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Archivio per il mese di luglio 2014


domenica 27 luglio 2014, 15:04

Lettera da un “razzista” a un antirazzista

Caro Carlo Gubitosa,

ti ringrazio per avere messo giù dettagliatamente tutte le tue osservazioni a quello che ho scritto l’altro giorno su Facebook sul CIE di Torino, aprendo così una discussione sul tema che, visti i commenti al mio post, è quanto mai necessaria; capisco anche che la cosa richieda da parte tua un certo coraggio, visto che impieghi cinque paragrafi di premessa per giustificare come mai tu accetti di parlare con un razzista a cinque stelle come me :-) Il problema principale, tuttavia, è che per buona parte del tuo articolo commenti cose che io non ho detto e non penso, ma ne parleremo nel dettaglio.

Il mio post, difatti, non è l’esposizione di una linea politica sull’immigrazione, ma il riassunto dei fatti che avvengono nel CIE di corso Brunelleschi e che sono stati raccontati nell’articolo di Quotidiano Piemontese che stavo commentando. Tra l’altro, QP è una testata locale di cui conosco personalmente direzione e redazione e che è tra le più serie e affidabili della città, come e più dei quotidiani.

Inoltre, fatti simili mi sono stati raccontati personalmente lo scorso autunno, quando sono andato in sopralluogo consiliare al CIE, direttamente dalle forze dell’ordine e dai volontari della Croce Rossa che ci lavorano dentro; peraltro gli stessi ragazzi dei centri sociali rivendicano abbastanza apertamente la loro opera di sostegno alle rivolte nel CIE, funzionale alla loro idea che i CIE siano lager da eliminare con la lotta.

Insomma, non capisco lo scandalo per avere riportato quella che è una realtà conosciuta da tutti quelli che seguono da vicino il CIE di corso Brunelleschi, compresi gli abitanti esasperati delle case circostanti, che hanno raccontato come alle due di notte vengano regolarmente svegliati dall’apparizione del centro sociale petardi alla mano.

O meglio, lo capisco in quanto sull’immigrazione da anni si svolge uno scontro tre metri sopra il cielo tra ideologie contrapposte, quella di chi dice che gli immigrati sono tutti buoni, compresi quelli che delinquono (povere vittime, scappano dalla fame, lo fanno per sopravvivere, sono sfruttati dagli italiani ecc.), e vanno fatti entrare in Italia senza limiti, e quella di chi dice che gli immigrati sono tutti cattivi e vanno cacciati a pedate, ovviamente dopo averli sfruttati il più possibile facendoli lavorare in nero e senza garanzie.

Ciascuna delle due parti si rifiuta di accettare l’esistenza nella realtà di fatti che smentiscano la propria posizione, e propone dunque politiche migratorie totalmente slegate dalla realtà dei fatti e quindi destinate al fallimento; e così siamo andati avanti per oltre vent’anni senza mai riuscire a gestire decentemente i problemi sociali connessi all’immigrazione di massa, che pure, come altri hanno ricordato nella discussione, molti altri paesi europei hanno accolto e gestito da ben prima di noi e con numeri ben superiori.

Certo, a questo punto mi viene da chiedere se negli altri Paesi europei, quelli già multietnici e integrati, le frontiere sono aperte a tutti gli aspiranti immigrati (no, bisogna avere un visto e chi non ce l’ha viene fermato ed espulso) e se ci sono i CIE (sì, ci sono, e dove non ci sono si usano direttamente le prigioni). Prova ad andare in Inghilterra o in Germania senza visto e senza documenti, senza essere un rifugiato politico, e vedi se ti trattano diversamente che in Italia.

Sicuramente nei loro CIE non ci sono disorganizzazione, mancanza di fondi e onesti cittadini locali con agganci politici che ci speculano sopra come succede in Italia, ma questo non toglie che in qualsiasi Paese europeo, se tu vieni trovato senza visto e/o senza documenti, vieni fermato, identificato e infine espulso; e, aggiungo io, la certezza delle regole, che loro hanno e noi no, aiuta parecchio anche l’integrazione, sia nella percezione da parte degli abitanti del posto che c’è qualche forma di controllo su chi arriva, sia nella percezione di chi arriva sull’opportunità di rispettare le leggi del posto in cui è giunto.

Comunque, questa frontiera ideologica che divide il mondo in due soli colori – da una parte chi vuole chiudere i CIE e aprire le frontiere senza condizioni, dall’altra “i razzisti” – è quella che spesso impedisce alle persone come te, pur animate dalle migliori intenzioni, di vedere la realtà. Per esempio, già all’inizio tu tiri in ballo i rom della Continassa, che non si capisce cosa c’entrino coi CIE, per provare che Torino è una città piena de “i razzisti”, che vanno a bruciare i rom per via di una falsa notizia letta sul giornale degli Agnelli. Io ti faccio notare che quelli che hanno bruciato le baracche erano ultrà della Juventus, e che anche grazie a quell’episodio due mesi dopo il consiglio comunale ha approvato tra gli applausi (noi esclusi) una “riqualificazione” che ha concesso quei terreni alla Juventus, cioè agli Agnelli, per 0,58 euro al mq all’anno, per realizzarci una lucrosa mega-operazione immobiliare; ma gli “antirazzisti” sono troppo presi a puntare il dito contro “i razzisti”, che vedono ovunque, per capire cosa succede veramente.

La coperta si estende anche alle parole; per esempio, tu mi dici, non bisogna usare il termine “clandestino” – che è, semplicemente, una parola come un’altra per indicare la condizione di chi si trova in un Paese senza averne titolo, e non implica affatto che chi la usa abbia la torcia in mano per andare a bruciare i rom – ma “irregolare”. Queste sono le battaglie che fanno impazzire di entusiasmo la sinistra italiana: quelle sulle parole. In effetti, dopo vent’anni la sinistra ha conseguito una grande vittoria: non si parla più di “immigrati” ma di “migranti”. Poi, nonostante numerosi governi di centrosinistra, i “migranti” continuano a essere trattati esattamente come quando erano “immigrati” e le tensioni sociali sono più alte che mai, ma la sinistra ha conseguito una grande vittoria a parole.

Ora, torniamo ai fatti raccontati nell’articolo di QP e riassunti nel mio post. L’articolo menziona esplicitamente che i “migranti irregolari” protagonisti della rivolta avevano diversi precedenti penali, che è quello che ho scritto; anche quando ho visitato il CIE, i lavoratori ci avevano raccontato che tipicamente le rivolte partono dagli immigrati con precedenti penali che finiscono nei CIE perché non hanno un lavoro regolare in quanto delinquenti, e che questa categoria costituisce una parte significativa degli ospiti del CIE, contrariamente a quanto spesso pensa l’opinione pubblica, che crede che nei CIE ci finiscano quelli appena sbarcati da Lampedusa.

Io non ho scritto da nessuna parte, come tu asserisci, che “più immigrazione uguale più criminalità”. Penso che la criminalità sia in aumento, sia da parte degli italiani che degli immigrati, perché abbiamo rinunciato a mantenere la legalità e, grazie a Berlusconi e ai suoi alleati del PD, abbiamo distrutto la giustizia, depenalizzato, amnistiato, e affamato le forze dell’ordine, che non sono tutte come quelle che vengono a manganellare in Valsusa; per la maggior parte si tratta di gente che rischia la vita per la collettività per uno stipendio da fame.

Ti faccio notare che la tua statistica che dice che i reati non sono in aumento si ferma al 2003, e che credo che le cose siano molto cambiate negli ultimi anni, anche perché se provi a denunciare un microreato urbano spesso è la stessa polizia che ti manda via dicendo che non serve a niente, dunque tra reati denunciati e reati effettivi c’è una certa differenza. Tuttavia, non penso che l’aumento della microcriminalità sia legato agli immigrati. Al massimo, potrebbe essere diverso il tipo di criminalità: gli immigrati rubano i portafogli sul pullman, gli italiani rubano nella dichiarazione dei redditi, e i primi sono più visibili dei secondi. Al massimo, l’incremento della criminalità può essere legato – in subordine a quanto detto sopra, che è il fattore principale, e alla crisi economica – alla mancanza di politiche efficaci per l’integrazione, che mancano perché noi siamo ancora qui a discutere se chi non vuole bruciare i CIE è uno de “i razzisti” oppure no.

Quanto al tuo invito a considerare che nei CIE potrebbero esserci anche persone che non hanno fatto niente, non ce n’è bisogno perché lo so già; quando sono entrato in corso Brunelleschi, c’era una povera signora cinese che era stata spedita in Italia, aveva lavorato come schiava in un laboratorio cland… scusa, irregolare, e poi era stata trovata e messa nel CIE. Tuttavia, non sono questi quelli che avviano le rivolte descritte nell’articolo di cui stavo parlando, ovvero il soggetto del punto 1 del post.

Veniamo alla scheda telefonica: nel CIE, agli ospiti (detenuti? qual è la parola che devo usare per non essere chiamato razzista?) viene concesso di tenere un telefonino, purché senza fotocamera, e viene concesso di spedire i volontari della Croce Rossa a comprare le ricariche dal tabacchino di fronte, pagandole coi 3,50 euro di diaria che ricevono. Questo è un dato di fatto, anche questo raccontatoci durante la visita al CIE da chi lo gestisce. A me sembra giusto che chi viene detenuto in una struttura possa telefonare, sembra solo assurdo che possa telefonare per organizzare una rivolta, ma non saprei nemmeno come fare per impedirlo.

Anche il fatto dei contatti telefonici tra alcuni detenuti e il centro sociale di zona, con conseguente lancio di materiale atto alle rivolte da fuori a dentro il muro, ci è stato raccontato all’epoca; ho anche la foto (è nel post di novembre che ho linkato più sopra) di una cancellata di ferro tagliata durante un tentativo di fuga e poi rattoppata, e dato che non puoi portarti dentro il CIE uno strumento atto a tagliare una spessa cancellata di ferro, mi pare più che credibile che qualcuno gliel’abbia lanciato dentro (l’alternativa è che gliel’abbia dato la Croce Rossa, se preferisci).

Ora, capisco che per gli antirazzisti la polizia italiana e la Croce Rossa facciano senz’altro parte in blocco de “i razzisti” e dunque mentano, però le cose raccontate, confermate a molto tempo di distanza dall’articolo di Quotidiano Piemontese, mi sembrano perlomeno molto credibili; per smentirle vorrei qualcosa di più che una invettiva sul mio razzismo, non suffragata da alcun dato di fatto e piena di cose che non ho detto.

Veniamo infine alla questione politica. Ovviamente non esiste un complotto organizzato per cui il politico di sinistra chiama il centro sociale e organizza una rivolta al CIE. Se mai, esistono forze politiche, da SEL a FDS, che strumentalizzano qualsiasi occasione possibile, a partire da queste rivolte, per ripetere “votate per noi perchè gli altri sono tutti razzisti”, e vivacchiano facendo di questo uno dei propri punti qualificanti per ottenere voti e poltrone.

Peraltro, a giudicare dagli ultimi risultati elettorali, direi che ne ottengono anche pochi, e che questo atteggiamento sull’immigrazione è una delle cause primarie della sparizione della sinistra in Italia. E scusami se su questo mi incazzo e reagisco con post come quello di cui parliamo, un po’ tranchant, lo ammetto. Mi incazzo perché io nella sinistra ci sono cresciuto culturalmente e perché l’ho votata più e più volte, l’ultima ancora alle europee del 2009 – mentre il resto del mio partito, compresi quelli che ora vengono a dirmi che sono la vergogna del M5S e parte de “i razzisti”, votava per Giggino ‘O Manetta perché ci vuole ordine e disciplina – per sostenere una persona conosciuta direttamente che mi aveva molto ben impressionato, Ciro Argentino. Mi incazzo perché, fino a un po’ di anni fa, nella sinistra ci credevo, prima che si suicidasse da sola.

Insomma, la sinistra italiana è andata a puttane anche perché passava il tempo a dare dei razzisti a tutti gli altri, invece di contribuire a una soluzione razionale e concreta dei problemi che l’immigrazione crea, inevitabilmente e normalmente. Ma i problemi sono sotto gli occhi di tutti, e gli italiani vorrebbero vedere delle soluzioni; è proprio la mancanza di soluzioni che li fa diventare sempre più razzisti. Gli italiani non vogliono schierarsi tra un politico che grida “immigrati merde umane al rogo” e uno che grida “immigrati poverini venite tutti qui a milioni”, vorrebbero che chi viene qui per lavorare venisse accolto, protetto e integrato, mentre chi viene qui e delinque, spaccia, picchia il controllore che gli chiede il biglietto, venisse mandato via. Vorrebbero che anche gli immigrati fossero trattati da individui, in funzione di come si comportano individualmente, invece che come categoria astratta funzionale a una bella litigata a Ballarò. Non mi pare che chiedano troppo.

Ah, quanto ai CIE, io sono favorevole a chiuderli, e l’ho detto in tutte le salse; per questo mi sono stupito quando tu, invece di cogliere con me l’ennesima dimostrazione del fatto che i CIE non servono a niente – né per chi vuole più immigrazione, né per chi ne vuole di meno – ti sei messo ad accusarmi di razzismo. Peraltro, il brano di rapporto che tu citi a fine articolo non dice di chiudere i CIE e aprire le frontiere, dice di chiudere i CIE identificando gli “irregolari” in prigione; cosa che non si può più fare dopo avere abolito il reato di clandestinità.

Comunque, io sono favorevole a trovare una soluzione alternativa che permetta di gestire l’identificazione e l’espulsione di chi non ha titolo di restare in Italia in modo più umano. Non sono però favorevole a chiudere i CIE senza alternative, e non sono favorevole a farmi prendere in giro dal centrosinistra; per questo, quando mesi fa il consiglio comunale voleva “decidere di chiudere il CIE-lager e lasciare tutti liberi”, dopo che alcune mie proposte migliorative sono state respinte, ho votato contro.

Noto che dopo mesi è successo esattamente quello che avevo previsto all’epoca, cioè che i partiti che hanno proposto e votato quella mozione, pur essendo al governo nazionale, comunale e ora anche regionale, non hanno chiuso il CIE. Hanno preso in giro innanzi tutto te che hai particolarmente a cuore la sorte degli immigrati. Ma tu, a quanto pare, sei contento di farti prendere in giro, basta che ogni tanto ti diano un “razzista” da additare.

P.S. Inoltre, io sono anche un po’ stufo di sentirmi dare gratuitamente del razzista in pubblico, avendo anche una onorabilità da difendere. In particolare, sono stufo di trovarmi addirittura colleghi di Movimento che vengono sotto i miei post a promettere la mia espulsione.

Difatti, su questa materia non esistono posizioni nazionali del Movimento, dato che nel programma non se ne parla e che (salvo un solo caso) non ci sono stati pronunciamenti della rete; esistono posizioni individuali molto variegate, ma tutte legittime fin tanto che non escono dalla civiltà, dalla pace e dalla democrazia. Pertanto tutte le posizioni su questo argomento si intendono prese a titolo personale, e ognuno può legittimamente dire la propria.

Ora, io vorrei proprio sapere una volta per tutte se questa cosa è cambiata, e se invece l’unica posizione ammessa nel Movimento è quella che passa il tempo a cercare “i razzisti” in chiunque sollevi qualsiasi problema sull’immigrazione, perché sarebbe onesto dirlo chiaramente agli attivisti, ai portavoce e agli elettori che non la condividono.

Sono ancora più perplesso se sotto il mio post mi trovo un collega di Movimento che, oltre a chiedere la mia espulsione in quanto razzista, aggiunge affermazioni come “quelli della Croce Rossa sono sbirri infami” e “io raderei al suolo Israele”. Ecco, se mai queste sono posizioni che secondo me esulano dalla civiltà, dalla pace e dalla democrazia, e forse sarebbe ora di chiedersi se queste persone, invece che io, sono compatibili col Movimento 5 Stelle: credo sarebbe giusto per tutti saperlo.

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