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The Boss Live
Numero 25 - 29 Giugno 2003 (Domenica), 4:09

Vecchio Commonwealth Oggi su fotoblòg

Vecchio Commonwealth

Molto inglese.

Fino a pochi giorni fa non avrei immaginato di andare davvero a vedere il concerto di Bruce Springsteen a Milano; non sono particolarmente fan del Boss, ne conosco solo i grandi successi e neppure con grande precisione. Eppure, l'intensa propaganda del mio socio (per lui, dodicesimo concerto di Springsteen in carriera) con tanto di reperimento dell'introvabile biglietto, unita ad una classica voglia d'evento, ha fatto sì che stasera (sabato) fossi lì anch'io, allo stadio di San Siro.

Partiamo da Torino alle 14, per essere davanti ai cancelli per tempo. Per motivi logistici, dobbiamo parcheggiare l'auto presso un amico/parente che abita al Gallaratese, in una via che si potrebbe indicare più o meno come "esci dalla superstrada di viale Certosa alla terza uscita, poi prima a destra e prima a sinistra"; sfortunatamente lui ce la indica in tutt'altro modo e vaghiamo per un bel po' nella periferia nord-ovest di Milano. Però è molto gentile a portarci fino di fronte allo stadio con la sua auto, per cui alle 16,30 siamo lì.

C'è già una discreta folla; recuperiamo il mio biglietto (già "prenotato" via Internet) e notiamo una discreta densità di persone che vendono biglietti. Il mio socio individua altri compagni di passione e rode perchè uno di essi, venendo dal concerto di Vienna di tre giorni fa, è arrivato a quota 13. Ci accampiamo brevemente, io estraggo armi e bagagli, fino alle 17,30 quando succede il fattaccio: improvvisamente la folla si comprime, perchè i cancelli sono stati aperti con un'ora di anticipo.

Ma sono stati aperti male; dal nostro cancello, quello dei biglietti comprati su Internet, non passa nessuno, eppure già si scorgono dentro persone che corrono per arrivare sui distinti. Una folla di circa duemila persone rumoreggia e spinge, noi puntiamo dritti verso il cancello, e solo all'ultimo secondo ci accorgiamo di una transenna, non segnalata in alcun modo e posta parallelamente alla cancellata; teoricamente si dovrebbe risalire la corrente e rientrare nella "fila" (grumo di mille persone, in realtà) venti metri più su. L'operazione, anche volendo, è del tutto impossibile per via della pressione, per cui anche noi, così come l'intera parte centrale della fila, scavalchiamo bellamente la transenna beccandoci gli insulti di chi sta più indietro dentro la transenna. Durante l'operazione si rischia seriamente lo spiaccicamento, ma per fortuna non succede nulla... la solita organizzazione all'italiana.

Alfine siamo dentro; cerchiamo di capire come si fa ad arrivare al secondo anello dei distinti centrali, scoprendo che le alternative sono una lunghissima rampa trasversale oppure una scaletta a chiocciola quadrata (il progettista dell'impianto doveva amare i percorsi scomodi). Facciamo le scale di corsa e... niente: quando arriviamo su, l'intero secondo anello centrale è già occupato, così come una metà abbondante del prato; dobbiamo accontentarci di posti molto in alto e praticamente nell'angolo. Il palco si vede col binocolo (prontamente offerto a cinque euro dai venditori ambulanti) o con una buona vista e immaginazione.

Seguono due ore di attesa, ravvivate solo dal rompimento continuo dei venditori di gelati che vogliono passare proprio lì in quei cinque centimetri occupati da zaini e bottiglie tra una fila e l'altra, uno ogni trenta-quaranta secondi. Alla fine parte del pubblico minaccia di sbatterli giù dalle scale, loro e tutti i gelati.

Verso le 20 cominciano le manovre sul palco, e in particolare sei tizi, uno dopo l'altro, si arrampicano su una scaletta di corda e prendono posto (!) seduti sopra l'americana: per tutto il concerto manovreranno le luci da sopra il palco, a dieci metri d'altezza.

Alle 20,20 finalmente arriva lui, e il concerto ha inizio. Grazie ai mini-maxischermi si può vederne il volto, che molto spesso è il vero spettacolo. Attacca con The Promised Land; dopo trenta secondi è già completamente preso dall'onda della canzone, dopo un minuto è pieno di sudore, dopo tre minuti sembra sull'orlo dell'infarto; sputa ogni parola come un parto, urla dal profondo dell'anima, e trascina la folla. Il prato è strapieno, pieni il primo, il secondo e il terzo anello, su tutti i distinti di fronte al palco (che, inusualmente, è a metà del lato lungo) e su entrambe le curve: una bolgia di ottantamila persone in delirio. Alla fine della canzone, il prato comincia ad allungare le braccia e a muoverle ritmicamente da un lato all'altro, con l'effetto cromatico che si ha premendo e passando il dito nelle due direzioni opposte su un tappeto; e per la prima volta ho la materializzazione chiara e lampante di boschi di braccia tese.

Ma il bello deve ancora venire, perchè mentre il concerto decolla con una serie di pezzi tra cui riconosco le nuove The Rising e Lonesome Day, mentre il Boss saluta "Milano di nuovo" (nota: il suo precedente concerto a San Siro del 1985 viene considerato uno dei migliori e più "storici" della sua carriera), il cielo si fa sempre più scuro... Improvvisamente, poco prima delle 21, comincia a piovere seccamente; le parti più esterne del prato si svuotano mentre la gente cerca riparo nel primo anello, ma il grosso del pubblico resta lì, fermo, a prendersi l'acqua, mentre Bruce lo rincuora cantando una intera canzone fermo e ritto ad una estremità della passerella, sotto l'acquazzone, protetto solo dal cappello da cowboy; e noi benediciamo la scelta di un concerto tranquillo, seduti al coperto anzichè in piedi nel prato. Ma il peggio deve ancora venire...

Difatti l'acquazzone si tramuta in un vero nubifragio, e nonostante noi siamo ben in profondità nella zona coperta, cominciano ad arrivarci alcune gocce, che durante i pezzi successivi si tramutano in vere e proprie ondate, come se qualcuno con un idrante stesse lavando la folla. Ma nel frattempo Bruce ha attaccato The River, ed è il delirio...

Qui apro una parentesi: sebbene come detto non sia un suo fan, considero The River come uno dei maggiori capolavori del rock, perfetta come testo, come struttura, come musica e come emozioni, culminando nell'apertura centrale seguita dall'acuto e subito dal finale in calando; è impossibile ascoltarla senza emozionarsi. Sentirla cantare in coro da ottantamila persone, con la pioggia in faccia e senza che la pioggia abbia alcuna importanza, trascurabile rispetto al messaggio profondamente dolce e amaro della canzone, è certamente una esperienza unica.

Perdipiù, subito dopo, mentre il nubifragio è al culmine e lo stadio è invaso di ondate e di acqua in sospensione, tanto che il palco quasi sparisce in una nebbiolina grigia, Bruce canta Waitin' On A Sunny Day; e a parte l'ironia (doppia, perchè subito dopo, quasi certamente improvvisando, canterà Who'll Stop The Rain, e anche se la pioggia non si fermerà il peggio passerà subito) la canzone mi piace molto, è piuttosto allegra, e mi permette di bissare il piacere di ballarla in piedi sugli spalti, aprendo le braccia e la bocca per accogliere tutta la pioggia che il cielo ha intenzione di mandare, ed essendone completamente felice.

Dunque, queste due canzoni sono state il punto migliore, il ricordo storico, il Momento Che Vale Il Prezzo Del Biglietto; e dopo emozioni simili un po' di rilassamento si ha per forza. Sarà per questo, sarà perchè non conoscevo le canzoni, ma la parte centrale del concerto per me è stata piuttosto pesante, quasi noiosa. Per fortuna i seggiolini di San Siro si asciugano in fretta...

A un certo punto mi sono trovato a vivere un'esperienza un po' strana: ad ogni inizio canzone, dopo sole tre note, il pubblico applaudiva estasiato; tutti tranne me, che mi stupivo dicendo: ma sono le stesse tre note della canzone prima!! Qui è venuto fuori il punto debole del Boss, il suo essere musicalmente sempre uguale a se stesso, sfociando talvolta in fenomeni di auto-riciclaggio (pur se fatti in buona fede) che al confronto Zucchero è un pivello. Certo, poi ascoltando con attenzione si scopre che no, non sono proprio le stesse tre note, perchè nella canzone prima il coro iniziale standard faceva Oh-Oh-Oh-Oooh e invece in questa fa Oh-Oooh, Oh-Oh-Ooooh... ma insomma, persino Thunder Road - forse anche grazie all'acustica buona ma tutt'altro che perfetta, dominata dal riverbero degli alti - è annegata mestamente nel piattume.

Oltretutto, la memorabile dinamicità del vecchietto sembrava un po' svanita, forse anche per paura di inciampi sulla piattaforma bagnata: qualche coro a due voci con quel bruttone di Little Steven, qualche giochino lanciando e roteando la chitarra, le onnipresenti inquadrature della moglie sui maxischermi (e basta, dai, l'abbiamo capito che c'è)... niente di memorabile.

Comunque, quando ormai cominciavo a rassegnarmi, il finale ha ripreso quota e ha riservato altri momenti memorabili: a cominciare da Born to Run cantata con l'illuminazione dello stadio a palla e la folla ad agitare e battere le mani sul prato di nuovo quasi pieno; per proseguire con una emozionante My City of Ruins iniziata da solo al pianoforte; e una energetica Dancing in the Dark che ha soddisfatto tutto lo stadio. Ma proprio quando noi profani ci aspettavamo, per finire in bellezza, Born in the USA (e dai, faccela, minchia è come se i Deep Purple non facessero Smoke on the Water o gli U2 non facessero With or Without You), lui tira fuori una canzone che ha esaltato il mio socio (miih Rosalita... sarà vent'anni che non la faceva) ma che a me è parsa parecchio brutta; e ci lascia, alle 23,15, insoddisfatti.

Ad ogni modo, sono assolutamente contento e soddisfatto di esserci andato, per lo spettacolo della folla (tra l'altro: splendido il colpo d'occhio sul primo lento, quando l'intero pubblico era dotato di pilette ancora funzionanti, e la gradinata a fianco a me palpitava di luci), ma anche per una buona parte del concerto (qui la tracklist completa), inclusi i momenti veramente speciali.

Il mio giudizio sul Boss resta immutato: alcuni capolavori, molte canzoni orecchiabili, ma in generale un po' poco vario musicalmente per i miei gusti; però bisogna riconoscere che questo vecchietto (54 anni) sul palco si sbatte ancora tantissimo e trasmette sicuramente grandi sensazioni (se le ha trasmesse a me, che ero a 150 metri in linea d'aria, lo vedevo come un puntino, non sono un fan e non conoscevo buona parte dei pezzi...).

Tanto di cappello, insomma; specialmente per essere riuscito a mettere in piedi un vero show musicale senza effetti speciali, senza i duecento ballerini di Baglioni e solo con la forza della sua faccia e della sua band, reggendo per quasi tre ore senza neanche cinque minuti di pausa. A guardarlo sul palco, spesso sembra un bambino di otto anni, entusiasta, divertito, dedito a scherzi, mosse e boccacce, e trasmette questo entusiasmo al pubblico.

In più, come dicevo all'inizio, sembra sempre che ogni parola, ogni gesto, ogni nota siano frutto di una spinta profonda, di una necessità esistenziale, di un far musica non come mestiere ma come destino. In un mercato musicale popolato da prodotti, trovare ogni tanto una persona vera fa soltanto piacere.


--vb.

<< A volte ritornanoCi mancava l'olimpiade dei giornalisti >>

<Commenti>

Attenzione: quanto segue potrebbe non essere vero.
diego
29 Giugno
5:14
d'accordo su tutto.....io forse conoscevo un pochino meglio di te ma non molto,ah nota di colore,io ero sotto l'acqua,e con un amico abbiamo fatto 40 km in vespone per tornare a casa,a un certo punto siamo rimasti senza benzina e il self ci ha mangiato una banconota e poi...va beh sono a casa ora,ciao,viva la siccita'
 
Andrea
29 Giugno
12:09
Potrebbe essere l'occasione buona per metterti ad Ascoltare e non Sentire la musica di Springsteen. Vedrai che non sono tutte uguali, leggi i testi, ritieniti fortunato ad esserci stato, cogli questo spunto per farti un regalo che ti accompagnerà tutta la vita.
Giusto un consiglio...
 
Nickwest
30 Giugno
0:28
io c'ero, ma a leggere la tua recensione mi viene un dubbio... ma tu c'eri? Al mio orologio a livello prato alla fine faceva mezzanotte e un quarto. Ma gli orologi bagnati si fermano o vanno avanti di un'ora? Segui il consiglio di Andrea và ke è meglio
 
Piero
1 Luglio
15:09
Questo è il classico problema che affligge i Blogger generalisti con VB(quelli che ritengono di essere in grado di scrivere su tutto), dopo un paio di bloggate si trasformano nella peggior razza di giornalisti...i cosidetti "la terra è piatta perchè io la vedo così".
ciao
 
Simone Caldana
2 Luglio
12:37
Piero: sebbene sia ovvio che tu sia un troll di basso livello, abbocchero' e rispondero'. Io sono in grado di scrivere su tutto. Anche vb. Anche tu. La differenza e' che tu pensi che non si debbano scrivere cagate. Io personalmente ne scrivo un casino. Tu invece spulci tra i tuoi neuroni cercando disperatamente delle argomentazioni sulle quali non puoi essere preso in fallo. Tutto quello che ne esce sono trollate.
 
max
7 Luglio
12:08
bah leggendolo mi hai dato un sorriso (x l'emozioni ke hai vissuto persa nell'articolo) da quando in qua tutto quello che si legge bisogna prenderlo x oro colato, quante critike e' solo un opinione, ci sara' sempre qualcuno ke nn gli va bene qualcosa... qualsiasi cosa tu scriva
ciao ciao :)
 


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