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Archivio per la categoria 'StillLife'


domenica 5 febbraio 2017, 12:49

Il vero problema del M5S

Dopo che mi hanno girato alcuni articoli dei giornali di stamattina, mi vedo costretto a tornare sull’argomento Raggi per precisare alcune altre cose.

Io ho partecipato alla discussione collettiva che avveniva in rete, facendo ipotesi basate sulle notizie di stampa, come tutti; e tutte le mie congetture sono sempre state chiaramente marcate come ipotetiche e da verificare. Non ho mai detto di avere altri elementi, né che l’uso di polizze vita di investimento sia di per sé la prova di alcunché; ho semplicemente menzionato diverse possibili ipotesi, tra cui anche quella che la Raggi non ne sapesse niente. Il fatto che questa pratica possa essere usata, a seconda delle clausole, per trasferire dei soldi a un terzo, non vuol dire che questo sia per forza vero nel caso della Raggi, tanto più che nessuno di noi ha tuttora visto il contratto e letto le relative clausole.

Inoltre, non ho mai detto, né penso, che questo tipo di pratiche siano comuni nel M5S (ma quando mai) o che esso fosse a conoscenza delle polizze. Non sono un “superpentito del M5S“, che non è una associazione a delinquere, e non sono affatto pentito di averne fatto parte e averlo fatto crescere, almeno fino a quando non è andato in una direzione politicamente molto diversa da quella originariamente prospettata.

Non mi interessa la visibilità, se così fosse avrei fatto il giro delle televisioni e dei giornali nazionali in questi due giorni; invece gli unici giornalisti con cui ho parlato in questi giorni sono Gabriele Guccione e Maurizio Pagliassotti, spiegandogli peraltro le cose di cui sopra, e poi ho rimbalzato tutti gli altri. Tutto il resto è una interpretazione o invenzione dei giornalisti, senza averne discusso con me, e spesso ben oltre le mie affermazioni: quanto sopra è quanto ho sempre detto, quindi non c’è niente che io debba ritrattare, ma non è accettabile attribuirmi altro.

Aggiungo però un’altra cosa: che tutto questo polverone inutile generato dai media rischia di spostare l’attenzione dalla vera questione che il M5S deve risolvere.

Il M5S deve spiegare come seleziona la propria classe dirigente, in particolare quella non eletta, ma nominata nelle posizioni di massimo potere dalle persone elette.

Posso capire che non ci fosse alcuna intenzione di compensare alcunché da parte di Romeo quando ha stipulato la polizza a favore della Raggi, ma questo non spiega come mai lui lo abbia fatto (“per amicizia”? voi avete amici che vi intestano polizze da 30.000 euro?) né esclude il potenziale conflitto di interessi insito nella nomina, da parte della Raggi, di una persona così strettamente amica in una posizione di grande potere e con uno stipendio quasi triplicato.

Il M5S deve spiegare come mai le sue amministrazioni, dopo tante promesse di rivoluzione, nominano proprio nelle posizioni più importanti diverse persone già legate alle amministrazioni precedenti o con un passato in altri partiti, talvolta anche due o tre partiti uno dopo l’altro (è successo anche a Torino); e come mai, una volta preso il potere, spesso esso porta avanti le stesse scelte amministrative delle precedenti giunte piddine.

Il M5S deve convincere di essere capace di governare il Paese con capacità ed efficienza, cambiando davvero le cose, senza scandali continui, senza giunte e dirigenze che vanno e vengono in pochi mesi, senza informazioni imbarazzanti che vengono fuori a spizzichi e bocconi, solo quando le scoprono i magistrati e/o i media ostili.

Il M5S, inoltre, deve trovare il modo di mantenere la discussione sui binari della democrazia e del rispetto anche di chi la pensa diversamente, perché il livello di insulti (talora minacce) che ho ricevuto questi giorni è davvero ben oltre qualsiasi cosa abbia visto fino a due o tre anni fa, e, nella prospettiva di un M5S al governo, lascia davvero preoccupati su come sarà trattato chi la penserà diversamente da esso; e questo secondo me è un punto cruciale per chi, da elettore, dovrà decidere se dargli o meno credito.

E sarebbe bello se il M5S e i suoi sostenitori, invece di sghignazzare, di insultare o di cercare traditori e nemici, si dedicassero una buona volta ad affrontare questi problemi.

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sabato 10 dicembre 2016, 13:37

Equitalia, che piacere

Stamattina mi sono messo a pagare le tasse di fine anno. Già che c’ero, ho controllato le mie varie posizioni; faccio così da quando ho scoperto che Equitalia aveva in serbo per me delle cartelle non dovute che io pensavo fossero state sgravate dal mio commercialista anni prima, e che invece secondo loro erano ancora dovute, ma senza avvertirmi; la volta che andai là a pagare 18 euro arretrati che dovevo alla Camera di Commercio, chiesi per curiosità l’estratto e venne fuori che esistevano ancora queste cartelle, che continuavano a maturare more in silenzio; e magicamente poco dopo cominciarono i solleciti.

Alla fine, oltre un anno fa, anche se io negli anni ho sempre pagato tutto ciò che il mio commercialista mi diceva, dopo anni di pratiche strazianti ho deciso di saldare la parte rimanente delle cartelle pur di togliermeli di torno, anche perché ormai erano passati otto anni, avevo chiuso la partita IVA da quattro, e non avevo voglia di andare avanti a rischiare il fermo della macchina e altri casini per qualche centinaio di euro.

Bene, secondo voi cosa risulta? Che una buona metà degli arretrati che ho pagato più di un anno fa secondo loro non sono mai stati pagati, e sono ancora lì che maturano more in silenzio, forse in attesa di qualche futura occasione per minacciarmi di sequestrarmi la macchina, pignorarmi la casa o altre robe così.

Ovviamente ho dovuto perdere un’oretta a spese mie per ricostruire tutti i passaggi e verificare che le somme che mi chiedono sono proprio quelle che ho già pagato, e adesso dovrò andare a rompere le scatole per fargliele cancellare del tutto.

Tra l’altro gli manderei un messaggio dal sito, ma dentro l’area riservata, in cui l’identità è validata dall’Agenzia delle Entrate o addirittura da SPID, non c’è alcuna possibilità di aprire un ticket. C’è invece una form di contatto da fuori, ma per autenticarmi devo allegare una scansione della mia carta d’identità, favorendo così ogni genere di possibili furti d’identità a mio danno. Geniale…

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venerdì 28 ottobre 2016, 13:20

Il mio nuovo lavoro

Ho il piacere di annunciare che dal primo novembre inizierò un nuovo lavoro, come responsabile di progetti di ricerca e innovazione aperta in Open-Xchange (o, come tutti la chiamano, OX).

20160920-ox

OX è una media azienda tedesca in forte crescita, con uffici e sussidiarie in giro per l’Europa, che produce alcuni dei software liberi vitali per il funzionamento di Internet, tra cui il server di posta Dovecot (usato sul 70% dei server del pianeta) e il server DNS PowerDNS, nonché una piattaforma di webmail e collaborazione usata da molti grandi provider. L’azienda si basa sulla filosofia open source (il management arriva dall’esperienza originaria di SUSE Linux) e intende promuovere diverse iniziative tecniche per difendere la sicurezza, la neutralità e la libertà di Internet tramite nuovi servizi basati su standard aperti. Per esempio, il primo tema di cui mi occuperò è la sicurezza nel trasporto delle email, che oggi viaggiano spesso in chiaro su e giù per la rete e sono facilmente intercettabili e regolarmente intercettate.

Per me, questa è una grande opportunità di incidere sul futuro di Internet tramite una attività creativa che mette insieme tutte le mie competenze ed esperienze, da quella ingegneristica a quella di comunicazione, da quella di “startupper” a quella di esperto di policy. E’ un lavoro con i piedi a Torino, dove resterò basato, ma con testa in Germania e corpo e anima in giro per il mondo, ragionando di problemi globali in un ambiente internazionale.

Nelle prossime settimane cercherò di raccontarvi di più dell’intera esperienza, ma per ora posso solo dire che meglio di così non potevo trovare e che non vedo l’ora di cominciare!

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mercoledì 26 ottobre 2016, 15:30

Domande frequenti su me e il M5S (2)

Pensavo di avere esaurito le domande sul rapporto tra me e il M5S con la nota della settimana scorsa, e invece ne sono spuntate ancora molte, addirittura fatte pubblicamente da esponenti del M5S stesso; e io, pur anonimizzando i commenti perché non voglio fare polemica personale, ci tengo a dare una risposta pubblica.

Non sto aspettando le elezioni parlamentari per candidarmi. In una discussione (tristissima) su un post altrui, sono stato illuminato sul fatto che nel Movimento torinese gira questa voce:

m5sdomande2-commento-1

Ebbene, posso smentirla subito: la politica mi piace, se ci saranno ancora occasioni interessanti per farla le considererò volentieri, ma al momento è più facile che io possa fare il portiere della Juve piuttosto che il parlamentare del M5S. Innanzi tutto, perché il M5S non mi candiderebbe mai, anche prima di questi ultimi mesi: non mi hanno fatto fare neanche l’usciere in Municipio, secondo voi mi fanno fare il parlamentare?

Ma anche perché, per candidarsi in un partito, bisogna essere totalmente convinti della sua proposta politica e soprattutto di come esso la porterebbe avanti, e in questo momento, pur riconoscendo molte battaglie condivisibili, io ho troppi dubbi e il M5S ne ha combinate troppe per i miei gusti.

Comunque, non ho avuto risposta alla domanda “dove avrei detto questa cosa?”, perché non le ho mai dette, e il fatto che nel M5S torinese vengano ancora messe in giro voci malevole alle mie spalle mi dà veramente fastidio, oltre a farmi chiedere se queste energie non sarebbero meglio spese, tipo, ad amministrare la città e la provincia.

Non sto fondando un partito con Pizzarotti. Già, perché gira anche questa paranoia, che nel M5S viene immediatamente usata contro chiunque manifesti idee indipendenti: uno dei momenti più imbarazzanti della mia esperienza a cinque stelle fu quando Rodotà fu scaricato pubblicamente come “ottuagenario miracolato dal web”, perché secondo i leader del M5S stava per fondare un nuovo partito con Civati (certo, come no). Comunque, la smentisco subito; peraltro, a quanto ne so nemmeno Pizzarotti sta fondando il partito di Pizzarotti, anche se, dopo essere stato emarginato e trattato come una pezza da piedi per quattro anni, ne avrebbe ogni diritto.

Non parlo della riduzione degli stipendi perché non mi risulta alcuna riduzione degli stipendi. Una consigliera M5S della cintura mi accusa: perché non parli della riduzione degli stipendi?

m5sdomande2-commento-2

Ora, il taglio degli stipendi è una cosa assolutamente meritoria, anche se i parlamentari europei si tagliano mille euro su ventimila o giù di lì, e sui tagli di quelli nazionali sono noti i dubbi (accettabili però quando vengono dai cittadini a cui i tagli sono stati promessi, non quando vengono da esponenti di partiti che non si tagliano niente). A livello comunale, però, mi risulta che nessuno degli eletti del M5S si sia tagliato alcunché.

Questi, infatti, sono gli stipendi percepiti nel mese di settembre come risultano dal sito del Comune, qui e qui (ringrazio la persona che ha raccolto i dati e pubblicato gli screenshot):

m5sdomande2-stipendi-1
m5sdomande2-stipendi-2

Sempre considerando il limite imposto dalle sacre regole del Movimento pari a 5000 euro lordi al mese (ammesso che sia quello, perché nel famoso video dello “SVG4 zip war airganon” Grillo parlava di 1200 euro, ma vabbe’), per i consiglieri comunali non c’è alcun taglio da fare, a meno che non siano lavoratori dipendenti che cumulano i 2280 euro con il proprio stipendio, messo a carico del Comune per tutte le ore trascorse in seduta; in questo caso dovrebbero fare come correttamente fece Chiara Appendino, cioè rinunciare ai gettoni, o farlo almeno per la parte che, nel cumulo, eccede la soglia dei 5000 euro.

Tuttavia, almeno per i due eletti (sindaca e presidente del consiglio comunale) che hanno uno stipendio superiore a 5000 euro il taglio sarebbe doveroso, e sarebbe bello che lo facessero anche gli assessori… a meno che non l’abbiano già fatto senza ancora comunicarlo, anzi conto che sia così e mi aspetto un comunicato in tal senso per chiudere ogni dubbio (sì, vi voglio bene e vi sto dando una elegante via di uscita).

Del resto, facendo due conti, solo i 25 eletti e la giunta ci costano una milionata e mezzo di euro l’anno, senza considerare i rimborsi ai datori di lavoro; in più bisognerebbe considerare gli attivisti che sono stati assunti in Comune come staffisti e i 40 consiglieri circoscrizionali, arrivando a un paio di milioni di euro l’anno. Non sono pochi soldi e ci vorrebbe più trasparenza, considerando che la relativa pagina sul sito del M5S Torino è ferma ai miei stipendi dello scorso mandato (e solo ai miei).

Non sto rosicando perché io non ho più uno stipendio e gli altri sì. Non sono affatto arrabbiato per motivi economici; al massimo, mi chiedo come un movimento che reclamava la trasparenza e che criticava su Facebook i curriculum semivuoti della giunta Fassino possa poi pubblicare, a fronte di 5900 euro al mese, un curriculum come questo. Nel frattempo, però, vi comunico che uno stipendio me lo sono già trovato e sto scrivendo questi post proprio perché vorrei chiudere tutte queste discussioni una volta per tutte e pensare al mio nuovo lavoro (i cui dettagli racconterò a brevissimo, non me li chiedete qui).

Non mi dimetto perché non ho niente da cui dimettermi. Ci sono sostenitori del M5S che vengono sulla mia bacheca a gridare “dimettiti”. Sono un privato cittadino, non ricopro alcun ruolo pubblico, da cosa dovrei dimettermi?

Non mi cancello dal M5S perché resto un cittadino attivo. Sono tuttora iscritto al portale nazionale del M5S e all’elenco degli attivisti torinesi. Non è che ci tenga particolarmente, ma non vedo perché cancellarmi: il M5S continua a fare anche cose buone, e se nel mio tempo libero potrò dare un contributo costruttivo lo farò volentieri. Per esempio, trovo interessante, anche se ancora molto limitata, la possibilità di votare online le proposte di legge; e se faranno una assemblea cittadina in cui si discuta di politica, anziché di gazebo da montare, cercherò di andarci. E rassicuro ancora tutti: nonostante ciò che dicono alle mie spalle, non presenterò alcuna fattura per la consulenza, come non l’ho mai fatto per tutto il tempo, le competenze e le energie che ho dedicato al Movimento 5 Stelle per otto anni.

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martedì 18 ottobre 2016, 14:33

Domande frequenti su me e il M5S

Non ho più scritto post sulla mia vicenda politica personale ormai da mesi; mi sento costretto a farlo perché, di qualsiasi cosa io mi metta a chiacchierare su Facebook, c’è spesso qualcuno che salta su a dire che rosico e voglio distruggere il Movimento 5 Stelle; anzi, i primi a dirlo sono alcuni attivisti ed eletti del M5S, nonché gli immancabili leoni da tastiera (ecco un simpatico commento sotto un mio post di sabato scorso, con tanto di simbolo del M5S nell’avatar, slogan #IODICONO e “giudeo” usato come insulto; anche se a un certo punto ho sospettato che dietro alla tastiera ci fosse Crozza).

grillino-vb-giudeo

Siccome ora vorrei tranquillamente lasciarmi alle spalle questa fase della mia vita, ho pensato di mettere in chiaro alcuni punti a cui potrò rapidamente rimandare in futuro.

Non sono arrabbiato per non aver fatto il candidato sindaco. Ho sempre sostenuto, sin da ottobre 2015, che Chiara fosse il candidato più “votogenico” e che fosse giusto che lei facesse il candidato sindaco; non ho mai presentato il mio nome in alternativa a lei.

Non ho sostenuto Chiara per avere qualcosa in cambio. Sospettavo fin dal principio che alla fine mi avrebbero scaricato, ma credo comunque che Torino avesse un disperato bisogno di ricambio, dopo vent’anni di PD, e che sostenere Chiara fosse la cosa giusta da fare per la mia città. Pensavo onestamente che i primi mesi della nuova amministrazione sarebbero stati migliori, ma comunque non mi pento del sostegno pubblico che ho dato ad Appendino in campagna elettorale.

Non sono arrabbiato per non avere “avuto la poltrona”. Mi sarebbe molto piaciuto partecipare alla nuova amministrazione: sono uno dei fondatori del Movimento a Torino, ho dedicato otto anni della mia vita a costruire questa possibilità e ho in testa tanti progetti innovativi che mi sarebbe piaciuto portare avanti. Tuttavia, sono perfettamente in grado di vivere senza la politica, e anche la mia professione mi piace e mi gratifica; anzi, vista la piega che ha preso la nuova amministrazione cittadina, sul piano personale rimanerne fuori è stata la miglior cosa che mi potesse capitare.

Non sono un arrivista. Se avessi pensato solo a fare carriera politica, nel M5S avrei gridato slogan, condiviso propaganda, leccato sederi e dato sempre ragione a chiunque avesse il potere di farmi avanzare, come si usa in Italia; mi sarei messo in lista per il consiglio comunale e avrei facilmente preso più preferenze di tutti gli altri, andando poi a fare il presidente del consiglio; oppure, alla peggio, avrei accettato le numerose offerte di candidatura da parte di altri partiti. A me, quando ho iniziato tanti anni fa, interessava solo l’esperienza a tempo determinato da portavoce dei cittadini, cosa che ho fatto con grande soddisfazione; i continui complimenti dei torinesi, che ricevo tuttora per strada, sono la ricompensa migliore.

Non ho cominciato a criticare il M5S solo ora che non ho “avuto la poltrona”. Ho sempre detto apertamente quello che penso, nel bene e nel male, perché credo nell’idea di trasparenza e di dibattito collettivo in rete da cui ha avuto origine il M5S. E’ almeno dal 2012, dall’epoca delle parlamentarie, che lancio l’allarme su una serie di progressive degenerazioni che hanno trasformato il movimento delle origini, quello dei portavoce dipendenti dei cittadini e della battaglia culturale, in un partito di giovani leader in carriera che raccontano propaganda come tutti gli altri. Speravo che servisse ad arginare il trend e invece è servito solo a farmi cacciare.

Non faccio “solo critiche negative per distruggere il Movimento”. Sono molti, in questi anni, gli articoli in cui ho fatto proposte costruttive per salvare e migliorare il M5S; l’ultimo è di meno di due mesi fa. Negli anni, ho persino fatto consulenze gratuite alla Casaleggio Associati su come far funzionare la piattaforma di “democrazia diretta”… Il problema è che il Movimento non ha mai voluto prendere in considerazione le proposte costruttive, e non dispone nemmeno di un luogo virtuale in cui portarle in discussione; e forse, dopo anni di proposte cadute nel vuoto, non ha più molto senso perdere tempo a scriverle.

Quando critico il M5S, non sto “sputando nel piatto in cui ho mangiato”. E’ vero, per cinque anni ho vissuto con i 1500 euro al mese da consigliere comunale, che però sono meno della metà di quello che guadagnavo prima col mio lavoro, senza nemmeno considerare l’ulteriore carriera che avrei potuto fare in questi anni, e senza considerare tutti gli “autofinanziamenti a cinque stelle” a cui ho partecipato. A ben vedere, si potrebbe dire che è il Movimento 5 Stelle che ha mangiato nel mio piatto e ora ci sputa dentro, ma mi sembra veramente un piano di discussione inutile.

Sono stato io a scegliere di non rifare il consigliere comunale, ma non sono stato io a scegliere di lasciare il Movimento 5 Stelle. Ho già spiegato che altri cinque anni in consiglio comunale non erano sostenibili, ma mi sono messo a disposizione in ogni altro modo possibile: prima da vicesindaco, e come altro consigliere uscente mi sembrava logico, poi da assessore alla partecipazione e all’innovazione, avendo competenze di livello internazionale sul tema, e infine da collaboratore del sindaco, anche se fare il portaborse non era certo un grande avanzamento professionale.

Ho fatto tutto questo anche se venivo da due anni di mobbing assiduo nei miei confronti, di manipolazioni dei miei messaggi usate per farmi passare per razzista, di richieste di dimissioni, di processi di partito a porte chiuse, di insulti, minacce e anche qualche spintone; l’ho fatto per la mia città, sentendomi in dovere di rimettere a disposizione i cinque anni di esperienza maturata, e anche per il bene del Movimento, sperando di portare il mio contributo di consenso e di idee. Ho ricevuto solo porte in faccia; dunque, resto fuori con la coscienza a posto di chi le ha provate tutte per non rompere il legame.

A luglio non mi sono arrabbiato per “la poltrona”, ma per il modo falso e scorretto in cui sono stato trattato. Io avevo già deciso di lasciare la politica un anno fa, e sono stati loro a cercarmi. Prima Grillo a gennaio mi telefonò chiedendo di rimettermi a disposizione, ed è andato avanti a darmi rassicurazioni fino al giorno del voto (da allora è sparito). Poi fu Chiara a dirmi di mandare tranquillamente la domanda da assessore, che sarebbe stata considerata “meritocraticamente”, promettendomi una risposta in poche settimane, che però non è mai arrivata.

A maggio vennero da me tre parlamentari (Airola, Castelli e Della Valle) che mi pregarono di ritirare la domanda per il bene del Movimento, perché, alla faccia della meritocrazia, “il gruppo” non mi voleva ma Chiara non sapeva come dirmi di no; io accettai di non fare polemica e andai in consiglio comunale a ribadire pubblicamente il mio sostegno, e lì fu Chiara, leggendo a verbale un discorso scritto da non so chi, a dire di sua iniziativa frasi come “Vittorio sarà ancora al nostro fianco” e “il suo lavoro sarà riconosciuto”. Nelle settimane successive, nel clou della campagna elettorale, mi chiesero di farmi fotografare in riunione attivisti, di parlare all’ultimo comizio, di fare appelli al voto, cosa che io feci lietamente.

Subito dopo il voto, Giordana, il factotum di Chiara, mi disse che ero una risorsa importante da valorizzare, e chiese a me cosa volessi fare: io mi offrii di entrare nello staff a occuparmi della partecipazione, visto che sono competente sul tema e che la promessa di nominare un assessore specifico era già stata cancellata. Lui accettò, poi vidi Chiara e accettò anche lei, chiedendo solo qualche giorno per i dettagli tecnici. Di lì in poi loro sparirono e non risposero più ai messaggi, fin che scoprii dal giornale che non ero nella lista degli staffisti.

Dopo un’altra settimana passata ad aspettare almeno una telefonata di spiegazioni, sbottai su Facebook e la cosa fu subito usata contro di me sul giornale cittadino, facendomi passare come un poltronista: invece di scuse ho ricevuto infamie. L’unico che ebbe la cortesia di chiamarmi fu poi Della Valle, che ringrazio, che mi spiegò che c’era stata una riunione segreta tra Chiara, Giordana e i consiglieri comunali, nella quale, votando, avevano deciso di escludermi da qualsiasi coinvolgimento nella nuova amministrazione.

In pratica, sono stati loro a usarmi durante la campagna elettorale per portare a casa qualche voto in più, e poi a scaricarmi subito dopo le elezioni, senza avere nemmeno la decenza di dirmelo in faccia o di chiedere scusa, facendomelo scoprire dai giornali e pure pubblicando in giro mezze verità e commenti sgradevoli per non prendersi la responsabilità delle proprie azioni. Per buona misura, in questo modo mi hanno anche impedito di tornare per tempo alla mia professione, lasciandomi poi in mezzo alla strada, a 42 anni, senza alcun preavviso; e questo non è certo un comportamento corretto.

Non serbo rancore, ma allo stesso tempo non posso più avere fiducia. Se incontro queste persone per strada (è successo in aeroporto per il viaggio a Palermo) le saluto e ci chiacchiero senza problemi, non faccio certo l’offeso. Tuttavia, come potrei lavorare ancora in un ambiente che si comporta in questo modo? Se fossi Napalm51 direi che “SONO PERZONE FALZEE!!1!!”, almeno alcune di loro, quelle che guidano il gruppo. E come sono state false con me, inevitabilmente lo sono con gli altri e con la città; e questo non è il mio modo di fare politica.

Quando commento le azioni di Appendino sindaca non lo faccio per vendetta. Lo faccio perché sono un cittadino attivo da quando sono ragazzo e ho sempre commentato la vita politica della mia città (in rete sin dalla fine degli anni ’90, e via blog dal 2003). Generalmente parlo delle cose che non funzionano, più che di quelle che funzionano, perché quello è il tipo di “fiato sul collo” che spinge chi ha in mano il potere a darsi da fare. Del resto, “siate cittadini attivi e fate fiato sul collo” era il messaggio iniziale degli Amici di Beppe Grillo, e per me si applica allo stesso modo anche se il sindaco è M5S invece che PD.

Non spero che Appendino faccia disastri e vada a casa. Scherziamo? Questa è la mia città, sarei folle a sperare che finisca in un disastro. L’inizio è stato deludente, ma le do ancora qualche mese prima di esprimere un giudizio più fermo, confidando che alla fine riesca a cavarsela, per il bene di tutti noi. Al massimo, posso consigliare a lei, ai suoi consiglieri e ai suoi sostenitori di passare meno tempo su Facebook a pubblicare comunicati e propaganda o a cercare presunti traditori, giornalisti e complotti piddini; e di concentrarsi di più sul loro lavoro, che è quello di fare qualcosa di concreto per migliorare Torino.

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martedì 19 luglio 2016, 16:13

Quando portavamo gli scarponi

Oggi, dopo il primo consiglio comunale del nuovo mandato, a tenere banco è la polemica tra il M5S torinese e i No Tav, legata a un’improvvida solidarietà alle forze dell’ordine, senza se e senza ma, espressa dal neo presidente del consiglio comunale Versaci. Io ne parlo ormai da ex, e inevitabilmente mi è venuta in mente questa foto.

salarossascarponi.jpg

Risale al 30 maggio 2011, il mio primo giorno di cinque anni fa nel palazzo comunale, il giorno in cui mi presentai con giacca, cravatta e gli scarponi sporchi del fango di Chiomonte. Perché uno – persino uno come me, che certo non può essere accusato di simpatie per i centri sociali e per chi attacca le forze dell’ordine per linea “politica” – può entrare nel palazzo senza per forza rinnegare chi è e da dove viene, senza nascondere la verità delle cose, la ragione e il torto che raramente stanno da una parte sola; e quando gli chiedono di parlare, senza venire meno al doveroso rispetto per le istituzioni e per chi le serve, ma senza nemmeno tacere i loro errori e le loro contraddizioni, può anche dire cose come quelle che dissi io nella prima seduta dello scorso consiglio, il 27 giugno 2011, e che riporto qui per futura memoria.

“Vorrei parlare anche di quanto è accaduto questa mattina, perché noi eravamo presenti (non solo noi, c’era anche il Consigliere Curto ed altri amministratori della Val di Susa). Il consistente drappello di amministratori locali non era lì per fare confusione, ma come forza di interposizione, cioè ci siamo messi tra i manifestanti, dietro, e la polizia che doveva arrivare dal davanti di queste barricate, cercando di far ragionare la gente per provare, perlomeno, a creare all’ultimo momento un minimo di dialogo ed evitare il peggio, che, poi, si è verificato puntualmente. Devo sottolineare che si è verificato puntualmente perché non vi è stata possibilità di dialogo da parte delle Forze dell’Ordine, nel senso che avevano l’ordine di entrare a qualunque costo e sgomberare tutto. Di conseguenza, non c’è stato modo di evitare quanto è accaduto, che non è stato soltanto lo scambio di “piacevolezze” di oggetti lanciati (sicuramente da entrambe le parti, tutto quello che volete), ma ho testimoniato personalmente il fatto di essermi trovato in un piazzale con circa 2.000 persone letteralmente bombardate di decine e decine di lacrimogeni e costrette a correre verso l’unico lato che gli era stato lasciato a disposizione, cioè quello dei monti, arrampicandosi in mezzo alle rocce e ai boschi; tra l’altro, il flusso di lacrimogeni è continuato anche dopo che il piazzale – che era l’obiettivo della liberazione, come è stata chiamata – era già stato liberato.

Quindi, a missione compiuta, le Forze dell’Ordine hanno ritenuto di dover continuare a spingere la gente contro le rocce e, ovviamente, ho visto persone farsi male, svenire, vomitare per i lacrimogeni e ragazzi con la testa spaccata; questi fatti sui giornali non sono stati pubblicati e non verranno pubblicati, per questo motivo le voglio dire in questa sede, e, ovviamente, ci saranno i video che circoleranno sulla rete e, anche in questo caso, ognuno vedrà quello che vuole vedere.

Come prendere questa situazione? Abbiamo cercato in tutti i modi di mettere un elemento di ragione in questa discussione, di razionalità di dati e di analisi, ma purtroppo non ci siamo riusciti. Siamo arrivati al punto in cui adesso in Val di Susa ci sono decine di migliaia di persone (non so se siano la maggioranza o la minoranza, ma comunque è sicuramente una parte molto consistente degli abitanti della Val di Susa) che non si sentono più cittadini italiani e che hanno vissuto l’arrivo dell’Esercito e della Polizia come un esercito straniero, accogliendoli cantando l’Inno nazionale e “Bella ciao”. Quindi, indipendentemente dal fatto che uno possa concordare o meno con questa visione, abbiamo una parte della popolazione del Piemonte che non si sente più parte di questo Stato e che reagirà di conseguenza, perché quello che vedete qui davanti è soltanto l’antipasto; non capisco come si possa continuare a pensare di costruire quest’opera con vent’anni di Intifada in Val di Susa, perché succederà esattamente questo. Questo è il bel risultato della politica piemontese degli ultimi vent’anni.

C’erano comunque numerosi amministratori ed esponenti politici in questa manifestazione e anche l’altra sera sono intervenuti esponenti di tre diversi movimenti politici, compreso il Segretario nazionale di Rifondazione Comunista, per cui non si può neanche dire che fosse una manifestazione di quattro gatti estremisti, anarchici od insurrezionalisti; è stata una manifestazione politica di un raggio discretamente ampio di forze, con idee anche diverse tra loro, che, alle quattro del mattino, è stata accolta con la violenza ed è stata dispersa con la violenza.

È questa la democrazia? Onestamente, oggi siamo venuti qui con l’idea di non partecipare a questo Consiglio Comunale, perché se questo è il modello di democrazia che vige, allora non ci sentiamo parte di questa democrazia. Dopodiché abbiamo fatto un ragionamento e, per senso di responsabilità verso le Istituzioni, siamo presenti e abbiamo fatto il nostro discorso. Siamo molto dispiaciuti dell’evoluzione che hanno preso le cose, ci dichiariamo indisponibili a gestire questa situazione, che non è più gestibile dal nostro punto di vista. Di conseguenza, non ci assumiamo la responsabilità delle conseguenze dell’azione che è stata fatta questa mattina, se ne assumerà le conseguenze il Sindaco e tutti gli altri politici che hanno scelto di percorrere questa via.”

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mercoledì 1 giugno 2016, 13:58

Un curioso sul divano

È passata più di una settimana da quando si è concluso il mio mandato in consiglio comunale ed abbiamo annunciato che, almeno per il momento, si conclude anche la mia esperienza in politica; qui sotto rimetto il video del mio messaggio di commiato in Sala Rossa, per chi non l’avesse ancora visto.

E’ stata una settimana ancora piuttosto piena, tra sbaraccare il mio ufficio in Municipio e rispondere a tanti messaggi di ringraziamento e solidarietà, nonché alle critiche incrociate dei pro Appendino (per cui sto disturbando la sua corsa verso il successo con la mia passività e le mie osservazioni) e degli anti Appendino (per cui non ho denunciato abbastanza duramente il modo in cui sono stato trattato dal M5S). Prendere posizioni ragionate in un mondo di tifosi e di pretoriani, come già vi raccontai, porta dritto alla solitudine, che però è limitata al mondo della politica; fuori da quello ho ricevuto davvero una valanga di affetto e ve ne ringrazio.

Nel ponte andrò fuori Torino e cercherò di staccare da tutto; tornerò domenica pomeriggio per andare a votare. Nonostante tutte le mie perplessità sulla direzione presa dal Movimento, sono convinto che Chiara possa davvero vincere, perché l’insoddisfazione generale e la voglia di “punire il sistema” sono palpabili ovunque, anche al di là dei reali demeriti di Fassino. Credo che oggi in un ballottaggio popolare con Fassino avrebbe delle chance persino il Gabibbo, figuriamoci una persona sveglia e mediatica come Chiara.

Comunque, sono curioso di vedere come andrà a finire, ma sul piano personale a me non cambia nulla. Io, difatti, dall’ultimo consiglio comunale non ho più sentito praticamente nessuno del M5S e ho cominciato a pensare al dopo: un brillante quarantenne sul divano di casa, con la sfida di reinventarsi per l’ennesima volta. E’ una situazione a cui non sono più abituato da diversi anni, e certamente è strano non avere ogni minuto impegnato, ma non è la prima volta in cui mi ci trovo. Sono piuttosto curioso di capire come andrà avanti la mia storia; perché nella vita si impara dalle vittorie ma anche dalle sconfitte, e l’unica cosa che non si deve fare è fermarsi, accontentandosi, senza più avere il coraggio di cambiare.

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mercoledì 23 marzo 2016, 19:32

Alla faccia del populismo

Di commissioni surreali ne ho viste tante, ma quella che ho presieduto stamattina resterà nella leggenda.

La commissione era convocata alle ore 9 per discutere una mozione del consigliere Marrone, che chiede di permettere agli utenti del Palanuoto di via Filadelfia di parcheggiare nello spiazzo antistante, riservandolo a loro. Solo che Marrone non si trova, e ci manda a dire che è impegnato in contemporanea nella commissione emergenza abitativa, dove si discute se assegnare una casa popolare a due casi di suo interesse. Dunque restiamo tutti lì per quarantacinque minuti a girarci i pollici e guardare il soffitto, fin che infine Marrone verso le 9:45 arriva, si scusa, introduce la mozione e chiede di dare la parola all’esperto di Fratelli d’Italia seduto vicino a lui.

Da regolamento, gli esperti di partito in commissione possono parlare solo in assenza del loro consigliere, ma per cortesia chiedo se qualcuno ha qualcosa in contrario, nessuno obietta, e do la parola all’esperto.

A quel punto l’esperto, che si scopre essere in realtà la persona che vuole parcheggiare lì sopra, invece di spiegare la questione attacca con una inarrestabile arringa che, “da cittadino”, accusa i consiglieri in sala di essere troppo pochi e troppo poco interessati a un tema così importante.

Restiamo tutti basiti: ma come, presentate una mozione al consiglio comunale per avere un parcheggio privato per la vostra macchina, ci avete fatto aspettare i comodi vostri per tre quarti d’ora, poi prendete la parola e ci accusate di maleducazione e disattenzione per il pubblico interesse? Alla faccia del populismo…

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giovedì 21 gennaio 2016, 16:50

Una seduta consiliare a caso

Oggi pomeriggio ho discusso in commissione trasporti una mia mozione che chiede ai vigili di dotarsi di account Facebook e Twitter su cui ricevere in tempo reale le segnalazioni di violazioni stradali gravi e situazioni problematiche, inviate dai cittadini tramite foto e video dallo smartphone, per poi decidere se inviare una pattuglia. Già oggi esistono gruppi su cui queste segnalazioni arrivano continuamente, sarebbe utile farlo in maniera costruttiva e non solo come sfogatoio.

Solo che in risposta il comandante dei vigili ha ribadito che loro fanno già tantissime attività contro la doppia fila, vantandosi anche di come siano riusciti a reprimerla in via Vanchiglia senza provocare le solite proteste dei commercianti; e poi il consigliere Liardo (NCD) è intervenuto accusandomi di vivere “in Svizzera o forse in Australia”, perchè a Torino la gente è obbligata a muoversi in auto violando il codice della strada a causa dell’insufficienza dei mezzi pubblici, in particolare della metropolitana (da lui ribattezzata “il tour del comunismo”) che è stata progettata per servire solo i quartieri rossi tagliando fuori i suoi elettori di Torino nord. Nel frattempo altri consiglieri di maggioranza e opposizione facevano a gara per capire chi di loro avesse collezionato più multe nell’ultimo anno, dopodiché mi hanno detto che c’erano “problemi di privacy” (non meglio specificati) e la seduta è finita lì.

E poi mi chiedete perché non voglio più fare il consigliere comunale…

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sabato 19 dicembre 2015, 17:16

La mia prima alla Scala

Ieri sono stato a Milano per un motivo ben preciso: nell’entusiasmo prenatalizio, in cui tutti dobbiamo essere più buoni, ho accettato uno scambio che da tempo dovevo fare con la mia consorte. Io sarei andato a sentire l’opera alla Scala, e in cambio lei sarebbe venuta a vedere il Toro all’Olimpico.

Che questo spirito di cooperazione fosse destinato al disastro dovevo capirlo subito, quando ieri mattina sono andato alla biglietteria dello stadio e ho scoperto che per Toro-Udinese la Maratona era già esaurita, facendo saltare la seconda parte dello scambio (si recupererà con l’Empoli dopo le feste).

Tuttavia, ogni promessa è debito e quindi ho onorato la mia parte, accettando di andare nel loggione della Scala – un investimento da ben quindici euro a testa – in occasione della rappresentazione della Giovanna d’Arco di Verdi (il compositore, non il centrocampista ex Milan).

Bene, è stata una scoperta: non pensavo che fosse possibile, ma a quarant’anni ho infine trovato qualcosa che fa abbioccare più dei Gran Premi di Formula 1.

Certamente a ciò ha contribuito il fatto che l’unica cosa che potessi vedere dal posto a me assegnato fosse il lampadario appeso al soffitto del teatro; però va detto che se mi alzavo e mi sporgevo sopra quelli della fila davanti riuscivo a vedere l’angolo sinistro della scena, purtroppo sempre vuoto perché il regista dev’essere un borghese reazionario e ha concentrato sempre tutto sul lato destro.

Comunque, a uso della vostra cultura, vi riassumerò brevemente l’opera in questione.

In pratica, l’intera opera di due ore e mezza ha solo tre personaggi: Carlo re di Francia, Giovanna d’Arco e suo padre. La prima parte è centrata sul fatto che Carlo ci prova con Giovanna, la quale è donzella purissima e affidata alla Vergine (ci sono un sacco di invocazioni di Cristi e Vergini in quest’opera, e dopo un po’ comincerete a invocarli anche voi sperando che facciano finire presto il tutto).

Per questo motivo Giovanna non gliela vuole dare, però a un certo punto pensa che sì, insomma, magari, una trombatina col re non ci starebbe male. Bene, solo per averlo pensato parte una mezz’ora di reprimende da parte del Verdi e del suo librettista Temistocle Solera, con tanto di esibizioni di diavoli e dannati e di disperazione del padre di lei, devastato dal dolore di aver messo al mondo una tale puttana, una che pensa prima o poi pure di fare del sesso, la svergognata. O almeno così credo, visto che Temistocle è uno a cui piace usare tutte le parole difficili del vocabolario e anche alcune inventate apposta per non farsi capire, prendendo di peso parole dal latino e italianizzandole come capita.

Comunque, a questo punto dormivo già da mezz’oretta e mi sono svegliato con le luci dell’intervallo, durante il quale sono spariti metà degli spettatori, a partire dal tizio russo seduto accanto a me che dopo un quarto d’ora dall’avvio dello spettacolo aveva già estratto il cellulare e stava chattando su whatsapp per scambiare foto di stangone russe seminude.

La seconda parte è a dire il vero più interessante, anche musicalmente, tanto è vero che non mi sono più addormentato del tutto.

Comincia col padre che, in ossequio alle nostre tradizioni cristiane, cerca di far ammazzare la figlia per punirla di aver pensato di poter prima o poi perdere la verginità (qui si dimostra come le nostre tradizioni cristiane siano in realtà indistinguibili dalle tradizioni pakistane del burqa). Lei peraltro è d’accordo, e autosvergognandosi desidera solo bere un calice di amaro Averno.

In qualche modo Giovanna finisce sul meritato rogo, ma lì, straziata dal senso di colpa e anche un po’ dall’incipiente profumo di arrosto, si prostra in penitenza nel tormento e giura al padre che mai più concepirà di utilizzare la sua vagina, anzi, piuttosto se la sigilla col Bostik.

A questo punto, ripristinata la moralità cristiana, parte una radiocronaca cantata (costava meno che mettere in scena una battaglia) che ci spiega che Giovanna viene liberata, sbaraglia gli inglesi e poi muore, perché comunque lei ci aveva pensato, al sesso, e quindi va bene redimersi ma neanche il Bostik può rimettere insieme la moralità di una donna. Però la Francia è salva e quindi chi se ne frega di Giovanna, son tutti contenti e l’opera finisce.

Ora, come può reagire una persona normale che al giorno d’oggi si trovi di fronte a questa overdose di Dio, Patria e Famiglia, e a un’opera che, secondo Wikipedia, lo storico critico verdiano Carlo Gatti definì pacatamente “un cumulo d’incongruenze e un’offesa continua al buon gusto artistico e alla verità storica”?

Beh, uno può dormire, oppure può sperare che le continue invocazioni “Oh Franchi!” presenti nel libretto preludano all’ingresso in scena perlomeno di Franco Franchi o di Pippo Franco o di qualche altro Franco che salvi un po’ la serata, oppure può chiedersi se, invece di investire una montagna di soldi in questo evento, non potessero semplicemente mettere regista e direttore di fronte a una replica di 16 anni e incinta su MTV, che sostanzialmente è la stessa cosa ma in cinque minuti anziché due ore e mezza, e senza tanti gorgheggi e marcette di ottoni in stile Oktoberfest.

L’importante è solo non farsi trascinare invece dall’entusiasmo, perché se vi piace questa roba finirete per auspicare il ritorno dello Stato Pontificio e pure quello dei Savoia, e non solo a Ballando sotto le stelle.

Però ok, i cantanti erano bravi!

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