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Archivio per il mese di ottobre 2006


martedì 31 ottobre 2006, 16:25

Cortine di fumo

Ormai siamo verso la fine del secondo giorno dell’IGF; domani sarà il momento del nostro workshop sulla Carta dei Diritti, ma si possono già trarre alcune conclusioni.

L’aspetto più positivo è ovviamente quello sociale. Ieri è arrivato il grosso della delegazione, e ho avuto modo di spendere un pomeriggio, una serata e una mattinata con loro. Sono persone piacevoli, e certo fa un certo effetto andare al ricevimento con Rodotà e signora e sentire racconti tipo “Eh, quella volta che eravamo a cena da Napolitano… è la volta che poi venne anche Lula, da giovane, e non aveva una lira… ti ricordi che battuta fece Mussi, ah ah!”, il tutto condito da scatti per la conquista del buffet assolutamente giovanili. Con Cortiana ormai c’è molta confidenza, mentre Rodotà ha una profondità intellettuale che affascina ma anche intimidisce… per quanto sia pure un accanito tifoso del Cosenza, così si può anche parlare di calcio.

Per il resto questa conferenza non è male, ma ha un problema di fondo: è stata completamente evirata e resa inoffensiva per le lobby multinazional-statunitensi. Le sessioni principali sono organizzate come uno show televisivo: c’è un giornalista della BBC che fa delle domande a un panel infinito, raccogliendo poi altre domande dal pubblico. In teoria il Forum dovrebbe permettere a chiunque di dire la propria, ma devi mettere prima per iscritto chi sei e cosa vuoi dire, e poi loro decideranno se si può fare, e se è abbastanza “spettacolare” come domanda. Il risultato è un qualcosa che sarebbe decisamente bello da vedere in TV, ma che potrebbe essere utile solo per chi non ha mai sentito parlare di queste cose; per persone che se ne occupano da anni e vengono qui per far avanzare la discussione su misure concrete da prendere, è semplicemente inutile, anzi frustrante.

Oltretutto, l’organizzazione è molto attenta ad orientare la discussione. Stamattina, ad esempio, c’era la sessione sulla libertà in rete, e molti di noi avrebbero voluto parlare di brevetti software, proprietà intellettuale, software libero, accesso alla conoscenza, trusted computing… Invece, il moderatore ha introdotto il suo tema, che era la libertà di espressione in Cina, ed è andato avanti per oltre due ore su quello. Tutto il resto, compreso il caso del blogger greco arrestato pochi giorni fa, è stato discusso al massimo per dieci minuti, più spesso omesso. Il Patriot Act è stato menzionato forse una volta, le domande sul regime della proprietà intellettuale ridotte al minimo necessario; sembrava che al mondo ci fosse solo un male, la Cina, e al massimo Yahoo e Cisco che gli consegnano gli strumenti per identificare i dissidenti.

Si è giunti al punto che il rappresentante del governo cinese ha dovuto prendere la parola e chiedere gentilmente di metter fine a questa sfilza di critiche al suo Paese. Sono giustificate, per carità, e lui si è anche reso ridicolo sostenendo che in Cina non ci sono restrizioni alla libertà di espressione, però io ho trovato l’intera faccenda abbastanza vergognosa.

Ad ogni modo, anche se io non riesco mai a prendere la parola, ieri pomeriggio sono riuscito a far parlare il sottosegretario Magnolfi, mediante negoziazioni a margine della seduta: gli interventi/domanda erano di 60-90 secondi l’uno, e lei si era preparata un discorso stampato di tre pagine… Alla fine però il contenuto del suo intervento è stato molto apprezzato: bene. Anche se dovrò pagare delle cene per questo.

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lunedì 30 ottobre 2006, 10:35

L’apertura

La prima giornata dell’IGF si è appena aperta, in un clima di grande eccitazione ma anche di grande confusione. E’ una prima assoluta e sono molte le cose che non funzionano, da quelle piccole (non ci sono prese di corrente in sala…) a quelle grandi: la scelta di una zona di turismo di lusso, in un albergo da 170 euro a notte, è decisamente esclusiva; io sto in una quasi-topaia che costa 130 euro (altri dettagli qui), e un panino all’albergo costa 15 euro… insomma, i greci stanno cercando di farci i soldi.

Ora sta parlando il primo ministro greco, leggendo un discorso che è un copia e incolla di tutti i documenti precedenti di questo processo: ho persino riconosciuto parola per parola una frase che ho scritto io… Si è anche vantato che la Grecia ha “uno dei più alti tassi di crescita al mondo delle connessioni a banda larga” (prima erano due, ora sono quattro?). Ma insomma, è normale: in questo genere di occasioni viene mandato ad aprire un politico di alto livello che solitamente non capisce nulla dell’argomento, e si limita a leggere qualcosa scritto dall’assistente del vice del direttore del ministero responsabile, l’unico che abbia veramente usato Internet in vita sua.

Il posto però è bello, ed è sempre piacevole essere qui nel mezzo dell’azione. Resta da vedere se tutto questo riuscirà prima o poi ad avere impatti pratici, ma insomma, siamo qui per provarci.

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domenica 29 ottobre 2006, 09:29

IGF

Oggi sono in partenza per Atene, dove si sta per tenere l’Internet Governance Forum delle Nazioni Unite.

Si tratta di un nuovo “coso” di cui io sono stato uno degli inventori, quando facevo parte del WGIG, e a cui quindi tengo particolarmente. Deve essere per questo che sono un po’ deluso già in partenza, visto che l’originale idea di un forum aperto e auto-organizzato si è scontrata con la realtà dei rapporti di forza internazionali e con la scarsa voglia degli americani di permettere discussioni troppo sovversive, ragion per cui le sessioni aperte sono state sostituite da panel di esperti sufficientemente inoffensivi, e così via.

Cercherò comunque di bloggare qualcosa durante la settimana, anche per le persone (non molte, ma comunque neanche pochissime) che seguono questo genere di attività dall’Italia. Vista l’audience, cercherò di farlo anche in inglese, e a questo scopo ho aperto un blog sulla piattaforma collaborativa che è stata preparata da alcuni volenterosi. E poi, spero di essere online, anche se non ci sono ancora notizie sulla connettività in loco.

Pare comunque che i greci abbiano deciso di far partire le cose nel migliore dei modi: sembra che due giorni fa abbiano arrestato un blogger perchè nel suo aggregatore di feed era comparso un post altrui contenente un link a un sito, ospitato in America, che ironizzava su un famoso telepredicatore. Che i tunisini siano così naif da farsi questo genere di autogol non sorprende, ma che lo facciano i greci… indigna soltanto. Se la notizia sarà confermata, alla cerimonia di apertura di lunedì mattina, officiata dal Primo Ministro greco, potrebbe esserci un discreto casino.

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sabato 28 ottobre 2006, 17:29

Tedeschi

Oggi pomeriggio stavo riordinando le foto del mio giro a Berlino di un mesetto fa, e me ne sono capitate due che volevo pubblicare, a proposito dei tedeschi e della loro maniacale, nevrotica necessità di organizzare tutto fin nei minimi dettagli (che però, bisogna riconoscere, rende varie cose in Germania molto più facili).

La prima riguarda le toilette: d’accordo, la stazione della metro di Alexanderplatz è enorme e frequentatissima, e quindi è logico che ci sia bisogno anche di molti bagni, e ben segnalati. Ma da qui al mettersi a realizzare e pubblicizzare dappertutto il “WC Center“, dove grandi e piccini potranno trovare tutto ciò che fa toilette e soddisfare in modo facile e veloce le proprie necessità mingitorie, ce ne passa!

DSC04592s.JPG

La seconda riguarda un segnale che sta nel seminterrato dell’ingresso del museo di Pergamo, anche lì vicino ai cessi. E’ quello più a destra nella foto: riuscite a interpretarlo?

DSC04656s.JPG

Alla fine la mia teoria è che indichi ai gruppi di lasciar passare prima i singoli nella coda per il bagno, ma potrebbe voler dire tante altre cose, da “almeno uno si metta fuori dalla tappezzeria a pallini” a “uno di voi verrà inesorabilmente schiacciato da un peso di una tonnellata”. Suggerimenti?

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sabato 28 ottobre 2006, 09:09

Io e A

Non sarà il dialogo tra nerd del blog di Nya, e nemmeno un film di Woody Allen, ma ieri sera, in quattro ore passate davanti a un aperitivo e una birra, ho avuto modo di dialogare parecchio con un amico (A) che non vedevo da mesi. E così, ho pensato di riportarne qualche brano.

A: Sai, a maggio ho lasciato il lavoro, non ne potevo più…
V: Eh, l’ho fatto anch’io, a fine settembre…
A: Ma come, tu non lavoravi per la tua stessa azienda?
V: Sì, mi sono licenziato da solo!
A: Io invece un giorno ho semplicemente smesso di andare in ufficio. Siccome non avevo il coraggio di dirlo a nessuno, per una settimana ho chiuso la macchina in garage ogni mattina, e mi sono nascosto a dormire in soffitta, sulle assi del pavimento.
V: E poi?
A: E poi una mattina è arrivato mio padre a cercarmi e a bussare alla porta, era agitatissimo, pensava che avessi fatto chissà cosa… neanche mi fossi ammazzato…

A: Alla fine con la mia fidanzata mi sono mollato, ho passato tutto giugno a guardare i mondiali da solo in casa… Poi però ci siamo risentiti, abbiamo fatto le vacanze insieme. Quando siamo tornati però sono andato di nuovo in crisi e ci siamo lasciati.
V: Mi dispiace…
A: Insomma, anche se penso che questa volta sia definitiva, ho fatto un po’ di tira e molla!
V: Figurati, non sai quanto ne ho fatto io: con Elena ci siamo ancora frequentati per tre settimane, a luglio…
A: Questo luglio? Dopo due anni e mezzo? Grande!!
V: Sì, ma poi abbiamo litigato secco, da allora ho troncato.
A: Anche io, ma penso spesso di scriverle…
V: Eh, va a periodi, ultimamente è rivenuta voglia anche a me, chissà come sta, cosa fa…
A: Sai, stavamo proprio bene insieme… ognuno coi suoi problemi, ognuno col suo analista, eravamo una coppia patologica!
V: A chi lo dici…

A: Ho pensato di chiamarti un mese fa per andare insieme a Milano, c’è una conferenza… e pensavo che ci parlasse anche l’ex della mia ex…
V: Ah, me ne avevi parlato! Ma lui non c’entra niente, si erano mollati prima che lei si mettesse con te…
A: Eh, purtroppo quest’anno non c’era… io volevo andare apposta lì e tirargli giù lo stand…
V: Beh… ti capisco: quando uno si odia troppo, il cervello reagisce e per evitare l’autodistruzione scarica la rabbia su qualcuno che non c’entra niente… figurati che nel mio periodo peggiore io me la sono presa con un amico che non c’entrava nulla, semplicemente perchè aveva un vago collegamento col tizio per cui Elena mi aveva lasciato… l’ho riempito di insulti senza senso, me ne vergogno ancora adesso…
A: Sì ma il mio tizio se lo meritava!

A: Da maggio ho anche cambiato analista… questo almeno è onesto, non costa molto, mi prende 40 euro a seduta…
V: Sì, anche il mio… ma io vado tre volte alla settimana, fanno quasi 500 euro al mese!
A: Ma anche io, io faccio 400 euro al mese forfettario, è poco: l’analista precedente voleva 110 euro a seduta… un vero ladro…
V: Eh? Che ladro!!
A: Comunque è bello, mi trovo bene, vedo già dei risultati, anche se so che è lunga… X [conoscente comune, ndr] è in analisi da otto anni, mi dice che secondo lei dovrebbero andarci tutti…
V: Sono assolutamente d’accordo, se penso a come sono cambiato io in questi due anni e mezzo…
A: Solo che in media io vado due volte su tre… se sono già andato lunedì, il martedì cosa vado a fare? Non ho niente da dire, che gli racconto, che ho stirato le camicie?

Contrariamente a quello che potreste pensare, è stata davvero una bella serata.

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venerdì 27 ottobre 2006, 12:46

Madonna, salvami l’anima

L’adozione è un argomento controverso: prima il caso della bambina bielorussa adottata mediante rapimento da una coppia di Genova, poi il caso del bambino malawense (malawiano? malawico?) adottato mediante rapimento da Luisa Veronica Ciccone, in arte Madonna.

Nel primo caso, si sono spesi fiumi d’inchiostro per discutere tra favorevoli e contrari, con una preoccupante tendenza a giustificare il rapimento sulla base dell’assunto che due genitori chiaramente ossessionati dall’idea di possedere una figlia (in senso proprio, anche se non biblico: hanno approcciato l’intero caso come quello di un pacchetto dell’ufficio postale da nascondere nell’armadio per non doverlo restituire) fossero comunque meglio della vita originale in Bielorussia, che con quel nome lì evoca solo gulag e verdura bollita.

Quando è apparsa sulla scena a fare la stessa cosa una famosa rockstar, i giudizi si sono subito rovesciati: lo fa per egoismo, è superficiale, è presuntuosa. Ci sono delle diversità tra i due casi, ed è bene non accomunarli; nello specifico, ogni bambino e ogni adozione sono una storia a sè che merita attenzione specifica. Allo stesso tempo, ho trovato illuminante l’intervento del padre africano, che ha detto una semplice verità: io non ho i soldi per far crescere questo bambino, di lui che me ne faccio?

Non so, anche se lo ritengo probabile, se la signora Ciccone abbia adeguatamente compensato il suddetto padre; o comprato il bambino, se preferite. Di sicuro, non ci sono state valutazioni psicologiche e procedure giudiziarie. Eppure, questo caso ha dimostrato una delle verità elementari della società umana: che qualsiasi cosa, anche un bambino, anche l’amore, ha un prezzo in denaro.

Nessuno di noi venderebbe un figlio; eppure anche le cronache italiane sono piene di casi di bimbi ceduti da famiglie degradate delle nostre periferie. Il punto quindi non è se si possa o meno cedere un figlio per questioni di soldi, ma è quanta fame hai; esistono una quantità di fame e una corrispondente quantità di denaro sufficienti a passare sopra anche ai sentimenti più profondi. (Stavo anche per dire che nessuno si sposerebbe solo per denaro, ma le cronache sono piene di matrimoni tra belle ragazze e vecchi miliardari bavosi, e recentemente – la conquista della parità – anche tra bei ragazzi e vecchie miliardarie bavose.)

Forse è per questo che tutti i benpensanti del pianeta se la sono presa con Madonna. Perchè a tutti noi piace credere alle fiabe, quelle in cui Lucia mica la dà a don Rodrigo, e alla fine si sposa con Renzo; ci danno speranza, ci fanno sentire migliori. Ci piacerebbe che il padre africano lavorasse giorno e notte (peraltro, probabilmente lo fa già) pur di non dare via suo figlio, e sputasse sull’assegno della ricca miliardaria, perchè a chi interessa una vita improvvisamente agiata, se in cambio si deve rinunciare a uno dei propri figlioletti?

Già, a chi? Ho visto troppe persone chiedere a Madonna di recitare il ruolo della strega cattiva, per sentirsi più buone; e scandalizzarsi con un “io non l’avrei mai fatto”, che, a parità di condizioni, sarebbe tutto da provare. Madonna, salvami l’anima.

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giovedì 26 ottobre 2006, 22:03

Mortadella paranoica

Oggi il Mortadella era discretamente indignato: prima delle elezioni hanno setacciato la mia vita in modo indecente, per trovare qualcosa con cui attaccarmi. Ma io non mi piego!

Poi uno va a guardare, e scopre cosa è successo: centinaia di dipendenti delle Agenzie delle Entrate di tutta Italia, ogni volta che i giornali riportavano la notizia (vera) delle donazioni fatte da Prodi ai figli prima di andare al governo e ripristinare la tassa di successione, hanno utilizzato il proprio accesso di lavoro per andarsi a leggere l’ultima dichiarazione dei redditi e le registrazioni degli atti notarili che lo riguardano (pubblici per legge). Insomma, si sono fatti i cazzi di Prodi.

Certamente hanno abusato dei propri strumenti di lavoro; certamente hanno perso dieci minuti che potevano dedicare ai propri compiti. Ma non hanno violato la privacy di Prodi, visto che le dichiarazioni dei redditi dei politici sono pubbliche (ogni anno i giornali fanno la classifica) e che una persona con una carica pubblica così importante deve rispondere di tutti i propri comportamenti. Anzi, in un certo senso hanno lodevolmente applicato la mentalità hacker, andando a verificare se i giornali raccontavano balle o meno – magari avessero anzi bloggato il risultato…

Di sicuro, questi impiegatucci ministeriali non l’hanno “spiato indecentemente” per alterare il risultato delle elezioni; magari, in mezzo alla massa di cazzeggioni semplici, qualcuno che passava dati a qualche partito o giornale non amico ci sarà anche stato, ma sempre di dati pubblici si trattava. Insomma, temo che Prodi abbia deciso di usare le stesse tattiche salva-cadrega di Berlusconi: se sei in difficoltà, distrai il popolo alzando un polverone e lamentando complotti alle tue spalle.

In tutto questo è degna di nota anche la dichiarazione del ministro Lanzillotta (quella della colazione con Bill Gates) alla trasmissione di Santoro: “Non si capisce perchè uno dei funzionari che lottano contro l’evasione fiscale dovrebbe andare a controllare Prodi: non ha mica un’azienda!”. Siamo lieti di sapere che, secondo il governo di centrosinistra, per evadere le tasse bisogna essere imprenditori.

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giovedì 26 ottobre 2006, 17:19

Sfratti

Ha fatto molto rumore la sconfitta subita ieri dal governo in Parlamento in sede di votazioni sulla Finanziaria, per quanto riguarda l’ennesimo decreto sugli sfratti. Si trattava dell’ennesima edizione di quel provvedimento che viene riproposto ogni tanto, per impedire l’esecuzione degli sfratti e rimandarli di qualche mese. Questo, in particolare, riguardava alcune categorie specifiche: anziani e famiglie con handicappati a reddito medio-basso. L’aula non si è limitata a bocciarlo: ha deciso che un provvedimento del genere è anticostituzionale, il che rende complessa la sua riproposizione.

Nello specifico, si è trattato di un incidente politico: come saprete, la maggioranza al Senato ha solo un paio di voti di margine, e siccome molti senatori hanno anche altro da fare possono esserci delle assenze, che fanno immediatamente mancare il governo. Si sono viste scene ridicole, come quella dei senatori di maggioranza che fanno ostruzionismo a se stessi, prendendo la parola uno dopo l’altro per dire stupidaggini in modo da far passare il tempo fino a che uno o due assenti della maggioranza non rientrano in aula.

La materia è importante. Ieri in radio sentivo un rappresentante degli inquilini lamentarsi per gli anziani costretti a lasciare le loro case in centro, che i padroni vogliono riaffittare a prezzo più elevato oppure vendere, e andarsene in periferia. Ci sono certamente necessità di assistenza che lo Stato deve affrontare.

Allo stesso tempo, trovo incivile che queste necessità di assistenza vengano scaricate sui privati, colpevoli soltanto di possedere un alloggio e di averlo affittato a una persona in difficoltà (tra l’altro si sente talvolta di gente che evita di affittare ad handicappati anche per questo motivo). In Italia, la casa è la forma principale di investimento per le famiglie, e non tutti i padroni di casa sono ricchi speculatori.

Ci sono non pochi casi di persone che sono a loro volta in mezzo alla strada, e pur possedendo un appartamento, magari ereditato dalla nonna, non riescono a rientrarne in possesso perchè lo sfratto di fine contratto è bloccato per due anni, e poi ancora per uno, e poi ancora per sei mesi, da leggi di proroga successive. In questo periodo (ammesso che non lo facesse già prima) l’inquilino di solito smette di pagare l’affitto – tanto è già sfrattato… – mentre il proprietario è tenuto a continuare a pagare ICI e spese condominiali. Un inquilino teoricamente disagiato finisce per diventare, grazie alla pietà della legge, uno sfruttatore del proprietario di casa sua. Così, magari, in periferia ci finisce il proprietario e non il suo inquilino.

Eppure, specie nella sinistra italiana, quando si parla di questo argomento si ottiene quasi sempre un coro di simpatia per gli inquilini, povere vittime della società, e di riprovazione per i padroni di casa. Colpevoli di possedere una casa.

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mercoledì 25 ottobre 2006, 17:32

Vivere con se stessi

È piuttosto noto a chi mi conosce bene che la mia personalità è di tipo fortemente narcisistico, non solo nella interpretazione comune del termine, ma anche in quella clinica: ricado totalmente in sei o sette dei nove criteri diagnostici e anche nella maggior parte della descrizione clinica. Sono peraltro anche fortemente dipendente, il che mi rende difficile fare delle scelte e, in generale, sopportare la solitudine.

Una delle manifestazioni del narcisismo è quella di passare molto tempo nel proprio mondo interiore, sia per via della difficoltà indotta nei rapporti interpersonali, sia per via della necessità di concepire continuamente nuovi modi di avere successo per nascondere la propria sensazione di inferiorità congenita. Si finisce insomma per essere completamente assorbiti nei propri pensieri e nell’osservazione di se stessi, staccando il contatto con la realtà.

Una conseguenza di tutto questo sono alcuni tratti molto buffi. Ad esempio, questa mattina ho ritrovato l’avviso di giacenza di una raccomandata; all’ora di pranzo ero però ancora a casa in pigiama, a leggere e scrivere mail, e non avevo molta voglia di uscire. E’ cominciato allora un thread collaterale di pensiero che verteva sulla scelta, naturalmente complicatissima, se fosse meglio vestirsi e andare all’ufficio postale oppure rimandare a domani. Avendo imparato a gestire questo genere di situazioni mediante meccanismi per interrompere i loop infiniti, ho utilizzato un interrupt di basso livello per controllare il corpo, e così, mentre continuavo a pensare alla scelta da fare, mi sono lavato, vestito, e sono uscito di casa.

Solo allora il cervello si è riconnesso col mondo reale, si è guardato attorno, ha notato che c’erano il sole, una strada, delle case e delle aiuole, ed è rimasto basito; quindi ha chiesto al corpo dove fossimo, e che cavolo stesse succedendo. Il corpo ha fatto notare al cervello che eravamo già fuori, e che quindi, con o senza di lui, la decisione sulla questione era già stata presa; al che, il cervello si è stupito, ci è rimasto un attimo male, poi ha alzato le spalle e con sollievo ha preso atto del fatto che non c’era più la necessità di fare una scelta.

Ma questo non è certo l’unico caso: mi succede ad esempio di meditare su cosa voglio mangiare a cena mentre sto scolando e condendo la pasta…

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martedì 24 ottobre 2006, 17:16

[[Keane – Crystal Ball]]

Ma quanto siamo meteoropatici noi esseri umani? Oggi finalmente su Torino è spuntato il sole, ed è una bellissima giornata d’inverno, di quelle senza una nuvola, col venticello che sa già di montagna, e col sole basso e giallo che illumina alberi e palazzi in orizzontale. E così stamattina ho inforcato la bici, e poi mi sono goduto il pranzo su una panca di piazza Castello, e il giro assolutamente felice e privo di obiettivi per luoghi del centro poco conosciuti, come piazzetta Mollino e la Cavallerizza Reale, e poi per i Giardini Reali e su lungo la Dora e via Stradella fino al mio ufficio. Anche essere disoccupati (pardon, liberi professionisti) ha i suoi bei vantaggi.

Pertanto, mentre voi commentate il post precedente, io mi prendo un attimo per bloggarvi questo pezzo, che è non il primo ma il secondo singolo dal nuovo album dei Keane. Di fronte al problema con la P maiuscola dei gruppi rock che hanno gran successo al primo colpo – quello di azzeccare il secondo disco per non diventare una one-hit wonder e scivolare nell’oblio – i Keane, per non sbagliare, hanno scelto di adeguarsi al sound elettrogalattico dei Coldplay di X&Y, che va di gran moda. Questo brano, però, con le sue infinite guitar (vent’anni dopo The Joshua Tree) e con il suo ritornello intersecato, è proprio carino; e poi ci sta bene, cercando di decifrare il futuro.

Who is the man I see
Where I’m supposed to be
I lost my heart, I buried it too deep
Under the iron sea

Oh, crystal ball (crystal ball,
save us all) tell me life is beautiful
Mirror, mirror on the wall

Lines ever more unclear
Not sure I’m even here
The more I look the more I think that I’m
Starting to disappear

Oh, crystal ball (crystal ball,
save us all) tell me life is beautiful
Mirror, mirror on the wall
Oh, crystal ball (hear my song,
I’m fading out) everything I know is wrong
So put me where I belong

I don’t know where I am
And I don’t really care
I look myself in the eye
There’s no one there
I fall upon the earth
I call upon the air
But all I get is the same old
Vacant stare

Oh, crystal ball (crystal ball,
save us all) tell me life is beautiful
Mirror, mirror on the wall
Oh, crystal ball (hear my song,
I’m fading out) everything I know is wrong
So put me where I belong

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