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Archivio per il mese di ottobre 2016


sabato 29 ottobre 2016, 10:37

Sull’acqua bisogna cambiare rotta

Vorrei dare ancora un consiglio al M5S torinese, che sembra infilarsi sempre di più in un vicolo cieco senza nemmeno rendersene conto.

Dal punto di vista politico, l’operazione su Smat è stata un disastro totale: il M5S ha rotto con i comitati e con i sostenitori dell’acqua pubblica, scegliendo di usare le bollette dell’acqua come riserva di soldi (“come bancomat”, dicono i comitati) per coprire le spese generali del Comune, cosa che nemmeno il PD aveva fatto; e poi la cosa non è nemmeno andata a buon fine.

In termini di tecnica politica, è un caso di dilettantismo evidente, perché non porti in votazione una decisione divisiva se non ti sei assicurato di avere i voti per farla approvare. Inoltre, il massiccio voto contrario dei piccoli Comuni è motivato anche dalla mancanza di rispetto mostrata dalla sindaca nei loro confronti: forse non sapendo che oltre alle quote serviva anche una percentuale sul numero di Comuni, si è limitata ad accordarsi con quelli più grossi, senza nemmeno consultare quelli piccoli; ed è solo normale che questi rispondano votando contro.

Ma la cosa peggiore è la reazione, che trovate nel comunicato ufficiale: un vaneggiamento che cerca di salvare la faccia scaricando le colpe su chi ha votato contro, accusato di essere un crudele quadro di partito che vuole affamare i poveri e ride alle loro spalle, dipingendo una scena da Oliver Twist che può essere credibile solo a chi non conosce l’argomento.

E’ indubbio che il PD abbia colto al volo l’occasione per mettere in difficoltà la giunta: si chiama “fare opposizione”, lo facevamo noi gli anni scorsi. Ma il M5S deve riflettere sul fatto che a votare contro non sono stati solo “i piddini”, ma anche Comuni amici e simpatizzanti, retti da liste civiche che hanno a cuore il bene comune.

Questi hanno votato contro non per affamare i poveri, ma perché oggettivamente l’operazione tentata da Appendino è contro tutti i principi dell’acqua pubblica. Trattarli da criminali nei comunicati è arrogante, è maleducato, è intellettualmente disonesto e soprattutto peggiora le cose, perché certo non aiuterà la giunta torinese la prossima volta che avrà di nuovo bisogno del loro consenso, e non faciliterà la gestione pentastellata della Città Metropolitana.

Del resto, vedere i maggiori esponenti dell’acqua pubblica cittadina – tra cui addirittura un fondatore del meetup torinese – rallegrarsi per il successo dell’opposizione PD nel difendere l’acqua pubblica, dopo aver passato anni ad attaccarlo e a sostenere il M5S, è un capolavoro di autogol politico; dovrebbe far riflettere, far prendere una pausa, chiedere scusa e cambiare registro, invece che reagire pubblicamente a male parole, negando le proprie responsabilità e limitandosi a gestire la comunicazione di massa, come se un post su Facebook potesse sempre risolvere ogni problema.

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venerdì 28 ottobre 2016, 13:20

Il mio nuovo lavoro

Ho il piacere di annunciare che dal primo novembre inizierò un nuovo lavoro, come responsabile di progetti di ricerca e innovazione aperta in Open-Xchange (o, come tutti la chiamano, OX).

20160920-ox

OX è una media azienda tedesca in forte crescita, con uffici e sussidiarie in giro per l’Europa, che produce alcuni dei software liberi vitali per il funzionamento di Internet, tra cui il server di posta Dovecot (usato sul 70% dei server del pianeta) e il server DNS PowerDNS, nonché una piattaforma di webmail e collaborazione usata da molti grandi provider. L’azienda si basa sulla filosofia open source (il management arriva dall’esperienza originaria di SUSE Linux) e intende promuovere diverse iniziative tecniche per difendere la sicurezza, la neutralità e la libertà di Internet tramite nuovi servizi basati su standard aperti. Per esempio, il primo tema di cui mi occuperò è la sicurezza nel trasporto delle email, che oggi viaggiano spesso in chiaro su e giù per la rete e sono facilmente intercettabili e regolarmente intercettate.

Per me, questa è una grande opportunità di incidere sul futuro di Internet tramite una attività creativa che mette insieme tutte le mie competenze ed esperienze, da quella ingegneristica a quella di comunicazione, da quella di “startupper” a quella di esperto di policy. E’ un lavoro con i piedi a Torino, dove resterò basato, ma con testa in Germania e corpo e anima in giro per il mondo, ragionando di problemi globali in un ambiente internazionale.

Nelle prossime settimane cercherò di raccontarvi di più dell’intera esperienza, ma per ora posso solo dire che meglio di così non potevo trovare e che non vedo l’ora di cominciare!

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mercoledì 26 ottobre 2016, 15:30

Domande frequenti su me e il M5S (2)

Pensavo di avere esaurito le domande sul rapporto tra me e il M5S con la nota della settimana scorsa, e invece ne sono spuntate ancora molte, addirittura fatte pubblicamente da esponenti del M5S stesso; e io, pur anonimizzando i commenti perché non voglio fare polemica personale, ci tengo a dare una risposta pubblica.

Non sto aspettando le elezioni parlamentari per candidarmi. In una discussione (tristissima) su un post altrui, sono stato illuminato sul fatto che nel Movimento torinese gira questa voce:

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Ebbene, posso smentirla subito: la politica mi piace, se ci saranno ancora occasioni interessanti per farla le considererò volentieri, ma al momento è più facile che io possa fare il portiere della Juve piuttosto che il parlamentare del M5S. Innanzi tutto, perché il M5S non mi candiderebbe mai, anche prima di questi ultimi mesi: non mi hanno fatto fare neanche l’usciere in Municipio, secondo voi mi fanno fare il parlamentare?

Ma anche perché, per candidarsi in un partito, bisogna essere totalmente convinti della sua proposta politica e soprattutto di come esso la porterebbe avanti, e in questo momento, pur riconoscendo molte battaglie condivisibili, io ho troppi dubbi e il M5S ne ha combinate troppe per i miei gusti.

Comunque, non ho avuto risposta alla domanda “dove avrei detto questa cosa?”, perché non le ho mai dette, e il fatto che nel M5S torinese vengano ancora messe in giro voci malevole alle mie spalle mi dà veramente fastidio, oltre a farmi chiedere se queste energie non sarebbero meglio spese, tipo, ad amministrare la città e la provincia.

Non sto fondando un partito con Pizzarotti. Già, perché gira anche questa paranoia, che nel M5S viene immediatamente usata contro chiunque manifesti idee indipendenti: uno dei momenti più imbarazzanti della mia esperienza a cinque stelle fu quando Rodotà fu scaricato pubblicamente come “ottuagenario miracolato dal web”, perché secondo i leader del M5S stava per fondare un nuovo partito con Civati (certo, come no). Comunque, la smentisco subito; peraltro, a quanto ne so nemmeno Pizzarotti sta fondando il partito di Pizzarotti, anche se, dopo essere stato emarginato e trattato come una pezza da piedi per quattro anni, ne avrebbe ogni diritto.

Non parlo della riduzione degli stipendi perché non mi risulta alcuna riduzione degli stipendi. Una consigliera M5S della cintura mi accusa: perché non parli della riduzione degli stipendi?

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Ora, il taglio degli stipendi è una cosa assolutamente meritoria, anche se i parlamentari europei si tagliano mille euro su ventimila o giù di lì, e sui tagli di quelli nazionali sono noti i dubbi (accettabili però quando vengono dai cittadini a cui i tagli sono stati promessi, non quando vengono da esponenti di partiti che non si tagliano niente). A livello comunale, però, mi risulta che nessuno degli eletti del M5S si sia tagliato alcunché.

Questi, infatti, sono gli stipendi percepiti nel mese di settembre come risultano dal sito del Comune, qui e qui (ringrazio la persona che ha raccolto i dati e pubblicato gli screenshot):

m5sdomande2-stipendi-1
m5sdomande2-stipendi-2

Sempre considerando il limite imposto dalle sacre regole del Movimento pari a 5000 euro lordi al mese (ammesso che sia quello, perché nel famoso video dello “SVG4 zip war airganon” Grillo parlava di 1200 euro, ma vabbe’), per i consiglieri comunali non c’è alcun taglio da fare, a meno che non siano lavoratori dipendenti che cumulano i 2280 euro con il proprio stipendio, messo a carico del Comune per tutte le ore trascorse in seduta; in questo caso dovrebbero fare come correttamente fece Chiara Appendino, cioè rinunciare ai gettoni, o farlo almeno per la parte che, nel cumulo, eccede la soglia dei 5000 euro.

Tuttavia, almeno per i due eletti (sindaca e presidente del consiglio comunale) che hanno uno stipendio superiore a 5000 euro il taglio sarebbe doveroso, e sarebbe bello che lo facessero anche gli assessori… a meno che non l’abbiano già fatto senza ancora comunicarlo, anzi conto che sia così e mi aspetto un comunicato in tal senso per chiudere ogni dubbio (sì, vi voglio bene e vi sto dando una elegante via di uscita).

Del resto, facendo due conti, solo i 25 eletti e la giunta ci costano una milionata e mezzo di euro l’anno, senza considerare i rimborsi ai datori di lavoro; in più bisognerebbe considerare gli attivisti che sono stati assunti in Comune come staffisti e i 40 consiglieri circoscrizionali, arrivando a un paio di milioni di euro l’anno. Non sono pochi soldi e ci vorrebbe più trasparenza, considerando che la relativa pagina sul sito del M5S Torino è ferma ai miei stipendi dello scorso mandato (e solo ai miei).

Non sto rosicando perché io non ho più uno stipendio e gli altri sì. Non sono affatto arrabbiato per motivi economici; al massimo, mi chiedo come un movimento che reclamava la trasparenza e che criticava su Facebook i curriculum semivuoti della giunta Fassino possa poi pubblicare, a fronte di 5900 euro al mese, un curriculum come questo. Nel frattempo, però, vi comunico che uno stipendio me lo sono già trovato e sto scrivendo questi post proprio perché vorrei chiudere tutte queste discussioni una volta per tutte e pensare al mio nuovo lavoro (i cui dettagli racconterò a brevissimo, non me li chiedete qui).

Non mi dimetto perché non ho niente da cui dimettermi. Ci sono sostenitori del M5S che vengono sulla mia bacheca a gridare “dimettiti”. Sono un privato cittadino, non ricopro alcun ruolo pubblico, da cosa dovrei dimettermi?

Non mi cancello dal M5S perché resto un cittadino attivo. Sono tuttora iscritto al portale nazionale del M5S e all’elenco degli attivisti torinesi. Non è che ci tenga particolarmente, ma non vedo perché cancellarmi: il M5S continua a fare anche cose buone, e se nel mio tempo libero potrò dare un contributo costruttivo lo farò volentieri. Per esempio, trovo interessante, anche se ancora molto limitata, la possibilità di votare online le proposte di legge; e se faranno una assemblea cittadina in cui si discuta di politica, anziché di gazebo da montare, cercherò di andarci. E rassicuro ancora tutti: nonostante ciò che dicono alle mie spalle, non presenterò alcuna fattura per la consulenza, come non l’ho mai fatto per tutto il tempo, le competenze e le energie che ho dedicato al Movimento 5 Stelle per otto anni.

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venerdì 21 ottobre 2016, 16:18

La macchina ha un buco nella gomma

La notizia del giorno a Torino è l’arrivo della Guardia di Finanza in Municipio per una indagine su possibili irregolarità nel bilancio del Comune. Ne parlano tutti, ma più che altro in toni propagandistici, tra un trionfo dell’onestà (i pro M5S) e una minimizzazione a prescindere (i pro PD); tra accuse di “ladri” e controaccuse di “populisti”.

Eppure, cercando di capire le cose dai giornali, emerge un quadro un po’ diverso; e per questo ho pensato di mettere per iscritto quello che ho capito, con l’esperienza di consigliere comunale alle spalle, e che non è stato spiegato molto bene. Cercherò di fare ancora una volta quel lavoro di informazione ai cittadini che però, ecco, adesso dovrebbe magari fare qualcuno dei quaranta consiglieri comunali in carica, che hanno modo di avere le informazioni precise ed aggiornate che io non ho più.

Per prima cosa, che cosa è questo “buco di 50 milioni di euro”? E’ scappato qualcuno con i soldi nella valigia? No, leggendo i giornali si capisce quale sia la questione: è un disallineamento delle aspettative tra creditori e debitori, e in particolare tra il Comune di Torino da una parte, e due sue società dall’altra.

Le due società sono GTT, che notoriamente gestisce i trasporti pubblici, e Infra.To, che, meno nota, è la “proprietaria dei muri” della metropolitana e di altre infrastrutture cittadine, in ossequio al principio neoliberista per cui bisogna separare la rete dal servizio, per poi mettere a gara d’appalto il servizio stesso; sono società interamente di proprietà comunale, anche se più volte Fassino ha tentato di vendere GTT ai privati, senza mai trovare qualcuno che se la pigliasse a condizioni accettabili.

Allora, qual è la questione? Ve la spiego così: supponete di aver chiesto a vostro cugino di tagliarvi l’erba del prato in cambio di 20 euro. Il lavoro è avvenuto, poi però voi non avevate i 20 euro in tasca, e gli avete detto che glieli davate poi; e quindi vostro cugino è rimasto in credito con voi di 20 euro. Poi magari, nel tempo, gli avete detto: ma dai, ormai sono passati anni, vuoi davvero questi 20 euro? Ti ho già offerto una cena l’altro giorno, facciamo che siamo pari. E lui niente: no, grazie per la cena ma voglio anche i miei 20 euro, anzi, siccome in realtà ho tagliato anche l’aiuola davanti al garage, me ne devi 25. E voi: no guarda, non rompere le scatole, sai che non c’ho una lira, secondo me non ti devo più niente.

Risultato? Un contenzioso tra parenti, in cui ognuno pretende di avere ragione; per cui voi scrivete nei vostri conti che non dovete più niente a vostro cugino, mentre lui scrive che ha un credito di 25 euro verso di voi. Poi, visto che siete parenti, probabilmente non finirete in tribunale tra di voi; ognuno si tiene la sua posizione e se la porta avanti all’infinito nei propri conti. Certo, se a un certo punto si arrivasse davanti al giudice è possibile che voi veniate obbligati a pagare 25 euro, e quindi vi troviate con 25 euro di “buco”; è anche possibile che invece voi abbiate ragione, e che il buco resti al cugino; o, più facilmente, che ci si metta d’accordo amichevolmente per dividersi il buco a metà o per compensarlo con un altro lavoretto pagato, senza ingrassare gli avvocati.

Un caso simile, per esempio, è successo negli scorsi anni tra Comune/GTT e Regione Piemonte; la Regione riceve dal governo i fondi per il trasporto pubblico, senza i quali il trasporto non può circolare visto che i biglietti coprono giusto un terzo dei costi, e li ripartisce ai Comuni; però a un certo punto, essendo senza soldi, ha deciso di tagliare i fondi già stanziati, non solo per gli anni successivi ma retroattivamente per quello in corso. A quel punto il Comune ha detto: ma come, io quei soldi li ho già anche spesi! Fassino ha fatto causa a Chiamparino e alla fine ha vinto, però poi ci si è messi comunque a negoziare su quanti soldi effettivamente la Regione potesse ridare al Comune.

Allora, avrete capito che con questi meccanismi nessuno fugge alle Bahamas con dei soldi in tasca lasciando il “buco”. Il problema, però, è verso i terzi: perché a questo punto sia voi che vostro cugino vantate di avere 25 euro a disposizione, o al massimo da incassare, ma in realtà solo uno dei due può averli; e se si calcola il patrimonio familiare complessivo, sembra che di euro ce ne siano 50 anche se sono solo 25. Se andate a chiedere un prestito in banca, la banca ve lo dà pensando che abbiate un patrimonio che in realtà non avete per intero: e così si migliorano i bilanci.

Perché questo sia un reato, tuttavia, bisogna provare che il meccanismo sia stato concepito apposta per truffare i terzi; ovvero che non sia successo semplicemente che, in buona fede, ciascuno dei due parenti ritenesse di avere ragione nella disputa, ma che invece loro si siano messi d’accordo per dire “senti, tu dì che aspetti 25 euro da me, io dico che non ti devo niente, e così, ognuno con i propri creditori, tutti e due sembriamo più solidi”, e riusciamo a chiudere il bilancio in pareggio e non in perdita. Questo sarà l’oggetto delle indagini.

Certo, la situazione in questo caso è complicata dal fatto che, proprio per evitare queste situazioni ampiamente diffuse, la legge da qualche tempo (poco) impone che il bilancio di rendiconto del Comune, cioè il documento fatto dopo la fine dell’anno in cui si tirano le somme di spese ed entrate, contenga una dichiarazione dei debiti e crediti con ciascuna delle società partecipate, concordata con esse; e in questo caso è ovviamente impossibile sostenere due versioni diverse.

Leggendo i giornali, pare che nel caso di GTT e Infra.To questa dichiarazione non sia mai stata presentata, il che, in teoria, avrebbe dovuto impedire l’approvazione del bilancio; in pratica, si è deciso di approvarlo lo stesso. Tuttavia, a scanso di querele per calunnia, io non posso sapere se questi documenti mancavano per errore perché ce li si è dimenticati o perché non si è fatto in tempo a produrli, oppure mancavano perché non ci si accordava su quali crediti considerare buoni, o addirittura perché ci si è messi d’accordo in cattiva fede in modo da poter far figurare la stessa cifra in positivo in entrambi i bilanci: questo lo accerterà l’indagine.

Ora, veniamo alle responsabilità: e qui la cosa si fa più spinosa. Già, perché – secondo quanto riportato dai giornali – mentre il bilancio di rendiconto 2015 del Comune è stato approvato dal consiglio comunale passato, e quello di GTT dalla giunta Fassino, il bilancio 2015 di Infra.To è stato approvato in estate dalla giunta Appendino, e la stessa sindaca se ne è assunta la responsabilità durante una discussione di commissione qualche settimana fa.

Del resto, sempre da quanto ho capito dai giornali, non è stato il M5S ad accorgersi del problema. Non ce ne siamo accorti prima, quando Chiara era, da consigliera di opposizione, vicepresidente della commissione bilancio; e non se ne sono evidentemente accorti quando, già amministrando il Comune, hanno approvato l’ultimo dei tre bilanci (ovviamente in buona fede). Chi se ne è accorto, invece, è l’ex candidato sindaco della Lega, il notaio Morano, eletto a giugno, che ha presentato l’esposto da cui pare siano partite le indagini.

Attualmente, quindi, non si sa nemmeno chi sia indagato e per quali eventuali reati; e bisognerebbe essere legali esperti della materia per capire se sono accusabili di reati solo quelli che consapevolmente (ammesso che sia avvenuto) abbiano inserito cifre irregolari nei bilanci, o anche quelli che abbiano inconsapevolmente approvato questi bilanci. Se è il primo caso, probabilmente l’indagine potrebbe riguardare solo dirigenti delle società partecipate, funzionari comunali e magari qualche assessore; se è il secondo, potrebbero venire indagati sia Fassino che Appendino e anche i consiglieri comunali che hanno votato il primo bilancio.

Diversa è poi la questione in sede civile e di Corte dei Conti, dove sicuramente tutti gli amministratori pubblici che hanno votato queste delibere, anche in buona fede, potrebbero venire chiamati a rifondere personalmente alle casse pubbliche gli eventuali danni; è già successo ad Alessandria.

Quanto alle conseguenze economiche concrete, per il Comune non dovrebbero essere significative: è difficile che tutti questi 50 milioni di euro risultino a carico suo. Magari si tratterà di recuperare un ammanco di qualche milione di euro, tipo i cinque di cui si parlava inizialmente; per fare una proporzione, è come se a una persona che guadagna 1000 euro netti al mese mancassero a fine anno 50 euro; dovrà rinunciare a qualcosa, ma comunque non andrà in rovina per quelli. Di sicuro, insomma, non è una “voragine”.

Diversa è la situazione per le due partecipate, in particolare per Infra.To, che da tempo soffre di una situazione economica complicata dal fatto che i suoi unici clienti sono sostanzialmente GTT (per l’uso delle infrastrutture) e il Comune (per la progettazione dei nuovi tratti di metropolitana); e sono clienti che pagano poco e male. Addirittura, un paio di anni fa, per far fronte alla situazione, il Comune ha “ricapitalizzato in natura” la società, conferendole un preziosissimo nuovo patrimonio: i binari di alcune linee del tram. Solo quelli del 16 furono valutati 35 milioni di euro, con tanto di perizia: e chi non pagherebbe una cifra del genere per comprarseli?

In questo modo, la società aumentò il proprio patrimonio e risultò in miglior salute finanziaria; ma se ora si scoprisse che i 165 milioni di euro di crediti che Infra.To sostiene di avere con il Comune sin dal 2006 sono anche solo in parte non più esigibili, la società potrebbe avere dei problemi, mettendo a rischio in particolare il tormentatissimo completamento della linea 1 fino a piazza Bengasi.

Io non so, dunque, cosa verrà fuori dalle indagini, chi sarà indagato e come. So solo che il dibattito politico cittadino di queste ultime ventiquattr’ore è stato secondo me piuttosto inutile, a base di nessuna informazione ai cittadini e di molta propaganda, come se fossimo ancora in piena campagna elettorale.

Già, perché il vero messaggio che ci manda tutta questa vicenda è che il trasporto pubblico locale, a Torino e in tutta Italia, è agonizzante per mancanza di fondi; e che le relative aziende stanno in piedi con lo scotch, legale o illegale che sia. E allora, invece di discutere se questa sia una voragine o una buchetta e se sia stato più distratto Fassino o Appendino, dovremmo chiedere alla politica (tutta) come pensi concretamente di difendere i nostri servizi pubblici, e cosa stia facendo per salvarli.

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martedì 18 ottobre 2016, 14:33

Domande frequenti su me e il M5S

Non ho più scritto post sulla mia vicenda politica personale ormai da mesi; mi sento costretto a farlo perché, di qualsiasi cosa io mi metta a chiacchierare su Facebook, c’è spesso qualcuno che salta su a dire che rosico e voglio distruggere il Movimento 5 Stelle; anzi, i primi a dirlo sono alcuni attivisti ed eletti del M5S, nonché gli immancabili leoni da tastiera (ecco un simpatico commento sotto un mio post di sabato scorso, con tanto di simbolo del M5S nell’avatar, slogan #IODICONO e “giudeo” usato come insulto; anche se a un certo punto ho sospettato che dietro alla tastiera ci fosse Crozza).

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Siccome ora vorrei tranquillamente lasciarmi alle spalle questa fase della mia vita, ho pensato di mettere in chiaro alcuni punti a cui potrò rapidamente rimandare in futuro.

Non sono arrabbiato per non aver fatto il candidato sindaco. Ho sempre sostenuto, sin da ottobre 2015, che Chiara fosse il candidato più “votogenico” e che fosse giusto che lei facesse il candidato sindaco; non ho mai presentato il mio nome in alternativa a lei.

Non ho sostenuto Chiara per avere qualcosa in cambio. Sospettavo fin dal principio che alla fine mi avrebbero scaricato, ma credo comunque che Torino avesse un disperato bisogno di ricambio, dopo vent’anni di PD, e che sostenere Chiara fosse la cosa giusta da fare per la mia città. Pensavo onestamente che i primi mesi della nuova amministrazione sarebbero stati migliori, ma comunque non mi pento del sostegno pubblico che ho dato ad Appendino in campagna elettorale.

Non sono arrabbiato per non avere “avuto la poltrona”. Mi sarebbe molto piaciuto partecipare alla nuova amministrazione: sono uno dei fondatori del Movimento a Torino, ho dedicato otto anni della mia vita a costruire questa possibilità e ho in testa tanti progetti innovativi che mi sarebbe piaciuto portare avanti. Tuttavia, sono perfettamente in grado di vivere senza la politica, e anche la mia professione mi piace e mi gratifica; anzi, vista la piega che ha preso la nuova amministrazione cittadina, sul piano personale rimanerne fuori è stata la miglior cosa che mi potesse capitare.

Non sono un arrivista. Se avessi pensato solo a fare carriera politica, nel M5S avrei gridato slogan, condiviso propaganda, leccato sederi e dato sempre ragione a chiunque avesse il potere di farmi avanzare, come si usa in Italia; mi sarei messo in lista per il consiglio comunale e avrei facilmente preso più preferenze di tutti gli altri, andando poi a fare il presidente del consiglio; oppure, alla peggio, avrei accettato le numerose offerte di candidatura da parte di altri partiti. A me, quando ho iniziato tanti anni fa, interessava solo l’esperienza a tempo determinato da portavoce dei cittadini, cosa che ho fatto con grande soddisfazione; i continui complimenti dei torinesi, che ricevo tuttora per strada, sono la ricompensa migliore.

Non ho cominciato a criticare il M5S solo ora che non ho “avuto la poltrona”. Ho sempre detto apertamente quello che penso, nel bene e nel male, perché credo nell’idea di trasparenza e di dibattito collettivo in rete da cui ha avuto origine il M5S. E’ almeno dal 2012, dall’epoca delle parlamentarie, che lancio l’allarme su una serie di progressive degenerazioni che hanno trasformato il movimento delle origini, quello dei portavoce dipendenti dei cittadini e della battaglia culturale, in un partito di giovani leader in carriera che raccontano propaganda come tutti gli altri. Speravo che servisse ad arginare il trend e invece è servito solo a farmi cacciare.

Non faccio “solo critiche negative per distruggere il Movimento”. Sono molti, in questi anni, gli articoli in cui ho fatto proposte costruttive per salvare e migliorare il M5S; l’ultimo è di meno di due mesi fa. Negli anni, ho persino fatto consulenze gratuite alla Casaleggio Associati su come far funzionare la piattaforma di “democrazia diretta”… Il problema è che il Movimento non ha mai voluto prendere in considerazione le proposte costruttive, e non dispone nemmeno di un luogo virtuale in cui portarle in discussione; e forse, dopo anni di proposte cadute nel vuoto, non ha più molto senso perdere tempo a scriverle.

Quando critico il M5S, non sto “sputando nel piatto in cui ho mangiato”. E’ vero, per cinque anni ho vissuto con i 1500 euro al mese da consigliere comunale, che però sono meno della metà di quello che guadagnavo prima col mio lavoro, senza nemmeno considerare l’ulteriore carriera che avrei potuto fare in questi anni, e senza considerare tutti gli “autofinanziamenti a cinque stelle” a cui ho partecipato. A ben vedere, si potrebbe dire che è il Movimento 5 Stelle che ha mangiato nel mio piatto e ora ci sputa dentro, ma mi sembra veramente un piano di discussione inutile.

Sono stato io a scegliere di non rifare il consigliere comunale, ma non sono stato io a scegliere di lasciare il Movimento 5 Stelle. Ho già spiegato che altri cinque anni in consiglio comunale non erano sostenibili, ma mi sono messo a disposizione in ogni altro modo possibile: prima da vicesindaco, e come altro consigliere uscente mi sembrava logico, poi da assessore alla partecipazione e all’innovazione, avendo competenze di livello internazionale sul tema, e infine da collaboratore del sindaco, anche se fare il portaborse non era certo un grande avanzamento professionale.

Ho fatto tutto questo anche se venivo da due anni di mobbing assiduo nei miei confronti, di manipolazioni dei miei messaggi usate per farmi passare per razzista, di richieste di dimissioni, di processi di partito a porte chiuse, di insulti, minacce e anche qualche spintone; l’ho fatto per la mia città, sentendomi in dovere di rimettere a disposizione i cinque anni di esperienza maturata, e anche per il bene del Movimento, sperando di portare il mio contributo di consenso e di idee. Ho ricevuto solo porte in faccia; dunque, resto fuori con la coscienza a posto di chi le ha provate tutte per non rompere il legame.

A luglio non mi sono arrabbiato per “la poltrona”, ma per il modo falso e scorretto in cui sono stato trattato. Io avevo già deciso di lasciare la politica un anno fa, e sono stati loro a cercarmi. Prima Grillo a gennaio mi telefonò chiedendo di rimettermi a disposizione, ed è andato avanti a darmi rassicurazioni fino al giorno del voto (da allora è sparito). Poi fu Chiara a dirmi di mandare tranquillamente la domanda da assessore, che sarebbe stata considerata “meritocraticamente”, promettendomi una risposta in poche settimane, che però non è mai arrivata.

A maggio vennero da me tre parlamentari (Airola, Castelli e Della Valle) che mi pregarono di ritirare la domanda per il bene del Movimento, perché, alla faccia della meritocrazia, “il gruppo” non mi voleva ma Chiara non sapeva come dirmi di no; io accettai di non fare polemica e andai in consiglio comunale a ribadire pubblicamente il mio sostegno, e lì fu Chiara, leggendo a verbale un discorso scritto da non so chi, a dire di sua iniziativa frasi come “Vittorio sarà ancora al nostro fianco” e “il suo lavoro sarà riconosciuto”. Nelle settimane successive, nel clou della campagna elettorale, mi chiesero di farmi fotografare in riunione attivisti, di parlare all’ultimo comizio, di fare appelli al voto, cosa che io feci lietamente.

Subito dopo il voto, Giordana, il factotum di Chiara, mi disse che ero una risorsa importante da valorizzare, e chiese a me cosa volessi fare: io mi offrii di entrare nello staff a occuparmi della partecipazione, visto che sono competente sul tema e che la promessa di nominare un assessore specifico era già stata cancellata. Lui accettò, poi vidi Chiara e accettò anche lei, chiedendo solo qualche giorno per i dettagli tecnici. Di lì in poi loro sparirono e non risposero più ai messaggi, fin che scoprii dal giornale che non ero nella lista degli staffisti.

Dopo un’altra settimana passata ad aspettare almeno una telefonata di spiegazioni, sbottai su Facebook e la cosa fu subito usata contro di me sul giornale cittadino, facendomi passare come un poltronista: invece di scuse ho ricevuto infamie. L’unico che ebbe la cortesia di chiamarmi fu poi Della Valle, che ringrazio, che mi spiegò che c’era stata una riunione segreta tra Chiara, Giordana e i consiglieri comunali, nella quale, votando, avevano deciso di escludermi da qualsiasi coinvolgimento nella nuova amministrazione.

In pratica, sono stati loro a usarmi durante la campagna elettorale per portare a casa qualche voto in più, e poi a scaricarmi subito dopo le elezioni, senza avere nemmeno la decenza di dirmelo in faccia o di chiedere scusa, facendomelo scoprire dai giornali e pure pubblicando in giro mezze verità e commenti sgradevoli per non prendersi la responsabilità delle proprie azioni. Per buona misura, in questo modo mi hanno anche impedito di tornare per tempo alla mia professione, lasciandomi poi in mezzo alla strada, a 42 anni, senza alcun preavviso; e questo non è certo un comportamento corretto.

Non serbo rancore, ma allo stesso tempo non posso più avere fiducia. Se incontro queste persone per strada (è successo in aeroporto per il viaggio a Palermo) le saluto e ci chiacchiero senza problemi, non faccio certo l’offeso. Tuttavia, come potrei lavorare ancora in un ambiente che si comporta in questo modo? Se fossi Napalm51 direi che “SONO PERZONE FALZEE!!1!!”, almeno alcune di loro, quelle che guidano il gruppo. E come sono state false con me, inevitabilmente lo sono con gli altri e con la città; e questo non è il mio modo di fare politica.

Quando commento le azioni di Appendino sindaca non lo faccio per vendetta. Lo faccio perché sono un cittadino attivo da quando sono ragazzo e ho sempre commentato la vita politica della mia città (in rete sin dalla fine degli anni ’90, e via blog dal 2003). Generalmente parlo delle cose che non funzionano, più che di quelle che funzionano, perché quello è il tipo di “fiato sul collo” che spinge chi ha in mano il potere a darsi da fare. Del resto, “siate cittadini attivi e fate fiato sul collo” era il messaggio iniziale degli Amici di Beppe Grillo, e per me si applica allo stesso modo anche se il sindaco è M5S invece che PD.

Non spero che Appendino faccia disastri e vada a casa. Scherziamo? Questa è la mia città, sarei folle a sperare che finisca in un disastro. L’inizio è stato deludente, ma le do ancora qualche mese prima di esprimere un giudizio più fermo, confidando che alla fine riesca a cavarsela, per il bene di tutti noi. Al massimo, posso consigliare a lei, ai suoi consiglieri e ai suoi sostenitori di passare meno tempo su Facebook a pubblicare comunicati e propaganda o a cercare presunti traditori, giornalisti e complotti piddini; e di concentrarsi di più sul loro lavoro, che è quello di fare qualcosa di concreto per migliorare Torino.

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mercoledì 5 ottobre 2016, 15:42

M5S e il paravento dal basso

Non ho ancora preso posizione sulle proposte di modifica allo statuto del M5S attualmente in votazione, perché non ho ancora avuto tempo e voglia di studiarmele nel dettaglio.

Oggi, però, Beppe Grillo spiega quali sono le vere ragioni di questo voto, con un post alquanto singolare in cui ammette che non si tratta affatto di condividere la gestione del movimento con gli attivisti, di sperimentare la democrazia online o di favorire la partecipazione dal basso. Il vero motivo per questa votazione è (parole sue) che “nessuno possa fare appello e io non riceva migliaia di denunce”, inserendo il regolamento dentro il “non-Statuto” e istituendo “tre probiviri che faranno da paravento anche a me, perché io ricevo una querela al giorno!”. In pratica, lo scopo di tutta l’operazione è “proteggere un po’ me” (sempre parole sue) dalle querele che sta ricevendo per le espulsioni illegittime che ha firmato negli scorsi anni.

Già, perché, per chi non lo sapesse, negli scorsi mesi alcune delle persone espulse dal M5S con una mail firmata “in nome e per conto di Beppe Grillo” si sono rivolte a un tribunale, che ha sancito che quelle espulsioni sono illegittime, in quanto il non-Statuto non prevedeva alcuna possibilità per lo staff o per il “capo politico” di espellere degli iscritti. Anche il cosiddetto “regolamento del M5S” promulgato sul blog un paio di anni fa, quello che istituiva il direttorio e la procedura di espulsione, è illegittimo e nullo, perché non è stato mai discusso, votato e approvato dagli iscritti del Movimento 5 Stelle.

Infatti, la legge italiana stabilisce che gli iscritti ad una associazione, persino una associazione non formalizzata, hanno dei diritti inalienabili. Gli iscritti possono essere cacciati da una associazione solo secondo quanto previsto dal suo Statuto, e lo Statuto può essere modificato solo da una votazione di tutti i soci in una assemblea fisica regolarmente convocata. Tutto questo fino ad oggi non è avvenuto, per cui tutte le espulsioni avvenute fino ad oggi possono essere riconosciute illegittime, come già sancito in un caso specifico dal suddetto provvedimento del Tribunale di Napoli.

Non solo: tutte le persone che sono state espulse hanno diritto a chiedere il risarcimento dei danni, da quelli di immagine a quelli esistenziali per le sofferenze patite e le ingiurie ricevute, e a questo punto hanno ottime possibilità di ottenerlo. E chi lo dovrà pagare? Chi ha firmato le espulsioni: Beppe Grillo di tasca sua. E siccome le quantificazioni variano da 10 a 150 mila euro a testa, e si dice che gli espulsi siano centinaia, stiamo parlando di milioni e milioni di euro.

Per questo ora Grillo corre ai ripari, cercando di modificare lo statuto della “non-associazione” M5S in modo che le future espulsioni siano regolari; e invita tutti a “votare votare votare”, perchè, secondo la legge (art. 21 codice civile), una delibera di modifica dello statuto associativo richiede il voto favorevole della maggioranza dei presenti in una assemblea a cui partecipino almeno tre quarti degli iscritti; e quindi, se non avranno votato almeno tre quarti degli iscritti al M5S, la votazione sarà senz’altro legalmente nulla (ma questo lui non lo dice). Questo probabilmente spiega anche perché, dopo anni di votazioni online annunciate a mezzogiorno con chiusura del voto a mezzogiorno e un quarto, stavolta ci abbiano dato per votare addirittura un mese (ma anche questo lui non lo dice).

Purtroppo per lui, la procedura che sta seguendo non è comunque valida, perché il codice civile non prevede la possibilità di tenere una assemblea in forma virtuale, né di tenere la votazione aperta per un mese; i tre quarti suddetti devono essere presenti tutti nello stesso luogo e nello stesso momento. Inoltre, anche se la deliberazione fosse valida, non si potrebbe comunque applicare alle espulsioni già fatte in passato. E poi ci sarebbero anche altre questioni: per esempio, sarebbe necessario rendere pubblico almeno ai soci l’elenco e il numero degli iscritti, per poter verificare il raggiungimento dei quorum. E sarebbe necessario far scegliere all’assemblea alcuni segretari per la votazione, che possano testimoniare il corretto conteggio dei voti. E così via.

Su tutto questo, le opinioni possono legittimamente variare: uno può comunque pensare che le espulsioni fossero giuste, che l’appellarsi alla legge da parte degli espulsi sia un attacco malevolo al Movimento e che Grillo vada dunque aiutato in questo tentativo di crearsi un “paravento dal basso”. L’importante è essere coscienti di tutto lo scenario.

La questione di fondo, infatti, è che non si può creare un movimento, partito, associazione o quel che sia (il nome, come stabilito dal tribunale, non fa differenza) senza rispettare i minimi principi di democrazia interna previsti dalla legge. Questo nel M5S non è mai avvenuto, e ora Beppe rischia di farne le spese.

Sinceramente mi spiace per lui, perché non era lui la mente dietro a questi meccanismi. La sua unica via d’uscita, ridicola ma sostenibile, era affermare di non aver mai davvero sottoscritto quelle espulsioni, insomma di avere cacciato la gente a sua insaputa; e in almeno qualche caso che conosco personalmente credo che sia proprio successo così. Qualcuno deve averlo mal consigliato, invece, e così ora cerca una via d’uscita molto difficile; il che è umano, se non fosse che non ha niente a che vedere con la partecipazione e con la democrazia dal basso.

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sabato 1 ottobre 2016, 09:58

Sui nuovi assessori di Virginia Raggi

Va detto subito: chiunque la Raggi avesse scelto come proprio assessore, i giornali avrebbero trovato subito qualcosa da ridire. Eppure, una riflessione va comunque fatta.

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Ho conosciuto Massimo Colomban nel 2013, alla GAM; me lo presentò Casaleggio quando mi chiamò a partecipare al lancio del progetto che avevano costruito insieme, quello di una “Confindustria a cinque stelle” dedicata alle PMI. Il progetto non mi pare andato molto lontano, ma Colomban mi sembrò comunque una persona molto valida, però di un tipo particolare: il classico self-made-man del Nordest abituato a decidere tutto in prima persona, maneggiare soldi e affari e lamentarsi delle tasse e degli statali fancazzisti. Mettere una persona così nell’ambiente della politica romana è come versare l’acqua nell’olio bollente: vedremo sicuramente molti scoppiettii, ma l’esito è tutto da capire e il rischio è o di far evaporare lui in un attimo, o di bruciare la cucina.

Quanto a Mazzillo, il fidato collaboratore dietro le quinte ora messo sotto i riflettori come assessore al bilancio, il profilo mi ricorda molto quello di Paolo Giordana, il braccio destro di Chiara Appendino: una persona che è stata a lungo all’interno delle amministrazioni PD, non ha più trovato lì il suo spazio e lo ha poi trovato nel M5S. Questo non vuole dire che siano persone stupide (anzi, tutt’altro) e nemmeno che siano in cattiva fede, ma è preoccupante il messaggio che si manda: quello che il M5S non sia in grado di reperire al proprio interno o tra i propri simpatizzanti le professionalità necessarie, e che quindi, dopo tante promesse di “spazzare via” il vecchio sistema, per combinare qualcosa quando è al governo debba arruolare gente che viene dal PD, con tutta la rete di conoscenze e amicizie pregresse. A questo punto, il rischio è che la gente si chieda se non si faccia prima a rivotare direttamente il PD.

Per questo, al di là di augurarmi che la Raggi ora riesca a lavorare e a cambiare la sua città nei fatti, credo che sia urgente che il Movimento affronti la questione di come selezionare una nuova classe dirigente: perché presto governerà un po’ dappertutto, e le prossime volte sarà necessario essere più pronti.

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