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Archivio per il mese di aprile 2011


sabato 30 aprile 2011, 23:51

Una giornata da ricordare

Oggi, piazza Castello.

Grillo_Torino_30_4_11_540px.jpg

P.S. Ovviamente sui siti torinesi di Repubblica e Stampa non c’è nemmeno mezza riga – in compenso Repubblica riporta una partita di ping pong tra Fassino e Coppola. Ma appena sono arrivato lì da loro Fassino mi ha fermato e mi ha chiesto: “allora com’è andata, quanta gente c’era?”.

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venerdì 29 aprile 2011, 16:50

Ci vorrebbe la Formula 1

In quel teatrino che è la politica sui media, noi siamo costretti a inventarci sempre qualcosa di nuovo per non venire dimenticati; sono le stesse televisioni ormai a chiamarci e a chiederci “allora, cosa inscenate oggi?” – triste ma vero.

E così, ieri mattina abbiamo messo in piedi una piccola manifestazione in piazza Vittorio, ad uso delle telecamere del TGR Piemonte; e abbiamo cercato di cogliere l’occasione per sollevare un problema sentito da moltissimi torinesi: il pessimo stato delle strade cittadine.

E’ noto che inaugurare una nuova grande opera porta – oltre ai grandi appalti – visibilità e consensi, mentre non si può inaugurare la riparazione di una buca: questo è uno dei motivi per cui da anni ormai si taglia il più possibile sulla manutenzione dell’esistente, pur di poter finanziare nuove maxi-opere, che poi saranno a loro volta abbandonate all’incuria per costruirne altre di più nuove e così via.

Ci sono però occasioni in cui la manutenzione viene improvvisamente fatta; la prima è quando lì abita qualcuno di sufficientemente importante da rompere le scatole a chi di dovere o da far apparire la cosa sui giornali; la seconda è quando arriva un evento. (La terza è un po’ dove capita in vista delle elezioni.)

Sabato alle 15 in piazza Vittorio – finirà giusto in tempo per chi vuole spostarsi da noi in piazza Castello a seguire Grillo – si esibisce una monoposto Red Bull (quella sfigata delle due). Volete mica che il povero Webber becchi una buca? Ovviamente no, e allora si rifà con urgenza l’asfalto di tutto il percorso, addirittura con “asfalto ad alte prestazioni” (chissà quanto è costato).

Allora, vengano pure i circenses, ma io ci tenevo a far notare al signor sindaco che ci sono strade di Torino anche importanti che aspettano da anni una sistemata; ho citato corso Francia (che attende dal 2006!) e corso Lecce perché li conosco più da vicino, ma vale per tutta la città. Oltre al fatto che se la collettività paga dei lavori questi devono essere fatti bene, credo che siano anche queste piccole cose che fanno la qualità della vita.

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giovedì 28 aprile 2011, 18:45

Il cemento nella testa

La settimana scorsa abbiamo organizzato una piccola manifestazione su un argomento per noi molto importante: la cementificazione della città.

Non parliamo solo delle grandi cementificazioni, delle distese di palazzi di cartone costruiti su zone ex industriali malamente bonificate dove spuntano metalli inquinanti nelle pozze d’acqua, come in Spina 3 e come vorrebbero fare allo Scalo Vanchiglia (aka Variante 200). Si tratta anche delle piccole cementificazioni, delle meravigliose villette e palazzetti liberty che vengono rasi al suolo per costruirci sopra palazzi di dieci piani da vendere (non si sa a chi) a caro prezzo, o talvolta anche solo da mettere a bilancio di fantomatiche holding immobiliari da quotare in Borsa o giù di lì.

A me è partito un pezzo di cuore quando hanno abbattuto la villetta che stava all’angolo tra via Pozzo Strada e corso Peschiera, davanti alla quale passavo sempre da bambino per andare a scuola o ai giardinetti; e la stessa fine hanno fatto edifici simili in via Bardonecchia, in via Saffi e ancora altrove.

L’ultima però ha almeno fatto clamore: il palazzo di sette piani che il Comune sta autorizzando (per ora è passato solo in commissione) davanti alla Mole, al posto di un basso fabbricato, cancellando per sempre l’unica angolatura da cui si può vedere la Mole per intero. L’assessore Viano non ha avuto nemmeno la faccia di dissimulare, e ha detto chiaramente che il Comune vuole “fare cassa”.

Peccato che il territorio si possa svendere una volta sola, e che dopo aver costruito palazzoni in ogni angolo di Torino ci troveremo con una cementificazione insostenibile (con tutte le conseguenze che questo porta in termini di inquinamento, incremento del calore, traffico, densità umana ecc.) e soprattutto con una città irrimediabilmente imbruttita. E poi dicono di puntare su turismo e qualità della vita…

Noi abbiamo manifestato sul posto, in modo da ottenere un pochino di attenzione sui media per questo problema; ci siamo presi gli applausi degli abitanti, ma non basta. Però si illude chi pensa di poter convincere Fassino a ripensare queste scelte; perché gli immobiliaristi torinesi, come raccontiamo da anni, sono tra i principali amici del centrosinistra.

P.S. Nel corso della sua marcia di avvicinamento a piazza Castello (sabato alle 17, non mancate), stasera alle 21 Beppe Grillo sarà a Carmagnola, domani alle 18:30 a Ciriè e alle 21 a Pinerolo.

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martedì 26 aprile 2011, 10:17

Liberiamoci dalla televisione

Ieri mattina, per festeggiare il 25 aprile, siamo andati davanti alla Rai e ci siamo liberati di un po’ di vecchi televisori. Certo, lo so che la manifestazione davanti alla Rai non è un’idea molto originale (in compenso ci hanno detto che nessuno gli aveva mai portato dei televisori) ma queste esibizioni sono comunque l’unico modo che abbiamo per ottenere un po’ di spazio sui media ufficiali.

Altrimenti, su di noi cala, se non il silenzio, una disattenzione che ci relega allo status di comparse; si veda ad esempio La Stampa, che dedica ogni giorno articoli e paginate a Fassino, Coppola e Musy ma che non ritiene di dover presentare il candidato del Movimento 5 Stelle con altro che un trafiletto infilato a panino tra i candidati folkloristici; eppure la differenza di voti tra noi e il “terzo polo” è piuttosto limitata persino secondo i sondaggi commissionati dagli stessi partiti (quelli che l’anno scorso ci davano all’1% scarso, poi abbiamo preso il quadruplo).

Un’alternativa c’è: è la rete, dove l’informazione va verificata in cerca di bufale, ma dove è anche molto più libera e completa. E allora buttate i televisori e accendete i computer.

P.S. Prima che ce lo chiediate: dato che non se li sono presi, abbiamo caricato i televisori e li abbiamo portati a un ecocentro.

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sabato 23 aprile 2011, 11:10

Addio Fukushima

Alla fine, il governo giapponese ha ceduto e ha deciso di proclamare una zona proibita permanente, nel raggio di venti chilometri dalla centrale nucleare di Fukushima. Quell’area sarà persa per sempre, almeno rispetto ai tempi delle generazioni umane; e cominciano i drammi di chi ha perso tutto e dovrà ricominciare altrove; agli ex abitanti della zona sarà concesso un massimo di cinque ore per rientrare in casa, salvare il salvabile (da capire quanto radioattivo) e dire addio definitivamente ai propri luoghi.

Per gli anziani di quella zona rurale perdere la terra dove hanno vissuto è un dramma insuperabile; anche per i giovani, ricominciare da zero da un’altra parte non è certo facile. Ho visto le riprese di scene del genere in Cina, durante l’evacuazione definitiva dei villaggi e delle città sullo Yangtze (una di un milione di abitanti) che sono stati sommersi per sempre dall’attivazione della diga delle Tre Gole; e sono scene strazianti. Ma quando questo avviene a sorpresa, senza preparazione, per la superbia degli uomini nel pensarsi superiori alla natura, è ancora più devastante.

I giapponesi sono abituati a subire; vivono in gran parte in città alienanti, con una densità di persone e di cemento superiore anche alla nostra. D’altra parte, per mantenere una popolazione così grande in un territorio così piccolo – sono il doppio di noi in un territorio di poco più grande, e di cui tre quarti sono montagne – è necessario pigiarla in condizioni disumane, totalmente artificiali; e per mantenere tali condizioni serve una quantità smodata di energia, perché senza trasporti il cibo non arriverebbe, senza ascensori non sarebbe possibile avere edifici alti, senza condizionatori sarebbe impossibile reggere le estati afose in mezzo a tanto cemento, e tutto questo parlando solo delle necessità basilari per la vita – cibo, casa, clima – senza cominciare nemmeno ad affrontare il tema delle attività umane e dell’economia.

L’approvvigionamento energetico, insieme a quello alimentare, è una delle due questioni strategiche più importanti sull’agenda dell’umanità. Il nucleare poteva apparire una scorciatoia; non lo è, non solo per i rischi, ma perché dipende dalla disponibilità di minerali che, se usati a questo scopo, sono stimati in esaurimento entro qualche decina d’anni. E’ chiaro che, a fronte di una popolazione mondiale che continua a crescere esponenzialmente, l’energia o è rinnovabile o non è sostenibile.

Certo, c’è da chiedersi quale sia il massimo di popolazione che, pure in condizioni artificiali, il nostro pianeta potrà sostenere; perché è assolutamente certo che ci sia un massimo, e che quando ci arriveremo vicini la natura, da sola, si organizzerà per ammazzarci come mosche, e riportarci ad una quantità accettabile.

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giovedì 21 aprile 2011, 22:15

I partiti sono veramente tutti morti

L’altra sera, alla GAM, si è tenuto un confronto tra candidati sindaco organizzato dall’Ordine dei Medici e da altri ordini delle professioni sanitarie. Ovviamente gli ordini hanno invitato solo i soliti tre: Fassino, Coppola e Musy. Io e altri candidati abbiamo protestato, e loro si sono giustificati dicendo che hanno invitato “i primi annunciati” (ma io sono stato annunciato un mese prima di Fassino) e “quelli più rappresentativi” (ma io sono accreditato di un numero di voti non molto diverso da quello di Musy). Infine, dopo lunga insistenza, abbiamo ottenuto di poter fare un breve intervento collaterale al termine della discussione.

Bene, raramente ho vissuto una occasione in cui si sia dimostrato meglio che i partiti sono tutti morti. I tre sul palco hanno parlato per un’ora dicendo più o meno le stesse cose, dandosi ragione a vicenda, e dissentendo solo per attaccarsi reciprocamente sul fatto che abbia fatto più buchi di bilancio Cota o Bresso. La sala stava affogando nella noia, quando è venuto il mio turno; io ho preso la parola e ho detto che forse invece delle promesse bisognava parlare di fatti; che era incredibile che questi avessero parlato per un’ora dei problemi di salute di Torino senza menzionare la medicina del lavoro e la sicurezza sui luoghi di lavoro, a pochi giorni dalla sentenza Thyssen.

Lì sono stato interrotto da un applauso a scena aperta; continuando, ho citato un’altra questione che era stata omessa, ovvero i danni alla salute cittadina derivanti dall’inceneritore, ed è arrivato un altro applauso; ho detto che Torino più che la capitale dei giovani rischia di diventare la capitale del cromo esavalente, che affiora in varie zone cittadine mai bonificate; terzo applauso. Lì il moderatore mi ha detto di stringere…

Dopo di me ha parlato un’altra candidata sindaco, Rossana Becarelli, che è direttore sanitario e ha raccontato dei problemi che hanno medici e infermieri a svolgere il loro lavoro nella scarsità di risorse e nella disorganizzazione in cui sono tenuti; e anche lei ha raccolto grandi applausi. Ok, poi ha parlato Giangi Marra, vabbe’; ma io e Becarelli abbiamo dimostrato che le idee, in queste elezioni, non stanno tra i candidati dei partiti ma tra quelli dei movimenti e delle liste civiche – nonostante il giorno dopo, ovviamente, i giornali abbiano parlato solo delle posizioni dei tre soporiferi sul palco.

Alla luce di questo, vi posso tranquillamente lasciare col video del nostro tirassegno di sabato scorso: in tutte le piazze d’Italia i militanti del Movimento si sono radunati per ricordare che quasi quattro anni fa furono raccolte 350.000 firme per la legge di iniziativa popolare per vietare i pregiudicati in Parlamento e limitare a due i mandati, e che da allora né il governo di centrosinistra né quello di centrodestra hanno mai messo in discussione la proposta. E allora noi vogliamo abbattere i partiti; perchè non hanno più contenuti né slancio, e davvero sono tutti morti.

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mercoledì 20 aprile 2011, 22:25

Patacca Comune

Per attivarsi nel Movimento 5 Stelle bisogna avere la testa molto dura, perché alle volte ti trovi contro un muro di gomma. Per esempio, noi da qualche giorno ci stiamo scontrando contro la burocrazia elettorale; non per quanto riguarda la nostra lista, perché era tutto a posto come al solito, ma per quanto riguarda le irregolarità degli avversari.

Le più grosse sono state già eliminate – inclusa una curiosa lista che a quanto pare era stata presentata da centinaia di elettori analfabeti, per il tramite di due persone che avevano raccolto le loro testimonianze giurate – ma ovviamente ci siamo ritrovati la solita lista di Renzo Rabellino, quest’anno denominata “MOVIMENTO no euro lista GRILLO parlante”. Stavolta è anche arrivato prima di noi, perché sin da due giorni prima della scadenza stazionavano davanti all’ingresso del Comune due buttafuori da discoteca a tenergli il posto (ci hanno detto di essere stati pagati 700 euro per il lavoro, chissà se è vero).

Quest’anno, però, il clima è tutto diverso. Le elezioni regionali sono gestite dal Tribunale, dove avevamo trovato molta disponibilità e supporto nel ricercare le irregolarità delle varie liste. Le elezioni comunali, invece, sono gestite da dipendenti del Comune, sotto le direttive di una commissione elettorale nominata per metà dalla prefettura e per l’altra metà dal consiglio provinciale. E chi siede in consiglio provinciale? Renzo Rabellino, ovviamente; e infatti uno dei componenti della suddetta commissione elettorale è il suo avvocato.

Naturalmente noi abbiamo presentato ricorso contro il simbolo della lista GRILLO, e per tre giorni ci hanno detto che stavano ancora esaminando le liste e non se ne sapeva ancora nulla, e poi dopo tre giorni ci hanno detto che in realtà avevano già esaminato e approvato lista e simbolo quattro giorni prima; e la cosa non è marginale, dato che il tempo per ricorrere al TAR è appunto di tre giorni dalla decisione. Abbiamo chiesto di vedere le firme di questa lista, cosa che l’anno scorso ci era stata concessa quasi su due piedi, e ci hanno risposto che a norma di legge loro hanno trenta giorni per rispondere alla nostra richiesta di accesso agli atti e dunque di tornare pure tra un mese. Abbiamo chiesto una copia del verbale di accettazione, e ci hanno risposto che non hanno nessun obbligo di pubblicarlo.

Dal canto nostro non abbiamo problemi: se non si può ricorrere al TAR prima del voto, lo si può comunque fare dopo il voto stesso, anche se la conseguenza sarebbe un eventuale annullamento delle elezioni con ripetizione del voto. Certo che capisci che ormai in Italia non ci sono solo liste patacca, ma intere istituzioni patacca; consigli comunali e regionali che dipendono dall’indispensabile voto del consigliere dei Verdi-Verdi-Verdi-Scoiattolo triste e del Partito Italiano dei Socialisti, in perenne lotta legale col Partito Socialista d’Italia e col Movimento Italiano Socialista per aggiudicarsi il garofano e il migliaio di voti nostalgici che porta con sé (che poi quest’anno, con La Ganga in lista, andranno tutti al PD).

La patacchite è arrivata ovunque, se persino la coalizione “alternativa finalmente” – quella del partito nato morto, i cui rappresentanti alle 12:30 del sabato, mezz’ora dopo la scadenza, stavano ancora compilando dei moduli coi nomi dei candidati, ma tanto nessuno può provare che quei moduli sono quelli che poi sono stati consegnati pochi minuti dopo, sono certo che era solo una copia di brutta per loro – si sente in dovere di sfoggiare una lista Coppola per catturare con la confusione qualche voto al centrodestra, come un Rabellino qualunque. La coalizione di Rabellino però ha sfoggiato un colpo di classe: non solo candida sindaco tal Domenico Coppola, ma presenta anche Denis Martucci detto Coppola; Martucci è un ex Forza Italia, cinque anni fa candidato sindaco dei rabellini, che – così mi hanno detto – si è ricordato solo quest’anno che Coppola era il suo soprannome alle elementari.

E allora che dire? Queste situazioni infangano la democrazia, la riducono a una burla; ma le istituzioni sono loro, non siamo noi. Noi andremo pazientemente ad aprire una scheda elettorale ridotta a lenzuolo e a cercare l’unico movimento politico serio in un mare di disegnini privi di significato, consci che la maggior parte degli italiani faranno una croce più o meno a caso, tenuti appositamente nella disinformazione o nella paura di chissà quale disastro.

Lo scorso anno, la lista di Rabellino si presentò senza dover raccogliere le firme grazie all’apparentamento con il gruppo dei Verdi, quelli (teoricamente) veri, un gruppo che faceva parte della coalizione della Bresso e che garantì per loro. E’ ovvio che il centrosinistra dia una mano a Rabellino: perché le patacche, la confusione, lo schifo, e dunque l’astensionismo, ammazzano la democrazia, e dunque sono funzionali al mantenimento del sistema di potere.

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sabato 16 aprile 2011, 09:22

Il business di ammazzare la gente

Ieri sera è finalmente arrivata la sentenza sul caso Thyssen-Krupp; ed è una sentenza storica, quella in cui speravamo in molti, ma che ci aspettavamo in pochi. Eppure è tutt’altro che immotivata.

Infatti, se – come pare confermato dalla sentenza – l’azienda ha coscientemente cominciato a smantellare o smesso di mantenere gli impianti di sicurezza in quanto pianificava di chiudere lo stabilimento a breve, pur conoscendo benissimo il rischio, c’è stata una volontà esplicita e cosciente (non una semplice sottovalutazione del rischio) di mettere in pericolo la vita degli operai; e dunque non è un omicidio colposo, ma volontario.

Che un’azienda si comporti così non mi stupisce; ormai è considerato normale calcolare i morti nei business plan. Le perdite di vite umane sono considerate danni collaterali necessari allo “sviluppo” e all’economia, quantificate a priori e “risolte” con una assicurazione o uno stanziamento preventivo di fondi per pagare i risarcimenti ai parenti dei defunti. Non vale certo solo per i privati; è lo stesso calcolo che hanno fatto Chiamparino e soci, con tanto di studio del Politecnico, per autorizzare l’inceneritore del Gerbido. Uccidere un po’ di gente e poi “ripagarla” costa meno e dunque, cinicamente, si fa così; ed è proprio per questo che il carcere duro ai dirigenti d’azienda e ai sindaci cancerofili è l’unico deterrente possibile.

Ora si dice che una sentenza così dura farà chiudere le aziende, farà scappare gli imprenditori stranieri. Lo si dice sempre, ogni volta che si chiede al capitalismo una responsabilità anche minima; del resto l’unico modo in cui buona parte degli italiani concepiscono il fare impresa è quello di fare ciò che gli pare: non pagare le tasse, trattare i lavoratori come carta igienica, corrompere politici e giudici, violare qualsiasi normativa ambientale. Di imprenditori così non abbiamo bisogno, e ve lo dice una persona che nella sua vita ha fondato sei aziende; fare impresa in modo normale, insieme ai propri dipendenti invece che contro di loro, non solo si può, ma è l’unico modo che può funzionare in un sistema economico sviluppato, in cui il capitale che fa davvero la differenza per il successo delle aziende è solo quello umano.

L’alternativa è diventare non la Cina, ma il retrobottega schiavizzato della Cina; poveri, sfruttati e vittime sacrificali di una idea malata di progresso.

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mercoledì 13 aprile 2011, 14:23

Tutti colpevoli, sistema sbagliato

La nostra iniziativa del funerale ai partiti ha suscitato in rete una discreta discussione… nonché il pietoso tentativo di imitazione da parte di Coppola, che si è presentato con sei persone sei (alcuni pare fossero pure dipendenti pubblici in quota PDL, in orario di ufficio) sotto il Municipio, a fare il funerale al PD per i tagli alla cultura di Chiamparino (non vi sfuggirà il fatto che Coppola è anche assessore alla cultura e che la posta in palio sono i voti di un settore che vive di fondi pubblici, in buona parte distribuiti con logiche clientelari, quindi chi promette di spargere più soldi pensa di prendere più voti). Naturalmente La Stampa ha dedicato mezza pagina ai sette amici di Coppola e zero (a parte una fotogallery online) alle centinaia di persone che hanno deposto i fiori sulle nostre lapidi, ma chissà come mai la cosa non mi sorprende.

Comunque, un tizio sconosciuto che su Facebook si presenta come “Il più giovane candidato della storia repubblicana (Veltroni dixit) alle primarie [PD] del 2007”… ok, no, non smettete di leggere, dai. Dicevo, questo tizio che si chiama Lorenzo De Cicco e sfrutta per il suo blog l’hosting gratuito del Fatto Quotidiano (ho almeno cinque o sei amici che lo usano, mi dicono che va bene, costa pure meno di Aruba) ha fatto un post sulla nostra iniziativa delle lapidi ai partiti, accusandoci di essere dei nemici della Costituzione (va di moda, ce l’hanno detto pure quelli di IDV) perché critichiamo i partiti, e di conseguenza di fare il gioco di Berlusconi promuovendo l’idea che “sono tutti uguali” e che, come diceva Craxi, “sono tutti colpevoli dunque nessuno è colpevole”.

Ciò mi concede l’opportunità di chiarire meglio un punto importante. Io non penso che tutti i partiti siano uguali, ci sono differenze importanti in termini di temi, di storia, di posizioni. Tutti i partiti, però, fanno parte coscientemente di un sistema politico in cui hanno perso la propria funzione costituzionale, e si sono trasformati in comitati d’affari. Questo perché il fatto stesso di mettere in piedi una organizzazione di politici professionisti, che vive di consenso ottenuto tramite i mezzi di comunicazione di massa, ha costi enormi; e gli unici modi che possono avere i partiti di sostenere questi costi sono due: vendersi o rubare.

C’è dunque chi si vende agli interessi di questo o quel potentato economico (appaltatori, cementificatori, petrolieri, nuclearisti, lobby varie…), facendosi finanziare in cambio le campagne elettorali; e chi ruba, non necessariamente con le mazzette, ma anche assegnandosi “rimborsi elettorali”, “contributi pubblici alla stampa”, stipendi e benefit fuori dal mondo, o utilizzando le strutture pubbliche per assumere e sistemare persone in cambio del loro voto. Più spesso, i partiti fanno entrambe le cose.

Questo ci porta a dire che “tutti colpevoli, sistema sbagliato”: è la forma partito che è morta, perché è economicamente insostenibile. E’ la politica fatta come professione che inevitabilmente porta alla degenerazione, perché sì, un Gandhi (un Berlinguer, un De Gasperi…) può avere la dirittura morale per resistere alle lusinghe del potere, ma non possiamo pensare che tutti gli amministratori pubblici siano così, e dunque non possiamo affidarci alle qualità personali delle persone che eleggiamo.

Se bastasse cambiare gli individui al potere per riportare onestà e correttezza nella politica, non si spiegherebbe come mai negli ultimi quindici anni abbiano governato più o meno tutti, da Storace a Bertinotti, e la situazione non sia minimamente cambiata. E’ per questo che i partiti sono morti: è morta l’idea che la politica si possa fare in quel modo lì. Soltanto seppellendo la forma partito e cominciando a fare politica come servizio civile, per un tempo limitato, con il controllo continuo degli elettori sugli eletti, affidando le decisioni fondamentali alla partecipazione dal basso, educando ogni persona a interessarsi costantemente della cosa pubblica, e portando tutti i cittadini a fare prima o poi una esperienza di pubblica amministrazione, possiamo sperare di cambiare faccia al nostro Stato, e di rovesciare la mentalità incivile di troppi italiani.

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lunedì 11 aprile 2011, 17:22

I partiti sono tutti morti

Lo ammetto, all’inizio qualche dubbio ce l’avevo, a me piace poco parlare male degli altri e preferisco parlare bene di noi. Eppure l’iniziativa I partiti sono tutti morti è stata un successone: sabato in piazza Castello e ieri in via Roma centinaia di persone si sono fermate, hanno preso un fiore e l’hanno posato sulla tomba del partito che consideravano il peggiore di tutti.

Ovviamente il maggiore affollamento si è verificato su PD e PDL e sulla Lega; ovviamente qualcuno si è offeso (tipicamente sostenitori di Vendola o Di Pietro, sono i più permalosi); per il resto, i torinesi si sono divertiti con noi. Speriamo che si divertano anche il 15 e 16 maggio.

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