negli ultimi cinquant’anni andrebbe fustigato sulla pubblica piazza).

Negli studi ci piazzano in attesa in una inquietante sala di proiezione con Mentana sul maxischermo, poi ci portano in un camerino dove lasciamo la nostra roba. In studio ci hanno riservato i nostri posti fintamente in mezzo al pubblico, nel senso che sono attentamente scelti per via di luci, telecamere e così via. Potremmo stare ovunque, ma siamo in mezzo al pubblico, perché? Perché così veniamo messi automaticamente in posizione inferiore rispetto agli altri ospiti. Addirittura avevano chiesto la partecipazione di alcuni movimentisti romani “con le magliette di Grillo” per fare folklore… ma poi hanno scartato l’idea e li hanno fatti venire per niente.

Ci sediamo, non siamo nemmeno microfonati. In studio è il caos finché non arriva l’assistente, un tizio che ha il compito di istruire il pubblico: vietato applaudire o commentare ciò che dicono gli ospiti, togliete dalla prima fila le borsette, non masticate, spegnete i cellulari.

Da noi poi arriva la giornalista e ci rifà le domande, stavolta suggerendo anche le risposte: a Federica dice che lei dovrebbe attaccare Civati per introdurre il tema dei finanziamenti ai partiti, al che giustamente Federica risponde che ad attaccare Civati di punto in bianco faremmo soltanto la figura dei provocatori. A me ripete: cosa pensate di Monti? Io ridico qualche parola, lei mi interrompe e dice “a me era piaciuto quando al telefono mi avevi detto che Monti sa solo spremere gli italiani con le tasse… spremere gli italiani, capito?”. Ok, ho capito: sarebbe bello che dicessi “spremere gli italiani”.

Comincia la trasmissione, iniziano a parlare gli ospiti. Dicono una stupidaggine dopo l’altra, la più grossa è quella dell’on. Della Vedova (uno che non so nemmeno più di che partito sia, vista la velocità con cui li cambia) che dice che lui è da vent’anni che combatte i finanziamenti pubblici ai partiti; peccato che siano anche vent’anni che sta in partiti che li incassano allegramente. E’ talmente grossa che durante la pausa successiva arriva da noi una ragazza dal pubblico e dice “per favore, se parlate ditegli qualcosa”!

Fanno sentire frasi di Grillo in diretta da Monza e poi ripetono all’infinito l’associazione col concetto che vogliono trasmettere: “Grillo populista, Grillo populista, Grillo populista… ci dica Luttwak, cosa pensa del populismo di Grillo?”. Più tardi: “Grillo leghista, Grillo leghista, Grillo leghista… esperto di sondaggi, da chi prende i voti Grillo?” L’esperto mostra un fantastico sondaggio secondo cui tantissimi elettori di IDV e della Lega starebbero passando al M5S, ma a quasi nessun elettore piddino verrebbe mai tale infausta idea. Ma che caso!

Alla fine è il nostro momento: arriva Formigli e chiede a Federica cosa pensi di Civati, e perché Grillo non venga mai in studio a rispondere alle domande. Sono domande in cui puoi solo perdere, perché se attacchi Civati fai la figura dell’invasato (e non a caso sopra compare un titoletto “Grillo contro tutti”) e se non lo attacchi gli dai ragione. Federica comunque è brava, spiega che Beppe è solo un megafono, parla di come lavoriamo. Poi tocca a me, arriva la domanda precotta: “cosa pensi di Monti, ma voi volete il fallimento?”. E io - oltre che ovviamente un po’ teso - sono incazzato, molto incazzato per tutto questo, talmente incazzato che mi alzo, mi danno il microfono e mi tremano le mani.

E sono i miei cinquanta secondi che vedete nel video, e mi esce non solo quello che ho pensato di dire, cercando di essere efficace, ma tutta l’incazzatura, fin che ho fiato per gridare. Alla fine va benissimo: viene giù lo studio dagli applausi, nonostante il teorico divieto, perché ho detto quello che pensavano tutti e tutti volevano sentir dire da un’ora.

Il conduttore mi dice di tenere il microfono, si allontana; poco dopo, non inquadrato, mi fa segno di restare in piedi. Sembra proprio che mi voglia far parlare ancora, dice agli ospiti di farmi una domanda. Io mi preparo, spero di poter fare qualche proposta concreta per recuperare soldi, il taglio alle spese militari, il Tav, i costi della politica.

E poi, però, la trasmissione prende altre strade, e dopo qualche minuto esce da un angolo l’assistente e mi fa cenno di sedere. Fanno parlare per dieci minuti la ex fidanzata del Trota (chissà se l’hanno pagata), evidentemente è più importante che sentire cosa ha da dire il Movimento 5 Stelle, fatto salvo far ripetere a Civati più volte che ci rifiutiamo di interloquire. Il resto è onestamente noioso, non so come facciate voi a guardare questi programmi, io non li guardo più da anni. Alla fine quasi ci addormentiamo, il pubblico brontola e vuol solo andare a casa.

Finito lo spettacolo, saluto Formigli e gli dico: “questa volta bene, ma la prossima volta vogliamo uno di noi lì”, indicando le poltrone degli ospiti. Lui abbozza, non so se potrà mai accadere. Usciamo con Gomez, persona che stimo moltissimo, che non ha ben capito cosa gli ha detto Beppe su “non si capisce chi sia il direttore del Fatto” (glielo spiego: vuol dire che al Fatto ci sono persone come lui che ci difendono, ma anche persone che appena possibile ci attaccano in modo strumentale).

Partiamo all’una di notte per un triste e consunto albergone della periferia romana, salvo sosta in un pub per poter mangiare qualcosa. Dormo cinque ore, sveglia alle sette, corsa a Fiumicino nel traffico impazzito, aereo, corsa in ufficio, per poter partecipare alla prima commissione della giornata - perché va bene promuovere il Movimento, ma mi avete eletto per lavorare in Comune e non per andare in televisione.

Stasera organizziamo un incontro sulle privatizzazioni, ma domani mattina sarò ancora in TV, dalle 7:50 alle 9:45 sempre su La7 a Omnibus, dove credo che ci sarà più spazio per parlare di quello che vogliamo fare. Ma ve lo saprò dire solo dopo aver partecipato.

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Venerdì 13 Aprile 2012, 11:58

Benvenuti a Torino

Sono passati quasi due mesi da quando ho avuto l’opportunità, grazie a un sopralluogo ufficiale, di visitare dall’interno la baraccopoli di Lungo Stura Lazio; una questione su cui continuamente vengono detti fiumi di parole, ma che quasi nessuno conosce veramente.


Sulle sponde della Stura, col passare del tempo, si sono accampati i più disperati della città; in parte sono rom, prevalentemente fuggiti dalla Romania ma anche nostrani, in parte sono immigrati, generalmente romeni anch’essi ma non solo. Centinaia di persone, compresi i bambini, vivono (non per scelta) in condizioni igieniche da terzo mondo che tutti fanno finta di non vedere, o di vedere soltanto per dire “non dovrebbe essere così”.

Il problema è appunto quale possa essere l’alternativa. Torino infatti è una città che da molti anni si occupa anche dei nomadi, spendendo centinaia di migliaia di euro ogni anno, dai tirocini agli abbonamenti GTT passando appunto per la pulizia dei campi. Certo, in una commissione consiliare l’unico rom partecipante, la combattiva signora Vuletic dell’associazione Idea Rom, si è lamentata molto chiaramente proprio di questo: vengono spesi moltissimi soldi per i rom, ma ben pochi arrivano ai rom. La maggior parte si ferma nelle mani di intermediari vari, soprattutto associazioni senz’altro benemerite, ma anche ben agganciate politicamente. I lavori sovvenzionati con questi fondi non vengono dunque fatti svolgere ai rom, che potrebbero così cominciare ad integrarsi e a vivere del proprio lavoro; e questo già cambierebbe un po’ le cose.

Anche in Lungo Stura Lazio è andata così: inizialmente ci si è limitati ai divieti, poi, di fronte al degrado, sono stati dati circa 100.000 euro a un’associazione per fare un po’ di pulizia, dato che Amiat si rifiuta di farla poiché nessuno la paga; non vuole nemmeno mettere un numero adeguato di cassonetti sul Lungo Stura, per cui anche quegli utenti del campo che vogliono smaltire correttamente l’immondizia non possono farlo. Il problema è che l’associazione in questione è Terra del Fuoco, creatura del capogruppo e segretario provinciale di SEL Michele Curto, per cui la spesa ha subito scatenato la polemica politica.

D’altra parte, se si lascia tutto così la città si lamenta, se si spendono soldi per fare qualcosa la città si lamenta; molti parlano di sgomberi senza rendersi conto che anche lo sgombero costa e che si limita a spostare il problema pochi metri più in là, anche perché, non trattandosi di extracomunitari, non si potrebbe comunque espellerli. Ma non si può nemmeno scaricare il problema su chi abita lì vicino e che si trova davanti a ogni genere di problema di convivenza, a partire dal fumo nero e tossico che spesso sale dai roghi accesi nel campo.

fumo_stura_lazio_544.jpg

Dunque, che fare? La verità è che non lo sa nessuno. Nel frattempo, molti ci marciano sopra, economicamente e politicamente, pro o contro cambia poco; mentre i più poveri dei poveri, come sempre è stato, si arrabattano da soli come possono dentro le loro baracche, cercando un modo - legale o illegale che sia - di potersi permettere condizioni migliori di vita.

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Mercoledì 11 Aprile 2012, 09:08

Il consiglio comunale più veloce del West

Probabilmente, quello che vedete nel video non è di per sé uno scandalo: in Comune succedono cose ben peggiori. E’ però piuttosto interessante, da una parte per capire le complicazioni della democrazia, e dall’altra per constatare il preoccupante livello di disorganizzazione e di “vita alla giornata” che caratterizza l’amministrazione di Torino.


Il video infatti contiene l’intera seduta del Consiglio Comunale di Torino svoltasi il 5 aprile 2012 alle ore 18: dura in tutto “ben” due minuti e trenta secondi, che diventano cinque minuti e cinquantasette secondi se si include anche l’appello prima di iniziare. Il presidente del Consiglio Comunale effettua alcune comunicazioni, ricorda le prossime sedute e iscrive all’ordine del giorno due delibere, poi chiude i lavori.

Il motivo di questa seduta lampo è presto detto: il Comune è tenuto ad approvare il bilancio consuntivo del 2011 entro il 30 aprile, e devono essere lasciati almeno 21 giorni per discuterlo dopo che la delibera è stata formalmente presentata, che è appunto l’operazione svolta nell’ultimo minuto della seduta. Di qui la necessità di fare questo consiglio proprio adesso, visto che il successivo, già convocato per oggi, sarebbe stato troppo in là.

Il costo di questa seduta è valutabile in diverse migliaia di euro, se si considerano 34 gettoni di presenza da 80 euro l’uno (anche se molti consiglieri non li prenderanno, raggiungendo comunque il tetto massimo mensile) e soprattutto il costo dei dipendenti comunali che hanno dovuto organizzare, gestire e verbalizzare la seduta, tra l’altro in orario di straordinario.

Ora, se la seduta in sé avesse un senso politico, si potrebbe annoverare questa spesa nei normali costi della democrazia, dato che è comunque meglio impiegare qualche euro in più e garantire i diritti di tutti, che avere un’efficientissima dittatura in cui le decisioni sono prese da uno solo a costo zero ma non c’è libertà per nessuno. E di consigli straordinari con un valore politico ce ne sono già stati molti, anche per effetto delle opposizioni, anche nostro, ad esempio quando abbiamo fatto ostruzionismo sulle privatizzazioni o sull’aumento dei biglietti del bus per cercare di migliorare gli atti in extremis o di sollevare l’attenzione del pubblico su quanto stava accadendo.

Comunque, quelli erano consigli veri: nessuno di essi è durato due minuti e mezzo. In questo caso, infatti, il consiglio straordinario non ha un senso politico, ma è solo frutto di disorganizzazione. Infatti, il bilancio consuntivo del 2011 - cioé la chiusura dei conti dello scorso anno, un lavoro che dunque è iniziato già da gennaio - si sarebbe benissimo potuto presentare nel normale consiglio comunale del 2 aprile, per poi approvarlo in quello del 23. Purtroppo, però, tre mesi non sono bastati all’amministrazione per finire il documento, e dunque all’ultimo minuto hanno chiesto un consiglio straordinario il 5 aprile per poterci lavorare tre giorni in più, a cui seguirà un altro consiglio straordinario il 27, che potrebbe essere seguito da un terzo consiglio straordinario il 30 (nel ponte, facendo saltare le ferie dei dipendenti coinvolti) se, come prevedibile, ci sarà ostruzionismo.

In pratica, questo è il risultato della disorganizzazione e della situazione drammatica in cui versa la Città, per cui anche le più basilari operazioni amministrative vengono svolte all’ultimo momento, non sapendo più dove sbattere la testa per far tornare i conti sempre più in rosso: e questo è il vero scandalo di questo video. Andiamo bene…

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Venerdì 30 Marzo 2012, 12:13

Le multe giuste

Non accade troppo spesso che il giornale cittadino parli delle nostre proposte, ma venerdì scorso è successo - con un bel titolo “I vigili devono fare più multe”. Secondo alcuni, essendo che le multe sono impopolari, non era certo un favore; eppure noi siamo molto contenti che, come potete vedere nel video, la nostra mozione sia stata accolta e approvata dal consiglio comunale.

L’obiettivo, comunque, non è fare “più multe”, ma fare multe più giuste. Fino ad oggi, l’attività sanzionatoria dei Comuni è concentrata soprattutto sugli eccessi di velocità, tramite gli autovelox fissi e i terribili telelaser. Ora, noi troviamo giusto che si dissuada chi vuole usare i viali cittadini come piste da Formula 1, ma troviamo meno giusto che i limiti di velocità non siano adeguati alla normalità del traffico: su uno qualsiasi dei nostri stradoni tutte le auto corrono almeno a 60-70 chilometri orari, cioé oltre il limite dei 50, e delle due l’una - o tutti i torinesi sono pazzi incoscienti o il limite non è adeguato alla realtà.

Peggio ancora se l’ente pubblico si mette a multare in punti dove è molto più pericoloso andare ai 50 (rischio tamponamento) che andare agli 80, come alla fine della discesa della sopraelevata di corso Grosseto, o su vere e proprie superstrade, come hanno fatto recentemente alcuni comuni della cintura (vedi Rivoli su corso Allamano). Queste sono evidentemente multe fatte solo per fare cassa, sfruttando limiti talmente bassi che viene il dubbio che siano tenuti bassi apposta (e basta visitare i forum degli automobilisti arrabbiati per capirlo).

In compenso, ci sono violazioni che sono molto più pericolose e dannose per la collettività, ma che raramente vengono sanzionate. Una è quella di svoltare a sinistra da centro viale dove è vietato, specialmente quando l’incrocio è trafficato e si creano lunghe code per chi resta bloccato. Peggio ancora se, come in via Cernaia angolo corso Vinzaglio, chi svolta a sinistra illegalmente blocca i binari del tram e con esso una fila di mezzi pubblici carichi di persone, facendogli perdere un paio di minuti. Analogamente per due altri tipi di violazioni: la doppia fila sugli assi di scorrimento, che costringe il traffico a restringersi e le auto a cambiare corsia all’ultimo in modo pericoloso, e la violazione delle corsie preferenziali.

Già oggi queste violazioni vengono sanzionate, mandando una pattuglia ogni tanto; peccato che sui cinque incroci cruciali da noi segnalati siano state fatte nel 2011 1.600 multe per svolta vietata, che sembrano tante ma sono in realtà mediamente una al giorno per incrocio. Dato che le violazioni sono invece una al minuto, si capisce anche che il solitario beccato dai vigili si lamenti dicendo “perché io?”.

Ecco perché la nostra proposta è di usare le telecamere, come si fa per gli accessi alla ZTL; la tecnologia di oggi permette di individuare manovre e leggere le targhe dalle immagini in automatico, e se tutte le violazioni venissero regolarmente represse si otterrebbe contemporaneamente molta più equità e molta più efficacia, andando inoltre a recuperare entrate finanziarie non a caso, da chi si comporta esattamente come tutti e ha la sfortuna di essere preso di mira, ma solo da quella minoranza che compie manovre veramente dannose e pericolose.

Naturalmente la proposta ha suscitato qualche polemica, compreso l’intervento piccato di un consigliere comunale che era stato fermato e multato, a suo dire ingiustamente, proprio per aver svoltato a sinistra da via Cernaia in corso Vinzaglio. Alla fine però è passata, e ora vedremo come verrà applicata; inoltre vedremo se avrà esito positivo anche un’altra mozione da noi presentata, quella per studiare qualche sistema automatico per multare chi parcheggia alle fermate del pullman, impedendo ai bus di accostare e dunque di far salire gli invalidi. La nostra mozione per un maggior controllo su chi entra abusivamente in auto nelle isole pedonali è stata invece respinta dalla maggioranza, che ne ha chiesto il ritiro promettendo di affrontare l’argomento in commissione.

Ma dato che non vogliamo dimenticarci di chi invece è stato multato perché sfrecciava a “ben” 65 chilometri orari su un viale a tre corsie, segnaliamo anche che il consiglio comunale, tramite un nostro emendamento a una mozione della maggioranza, ha già approvato di elevare a 70 km/h il limite di velocità su tutti i grandi viali cittadini, portandolo invece a 30 km/h nelle vie residenziali; e che, alla notizia dell’ennesimo autovelox spremitore del comune di Moncalieri, abbiamo presentato anche un ordine del giorno per chiedere che la stessa cosa venga fatta dai comuni della cintura su tutte le grandi strade di accesso a Torino, ovviamente dove la strada è ampia e priva di incroci pericolosi.

Ecco dunque perché l’obiettivo che ci proponiamo non è fare più o meno multe… ma fare le multe giuste, a chi veramente guida come se sulla strada ci fosse solo lui, danneggiando e mettendo in pericolo tutti gli altri.

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Mercoledì 28 Marzo 2012, 18:25

Cercansi scrutatori

Non molti sanno che da qualche anno anche la nomina a scrutatore di seggio è soggetta alle spartizioni della politica: infatti gli scrutatori vengono scelti uno per uno dalla commissione elettorale comunale, un organo formato da tre consiglieri comunali più il sindaco. Come degli scrutatori nominati dai partiti possano garantire la massima correttezza delle operazioni elettorali è un mistero, ma in questo modo si ottiene la possibilità di far avere qualche soldo ai nominati in cambio di un lavoro facile facile a spese dello Stato, con in più uno o due giorni aggiuntivi di ferie dopo l’evento per riprendersi.

Certo, ogni tanto si esagera: è noto che i dipendenti GTT vengono precettati in massa per fare lo scrutatore o il rappresentante di lista (altra figura nominata dai partiti, non compensata ma che ha comunque diritto ai permessi e ai riposi compensativi) per conto di alcuni partiti e correnti del centrosinistra che storicamente controllano l’azienda, costringendo quest’ultima a lasciare a piedi i cittadini per mancanza di personale… evidentemente le elezioni sono prioritarie.

Potete dunque capire come la commissione elettorale sia importante, tanto è vero che in rete si trova tuttora questo opuscolo interno di Forza Italia, risalente all’anno di istituzione del meccanismo, in cui si legge, scritto in rosso e sottolineato, “È inutile sottolineare come, per garantire una nostra presenza all’interno dei seggi elettorali, soprattutto in vista delle prossime elezioni politiche del 9 aprile 2006, diventa di fondamentale importanza eleggere un consigliere di Forza Italia all’interno della Commissione elettorale del vostro Comune.”

Ovviamente, noi nella commissione elettorale non siamo rappresentati: è stata votata a inizio consigliatura con un accordo bulgaro, due PD e uno PDL. La prassi comunque vuole che i posti di scrutatore a disposizione siano rigidamente divisi: due terzi ai partiti della maggioranza e un terzo a quelli della minoranza, e all’interno dei due blocchi proporzionalmente al numero di consiglieri. E dato che a Torino ci sono 919 seggi e che per ognuno sono necessari tre scrutatori per i referendum o quattro per le elezioni, i posti da assegnare sono una bella quantità.

Siccome si avvicina il referendum regionale sulla caccia del 3 giugno prossimo (pochi lo sanno, tanto che noi abbiamo presentato una mozione per chiedere che il Comune informi sulla sua esistenza…), con 2757 scrutatori da nominare, ci è giunta questa tabellina:

Posti di scrutatore assegnati alla Minoranza Consiliare: n. 919. Così ripartiti:
Pdl 460
Lega Nord 173
Movimento 5 Stelle 115
Fli 57
Terzo Polo - Udc 57
Torino Libera No Euro Lista Grilli Parlanti 57

Come potete immaginare, non abbiamo nessuna intenzione di cercare 115 amici da segnalare in quanto simpatizzanti del Movimento (peraltro dovrebbero essere già iscritti all’albo degli scrutatori, come da domanda che si può presentare ogni anno a novembre: quest’anno contiene 35.021 aspiranti). Però ci siamo chiesti, a maggior ragione in questi tempi di crisi, perché riservare questa opportunità di lavoro a chi ha i contatti con un partito che può nominarlo? E dunque, invece di lasciare anche i “nostri posti” ai partiti, abbiamo pensato di aprire questa possibilità a chiunque, ad eccezione ovviamente di chi ha una tessera di partito in tasca e/o un partito che già lo nomina.

Invitiamo dunque chiunque sia già iscritto all’albo degli scrutatori e voglia essere nominato per il 3 giugno a compilare il modulo che trova in questa pagina. Avete tempo fino alle ore 12 di giovedì 5 aprile, dopodiché nel pomeriggio procederemo a un sorteggio tra tutti quelli che si saranno segnalati; ci è sembrato il metodo più equo… in attesa di poter andare in Parlamento a cambiare anche questa legge.

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Martedì 27 Marzo 2012, 18:15

Corruzione e mafia a Torino

In questi giorni ci siamo occupati molto di criminalità, corruzione, antimafia.

Per prima cosa, ieri il consiglio comunale ha approvato una mozione firmata da noi, insieme a SEL, IDV e alcuni consiglieri PD, che esprime solidarietà a Raphael Rossi e invita Amiat a farsi carico delle spese legali per il processo in cui è testimone e parte offesa. E’ stato il risultato di un lungo lavoro in cui - invece di presentare una nostra mozione da soli per magari vederla bocciare ma poterci fare belli - abbiamo realizzato un testo condiviso con la maggioranza, in modo che potesse essere approvato all’unanimità (con l’astensione/assenza del centrodestra).

Come saprete, Rossi aveva denunciato un tentativo di corruzione, facendo risparmiare quasi cinque milioni di euro alle casse di Amiat; eppure, a Torino da allora non ha più lavorato. La Città, nonostante molte sollecitazioni e una precedente mozione del consiglio comunale nel 2010, non si è mai costituita parte civile e non ha mai concretamente supportato Rossi. Noi abbiamo chiesto che perlomeno Amiat gli paghi le spese legali, e che il Comune si schieri con chiarezza e concretezza dalla sua parte e contro la corruzione, perchè alle molte parole sono seguiti pochi fatti.

Stamattina si è invece svolta la prima riunione della commissione che io chiamo “quasi antimafia”, perché la sua creazione - per la quale noi abbiamo fatto pressione in ogni modo sin da luglio, peraltro in compagnia di altri gruppi - è stata accompagnata da lunghe discussioni sul nome; assolutamente off limits la commissione d’inchiesta, il compromesso è stato “COMMISSIONE CONSILIARE SPECIALE DI PROMOZIONE DELLA CULTURA DELLA LEGALITA’ E DEL CONTRASTO DEI FENOMENI MAFIOSI”.

Quando si lancia una iniziativa del genere c’è il rischio che essa si limiti a produrre bei comunicati stampa (con la corsa dei politici a chi è più antimafioso) e tonnellate di carta, senza incidere veramente; o che concentri la sua attenzione su questioni importanti ma comunque secondarie, lasciando perdere l’elefante rosa che ingombra la stanza e che tutti fanno finta di non vedere. In questo caso, l’elefante rosa è il rapporto tra mafia e potere economico, politico, culturale, sociale; perché va bene occuparsi di appalti o di usura, ma la base del potere mafioso sta oggi in quella rete di relazioni verso chi mafioso non è, ma si mette al servizio della criminalità organizzata per reciproco e illecito beneficio.

Stamattina mi è venuto in soccorso proprio, pensate un po’, il procuratore Caselli, che ha partecipato alla seconda parte della riunione insieme al sindaco e al procuratore Maddalena. Sapete che solo poche settimane fa non mi sono fatto problemi a criticare pubblicamente e pesantemente Caselli, ma oggi sono stato colpito molto positivamente dal suo intervento, che ha ribadito come alla magistratura tocchi registrare il passato e perseguire le responsabilità penali, ma come sia la politica a doversi occupare di ciò che, pur non penalmente rilevante, ha una forte rilevanza sociale: appunto la rete di relazioni, amicizie, alleanze e conoscenze dei mafiosi, che è essenziale per il loro potere.

Ci ritroveremo tra un paio di settimane per organizzare il lavoro, e allora vedremo se l’appello di Caselli sarà stato colto. Nel frattempo, il pomeriggio ha visto un mezzo incidente quando è stata bocciata la proposta di intitolare un ponte a Mauro Rostagno per l’opposizione del centrodestra (con l’astensione di PD e Moderati), comunque non legata alle attività antimafia di Rostagno ma alla sua precedente militanza in Lotta Continua negli anni ‘70. Spiace, perché la storia di militanza sul campo e fuori dagli schemi di Rostagno mi sembra attualissima.

Parlare di mafia è sempre difficile, lo dimostrano i due studenti di Susa censurati per aver distribuito un volantino che menzionava che le società appaltatrici del non-cantiere Tav sono “più volte fallite e più volte sospettate di collusioni mafiose”, ovvero un dato di fatto… pensate che Bruno Iaria, il capo ndrangheta al centro dell’operazione Minotauro, nel 2006-2007 era dipendente dell’Italcoge (una di queste aziende). Fin che si parla genericamente di antimafia sono tutti d’accordo, ma quando si vanno a toccare persone e affari concreti la musica cambia di botto.

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Giovedì 22 Marzo 2012, 16:09

Ascoltateli, una notte in piazza Castello

Il deterioramento della nostra società si vede da tanti fattori; uno dei primi è la crescente difficoltà di ascoltare e comprendere gli altri. Qualsiasi discussione pubblica diventa immediatamente un confronto tra idee prefissate, in cui ognuno cerca di convincere gli spettatori prevalendo sull’altro, invece che ascoltarne le ragioni.

E’ per questo che un gruppo di persone provenienti da movimenti e partiti diversi, riunendosi attorno alla storica struttura nonviolenta del Centro Sereno Regis, hanno deciso di lanciare l’iniziativa Ascoltateli!, ovvero un digiuno a staffetta centrato attorno a un presidio permanente posto in piazza Castello. La richiesta dell’iniziativa è semplice: riaprire il dialogo sul Tav Torino-Lione, chiedendo alle istituzioni di considerare veramente, per la prima volta, le ragioni di tutte le parti in causa, senza partire da preconcetti o da assunti non negoziabili.

Al presidio non troverete bandiere No Tav; questo ha un po’ sconcertato molti degli aderenti, dato che la maggior parte sono persone notoriamente contrarie all’opera, ma è una scelta di coerenza con la richiesta di ascolto di tutte le posizioni, senza partiti presi. Troverete però la possibilità di sedervi e chiacchierare di ciò che volete, con le persone che digiunano, con chi le accompagna e con ospiti prestigiosi.

Da molto tempo sentivo l’esigenza di una iniziativa nonviolenta su questo tema; non rinnego nulla delle manifestazioni No Tav, ma credo che sia importante ribadire, anche comunicativamente, che la violenza e gli scontri sono una conseguenza dell’atteggiamento di chiusura preconcetta dello Stato, e non una scelta o un’attitudine dei manifestanti. E così, mi sono subito offerto volontario per un turno di 24 ore di digiuno.

Il mio digiuno è iniziato alle 20 di martedì sera, in una situazione piuttosto particolare: con l’accordo degli organizzatori, sono andato al noto mobilificio svedese per acquistare di tasca mia una brandina da mettere a disposizione del presidio. Verso le 21 sono arrivato in piazza Castello, trovando l’altro digiunatore notturno e un paio di altre persone che ci hanno tenuto compagnia, oltre all’ormai famoso Turi - addirittura su Oggi in edicola c’è un lungo servizio su di lui - che però era in una fase di silenzio (ci ha poi spiegato a gesti che sarebbe andato a dormire su un albero, e non l’abbiamo più visto fino al mattino). Così appariva il presidio alle dieci di sera:


Avevo già dormito in un presidio a Chiomonte (molti ricorderanno questa fantastica intervista alle sei di mattina), ma piazza Castello è stata un’esperienza nuova. Già a metà serata la piazza è deserta, con la sola eccezione del traffico che scorre sullo sfondo, di qualche frettoloso passante e di una mandria di cabinotti in libera uscita. Ben presto però si scopre la vera essenza della città notturna: una litania continua di questuanti. Chi pazzo, chi furbo, chi venditore di rose, tutti passano dal gazebo e chiedono dei soldi: a Chiomonte questo non succedeva.

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Il massimo ci è successo a notte fonda, verso le due: il centro era completamente deserto e stavamo per andare a dormire quando si presenta un ragazzo sui trent’anni, straniero, vestito piuttosto bene. Ci chiede qualche soldo, ci dice che è albanese, poi subito chiede se può fermarsi a dormire lì - in cambio, offre alcuni cellulari “trovati” sul treno. Si siede, e nei primi dieci minuti ci racconta che il giorno prima è andato a trovare sua figlia all’asilo, dopo tre anni che non la vedeva; e la maestra ha chiamato la mamma e i carabinieri, solo perché l’ultima volta, tre anni prima, suo fratello ha spaccato il naso con una testata al fratello della ex moglie. Al che lui ha spiegato all’ex moglie e ai carabinieri che non era lì con cattive intenzioni, perché se avesse voluto portarsi via la bambina sarebbe venuto con cinque o sei amici tutti armati e due carabinieri non l’avrebbero certo fermato.

Noi eravamo rimasti in tre, due digiunanti e un vegliante, e non eravamo precisamente tranquilli, mentre il tizio proseguiva a raccontare della solidarietà tra albanesi in galera (non come i romeni). Alla fine ha attaccato a raccontarci tutte le grandi imprese dell’Albania nella storia, di quando l’Albania ha conquistato l’Egitto, del fatto che Ataturk era albanese, di Madre Teresa. A un certo punto io sono entrato nella tenda e mi son messo a dormire sulla branda, nel sacco a pelo. L’albanese ha dormito fuori, steso su tre sedie, insieme al nostro vegliante: siamo stati molto contenti che fosse previsto qualcuno che rimanesse sveglio a controllare tutta la notte.

La notte è stata gelida e mi sono svegliato verso le sette, convinto che fuori avessero costruito nella notte un aeroporto - ma erano soltanto i tram. Anche al mattino la piazza è deserta, almeno fino alle sette e mezza, e lo spettacolo del sole che sorge sulle pietre è assolutamente insolito, e porta un tepore piacevole.

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Alle nove sono andato in Comune, dove come sapete è stata una giornata travagliata e tutte le sedute sono state cancellate, il che mi ha permesso di non far troppo notare la mia stanchezza. In tutto il giorno ho assunto un caffé non zuccherato (anche così, i pacifisti di stretta osservanza mi hanno guardato male) e un paio di bicchieri d’acqua.

Sono tornato al presidio a pranzo, con gli attrezzi per montare la nuova brandina che avevo comprato, e poi dopo le 18, per un altro paio d’ore di chiacchierata con il professor Zucchetti e con le altre persone che stavano lì, mentre sullo sfondo il jet set dell’antimafia cittadina celebrava le vittime di mafia, dopo aver chiesto rassicurazioni sul fatto che nessuno li avrebbe disturbati.


Verso le 20 sono arrivati i nuovi digiunanti, e ho fatto in tempo a salutare festeggiando la fine del digiuno. Tornato a casa, effettivamente avevo fame ed ero piuttosto stanco; durante la giornata, però, non ho sofferto particolarmente.

Ci avevano spiegato che il digiuno si fa innanzi tutto per se stessi, per purificare il corpo, per indebolirsi e dunque perdere l’aggressività, e così facendo scardinare l’aggressività altrui. Effettivamente è stata una esperienza interessante, e se potrò, finito il primo giro di digiunanti, lo farò un’altra volta. Ho solo un augurio da farmi: dato che l’obiettivo è creare il dialogo rompendo gli schemi, spero che la prossima volta non mi troverò accanto altre persone contrarie al Tav, ma un vero Sì Tav pronto a costruire la pace e a raccontare pacatamente le sue motivazioni. Un bel digiuno con Stefano Esposito: perché no?

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