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Archivio per la categoria 'StillLife'


mercoledì 20 giugno 2018, 12:12

Italia spaghetti pizza mandolino (2), ovvero se non ci fosse l’ACI bisognerebbe evitare di inventarlo

Volete sapere come finisce la storia che vi ho raccontato lunedì? Ecco qui.

Ieri mattina alle otto meno un quarto, con una giornata di lavoro da fare e un aereo da prendere alle sette di sera, mi sono presentato agli uffici di Equitalia in centro a Torino. C’erano già quattro persone, tutte in panico: un grosso cartello sulla porta avvertiva che il servizio quella mattina sarebbe stato ridotto o forse nemmeno aperto, causa “assemblea sindacale”. Tu hai cinque giorni per pagare, ma loro possono farne saltare uno perché sì, tanto tu non hai niente da fare, che ti costa tornare domani?

Per fortuna alle otto e un quarto hanno comunque aperto un discreto numero di sportelli, e dopo aver difeso coi gomiti la posizione acquisita nei confronti di un appena arrivato e ridente sessantenne lampadato con l’aria da manager, che in quanto tale voleva passare prima di tutti perché lui ha da fare non come noi sfaticati, spiego all’inserviente cosa devo fare e lui mi dà tre numerini per tre code diverse: una per ripagare per la seconda volta la mia cartella per 569 euro, una per chiedere il rimborso del pagamento precedente di 519 euro, e una per chiedere il documento per la rimozione del fermo amministrativo.

Ovviamente i primi due mi hanno chiamato insieme, ma devo dire che sono stati gentili, permettendomi di rimpallare da uno sportello all’altro e fare le due cose in parallelo, e quello del pagamento mi ha addirittura fatto lui anche il documento per il fermo.

Qui, però, si è ripresentato Kafka: la signora del rimborso mi ha chiesto se invece non volessi usare il pagamento non andato a buon fine in compensazione per il ripagamento della cartella. In pratica, dunque, tu non puoi pagare un debito INPS con un credito IRPEF, ma una volta che loro il credito IRPEF se lo sono comunque preso e tenuto mettendoti intanto il fermo a tua insaputa, esso diventa un credito Equitalia e quello è compensabile con il debito INPS: diabolico!

Peccato che scegliendo questa strada avrei dovuto aspettare un tempo imprecisato perché la compensazione fosse effettuata, rimanendo nel frattempo col fermo sulla macchina. Quindi l’unica soluzione per sbloccare subito l’auto era ripagare la cartella separatamente e chiedere il rimborso del primo pagamento. Ovviamente la cartella continua a maturare interessi (circa il 10% in due anni e mezzo) e va pagata subito, mentre il rimborso avverrà “mah, non si sa, se tra un paio d’anni non l’ha ancora ricevuto si faccia sentire”: mi sono messo un appunto su Google Calendar nel giugno 2020.

Ma il punto più assurdo deve ancora venire: pago, mi danno la quietanza e il nulla osta all’annullamento del fermo, con quello vado all’ACI in via Giolitti per far togliere il fermo al PRA e… non si può: manca un documento. Quale? Ma il certificato di proprietà dell’auto, quello che prova che io ne sono il proprietario e che mi è stato dato dodici anni fa quando l’ho comprata.

Ecco, dunque fateci caso: il PRA, che è il registro pubblico istituito per tenere traccia di chi è il proprietario di ogni auto, pretende da me la prova bollata cartacea che io sia il proprietario dell’auto, pena il rifiuto della pratica. Ma allora cosa esiste a fare?

Per fortuna io sono organizzato, per cui sono ritornato fino a casa, ho scartabellato in vari raccoglitori e alla fine ho trovato il certificato, l’ho portato in un’altra sede ACI accanto all’ufficio, e per 60 euro da oggi la mia auto è di nuovo autorizzata a circolare.

Ovviamente devo ancora pagare entro venerdì altri 540 euro di multa, perché il ricorso si può fare ma quando mai lo vincerai, e poi forse lo Stato mi lascerà in pace… almeno per un po’, a meno che nel frattempo io non sia definitivamente emigrato altrove.

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lunedì 18 giugno 2018, 13:57

Italia spaghetti pizza mandolino, ovvero una storia di ordinario delirio fiscale

Ieri pomeriggio ho accolto due colleghi tedeschi del mio team; per fargli apprezzare l’Italia, li ho portati in giro per Torino, poi li ho caricati in macchina e siamo andati a mangiare in Monferrato. E’ stata un’ottima serata, fino a quando, nella rotonda all’uscita dell’autostrada di Milano, sono stato fermato dalla polizia stradale.

Porgo al poliziotto patente e libretto, lui mi chiede l’assicurazione, gli spiego che l’assicurazione non è più obbligatoria, mi dice “ah sì, allora guardo online”, poi se ne va in macchina per diversi minuti. Io spiego ai colleghi che è normale, che stanno guardando in un database, loro mi chiedono come mai ci vogliano diversi minuti. Il poliziotto torna, e mi fa: ho una brutta notizia, risulta un fermo amministrativo sulla sua macchina.

Ricorderete che anni fa avevo avuto una vicenda con Equitalia che pretendeva soldi; secondo me e secondo il mio commercialista non erano dovuti, ce ne avevano scorporato un pezzo, poi avevano minacciato il fermo amministrativo e quindi, a ottobre 2015, avevo pagato gli 800 euro che volevano e chiuso la faccenda… o almeno così pensavo. Spiego che ho pagato, e il poliziotto mi fa: deve provarmelo, se no le faccio la multa. Io sono organizzato, gli recupero la ricevuta digitale dal cloud, e lui risponde: no così non va bene, io ho bisogno di qualcosa su carta, con un timbro. Purtroppo io non giro con tutta la mia contabilità in auto, così alla fine lui torna in macchina e mi dice di aspettare.

Passano cinque, dieci, quindici minuti, coi miei colleghi tedeschi che ridacchiano e cominciano a fare l’unico commento possibile, cioè “Italia spaghetti, pizza mandolino!”. Alla fine mi chiamano e mi consegnano un foglio compilato in triplice copia a mano, un capolavoro certosino con decine di fittissime righe di dati, e 500 euro di multa. Mi dicono: ma se ha pagato non c’è problema, vada all’ACI entro cinque giorni e le annullano tutto.

Io spiego gentilmente che oggi e domani ho appunto il meeting del mio team, con gli ospiti tedeschi, e poi domani alle 19 ho un aereo per la Colombia e sarò via due settimane per lavoro; ma questo è indifferente, per lo Stato italiano nessuno ha niente da fare se non stare dietro alla sua burocrazia e a enti che scavano buchi per permettere poi ad altri enti di riempirli, giustificando nel frattempo un sacco di stipendi pubblici (ah, ma è colpa dell’euro). Ma non importa: o così, o la multa diventa di 1500 euro.

A questo punto arruolo Elena, che stamattina comincia una trafila per uffici pubblici. All’ACI la mandano via: il fermo amministrativo risulta, è stato messo a gennaio 2016, quindi noi non c’entriamo, parlatene con Equitalia. Allora va da Equitalia, fa una prima coda di due ore, allo sportello le dicono che il pagamento non era valido perché è stato fatto con una compensazione, e c’è una circolare ministeriale (nemmeno una legge) che dice che quella compensazione si può fare solo per certe tasse ma non per altre.

E’ vero, io a ottobre 2015 pagai compensando con un credito IRPEF; l’Agenzia delle Entrate si prese regolarmente gli 800 euro, scalandomeli dai miei crediti; nessuno mi disse niente, e da allora non mi è stato più notificato né alcun debito pendente, né il fermo amministrativo suddetto. Ma a quanto pare Equitalia ha deciso che il pagamento non era valido, ha messo il fermo senza avvertirmi, e se ne è stata ben zitta continuando a far maturare interessi.

Dopo un’altra ora di coda, Elena viene passata a un altro sportello Equitalia, a cui le dicono che è comunque colpa mia, perché io avrei dovuto sapere che anche se lo Stato si era preso i soldi il pagamento poteva non essere valido. Quindi l’unica soluzione è ripagare una seconda volta la cartella con soldi contanti allo sportello (solo bancomat o assegni circolari), poi fare domanda di annullamento del fermo amministrativo, ma nel frattempo pagare anche la multa perché il fermo amministrativo è legittimo anche se non è stato notificato, e poi fare domanda di restituzione del credito che l’Agenzia delle Entrate si è tenuta due anni e mezzo fa, che è “parcheggiato” (parole loro). Naturalmente sulla cartella che io ripago devo aggiungere due anni e mezzo di nuovi interessi, mentre sul credito “parcheggiato”, che sarebbe rimasto “parcheggiato” all’infinito senza essermi restituito, lo Stato non mi riconosce niente.

Io son qui che mi chiedo cose come “come facevo a sapere di non poter usare la macchina se nessuno me l’ha comunicato?”. Alla fine, però, l’unico commento possibile è davvero “Italia spaghetti pizza mandolino”: sperando che prima o poi la Germania ci invada.

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giovedì 1 marzo 2018, 13:11

Cosa voterò alle elezioni

Non penso davvero che sia qualcosa che meriti una discussione pubblica, ma visto che da settimane me lo chiedono tutti e me l’ha chiesto persino un giornale locale, non ho problemi a dire chiaramente, alla fine, chi ho deciso di votare.

Naturalmente, visto lo scenario, è un voto al meno peggio. Sono andato per esclusione: l’astensione la capisco ma alla fine mi ripugna, non è nelle mie corde, è come gettare la spugna. Ho considerato seriamente anche il M5S: come ho scritto nell’analisi semiseria di un paio di settimane fa, ha tuttora diversi aspetti positivi; alla fine, secondo me, prenderà più del 30% e sarà il vincitore morale, anche se nessuno sa se riuscirà poi a costruire una maggioranza e andare a governare. Penso che si preparino invece a usare i voti ricevuti per andarsene tranquilli all’opposizione, naturalmente dopo una lunga sceneggiata napoletana – già anticipata in questi giorni – sulla democrazia violata e l’ingiustizia della repubblica parlamentare e del suo Presidente che non fa governare chi “vince” le elezioni, il che è un discorso profondamente eversivo, distruttivo verso la Costituzione che a parole dicono di tutelare, ed è già di per sé una ragione per non votarli.

In più, ovviamente nei ragionamenti entrano anche i candidati del collegio; fossi stato nel collegio di Alberto Sasso – uno che è vicino al Movimento fin dai tempi eroici, e che nel 2010 rifiutò persino la candidatura a presidente del Piemonte, lasciando la via libera a Bono – alla fine sarei stato molto tentato di votarlo. Ma a me hanno rifilato il professore universitario esperto di finanza islamica: anche no, grazie. Peggio ancora al Senato, dove c’è Elisa Pirro, un quadro di partito e una delle persone più arriviste e arroganti che abbia incontrato nel M5S (opinione personale, s’intende).

Del resto, tutti questi bei candidati dell’uninominale, dati alla mano, non hanno praticamente alcuna speranza di vincere il collegio, per cui i voti a loro sono in realtà voti per Laura Castelli e la stessa Pirro, e per tutti i fedelissimi piazzati nelle liste del proporzionale dopo aver superato il vaglio pro-indagati e anti-dissenso di Di Maio. L’unico candidato uninominale che può vincere è il nuotatore novarese a Torino nord, anche se io, se fossi l’abitante di una periferia disagiata, mi chiederei che razza di considerazione hanno di me per paracadutarmi uno sportivo da fuori, giusto per dargli il collegio sicuro.

Di base, per cultura, io sono un elettore irrequieto del centrosinistra; a seconda delle volte ho sempre votato qualcosa tra DS/PD, Verdi, le varie incarnazioni della sinistra e le varie incarnazioni dei Radicali. Certo, crescendo si diventa conservatori e non escludo più a priori il centrodestra (tra l’altro, ho conosciuto Marco Francia, il loro candidato a Torino centro, e mi ha fatto una buona impressione), ma alla fine chi voti: Berlusconi? i razzisti? i fascisti? Non è fattibile; quando ci sarà un serio partito laico e liberale in Italia, potrei votarlo senza problemi; per ora però niente.

Ora, volendo votare il centrosinistra ma non volendo assolutamente avere nulla a che fare con Matteo Renzi (anzi: sperando con forza che il PD vada ben sotto il 20% e lui sparisca per sempre), l’unica scelta possibile è +Europa: non ce ne sono altre. E a me sta più che bene; del resto, l’ultima cosa che ho votato (nel 2008) prima di entrare nel Movimento fu il PD proprio perché aveva Emma Bonino come capolista. Come ho scritto nell’analisi, non sono completamente d’accordo con tutto quel che dice; va bene l’austerità, ma senza esagerare; e vorrei molto meno entusiasmo per le frontiere aperte. Tuttavia, sono più preoccupato dalle sparate populiste, dallo scarso rispetto per le istituzioni e dalle promesse di spesa a debito che caratterizzano tutti gli altri.

Alla fine, in questo momento storico, l’Italia è davanti alla scelta se guardare alla Germania o al Venezuela; e io scelgo la Germania. So che è una scelta controcorrente, che molte persone (molti amici di sinistra, molti ex sostenitori del M5S) mi guarderanno come un traditore amico dei banchieri e del Blidrebregg; ma è meglio essere ultimi in Europa che primi nel Terzo Mondo.

C’è, comunque, ancora un però. Votare +Europa vuol dire votare all’uninominale i candidati del centrosinistra; e se alla Camera non ho alcun problema a votare Paola Bragantini – persona che conosce bene il territorio e con cui, quando ho avuto occasione, ci sono sempre state chiacchierate tranquille e piacevoli – al Senato dovrei votare Stefano Esposito. A Esposito posso riconoscere una qualità, quella di non aver paura di dire le cose come stanno; per il resto, però, ci sono troppe cose che ci dividono, dal Tav alla buona educazione.

Pensavo di risolvere il problema votando invece la persona: Enzo Pellegrin, un santo avvocato che, pur non essendo del Movimento, negli anni in cui ero consigliere si è fatto carico dei problemi legali di tanta povera gente che gli abbiamo presentato; ed è sicuramente, come spirito, molto più movimentista lui della Pirro. Peccato che la sua lista – il Partito Comunista di Rizzo – sia stata esclusa all’ultimo dai collegi piemontesi. E quindi, penso che annullerò la scheda.

Nel complesso, penso che queste elezioni sconvolgeranno lo scenario politico più di quanto non si creda; i sondaggi saranno in buona parte smentiti, come già successe nel 2014, ma stavolta in senso opposto. Se ci sarà un governo M5S, spero che ne emerga la parte costruttiva e riformista e non quella complottista, venezuelana o peggio che vuol semplicemente sistemarsi e poi fare le stesse cose degli altri (vedi Torino). Se ci sarà una grande coalizione, penso che il M5S vincerà alle elezioni successive, a meno che qualcuno non riesca davvero a costruire nel frattempo qualcosa di nuovo, serio e in linea col mondo sviluppato – e in quest’ottica, +Europa è l’unico potenziale seme. In ogni caso, speriamo che l’Italia se la cavi.

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giovedì 26 ottobre 2017, 13:50

Una piccola spiegazione per l’amministrazione comunale

Stamattina, la metropolitana si è bloccata per un’ora, pare per un treno rotto alla stazione Marche, e la mia compagna ha perso il treno per Milano. In più, mentre ero in giro in bicicletta, ho potuto osservare corso Francia completamente bloccato per chilometri da un gigantesco ingorgo, causato dalle persone che abitando in zona ovest o arrivando in auto dalla provincia a Fermi, e scoprendo la metropolitana ferma a tempo indeterminato, si sono rimesse in macchina per andare a lavorare con quella, sperando di non arrivare troppo in ritardo. Così, ho fatto una foto e l’ho messa su Facebook.

Il post, ripetuto anche sul gruppo Torino Sostenibile, ha fatto un po’ discutere; e mi son beccato risposte incazzate o canzonatorie da tutti i fan del M5S, compresi diversi attivisti e persino il presidente della commissione ambiente:

“C’è navetta sostituiva come sempre. E cmq bloccata solo fino a Bernini.
Cmq la.metro l’ha voluta e costruita il M5S!!!11!!1!1!!”

“Alle 8.25 la metro è tornata regolare.
Ciò significa che per mera “comodità” le persone si sono riversate in strada, creando un traffico enorme che non solo crea inquinamento ma non permette ai mezzi pubblici di circolare liberamente. Chi in coda in questo momento ci metterà più tempo di quanto sarebbe servito prendendo la navetta e attendendo il ripristino del servizio. Probabilmente molti staranno urlando in auto a causa del traffico senza capire che sono “loro” il traffico.”

Raramente ho visto un politico che, a fronte di un disagio causato da un servizio pubblico, invece di scusarsi e minimizzare, se la prende con i cittadini che si lamentano.

Ora, la metro si può rompere, succede.

Allo stesso tempo, è anche normale che chi viene colpito direttamente dai disagi, come la mia compagna, non sia accondiscente e comprensivo, ma si incazzi e pretenda un servizio che si rompa di meno (la metro sarà anche all’avanguardia, ma la manutenzione è carente e ridotta all’osso e questi sono i risultati). E credo abbia tutto il diritto di incazzarsi.

Ma il post non era tanto sulla metro che non funziona.

La cosa infatti che fa incazzare veramente, da cittadino e non da politico, è avere una amministrazione che passa il tempo a farti la morale su quanto sei stronzo.

Ti dice che sei stronzo perché, anche se usi la bici quattro giorni su cinque, il quinto pretenderesti di poter fare la spesa percorrendo sei chilometri col tuo vecchio diesel, senza aspettare le 19, e non accetti in silenzio che te lo vietino.

Ti dice che sei stronzo perché si rompe la metro e tu, “per mera comodità” come ha scritto sopra il presidente della commissione ambiente, prendi la macchina e alimenti gli ingorghi invece che aspettare al freddo un’ora senza certezze sperando che il servizio riprenda, o pigiarti su un bus sostitutivo strapieno, e addirittura ti permetti di lamentarti.

Ti dice che sei stronzo perché non capisci che è tutta colpa del PD (anzi, non te ne frega niente di chi sia la colpa), ma invece pretendi che chi guadagna 9000 euro al mese pubblici per fare il sindaco (o 1500 euro al mese pubblici per fare il consigliere comunale) risolva i problemi di mobilità nel concreto almeno un po’, invece di passare il tempo a farsi i selfie finti con bebè e bici senza sellino e poi a dire che è tutta colpa di Fassino; che sia difficile lo si sapeva da prima di candidarsi, ma da qui a essere totalmente inutili e ininfluenti, e dichiararlo pure con orgoglio come faceva l’altro giorno il presidente della commissione trasporti a proposito dei vigili, ce ne passa.

E allora mi pare normale che quando i nodi vengono al pettine, e i problemi collettivi sono causati da errori e carenze dell’ente pubblico invece che dai comportamenti dei cittadini, i cittadini rispondano per le rime e non siano comprensivi, esattamente come l’attuale amministrazione non è comprensiva col cittadino che ha l’euro 4 (o che paga l’abbonamento strisce blu quadruplicato, o che vuole dare ai figli un panino invece che usare la mensa scolastica, o tante altre istanze di cittadini qualunque che l’attuale giunta ha non solo respinto, ma insultato, umiliato e sbeffeggiato).

Perché io non so cosa farei io al loro posto (peraltro non possono nemmeno dire che non mi sono offerto e che preferisco stare fuori a criticare), ma non è una questione che mi riguarda, visto che non sono io la persona pagata dai cittadini torinesi per amministrare, ma loro; e sono convinto che se l’amministrazione comunale passasse più tempo a lavorare, e meno tempo a lamentarsi e a incolpare il PD e i suoi cittadini in generale, almeno qualche problema potrebbe essere risolto.

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giovedì 14 settembre 2017, 13:29

La vera vita del ciclista torinese

Stamattina, prima di andare in ufficio, dovevo andare a un appuntamento in centro, vicino a piazza San Carlo. Ho così deciso di seguire le indicazioni dell’amministrazione e di tutti gli ecologisti-moralisti della città, e di andarci in bici. Volete sapere com’è l’esperienza nel mondo reale? Seguitemi.

Piazza Rivoli: Non esiste un attraversamento ciclabile, bisogna buttarsi nella rotonda facendo a gomitate col traffico e sperando di non essere investiti.

Piazza Rivoli angolo corso Vittorio: La pista ciclabile inizia solo dopo i primi cinquanta metri, che vanno percorsi nella carreggiata centrale evitando le auto che si fermano alle strisce e quelle che ti tagliano la strada per immettersi a destra sul controviale. Per imboccare la pista ciclabile, l’unico modo è infilarsi sull’attraversamento passando sui piedi dei pedoni, che giustamente ti mandano a cagare.

Corso Vittorio, tra piazza Rivoli e corso Racconigi: La pista ciclabile sta tra la carreggiata centrale, gli alberi e il muso delle auto parcheggiate, che regolarmente sporgono costringendoti a slalom sulla terra. L’asfalto è bombardato e pieno di buche enormi, già a 10 km/h ti fai male; in più è coperto di foglie e di rami. Sono dietro a un’altra bici, un anziano che va molto piano, e l’unico modo per superarlo è passare sulla terra e sulle foglie, perché la corsia è troppo stretta. A metà percorso, un tizio che attraversa a piedi la carreggiata centrale parlando al cellulare sbuca sulla pista ciclabile, io suono, lui si accorge solo allora di essere su una pista ciclabile, fa un salto e si spaventa. Nel frattempo due ciclisti mi superano percorrendo la carreggiata del controviale: teoricamente è vietato, essendoci la pista, ma non so dargli torto.

Corso Vittorio, incrocio corso Racconigi: La pista ciclabile finisce contro un’auto ferma, col rosso, in coda per immettersi in corso Racconigi, che in quel punto presenta un geniale imbuto che provoca il costante blocco dell’incrocio da parte delle auto in fila. Devo fermarmi e fare lo slalom tra auto che improvvisamente si spostano per reagire ai clacson delle altre auto che cercano di proseguire su corso Vittorio. Dall’altro lato, devo poi aggirare un’edicola (per fortuna è chiusa) per proseguire.

Corso Vittorio, tra corso Racconigi e piazza Adriano: Qui hanno rifatto l’asfalto ma gli altri problemi restano. Rischio anche di essere travolto da un cane di cinquanta chili che sta trascinando una signora di mezza età che, cercando di portarlo a pisciare sulla pista ciclabile, gli urla contro senza riuscire a controllarlo.

Piazza Adriano: Seguo le indicazioni ciclabili e finisco in mezzo ai giardinetti, seguendo un ameno percorso pieno di curve e svolte avanti e indietro che riesce a raddoppiare il tempo necessario per attraversare la piazza, facendomi arrivare all’incrocio con corso Ferrucci esattamente al momento giusto perché il semaforo mi venga rosso in faccia, facendomi perdere due minuti.

Piazza Adriano angolo corso Ferrucci: L’unico modo per riprendere la pista ciclabile, che è sul marciapiede, è infilarsi su uno scivolo pedonale con un gradino di tre o quattro centimetri che mi scuote tutto.

Corso Vittorio, tra corso Ferrucci e via Borsellino: Provo la pista ciclabile sul marciapiede, ma essa è in realtà la zona di attesa dei passeggeri dei bus a lunga percorrenza, ed è occupata da abbondanti masserizie, passeggini, bauli in attesa di caricamento, bambini che corrono e si inseguono giocando per ingannare l’attesa. Nessuno dei passeggeri ha la minima idea di essere su una pista ciclabile, anzi uno mi manda anche a cagare dicendo che non si va in bici sul marciapiede. Appena possibile abbandono la pista e torno sul controviale, evitando i bus in manovra.

Corso Vittorio, tra via Borsellino e corso Castelfidardo: La pista ciclabile è ancora sul marciapiede, ma è ancora più stretta e piena di pedoni di prima; però la percorro lo stesso, perché il controviale è pieno zeppo di auto ferme in coda.

Corso Vittorio, tra corso Castelfidardo e Porta Nuova: In questo tratto non ci sono piste ciclabili ed è quello in cui si va meglio: il controviale è largo e abbastanza poco trafficato. All’incrocio di corso Re Umberto vengo superato da un altro ciclista che mi saluta come “il sindaco che avremmo voluto”. Io ringrazio, ma immagino di essere diventato viola.

Porta Nuova: Qui è un mistero: dove devo passare? Non c’è altro che la carreggiata centrale, a meno di non volersi infilare sotto i portici pedonali della stazione. Ma possibile che in una strada rifatta pochi anni fa abbiano fatto otto corsie per le auto e non uno straccio di passaggio ciclabile? Alla fine opto per la corsia degli autobus, sperando che non ne arrivi dietro uno che comincia a suonarmi (in passato mi è successo). Per girare a sinistra devo accostare a destra sul fondo di via Nizza, non vedo altri modi sicuri.

Via Lagrange: Imboccando la via sotto gli archi di corso Vittorio, rischio il frontale con una signora in bici che imbocca l’arco contromano. Per il resto, la via diventa subito pedonale e facendo un po’ di attenzione ai pedoni si pedala bene; la cosa più difficile è infilarsi tra le gigantesche fioriere messe per bloccare l’accesso alle auto (ma per fortuna che ci sono).

Morale: arrivo al mio appuntamento, dico che sono venuto in bici e mi ricordano che la ditta offre ai clienti due ore di parcheggio pagato sotto via Roma: cosa avranno voluto dire? Io sono comunque contento di essere venuto in bici, ma ci vuole determinazione; davvero non si capisce con che faccia si possa criticare chi preferisce l’auto. Comunque ho una proposta concreta che andrebbe realizzata subito: chiudete tutte le piste ciclabili di corso Vittorio e lasciateci pedalare sul controviale, che è molto meglio; fare piste ciclabili del genere è solo buttar via i soldi.

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sabato 18 marzo 2017, 10:34

Cellulare pazzo

Ho l’abitudine di controllare ogni tanto i consumi del cellulare, e continuo a farlo anche col numero aziendale TIM. Evidentemente serve, perché stamattina (sono ancora in Inghilterra) ho aperto l’app e ho notato il credito in discesa: nonostante l’azienda abbia ovviamente scelto una tariffa che include il roaming voce e dati in tutta Europa, da un paio di giorni hanno cominciato a farmi pagare i dati; ed è sparita dal mio profilo l’opzione “5 Eurogiga”.

Recupero da un collega il numero di telefono dell’assistenza clienti dall’estero, e chiamo: mi sorbisco quasi due minuti di messaggini registrati, poi risponde una signorina, comincio a spiegare il problema, e tac! “casualmente” cade la linea.

Seconda chiamata: rifaccio la trafila, arrivo all’operatrice, mi dice che quello che ho fatto è il numero per le ricaricabili consumer, mentre io ho una ricaricabile business, quindi non può aiutarmi, ma “anche dall’Inghilterra le basta fare il 191”.

Terza chiamata, faccio il 191: silenzio e poi una voce inglesissima mi dice “you have dialled an incorrect number”.

Allora apro il PC, cerco online, trovo il numero estero dell’assistenza TIM business: +39 33 44 191. Chiamo, e mi risponde una voce computerizzata, che mi chiede di spiegare il mio problema. Lo spiego, c’è un po’ di silenzio, e poi la voce computerizzata mi dice: scusi non ho capito, può ripetere il problema? Io ripeto, silenzio, e il computer mi dice: sto cercando di aiutarla, può ripetere il problema? Al terzo inutile tentativo, finalmente mi passano l’operatrice.

Stavolta è l’operatrice giusta, la conversazione inizia bene perché parto con “buongiorno” e lei risponde “buongiorno” quasi stupita, si vede che la gente di solito nemmeno saluta. Lei controlla, e mi dice: certo, lei ha finito i 5 GB. Ma come? Dato che li controllo regolarmente, so che tre giorni fa avevo ancora quattro giga e mezzo, e poi non ho fatto altro che controllare la posta e poco altro. Mi dice che si può ordinare una verifica, ma ci vogliono 48 ore, e nel frattempo non c’è niente da fare, o disabilito i dati o pago. E poi aggiunge: può provare a guardare anche lei sul web.

Io ordino la verifica, ringrazio, riprendo il PC, navigo tra interfacce incomprensibili, faccio una estrazione dati, e viene fuori quel che vedete nella foto: la mia tariffazione dati ha un buco di 24 ore esatte, l’ultimo giorno in Danimarca, e poi riemerge con la tariffa disattivata.

A questo punto il mistero si infittisce: cosa sarà successo? Aspetto la verifica; certo che mi chiedo come faccia TIM a sopravvivere funzionando così male.

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giovedì 2 marzo 2017, 13:59

Italo, perché?

Avendo ricevuto un invito per un incontro a Roma martedì prossimo, mi sono messo a prenotare i treni. Con così scarso preavviso i prezzi sono alti, ma ho trovato una buona opzione su Italo e mi sono messo a prenotarla, se non che… andando avanti, arrivavo al pagamento senza che mi facesse scegliere il posto. Mi sono insospettito, ho cercato, e ho scoperto che da un certo tempo, almeno sui biglietti più economici, Italo non ti fa più scegliere il posto: te lo da lui.

Ora, quando viaggio io voglio assolutamente il finestrino, perché sono uno di quelli che passa il viaggio a pensare guardando fuori. Per cui, per me questo è un problema sufficiente da passare a Trenitalia e pagare anche qualche euro in più; invece, non si capisce quale sia il risparmio di Italo nel non farmi scegliere il posto. Ma quale luminoso manager dallo stipendio di giada avrà mai concepito una stronzata autolesionista del genere?

Comunque, alla fine ho preso Italo lo stesso: infatti ho osservato che non puoi scegliere il posto, ma alla fine c’è un pulsante per tornare alla selezione del treno e ripetere la procedura; e ogni volta l’algoritmo ti assegna un posto diverso. Calcolando che i posti sono quattro per fila numerati in ordine, mi è bastato ripetere la cosa un paio di volte per farmi dare un posto con un numero che diviso per 4 dà resto zero o uno, e che quindi dovrebbe essere un posto finestrino. Martedì vi saprò dire se funziona…

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domenica 5 febbraio 2017, 12:49

Il vero problema del M5S

Dopo che mi hanno girato alcuni articoli dei giornali di stamattina, mi vedo costretto a tornare sull’argomento Raggi per precisare alcune altre cose.

Io ho partecipato alla discussione collettiva che avveniva in rete, facendo ipotesi basate sulle notizie di stampa, come tutti; e tutte le mie congetture sono sempre state chiaramente marcate come ipotetiche e da verificare. Non ho mai detto di avere altri elementi, né che l’uso di polizze vita di investimento sia di per sé la prova di alcunché; ho semplicemente menzionato diverse possibili ipotesi, tra cui anche quella che la Raggi non ne sapesse niente. Il fatto che questa pratica possa essere usata, a seconda delle clausole, per trasferire dei soldi a un terzo, non vuol dire che questo sia per forza vero nel caso della Raggi, tanto più che nessuno di noi ha tuttora visto il contratto e letto le relative clausole.

Inoltre, non ho mai detto, né penso, che questo tipo di pratiche siano comuni nel M5S (ma quando mai) o che esso fosse a conoscenza delle polizze. Non sono un “superpentito del M5S“, che non è una associazione a delinquere, e non sono affatto pentito di averne fatto parte e averlo fatto crescere, almeno fino a quando non è andato in una direzione politicamente molto diversa da quella originariamente prospettata.

Non mi interessa la visibilità, se così fosse avrei fatto il giro delle televisioni e dei giornali nazionali in questi due giorni; invece gli unici giornalisti con cui ho parlato in questi giorni sono Gabriele Guccione e Maurizio Pagliassotti, spiegandogli peraltro le cose di cui sopra, e poi ho rimbalzato tutti gli altri. Tutto il resto è una interpretazione o invenzione dei giornalisti, senza averne discusso con me, e spesso ben oltre le mie affermazioni: quanto sopra è quanto ho sempre detto, quindi non c’è niente che io debba ritrattare, ma non è accettabile attribuirmi altro.

Aggiungo però un’altra cosa: che tutto questo polverone inutile generato dai media rischia di spostare l’attenzione dalla vera questione che il M5S deve risolvere.

Il M5S deve spiegare come seleziona la propria classe dirigente, in particolare quella non eletta, ma nominata nelle posizioni di massimo potere dalle persone elette.

Posso capire che non ci fosse alcuna intenzione di compensare alcunché da parte di Romeo quando ha stipulato la polizza a favore della Raggi, ma questo non spiega come mai lui lo abbia fatto (“per amicizia”? voi avete amici che vi intestano polizze da 30.000 euro?) né esclude il potenziale conflitto di interessi insito nella nomina, da parte della Raggi, di una persona così strettamente amica in una posizione di grande potere e con uno stipendio quasi triplicato.

Il M5S deve spiegare come mai le sue amministrazioni, dopo tante promesse di rivoluzione, nominano proprio nelle posizioni più importanti diverse persone già legate alle amministrazioni precedenti o con un passato in altri partiti, talvolta anche due o tre partiti uno dopo l’altro (è successo anche a Torino); e come mai, una volta preso il potere, spesso esso porta avanti le stesse scelte amministrative delle precedenti giunte piddine.

Il M5S deve convincere di essere capace di governare il Paese con capacità ed efficienza, cambiando davvero le cose, senza scandali continui, senza giunte e dirigenze che vanno e vengono in pochi mesi, senza informazioni imbarazzanti che vengono fuori a spizzichi e bocconi, solo quando le scoprono i magistrati e/o i media ostili.

Il M5S, inoltre, deve trovare il modo di mantenere la discussione sui binari della democrazia e del rispetto anche di chi la pensa diversamente, perché il livello di insulti (talora minacce) che ho ricevuto questi giorni è davvero ben oltre qualsiasi cosa abbia visto fino a due o tre anni fa, e, nella prospettiva di un M5S al governo, lascia davvero preoccupati su come sarà trattato chi la penserà diversamente da esso; e questo secondo me è un punto cruciale per chi, da elettore, dovrà decidere se dargli o meno credito.

E sarebbe bello se il M5S e i suoi sostenitori, invece di sghignazzare, di insultare o di cercare traditori e nemici, si dedicassero una buona volta ad affrontare questi problemi.

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sabato 10 dicembre 2016, 13:37

Equitalia, che piacere

Stamattina mi sono messo a pagare le tasse di fine anno. Già che c’ero, ho controllato le mie varie posizioni; faccio così da quando ho scoperto che Equitalia aveva in serbo per me delle cartelle non dovute che io pensavo fossero state sgravate dal mio commercialista anni prima, e che invece secondo loro erano ancora dovute, ma senza avvertirmi; la volta che andai là a pagare 18 euro arretrati che dovevo alla Camera di Commercio, chiesi per curiosità l’estratto e venne fuori che esistevano ancora queste cartelle, che continuavano a maturare more in silenzio; e magicamente poco dopo cominciarono i solleciti.

Alla fine, oltre un anno fa, anche se io negli anni ho sempre pagato tutto ciò che il mio commercialista mi diceva, dopo anni di pratiche strazianti ho deciso di saldare la parte rimanente delle cartelle pur di togliermeli di torno, anche perché ormai erano passati otto anni, avevo chiuso la partita IVA da quattro, e non avevo voglia di andare avanti a rischiare il fermo della macchina e altri casini per qualche centinaio di euro.

Bene, secondo voi cosa risulta? Che una buona metà degli arretrati che ho pagato più di un anno fa secondo loro non sono mai stati pagati, e sono ancora lì che maturano more in silenzio, forse in attesa di qualche futura occasione per minacciarmi di sequestrarmi la macchina, pignorarmi la casa o altre robe così.

Ovviamente ho dovuto perdere un’oretta a spese mie per ricostruire tutti i passaggi e verificare che le somme che mi chiedono sono proprio quelle che ho già pagato, e adesso dovrò andare a rompere le scatole per fargliele cancellare del tutto.

Tra l’altro gli manderei un messaggio dal sito, ma dentro l’area riservata, in cui l’identità è validata dall’Agenzia delle Entrate o addirittura da SPID, non c’è alcuna possibilità di aprire un ticket. C’è invece una form di contatto da fuori, ma per autenticarmi devo allegare una scansione della mia carta d’identità, favorendo così ogni genere di possibili furti d’identità a mio danno. Geniale…

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venerdì 28 ottobre 2016, 13:20

Il mio nuovo lavoro

Ho il piacere di annunciare che dal primo novembre inizierò un nuovo lavoro, come responsabile di progetti di ricerca e innovazione aperta in Open-Xchange (o, come tutti la chiamano, OX).

20160920-ox

OX è una media azienda tedesca in forte crescita, con uffici e sussidiarie in giro per l’Europa, che produce alcuni dei software liberi vitali per il funzionamento di Internet, tra cui il server di posta Dovecot (usato sul 70% dei server del pianeta) e il server DNS PowerDNS, nonché una piattaforma di webmail e collaborazione usata da molti grandi provider. L’azienda si basa sulla filosofia open source (il management arriva dall’esperienza originaria di SUSE Linux) e intende promuovere diverse iniziative tecniche per difendere la sicurezza, la neutralità e la libertà di Internet tramite nuovi servizi basati su standard aperti. Per esempio, il primo tema di cui mi occuperò è la sicurezza nel trasporto delle email, che oggi viaggiano spesso in chiaro su e giù per la rete e sono facilmente intercettabili e regolarmente intercettate.

Per me, questa è una grande opportunità di incidere sul futuro di Internet tramite una attività creativa che mette insieme tutte le mie competenze ed esperienze, da quella ingegneristica a quella di comunicazione, da quella di “startupper” a quella di esperto di policy. E’ un lavoro con i piedi a Torino, dove resterò basato, ma con testa in Germania e corpo e anima in giro per il mondo, ragionando di problemi globali in un ambiente internazionale.

Nelle prossime settimane cercherò di raccontarvi di più dell’intera esperienza, ma per ora posso solo dire che meglio di così non potevo trovare e che non vedo l’ora di cominciare!

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