Sky
Vittorio vb Bertola
Affacciato sul Web dal 1995

Sab 19 - 9:33
Ciao, essere umano non identificato!
Italiano English Piemonteis
home
home
home
chi sono
chi sono
guida al sito
guida al sito
novità nel sito
novità nel sito
licenza
licenza
contattami
contattami
blog
near a tree [it]
near a tree [it]
vecchi blog
vecchi blog
personale
documenti
documenti
foto
foto
video
video
musica
musica
attività
net governance
net governance
cons. comunale
cons. comunale
software
software
aiuto
howto
howto
guida a internet
guida a internet
usenet e faq
usenet e faq
il resto
il piemontese
il piemontese
conan
conan
mononoke hime
mononoke hime
software antico
software antico
lavoro
consulenze
consulenze
conferenze
conferenze
job placement
job placement
business angel
business angel
siti e software
siti e software
admin
login
login
your vb
your vb
registrazione
registrazione

Archivio per il mese di aprile 2006


domenica 30 aprile 2006, 14:04

Non perdetelo

Dal 5 maggio al cine, il film a cartoni animati su Padre Pio.

E pensare che c’è gente che sostiene che il cinema italiano è in crisi.

divider
sabato 29 aprile 2006, 22:58

Silenzio

Io non sono un fan dei minuti di silenzio. Spesso, anzi, mi fanno arrabbiare, quando sono chiamati in modo parziale, quando si sceglie di onorare certi morti e non altri, quando sono imbevuti di vuota retorica paternalista, quando vogliono imporci di onorare persone che forse, in vita, non erano poi così onorabili. Tuttavia, non mi permetterei mai di offendere un lutto e chi ne è straziato, solo per via del giudizio che della persona avevo quando era in vita.

Per questo io, come moltissime altre persone, sono rimasto allibito quando oggi allo stadio, subito prima di Toro-Avellino, gli Ultras e gli altri gruppi organizzati a centro curva hanno scelto di ignorare il minuto di silenzio per le nuove vittime di Nassiriya, proseguendo imperterriti a cantare i soliti cori da stadio. C’è stato qualche secondo di smarrimento anche in Maratona, quando il resto dello stadio ha cercato di coprire quei cori con gli applausi, ma (pare anche in seguito ad esortazioni un po’ accese da parte dei capi curva) i cori sono ripresi subito.

Pare che la cosa sia stata premeditata, perchè “agli sbirri nessun onore”, o anche, come dice uno dei motti ultrà più diffusi, ereditato dagli hooligans inglesi, “all cops are bastard”; o in alternativa – visto che, si sa, la curva del Toro, pur avendo anche i suoi bravi gruppi con la croce celtica, è prevalentemente anarchica – “nessun onore per chi imbraccia le armi e va in guerra”.

Nella successiva discussione su Toronews, ci è addirittura stato detto che bisognava apprezzare il fatto che si fossero fatti solo cori di incitamento per la squadra, e nessuno dei tradizionali cori contro le forze dell’ordine.

A me i morti di Nassiriya, lo dico chiaramente, non stanno particolarmente simpatici. Capisco tutte le osservazioni sul fatto che ci sarebbero tanti altri morti da onorare, a cominciare da quelli che i nostri alleati (noi, non mi risulta) hanno fatto in Iraq, o da quelli che hanno fatto, per deviazioni varie, le forze dell’ordine stesse. Eppure, una morte è una morte, trascina nel lutto e nello strazio tutte le persone care, e merita rispetto anche solo per questo.

Perdipiù, una persona morta servendo le nostre istituzioni, servendo insomma noi tutti, merita il rispetto dovuto a chi si è sacrificato anche per noi; perchè potremo anche non condividere le scelte del nostro governo in materia di missioni di pace internazionali, ma, una volta che esse sono state democraticamente prese, sono le scelte di tutto il Paese.

Forse è meglio lasciar perdere; forse il silenzio dovrebbe coprire allora una scelta infelice da parte di questi tifosi. Ma dovremmo chiederci com’è che l’Italia ha fallito nel creare in tutti i propri cittadini, di qualsiasi classe sociale e di qualsiasi idea politica, la mentalità di appartenenza civica, di rispetto per le istituzioni comuni, di accettazione dei diritti e dei doveri che vengono dal fatto di vivere insieme in un sistema democratico.

divider
sabato 29 aprile 2006, 14:56

Quei geni di Aruba

Questo è un post di servizio, e pure tecnico: se non siete ingegneri d’Internette, probabilmente non vi è molto utile e nemmeno comprensibile.

Dunque, quando voi registrate un dominio con Aruba, loro lo fanno indicando al registro i propri name server come autoritativi per il dominio. Se però voi volete usare i vostri, cosa fate? Li configurate, e poi andate su Aruba, entrate nel vostro account, selezionate “gestione dominio”, “cambio DNS”, e scegliete di usare “Tuoi NS”; indicate il nome di uno dei vostri server, e Aruba ricava da esso l’elenco completo.

Bene, ora che cosa hanno fatto i geni di Aruba? Semplice: da qualche tempo, quando cliccate su “gestione dominio”, invece di continuare su hosting.aruba.it venite rimandati su una loro pagina specifica, che risponde all’URL http://admin.vostrodominio.it/, un indirizzo Web che loro definiscono automaticamente sui loro name server. Peccato che se voi avete già configurato il dominio sui vostri name server per poter fare il cambio, a casa vostra admin.vostrodominio.it è un nome inesistente, e quindi non riuscirete mai ad arrivare sulla pagina in questione, nè a gestire mai più il vostro dominio!

La soluzione è che voi inseriate nella vostra zona, sui vostri server, un record per il nome “admin”, facendolo puntare all’indirizzo 62.149.128.26. Almeno, spero che non cambino indirizzo a seconda del dominio… per sicurezza, potete controllare a quale indirizzo IP corrisponda admin.vostrodominio.it prima di cominciare tutta la procedura. In questo modo, potrete continuare a gestire il vostro dominio su Aruba anche dopo aver girato il dominio sui vostri name server. Ma che fatica!

divider
venerdì 28 aprile 2006, 21:01

Sarò Franco

Mentre scrivo questo post, sono le otto e mezza di sera ed è appena andato in onda, sugli schermi italiani, l’ennesimo spettacolo indecoroso offerto dai nostri politici (tutti, di qualsiasi colore).

Come saprete, oggi si è votato due volte per il presidente del Senato; per due volte, i 162 senatori (compresi italianiesteri, ex presidenti, vecchi bacucchi e disallineati vari) che si riconoscono nel centrosinistra – esattamente quanti ne servono per l’elezione – sono stati chiamati a scrivere sulla scheda “Franco Marini”: nome e cognome, visto che esiste anche un senator Giulio Marini di Forza Italia, oltretutto la sintesi perfetta dei due candidati.

La prima volta, ci sono state un po’ di schede bianche, uno ha scritto “Mariti”, e uno “Marino”; però, si sa, la prima votazione è quella in cui ci si diverte, la Lega vota Calderoli (no, dico seriamente: l’hanno fatto e non si sono nemmeno messi troppo a ridere), e poi si serrano le fila per la seconda.

La seconda pareva essere andata bene: 162 voti, applauso finale, festeggiamenti, Marini che stringe la mano ad Andreotti… sennonchè, si arriva al grottesco: il centrodestra fa notare che tre persone, invece di “Franco Marini”, hanno scritto “Francesco Marini”; si rifiuta di riconoscere quei voti; a norma di regolamento, che prevede l’unanimità dei sei senatori chiamati a giudicare la cosa o altrimenti l’annullamento, i voti vengono cancellati; tutto da rifare.

Ora, le cose indecorose sono parecchie. Per quanto riguarda il centrodestra, ci si chiede quand’è che supereranno la maturità mentale di un seienne; si sa, per l’interpretazione delle schede elettorali conta che sia chiara la volontà dell’elettore, e mi sembra evidente chi quei tre votanti volessero sostenere. Attaccarsi a quello pur di non ammettere una sconfitta sa di una pochezza di spirito istituzionale veramente deludente.

Ma per quanto riguarda il centrosinistra… ora, Franco Marini non sarà il più noto politico d’Italia, ma è del mestiere da una vita, ed è stato segretario generale della CISL, e segretario del Partito Popolare; non esattamente uno che chi fa politica possa non conoscere. Ma anche non l’avessi mai sentito nominare, se ti fanno senatore (mica bidello), e poi ti chiamano a votare un candidato, in una elezione importante, tesissima, sul filo di lana… e porca miseria, ma imparati sto nome, no? Ma dove li ha trovati i senatori il centrosinistra, al CEPU?

Poi, naturalmente, ci sono le cattiverie, di cui l’altro candidato, l’uomo a L rovesciata, è peraltro un maestro. Quei tre voti potrebbero essere senatori del centrosinistra prezzolati dal centrodestra per mandare a monte l’elezione un’altra volta, senza scoprirsi troppo, così tanto per fare saltare i nervi a Prodi. Oppure, potrebbero essere senatori del centrodestra prezzolati dal centrosinistra, a cui hanno detto di scrivere Francesco in modo da controllare che votassero davvero, non pensando che qualcuno si sarebbe appigliato alla cosa. Quest’ultima è la teoria di Buttiglione, quindi non è molto credibile; ma non si sa mai.

Resta il fatto che, se anche stanotte finalmente dovessero farcela a eleggere questo grande statista alla presidenza del Senato, pare non esserci limite al degrado delle nostre istituzioni. Così facendo, quando tra un annetto si andrà a rivotare, vincerà certamente il terzo partito: quello che vorrebbe mandarli tutti affanculo.

divider
giovedì 27 aprile 2006, 22:30

April showers bring May flowers

Era il subject di un messaggio di spam che ho visto due minuti fa, e il cui contenuto poi ovviamente non c’entrava nulla. Ma mi sembra un ottimo programma per le prossime settimane.

divider
giovedì 27 aprile 2006, 22:06

Urbani chi?

Come sottofondo alla serata di smazzamento mail e varie, ho il televisore acceso su AXN (Sky canale 134), rete della Sony Entertainment che alle 21 di ogni sera trasmette nientepopodimenochè Andromeda, la serie-di-Roddenberry-per-finta (protagonista il mitico Kevin Sorbo, aka Hercules televisivo).

Ebbene, finita la puntata, il televisore va avanti da solo finchè non compare una cosa molto strana: uno spot antipirateria audiovisiva, che però ha la qualità audio e video inconfondibile degli anni ’80, tanto che come esempio di film da “guardare solo su videocassette di qualità con il marchio SIAE” passano immagini del mitico Grosso Guaio a Chinatown di Carpenter (1986), un mito dei miei quattordici anni.

Subito dopo, parte un’altra musichina sintetica di tastierone fine anni ’80, e, nel bel mezzo di un canale Sky, compare la classica sovrimpressione: “Questa videocassetta è destinata solo all’uso privato. E’ vietato il noleggio, la diffusione, la riproduzione in luoghi pubblici in qualsiasi forma…”. Vabbe’, è il salotto di casa mia, però…

Infine parte il film (Hamburger Hill). Occhèi, magari avevano i diritti lo stesso, magari la VHS di vent’anni fa era davvero l’unico supporto disponibile, però non potevano almeno, per ritegno, tagliare il messaggio iniziale?

E scommettiamo che se io facessi la stessa identica cosa a una festa di paese, mi troverei la Finanza addosso dopo cinque minuti?

divider
mercoledì 26 aprile 2006, 22:31

Non riposa in pace

Oggi, come saprete, sono vent’anni da Chernobyl.

Il dibattito sul nucleare è aperto più che mai, ma non è di questo che voglio parlare. Non voglio nemmeno discutere se una tragedia come questa sia un prezzo accettabile o meno per il progresso. Voglio soltanto, per chi non l’ha mai visto, lasciare il link al primo sito che, in un inglese smozzicato, ci fece vedere il silenzio di Pripyat – e allo stesso tempo mi mostrò uno dei grandi poteri che Internet ha, quello di spezzare le barriere e mostrare la verità inconosciuta.

Perchè talvolta anche le città, dopo la morte, restano sulla terra come fantasmi.

divider
mercoledì 26 aprile 2006, 19:38

McOste

Questa sera dovrei essere qui a raccontarvi di una allegra mangiata in compagnia, insieme all’attuale reincarnazione dello storico gruppo di mangioni che fa del buon cibo e del buon vino una occasione di lieta vita sociale.

E però, sfortunatamente io e Simone non ci siamo capiti su chi dovesse prenotare, e quindi, quando dopo un’ora di macchina verso la val d’Aosta siamo arrivati nel posto che lui aveva selezionato… siamo rimasti fuori. Non che fosse un esito imprevedibile, intendiamoci: lui ci ha confessato di essere rimasto fuori anche nei tre tentativi precedenti.

La notizia interessante, comunque, è che il suddetto posto si è rivelato essere un’altra istanza di un locale che avevo già provato quest’estate in un altro luogo, sul lago di Viverone. In pratica, signore e signori, ecco a voi l’idea geniale: il franchising delle osterie.

Se ci pensate, non è una brutta idea: a parte il marketing unificato e il conseguente arredamento interno che fa un po’ troppo effetto McDonald’s, si possono fare economie di scala di vario genere. E devo anche dire che all’epoca non avevo mangiato affatto male: lo stinco era davvero buono.

Però, se si plastificano pure le osterie di campagna, che cosa ci resta in cui credere?

divider
martedì 25 aprile 2006, 16:01

Liberazione

Vi avverto, questo è un post serio e sconsigliato ai deboli di cuore. Difficile. Doloroso, anche.

E’ che oggi (o dopodomani, a seconda di quel che si crede, e di come si conta) è il secondo anniversario di un evento che ha cambiato tante vite. Un suicidio, per la precisione. Una liberazione, forse.

Alla fine, nessuno è veramente in grado di sapere cosa spinge un’altra persona a togliersi la vita; nel caso specifico, la mia conoscenza era alquanto superficiale, e anche le notizie indirette che ho avuto dopo non sono molto indicative. Eppure, uccidersi è sempre una liberazione, dai propri fantasmi, dalle proprie paure, dalle proprie insicurezze, da un corpo che si odia o da una vita che non si accetta, e soprattutto da una immagine di sè troppo misera rispetto a un modello troppo perfetto. E io resto sicuro che una persona intelligente ed autoironica non possa non aver colto l’ultima, beffarda ironia racchiusa nella data; nella scelta di una definitiva, dolce festa della Liberazione.

La mia esperienza in merito – ed è bello ora, dopo due anni, poterne parlare con serenità – avvenne subito dopo, e ne fu in un certo senso, ma solo superficialmente, una conseguenza diretta. E’ in base a quello – una specie di giro all’inferno e ritorno, o se preferite una divina commedia – che mi rendo conto di quanto alterata possa essere la percezione della realtà in certi momenti della propria vita; per motivi neurologici, ma anche per via di tutte quelle ipotesi che sviluppiamo per anni nel nostro mondo interiore, e che diventano talmente scontate da non essere nemmeno più visibili coscientemente, tanto da stringere il cervello e il cuore in una morsa invisibile da cui non si può scappare.

Io sono stato fortunato; per me, quella terribile primavera di due anni fa è stata l’inizio di un lungo e lento percorso di crescita, che credo mi abbia cambiato molto, arrivando piano piano ad attaccare alla base le ipotesi che mi impedivano di essere in pace con me stesso. E se la strada è ancora lunga, da qualche tempo il mio animo mi dice che finirà bene.

Allo stesso tempo, guardandosi dietro, è impressionante vedere come quegli avvenimenti abbiano cambiato tante vite, e lasciato tracce indelebili. Per me, tutto ciò ha significato perdere persone a cui tenevo molto o anche più che a me stesso, rovinare amicizie, lasciare di botto circoli sociali che avevo frequentato per anni, insomma cambiare radicalmente la mia vita; ha significato due anni veramente pesanti e difficili. Altre delle persone coinvolte sono state colpite altrettanto se non di più; alcune serbano ancora oggi rimpianti o rancori incrollabili, verso i vivi e verso i morti; e credo li serberanno per tutta la vita.

In un certo senso, è come nel biliardo, quando una sola palla colpisce con violenza inaudita un gruppo ordinato ed intonso di altre bocce, e le scaglia in direzioni casuali, allontanandole l’una dall’altra; alcune finiscono in buca, altre in un angolo, altre restano lì, rimanendo sole; e alla fine, l’intero tavolo nel suo insieme appare completamente sconvolto.

Chi mi conosce ricorda che, in quel periodo, di suicidio e di etica del suicidio parlavo spesso, e in abbondanza. Quel che posso dire, a posteriori, è che pur non condividendola mi risulta molto più facile capire quella condanna totale del suicidio, morale e sociale, che fa la Chiesa cattolica così come molte nazioni del mondo, in virtù del fatto che la distruzione della propria persona non è soltanto, nell’ambito dell’armonia dell’universo mondo, uno spreco in sè, ma è anche la radice di ulteriore dolore. Questo però nulla toglie all’immensa sofferenza che prepara, giustifica e porta a un atto del genere, di fronte alla quale la morte è davvero una liberazione.

E perciò, tutto sommato, credo che non si possa fare altro che accettare l’infinito Mistero della vita e della morte, e sperare che il dolore dei vivi e dei morti possa un giorno infine placarsi.

così vanno le cose, così devono andare

divider
martedì 25 aprile 2006, 14:00

[[David Gilmour – On An Island]]

Lo so che i dischi dei vecchi divi non aggiungono nulla di nuovo; probabilmente si può dire lo stesso di questo nuovo disco di David Gilmour. Eppure, si tratta di una replica così perfetta del sound “Pink Floyd anni ’80” (con Crosby & Nash ai cori!) che fa davvero piacere sentirla, specie in un primo pomeriggio di un giorno di festa, rilassati e sbattuti sul divano a pensare.

Remember that night
White steps in the moonlight
They walked here too
Through empty playground, this ghosts’ town
Children again, on rusting swings getting higher
Sharing a dream, on an island, it felt right

We lay side by side
‘tween the moon and the tide
Mapping the stars for awhile

Let the night surround you
We’re halfway to the stars
Ebb and flow
Let it go
Feel her warmth beside you

Remember that night
The warmth and the laughter
Candles burned
Though the church was deserted
At dawn we went down through empty streets to the harbour
Dreamers may leave, but they’re here ever after

Let the night surround you
We’re halfway to the stars
Ebb and Flow
Let it go
Feel her warmth beside you

divider
 
Creative Commons License
Questo sito è (C) 1995-2017 di Vittorio Bertola - Informativa privacy e cookie
Alcuni diritti riservati secondo la licenza Creative Commons Attribuzione - Non Commerciale - Condividi allo stesso modo
Attribution Noncommercial Sharealike