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Per fare un albero
Numero 87 - 8 Agosto 2005 (Lunedì), 9:58

Vecchio Commonwealth Oggi su fotoblòg

Vecchio Commonwealth

Molto inglese.

Il mio socio ed amico Stefano, un mese fa, non aveva ancora deciso dove andare in vacanza per queste due settimane di centro agosto. Alla fine, un venerdì, ci ha annunciato trionfante in ufficio che lui e la sua fidanzata avevano finalmente deciso: il giorno dopo sarebbero andati a prenotare due settimane a Sharm-el-Sheik.

Sfortunatamente, si trattava di venerdì 22 luglio, e ovviamente, il giorno dopo, a prenotare il viaggio non ci andarono affatto. Trascorsero altre settimane di incertezza sulla determinazione di una nuova meta vacanziera, finchè qualche giorno fa, proprio all'ultimo momento, arrivò la decisione. Naturalmente, la nuova meta scelta, con partenza fissata per il weekend appena trascorso, era la Tunisia.

Questa storiella, dopo che loro sono partiti ed arrivati tranquillamente, può rientrare nell'aneddotica varia; eppure, ieri mattina la Stampa apriva con un editoriale esistenzialista che si chiedeva di quali certezze possa disporre l'uomo moderno, se persino quando prova ad andare in quella vacanza per cui ha sopportato per undici mesi d'inverno una vita di merda si trova di fronte a tragedie e disastri.

Anche io peraltro, sabato mattina, ero perso in una giornata priva di significato, e finanche un po' disperata per la solitudine di un weekend d'agosto in città. Dopo pranzo, però, ho detto basta e, fortunatamente per me, mi sono convinto ad uscire e a fare un giro in bici, senza particolare meta. Una ventina scarsa di chilometri tra Collegno, Druento e Venaria, percorsi senza particolare impegno, sono stati sufficienti a riportarmi sulla Terra.

Ieri mattina, poi, esaurita la (invero scarsa) posta mattutina, ho deciso di fare un salto in montagna in val d'Aosta, accettando l'idea che mi sarebbe toccata una certa convivenza con mia mamma, che ha occupato la casa di montagna da un mese abbondante. E' stata un'ottima idea, perchè già la vista del sole e delle montagne dall'autostrada del Canavese ha rimesso nella giusta prospettiva la mia ricerca di significato.

Nel pomeriggio, quindi, ho esplorato un nuovo sentiero nel bosco. Lasciate alle spalle le case del villaggio dove sta la mia, e la sottostante frazione invasa da alpini mezzi ubriachi che spaiolavano polenta e gridavano "cousta lon ch'a cousta, viva l'aousta" (nota per i piemontesisti: lo scrivono così perchè ufficialmente è valdostano), mi sono presto trovato completamente solo nel silenzio di un immenso bosco.

La strada era agevole e in piano, ma il bosco era davvero impressionante, pieno peraltro di vita, di insetti, di qualche raro scoiattolo, e di un abbondante sottobosco. Ho saccheggiato i mirtilli, ho saccheggiato i lamponi, ho persino trovato qualche fragolina di bosco (buonissime) e un paio di funghi commestibili (a pranzo mia mamma aveva già fatto il risotto con funghi trovati da lei, e, siccome sono sopravvissuto, non erano velenosi).

Ho dovuto dominare il sospetto inculcatoci dalla civiltà industriale, secondo cui un prodotto naturale, frutta o verdura che sia, non è accettabile se non arriva dentro un asettico vassoio di plastica incellofanata. Eppure, mi sono sorpreso a compiangere quei bambini che saranno cresciuti senza aver mai visto un bosco, e senza avere mai realizzato che la natura, se solo non la maltrattassimo continuamente, si svilupperebbe in simbiosi con noi, come è sempre stato dall'inizio dei tempi.

Dopo tre quarti d'ora di agevole camminata, del bosco non si intuiva nemmeno vagamente un fondo. E così, inevitabilmente, ho cominciato a chiedermi, io cittadino, quale fosse il senso del bosco. Di una cosa che sta lì, ferma, senza fare niente; non guarda la TV, non prende la macchina e nemmeno aerei per la Tunisia, non accende computer, non si interessa del Dow Jones e dello sviluppo industriale cinese.

Insomma, cosa rende significativa la vita di un albero in un bosco? C'è un seme, che si radica e piano piano, ma ridicolmente piano, cresce e diventa un alberello, e poi un grande albero, finchè a un certo punto arriva un fulmine o una valanga (se non l'uomo) e lo uccide. E allora? A fine giornata, qual è il progetto di vita dell'albero: aspettare che, tra trecento anni, arrivi la valanga?

Da questo punto di vista, il bosco nel suo complesso è irritante, fatto di alberi tutti diversi eppure tutti uguali, e indistinguibili tra di loro. Si può camminare fino alla prossima curva del sentiero, per vedere cosa c'è dopo: e dopo c'è un altro tratto di bosco, diverso dal precedente nei dettagli, ma sostanzialmente uguale ad esso. Si può salire, scendere, tagliare in mezzo, tornare indietro un pezzo; lo scenario non cambia mai. Ma allora dove porta questa passeggiata?

A un certo punto, come per magia, a un incrocio di sentieri sono apparsi due tronchi tagliati a metà e disposti a realizzare due panche e un tavolo, ovviamente deserti. E così, ho potuto stendermi nel vento e nel silenzio, e dedicarmi al passatempo più antico del mondo, guardare le nuvole correre nel cielo e intrecciarsi e slegarsi e mutare continuamente forma. (Sì, lo so che in realtà il passatempo più antico del mondo è un altro, ma per quello mi mancava un umanoide di sesso femminile che avesse del tempo da passare.)

Ma mi resta il sospetto che noi, con i nostri problemi angoscianti tipo ci vedremo stasera, e quando mi daranno l'aumento, e qualcuno mi amerà, e dove vado in vacanza la prossima estate, non abbiamo proprio capito nulla; la nostra tronfia impazienza individuale ci acceca, come se dovessimo avere una missione e un significato e un riconoscimento proprio noi e proprio in quanto noi, e non come briciola infinitesima di un universo che, se proprio deve avere un senso e una direzione, li ha nel suo complesso.

Ed è solo sentirsi una parte del tutto, di un tutto per cui che tu muoia a settant'anni nel tuo letto o a trent'anni su un aereo è casuale e francamente irrilevante, che può permettere di accettare le svolte imponderabili della vita, riconoscendosi e giustificandosi con lo stesso significato di un albero in un bosco.


P.S. Poco lontano da quel bosco, sabato, si sono svolti i funerali dei tre ragazzi valdostani morti qualche giorno fa sull'autostrada di Voltri, caduti dal viadotto perchè tamponati e spinti da un TIR fuori controllo. L'autista del TIR, un senegalese di 47 anni da tempo in Italia, è morto anch'egli sull'asfalto dopo un'ora di agonia. Le famiglie dei tre ragazzi, tutte più che benestanti, hanno deciso di chiedere ai partecipanti al funerale di fare una colletta, che finirà alla vedova e al figlio del senegalese, rimasti senza reddito. Ve lo dico perchè i giornali, oggi, erano troppo occupati a pubblicare in prima pagina, senza alcun rispetto, foto di cadaveri galleggianti, per riportare questa notizia altrove che in un articoletto in fondo a una pagina intermedia. Eppure ci tenevo a farvelo sapere.


--vb.

<< Gianni Vattimo ha rotto i coglioniUna squadra di signori, una città di fessi >>

<Commenti>

Attenzione: quanto segue potrebbe non essere vero.
Simone Caldana
8 Agosto
15:26
Ora riceverai un sacco di mail di illibate fanciulle che si sono innamorate di te.
...
...
...
Ora non piu', visto che ho rovinato loro il giocattolo.

(Oh, ad Helsinki piove, porco De Coubertaine)
 
Piero
8 Agosto
19:24
" ...non abbiamo proprio capito nulla".
Esatto! E' come dici tu. Non abbiamo proprio capito nulla.
 
Matthew Smith
23 Settembre
5:16
Very nice. You're site is very helpful. There was once this guy: http://www.techteacherblog.com/archives/2005/ 09/05/show-off-student-work-with-a-full-size-poster/ poster/ , There was once this guy
 


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