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Archivio per il mese di gennaio 2010


domenica 31 gennaio 2010, 23:26

La domenica delle fiamme

Due presidi, come ricorderete, erano già bruciati nello scorso fine settimana; e i giorni successivi erano stati pieni di provocazioni, come le scritte “Sì Tav” sul monumento ai partigiani caduti a Caprie o sulle cappellette votive vicino alle strade.

Ieri notte, ignoti hanno appiccato incendi in vari punti della Valsusa – il peggiore a Bruzolo, dove accanto alle sterpaglie in fiamme è stata trovata una bombola del gas messa lì apposta e solo il pronto intervento dei pompieri ha evitato l’esplosione. Sono però tornati stanotte, e un’ora fa il presidio di Bruzolo (già bruciato la settimana scorsa; non è abitato in permanenza in quanto non è uno dei luoghi dei carotaggi) è stato dato alle fiamme dopo essere stato cosparso di benzina.

Il clima peggiora, e chi da anni lotta contro la Tav in val di Susa si sente assediato dalla mafia e abbandonato da uno Stato ostile; ricoperto da una cappa di colpevole e voluto silenzio (oggi è uscita infine una breve sul sito del Corriere; La Stampa continua a non far parola di quanto avvenuto e a ospitare soltanto articoli di propaganda pro Tav).

Tutti noi, comunque la pensiamo, abbiamo il problema di come ricostruire i ponti della convivenza civile alle porte di casa nostra. E forse abbiamo anche un altro problema: questa vicenda viene usata per impedirci di parlare d’altro, a partire dall’incapacità o dall’indisponibilità della nostra classe dirigente a occuparsi di lavoro, casa, sicurezza e benessere per tutti. I No Tav sono anche un comodo bersaglio per distrarre, per scaricare tutte le responsabilità di una crisi; ancora un po’ e ci diranno che se le fabbriche piemontesi chiudono non è perché c’è chi ruba, chi sfrutta e chi non è capace, ma solo perché manca quel maledetto tunnel.

Certo che, in questa situazione, non si vede come si possa continuare a negare che Tav = Mafia.

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domenica 31 gennaio 2010, 18:56

Nove voci per la Costituzione

La manifestazione di ieri in piazza Castello è stata molto bella: centinaia di persone (tra andate e venute secondo me più di un migliaio) si sono messe in cerchio attorno a una piccola pedana ad ascoltare persone di ogni genere che hanno parlato della Costituzione. Magistrati e operai, professori e attivisti hanno dimostrato concretamente che le basi della convivenza civile appartengono a tutti… a tutti quelli che condividono i valori fondamentali dello Stato di diritto e dell’illuminismo – libertà, uguaglianza, fraternità – sempre più sotto attacco.

Ho preparato un piccolo video con alcuni estratti degli interventi, scusandomi perché non ho potuto riprendere tutto e perché ci sarebbe molto, molto di più da mostrare (sul gruppo Facebook del popolo viola piemontese comunque trovate gli interventi integrali). Credo che possa darvi un’idea della giornata e del tipo di cose che si sono dette. Tutti gli interventi sono interessanti, ma quello che più mi è rimasto nel cuore è stato l’ultimo.

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sabato 30 gennaio 2010, 12:39

Squadra vs squadra

Il seguito alla guerriglia civile tra poliziotti e autonomi non si è fatto attendere: come avrete letto, ieri un gruppo dei centri sociali ha invaso la sede del comitato elettorale della Bresso, imbrattando le vetrine e pretendendo l’arrivo della polizia e delle telecamere.

Probabilmente pensavano che con i partiti di centrosinistra non ci fosse il rischio di prenderle (qui vedete il futuro candidato sindaco del centrodestra, Agostino Ghiglia, togliersi la cinghia, arrotolarla attorno alle mani come un vero esperto e minacciare con essa un gruppo di studenti che cerca di entrare nella sede del PDL per contestare la Gelmini; non parliamo di anni ’70, ma di due mesi fa). E invece, a dimostrazione che lo squadrismo ormai è insito anche nel DNA del Partito Democratico, si sono subito presentati tre vigilantes piddini dotati di manganelli e hanno mandato all’ospedale un paio di autonomi.

Sempre per festeggiare la democrazia, nonostante il tribunale gli abbia più volte (un centinaio, secondo l’articolo) spiegato che imbrattare i muri o irrompere in una sede di partito è sì un comportamento deplorevole e talvolta passibile di multa, ma non è un reato, il prefetto si lamenta che oltre a manganellarli non li si riesce a mettere in galera. In un paese normale, una persona denunciata 70 volte dalle forze dell’ordine e assolta 70 volte sarebbe considerata la vittima di una persecuzione da parte dello Stato; qui, invece, Chiamparino & friends prendono spunto da Silvio e si lamentano perché, pur ripetendo all’infinito la propria teoria su tutti i media, i giudici non danno loro ragione.

Nel frattempo, qualcuno a Bussoleno ha avuto la pensata di cominciare a fare liste di proscrizione sul fianco della montagna: e giù polemiche. L’iniziativa non mi piace molto; va bene il boicottaggio organizzato – del resto si boicottano aziende per qualsiasi motivo – ma così si esagera. Ma soffiano sul fuoco anche gli altri: per cominciare, sparano l’articoletto di Lorenzo Mondo, uno degli ambasciatori del cristianesimo sulla Stampa, che – dopo aver consigliato tempo fa alla famiglia che aveva fatto ricorso contro il crocefisso di andarsene dall’Italia che era meglio – oggi definisce Bussoleno un “contesto febbricitante di pulsioni anarcoidi” – sempre per abbassare i toni, ovviamente.

La sparata mediatica è calcolata in modo da far passare sotto silenzio l’annuncio di ieri: dopo averci sfracassato la uallera sulla necessità assoluta di fare un centinaio di carotaggi entro il 31 gennaio, a costo di mandare qualche migliaio di poliziotti ad assediare la valle (costo stimato 6 milioni di euro), in modo da poter decidere dove far passare la linea e “non perdere i fondi europei”, ieri hanno annunciato di aver deciso il percorso “con due giorni d’anticipo” dopo aver effettuato ben diciotto sondaggi.

Il che vuol dire che i sondaggi erano una bufala con cui speravano di fiaccare la resistenza; che questo gennaio per loro è stata una figuraccia; e che ieri, avendo capito che non ne uscivano, han preso una cartina e hanno tirato una riga a caso.

Cosa concludere? Di dialogare c’è poca voglia e c’è ancor meno capacità. Sul fuoco stanno soffiando tutti, ognuno con i mezzi che ha. Chi sta al potere ne ha di più; ha i giornali e ha i vigilantes coi manganelli – talvolta vestiti di blu e pagati da noi, talvolta personali e pagati da noi lo stesso. Chi non sta al potere, però, ha dalla sua i numeri: possono manganellare dieci anarchici, ma quando in piazza ci sarà un milione di disoccupati?

P.S. Ricordo oggi pomeriggio, dalle 15 in piazza Castello, il sit-in per la difesa della Costituzione. Quella sì che sarà una manifestazione tranquilla e pacifica; peccato che né la manifestazione né la Costituzione saranno ascoltati da alcuno.

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venerdì 29 gennaio 2010, 18:19

Caro coglionazzo

La scansione di questa lettera, inviata stamattina a tutti i dipendenti di Berlusconi deputati del PDL in vista del voto sull’ennesima leggina che deve salvare il posteriore al loro padrone, davvero non ha prezzo.

legittimoimpedimento.jpg

Purtroppo, i deputati del PDL non hanno nemmeno più quel po’ di dignità da ragionier Fantozzi

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venerdì 29 gennaio 2010, 16:18

Blocco Euro 2: nell’interesse di chi?

È ricominciato in questi giorni, sulla pelle dei lavoratori, il triste teatrino di ogni anno. Ogni anno infatti il governo vorrebbe smettere di buttare pile di soldi negli incentivi alla rottamazione delle auto, e ogni anno la Fiat mette in atto tutte le possibili forme di pressione di modo che, magicamente, gli incentivi vengono infine regolarmente rinnovati.

Ma c’è una forma molto più sottile di incentivo che ormai ci è penetrata in testa, fino a sembrarci del tutto normale: sto parlando delle famose direttive europee sulla limitazione delle emissioni delle auto, e dei divieti che ad esse vengono agganciati.

L’attuale pietra dello scandalo è la decisione della Provincia di Torino, del Comune di Torino e di vari altri comuni della cintura di estendere il blocco permanente (tutti i giorni feriali tutto il giorno per tutto l’inverno) ai veicoli diesel Euro 2 – auto con una decina d’anni di vita, ancora piuttosto diffuse. Il blocco è stato contestato duramente dall’opinione pubblica, fino ad arrivare all’esenzione degli ultra-65enni; una scelta che si spiega solo con motivazioni elettorali, perché onestamente, tra una mamma precaria 30enne che deve arrabattarsi tra famiglia e lavoro e un pensionato con tutta la giornata a disposizione e ampi sconti sui mezzi pubblici, credo che l’auto sia più vitale per la prima.

I giornali si sono però anche riempiti di commenti del genere “basta con gli scassoni per le strade” e “avete solo da lavorare per mettere da parte i soldi e cambiare l’auto”. Già, perché negli anni ci hanno convinti che chi va in giro con un’automobile vecchia di dieci anni sia non solo un pezzente, ma anche un pericoloso attentatore alla salute pubblica. Ma è vero?

Ho trovato in giro una interessante tabella riassuntiva dei vari livelli di emissione: leggetela. Scoprirete così che una delle attuali auto diesel Euro 4, con due o tre anni di vita, inquina per chilometro meno dei deprecati Euro 2 di circa due terzi. Una riduzione di due terzi non è certo poco, ma non è nemmeno tanto: vuol dire che chi con un’auto Euro 4 scorrazza per la città tutto il giorno, percorrendo per esempio 40 km, inquina comunque di più di chi usava la vecchia Euro 2 solo per un tragitto di pochi chilometri per andare e tornare da lavoro. Non parliamo poi di chi, anche con una macchina nuova fiammante, la prende per andare a Milano in auto invece che in treno: inquina quasi dieci volte di più di entrambi i precedenti. Insomma, il fattore principale da cui dipende la quantità di inquinamento prodotto è il numero di chilometri percorsi; la categoria dell’auto è un fattore importante ma secondario.

Oltre a questo, c’è un’altra domanda che è necessario porsi: ma esiste poi davvero tutto questo inquinamento? Non c’è dubbio che l’aria non sia delle migliori e che si debba continuare ad agire per ripulirla, per ridurre l’impatto sulla salute. Esiste però qualche dubbio sull’allarmismo pompato dai giornali: “sforati i limiti per cento giorni di fila!”. Sì, ma bisognerebbe sapere come sono fissati i limiti… Nel frattempo (e per fortuna) i livelli di inquinamento di molte sostanze sono calati notevolmente nel corso degli ultimi trent’anni.

Io ho trovato una interessante analisi sponsorizzata dalla Provincia di Torino. Leggendo il rapporto si desume che:
– i livelli del monossido di carbonio e del biossido di zolfo sono calati di cinque volte dagli anni ’80, e sono ben sotto i limiti;
– sono molto preoccupanti e oltre i limiti i livelli del biossido d’azoto (e dell’ozono che da esso deriva) e del PM10, che però, nonostante la sequela di Euro X, sostanzialmente sono stabili da un decennio, perché dipendono in gran parte anche dalle fabbriche e dal riscaldamento delle case.

L’inquinamento dunque esiste, ma quello veramente pericoloso deriva dal traffico solo per circa metà o poco più; l’altra metà deriva principalmente dalle fabbriche, oltre che dal riscaldamento (per il PM10 però cuba solo il 2%) e dal trattamento rifiuti (12%: qualcuno vuole un inceneritore?). Naturalmente è sempre interessante notare come nei grafici di Chiamparino la quota del traffico sia messa lì come un bel monolite in modo da impressionare, mentre quella di competenza di Confindustria – che è quasi grande uguale – sia spezzettata in quattro categorie (“Energia e industria di trasformazione”, “Combustione nell’industria”, “Processi produttivi” e “Uso di solventi”) in modo che sembri trascurabile.

Già, perché la verità sul blocco dei diesel Euro 2, e in generale su tutto il meccanismo dei divieti per categoria di emissioni, è piuttosto chiara: il vero scopo di questi provvedimenti non è ridurre l’inquinamento, ma costringere le persone a cambiare l’auto ogni tre-cinque anni, dieci al massimo, facendo così un bel regalo alla Fiat e agli altri produttori automobilistici; tutto questo tramite una campagna politica e mediatica che tende a convincere le persone che l’inquinamento è sì un gravissimo problema, ma che è sufficiente cambiare l’auto ogni 4-5 anni e poi si mantiene il diritto di scorrazzare come e dove si vuole senza limiti.

Invece, se si volesse ridurre l’inquinamento, il modo più efficace – oltre che agire anche sulle emissioni industriali – sarebbe ridurre i chilometri totali percorsi da tutti i veicoli, eliminando le necessità di spostamento inutili e ottimizzando quelle utili, cioè aumentando il numero medio di persone per veicolo. Bisogna dunque agire nella direzione opposta: non premiare chi compra l’auto nuova, ma far comprare sempre meno auto ai privati.

Anche perché, se ancora non vi foste convinti, c’è un’ultima cosa da dire: se consideriamo l’energia spesa, le risorse utilizzate e l’inquinamento prodotto per costruire una nuova automobile, il danno aggiuntivo all’ambiente prodotto dal costruire tre o quattro auto invece di una (su un arco di tempo di 10-15 anni) è molto superiore a qualsiasi guadagno possa derivare dalla riduzione delle emissioni per chilometro conseguente al cambio frequente dell’auto.

Concludo infine con una considerazione di giustizia sociale: l’inquinamento è un problema di tutti. Non è accettabile che esso venga scaricato sulle fasce più deboli della popolazione, quelle che non possono proprio permettersi di cambiare l’auto ogni pochi anni e che al massimo possono acquistare, appunto, un usato scalcinato vecchio di dieci anni. Se c’è da fermare il traffico privato per garantire la qualità dell’aria, si fermi quello di tutti: compreso quello delle madame sul SUV Euro 5 e dei politici in auto blu. Se no, è soltanto l’ennesimo modo per togliere soldi e qualità di vita ai più poveri per darli ai più ricchi.

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giovedì 28 gennaio 2010, 13:06

Rumore di zoccoli

Poco fa, ho interrotto il lavoro e sono andato a fare mezz’oretta di passeggiata nel quartiere, per sbrigare alcune commissioni. La giornata è bella e c’è il sole; fuori si sta proprio bene.

Ho attraversato il parco della Tesoriera schivando il fango, ho girato l’angolo e… sorpresa. In una tranquilla mattinata d’inverno, all’angolo tra via Medici e corso Monte Grappa, stava parcheggiata una camionetta della polizia con cinque o sei poliziotti davanti, in assetto da guerra.

Arrivo all’angolo, giro lo sguardo e mi trovo davanti una scena da Sud America: via Medici è bloccata da un nugolo di poliziotti e carabinieri. A prima vista conto un’altra camionetta della polizia, due camionette di carabinieri, un gippone, parecchie volanti. In tutto, ci saranno stati almeno cinquanta poliziotti, forse di più.

Svolta la mia commissione, ripasso dopo dieci minuti e sono ancora tutti lì; il capo parla nel walkie-talkie, gli altri gironzolano; particolarmente truci i carabinieri messi in fila con i mitra in mano, ma anche i poliziotti con gli scudi antisommossa non scherzano.

Ho subito capito perché fossero lì; e infatti ho poi trovato la breve sul sito della Stampa. Hanno sgomberato il micro-centro sociale che stava all’angolo tra via Medici e via Fogazzaro (quando facevo il liceo era una capanna di lamiera di una bocciofila, immaginate le condizioni attuali).

Premetto che io sono favorevole alle attività dei centri sociali e contrario all’occupazione abusiva di locali altrui, nonché favorevole al pronto riutilizzo degli edifici urbani abbandonati (anche requisendoli temporaneamente ai privati, se li lasciano in abbandono, fino a quando questi non dimostrino di essere pronti ad usarli – ma deve essere una autorità pubblica a farlo e ad assegnarli secondo regole chiare) e contrario alla musica a palla e al mancato rispetto delle regole di convivenza civile con chi è meno alternativo di te.

Ma la cosa che mi ha colpito non è l’ennesimo sgombero di un centro sociale; è lo shock di camminare tranquillamente per il mio quartiere in una paciosa mattina qualsiasi e trovarlo militarizzato senza preavviso.

Questo, sì, è lo shock; e anche alla mia successiva tappa al centro anziani di via Fabrizi (tra me e il pagamento dei miei bollettini c’erano 35 numeri da attendere, sono subito andato via e tornerò con la tessera “corsia preferenziale per non pensionati”) tutti i presenti non parlavano che di questo. Non “hai visto, mandano via gli squatter” ma “hai visto quanta polizia”.

Ed è una brutta sensazione, quella che tra alternativi, operai in lotta, studenti inkazzati, manifestanti contro il governo e comitati no qualcosa, ormai davvero la protesta sia diffusa; e che il principale interlocutore politico che le istituzioni offrono alla cittadinanza in fermento siano le camionette della polizia, perché non hanno idea di cos’altro offrire. Il rumore di zoccoli è sempre più forte.

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mercoledì 27 gennaio 2010, 21:12

Telepasso sotto silenzio

Degli aumenti insensati delle autostrade piemontesi ho già parlato alcuni giorni fa; volevo però mettervi in guardia su una vicenda a me capitata.

Da un paio d’anni ho preso il telepass – precisamente da quando il mio commercialista mi ha detto che, se volevo poter detrarre dal reddito le spese dei viaggi di lavoro, per il fisco non erano più sufficienti le ricevute dei caselli autostradali, ma serviva una fattura intestata a me, ottenibile o raccogliendo gli scontrini e inviandoli a fine anno alle autostrade per farseli fatturare (hai voglia) o con il telepass.

E così, mi sono piegato all’insensata gabella del canone mensile – il telepass fa risparmiare alle autostrade i costi dei casellanti, sarebbero loro a doverti fare uno sconto… – e ho preso l’aggeggino, che in effetti ti risparmia anche le code.

A gennaio dell’anno scorso, raccogliendo le fatture a fine anno, mi ero accorto che un viaggio mi era stato addebitato nella classe sbagliata, come se fossi stato un furgone. Facevano un paio di euro in più, ma per principio ho scritto a info@autostrade.it chiedendo la correzione; e dopo qualche giorno mi risposero che la cosa era stata effettuata.

Qualche giorno fa, raccogliendo le fatture del nuovo anno, mi sono accorto che mi era sì stato riaddebitato il pedaggio correttamente, cioè con un paio di euro in meno, ma… non mi era stato stornato quello sbagliato! Così ho dovuto riscrivere, e dopo un po’ di giorni mi hanno risposto che lo storno era stato già effettuato un anno fa, ma c’era stato un “errore tecnico” nella processazione e così non era andato a buon fine.

Naturalmente mi hanno giurato che vedrò un rimborso sulla prossima fattura… ma quante persone si mettono a controllare viaggio per viaggio le fatture del telepass? Eppure, visto l’andi, credo che convenga farlo sempre: guarda caso, gli errori sono sempre a sfavore del cliente…

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mercoledì 27 gennaio 2010, 13:16

Nuove a Porta Nuova

Ieri, dopo alcune settimane dalla mia ultima e turbolenta visita, ho preso un treno da Porta Nuova.

Con la ristrutturazione Porta Nuova ci ha guadagnato in sicurezza e luminosità, ma si è anche trasformata in un contenitore semivuoto di negozi e attività commerciali perennemente “in prossima apertura”. Se dovessi scommettere, penso che molte non apriranno mai, a meno di un improbabile cambio di clima economico; scommetterei anche che parte dello sciagurato tentativo di abolire la fermata di Porta Susa dei treni alta velocità fosse legato all’idea di costringere la parte più danarosa della clientela ad attraversare per forza il centro commerciale di Porta Nuova per prendere il treno per Milano.

Comunque, in queste ultime settimane qualcosa è cambiato: infatti, dopo una brevissima esistenza, hanno già chiuso la nuova biglietteria allestita nella sala dai soffitti di legno sul lato di via Nizza, e l’hanno spostata in un nuovo vano davanti ai binari, lato via Sacchi. Bene, finalmente sarà una sistemazione definitiva? Mah, spero di no: infatti la nuova biglietteria è ancora più piccola della precedente, e pur essendo andato in un momento di morta (le 11:30 del mattino) la coda era di una ventina abbondante di persone.

Per non parlare del fatto che anche qui, sebbene in maniera meno devastante che a Milano Centrale (a Milàn fanno sempre le cose in grande), sono riusciti ad abbattere l’efficienza del percorso di accesso ai treni. Se i nostri padri nel 1861 avevano costruito la stazione con la biglietteria esattamente al centro c’era un motivo: entrando da qualsiasi ingresso si convergeva direttamente al centro, si faceva il biglietto e si andava dritti ai binari. Oggi no; bisogna arrivare fino ai binari, andare fino in fondo al lato destro, fare il biglietto, e poi se il treno è sui primi binari bisogna riattraversare tutta la stazione. D’altra parte, logicamente al centro della stazione ci deve stare un negozio di intimo per signora, no?

In compenso ha aperto il nuovo supermercato, presso l’ingresso su via Sacchi circa a metà della stazione. E ho trovato molto indicativo sull’attuale stato di Torino che esso sia in realtà un discount della catena Dico

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lunedì 25 gennaio 2010, 09:22

I quattro gatti di Chiamparino (2)

Io vorrei non dover più parlare di Tav, vorrei parlare di problemi più importanti come lavoro e servizi pubblici, o anche solo dei fatti miei…

Devo però segnalare ancora che nella notte tra sabato e domenica ignoti hanno dato fuoco al presidio di Borgone (come a quello di Bruzolo nei giorni precedenti) e stavolta hanno anche imbrattato di scritte “Sì Tav” ciò che rimaneva. Che siano ragazzini esaltati (come i giovani del PDL che sabato sono andati a rimuovere il “NO” dalla scritta “NO TAV” sul Musiné in modo che la manifestazione sfilasse sotto la scritta “TAV”, evidentemente non sapendo che tra il Musiné e Susa ci sono trenta chilometri) o mafiosi veri con interessi nei cantieri, l’episodio è preoccupante e dimostra ancora una volta che la violenza di solito non arriva da chi protesta. Il commento dei sì Tav è affidato all’onorevole Esposito (PD) su Facebook: “L’unica cazzata del vostro comunicato è cercare di attribuire a chi è favorevole alla TAV l’incendio del presidio.” Manipolatori! Si sarà incendiato da solo.

Domenica mattina c’è poi stata la “grande manifestazione” Sì Tav al Lingotto: potevo non andare a fare il video? No, non potevo, ed ecco qui. Premetto che è leggermente sarcastico…

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domenica 24 gennaio 2010, 09:15

I quattro gatti di Chiamparino

Questo è un piccolo racconto della imponente manifestazione svoltasi a Susa il 23 gennaio 2010 contro la realizzazione della TAV Torino-Lione e l’avvio dei “carotaggi” per sondare la consistenza del terreno lungo il tracciato.

Le immagini del corteo sono impressionanti: bandiere bianche No Tav per chilometri ovunque. La stima degli organizzatori è di quarantamila persone, e il corteo ha dovuto compiere un giro aggiuntivo semplicemente per riuscire a far entrare tutti i partecipanti dentro le vie di Susa.

Nonostante i disperati tentativi del TGR Piemonte di dipingere la manifestazione come un raduno di esagitati e violenti, chi è venuto a vedere con i propri occhi ha constatato la verità: si è trattato di una gigantesca manifestazione di gente comune, che non vuole la costruzione di un’opera assolutamente inutile e dal costo spropositato (15 miliardi di euro) che servirebbe ad ingrassare soltanto le aziende che ne riceverebbero gli appalti e la mafia dei subappalti.

Durante i discorsi finali, il presidente della Comunità Montana Plano (uno degli amministratori del PD scomunicati dal partito) racconta delle pressioni subite semplicemente per aver riportato fedelmente il volere dei propri cittadini, mentre il leader storico del movimento, Alberto Perino, infiamma la platea riportando dell’altra grande manifestazione tenuta tra Francia e Spagna e poi denuncia altre manipolazioni mediatiche.

Infatti, come dalle stesse riprese trasmesse sul TGR Piemonte, i famosi “carotaggi” del cui avvio si vanta la lobby trasversale PD-PDL che spinge l’opera sarebbero in realtà dei clamorosi falsi: data l’impossibilità di installare trivelle funzionanti in mezzo alle proteste popolari, le “carote” di terreno da mostrare alle telecamere – in teoria estratte dalle profondità della terra – sarebbero state fabbricate a mano dal fango raccolto lì vicino…

Il corteo è stato aperto da due asini e da figurine dei politici della lobby pro Tav (Chiamparino, Saitta, Bresso, Osvaldo Napoli) e del “traditore” Antonio Ferrentino, unico sindaco ad avere ceduto alle pressioni e alle blandizie della lobby.

Stamattina si tiene al Lingotto di Torino, in una elegante sala congressi, una “manifestazione Sì Tav”, organizzata dal sindaco Chiamparino che a proposito della manifestazione di Susa aveva detto “saranno i soliti quattro gatti”. Vedremo quanta gente ci sarà al Lingotto…

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