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Archivio per il mese di maggio 2013


venerdì 31 maggio 2013, 15:44

Inceneritore del Gerbido: rotto al secondo giorno

La battaglia contro l’inceneritore del Gerbido è da sempre una delle principali priorità del Movimento 5 Stelle a Torino; da anni spieghiamo come l’incenerimento sia il modo sbagliato di disfarsi dei rifiuti, perché l’errore sta nel consumare materie prime preziose, in esaurimento a livello planetario, per realizzare un oggetto che si usa una volta e poi si brucia, estraendone al massimo una piccola frazione dell’energia necessaria a produrlo e creando ceneri e scarti tossici che poi dovranno comunque essere interrati o smaltiti. L’obiettivo deve essere quello di buttare via il meno possibile, di riutilizzare le cose il più possibile e di riciclare la materia prima di ciò che si butta; obiettivo peraltro sancito da una decisione europea che prevede nei prossimi anni il divieto di bruciare qualsiasi materiale che sia recuperabile.

A fronte di questo, spendere mezzo miliardo di euro per costruire un inceneritore è una scelta sciagurata; nel resto del mondo, dove li hanno costruiti venti o trent’anni fa, se ne stanno disfando, e tra pochi anni, almeno se facessimo le cose secondo una logica europea, non ci sarà comunque più niente che si possa o si debba bruciare; ma noi avremo questi enormi forni sulle croste e dunque dovremo restare indietro, invece di sviluppare nuove tecnologie, perché non ce li siamo ancora ripagati. Infine, la raccolta differenziata porta a porta e il riciclaggio creano molti posti di lavoro, mentre all’inceneritore, nonostante il mega-investimento, lavorano una manciata di persone.

Comunque, le amministrazioni locali proseguono imperterrite sulla strada dell’incenerimento, e dunque l’impianto del Gerbido è arrivato alla fase di prova; il primo maggio è iniziato ufficialmente il regime provvisorio, in cui si bruciano rifiuti per provare l’impianto. Ebbene, il due di maggio si era già verificato un grave incidente, che ha costretto a bloccare tutto. In pratica, pioveva sui circuiti elettrici a 6000 Volt; un difetto da niente!

Ovviamente, alla prima pioggia un po’ intensa è saltato tutto, e poi… chi abita intorno all’impianto ha visto fumi grigiastri uscire dal camino per tutta la notte, ma, nonostante le promesse di controllo, trasparenza e sicurezza, non c’è stata alcuna comunicazione ufficiale sull’accaduto. Per questo sono arrivati i vostri consiglieri comunali preferiti, che hanno presentato una interpellanza costringendo l’amministrazione comunale a riferire in aula.

Nel video trovate i venti minuti di dibattito che ne sono seguiti, ma in breve ciò che abbiamo appurato è che l’incidente c’è stato, esattamente come descritto, e che di conseguenza vi sono state emissioni più alte del normale di vari elementi inquinanti, in un caso anche fuori dai limiti di legge; e che però questo non è un problema, perché la legge italiana consente agli inceneritori di sforare i limiti di legge sull’inquinamento per sessanta ore all’anno!

L’amministrazione ci ha garantito che sono state seguite tutte le procedure di emergenza, ma quello a cui non hanno risposto, e torneremo alla carica, è quali siano tali procedure. In particolare, a noi risulta che in mancanza di corrente non funzioni nemmeno il sistema di filtraggio dei fumi, che vengono dunque scaricati nel camino e nell’atmosfera senza essere depurati; e su questo la risposta non è arrivata. Se un incidente del genere al secondo giorno di test, a regime ridotto, è stato comunque sufficiente a far sforare i limiti di legge, cosa accadrebbe in caso di un incidente simile durante l’esercizio a pieno regime?

Nella risposta, ci viene detto che dopo l’incidente l’impianto è stato fermato. Eppure, i cittadini attorno all’impianto testimoniano, con tanto di foto, che in questi giorni i fumi continuano a uscire… di notte e fino all’alba. Pare, da quanto detto venerdì a una riunione del comitato di controllo, che in realtà l’esercizio di prova sia ripreso, ma soltanto di notte: per non inqiuetare l’opinione pubblica?

L’assessore Lavolta ha iniziato il suo intervento invitando a far circolare informazioni corrette; spesso i favorevoli all’inceneritore ci hanno infatti accusato di alimentare il panico. Noi siamo assolutamente a favore dell’informazione corretta, e proprio per questo abbiamo preteso la pubblica spiegazione che vedete nel video. Ma una gestione del genere, da poco venduta ai privati per necessità di soldi del Comune, e che in caso di incidente non rilascia informazioni al pubblico fin che non le chiedi formalmente, e che sembra spesso fare le cose un po’ di nascosto, che tranquillità dà ai cittadini?

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martedì 28 maggio 2013, 09:28

Quindici punti per ripartire

Il risultato elettorale del Movimento 5 Stelle a queste elezioni comunali è tutt’altro che inatteso: alle elezioni amministrative il Movimento ha sempre preso molti meno voti che alle politiche, perché alle amministrative contano la conoscenza diretta dei candidati e le loro reti sociali, e su quello noi siamo deboli. Abbiamo comunque conquistato molti consiglieri a cinque stelle in città dove non eravamo presenti, spesso partendo da zero.

Tuttavia, una parte del calo rispetto alle politiche è anche dovuto ad alcune cose che, in questi primi tre mesi in Parlamento, non hanno funzionato a dovere. Sarebbe controproducente (purtroppo c’è chi lo fa) negare gli errori; ci vuole un po’ di autocritica. Per questo mi permetto di elencare quindici punti concreti su cui il Movimento può migliorare, sperando di aprire un dibattito costruttivo: nulla è perduto, a patto di darsi da fare.

1. Se gli elettori non ti votano, non puoi dare la colpa a loro. Se sono ignoranti, non sei stato capace a istruirli efficacemente. Se non ti capiscono, non ti sei spiegato bene. Se fai un post in cui dai alla gente un elenco di motivi per non votarti, poi non stupirti se non ti voterà più.

2. L’astensione è un messaggio anche per te. Se la gente ha preferito stare a casa invece che venire a votarti, non è perché è troppo legata al potere e ai partiti. Al contrario, non sei stato abbastanza credibile come attore del cambiamento proprio con quelli che i partiti non li vogliono più. Invece di arrabbiarti, chiedigli perché.

3. L’elettore medio non è l’attivista medio. Quello che è importante o gradito alle assemblee, ai consiglieri e ai parlamentari potrebbe non essere la cosa più importante o più gradita per gli elettori. Chi fa politica deve essere in grado di ascoltare gli elettori, non solo se stesso e il gruppetto di persone attorno a sé.

4. Meglio una sola ottima proposta che cento buone proposte. Se le prime proposte che presenti sono sui matrimoni gay e sul ritiro dall’Afghanistan, molti penseranno che non hai chiare le priorità. Se fai elenchi di tre pagine e video di mezz’ora con decine di proposte, nessuno li aprirà nemmeno. Presenta pure cento buone proposte, ma comunicane con forza solo una alla settimana… ma che sia ottima.

5. Parla di sostanza e non di procedure. Alla gente non frega niente di chi fa il presidente del Copasir e di quando partono le commissioni. Non frega niente nemmeno di diarie e scontrini, a meno che non ci sia qualcuno che si frega i soldi. Averci messo due mesi per arrivare al banalissimo concetto che non si possono rimborsare spese non sostenute, permettendo ai giornali di ricamarci, è una colpa grave dei nostri gruppi parlamentari. Ora basta. Però non fregatevi i soldi.

6. Più speranza, meno denuncia. Che i politici fanno schifo lo sanno tutti, non servono nuove prove e nemmeno ripeterlo. Continuare all’infinito a criticare gli altri fa sorgere il sospetto che tu non abbia niente da proporre. Invece di deprimere gli elettori con quanto fa schifo l’Italia, proponigli un futuro migliore; ma in maniera dettagliata, convincente e concreta, non soltanto per slogan.

7. Meno paranoia, più tolleranza. Non esiste una lista che prende il 10, 20, 30 per cento dei voti solo da persone che la pensano esattamente allo stesso modo. Più idee diverse ci sono nel Movimento, più aumenta la capacità di rappresentare uno spettro ampio e numeroso di elettori. La lista dei duri e puri prende solo i voti dei duri e puri: il due per cento.

8. Uno vale uno non vuol dire che uno vale l’altro. La qualità delle persone è fondamentale per ottenere voti, a partire dalle elezioni amministrative. I candidati vanno scelti con cura e per merito. Non puoi contestare incompetenza e nepotismo dei politici e poi presentare liste con persone impreparate o con coppie di parenti e fidanzati.

9. Meno dogmi, più merito. Alla gente non interessa se un candidato è un vecchio o nuovo attivista, se è già stato candidato o no, se è popolare tra gli attivisti. Alla gente interessa se è capace o no, se è onesto o no, se è convincente o no. Se fai regole che escludono tutti gli esponenti più conosciuti, tutti i nuovi attivisti, tutti i simpatizzanti e tutti i personaggi della società civile, inevitabilmente finisci per non presentare il meglio che potresti.

10. Il rispetto, la pacatezza e la buona educazione non sono brutte cose, ma lo sono l’arroganza, la superbia, la supponenza. Se la capogruppo alla Camera dice in modo sprezzante che prima di sostenere Rodotà deve leggere il suo curriculum, si rende ridicola. Se due settimane dopo dice che Rodotà adesso è il miglior presidente possibile, si rende ridicola due volte. E con lei tutto il Movimento.

11. Se vuoi il mandato per governare il Paese, devi essere credibile per governare il Paese. Questo vuol dire che devi presentare persone che siano conosciute per la loro competenza e capacità, o lavorare per renderle conosciute: nessuno affiderebbe il destino del Paese a uno sconosciuto venticinquenne senza curriculum e senza esperienza. Ma vuol dire anche che se ti offrono di fare un governo non puoi dare l’impressione di non essere interessato a priori.

12. La mancanza di struttura non implica la disorganizzazione. I parlamentari hanno a disposizione molti soldi per organizzare il lavoro e la comunicazione, se queste due cose non funzionano non ci sono scuse. Non è più accettabile che non ci siano piattaforme di dialogo con il cittadino e con i territori, e che gli attivisti e i consiglieri scoprano le cose dai giornali.

13. A domanda rispondo. Se un giornalista ti fa una critica, rispondi nel merito e smontagliela coi fatti. Gridargli che è un venduto o minacciarlo di querela funziona solo con i fedelissimi, gli altri dopo un po’ concludono che non rispondi perché non hai argomenti. E se la critica è fondata, non c’è niente di male a rispondere “hai ragione, ci lavoreremo”.

14. Non può sempre essere colpa degli altri. I giornalisti venduti esistono, ma alle volte siamo noi a non saper comunicare o a dire stupidaggini. I troll esistono, ma non tutti i commenti negativi vengono da troll. Molti italiani non ci votano perché fanno parte del sistema, ma molti altri non ci votano perché in piena libertà non ci stimano, o perché hanno paura del nuovo. Cerca di ascoltarli e di convincerli con umiltà.

15. Non perderti d’animo. Nessuno ha detto che sarebbe stato facile. Niente drammi. L’importante è imparare dalle sconfitte e dagli errori, senza far finta che non ci siano stati.

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venerdì 24 maggio 2013, 14:00

Falda Falchera, un altro anno di prese in giro

Lo scorso anno, come forse ricorderete, eravamo andati a filmare l’incredibile “acqua alta di Falchera: da alcuni anni ogni estate le fondamenta, le cantine e i garage dei palazzi di una parte di Falchera si riempiono d’acqua, a causa della falda acquifera che risale. In parte si tratta di un fenomeno storico, dovuto alla chiusura delle industrie e alla conseguente forte riduzione del consumo dell’acqua sotterranea; eppure, a Falchera l’allagamento si verifica da quando è stato costruito il tunnel del tram 4, che sbarra lo scorrimento sotterraneo delle acque. Da allora i cittadini attendono che le istituzioni si facciano carico del problema, trovando il modo di far scorrere via le acque e potendo ritornare pienamente in possesso delle proprie case.

Noi ci occupiamo di questa questione da quando siamo entrati in consiglio comunale; ogni primavera puntualmente presentiamo l’interpellanza e chiediamo che cosa è stato fatto, per avere poi aggiornamenti durante l’anno. Anche quest’anno l’abbiamo fatto, e per fortuna: perché subito dopo l’acqua ha cominciato a salire, molto prima del previsto. Le grandi piogge di questa primavera hanno reso drammatica la situazione: lunedì scorso l’acqua è salita di oltre venti centimetri in una notte ed è arrivata al livello massimo degli anni scorsi, solitamente toccato solo in piena estate.

Nel video potete osservare come si è svolta la discussione: l’assessore Lubatti si è quasi offeso per la definizione di “presa in giro”, sottolineando come lui si sia dato da fare mentre la Regione latita. Il problema è che il cittadino non può stare a distinguere tra questo e quell’ente; il cittadino si interfaccia con lo Stato e vuole una risposta dallo Stato, non un rimpallo di competenze. E il cittadino in questo caso si trova a mollo da anni e non vede la fine del suo calvario, anzi vede delle vere beffe, come lo stanziamento di dieci milioni di euro per sistemare i laghetti e fare una nuova via davanti alle case: è vero che quei soldi non potevano essere spesi per la falda, ma nel complesso che senso ha che la comunità spenda per abbellire un quartiere in buona parte allagato, senza prima risolvere il problema alluvionale?

Ora, probabilmente, il Comune farà scavare un pozzo che dovrebbe ridurre un po’ gli allagamenti. Noi abbiamo ripresentato formalmente una mozione che chiede che i proprietari di queste case siano almeno esentati dall’IMU, per intero per i garage e le cantine che sono allagate sei mesi l’anno, e per una parte per gli appartamenti (che ovviamente sono deprezzati), anche perché il grosso delle spese di svuotamento e gestione dell’emergenza è sempre stato pagato da loro. Speriamo che questo possa essere almeno un segno di interesse da parte delle istituzioni, in attesa che finalmente il problema venga risolto.

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martedì 21 maggio 2013, 23:13

In marcia per il Fila

So che molti non capiscono perché oltre diecimila persone – il doppio o il triplo di quelle che hanno manifestato contro l’inceneritore – possano scendere in piazza per la ricostruzione di un ex stadio, ora futuro campo di allenamento e centro culturale.

Molti, peraltro, non hanno nemmeno capito bene di cosa si tratti, spesso grazie ad azioni di disinformazione mediatica. Per esempio, molti pensano che là si voglia costruire “il terzo inutile stadio di Torino”, quando invece si costruirà un centro sportivo con due campi, di cui uno senza tribune e uno con una tribuna da massimo 4000 posti, come quella che si può trovare nei campetti di estrema provincia; nessuna partita del Toro, giovanili a parte, si disputerà mai al nuovo Filadelfia; vi sarà invece un’area culturale, museale e aggregativa, che giustifica l’interesse pubblico nel costruire quest’opera con gli oneri di urbanizzazione già pagati dai privati per risistemare la zona; e quanto alla provenienza dei fondi, vale la pena di rileggere la spiegazione di un anno fa.

Credo però che in questo momento sia opportuna una riflessione sul pregiudizio anti-calcio di una parte dell’opinione pubblica e della politica, anche dentro il Movimento 5 Stelle. In parte il pregiudizio è giustificato dalle mafie, dalle quantità abnormi di soldi, dall’antisportività, dalla violenza del calcio italiano; e però, stupisce la facilità con cui persone che magari sono pronte a difendere per ore (giustamente) i No Tav dall’accusa, letta su un giornale, di essere dei facinorosi violenti, sono poi pronte a credere allo stesso giornale quando attacca allo stesso modo i tifosi di calcio.

Una grande parte della tifoseria del Toro, in particolare, ha una tradizione di impegno civile molto lunga; la trovate in piazza non solo per il Fila, ma alle manifestazioni dei lavoratori e ai cortei contro il Tav. La trovate in mezzo a raccolte di beneficenza, attività sociali, e persino ad agitare polemicamente in curva le foto di Falcone e Borsellino durante il minuto di silenzio per Andreotti.

Per questo credo che sia sbagliato liquidare i diecimila di ieri come una cittadinanza minore, meno degna di ascolto; e che ci si debba liberare di un pregiudizio anticalcistico basato sulla non conoscenza delle cose, e purtroppo molto diffuso in politica, specialmente nella sinistra: quella che non a caso, dall’alto del proprio snobismo verso le grandi passioni degli italiani, perde sempre le elezioni.

So comunque che chi non ha sin da bambino la malattia granata, quella che ti porta a resistere stoicamente persino a vent’anni di Ipoua e Pellicori, non capisce cos’abbia di speciale quel pezzo di prato e cosa rappresenti per così tante persone. Non credo di poterlo spiegare; ma credo, perlomeno, di poter chiedere rispetto.

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venerdì 10 maggio 2013, 13:51

Chiediamo per voi

L’attività consiliare non è fatta solo dei grandi temi, quelli che finiscono sul giornale, quelli a cui di solito dedichiamo i post e le discussioni più accese in rete. Ognuno di noi riceve ogni giorno parecchie segnalazioni di problemi e proposte, di solito accompagnate da una richiesta di incontro; alcune vicende riguardano situazioni personali, mentre altre hanno un valore collettivo. Noi cerchiamo per quanto possibile di dare ascolto e seguito a tutti, anche se questo spesso ci impedisce di approfondire tutto; spesso le segnalazioni potrebbero dare il via a indagini o studi interessanti, ma che richiederebbero ore o giorni da dedicare a quel singolo problema, cosa di cui non disponiamo; per questo chiediamo ai cittadini di attivarsi, ad esempio nei gruppi di lavoro.

Comunque, quando le segnalazioni riguardano problemi collettivi, spesso ci ritagliamo le ore necessarie per analizzarle e produrre una interpellanza, ovvero un atto che richiede alla giunta comunale di rispondere alle nostre domande ufficialmente, in aula, con ciò costringendo l’amministrazione a prendere atto del problema e “mettere la faccia” su promesse di risoluzione. Le interpellanze vengono trattate il lunedì mattina in un’aula solitamente deserta, dato che ognuno viene soltanto a sentire le risposte alle proprie, e che sono solo alcuni consiglieri, praticamente tutti di opposizione, a utilizzare regolarmente questo strumento. Noi, però, quando possibile estraiamo il video e lo mettiamo sul nostro canale Youtube; inoltre i video sono reperibili sul sito del Comune, nella sezione dei verbali del consiglio.

In questi due anni, io ho scritto e presentato 124 interpellanze, più un altro centinaio scritte da Chiara (ognuno di noi firma le interpellanze dell’altro) e qualcuna presentata insieme ad altri colleghi. Per darvi qualche piccolo esempio, qui sotto riporto i video di alcune delle interpellanze di cui mi sono recentemente occupato io, con una piccola spiegazione; così potrete capire che fine fanno le vostre segnalazioni, o le mie osservazioni di situazioni problematiche.

I) Qualche tempo fa, diversi cittadini si sono accorti che i nomi e i dati dei propri cari defunti erano stati riportati senza autorizzazione su un sito Web organizzato come “cimitero virtuale” da una società di origine americana, con tanto di offerte di servizi aggiuntivi a pagamento; i dati erano stati scaricati dal sito del Comune, che li pubblica in maniera aperta a tutti. Questa è la spiegazione data dall’amministrazione su come sia stato possibile: in pratica, attendono da un anno e mezzo un parere del garante della privacy sulla legittimità della pubblicazione, legittimità che secondo me, come sentite nella mia risposta, è molto dubbia.

II) Negli anni subito prima del 2006, corso Francia è stato oggetto dei lavori per realizzare la metropolitana; a fine lavori, solo il tratto fino a piazza Bernini fu risistemato, mentre il resto fu rappezzato alla meglio a titolo “provvisorio”. Tuttavia, da allora la risistemazione definitiva del tratto più periferico viene continuamente rinviata per mancanza di fondi, e allora noi abbiamo chiesto, per la seconda volta da quando siamo stati eletti, quand’è che pensano di farla, o se (come di fatto ci dicono) l’opera sia ormai passata in cavalleria, e in questo caso se non si possano almeno sistemare le buche e i punti pericolosi.

III) L’hitball è uno sport nato a Torino e che vanta in città un buon numero di praticanti, tanto che negli anni si era parlato di aggiungere una seconda sede all’unico impianto disponibile… fin quando non si è scoperto che la Città vuole sfrattare gli sportivi dall’unico impianto perché ha venduto l’area agli “operatori immobiliari”.

IV) Il fenomeno dei furti di rame e del commercio illegale di rame è in continua crescita, e viene spesso collegato nell’opinione popolare ai roghi nei campi nomadi: è vero? Cosa fa l’amministrazione per reprimere questi fenomeni, e quanto spesso interviene?

V) Con un blitz, alcune settimane fa i vigili urbani hanno fatto chiudere alcune copisterie in cui si fotocopiavano testi universitari; eppure le fotocopie sono l’unico modo con cui molti studenti possono avere accesso ai testi. Siamo sicuri che l’intervento sia stato fatto correttamente, e come possiamo aiutare il diritto allo studio?

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venerdì 3 maggio 2013, 11:51

La violenza

Come ormai sa tutta Italia, questa settimana sono stato processato dai media. Per aver lanciato un allarme sull’estensione della rabbia violenta contro le istituzioni, che chiunque può percepire da una qualsiasi conversazione per strada, sono stato accusato di fomentarla e di esserne contento; idem, ieri, per il professor Becchi. Da buona tradizione italica, difatti, il modo con cui lo Stato affronta i problemi è far finta che non esistano, almeno fin che non si arriva all’emergenza (una conclusione spesso voluta, dato che l’emergenza è una buona scusa per abolire controlli e garanzie e fare con la cosa pubblica ciò che si vuole). Eppure, bastava sapere l’italiano e leggere ciò che ho scritto.

La reazione scomposta dei media e dei partiti alle mie parole, comunque, dimostra non solo l’attitudine – ovvia e inevitabile in Italia, ma comunque riprovevole – a manipolare le parole degli avversari politici e mettergli in bocca cose che non hanno detto per poterli attaccare (e anche questa, per quanto verbale, è violenza), ma la spaventosa distanza tra i circoli della politica e dell’informazione nazionale e la realtà dell’Italia di oggi. Probabilmente queste persone non escono mai dalle auto blu, dai salotti e dagli studi televisivi, perché basta prendere l’autobus o fare due passi in un mercato o aprire un qualsiasi spazio di discussione politica in rete per toccare con mano ciò che io ho riportato. Le reazioni scandalizzate non risolvono la situazione, anzi la peggiorano, perché la radice della rabbia è proprio la sensazione di essere esclusi e non ascoltati dalle istituzioni.

A nessuno fa piacere essere sputtanato a reti unificate e a livello nazionale per qualcosa che non si pensa e non si è detto, specialmente dopo aver dedicato anni della propria vita al bene comune. Peraltro io ho imparato a ignorare i media; chi mi conosce sa come sono e certamente sa che non ho la minima simpatia per la violenza, né sarei in grado di praticarla. Mi ha fatto piacere la solidarietà o perlomeno la comprensione giunta da centinaia di cittadini e da ambienti anche ben lontani dal Movimento, da Nuova Società a esponenti di SEL e della sinistra passando per alcuni giornalisti dell’Espresso, e ovviamente quella di esponenti a cinque stelle di mezza Italia, come Alessandro Di Battista e Stefano Camisasso. Mi è spiaciuto un po’ per il silenzio quasi completo del resto del Movimento torinese, ma non mi aspettavo altro.

Tuttavia, pur capendo il desiderio di non farsi trascinare in polemiche strumentali, la controversa dissociazione di ieri (dei parlamentari da Becchi) mette in evidenza una timidezza dei vertici del Movimento che trovo preoccupante. Difatti, il Movimento 5 Stelle è l’alternativa democratica alla rabbia di piazza; quelli che più spesso fanno riferimenti violenti non sono gli elettori convinti del Movimento, ma quelli che ci credono poco, o più ancora quella metà o quasi degli italiani che non crede più nella politica, Movimento compreso, che non va più a votare e che non crede a una soluzione istituzionale della crisi. Guai se anche il Movimento cominciasse a non avere più empatia verso la rabbia degli italiani, a non comprenderla e non farla propria, calmandola e trasformandola in protesta istituzionale: vorrebbe dire perdere altri italiani alla dialettica democratica.

La violenza è sbagliata verso chiunque e non ha mai risolto niente, non va tollerata e non va nemmeno giustificata. Va però capita, nella sua forma moderna e spaventosa che non è più la violenza di massa, ovvero un terrorismo organizzato e controllato ideologicamente che può essere individuato e infiltrato, ma la violenza di moltitudine, ovvero una grande quantità di individui che agiscono da soli in maniera imprevedibile e incontrollabile. L’unica soluzione è eliminare le cause prime della rabbia, che non sono le parole violente – altrimenti a forza di fucili di Bossi saremmo già nel caos da vent’anni – ma le difficoltà economiche della crisi, che portano milioni di italiani alla disperazione.

E dunque, cari governanti, invece di indignarvi e di rafforzarvi le scorte, trovate i soldi per garantire a tutti gli italiani almeno la sopravvivenza; risparmiateli, prendeteli a prestito, stampateli, non importa, basta che li tiriate fuori qui e subito; perché nessun ordine sociale è mai sopravvissuto a lungo alla fame dei propri cittadini.

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