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Archivio per la categoria 'TorinoInBocca'


martedì 12 aprile 2016, 14:20

Di gatti e burocrazia

Questa √® una piccola storia di cittadinanza attiva finita male. Riguarda gli animali, uno degli argomenti che pi√Ļ mobilitano l’energia e l’amore di tante persone, e riguarda la burocrazia comunale; un mix che spesso, come in questo caso, produce risultati kafkiani.

Dovete sapere che, secondo la legge, gli animali randagi sono di proprietà del Comune, che se ne deve occupare. Nelle città ci sono principalmente due specie di animali randagi: cani e gatti.

I cani sono in numero minore, ma, specialmente a Torino nord, stanno proliferando; si muovono in branchi e possono essere pericolosi anche per le persone, oltre che per gli altri animali, per cui vanno catturati, sterilizzati e, se impossibili da affidare, tenuti in canile (in realtà ci vorrebbe un recinto apposito che però la Città non ha mai costruito).

I gatti, invece, sono migliaia; sono innocui e vivono generalmente in colonie sparse negli angoli meno visibili della citt√†. Il Comune dovrebbe comunque catturarli, sterilizzarli e poi rimetterli nella loro colonia, evitandone la proliferazione; in pratica, ogni colonia √® affidata a una persona o associazione di volontari (le cosiddette “gattare”) che la mantiene a spese proprie.

Ci sono tuttavia delle situazioni particolari; per esempio, quando una colonia viene interessata da lavori edilizi – trattandosi spesso di luoghi semiabbandonati, succede di frequente – chi realizza i lavori √® tenuto anche a garantirle un angolo in cui stare, sia durante che dopo il cantiere, o l√¨ o in un’area adiacente. Per esempio, questo accade per il nuovo stadio Filadelfia, e accadr√† per esempio al supermercato dell’ex Fiamca di cui abbiamo visto il progetto la scorsa settimana.

Alle volte, per√≤, il Comune si dimentica di far applicare questa regola. E’ successo per esempio con un cantiere a caso, quello della Continassa II, ovvero l’enorme area agricola tra lo stadio e il mattatoio su cui la Juventus sta costruendo sede sociale, impianti sportivi, palazzi e negozi. L√¨, accanto all’ex campo rom incendiato e poi sgomberato in tutta fretta, c’era anche una colonia felina; ma in quel caso anche i gatti furono fatti sgomberare, e furono portati dall’ENPA in un angolo appartato del parco Colletta, a cui si accede da una stradina sterrata che sarebbe il prolungamento di via Pindemonte, all’angolo pi√Ļ remoto del cimitero oltre via Zanella.

gattizanella2

L’ENPA, per chi non lo sapesse, √® una grande ONLUS privata fondata nientepopodimenoche da Garibaldi nel 1871. A Torino, la locale sezione ENPA ha vinto la gara d’appalto per gestire i canili e gattili municipali, compresa la cattura dei randagi, per un importo di circa 1.400.000 Euro che il Comune le paga ogni anno; in pi√Ļ, il Comune le ha attribuito alcune decine di migliaia di euro per coprire i costi delle sterilizzazioni feline; e poi l’ENPA si finanzia anche con donazioni, lotterie e partnership commerciali. Solo che, stando a sentire le gattare, gli interventi dell’ENPA sui gatti sono molto limitati; in particolare, le gattare devono sterilizzare i gatti a proprie spese (cento euro ad animale) perch√© l’ENPA risponde di aver gi√† speso tutti i soldi stanziati.

Lo stesso vale per le catture; quando la Citt√† riceve una segnalazione di gatti randagi non gestiti o di gatti abbandonati che si lamentano o sono in pericolo, spesso non √® l’ENPA, pur vincitrice dell’appalto comunale, a intervenire. Al contrario, i dirigenti comunali chiamano direttamente qualche altra associazione animalista, che, a titolo completamente volontario, va a recuperare un gatto su un tetto a proprio rischio e pericolo, magari all’una di notte sotto la pioggia. Queste associazioni, insomma, si fanno carico di attivit√† che sarebbero di competenza del Comune e/o del suo appaltatore, ma che questi non fanno.

A questo scopo, questi volontari devono per√≤ dotarsi anche di strutture adeguate, in particolare per i gatti ex domestici poi abbandonati, che spesso non sono in grado di vivere da soli in una colonia o per strada (non di rado finiscono sbranati dai cani randagi di cui sopra). E cos√¨, sempre in quell’angolo di prato oltre il cimitero, nascono strutture private, a spese degli animalisti.

Gi√† nel 2012, infatti, la Lega Italiana per la Difesa del Gatto aveva chiesto di poter usare quel pezzo di prato per ospitare gatti; il Comune rispose che il prato era disponibile solo fino al 2014, perch√© poi l√¨ sarebbero partiti i cantieri per la costruzione della linea 2 della metropolitana (la barzelletta del secolo). Arrivato il 2014 senza alcun cantiere in vista, il Comune capitol√≤ e concesse il prato all’associazione Gattagor√†, in cambio di un canone agevolato di 420 Euro l’anno, pagato dalle gattare per poter fare il lavoro che toccherebbe al Comune.

In teoria, l’associazione doveva usare quello spazio per ospitare una precedente colonia felina gi√† sgomberata, una dozzina di gatti che la signora dell’associazione teneva a sue spese in casa propria. In pratica, per√≤, il Comune disse: noi dobbiamo sgomberare lo Scalo Vanchiglia per far partire i lavori della Variante 200, non sappiamo dove mettere i gatti, non √® che ve li prendete voi? Idem per i gatti della Continassa, che, messi nelle adiacenti cuccette dell’ENPA senza alcuna protezione e presto abbandonati a se stessi, erano via via preda dei cani randagi; e per i gatti sgomberati dal campo rom abusivo di lungo Stura Lazio, in cui uno zingaro li teneva chiusi e ammassati in una gabbia in condizioni orrende, ricattando le associazioni animaliste e pretendendo soldi per s√© per permettere a loro di alimentare i gatti.

E cos√¨, la signora, dopo aver affittato a proprie spese il terreno e aver costruito a proprie spese le casette, invece di metterci i gatti che aveva in casa se ne prese degli altri; e quelli che non ci stavano l√¨, li mise a pensione in altre strutture private, sempre a proprie spese; mentre gli operatori edilizi che dovevano in teoria, secondo le regole, farsi carico del mantenimento dei gatti durante il cantiere se ne sono potuti tranquillamente lavare le mani. In questo modo la signora, pensionata, ha accumulato circa ventimila euro di debiti che non sa pi√Ļ come pagare.

gattizanella1

Pensate che sia finita qui? Ma neanche per idea: perch√© dopo aver costruito a proprie spese le casupole per ospitare i gatti e la relativa recinzione, necessaria per proteggerli dagli assalti dei cani, nel prato di via Pindemonte si presentano i vigili. “Signora, lei ha tutte le concessioni edilizie a posto per costruire le casette sul prato?” “Ma guardi – risponde la signora – io ho solo messo una base di autobloccanti per non sprofondare nel fango, le casette sono prefabbricate e rimovibili, sono solo appoggiate.” “Eh no, signora, vede? Lei ha fatto la recinzione, e per far tenere la recinzione nella terra ha fatto per ogni palo una piccola base di cemento di 3×3 cm piantata nel prato, quindi questa √® un’opera fissa, quindi lei non ha il permesso e ha compiuto un abuso edilizio! Quindi multa, ordinanza di demolizione, si vergogni!”

“Non solo, ma lei, signora, aveva chiesto il prato per ospitare una colonia felina, e invece lei ha fatto un gattile, perch√© c’√® la recinzione!” “Ma scusi, ma qui √® pieno di cani randagi che attaccano i gatti, se non metto la recinzione li trovo tutti morti, e poi questi sono domestici, non possono sopravvivere liberi, li troverei tutti spiaccicati su corso Regio Parco!” “Non importa, le norme dicono che se c’√® un passaggio sempre aperto per far uscire i gatti √® una colonia felina, altrimenti √® un gattile e dovrebbe avere l’autorizzazione dell’ASL, lei ce l’ha l’autorizzazione dell’ASL?”

Dopo un dialogo di questo genere, la signora, coi suoi ventimila euro di debiti contratti per fare il lavoro del Comune e dell’ENPA, si √® un po’ alterata e un po’ disperata. Alla fine ha contattato altre associazioni, che hanno contattato i consiglieri, e cos√¨ siamo andati in sopralluogo, assistendo a un surreale confronto tra due gentili funzionarie del Comune, che citavano norme e regolamenti contestando questo e quello, e questa signora in tuta sporca di fango che vuole solo un gran bene ai suoi gatti; con contorno di qualche consigliere comunale notoriamente provocatore che diceva alla signora “se lei vuol fare del volontariato sono affari suoi, nessuno l’ha obbligata a farsi carico dei gatti, se non ce la fa li abbandoni al loro destino”. E ovviamente se ci sono delle norme si devono rispettare, ma che una recinzione in un prato a trecento metri da qualsiasi strada o forma di vita sia il primo abuso edilizio da contestare a Torino fa veramente dubitare delle priorit√† dell’amministrazione comunale.

Ora, forse, siamo riusciti a far calare un po’ di buon senso su questa storia; l’associazione animalista presenter√† una relazione su quanto costruito e si impegner√† a sottoporre preventivamente ulteriori progetti, e l’amministrazione far√† in modo di regolarizzare quanto c’√®, anche se non si sa come far√† la signora a pagare i suoi debiti.

Resta la sensazione, rimettendo insieme tutti i pezzi, di aver toccato con mano come funziona spesso lo Stato italiano: forte coi deboli, e debole coi forti; pronto a sfruttare la buona volontà dei cittadini, salvo poi scaricargli addosso i problemi che dovrebbe risolvere lui.

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venerdì 18 marzo 2016, 15:53

Se non ci fossero, bisognerebbe inventarli e inventarle

Dopo l’importante mozione di due giorni fa sulle quote rosa nella toponomastica cittadina, nella conferenza dei capigruppo e delle capegruppe arriva un’altra importante proposta di delibera dei consiglieri e delle consigliere femministi e femministe del Partito Democratico. La delibera provvede a risolvere uno dei problemi urgenti e fondamentali di Torino, il fatto che nello Statuto della Citt√† ci sia scritto solo “Sindaco” e non anche “Sindaca”, introducendo un testo modificato che prevede nuove denominazioni di facile uso come “petizione al Sindaco o alla Sindaca e alla Giunta Comunale”, espressioni di immediata lettura come “Il o la Presidente del Consiglio Comunale” e nuovi ruoli femminili come “la Segretaria Generale del Comune” e “la Difensora Civica Regionale”.

Ma attenzione, se ci si limitasse a questo, i consiglieri e le consigliere come il sottoscritto o la sottoscritta potrebbero essere ampiamente d’accordo. La delibera, tuttavia, √® estremamente attenta ed attento a eliminare tutte le forme o i formi di maschilismo sessista o sessisto del testo dello Statuto o della Statuta della Citt√† o del Citt√≤ di Torino, al punto da attaccare uno dei pilastri e una delle pilastre del sessismo linguistico, il volgare e maschilista articolo “i”, sostituendo la vergognosa espressione sessista “per i residenti” con la splendida e corretta “per residenti”.

Infine, nel nome e nella noma della correttezza e del correttezzo, viene eliminata anche l’espressione “tutti coloro”, che finendo per “o” √® indubbiamente maschilista, sostituendola con “tutte le persone”, che finendo per “e” √® paritaria.

A questo punto per√≤, stante che abbiamo concluso che per sancire la parit√† di genere √® opportuno inventare i femminili dei termini maschili, ho deciso che √® anche opportuno inventare i maschili dei termini femminili. Per questo proporr√≤ un emendamento o una emendamenta affinch√© l’espressione “tutte le persone” venga sostituita con la pi√Ļ corretta “tutte le persone e tutti i personi”. Soltanto cos√¨ potr√≤ dare il mio contributo e la mia contributa a un vero raggiungimento della parit√† tra uomo e donna, ma anche del parit√≤ tra uoma e donno, in attesa che il movimento LGBT, del quale fanno parte individui e individue che giustamente non si riconoscono in nessuno dei due generi, ci richieda di cancellare le “petizioni al Sindaco o alla Sindaca” per sostituirle con le “petizioni alla Sindaca o al Sindaco o al Sindac*”, per poi introdurre successivamente, allo scopo di favorire l’integrazione dei membri e delle membre della comunit√† islamica, le “petizioni alla Sindaca o al Sindaco o al Sindac* o al ōĪō¶ŘĆō≥.

Certo, da elettore torinese e da elettrice torinesa, io a questi consiglieri femministi e consigliere femministe del Partito dei Democratici e delle Democratiche chiederei cosa hanno fatto in cinque anni per i poveri e le povere della Citt√†, per gli e le autobus che non passano mai, per i disoccupati e le disoccupate che cercano un lavoro o una lavora, per le particelle e i particelli che inquinano l’aria che respiriamo. Ma il bello delle politiche e dei politici delle istituzioni italiane √® questo: che basta agitare qualche bandiera e qualche bandiero a tre mesi dalle elezioni, finendo a sufficienza sulle giornale e sui giornali, e troverai senz’altro qualche centinaio di elettori e qualche centinaia di elettrici che ti daranno la preferenza e il preferenzo; abbastanza per garantirti altri cinque anni di importanti battagli e battaglie a spese nostri e nostre.

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sabato 12 marzo 2016, 13:04

La città delle libertà

E’ iniziata cos√¨, senza un vero perch√©, l’ennesima discussione cittadina sulla movida e sul M5S che si ripete ciclica almeno dal 2012, quando raccolsi per la prima volta il grido di dolore degli abitanti delle zone centrali. All’epoca era facile per l’amministrazione cittadina far passare il problema come le lamentele di quattro anziani ricchi che disprezzavano la plebe e volevano spegnere il divertimento; eppure, al giorno d’oggi, con tutti gli episodi che sono successi e i video (questo lo linko spesso) che fanno capire di cosa si parla davvero, √® difficile ignorare il problema.

Comunque, ribadiamolo ancora una volta: non si chiede n√© di chiudere ristoranti e locali notturni, n√© di deportare la movida per forza in zone periferiche, ma si chiede di intervenire in alcune zone specifiche in cui per quasi tutte le sere della settimana e ormai per quasi tutto l’anno si verificano assembramenti fuori controllo di centinaia di persone che urlano, pisciano, vomitano, si sfondano di alcool e si picchiano per strada fino alle quattro di mattina, nel totale disinteresse delle istituzioni, impedendo agli abitanti – che per la maggior parte sono l√¨ da ben prima della movida, che magari sono malati, hanno figli piccoli, si alzano alle sei per andare a lavorare – di dormire, e costringendoli a scappare da casa propria.

Questi problemi non coinvolgono tutti quelli che escono la sera, che per la maggior parte sono persone civili che stanno insieme rispettando gli altri, ma una parte soltanto del fenomeno della movida, per il quale non si chiedono spiegamenti di eserciti e nuove regole draconiane, ma si chiede semplicemente di non girarsi dall’altra parte, di far rispettare le norme che gi√† esistono, e magari di lavorare per evitare di avere quartieri con un impianto audio da mille watt ogni due vetrine e altri ridotti a un deserto dalle nove di sera in poi.

Onestamente, a me pare buon senso; eppure PD e SEL reagiscono ringhiando a qualsiasi tentativo di sollevare il problema. Perch√©? In primis perch√© l’idea di Torino come citt√† del divertimento √® alla base del loro modello di sviluppo e della loro propaganda; essendosi in questi anni lasciati sfuggire verso Milano o verso l’estero, piegati a novanta, testa e corpo di un po’ tutte le attivit√† economiche vere della citt√†, dalla Fiat al Sanpaolo, usano il turismo e la movida come foglia di fico per sostenere che a Torino tutto va bene e che i soldi girano ancora.

E poi, perch√© ci sono legami personali stretti tra alcuni esponenti della maggioranza e il mondo dei locali notturni; l’inchiesta sui Murazzi, pur depotenziata dallo scaricabarile tra politici e dirigenti, ha dimostrato i favori di cui questo mondo ha sempre goduto, anche a spese delle casse comunali e in barba alle leggi, e c’√® solo da chiedersi in cambio di cosa; e bastava venire alle commissioni consiliari sul tema per vedere certi consiglieri darsi il cinque al grido di “ciao amico della notte” coi titolari di qualche locale.

C’√® per√≤ veramente a Torino, al di l√† delle questioni spicciole, un problema culturale profondo di cui il dibattito sulla movida √® solo una delle espressioni; √® il problema della mancanza di legalit√†, del mancato rispetto delle regole di convivenza civile, di un atteggiamento ormai diffuso in tanti torinesi per cui qualsiasi comportamento incivile va bene, e chi si lamenta √® razzista, leghista, giustizialista. E intanto chiunque pu√≤ se ne approfitta, mentre i cittadini onesti, i tanti che ancora esistono, restano basiti e increduli, attaccati al telefono per chiamare vigili che non rispondono e politici che rispondono, ma facendo promesse mai mantenute o direttamente disprezzando le loro istanze.

Vi prego, ascoltate questi pochi minuti di registrazione di una signora (peraltro ex sindacalista CGIL, certo non leghista) che vive a Barriera di Milano e racconta i problemi e i desideri della cittadinanza, gli stessi che Fassino e i suoi derubricano regolarmente come razzismo ed esagerazione, lasciandoli irrisolti da anni. Mettetevi nei suoi panni, ma a voi sembra giusto dover vivere in una situazione del genere?

Questa √® ormai la citt√† dell’anarchia, ma nel senso deteriore del termine. Questa √® la citt√† in cui con arroganza si occupano i beni comuni per il proprio comodo – che sia asfalto in doppia fila o un edificio comunale poco cambia – sostenendo che lo si fa per renderli pi√Ļ pubblici; magari a parole ce ne si appropria nel nome dell’anarchia di Michail Bakunin, quella che esprime il nobile ideale politico di liberare i cittadini dall’oppressione del potere, ma nei fatti li si usa nel nome dell’anarchia di Corrado Guzzanti, quella della casa delle libert√† in cui “facciamo un po’ come cazzo ci pare”; in linea peraltro con l’invidia del pene di Berlusconi che ha colto la fu sinistra italiana in questi ultimi tempi.

E cos√¨, in ogni angolo Torino si riempie di gente di ogni provenienza e classe sociale che fa un po’ come cazzo le pare, dagli zingari che taglieggiano alla luce del sole gli anziani che parcheggiano alle Molinette per andare a trovare i parenti malati, agli anarchici di canale Carpanini che minacciano e vandalizzano chi cerca di aprire attivit√† commerciali regolari a Borgo Dora, fino alle famiglie della Torino bene (tra cui persino qualche dirigente PD) che entrano in macchina nell’isola pedonale della Crocetta perch√© sia mai che i loro figli debbano fare trenta metri a piedi; con la copertura di istituzioni pubbliche locali che come minimo se ne fregano, e come massimo coprono attivamente le crescenti zone grigie perch√© loro o i loro amici stretti ne traggono un vantaggio diretto.

Questa √® una scelta di campo che chi si propone di governare la citt√† deve fare: la legalit√† √® un principio fondamentale oppure no? Certo, senza esagerazioni, senza pensare che il vigile o il poliziotto siano la risposta a tutto o possano essere dappertutto, senza nasconderci che siamo un Paese in cui chiunque, a partire dai moralizzatori, ha prima o poi lasciato la macchina in doppia fila; ma partendo dal principio che le regole vanno rispettate, che se le si viola si pu√≤ e si deve essere sanzionati senza poter accampare scuse, che la cultura dell’incivilt√† non √® cultura; e applicando lo stesso metro a tutti, dato che non si pu√≤ contestare ogni minimo vizietto dei politici e poi chiudere entrambi gli occhi sul degrado di interi quartieri, che sia per la movida, per lo spaccio, per l’occupazione del MOI o pi√Ļ banalmente per la doppia fila perenne.

Questa √® una scelta su cui credo che il Movimento 5 Stelle debba ai cittadini una posizione chiara, in massima trasparenza, e diversa da quella del PD e del Sistema Torino; perch√© francamente, se mi metto nei panni di un elettore torinese, per ritrovarmi ancora con il solito “modello di sviluppo” basato sul vomito notturno per le strade, sullo spaccio a cielo aperto, sulla tolleranza a prescindere e su Torino come discarica sociale di tutte le illegalit√†, tanto vale votare il PD che almeno di questo modello √® un esperto.

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giovedì 3 marzo 2016, 21:10

Io e il bando assessori

Avevo promesso una risposta pubblica a riguardo della mia partecipazione al bando per gli assessori di Chiara Appendino e mi scuso se c’√® voluto ben pi√Ļ del previsto, ma ho voluto attendere che lei avesse la possibilit√† di ricevermi per esporle prima a quattr’occhi quanto andr√≤ ora a dirvi. Mi scuso anche se questo post √® piuttosto lungo (ma √® meglio, cos√¨ lo leggeranno solo gli alfabeti).

Non √® un mistero che io sia critico con la direzione presa dal Movimento 5 Stelle a livello nazionale (ne ho parlato poco tempo fa) e che non mi sia piaciuto nemmeno questo inizio di campagna elettorale, in cui secondo me, sia come immagine che come organizzazione, il M5S torinese si √® annullato diventando una semplice appendice della candidata sindaca, di cui nella discussione pubblica sono passate molte immagini, molti sorrisi e molti slogan ma troppo poche proposte concrete (ma c’√® tempo per rimediare). Se la questione fosse puramente di appartenenza politica, la mia risposta sarebbe negativa.

Ci sono diversi altri argomenti a favore del no: ad esempio sono sicuro che qualcuno mi accuser√† di incoerenza con quanto deciso a novembre e mi dar√† del poltronista, anche se √® evidente che rispetto ad allora √® stato il Movimento a cambiare programmi e non io, e anche se gi√† allora avevo approcciato la questione dicendo (e lo confermo) che non mi sarei candidato a consigliere, ma che sarei stato disponibile a fare l’assessore (rimando al post di allora per le motivazioni).

Poi c’√® il fatto che un assessore nominato cos√¨, senza un riferimento politico, √® totalmente alla merc√© del sindaco che lo pu√≤ cacciare in qualsiasi momento, anche cinque minuti dopo le elezioni; e non √® certo una scelta di vita rassicurante. In generale, √® difficile fidarsi di un ambiente che parla molto di meritocrazia ma spesso poi non la applica, e in cui varie volte mi hanno fatto apertamente sentire non pi√Ļ benvenuto.

Ma pi√Ļ ancora di questo c’√® il logoramento psicologico, c’√® la delusione per la piega che hanno preso le cose rispetto agli ideali dell’inizio, c’√® la difficolt√† estrema di rimanere se stessi in un ambiente politico (tutto, di tutti i partiti) dove o ti schieri e ti allinei a priori o sei visto con sospetto, attaccato, emarginato, costretto a pagare prezzi pesanti e immeritati sia sul piano emotivo e psicofisico, sia nelle tue prospettive personali.

D’altra parte, ci sono anche molte ragioni a favore del s√¨.

Intanto, nel Movimento 5 Stelle non c’√® solo l’acqua sporca, e il rischio √® quello di buttare via il bambino per la fatica di tirarlo fuori; il bambino √® un programma magari utopico ma senz’altro nell’interesse dei cittadini, e una chance epocale per rinnovare la classe dirigente di questa citt√†, spezzando una spirale di obsolescenza e declino.

Poi c’√® l’esperienza: per cinque anni ho passato tutto il mio tempo a imparare, a conoscere ogni angolo della citt√† e a capire come si amministra un Comune cos√¨ grande e complesso; sono il recordman di presenze del consiglio comunale, l’unica persona del M5S torinese ad avere accumulato un’esperienza amministrativa del genere ed √® giusto che la rimetta a disposizione.

Ci sono anche tutti gli incoraggiamenti e i ringraziamenti che ho ricevuto, dagli elettori, dai simpatizzanti, dagli osservatori professionali della politica, da tanti cittadini di qualsiasi orientamento, con frasi talora commoventi (questa la riporto perch√© mi ha colpito). Un invito a tener duro l’ho ricevuto direttamente, in una lunga telefonata, da un vecchio amico di Genova qualche settimana fa: mi ha fatto piacere e mi ha fatto riflettere.

Ma soprattutto c’√® una consapevolezza: il problema di fondo della politica italiana √® il livello sempre pi√Ļ basso della discussione pubblica, che deriva dal livello sempre pi√Ļ basso, o volutamente autoabbassato, di chi la pratica e di chi la guida.

C’√® troppa gente di qualsiasi orientamento per cui la politica √® solo credere, obbedire e combattere e prendersela con chiunque esprima un qualsiasi pensiero articolato, per poi comunque approfittarsene per scopi personali alla prima occasione. C’√® troppa gente che fa politica pensando di volere o dovere seppellire la parte pi√Ļ nobile di essa, il confronto, il dibattito intellettuale, per relazionarsi soltanto con il famoso italiano medio di Berlusconi, quello che ha fatto solo la terza media e nemmeno tanto bene, dimenticando che l√† fuori ci sono tanti italiani che non sono cos√¨ e che aspettano soltanto che qualcuno si relazioni a loro come esseri pensanti e intelligenti, come io ho sempre cercato di fare.

E per√≤, la responsabilit√† del degrado della politica – dell’egemonia culturale della parte peggiore del berlusconismo, ormai abbracciata da tutti – non √® soltanto di queste persone, e degli elettori simili a loro che li votano; √® anche del disinteresse di tutti gli altri, √® anche delle persone valide che scelgono di chiamarsene fuori, non impegnandosi in prima persona, arrendendosi, smettendo di combattere per migliorare il Paese e il modo di governarlo.

C’√®, infine, il desiderio di mettere alle spalle le divisioni passate, di riunirsi in un progetto che possa veramente cambiare Torino, centrato soltanto sulle capacit√† e su un programma condiviso al di l√† delle appartenenze di partito. In questo, √® stata fondamentale la scelta di Appendino di individuare gli assessori prima del voto e non dopo, e di farlo per competenza e non per scuderia politica, diversamente da come sembrava all’inizio.

E sulle competenze, su alcuni argomenti, ho un curriculum di livello nazionale, in parte persino globale: l’innovazione, la smart city, le relazioni internazionali, le nuove forme di partecipazione e trasparenza (chi non sapesse cosa ho fatto prima della politica dovrebbe leggersi il mio profilo e il mio curriculum dettagliato o anche solo questo riassunto che ho inviato a Chiara). Queste sono le competenze che posso mettere a disposizione, in un’ottica strettamente meritocratica.

Per questo, pur ribadendo la scelta di cessare l’attivismo politico nel M5S almeno per come √® diventato adesso, ho ingoiato un po’ di orgoglio, ho rimandato a tempi migliori la questione del vicesindaco e ho dato a Chiara la mia disponibilit√† per fare l’assessore sulle competenze sopra esposte, per lavorare insieme e per creare un assessorato assolutamente innovativo che metta al centro dello sviluppo della citt√† il coinvolgimento dei cittadini e l’accelerazione dell’innovazione sociale, culturale, economica e tecnologica.

Credo che la mia presenza nella squadra candidata a governare Torino possa rafforzare la campagna di Chiara e aiutarla a conquistare credibilità amministrativa. Comunque, la valutazione ora spetta a lei e attendo di sapere, nel giro di qualche settimana, se vorrà accogliere o meno la mia disponibilità, sperando di poter fare un passo insieme verso un grande risultato.

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giovedì 11 febbraio 2016, 14:01

Caro sindaco tedoforo

Caro sindaco,

ti ringrazio per la tua cortese lettera con cui mi inviti a portare la fiaccola olimpica in giro per la citt√† i prossimi 27 e 28 febbraio, nell’ambito delle celebrazioni per il decennale delle Olimpiadi.

Mi dispiace non poter nemmeno prendere in considerazione il tuo invito, in quanto per quel fine settimana ho gi√† un impegno familiare fuori citt√†, ma avrei comunque rifiutato la proposta. E non per una sterile opposizione di principio, e nemmeno per disprezzo verso l’evento olimpico; io sono orgoglioso che la mia citt√† abbia potuto ospitare le Olimpiadi, e ricordo ancora con emozione la folla internazionale che riemp√¨ la citt√†, i concerti in piazza Castello e la cerimonia di chiusura, che vidi (pagandomi il biglietto) dagli spalti dello stadio.

Se per√≤ dobbiamo veramente fare un bilancio del lascito olimpico a dieci anni, dobbiamo farlo per intero. Le Olimpiadi non ci hanno lasciato soltanto emozioni e turisti, ma anche debiti, inchieste giudiziarie, sprechi e degrado. Sarebbe allora opportuno non pensare soltanto a quanto sia stato bello essere al centro dell’attenzione del mondo, ma chiedersi come sia stato possibile che molte costruzioni olimpiche siano state subappaltate alla ndrangheta; che gli appalti per le strade olimpiche siano risultati truccati direttamente dai dirigenti pubblici che li gestivano; che gli impianti sportivi delle nostre montagne, costati centinaia di milioni di euro, siano stati completamente abbandonati allo sfacelo; che gli edifici di Spina 3, trasformati poi in case popolari, soffrano di problemi tecnici a non finire; che l’ex villaggio del MOI, gi√† cadente e pieno di crepe, sia stato abbandonato e trasformato in un centro di illegalit√† fuori controllo; e che i debiti siano stati tali che tuttora, pur avendo in questi anni venduto tutto il vendibile, ogni torinese nasce gi√† con migliaia di euro di debiti e oltre un euro su quattro delle tasse comunali va alle banche. Non √® necessario parlare soltanto di questi aspetti negativi, ma non si pu√≤ nemmeno fingere che non esistano.

Altre critiche sono gi√† state fatte: la scelta di investire centinaia di migliaia di euro in una celebrazione postolimpica, facendosela finanziare da sponsor “privati” come Iren (che poi tanto ricaricheranno i costi sulle bollette dei torinesi), sembra veramente un disperato tentativo di ravvivare la tua campagna elettorale a colpi di circenses, di Piovani per i salotti buoni e diggeiset per i giovani, peraltro nemmeno per celebrare un risultato della tua personale amministrazione.

Ma non √® nemmeno questa la cosa che pi√Ļ mi lascia perplesso. No, la cosa che veramente mi colpisce √® che quella di sottolineare con tanta evidenza la celebrazione del decennale olimpico non √® una scelta che guarda al futuro, ma al passato; dimostra anzi l’incapacit√† di guardare al futuro, e l’aggrapparsi a un passato magari luminoso, ma che non torner√† pi√Ļ. Se le Olimpiadi ci hanno portato il turismo, bene, ma ormai quello √®, e da solo chiaramente non basta; bisogna pensare ad altro.

Questa città ha un bisogno urgente: deve smettere di raccontarsi che tutto va bene e ammettere che la crisi avanza; e per rilanciarsi deve liberare le energie che sono bloccate dalle rendite di posizione, da una classe dirigente che ormai ha detto tutto ciò che aveva da dire. Deve immaginare un futuro e trovare le persone che lo possano portare avanti almeno per i prossimi dieci anni.

Colpisce, sinceramente, che l’unica cosa che il PD riesca a fare – a parte una serie impressionante di annunci sui giornali di mirabolanti progetti ogni giorno diversi che poi finiscono in nulla – sia riproporre il passato, ragionare secondo modelli di sviluppo – grandi eventi e grandi opere – che in passato possono avere avuto un senso, ma che oggi non funzionano pi√Ļ e sono in crisi in tutto il mondo. Forse, per√≤, √® solo un’altra manifestazione di un principio che chi si occupa di innovazione conosce bene: quello per cui l’organizzazione leader in una generazione raramente riesce a sopravvivere in quella successiva, perch√® la sua stessa dimensione le impedisce di cambiare in tempo.

E io, da cittadino prima ancora che da politico, spero semplicemente che l’obsolescenza della nostra attuale classe dirigente non finisca per travolgere anche l’intera citt√†.

Saluti,

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lunedì 28 dicembre 2015, 11:23

Volete sapere cosa penso dello smog?

Volete sapere cosa penso dello smog?

Penso che la situazione √® preoccupante ma √® altrettanto preoccupante che a preoccuparsene stabilmente tutto l’anno non siamo poi in tanti, mentre molti se ne preoccupano a targhe alterne a seconda di quanto la questione viene pompata dai media del giorno; sono gli stessi che adesso invocano blocchi di tutto ma poi tra due mesi, passata l’emergenza, si lamenteranno perch√© in strada ci sono troppi ciclisti rompicoglioni e perch√© si vogliono allargare le strisce blu.

Penso che per√≤ (dati alla mano) negli ultimi dieci anni messi assieme ho respirato meno schifezza di quella che respiravo da bambino in un solo inverno, eppure trent’anni fa nessuno si preoccupava pi√Ļ di tanto, mentre ora ne parlano tutti: entrambi questi cambiamenti sono gi√† molto positivi.

Penso che qualcosa di pi√Ļ si sarebbe dovuto fare, qualche blocco totale del traffico, qualche obbligo di abbassare il riscaldamento.

Penso anche per√≤ che le targhe alterne o i blocchi diurni di un paio di giorni o i divieti per le auto pi√Ļ vecchie (ormai poche e spesso poco usate) non spostano significativamente la questione, per cui farli o non farli non fa grande differenza per i nostri polmoni; la politica prende o non prende questi provvedimenti per calcoli elettorali e di comunicazione, e non per ragionamenti sanitari.

Penso che per fare davvero la differenza e avere aria pulita anche d’inverno, in attesa di proseguire le politiche che gi√† hanno permesso di ridurre clamorosamente l’inquinamento negli ultimi vent’anni, √® necessario essere disposti a bloccare il traffico privato a dicembre in tutta la pianura padana per due o tre settimane di fila, senza eccezioni. Ma tutto: in citt√† e sulle autostrade, auto e camion, per svago e per lavoro. Solo che poi avremmo i supermercati vuoti per mancanza di rifornimenti, i lavoratori dei trasporti in cassa integrazione, i benzinai che piangono miseria, i commercianti e gli agenti di commercio sul lastrico, e tutti gli altri in giro pigiati sugli stessi mezzi pubblici di oggi, perch√© bloccare il traffico non fa saltar fuori per magia entrate addizionali per migliorarli.

E’ veramente possibile questo? No, non √® possibile. E quindi di cosa parliamo? O siamo disposti a cambiare di colpo e molto in profondit√† il nostro modo di vita e la struttura della nostra economia, o andiamo avanti piano piano con la costante riduzione dell’inquinamento dovuta ai miglioramenti tecnologici, e nel frattempo moriamo tutti un po’, come per tanti altri motivi collaterali alla nostra societ√† del benessere che con la scienza ci allunga la vita, ma ogni tanto ce la accorcia anche.

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mercoledì 28 ottobre 2015, 15:58

Vita da vigile

Ieri pomeriggio i capigruppo del consiglio comunale hanno avuto l’opportunit√† di incontrare per due ore e mezza le rappresentanze sindacali della polizia municipale.

Fare il vigile in una grande citt√† √® sicuramente difficile; il vigile √® il primo riferimento per la tutela della sicurezza e della legalit√† sul territorio, ma √® spesso sotto accusa. I giornali riescono a lamentarsi contemporaneamente dei vigili che “fanno troppe multe” e dei vigili che “non vengono mai a multare quando li chiami”; le persone vorrebbero il vigile pronto a multare chi gli d√† fastidio, ma allo stesso tempo protestano se vengono multate loro. Ognuno ha priorit√† e visioni diverse; chi pretende un intervento immediato contro i venditori abusivi in via Garibaldi, ma poi si lamenta della multa presa in macchina; e chi gira in bici e chiede pi√Ļ multe alle macchine, ma poi quando i vigili fermano i venditori abusivi li accusa di razzismo. In tutto questo, ascoltare per due ore lo sfogo dei vigili – diversi vigili di diversi sindacati – √® stato interessante; e ho deciso quindi di riportare qui, senza commento, alcune delle cose che ci hanno detto.

Tutti se la prendono con i vigili, sia chi si lamenta perch√® non interveniamo, sia chi si lamenta perch√© lo sanzioniamo. Noi siamo il biglietto da visita della citt√†, il simbolo dell’istituzione comunale, chi ci aggredisce aggredisce non la persona ma le istituzioni. Sulla strada prendiamo continuamente sputi, insulti, schiaffi, perch√© veniamo continuamente delegittimati dai giornali e anche dai politici, quelli che contestano le multe e fanno le battaglie contro di noi. Prima o poi a forza di denigrarci qualcuno si sentir√† autorizzato a investirci o ad accoltellarci, e allora tutti piangeranno lacrime di coccodrillo per cinque minuti e poi torner√† come prima.

Nei campi nomadi Iren non entra se non ci siamo noi, la polizia non entra se non ci siamo noi, i carabinieri non entrano se non ci siamo noi… noi per√≤ ci entriamo in due, senza attrezzatura, senza protezioni, vestiti normalmente. Fino a qualche anno fa il nucleo nomadi dei vigili aveva il compito di mantenere un rapporto, quando c’era da fare un sequestro di un’auto o fermare qualcuno li si aspettava fuori dal campo, lo si faceva fare a qualcun altro, in modo che noi continuassimo a essere il poliziotto buono. Adesso questo non si fa pi√Ļ, per cui il livello di scontro e di tensione si √® alzato: spesso veniamo aggrediti a pietrate, mandando avanti donne e bambini a farlo, oppure ci prendono a calci la macchina e ci spaccano gli specchietti, e un collega addirittura √® stato assalito con un’accetta. Perch√® entriamo nel campo con la macchina? Perch√® almeno √® un riparo se cominciano a piovere pietre, visto che non abbiamo caschi o protezioni.

La campagna dei giornali contro di noi per l’intervento in Lungo Stura Lazio √® vergognosa, e neanche il Comune ci ha difesi. Stampa e Repubblica fanno girare da settimane il fermo immagine di una collega con la pistola ad altezza uomo, preso da un video di un nomade e intitolato “la verit√†” cercando di screditarci in ogni modo, e non dicono che quello √® solo un pezzo di un movimento in una situazione complicata, e che la pistola non √® armata e la collega non ha il dito sul grilletto, insomma non poteva sparare in alcun modo. In quel caso i tre colleghi sono stati mandati allo sbaraglio, li hanno mandati in tre a fermare un nomade con una Panda a due porte, ora immaginatevi voi a caricare un fermato recalcitrante sui sedili dietro di una Panda a due porte… cos√¨ hanno dovuto fermarsi l√¨ e chiamare un’altra auto, e aspettare, e subito sono arrivate trenta o quaranta persone minacciose e li hanno circondati. Loro sono stati estremamente professionali, sono stati bravissimi, hanno rischiato la loro pelle per la legge e questo √® il ringraziamento. Vorrei vedere cosa avrebbero fatto in quella situazione quelli che criticano.

Io domenica scorsa ero in servizio al suk in via Monteverdi. Eravamo presi in mezzo tra gli abusivi che cercavano di sistemarsi fuori dal mercato e i cittadini della zona che protestavano con noi. Io ho provato tanta amarezza davanti a quei cittadini, mi son chiesto: ma ha senso che i vigili tutelino un mercato di illegalit√†? Nel mercato abbiamo fatto pochissimi interventi, giusto qualche sequestro di alimenti e borse contraffatte, ma abbiamo aspettato tutto il giorno la Finanza per controllare la provenienza della merce, vedere se era rubata, e loro non si sono presentati. All’estero in questi mercati per prima cosa si chiede al venditore di provare come ha ottenuto la merce, se no lo si manda via. Perch√© non si fa anche da noi?

Vogliamo anche noi le telecamere, tutti ci filmano col cellulare e poi mostrano solo le cose che fanno comodo a loro e l’opinione pubblica gli va dietro, allora vogliamo poter filmare gli interventi anche noi, per poterci difendere.

I vigili a differenza di polizia e carabinieri non sono considerati un mestiere usurante, dal 2011 non ci pagano pi√Ļ le cause di servizio, non siamo pi√Ļ assicurati. Noi prendiamo lo stesso stipendio del dipendente comunale che sta in un ufficio, pi√Ļ 60 euro lordi al mese per l’indennit√† di pistola. Se volete vi rid√≤ i 60 euro e la pistola e vado in un ufficio anch’io… Se ci picchiano restiamo a casa coi lividi, ci paghiamo i cerotti e perdiamo pure dei soldi perch√® una parte dello stipendio √® legata alla presenza effettiva. Eppure il 90% degli interventi sul territorio urbano sono nostri, riceviamo 90.000 chiamate e facciamo 70.000 interventi l’anno, polizia e carabinieri messi assieme questi numeri li fanno in tre anni, e sono sei volte noi.

Nei campi nomadi non vogliamo pi√Ļ entrare in queste condizioni, vogliamo essere almeno in gruppi di otto, avere caschi e protezioni, mezzi adatti. Chi si occupa di nomadi ha paura di ritorsioni, magari quando poi li incrocia fuori servizio al mercato. I colleghi del caso di lungo Stura Lazio hanno chiesto un trasferimento per non dover tornare nei campi nomadi, gli √® stato detto che o vanno a dirigere il traffico o posti non ce ne sono, ma non ci sono oppure √® che bisogna tutelare prima altri che hanno la tessera sindacale giusta?

Abbiamo un problema di mezzi: i computer sono vecchissimi, le divise sono rattoppate, lo spray al peperoncino che abbiamo in dotazione √® scaduto da anni, le macchine sono rotte. Hanno comprato delle Panda a metano ma le possiamo rifornire solo al Gerbido, ha senso che da via Germagnano attraversiamo tutta la citt√† per fare il pieno? Col blocco del turnover siamo sempre di meno, ma il lavoro aumenta sempre: la politica deve scegliere delle priorit√†, se vuole che tuteliamo il decoro oppure la sicurezza oppure la movida oppure il traffico o cos’altro, non possiamo pi√Ļ accontentare tutti.

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venerdì 3 luglio 2015, 11:51

Torino avrà il PEBA: un risultato a cinque stelle

Spesso si sente dire che il Movimento 5 Stelle sa dire solo “no”, che non fa mai proposte costruttive, che non √® capace a dialogare con le altre forze politiche per ottenere dei risultati. Oggi vi racconto una storia che dimostra esattamente il contrario: il Movimento 5 Stelle √® riuscito, dopo quasi trent’anni di attesa, a ottenere che la Citt√† di Torino realizzasse il Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche (PEBA), un adempimento previsto da una legge del 1987 a cui il Comune non aveva mai ottemperato.

Ovviamente, non √® che la Citt√† non abbia mai lavorato per eliminare le barriere; tuttavia, lavorando su questo tema nei primi anni di consiglio comunale, ci siamo resi conto che il problema √® ben lontano dall’essere risolto, grazie anche a diversi cittadini e comitati di disabili che hanno preso a collaborare con noi.

Spesso, le barriere restano perch√© prevale la visione incurante di qualche architetto, come sulla copertura del passante ferroviario alla Crocetta dove le meravigliose pavimentazioni in ciottoli dei controviali li rendono inaccessibili a una carrozzina (gi√† anni fa, con una interrogazione, riuscimmo ad escludere questa scelta per il resto della copertura). Alle volte le questioni sono organizzative: per esempio alla chiesa della Consolata le auto dei disabili non arrivavano perch√© non si sapeva come farsi abbassare il pilomat che blocca l’accesso dei veicoli non autorizzati alla piazza. Talvolta si tratta di problemi di competenza rimpallata, come quella farmacia che ha abbattuto le barriere fino al proprio ingresso, che per√≤ si trova sotto il portico di un caseggiato separato dal marciapiede da tre gradini. Spesso, poi, √® proprio una questione di elusione delle norme: alle volte i commercianti che ristrutturano il negozio, pur essendo tenuti a eliminare le barriere, presentano un progetto senza barriere e poi lo modificano nella realizzazione rimettendo le barriere, tanto il Comune non manda mai nessuno a controllare. E poi non ci sono solo le barriere fisiche per le carrozzine; ci sono le barriere comunicative e sensoriali, quelle associate ad altri tipi di disabilit√† (per esempio i ciechi o i sordi).

Per questo motivo, ci siamo resi conto che una pianificazione √® necessaria, per dare una sistematicit√† e una uniformit√† al processo di eliminazione delle barriere; e quindi, con l’aiuto del nostro Gruppo di lavoro Urbanistica, abbiamo preparato e presentato un anno fa una mozione che chiedeva la realizzazione del PEBA.

Dopo averla presentata, abbiamo scoperto che l’associazione Luca Coscioni e i radicali stavano avviando una petizione per chiedere la stessa cosa. E dato che a noi interessa innanzi tutto l’obiettivo, abbiamo deciso che era meglio unire le forze; abbiamo sospeso l’iter della mozione attendendo che venissero raccolte e presentate centinaia di firme, cosa che √® avvenuta negli ultimi mesi. In questo modo, la nostra mozione √® stata sottoscritta anche dal radicale Viale, che fa parte della maggioranza; e poi, in commissione, abbiamo accolto i suggerimenti di numerosi altri consiglieri sia di maggioranza che di opposizione, che hanno aggiunto altri punti utili alla mozione, aggiungendo anche le loro firme. A quel punto, visto il consenso generale, anche la giunta, prima ancora dell’approvazione dell’atto, ha cominciato a ragionare su come attuarlo.

In questo modo, siamo arrivati luned√¨ scorso in consiglio comunale con un sostegno generalizzato alla proposta di mozione, che √® stata approvata all’unanimit√†. Tra i punti che abbiamo inserito, c’√® anche quello per cui il piano dovr√† essere elaborato coinvolgendo direttamente i disabili e tutti i cittadini, anche tramite il Web e strumenti innovativi, in modo da evitare lavori inutili e affrontare prima le priorit√†.

Ora il nostro lavoro √® finito, e la palla passa all’amministrazione comunale, che dovr√† stendere il piano e poi realizzarlo nel tempo. Continueremo comunque a fare fiato sul collo; resta la soddisfazione di avere dimostrato che, con una buona proposta e con la capacit√† di dialogare con le altre forze politiche, il Movimento 5 Stelle pu√≤ smuovere anche questioni vecchie di trent’anni.

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giovedì 25 giugno 2015, 15:28

La politica demenziale: PD e SEL contro Marco Carena

Quando avevo quindici anni, una compagna di scuola mi duplic√≤ una cassettina con le canzoni di Marco Carena: e la consumai a forza di ascoltarla. Era il periodo del boom del demenziale, e per qualche anno i doppi sensi pi√Ļ o meno volgari e l’umorismo pecoreccio la fecero da padroni; fu un boom di cui rimase poco, a parte Elio e le Storie Tese (altro livello per√≤). Marco Carena ha continuato onestamente la sua carriera musicale, riproponendo per venticinque anni quei brani su tutti i palchi di Torino e altrove; e anche se a quarant’anni fanno un po’ meno ridere, a me fa sempre piacere ascoltarli.

Per questo, quando stamattina ho aperto Facebook e ho visto la consigliera comunale del PD Laura Onofri, rappresentante del movimento femminista Se non ora quando, pubblicare il suo sdegno contro l’esibizione di Carena ieri alla festa di San Giovanni, mi son messo a ridere. Poi ho cliccato sul link, ho letto il comunicato delle femministe e ho pensato che fossero impazzite tutte.

E’ vero, ci sono due canzoni di Carena (le conosco a memoria) che contengono le frasi citate. Una si chiama Che bella estate ed √® il racconto di una estate terribile in cui il povero vacanziero assiste a disgrazie e misfatti di tutti i colori: oltre alla ragazza violentata, ci sono un vicino di ombrellone sbranato dai granchi, un bambino corroso dall’acqua inquinata del mare, uno che si suicida nel porto… e per√≤, in un ritornello comico e menefreghista, il protagonista conclude “che bella estate amore mio, ci sei tu ci sono io, ma che c’importa dell’altra gente, ci siamo noi non c’√® pi√Ļ niente”. E’ palese a chiunque che si tratta di satira, proprio a proposito delle persone che vanno in vacanza fregandosene delle disgrazie di tutti gli altri, salvo poi scoprire che a forza di egoismo non rimane pi√Ļ niente.

Idem per la seconda canzone incriminata, Io ti amo. Che √®, appunto, la storia di uno stronzo che si riempie la bocca di “ti amo” per la sua fidanzata e poi la maltratta in ogni modo. Basta leggere il testo per intero, ed √® perfettamente chiaro che la canzone prende per il culo i maschi violenti e, anzi, denuncia l’ipocrisia con cui ci si dice “ti amo” per poi dimostrare tutto l’opposto nei fatti. E’ un gran pezzo di satira che comprende diverse battute fulminanti, tra cui “ti amo perch√© sei diversa / infatti ti confondo spesso”, o anche “io ti amo perch√© se no ti avrebbe amato un altro / ma ti amo, sono arrivato prima io”, che mette a nudo con spietatezza la vera dinamica sociale con cui si formano moltissime coppie.

E se ancora qualcuno avesse il dubbio che Marco Carena √® un buzzurro maschilista, basta citare un’altra canzone che evidentemente le femministe non hanno sentito. Si chiama Bongustata e in essa √® l’uomo a essere molto innamorato, mentre la donna lo maltratta in ogni modo, fino a chiuderlo a cuocere nel forno in mezzo alle patate – e lui, da dentro il forno, la avverte gentilmente che si √® dimenticata il sale. Secondo la stessa logica, questo sarebbe un incitamento al maschicidio, che non rispetta la sensibilit√† dei maschi vittima di violenza domestica…

La consigliera Onofri e le sue compagne femministe, in questo thread su Facebook, si sono lanciate in pacati commenti: si sono lamentate ad esempio che l’assessore Gallo non sia salito sul palco per staccare la spina personalmente a met√† dell’esibizione, chiedendo che l’eventuale compenso di Carena sia sequestrato e dato (chiss√† a chi) per “progetti contro la violenza sulle donne”. Poi hanno aggiunto frasi come “prima di esibirsi non ha dovuto presentare una scaletta? √ą prassi consolidata” e “vergognoso che Carena ha potuto cantare quelle frase CONTRO le donne, nessuna le aveva lette prima della spettacolo per impedirle di cantare!!” (certo, √® prassi consolidata che un artista debba dire prima ai politici parola per parola cosa dir√† dal palco: nella Romania di Ceausescu, presumo) e persino “I suoi testi sono su YOUTUBE. Vanno rimossi dalla rete. Li ho citati dopo purtroppo averli ascoltati quindi non riascoltateli altrimenti il soggetto per sa di incrementare la sua audience.” (sono senza parole).

Solo qualcuna, con un po’ di buon senso, spiega che sono canzoni vecchie di venticinque anni e aggiunge “forse all’epoca non lanciava un messaggio cos√¨ negativo come adesso che la violenza sulle donne √® cos√¨ manifesta” (non direi, se mai √® che venticinque anni fa la politica mangiava uguale, ma almeno non era piena di censori bacchettoni e di sentinelle in piedi e/o con la tastiera in mano).

La cosa pi√Ļ preoccupante, per√≤, √® che sono subito apparsi i vigili politici anti-satira. Il capogruppo del PD Michele Paolino si √® limitato a un “mi piace”, ma il capogruppo di SEL Michele Curto ha subito promesso vendetta: “oggi stesso verifico con un atto interpellativo: interpellanza/richiesta di comunicazioni”. L’assessora di SEL Mariagrazia Pellerino si √® lanciata in una lirica condanna di Carena: “quelle parole sono un’apologia di reato, un inno alla violenza contro le donne, come se qualcuno cantasse l’emozione provata a fare del male al prossimo”. L’assessora PD Ilda Curti √® scatenata: “Siamo un’amministrazione in prima fila sul contrasto alla violenza e ‘sto qui sul palco di San Giovanni davanti a decine di migliaia di persone lancia questo messaggio? Mi viene caldo alla testa” (ok, che il caldo abbia dato alla testa a molti √® palese), e prosegue: “i peggiori stereotipi machisti e buzzurri”, “quelle strofe offendono e mi fanno infuriare”.

A questo punto la cosa si fa seria, anche perch√© tutte queste persone erano in piazza a manifestare gridando “Je suis Charlie”, per cui ne consegue che per loro fare satira anche offensiva sul profeta dell’Islam √® legittimo, ma non lo √® fare satira sul rapporto di coppia denunciandone l’ipocrisia e la violenza (concetto, peraltro, che mi √® appena stato ribadito di persona da un’altra consigliera della maggioranza).

Eppure queste sono le persone che governano Torino, ed √® preoccupante scoprire che mancano di tante qualit√† fondamentali, a partire dalla capacit√† di comprendere il registro di un testo e di distinguere satira e sarcasmo dall’apologia di reato. Non manca loro solo il senso dell’umorismo, ma anche il senso delle proporzioni (questo s√¨ che √® il primo problema di Torino e/o delle donne che subiscono violenza: le canzoni di Carena), e la stima per l’intelligenza dei torinesi, dato che evidentemente pensano che una strofa di una canzone satirica che menziona uno stupro spinga le persone a stuprare, proprio come chi gioca ai videogiochi sparatutto poi va in giro ad ammazzare tutti. E, soprattutto, manca il rispetto per la libert√† di espressione: Carena pu√≤ non piacere, si pu√≤ anche pensare che per San Giovanni fosse meglio un altro tipo di spettacolo, ma da l√¨ a chiederne la crocifissione in Sala Rossa e il bando da tutti i palchi cittadini passa parecchio.

Per fortuna che Freak Antoni √® morto e non pu√≤ vedere questo scempio…

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venerdì 19 giugno 2015, 23:00

Letzgo, rimborsami un caffé

Avevamo appena messo un punto fermo sulla vicenda Uber (rimando al post precedente per chi avesse ancora bisogno di essere convinto che Uber cos√¨ com’√® non va bene) ed ora ne arrivano i cloni: ecco Letzgo, il nuovo clone di Uber che per√≤ assolutamente non √® Uber e non √® un servizio taxi, eh! E’ solo un modo per condividere i propri spostamenti divertendosi.

Io vi consiglio infatti di leggere le FAQ di questo servizio, perch√© sono ricche di equilibrismi verbali che talvolta sfociano un po’ nel ridicolo; e se le cose, per poter essere scritte, devono venire raccontate in maniera inverosimile, vuol dire che qualcosa che non torna c’√® davvero.

Letzgo non √® un servizio taxi ma una comunit√†, dicono loro: difatti √® il passeggero che sceglie quanto “rimborsare” all’autista, in piena libert√† e amicizia, fatto salvo che l’app ti suggerisce lei il “rimborso” sulla base dei chilometri, che comunque il “rimborso” non ha limiti concreti e pu√≤ anche essere di 30 euro per un viaggio di due chilometri, che se non “rimborsi” abbastanza l’autista ti pu√≤ rifiutare il passaggio e anzi Letzgo ti caccia dal servizio, e che c’√® persino quella che nei taxi si chiama “bandiera”, ovvero solo per farti salire in macchina il “non-tassametro” dell’app segna gi√† un “rimborso” minimo di 1,90 euro. Ma il trasporto √® a titolo gratuito, eh! Per√≤ devi sempre “rimborsare” almeno 1,90 euro per corsa.

E se vuoi fare il driver? Devi dichiarare nel contratto di “non essere un trasportatore professionale”, quindi non soggetto a orpelli del passato tipo tasse e contributi previdenziali; d’altronde √® noto che chiunque pu√≤ fare il dentista o l’avvocato a titolo di “non professionista”, e in tal caso non ha bisogno di titoli e pu√≤ non pagare le tasse, basta dire che “non √® una professione”. Se poi invece si scopre che lo fai per guadagnare sono tutti cavoli tuoi, noi di Letzgo non ti conosciamo proprio. E devi anche avere tu una assicurazione che copra i terzi trasportati “in amicizia”, noi di Letzgo non ne vogliamo sapere niente, se poi hai un incidente e l’assicurazione ti fa storie sono problemi tuoi e del poveretto che trasportavi.

Ah, e te l’ho detto che, in amicizia, devi darci il 20% dei “rimborsi” che ricevi?

E c’√® di pi√Ļ: c’√® un periodo di prova iniziale (non si sa prova di cosa, visto che “non √® una attivit√† professionale” e quindi non ha requisiti minimi), durante il quale noi non ti giriamo i “rimborsi” dei tuoi clienti, e se prima della fine della prova non ci vai bene ti cacciamo e ci tratteniamo “a titolo di penale amministrativa” il 100% dei “rimborsi” pagati dai tuoi clienti. E arrivederci e grazie eh!

Ora, io mi premurer√≤ di parlare con questa azienda e magari mi convinceranno che veramente non vogliono fare un servizio di trasporto a pagamento su chiamata, ma una semplice piattaforma di condivisione delle spese per viaggi gi√† programmati. Se questa √® l’intenzione, per√≤, c’√® un modo molto semplice di chiarirla: mettano nell’app un limite massimo al “rimborso” fissandolo pari al 50% del costo chilometrico del viaggio, visto che si tratta di condividere le spese e non di farsi pagare per trasportare qualcuno sperando di guadagnarci; e aggiungano anche un bel pulsantone per segnalare rapidamente i driver che dovessero chiedere un extra in nero.

In questo modo potr√≤ credere nella buona fede di Letzgo e sostenere il loro diritto ad esistere; altrimenti, mi spiace, ci stiamo solo facendo prendere tutti in giro un’altra volta.

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