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L'Italia del valore
Numero 73 - 24 Marzo 2004 (Mercoledì), 12:23

Vecchio Commonwealth Oggi su fotoblòg

Vecchio Commonwealth

Molto inglese.

Lo sappiamo tutti: il valore dei nostri soldi è drasticamente diminuito negli ultimi anni. Ricordate quei bei tempi in cui si andava fuori a cena due volte a settimana? Ve li siete già scordati? Probabilmente sì, perchè per la quasi totalità della classe media italiana è in atto un processo esplosivo ed irreversibile di retrocessione verso le serie più basse del campionato nazionale.

Nel mio piccolo, anche io ho deciso di adeguarmi. Quando, due anni e mezzo fa, ho abbandonato la casa materna per il lungo e doloroso viaggio verso un'autonoma vita al piano di sopra, l'euro era di là da venire, e la spesa si faceva tranquillamente al Continente - che, a dire il vero, era già stato proditoriamente rinominato in Carrefour, con grande sconforto degli abitanti del quartiere; e a questo proposito ricordo ancora uno scambio di opinioni sconsolate tra me e .mau., in occasione di una delle assemblee della Naming Authority, quando la Naming Authority ancora esisteva... ah, ma questa è un'altra storia.

Poi venne l'euro, e produttori, grossisti e commercianti cominciarono a mettercel^Wcontrollare attentamente l'andamento dei prezzi mediante le dinamiche del mercato competitivo, nell'interesse della collettività. Dopo un annetto di spesa a quel paio di Carrefour che ci sono qui in zona (non paghi, ne hanno appena aperto un terzo: ah, che crisi), e dopo aver lungamente assaporato pomodori che sapevano di acqua, arance che sapevano di acqua, bistecche che sapevano di acqua, e scontrini che sapevano di fregatura, ho preso una prima decisione: il mio potere d'acquisto si è eroso, devo cambiare supermercato!

Sono così passato alla Coop di Corso Molise, e devo dire che - a parte la differenza concettuale tra acquistare da una cooperativa, seppure di quelle dimensioni, e da una multinazionale, che comunque ha il suo valore - i prezzi sono circa uguali, ma almeno il cibo ha un sapore un po' migliore.

E però, dopo un anno di ulteriore depressione collettiva (e di abbonamento al Toro), ho pensato che mi dovevo preparare ad ulteriori retrocessioni, e forse valeva la pena di provare i discount, visto che sempre più persone, da mia mamma in giù, sembrano utilizzarli con soddisfazione. E così, timidamente, approfittando di una occasione in cui dovevo solo comprare un paio di cose urgenti, ho provato il Lidl di via Adamello; e infine, sabato scorso, ho baldanzosamente deciso di provarlo per una spesa quasi intera.

Bene, la differenza con gli ipermercati tradizionali si nota subito, sia nel tipo di umanità presente all'interno, sia nell'aspetto generale. Non ci sono parcheggi con le aiuole e grandi insegne luminose, ma una specie di capannone industriale. All'interno non ci sono veramente degli scaffali, ma piuttosto casse impilate l'una sull'altra, con i prodotti sbattuti dentro a mucchi.

L'assortimento in realtà non manca, ma tutto è di marca sconosciuta; e questa è una delle prime sensazioni irreali. E' come camminare per una strada affollata in cui tutte le facce sono vuote: niente occhi, niente naso, niente bocca. Il potere del marchio emerge in tutta la sua chiarezza, anche per chi pensa di non essergli normalmente soggetto. In realtà, la persuasione pubblicitaria è sottile: il suo scopo non è soltanto quello più esplicito di convincerti a comprare un prodotto, ma quello molto più nascosto di presentarti il prodotto, nel senso con cui si presentano le persone. Anche se tu non compri e non comprerai mai quel prodotto, a forza di spot esso ti diventa familiare, come un vecchio amico che magari non chiami mai, ma che sai che, se vorrai, sarà sempre lì per te.

E' questo il meccanismo veramente devastante; ed è talmente devastante che persino Lidl, la cui politica è del tutto "no logo", ha dovuto cedere su un marchio a cui gli italiani non rinunceranno mai e poi mai: ed ecco lì, in mezzo a banchi di prodotti tanto anonimi da risultare veterocomunisti, una brava pila di vasetti di Nutella e di confezioni di merendine Kinder a riportarci nel mondo occidentale.

Comunque, ci aggiriamo per il supermercato cercando di mettere insieme il necessario per una piccola spesa: non solo cose poco rischiose come pasta e wurstel, ma anche alcune più rischiose, in termini di qualità, come la mozzarella e persino la Freeway Cola Light.

E poi via alle porcate: biscotti al cioccolato, nachos, e soprattutto la mitica Tortina Sacher del Lidl. Mitica perchè era stata la mia prova del precedente tentativo, ed è veramente straordinaria: per soli 2,39 euro si ottiene una spessa glassa di cioccolato tempestata di granella di nocciola, che ricopre morbido pan di spagna ripieno di una deliziosa crema con nocciola e marmellata. Non la faranno riposare ventiquattro ore sotto un fazzoletto, ma è buonissima lo stesso, molto più delle torte di marca del Carrefour.

L'altra osservazione interessante è relativa alla popolazione di questi supermercati. Pochissimi sono italiani; dentro si sente ogni genere di lingua, dallo spagnolo al serbo-croato, mentre al Carrefour gli stranieri sono una rarità. Nessuno ha quei comportamenti da massaia benestante media, del tipo scorrere per il corridoio e ficcare alla svelta le cose nel carrello: quasi tutti guardano, valutano, calcolano, e si capisce che sono interessati solo ed esclusivamente al prezzo (a parte la Nutella per i bambini frignanti).

Quando arriviamo alla cassa, davanti a noi c'è una famiglia di tre persone, padre un po' anziano che parla con forte accento barese, madre e bambina di una decina d'anni; sembrano lì per una festa, o per una occasione speciale. Spendono 77 euro, e quando la cassiera glieli chiede, il padre sospira, si mette una mano in tasca, fruga un po', e poi tira fuori una sola banconota, spiegazzata e compressa a forma di sigaretta, da 200 euro. La tiene in mano e la fissa come Gollum guarderebbe il suo tessssoro, e alla fine, riluttante, gliela dà - e poi non si capacita che il resto faccia 123 e non 133.

Quando arrivo alla cassa, voglio provare anch'io l'ebbrezza di pagare ancora con del denaro vero, come in questi posti fanno ancora tutti; del resto, la carta di credito non è nemmeno accettata (il Bancomat però sì). Però la cassiera non ha la banconota da cinque euro per darmi il resto, e allora succede una cosa spettacolare: la cassiera si alza e grida alla (lunga, perchè ovviamente il personale è ridotto all'osso, pagato poco e sfruttato al massimo) fila di clienti in attesa: "Qualcuno ha un cinque euro da prestarmi?" Tre carrelli più giù, un signore timidamente allunga i cinque euro, che arrivano direttamente in mano a me. L'avreste mai visto da Carrefour?

Alla fine, il giudizio è stato doppiamente positivo: ho speso 16 euro per un carrello con una decina di cose, ed è decisamente meno di quanto avrei speso altrove, anche se il risparmio varia molto da prodotto a prodotto. E persino la mozzarella, al gusto, è risultata assolutamente accettabile, certo non diversa da quella che costa il doppio in altri supermercati. Lo ammetto, non ho ancora provato la Freeway Cola, ma se considerate che costa 0,39 euro (in giro 1,29 la Pepsi Max, oltre 1,40 la Coca Light) il rischio si può anche prendere.

Ma allora, che cos'è che compriamo quando andiamo a fare la spesa in un Carrefour pieno di luci e prodotti costosi e ben impacchettati, anzichè in un Lidl pieno in buona misura degli stessi prodotti presentati peggio?

Soltanto in minima parte, io credo, è la qualità del prodotto; in certi casi c'è una effettiva differenza, in altri tanto ci sono uno o due produttori nazionali che fanno la roba per tutti, la impacchettano con i vari marchi, e via. In buona parte è perchè seguiamo l'inerzia della scelta priva di dubbio, il FUD che ci dice che se un prodotto è tuo amico da anni probabilmente te ne puoi fidare, persino se si è conquistato la tua amicizia indesiderata suonando il tuo campanello ogni dieci minuti per farsi vedere; e che l'ipermercato enorme che tutti conoscono è certamente un buon posto per comprare, visto che ci vanno tutti.

Ma probabilmente il maggior acquisto che facciamo, quello per cui veramente andiamo al Carrefour invece che al Lidl, è l'autostima sociale. E' nel fatto che ci troviamo in mezzo a tarri lampadati con l'ultimo modello di cellulare, invece che ad albanesi un po' sporchi con l'ultimo modello di cellulare. E' nel fatto che i maxiparcheggi e il McDonald ti fanno sentire un po' come in un film americano. E' nel fatto che, quando ti arrivano ospiti in casa, offrirgli la roba del Lidl ti fa subito sembrare un ragno, mentre offrirgli la roba vista in TV ti qualifica come "uno di noi", se non proprio come un vincente.

Eppure, quando ho ripensato al fatto che dieci minuti prima avevo speso venti (VENTI) euro per una pompa da bicicletta da Decathlon, mi sono sentito fesso. Non certo perchè non possa permettermi di spendere venti euro in una pompa da bicicletta, ma perchè sentirsi presi in giro, sentirsi parte di un meccanismo di persuasione talmente evidente da diventare invisibile e immanente, teso a convincerti che il tuo scopo è lavorare duro per poterti permettere un supermercato migliore, pone dei seri dubbi su un po' tutto l'approccio verso la nostra società.

Probabilmente questo meccanismo non è del tutto eludibile; e probabilmente continuerò a fare la spesa un po' alla Coop e un po' al Lidl - anche se, più per clima mentale che per effettiva necessità, nel caso in cui perdurasse la presente situazione economica potrei considerare l'idea di cominciare a rovistare nei cassonetti. Ma, ogni tanto, è utile riflettere un po' prima di aprire il portafoglio.


P.S. Vi intriga la tortina? E se invece di questo vi avessi detto che per cinquemila lire vi danno un pezzo rotondo di pan di spagna al cioccolato e nocciole che più o meno trovate dappertutto, vi avrebbe intrigato ugualmente?


--vb.

<< Urbani loro, fessi noiSaluti da... >>

<Commenti>

Attenzione: quanto segue potrebbe non essere vero.
Elena
24 Marzo
13:19
Innanzi tutto quella roba con le nocciole non c'entra nulla con la Sacher, si vede che non hai studiato (brand o non brand, in questo caso si tratta di ingredienti). Poi i tizi erano i nonni e non i genitori della bimbetta. Ultimo ma non ultimo dici che il mio non accorgermi di nulla se non del prezzo minore e non avere diffidenze sulla mozzarella ├Ę molto grave?
 
.mau.
24 Marzo
14:57
Io sono un esperto di Lidl, anche se ├Ę un po' che non ci vado pi├╣ - nonostante ne abbiano aperto uno vicino a casa - per protesta contro la loro decisione di non portare pi├╣ i biscotti Opey alla vaniglia.
Per├▓ ├Ę comodo quando c'├Ę la stagione degli accessori bicicletta: se non ricordo male domani vendono la scatoletta attrezzi o la bustina attrezzi, e il set di luci. Purtroppo non fanno pi├╣ quella ricaricabile :-(
(ah, hai anche un Lidl in corso Brunelleschi angolo via Monte Ortigara, se non te ne fossi accorto).
 
stefano
24 Marzo
18:47
nel corso del 2003, intenzionato a capire meglio cosa compro in pi├╣ in certi esercizi rispetto ad altri se i prodotti sono "uguali" o assimilabili ma hanno costo maggiore, ho preso l'abitudine, una volta rincasato dalla spesa, di ricopiare lo scontrino prodotto per prodotto in un foglio elettronico.
dopo un anno di prove e comparazioni posso affermare che, sulla spesa abituale, in un hard discount (dalle mie parti ne esistono di quattro gruppi differenti) si pu├▓ risparmiare dal 15 al 25%.
la qualit├á dei prodotti ├Ę praticamente allo stesso livello di quelli venduti negli ipermercati "nazionali", a volte un po' pi├╣ scadente, altre addirittura migliore.
ad esempio, sempre per mio gusto ed esperienza, i cornetti che trovavo fino a qualche mese fa al lidl (10 per 2,26 euro! peccato che da qualche mese non li abbiano pi├╣) sono ottimi, altro che sammontana, algida o chi altri.
aggiungo solo una nota sulla pulizia: gli hard discount che frequento (nel basso piemonte), mi danno l'impressione di essere pi├╣ "sani" dei centri commerciali locali: non vi ho mai trovato tetrapack dei succhi di frutta sporchi, cosa che invece accadeva regolarmente all'iper :-/
 
Kaiser Sose
25 Marzo
8:53
Benvenuto nel mondo reale.
Prima compravo le crocchette della Royal Canin per il mio fedele quattrozampe a 2 euro al chilo (in offerta!). Poi ho scoperto che nell' hard discount sotto casa, per la modica cifra di 3.90 euro potevo comprarne un saccone di 8 Kg. Mi pare gradisca, anche perche' lui non si fa condizionare dalla pubblicita' come certi primati superiori...
 
NMF
25 Marzo
9:47
Non ├Ę stato correttamente valutato l'impatto dei prezzi del lidl sulle festine tra giovani balordi e studenti universitari fuori corso e sderenati: da quando ci riforniamo di birra e schifezze in questi piccoli paradisi del risparmio riusciamo a ingurgitare il 50% in pi├╣ con un risparmio del 10%.

Per├▓ quando ci sono occasioni di ritrovo speciali (leggi: c'├Ę gnocca), si torna nei grandi centri e il risparmio va a farsi fottere.
 
FRANK
26 Marzo
13:32
Il passo di quest'anno e' stato Carrefour-->IperCoop. Quello verso l'HD, che ho proprio sotto casa (Lidl), me lo tengo per l'anno prossimo.
 
giap
12 Aprile
14:34
Vi presento il mio caso umano: sono dipendente dai biscottini al cocco del Lidl.
 


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