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L'identità piemontese
Numero 64 - 27 Gennaio 2004 (Martedì), 14:09

Vecchio Commonwealth Oggi su fotoblòg

Vecchio Commonwealth

Molto inglese.

Come chiunque usi un qualsiasi mezzo di informazione avrà saputo, è passato or poco un anno dalla scomparsa dell'Avvocato Agnelli. (Scusate, erano anni che volevo dire "or poco" in un post, mi sento tanto carloazegliociàmpico...)

Non mi metterò qui ad esporre i miei giudizi umani e professionali sull'Avvocato; del resto, si potrebbe in qualche modo parlarne male? Però, mi ha colpito come molti dei mezzi di informazione, specialmente locali, abbiano messo la cosa in questi termini: morti in un anno Agnelli, Bobbio e Galante Garrone, Torino ha perso un pezzo significativo della propria identità.

Un'altra cosa che potreste aver saputo, comunque, è il pronto tentativo della Casa delle Libertà di riempire questo vuoto, nominando assessore regionale all'Identità Piemontese nientepopodimenochè il redivivo Gipo Farassino.

Peraltro, la nomina si è subito incagliata in una furiosa lite politica tra Gipo e il solito Giampiero Leo, l'ex democristiano padrone da sempre delle attività culturali piemontesi, proprio su chi dovesse gestire i fondi destinati al teatro; ma non badiamo a queste sottigliezze e pensiamo alla questione di principio, ossia: ha senso parlare di identità piemontese al giorno d'oggi, e ha senso cercare di difenderla?

Su questo, lo so, ho delle posizioni molto diverse da quelle che vanno per la maggiore. Da noi, infatti, questo tipo di problemi è stato sepolto dall'effetto delle sparate bossiane, delle ampolle di acqua del Po e del(le?) sole delle Alpi. Con la conseguenza che a qualsiasi torinese fine ed educato (e, di conseguenza, centrosinistro) si parli di lingua piemontese e recupero delle tradizioni, la reazione è "O mio Dio, ma non sarai mica diventato leghista?"

Oltre che far notare che appellarsi a Dio non è teoricamente compatibile con un passato comunista, vorrei segnalare che in tutti i paesi europei la difesa della lingua o delle lingue nazionali è un problema fondamentale.

Rispetto alle altre nazioni europee, poi, l'Italia ha la caratteristica di una presenza molto più forte dei dialetti; molti dei quali, non solo per Bossi ma anche per gente un po' più autorevole come l'UNESCO, sono vere e proprie lingue. E molti dei quali sono considerati in serio pericolo: tra quelli di casa nostra, sono in pericolo il Provenzale parlato tra Pinerolo e Limone - o, come dice l'UNESCO, tra Pignerol e Limoun - e in potenziale pericolo il Francoprovenzale della val d'Aosta e lo stesso Piemontese.

Già, perchè forse noi siamo abituati a dare per scontate quelle quattro frasi in dialetto che coloriscono il nostro linguaggio... ma quanti di noi saprebbero metterle per iscritto, o sostenere una conversazione in piemontese? Quando tra vent'anni saranno sparite nella maggior parte della regione le ultime generazioni a doppia madrelingua (italiano e piemontese), che ne sarà di quest'ultimo?

Può sembrare una questione secondaria; del resto, l'idea che tutto il mondo, parlando inglese, possa finalmente comunicare, ha anche dei lati positivi, visto che da sempre la possibilità di dialogo è un elemento base della reciproca comprensione e della pace.

Eppure, è proprio in un mondo globalizzato che gli elementi della propria identità diventano più importanti; perchè nel momento in cui il mondo sarà ridotto a una massa senza identità, totalmente uniformata agli stessi prodotti culturali e agli stessi modi di pensare e di comportarsi, avrà perduto la capacità stessa di concepire un modo diverso di esistere, e quindi un tassello fondamentale della propria libertà.

Insomma, più il mondo è unito, e più preservare le proprie caratteristiche uniche non solo come individuo, ma anche come territorio e come gruppo sociale, diventa importante; anche perchè la coscienza della propria particolarità permette di apprezzare e tollerare le (residue) differenze altrui.

(E tutto questo senza parlare delle conseguenze economiche, come il fatto che la presenza di barriere linguistiche e culturali rappresenta uno dei pochi ostacoli alla delocalizzazione delle imprese, e permette la sopravvivenza dell'industria culturale locale.)

A questo punto, forse, sarebbe il caso di cominciare a pensare a come possiamo mantenere in vita il piemontese, non in modo ridicolo o forzato, ma in modo intelligente, tanto da farlo diventare persino una risorsa per il nostro territorio. Basterebbe cominciare con i cartelli bilingui nelle zone turistiche... D'altra parte, dite un po', uno dei motivi per cui siete andati in Irlanda non era il fascino di tutte quelle scritte incomprensibili in gaelico? Una lingua che, in realtà, è parlata da non più dello 0,5% degli irlandesi!

Certo, l'orgoglio per la propria identità non dovrebbe mai portare alla derisione o anche solo alla semplice ignoranza per le culture altrui. Un buon esempio ce lo dà La Stampa che in questo articolo di cronaca del 22 gennaio ironizza su un cittadino gabonese che, fermato dai carabinieri, si sarebbe inventato di fare di cognome Bongo; un cognome talmente incredibile da suscitare il sarcasmo e le invettive dell'ardito giornalista.

Naturalmente, sarebbe bastata una veloce ricerca su Google per trovare una qualsiasi pagina - ad esempio, questa - da cui reperire quale sia il cognome del Presidente della Repubblica del Gabon.


--vb.

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<Commenti>

Attenzione: quanto segue potrebbe non essere vero.
.mau.
27 Gennaio
15:46
livello di pipponi alto, oggi?
Però mi ha stupito il ritorno in auge dell'ex-comunista, che mi sembrava in rotta con Bossi - o era solo anti Comino, lo Schwarzenegger di Lagnasco? Boh.
 
Nick
27 Gennaio
18:55
Anche io all'inizio ero scettico sull'origine divina del fiume che attraversa Torino. ma poi, qualche anno fa Bossi ne ha fornito la prova quando il Dio Po ha fatto un vero e proprio miracolo trasformando con la sua acqua la piccola ampolla in un grandissimo fiasco.
 
sciasbat
29 Gennaio
15:09
Riguardo i cartelli bilingue: nel mio paesucolo li hanno messi e sai qual è stato il commento principale dei piemontesi, di quelli che realmente pensano in piemontese? "Varda 'nte van a finì i nos sold"
 
Bertu
29 Gennaio
19:35
Hai ragione. Non ti rispondo in piemontese perche' scriverlo su una tastiera cirillica mi sta facendo venire il latte alle ginocchia. Sono arrivato al punto di entrare in corrispondenza con l'Ufficio Iraniano che progetta il layout standard delle tastiere Win per il farsi in modo da farmi dare delle dritte per creare un layout nostro, in modo che oltre alla tastiera russa, ucraina, inglese e italiana possa avere finalmente anche quella piemontese. Che stress. Speriamo ci salvino i moru sarasin (si', lo so, non e; quello l'alfabeto).

Ma hai ragione su tutto. Un problema centrale e' che la lingua nostra e' complicata, ma alla fine non e' peggio di francese e italiano, anche se loro un carattere fato da due segni come la N- mica ce l'hanno, spiegaglielo tu a word...

Pero' o ci muoviamo una volta per tutte o ci rassegnamo a crepare. E io non mi rassegno. Io mi sto finalmente alfabetizzando nella mia lingua madre, mia moglie lo sta studiando, i nostri figli lo parleranno. E se a qualcuno da fastidio si fottano. Non ho capito perche' parlare inglese sia usare una lingua e parlare torinese sia votare un partito. Saro' balengo e poco progressivo ma proprio non l'ho capito.
Sarebbe anche bello se tu qualche volta queste cose le scrivessi in piemontese, perche' fino a che lasciamo che a usare la nostra lingua siano solo i leghisti poi per forza che ci sentiamo dire certe cose.

IO ci sto provando, spero presto di mettere in linea qualcosa. Un altro che si e' incazzato sulla questione sta qui:
http://xoomer.virgilio.it/nmndem/indexpi.html

Chi sia lui non lo so ma la grammatica e' buona. A me sta aiutando parecchio.
 
.mau.
30 Gennaio
9:14
ma è il sito del dotor! CSELT colpisce sempre... :-)
 
vb
30 Gennaio
10:50
Uno dei problemi del piemontese, pi√Ļ che la complessit√†, √® che non √® standard: esistono vari sottodialetti e vari metodi di scrittura. Ad esempio in quello pi√Ļ attuale, pensato per le tastiere italiane, si usa u = u francese, o = u e √≤ = o, ma in quello pi√Ļ tradizionale si usa u = u francese, √ī = u e o = o. Il carattere con due segni non √® un problema, i catalani hanno "l-l" e vivono benissimo...
 
jovi
30 Gennaio
16:36
io ho sempre pensato che torino è capitale e roma è succursale.. a parte ciò mi piacerebbe pure a me mettere in formato elettronico qualcosa... anche se i miei nonni parlavano quasi esclusivamente piemunteis, capirlo è una cosa e parlarne è un'altra. ah.. cosa curiosa: i miei genitori hanno partecipato ad un corso di inglese-piemontese... ma nn ricordo dove.. cmq figo
 
Bertu
3 Febbraio
5:57
x vb: vero, ma la poca base alfabetizzata che abbiamo (io speriamo che me la cavo ma contateci poco) usa il sistema moderno. La mancanza di standard e' reale... La grammatica del dotor mi riporta al torinese, uso quello, per quel che mi viene. Il piu' e' fare una base quantitativa scritta, per chi vuole abituarsi a leggere. Sarebbe anche bello convincere la Internet authority (che ha stanziato un codice linguistico browser per il ... klingon!) a venire a sapere che esistiamo.
 
Enrico Olivetti
16 Febbraio
10:14
A chi è interessato al piemontese, ho messo on line un vocabolario cui tutti possono cooperare. Andate a vederlo. Ciao
 
Aleramo
28 Ottobre
10:35
Hai scritto delle belle frasi. Non è necessario essere leghisti o razzisti per voler mantenere le proprie radici, l'unico problema è che se una persona ha questa idea viene indicato come tale e spesso discriminato. In piemonte c'è una varietà impressionante di dialetti ed oltre a quelli tu citati aggiungo un semi-lombardo del novarese ed il semi-ligure dell'ovadese. Sarebbe bello poter mantenere la Nostra identità, ma come fare? sembra che tutti se ne freghino.
 


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