Sky
Vittorio vb Bertola
Affacciato sul Web dal 1995

MoVimento 5 Stelle TorinoSono consigliere comunale di Torino del Movimento 5 Stelle. Scopri chi sono io e visita il sito della lista.

Gio 24 - 0:51
Ciao, essere umano non identificato!
Italiano English Piemonteis
home
home
home
chi sono
chi sono
guida al sito
guida al sito
novità nel sito
novità nel sito
licenza
licenza
contattami
contattami
blog
near a tree [it]
near a tree [it]
vecchi blog
vecchi blog
personale
documenti
documenti
foto
foto
video
video
musica
musica
attività
net governance
net governance
software
software
aiuto
howto
howto
guida a internet
guida a internet
usenet e faq
usenet e faq
il resto
il piemontese
il piemontese
conan
conan
mononoke hime
mononoke hime
software antico
software antico
lavoro
consulenze
consulenze
conferenze
conferenze
job placement
job placement
business angel
business angel
siti e software
siti e software
admin
login
login
your vb
your vb
registrazione
registrazione
venerdì 14 marzo 2014, 17:32

Lunedì si vota per le liste regionali

Le elezioni regionali del Piemonte sono finalmente state convocate per il 25 maggio, ed è tempo per i cittadini attivi di aiutarci a comporre le nostre liste!

Nelle scorse settimane, come già annunciato sul blog regionale, è stata data la possibilità a tutti gli attivisti del Movimento 5 Stelle di offrirsi per la candidatura. Gli aspiranti candidati saranno ora sottoposti alla votazione sulla piattaforma nazionale del Movimento; ogni persona piemontese iscritta entro il 30 giugno 2013 potrà votare nella giornata di lunedì prossimo 17 marzo dalle 10 alle 19, collegandosi al sistema operativo del M5S (verrà anche inviata una e-mail dal sistema a tutti i votanti).

Coerentemente con la legge elettorale regionale, che prevede liste separate per ogni provincia, ogni iscritto sceglierà i candidati della propria provincia; per Torino, vi sono 59 candidati e sarà possibile esprimere fino a sette preferenze, indifferentemente per i candidati della città o della provincia, che – insieme alla clausola per cui sarà garantito almeno un candidato per ciascuna delle otto aree in cui è stata divisa la provincia, nonché almeno cinque per Torino città – permetteranno di determinare i ventuno candidati della lista provinciale torinese del M5S. Successivamente, tra i candidati selezionati per le liste si proporrà e si sceglierà il candidato presidente, che a sua volta si occuperà insieme al gruppo di selezionare i futuri assessori, che saranno inseriti nel listino bloccato.

Vi invitiamo dunque ad approfondire sin da ora la conoscenza dei candidati. Ognuno di loro ha preparato un profilo sulla piattaforma nazionale, e qui sotto trovate l’elenco dei candidati e i link ai loro profili, mentre per il resto della regione vi rimandiamo al blog regionale.

Quasi tutti i candidati sono reperibili su Facebook o tramite i loro gruppi locali di appartenenza. Sentitevi liberi di fargli domande e di scambiare le vostre idee in materia… e non dimenticatevi di votare lunedì prossimo!

 

Candidati di Torino e Provincia

Canavese

Riccardo Mario Baldini – 38 anni – Comune: Borgofranco d’Ivrea (TO)

Matteo Locatelli – 39 anni – Comune: Forno Canavese (TO)

Paolo Recco – 56 anni – Comune: Castellamonte (TO)

Chivassese

Jessica Costanzo – 30 anni – Comune: Castiglione Torinese (TO)

Chantal Valle – 39 anni – Comune: Gassino Torinese (TO)

Domenico Caria – 50 anni – Comune: Chivasso (TO)

Silvia Carniel – 50 anni – Comune: Settimo Torinese (TO)

Luciano Serra – 52 anni – Comune: San Mauro Torinese (TO)

Domenica Greco – 57 anni – Comune: Castagneto Po (TO)

Chierese

Gianpaolo Caruso – 41 anni – Comune: Santena (TO)

Luigi Rizzo – 51 anni – Comune: Trofarello (TO)

Zeno Catani – 56 anni – Comune: Chieri (TO)

Pinerolese

Dejanira Piras – 29 anni – Comune: Torre Pellice (TO)

Federico Valetti – 31 anni – Comune: Pinerolo (TO)

Torino

Valentina Sganga – 27 anni – Comune: Rivoli, attivista a Torino (TO)

Xavier Bellanca – 27 anni – Comune: Torino (TO)

Marco Nunnari – 30 anni – Comune: Torino (TO)

Andrea Russi – 31 anni – Comune: Torino (TO)

Davide Bono – 33 anni – Comune: Torino (TO)

Marco Valentino – 33 anni – Comune: Torino (TO)

Antonio Fornari – 34 anni – Comune: Torino (TO)

Deborah Montalbano – 34 anni – Comune: Torino (TO)

Damiano Carretto – 35 anni – Comune: Torino (TO)

Daniel Palmisano – 39 anni – Comune: Torino (TO)

Massimo Spaducci – 39 anni – Comune: Torino (TO)

Daniela Albano – 42 anni – Comune: Torino (TO)

Mirko Dancelli – 43 anni – Comune: Torino (TO)

Massimo Ternullo – 43 anni – Comune: Torino (TO)

Ivana Recupero – 45 anni – Comune: Torino (TO)

Roberto Guenno – 48 anni – Comune: Baldissero Torinese (TO)

Roberto Alice – 50 anni – Comune: Torino (TO)

Cristina Filipello – 50 anni – Comune: Torino (TO)

Alessandro Pampanoni – 50 anni – Comune: Torino (TO)

Paolo Vinci – 53 anni – Comune: Torino (TO)

Luisa Avetta – 57 anni – Comune: Torino (TO)

Giovanni Napoli – 57 anni – Comune: Torino (TO)

Serafina Bruna Raffaele – 57 anni – Comune: Torino (TO)

Kamal Azer – 62 anni – Comune: Torino (TO)

Jeffrey David Siegel – 62 anni – Comune: Torino (TO)

Margherita Cardone – 69 anni – Comune: Torino (TO)

Torino ovest

Angelo Intino – 38 anni – Comune: Orbassano (TO)

Daniela Di Virgilio – 40 anni – Comune: Collegno (TO)

Mirco Calmistro – 53 anni – Comune: Grugliasco (TO)

Luciano Bocca – 35 anni – Comune: Rivoli (TO)

Torino sud

Marco Putignano – 22 anni – Comune: Nichelino (TO)

Davide Casalis – 36 anni – Comune: Carmagnola (TO)

Donatella Galasso – 37 anni – Comune: Moncalieri (TO)

Stefano Farinasso – 42 anni – Comune: La Loggia (TO)

Giorgio Bertola – 44 anni – Comune: Moncalieri (TO)

Valli di Lanzo

MARCO PIRA – 40 anni – Comune: Caselle Torinese (TO)

Roberto Falcone – 47 anni – Comune: Venaria Reale (TO)

Giuseppe Napoletano – 48 anni – Comune: Venaria Reale (TO)

Patrizia Battagliotti – 52 anni – Comune: S.Maurizio C.se (TO)

Raffaela Violino – 52 anni – Comune: Borgaro Torinese (TO)

Valsusa e Sangone

Francesca Frediani – 40 anni – Comune: Condove (TO)

Stefania Batzella – 41 anni – Comune: Susa (TO)

Duilio Fiorille – 41 anni – Comune: Valgioie (TO)

Patrizia Monica Triolo – 47 anni – Comune: Meana di Susa (TO)

Mauro Giorgis – 52 anni – Comune: Buttigliera alta (TO)

 

divider
giovedì 13 marzo 2014, 14:18

Fatto: gli scrutatori saranno estratti

Alle volte basta avere il coraggio di puntare il riflettore sugli altarini della politica per costringere le cose a cambiare. Un esempio sta nella nomina degli scrutatori, un privilegio che la legge da qualche anno affida direttamente alla spartizione dei partiti, che spesso lo usano per premiare con qualche euro militanti ed amici e per garantirsi la simpatia di chi conta le schede.

Sin da quando siamo entrati in Comune abbiamo denunciato questo sistema; sia nel 2012 che nel 2013 ci siamo rifiutati di nominare per “amicizia” la nostra quota della spartizione e, almeno noi, abbiamo proceduto con un bando pubblico e un sorteggio. Quest’anno mi sono rotto le scatole e così il 30 gennaio ho presentato una mozione che chiedeva una cosa molto semplice: preso l’albo degli scrutatori – a cui, per legge, bisogna iscriversi entro il mese di novembre di ogni anno – si chiede di estrarre a sorte gli scrutatori, invece che farli nominare ai gruppi consiliari, e di dare la precedenza ai disoccupati e alle persone a basso reddito.

Dopo due o tre settimane in cui regolarmente chiedevo di inserire la mozione all’ordine del giorno, la prima discussione in commissione, il 27 febbraio, è stata surreale (qui lo streaming): concettualmente erano tutti d’accordo, però erano contrari perché:
- i sorteggi facilmente sono truccati
- se estraiamo poi ci sono troppe rinunce
- già i partiti scelgono da soli di nominare i bisognosi
- il comune non sa veramente chi sono i poveri, i politici sì
- mancano i dati, dobbiamo rimandare la discussione fino a quando non ci sono le statistiche
- far lavorare i poveri è una elemosina non dignitosa per loro
- è una legge nazionale, cambiatela lì che avete tanti parlamentari
- non si può sorteggiare perchè nella legge c’è scritto “nomina”
- non si riesce a incrociare in excel l’elenco degli scrutatori con l’elenco dei disoccupati

Alla fine tutti insieme mi hanno chiesto di ritirare la mozione, io invece ho chiesto di portarla al voto in aula e allora centrodestra e centrosinistra all’unisono si sono alzati e hanno fatto mancare il numero legale per bloccarla; presenti solo noi (favorevoli), SEL e Scanderebech (astenuti).

La questione è quindi stata demandata alla conferenza dei capigruppo, organo più politico, che avrebbe dovuto ascoltare la commissione elettorale comunale; formalmente, difatti, la scelta degli scrutatori non è fatta dal consiglio comunale ma da questa commissione nominata a inizio mandato, contenente un assessore, due consiglieri di centrosinistra e uno di centrodestra. Prima seduta, il 3 marzo, i componenti della commissione (assessore a parte) non si sono presentati; idem il 7 marzo.

A quel punto abbiamo chiesto all’assessore di dirci perlomeno se la proposta era realizzabile; e così, martedì scorso, ci è finalmente stato risposto che dal punto di vista tecnico e normativo si poteva fare, utilizzando come criterio oggettivo di precedenza l’iscrizione alle liste dei centri per l’impiego (ex collocamento). Abbiamo scartato l’idea di aggiungere le persone che autocertificassero il proprio basso reddito, perché si prestava troppo facilmente a manipolazioni e falsificazioni.

Smarcati alcuni altri argomentoni come “i poveri non sono bravi a contare e metteremmo a rischio la democrazia”, e arrivati al momento in cui tutti erano obbligati a prendere posizione, il centrosinistra ha sostenuto la nostra proposta, mentre l’ex PDL ha lasciato la sala in disaccordo e Lega e centristi hanno chiesto il sorteggio puro e semplice. Dunque si è deciso di andare avanti con la nostra proposta, fatto salvo che adesso bisogna verificare che la commissione elettorale comunale non faccia le bizze rifiutandosi di ratificarla; se non ci saranno problemi, a breve potrebbe comparire un avviso sul sito del Comune che invita chi è iscritto a entrambi gli elenchi (scrutatori e disoccupati) a segnalarsi per ottenere la precedenza.

Ovviamente bisognerà controllare l’effettiva realizzazione della proposta; qualche consigliere di opposizione non ha fatto mistero di temere manipolazioni del sorteggio a favore dei partiti di centrosinistra, e in più vi è il problema delle numerose e frequenti rinunce, a fronte delle quali – se fatte all’ultimo – i presidenti di seggio possono nominare chi vogliono. Tuttavia, almeno siamo riusciti a introdurre il principio per cui la spartizione deve finire; un altro risultato portato a casa per i cittadini.

divider
venerdì 7 marzo 2014, 12:13

La mia relazione di metà mandato

Tra un paio di mesi, saranno tre anni da quando ho iniziato a svolgere per voi il lavoro di consigliere comunale. Avendo dunque superato già da un po’ la metà del mio mandato, mi è parso giusto fermarmi un attimo e – come già avevo annunciato durante la recente serata di valutazione semestrale dei consiglieri, di cui vedete sopra il video – fare il punto su tutto il lavoro che ho fatto, in termini qualitativi e quantitativi.

Pensavo che sarebbe stata sufficiente qualche pagina, ma alla fine ne è venuta fuori una relazione di 56 pagine che sono lieto di pubblicare; penso fosse mio dovere farla, per rendicontare l’incarico che mi avete affidato. Vi invito almeno a sfogliarla; sono sicuro che scoprirete tante cose che abbiamo fatto senza nemmeno raccontarle, e che – come è già stato per me – la visione d’insieme vi farà venire in mente osservazioni e suggerimenti su come migliorare il lavoro per il futuro. E poi, se qualcuno vi dice che i consiglieri del M5S non fanno niente, potete senz’altro passargli questo documento.

Ovviamente, sono orgoglioso di aver scoperto di essere stato più o meno il consigliere comunale più attivo di tutto il consiglio, e di avere affrontato una quantità smodata di argomenti, pur con i forti limiti alla possibilità di incidere davvero che hanno i consiglieri di opposizione.

Più di tre anni fa, in una serata del novembre 2010, il gruppo del M5S di Torino – allora eravamo una trentina di persone in tutto – si riunì per decidere il candidato sindaco; io stesso avevo dei dubbi, il gruppo era diviso, e allora ritirai la mia candidatura e lasciai la sala. A fine serata fu tutto il gruppo, con un solo contrario, a chiedermi di rendermi di nuovo disponibile e di accettare il ruolo di candidato sindaco; decisero che io ero la persona che serviva al Movimento per svolgere al meglio quel ruolo. E come potevo dire di no? Accettai, ma aggiunsi due condizioni.

Una delle condizioni era quella di poter continuare a fare un minimo di attività professionale; presto questa idea affondò miseramente, di fronte alla realtà dei fatti e alla dimensione dell’impegno che mi veniva affidato (vedi le prime pagine della relazione); da fine 2011 ho chiuso la mia attività professionale. La seconda condizione era quella per cui io garantivo l’impegno al massimo per due anni, in quanto già allora pensavo di non poter resistere oltre.

Dunque, ho completato da un pezzo gli impegni che mi ero preso col Movimento 5 Stelle; nel frattempo, esso è cambiato radicalmente. Più “siamo in guerra” e più il clima in cui svolgo il mio lavoro diventa difficile, ed è notorio che i miei rapporti con molti consiglieri e attivisti del Movimento torinese – tra differenze politiche, ad esempio sull’immigrazione, e differenze di visione sul funzionamento del Movimento – sono tutt’altro che idilliaci.

I sacrifici del mio ruolo sono pesanti, alcuni intuibili, tra cui l’elevato stress psicofisico, perché giorno e notte, settimana o weekend non c’è quasi mai un attimo di tregua, e sei continuamente al centro di discussioni spesso rabbiose; altri sottili e meno evidenti, come avere continuamente a che fare con persone disperate che non puoi aiutare più di tanto, o come la progressiva perdita di amici che non hai più tempo di vedere, o come i dubbi su cosa sarà di te dopo la fine del mandato.

Allo stesso tempo, sono un privilegiato: perché faccio un lavoro vario e interessante che posso organizzarmi liberamente (e di questi tempi già avere una casa e uno stipendio è una gran cosa), e perché servire la collettività è un privilegio, come lo è potersi occupare dei problemi di tutti, e incontrare tante persone che ti incoraggiano, dandoti energia, quando ti incontrano per strada; e imparare moltissimo su ogni angolo di questa città.

Io, di carattere, sono un cercatore e ho voglia di trovare sempre nuove sfide; accontentarmi, smettere di aspirare a migliorarmi e ad arrivare più in alto, sarebbe come rinunciare a vivere, come togliersi l’aria. Nel Movimento questa aspirazione non è possibile e nemmeno concepita. Diverse volte sono stato invitato a dimettermi dai miei colleghi, e diverse volte ho avuto io la voglia di gettare la spugna; e non sarebbe grave, dato che il Movimento è un progetto collettivo e quel che faccio io, nel bello e nel brutto, può farlo qualcun altro.

Tuttavia, queste sono solo questioni personali, che vi racconto in tutta onestà, perché mi sono ripromesso di non prendere mai in giro chi mi ha votato e dato fiducia. La lotta che stiamo conducendo tutti insieme è ancora viva, è giusta, è importante, e se ogni tanto siamo stanchi, siamo confusi, ci perdiamo, voi dateci forza, e noi troveremo le energie e la strada giusta. Non è questo il giorno della ritirata, e nemmeno della resa.

divider
mercoledì 5 marzo 2014, 14:14

I rifiuti della Continassa: e noi paghiamo

Della svendita dell’area Continassa alla Juventus, che vi realizzerà una mega-operazione edilizia commerciale con tanto di palazzi, negozi e albergo, abbiamo già parlato a lungo all’epoca. Fummo facili profeti nel dire che alla fine l’operazione sarebbe stata ancora meno conveniente per le casse pubbliche, perché le spese a carico del Comune si sarebbero rivelate ben più alte del previsto.

Questo è ciò che è puntualmente avvenuto negli scorsi mesi: sul saldo di circa cinque milioni di euro che la Juventus doveva pagare entro fine 2013, il Comune ha prontamente concesso uno sconto di quasi 1.100.000 euro. Perché? Perché quando la Città ha consegnato l’area alla Juventus, a settembre 2013, aveva calcolato che il costo di ripulire l’area dai rifiuti sarebbe stato di 175.000 euro; un mese dopo, la Juventus ha scoperto che qualcuno aveva lasciato lì tonnellate e tonnellate di involucri di plastica dei cavi di rame, bruciati per estrarre e rivendere il rame stesso, e che il costo di smaltimento era di 1.300.000 euro; e quindi, la Città doveva coprire la differenza di spesa.

Ovviamente io ho sollevato il problema con una interpellanza (che vedete nel video): perché la Città deve ancora tirar fuori un altro milione di euro abbondante? E’ del tutto incredibile che sia gli uffici comunali che la Juventus non sapessero che lì c’era un accampamento abusivo di rom che bruciavano cavi di continuo; bastava passare lì davanti per saperlo. Dunque non mi sembra sensato che la Juventus possa dire di aver preso l’area senza sapere di dover smaltire questi rifiuti, nè può essere scusato il Comune che sostiene che non si potesse arrivare a vedere i rifiuti (un mese dopo la Juventus li ha visti senza problemi).

Eppure, la convenzione tra Comune e Juventus prevedeva in anticipo che il Comune si sarebbe fatto carico a babbo morto di qualsiasi ulteriore spesa per la pulizia dell’area, e quindi legalmente la Juventus ha ragione; ma come mai la Città ha firmato un contratto con una clausola così penalizzante?

In alternativa, visto che la legge prevede che la bonifica di un’area venga pagata da chi l’ha inquinata, e visto che quando il Comune ha trovato una sistemazione alternativa ai rom li ha anche identificati, ho chiesto perché non si faccia partire una normale azione civile di recupero danni, cercando di capire se queste persone possano rispondere delle proprie azioni, né più né meno di chiunque altro.

Apriti cielo! Questa idea è stata attaccata in ogni modo: la sinistra mi ha tacciato di razzismo, la destra e l’assessore Lo Russo invece hanno detto che mi rendevo ridicolo perché tanto “si sa” che questi sono nullatenenti. Sarà: forse, come spesso accade quando si parla di questi temi, il fatto che entrambi gli schieramenti ideologici attacchino la proposta vuol dire che un senso ce l’ha.

Dopodiché, se si è certi di non avere speranze di recuperare alcunché, si può anche decidere di lasciar perdere. A me, però, dà fastidio l’approccio della politica a queste situazioni: se c’è una spesa imprevista, se qualcosa non è stato fatto bene, se qualcuno ha sbagliato una valutazione, perché prendersi il disturbo di andare a identificare le responsabilità personali e chiederne conto? E’ molto più facile lasciar perdere e mettere mano al portafoglio pubblico: tanto, alla fine paghiamo sempre noi.

divider
venerdì 28 febbraio 2014, 10:05

Sui biglietti gratis per i ragazzi del Toro

Pochi lo sanno, ma esiste da molti anni una legge che obbliga le società di calcio, in almeno metà delle partite casalinghe, a permettere l’ingresso gratuito dei ragazzi fino a 14 anni accompagnati da un parente adulto pagante, con l’obiettivo di avvicinare i giovanissimi al calcio.

Peccato che il Toro, spesso un po’ latitante rispetto alle esigenze dei tifosi, si fosse dimenticato di applicare questa legge; a ricordarla ci ha pensato una petizione di tifosi organizzata da Toro Supporters Network. La petizione mi è stata segnalata e allora io ho deciso di chiedere all’amministrazione comunale, che è pur sempre il padrone di casa delle partite del Toro, di intervenire per far rispettare la norma, eventualmente usando come arma il contratto di affitto dello stadio Olimpico.

Come vedete nel video, è stato un successo: a partire dalla partita di domenica prossima, Toro-Sampdoria, verranno messi a disposizione i biglietti gratuiti per gli under 14. Peccato che, come sempre, il Toro di Cairo ci metta del suo per non accontentare i tifosi: e così, adesso si è scoperto che i biglietti saranno solo 100, solo in curva Primavera e solo per chi compra online, mentre la legge non pone limiti né di numero né di settore.

Purtroppo siamo in Italia e le leggi sono spesso considerate carta straccia; se da una parte sono comunque contento di un bel passo avanti, dall’altra mi chiedo perché non si riescano mai a fare le cose per bene; per il Toro questa misura può voler dire rinunciare a qualche euro oggi, ma può anche essere importante per garantirsi il pubblico di domani. Basterebbe voler ragionare per il lungo periodo…

divider
mercoledì 26 febbraio 2014, 17:20

Torino social innovation, tirate fuori i soldi

Mettere in piedi startup innovative è stato per tanti anni il mio lavoro; per questo sono stato anch’io molto contento quando, alcuni mesi fa, l’amministrazione comunale tutta orgogliosa ci ha comunicato che, su quaranta progetti vincitori del bando nazionale del MIUR per le startup di innovazione sociale, ben undici venivano da Torino.

L’amministrazione, difatti, ha promosso in tutti i modi Torino come capitale dell’innovazione tecnologica e sociale, con il progetto Torino Social Innovation: e vai di incontri pubblici, audizioni in commissione, comunicati stampa, persino manifesti in giro per la città.

Peccato che poi, un paio di mesi fa, io abbia scoperto che i ragazzi vincitori dei progetti – presentati a luglio 2012 e selezionati a febbraio 2013 – avevano sì speso un sacco di tempo nel farsi portare in giro e raccontare quanto era bella e innovativa Torino grazie alle loro idee, ma ancora non avevano visto una lira dei fondi loro assegnati.

Difatti, il finanziamento nazionale è perso nei meandri del Ministero dell’Istruzione; e così, i vincitori da un anno sono sospesi in un limbo, non possono lavorare ad altro o portare avanti le proprie attività ma non possono nemmeno iniziare quelle per cui hanno vinto il finanziamento.

Noi ci siamo attivati; la nostra deputata Silvia Chimienti, che ringrazio, è stata molto disponibile e ha chiesto lumi al ministero, senza però ottenere risposte risolutive. Io inoltre ho presentato una interpellanza in Comune, per chiedere che la giunta Fassino, così pronta a farsi bella coi progetti di questi ragazzi, facesse anche qualche cosa per sbloccare i fondi a cui hanno diritto: non abbiamo forse un sindaco che si vanta del suo grande peso a Roma? Nel video vedete la risposta; nel frattempo, speriamo che questo po’ di attenzioni che abbiamo cercato di sollevare possano servire a svegliare il Ministero.

(P.S. E siccome uno dei vincitori di cognome fa Bertola, a scanso di malelingue preciso che non siamo parenti…) 

divider
lunedì 24 febbraio 2014, 17:11

Tutto il male dell’urbanistica torinese

L’urbanistica, si sa, è il bancomat dei sindaci torinesi: sia Fassino che Chiamparino hanno spesso dato via parti di territorio in cambio di entrate straordinarie per milioni di euro (solo il grattacielo Intesa-Sanpaolo ha fruttato quasi 40 milioni di euro). E l’assessore all’Urbanistica diventa così il commerciale della città, in Italia e all’estero, andando a vendere le opportunità di “investimento” in nuove operazioni edilizie in giro per Torino. Nasce così, per dire, il famigerato sito You can bet on Torino, da cui è tratto l’irresistibile video di Fassino che promuove Torino in un inglese improbabile che, scovato da noi sul profilo dell’assessore, ha fatto il giro del Web pochi giorni fa.

Due settimane fa, è arrivata in consiglio comunale una delibera intitolata “Programma delle trasformazioni urbane 2013-2014. Linee di indirizzo”. Finalmente, direte voi, magari un po’ in ritardo (a febbraio 2014 il programma 2013-2014?), ma arriva uno straccio di pianificazione dell’urbanistica cittadina? No, in realtà leggendo il testo si scopre che pure quello è una specie di depliant promozionale, un marchettone pieno di supercazzole che variano tra il tautologico e l’imbarazzante, mescolate a una elencazione di tutte le speculazioni edilizie passate e future.

E allora, per un commento un po’ articolato alle pessime politiche urbanistiche di questa amministrazione, vi rimando al video che contiene il mio intervento in aula.

divider
mercoledì 19 febbraio 2014, 19:07

CIE, chiudiamo la demagogia

Il mio voto negativo alla mozione di SEL e PD sui CIE ha fatto molto discutere, e dunque ci torno sopra, anche se la mia posizione era precisa e già discussa in rete tre settimane fa; ma evidentemente ancora non è chiara.

Potete vedere nel video quello che ho veramente detto in aula. In breve, io condivido l’idea di chiudere i CIE, sia perché disumani che perché inefficienti, ma credo che i flussi migratori vadano regolati e dunque che ci sia bisogno di garantire che chi non è in regola vada espulso: è inutile darsi delle regole per entrare in Italia se poi non le si fa rispettare. Ho detto che avrei votato favorevolmente se i proponenti della mozione avessero accolto questa precisazione, che ho presentato come emendamento, ma loro hanno rifiutato e dunque ho votato contro, come avrei votato contro a una mozione altrettanto ideologica presentata dal centrodestra.

La mozione di ieri, peraltro, non decideva nulla, semplicemente perché non è il Comune a decidere se chiudere o meno i CIE. Vedrete che tra sei mesi il CIE di corso Brunelleschi sarà ancora lì (la prefettura ha pubblicato da poco la gara d’appalto per la gestione per il prossimo triennio…); se non lo sarà, sarà perché il governo ha deciso di fare qualche manovra ad effetto, salvo poi rifare una cosa simile con un altro nome da qualche altra parte.

Difatti, non esiste alcun Paese che sia privo di un modo per allontanare forzatamente chi non è in regola, e se questo modo non ci fosse il risultato sarebbe uno solo, ovvero le frontiere aperte per tutti; giacché non esiste un immigrato che se ne vada semplicemente perché riceve un foglio che gli dice di andarsene. E io credo che le frontiere aperte per tutti, tanto più in un momento di crisi, portino solo guerra tra poveri, sfruttamento e ulteriore razzismo.

E’ decisamente scorretto, come ha fatto Repubblica in questo articolo, scrivere che il M5S si schiera contro la chiusura dei CIE e basta, senza riportare che io – come vedete nel video – ho detto chiaramente di volerne la chiusura. Il Fatto Quotidiano spiega meglio, almeno nell’occhiello, che io sono favorevole alla chiusura ma contrario a una mozione che non presenta prospettive per gestire l’immigrazione, se non quella di rinunciare a porre qualsiasi regola all’immigrazione. Repubblica fa disinformazione contro il M5S, ma questa non è nemmeno una notizia.

Questa mozione è pura demagogia, come lo è praticamente tutto quello che i partiti, di destra e di sinistra, hanno detto e fatto in vent’anni sull’immigrazione, portandoci alla situazione che vediamo, e che danneggia in primo luogo gli immigrati regolari. Lo prova l’unico confronto che ho potuto avere con i proponenti, in particolare col capogruppo Curto di SEL, tra ieri e stamattina sulla sua bacheca Facebook (difatti non hanno nemmeno voluto discutere la mozione in commissione, portandola direttamente al voto in aula).

Alla fine, gli ho chiesto quali sono i Paesi che per loro sono il modello di politiche sull’immigrazione, quelli che puntano sugli immigrati per la crescita economica aprendogli le porte. La risposta è stata “i paesi sudamericani” e “la Francia e il centro Europa”, seguita da altri che dicevano “gli Stati Uniti”, “l’Inghilterra”, “la Spagna”.

Peccato che questi siano tutti Paesi in cui se ti azzardi a entrare senza visto vieni buttato fuori senza tanti complimenti; in Francia e in Spagna vige la stessa direttiva europea che la mozione definiva “una violazione inqualificabile dei diritti umani” e ci sono i CIE, anche più grossi dei nostri, mentre in Germania c’è direttamente la prigione; e negli Stati Uniti basta il sospetto che tu voglia lavorare illegalmente per farti finire in prigione e poi su un volo di ritorno. Non so quali siano i Paesi sudamericani che sogna Curto, ma pure lì devi avere un visto che dipende da chi sei e da cosa vuoi fare, e se non ce l’hai e ti beccano ti allontanano a forza.

Insomma, alla fine questa società fantastica in cui tutti i poveri del mondo entrano senza limiti e prosperano senza confini nella soddisfazione generale – una società per cui tutti potremmo fare la firma – non esiste se non nella loro testa, e come strumento di campagna elettorale demagogica. E io, mi spiace, non sono disposto ad unirmi al coro della demagogia sull’immigrazione, né in una direzione né nell’altra; e sarebbe davvero ora che così facessimo tutti.

divider
martedì 18 febbraio 2014, 18:58

Addio 13, addio Hermada

Da un paio di mesi, la vita degli utenti dei mezzi pubblici della Circoscrizione 4 è stata radicalmente stravolta: il tram, che attraversava il quartiere praticamente dall’inizio della sua esistenza, è stato eliminato e sostituito con autobus.

Naturalmente, il passaggio della linea 13 da tram a bus è stato secondo l’amministrazione comunale un gran passo avanti, perché finalmente i disabili e gli anziani che erano impossibilitati a salire sui vecchi tram arancioni della serie 2800 possono ora usufruire di comodi pullman a pianale ribassato. Hanno provato a sostenere questa linea per qualche giorno, poi la gente si è accorta della presa in giro e ha cominciato a protestare. Perché?

Beh, innanzi tutto la millantata accessibilità non esiste, perché il 13 fermava e continua a fermare su isole spartitraffico di mezzo metro in mezzo alla strada, sempre piene di gente, o in posti dove il bus non riesce comunque ad accostare; c’è addirittura un dettagliato reportage di un sito specializzato. E come abbiamo appurato, non esiste alcun piano per adeguare le fermate.

In compenso, il passaggio da tram a bus è coinciso con un vero dimezzamento dei passaggi: su una delle linee di forza, un tempo “lineapiù” talmente era frequentata, dove prima c’era un tram ogni 7 minuti ora c’è un bus ogni 14. Lo dimostrano le foto scattate direttamente dagli abitanti del quartiere:

E il bello è che si sono pure vantati di avere “intensificato” i passaggi nel tratto centrale, da piazza Statuto alla Gran Madre, istituendo la linea tranviara 13 barrato, cosa che avevamo già suggerito noi un anno fa con una interpellanza. Ma noi suggerivamo di aggiungere dei mezzi nel tratto centrale, non di toglierli nel tratto periferico… Oltretutto non riescono nemmeno a gestirne con regolarità i passaggi, per cui capita regolarmente anche in centro di aspettare a lungo per poi salire su un 13 strapieno e vedere poi passare un 13 barrato completamente vuoto subito dietro.

Il risultato sono tram vuoti e bus sempre strapieni, anche in ore non di picco; e visto che oltretutto usano mezzi da 18 metri, che oltre a fare fatica a ogni svolta e pure ad andare diritto nel budello di via Nicola Fabrizi hanno spazi interni ridottissimi in cui non ci si muove, alle fermate più frequentate partono gli spintoni tra chi cerca di salire e chi cerca di scendere.

In aggiunta, vi sono poi stati altri tagli; il 65 è stato reso inutile troncandolo in piazza Bernini, dirottando altra gente sul 13; il 40 non collega più l’Alta Parella con la metropolitana e il mercato di corso Brunelleschi, e da via Servais si può solo più andare in centro col bus; e dall’altra parte della città è stato tagliato anche il capolinea del 3 in piazza Hermada, costringendo chi abita in quella zona ad aspettare il 75 per fare due fermate e poi prendere il tram.

L’intera operazione è stata dunque gestita in modo approssimativo, badando soltanto a minimizzare i danni di immagine, ma di fatto segnando l’abbandono di un mezzo ecologico, comodo e durevole come il tram, tra l’altro su binari in parte rifatti da pochissimi anni con grande spesa (che non si riesce a sapere), e rendendo notevolmente meno allettante il servizio pubblico in zone di Torino molto popolate.

Noi abbiamo presentato la nostra brava ed ennesima interpellanza e abbiamo perlomeno costretto l’assessore a una lunga spiegazione in consiglio comunale, che vedete nel video (il nostro intervento inizia al quindicesimo minuto). Alla fine sono venuti fuori i veri problemi: non ci sono più tram, perché i tram serie 7000 comprati trent’anni fa da Novelli per il 3 sono inutilizzabili (i tram normalmente ne durano almeno cinquanta), e non si è mai provveduto a mettere da parte i soldi per comprarne di nuovi; e adesso non ci sono più soldi.

E qui parte lo scaricabarile: il Comune dice che è colpa della Regione, la Regione dice che è colpa dello Stato, lo Stato dice che è colpa degli italiani che non pagano le tasse e non lavorano perché sono “choosy” e giù di lì. Nessuno pretende la bacchetta magica, però GTT resta una società che ha un dirigente o quadro ogni quattro o cinque lavoratori operativi, offre 5500 giornate l’anno di permesso sindacale ai sindacalisti della triplice, assume un sacco di parenti e sospende il servizio per far andare i dipendenti a sorvegliare i seggi per i partiti (essenzialmente) del centrosinistra.

Già solo cambiando l’andazzo qualche risorsa si potrebbe recuperare, e invece qual è la soluzione di Fassino? Venderla all’amico Moretti perché nulla cambi…

divider
martedì 11 febbraio 2014, 16:49

Tares, disorganizzazione sulla pelle dei cittadini

A dicembre più o meno tutti i torinesi furono investiti dal ciclone Tares. Entro il 16 dicembre bisognava pagare una tassa costosa e complicatissima da calcolare (come avevamo già denunciato) e obbligatoriamente da versare col modello F24 indicando un numero di atto fornito dal Comune sui bollettini, ma i bollettini a centinaia di migliaia di persone il giorno della scadenza non erano ancora arrivati. Il Comune disse che la tassa si poteva pagare “nei giorni immediatamente successivi” senza dire quanti, ma una parte della tassa era diretta allo Stato e il Comune non aveva il potere di rimandarla.

Bisogna dire che il caos fu tale (e distribuito un po’ in tutta Italia) che poi lo Stato spostò d’autorità la scadenza al 24 gennaio, per cui multe per il ritardo non dovrebbero arrivare a nessuno. Tuttavia, in quei giorni gli uffici comunali preposti, in corso Racconigi, furono presi d’assalto in ogni modo (di persona, al telefono, per e-mail), e nonostante l’impegno di chi ci lavora furono sommersi, con code che uscivano dal portone d’ingresso.

In più, si verificò ogni genere di problema: in particolare, la tassa dipende pesantemente dal numero di persone che abitano nell’appartamento, ma sul bollettino non era indicato il numero di occupanti risultante al Comune, per cui era molto difficile verificarne la correttezza (il mio ad esempio era sbagliato, ma me ne sono accorto solo facendo le prove con le formule riportate sui bollettini e vedendo se il totale corrispondeva). Per gli appartamenti sfitti o tenuti a disposizione, bisognava comunicare al Comune il numero di occupanti altrimenti ne sarebbero stati attribuiti due, anche per case sostanzialmente inutilizzate e che non producono immondizia; ma quasi nessuno lo sapeva.

Noi abbiamo presentato una interpellanza per chiedere spiegazioni sull’accaduto; nel video trovate la risposta dell’assessore Passoni (per lui inviare i bollettini lunedì 9 dicembre per la scadenza del 16 non è tardi…). Abbiamo voluto fare anche delle proposte: per esempio, perché il numero di occupanti attribuito all’appartamento non viene esplicitamente indicato sui bollettini, in modo da permettere un facile controllo? E perché i bollettini – che il sistema informatico del Comune già genera in formato PDF, per poi mandarli alla stampa e imbustamento – non vengono inviati per posta elettronica certificata a chi lo chiede? Così risparmieremmo tutti tempo e denaro e ci sarebbe anche la prova dell’avvenuto invio.

La tassa sui rifiuti è un tema complesso, su cui noi abbiamo anche proposto e ottenuto diversi miglioramenti; dopo cinque anni di pausa e dopo tre anni di nostre pressioni, in queste settimane è finalmente ricominciata l’estensione della raccolta differenziata porta a porta, abbracciando 35.000 abitanti della Crocetta. Tuttavia, il costo dello smaltimento dei rifiuti che paghiamo a Torino è tra i più alti d’Italia e, a causa della scelta scellerata di bruciare i rifiuti invece di recuperarli, lo resterà per anni. Se perlomeno l’amministrazione riuscisse a farlo pagare senza complicare troppo la vita alle persone, sarebbe già un passo avanti.

divider
 
Creative Commons License
Questo sito è (C) 1995-2014 di Vittorio Bertola
Alcuni diritti riservati secondo la licenza Creative Commons Attribuzione - Non Commerciale - Condividi allo stesso modo
Attribution Noncommercial Sharealike