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Archivio per la categoria 'LonelyPlanet'


domenica 27 Novembre 2022, 13:56

Bergamo herpes

Suvvia, sappiamo tutti che l’aeroporto di Bergamo √® il fondo del barile del trasporto aereo, e probabilmente anche del genere umano. Non c’√® dunque stupore in questo piccolo racconto, ma solo rassegnazione e morte esteriore, alleviata dalla capacit√† di isolarsi dal mondo e ripetersi all’infinito le prime otto battute della passacaglia di Bach che mi gira da giorni nel cervello. Alla fine, comunque, quest’imbarco – a cui sono stato costretto dalla sostanziale inutilit√† dell’aeroporto di Turin-Mailboxes – √® anche uno spettacolo interessante; ci sarebbe materiale per scrivere dei libri, se non fosse che ne verrebbero libri divertenti s√¨, ma sotto sotto disperanti. Ogni passo √® uno spettacolo di spaesata incompetenza a vivere; avrei gi√† dovuto capirlo dalla porta sul marciapiede sbarrata con la scritta “ACCESS DENIED”, manco l’aeroporto fosse un sito web.

La coda per consegnare il bagaglio in stiva √® meravigliosa; non √® lunga, ma √® comunque troppo complicata per coppie e gruppetti d’et√† tra i trenta e i cinquanta, che invariabilmente sventolano la busta di un’agenzia di viaggi di Vergate sul Membro, davanti alla moschea di Sucate. Ora, io non sapevo nemmeno che le agenzie di viaggi esistessero ancora; non ne uso una da vent’anni, e se ne capisco il senso per un gruppo organizzato o per un’azienda che non vuole gestirsi i viaggi da sola, non capisco perch√© qualcuno possa andare da un’agenzia di viaggi a farsi comprare il volo Ryanair per [non indicher√≤ la citt√†, che poi mi danno del razzista; diciamo Reykjavik]. Infatti, son quelli che si mettono in coda senza essersi prima stampati l’etichetta del bagaglio; e poi arrivano l√¨, e invariabilmente, due volte su tre, non hanno comprato il bagaglio in stiva, o ne hanno comprato uno troppo piccolo; dieci chili, ma loro ne hanno quindici. Il meglio √® stata una signora elegante che prima si √® arrabbiata (“sono solo cinque chili in pi√Ļ”), poi ha aperto la valigia e per lo sbalordimento dell’addetta ne ha estratto il portatile, che avendo una batteria al litio √® vietatissimo in stiva; poi ha interrotto la coda per pesare il portatile sul nastro del bagaglio, un chilo e due; poi ha detto “questo me lo porto a mano, il resto va bene”. Erano solo pi√Ļ quattordici chili, del resto; e l’hanno giustamente respinta a calci nel sedere. Ma mi √® successo persino di vedere poi ai controlli di sicurezza una coppia di signore velate rimandate indietro; si erano presentate l√¨ direttamente con valigioni immensi, ignorando il concetto di bagaglio in stiva.

Ma poi, passati i controlli, si arriva ai gate con vista sulle montagne; e l√¨ la gente √® la stessa, ma lo scenario cambia. L√¨, c’√® da spendere; quindi √® tutto luccicoso, e la gente risponde allo stimolo e esegue, aprendo lo struscio avanti e indietro. Coppie sui trenta, talvolta con passeggino al seguito, osservano un’infilata di bar pretenziosi tutti peraltro della stessa grande holding alimentare, ma agghindati con loghi e colori per sembrare diversi. Tutto √® gourmet: panini gourmet, pizzette gourmet, persino “Serge, il cannoncino gourmet riempito al momento”, una roba tanto assurda che la manderei in Ucraina. Tutto √® anche biecamente pensato per fregarti, come la bottiglietta da mezzo litro di Coca Cola che in realt√† √® da 450 ml, come vedete in foto. Poi la gente s’avvicina, e visti i prezzi ordina solo una rustichella e un bicchier d’acqua, e li paga con le monetine, come nell’Ottocento. Ma √® giusto cos√¨: Bergamo herpes √® l’apoteosi del neoproletariato tecno-soggiogato, ebete a guardare il cellulare tranne brevi pause per riprodursi a danno del pianeta, ma che darebbe un braccio per la nuova mutanda di Intimissimi.

Fa bene, fa bene girare il mondo; chiarisce le idee. Chiarisce che il mondo √® sovrappopolato, ma selettivamente; e collegando tutte le discussioni sul reddito universale e sulla gente non impiegabile, mostra che si tratta di un trend s√¨, ma di un trend che svilisce l’umanit√†. Non tutti, certo, ma una parte di questi qui attorno un reddito e un lavoro ce l’hanno, ma residuali; precari ed eliminabili con successo a favore del pi√Ļ stupido sistema automatico, che probabilmente gli sarebbe anche artisticamente, esteticamente e moralmente superiore. Quindi, non proporr√≤ soluzioni finali; non sarebbe empatico e la Chiesa s’adonterebbe. Eppure, m’√® chiaro ormai che pi√Ļ che reddito di cittadinanza, andrebbe chiamato reddito di inutilit√†; senza alcun giudizio morale allegato, s’intende, ma solo per oggettiva osservazione della realt√† delle cose. √ą brutto a dirsi, ma ci sono persone che non sono in grado di vivere nel 2022, e non sappiamo che farne, e sono tante; e gli unici che se ne fanno qualcosa sono quelli che gli danno due lire per renderli schiavi, e poi se ne riprendono tre facendogliele spendere in minchiate, e indebitandoli a vita.

Ma ora, perdonate l’eresia; sono sicuro che pochi capiranno, e gli altri risponderanno a insulti. Io, comunque, vi auguro buona domenica; sperando d’essere almeno in grado di salire su un volo Ryanair con successo.

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martedì 4 Ottobre 2022, 13:29

√ą stato un viaggio lungo

√ą notte, sono a Doha, in un brutto aeroporto pieno di gente, nella grande ondata di incrocio tra arrivi e partenze. Aspetto di riprendere il viaggio per tornare a casa, almeno per qualche giorno, poi si riparte.

√ą stato un viaggio lungo, complicato, di cui ho raccontato poco, perch√© alla fine si parla solo di cibo e curiosit√†, e le cose pi√Ļ intime o pi√Ļ serie vanno altrove, in un posto meno caciarone e meno invidioso, probabilmente solo perch√© semivuoto, e nel vuoto o quasi cadono, cos√¨ che possa sentirne per bene l’eco in me stesso. Eppure mancano ancora due ore al ripartire, e avrei da scrivere, da rileggere, da leggere, da fare, ma nel non luogo e non tempo per eccellenza, una notte di poltrone d’aeroporto in un posto tappa da qualche parte sul mappamondo, si diventa anche non persone; emerge il non essere sull’essere, fino a togliere la voglia di qualunque cosa.

√ą stato un viaggio lungo, che in fondo dura dal secondo giorno di quest’anno, e non accenna pi√Ļ a finire, n√© ad andare da alcuna parte; √® anche questo, come molte cose di quest’anno, un drago che vola e s’attorciglia e torna avanti e indietro puntando la mia testa, e non si capisce se mi vuole infine prendere in groppa e farmi volare almeno un tanto e un po’, o se mi vuole soltanto bruciare i capelli e qualcosa del resto.

√ą stato un viaggio lungo e ancora lo sar√†, perch√© in fondo lo so: domani, dopodomani, tra una settimana, tra un mese, tra un anno, prima o poi arriver√≤ a casa, ma come gi√† altre volte in passato potrebbe non essere pi√Ļ una casa che conosco. √ą la trasformazione dell’identit√† e della coscienza che ci ricrea la vita, attraverso lo specchio del s√© e in quest’era tecnologica anche attraverso lo specchio della rete, delle immagini, dell’ovunque e del tutto √® possibile che lampeggia sotto il nostro naso se lo si guarda, anche se i pi√Ļ si guardano i piedi e fanno bene, per non perdere mai l’equilibrio: perch√© guardandosi intorno si scoprono mille opportunit√† alternative che si potrebbero vivere, ma provare ad afferrarne anche solo una √® la strada per sbattere contro il muro invisibile del proprio umano limite, senza alcuna certezza di poterlo varcare.

E quindi, buona serata e buona notte: ci rivedremo domani in Italia, nella brughiera, nella citt√† di sempre, nel solito allegro pantano di luce e di buio, ma come sempre, ogni giorno e ogni minuto, un po’ diversi da prima, un po’ pi√Ļ inquieti, un po’ pi√Ļ consunti e un po’ pi√Ļ stanchi delle stelle.

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domenica 31 Luglio 2022, 18:44

Italia è

Ieri a Filadelfia, nella pausa pranzo della conferenza, ho cercato di visitare il piccolo museo dedicato a Mario Lanza, tenore americano di South Philly figlio di italiani, che ebbe un successo pazzesco nel cinema americano e italiano degli anni ’50 e poi mor√¨ giovane a Roma prima di poter intraprendere una vera carriera lirica. E’ gestito da volontari e aperto solo il sabato dalle 13 alle 16; e io alle 13 ero l√¨, ma non si √® presentato nessuno.

Dopo un quarto d’ora di attesa, finalmente arriva qualcuno: √® un signore anziano con una camicia scura. “Did anyone show up yet?”, mi chiede, e io rispondo di no; mi spiega che il tizio deve arrivare fin da New York City. Cos√¨ ci fermiamo un po’, e mi chiede se sono del quartiere; ovviamente no. “Where are you from?”, mi chiede, e io rispondo “Italy”.

L√¨, improvvisamente tutto cambia, a partire dalla lingua. “Di chei partei di Itaulia?”, mi chiede lui. “Torino”, dico io. “Ah!”, dice lui, “Mio padrei di Asti”. Poi ci pensa un attimo, e aggiunge: “Non propriou di Asti, di paesino vicino, si chiama Toncou, you know?” Cos√¨ gli spiego che abbiamo casa a dieci chilometri da l√¨. Lui mi spiega che √® il nuovo parroco della chiesa di fronte, da una settimana, e che era venuto per prendere contatto: pare che Mario Lanza cantasse regolarmente l’Ave Maria nella sua chiesa.

Alla fine ci salutiamo; lui deve tornare in chiesa e io devo tornare alla conferenza. Non ho visto il museo, ma ho capito una cosa; che l’Italia √® davvero qualcosa di molto pi√Ļ grande di ci√≤ che pensiamo noi italiani.

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venerdì 24 Giugno 2022, 22:48

Flusso d’agnello

Ho scoperto l’anno scorso la trattoria Bukaleta di Losnati, il tempio dell’agnello di Cherso, e come risultato quest’anno l’unica isola che visitiamo √® Cherso, e io ho preso alloggio esattamente nella casa a fianco del ristorante, affinch√© io possa bearmi del profumo di agnellini in cottura sin dalle nove di mattina. Amo gli animali come Pacciani amava i giovani, nel modo cio√®, da ogni punto di vista, pi√Ļ umano e assassino possibile; tranne i gattini, ovviamente, che per qualche motivo la nostra societ√† considera animali non sacrificabili, a differenza degli agnelli. Ma a parte le questioni di scienza e coscienza, il fatto √® che stasera √® san Giovanni, che √® il patrono anche di questo villaggio; e il ristorante era particolarmente pieno. E’ un ristorante villico, in mezzo alla campagna; uno di quei posti pieni di tavolate sotto il portico, circondati dal nulla, dal vento, dal buio e da un cimitero pieno di nonni di emigrati, che combatte l’oscurit√† che l’assedia con la carnazza e la musica; e che alla fine, quando paghi il conto, t’offre di cuore il diciotto isolabella. Non tutti capiscono un luogo del genere, e ho assistito cos√¨ alla trita e tragicomica scena della sciura italiana in ciabatte che si presenta al ristorante alle otto e venti vantando una prenotazione per le otto e trenta, e all’obiezione del ristoratore che dovr√† attendere il tavolo per dieci minuti risponde aggressivamente con la frase magica “MA IO HO I BAMBINI”. C’√® uno strato di societ√† convinto che avere dei figli rappresenti un titolo di precedenza, specialmente nell’accesso ai luoghi pubblici; ci√≤ indipendentemente dal fatto che la suddetta frase venga solitamente accolta con sane pernacchie. Alla fine, l’uso o non uso del pratico goldone √® una scelta personale; va detto per√≤ che, in tempi di carestia, cavallette e prossima apocalisse, quella di appesantire il mondo con ulteriori bocche da sfamare pare un tantino irresponsabile, anche se capisco che, come diceva mio nonno, i figli sono come le scorregge, vanno bene solo se sono tuoi. Ma dove vuole finire questo flusso di coscienza? Mah, non lo so: non sappiamo dove finisce l’universo n√© dove finisce il declino del Movimento 5 Stelle, vogliamo sapere dove finisce il mio pensiero? No; e quindi, concentriamoci sul fatto che l’agnello era meraviglioso in ogni sua forma; come sugo degli gnocchi e dei fusi, alla griglia, al forno, impanato e fritto; e ne ho mangiato persino il fegato e il cuore. Non √® forse normale che i vecchi mangino il cuore dei pi√Ļ giovani? Succede spesso, suvvia. Infine, per la ricorrenza, siamo stati allietati anche da una band che ha riproposto i grandi successi della musica jugoslava; e da un circolo di mammutones sardi o qualcosa del genere, pronti a ballare con le signore d’ogni provenienza. Ma perch√© vi scrivo tutto questo? Beh, essenzialmente perch√© a me piace scrivere; e il fatto che invece a nessuno interessi leggere ci√≤ che scrivo, codroipo, per una sera non √® problema mio.

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domenica 3 Aprile 2022, 18:13

Forza pippa

È sera. Dopo ventidue ore di viaggio e due ore e mezza di coda all’immigrazione, arrivo all’albergo di Washington scelto da ICANN, un boutique hotel con ambizioni di lusso a met√† tra Foggy Bottom e Georgetown, popolato da gente in impeccabili vestiti blu e cravatta regimental.

Arrivo al check-in completamente rincoglionito. L’addetto prende il passaporto e mi fa: “Italy? Which city?”

“Turin.”

“Ah, Torino!”

Oddio, penso. Fa’ che non succeda, fa’ che non succeda, fa’ che non succeda.

Succede.

“Forza Juve!”

Ma vaffanculo, va’.

“Here, look here!”

Invece di darmi la benedetta chiave e mandarmi a dormire, il tizio interrompe il check-in, prende il suo cellulare, armeggia, e mi fa vedere.

C’√® una foto di lui abbracciato con Del Pippa.

“Do you recognize the guy?”

“Yes, of course.”

“Are you sure? Do you know his name?”

Io so che se gli dico “Del Pippa” non capir√†, per cui ho piet√† di lui e rispondo per bene.

“He is my childhood idol”, continua lui. “I travelled to Los Angeles on purpose to meet him.”

“Mecojoni”, sospiro io. Lui non capisce, per√≤ gli viene un sospetto.

“But are you for Juventus or for Torino?”

Sorrido. “Torino, of course. You know, I’m actually from Turin. Juve is more of a national team.”

“Ah! Sorry for you!”

Non fosse che io sono il cliente e lui l’impiegato, probabilmente mi darebbe anche del “loser”.

Ma io sono una persona gentile. Gli dico anzi che ho incontrato anch’io Del Pippa, vent’anni fa. (Adriano lo port√≤ un giorno in ufficio a Vitaminic per fargli fare una compilation.) E poi dai, oggettivamente √® un bravo ragazzo e un gran giocatore: fuori dal tifo, massima stima.

Ma per me sono le tre del mattino e voglio solo andare a letto: next time, “forza Juve” tell it to your mother.

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sabato 20 Giugno 2020, 16:03

Allora, com’√® l’Istria?

Allora, com’√® l’Istria? E’ bellissima: mare e montagna, isole e calette, paesaggi mozzafiato, vigne e ottimo cibo, monumenti e storia millenaria. E’ bellissima specialmente se si evitano come la peste le spiagge e le coste occidentali, che sono una infilata continua di villaggi vacanze, campeggi, ristoranti e porti turistici (ma questa √® questione di gusti). Ma… per il turista italiano non balneare, c’√® un ma.

Ecco, insomma, non ci hanno trattato male, anzi quasi tutti molto ospitali, ma.

Voglio dire, la storia è stata preservata, in diversi paesi (sempre meno) ci sono anche i nomi bilingui in italiano, ma.

Insomma… √® come se in un sogno tu andassi a Venezia, ma per qualche motivo fossero spariti tutti i veneziani, sostituiti da messicani o cinesi travestiti da veneziani che cantano “O sole mio” su finte gondole per la gioia di turisti americani e tedeschi, come ho visto succedere a Las Vegas e a Macao.

Ecco, l’Istria √® cos√¨: 50% Venezia, 50% Venetian. E non sai se la bellezza che vedi sia un’alba gloriosa, o piuttosto un tramonto struggente.

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martedì 21 Gennaio 2020, 21:19

Cinque cose da non fare a Pechino

Cinque cose da non fare per un turista occidentale che visita Pechino:

1. Quando si va ad omaggiare la salma del compagno Mao, passandogli vicino e notando il volto liscio e gommoso della mummia, esclamare a voce alta: “MA E’ BERLUSCONI!”.

2. Attraversando la grande porta che conduce dentro la Citt√† Proibita, in mezzo a un flusso continuo di migliaia di persone, e notando che sopra di essa √® costruito un vero palazzo di molte stanze e che molte persone si staccano dalla folla per salirci, chiedere all’addetto: “Schiusmi, is this the autogrill?”.

3. Visitando il meraviglioso tempio Yonghegong dei lama tibetani, di fronte al pannello della storia del tempio che in inglese rimarca come i monaci sin dal dopoguerra siano degli instancabili “baluardi del patriottismo e del socialismo”, fermare un monaco e chiedere “But if you monks are all socialist, who do you steal from?”.
(mai dimenticare)

4. Sempre nel tempio lama, fotografare con inquadrature tendenziose che sembrano far uscire l’incenso acceso dai fedeli direttamente dal culo dei leoni di bronzo.

5. E inoltre, quando un fedele gira la ruota della preghiera, intonare a gran voce la musichetta de Il pranzo √® servito per poi, quando la ruota si ferma, gridare “IL FORMAGGIO!”.

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domenica 23 Settembre 2018, 11:23

A proposito della storia di Tokyo

Nel grande museo sulla storia cittadina situato oltre il fiume Sumida, nel quartiere in cui nacque e visse Hokusai, quest’anno c’√® una mostra per celebrare il centocinquantesimo anniversario dalla fondazione di Tokyo. A questo punto dovreste stupirvi: davvero Tokyo, la pi√Ļ grande megalopoli del pianeta, √® stata fondata solo nel 1868?

La realtà è che Tokyo è una città fondata tre volte. Nacque la prima volta nel 1457 come castello fortificato, vicino a un piccolo villaggio di pescatori, col nome di Edo e col ruolo di sede di un clan minore.

Nacque la seconda volta quando nel 1590 il castello abbandonato fu acquisito da Ieyasu Tokugawa, che ne fece la propria sede feudale e inizi√≤ enormi lavori di fortificazione e risistemazione di tutta l’area, deviando fiumi e reclamando terra dal mare; nel frattempo, a forza di vittorie in battaglia, Tokugawa divenne il primo shogun del Giappone e Edo divenne la capitale di fatto del Paese, ma non di nome: anche se lo shogun come “taikun” era il vero regnante, formalmente l’imperatore rest√≤ in carica e continu√≤ a risiedere a Kyoto.

Nacque per la terza volta quando nel 1868, dopo la guerra civile seguita all’apertura del Giappone all’estero dopo l’arrivo delle cannoniere americane, il restaurato imperatore Meiji decise di elevare la citt√† anche formalmente al grado di capitale, cambiandole il nome in Tokyo, cio√© “capitale orientale”. Se chiamare la capitale “capitale orientale” vi pare un po’ troppo descrittivo, ricordate comunque che anche Pechino e Nanchino vogliono dire semplicemente capitale del nord e capitale del sud.

Alla fine, la fondazione vera √® probabilmente la seconda, che rappresenta un po’ quello che per Torino rappresent√≤ il trasferimento della capitale del ducato di Savoia. Risale a quell’epoca la forma attuale del centro “storico” della citt√†, con la sua rete di fiumi e canali concepiti originariamente come difese del castello, compreso il primo storico ponte che collegava il castello alle strade verso nord, il Nihonbashi (ponte del Giappone). Ed √® proprio con la famosissima veduta del monte Fuji dal Nihonbashi, dipinta anche da Hokusai, che vi lascio andare: peccato che negli anni ’60 abbiano deciso di costruirci sopra una superstrada.

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domenica 18 Marzo 2018, 21:11

A qualcuno piace Londra

Ai turisti italiani piace Londra, nonostante non la conoscano, non la capiscano, non sappiano una mazza di niente della sua storia e della sua anima. Vivono in un territorio a scopettone che comprende la ferrovia da Stansted a Liverpool Street, la City e metà di Westminster. E pure di quello non sanno niente; per esempio, parlano del referendum sulla Brexit e si stupiscono del disastro senza sapere che la caduta di Londra era inevitabile sin da quando, un mese prima, la Pietra di Londra è stata tolta dal suo posto millenario in Cannon Street.

Per esempio, dalle finestre del ricevimento nell’albergone della conferenza, si vede la Westway intasata di macchine; un pezzo di Londra che √® normale per chi ci abita, ma che nessun turista conosce. La Westway racconta di sogni anni ’60 della citt√† dell’automobile, ma anche dei sogni anni ’90 dei Blur, e dall’anno scorso anche dei sogni di due ragazzi italiani emigrati a Londra come tanti. Quattro anni fa, stesso albergo e altra conferenza, la Westway non faceva tanta tristezza, ma era giugno e fuori la vita non sputava pezzi di ghiaccio in faccia.

Comunque, fatte le chiacchiere con le persone che dovevo trovare, alla fine esco; c’√® troppa gente e troppa fame, perch√® per qualche motivo sembra che, quando si tratta di buffet, la maggior parte dei nerd sia un pozzo senza fondo. Voglio comprarmi qualcosa per la colazione di domani, e cos√¨, nonostante la neve, allungo il giro prendendo la strada di Edgware verso il centro; se fossimo in due sarebbe un tentativo di marbolarci, ma anche se l’arco c’√® non ci sei tu, e quindi si limita a essere un tentativo di raggiungere il Tesco Metro che sta a due terzi della strada.

Edgware Road, dal punto di vista architettonico, √® una specie di Lorenteggio ai bordi del centro di Londra; specie sul lato di Bayswater, ci sono palazzoni anni ’70 che non sfigurerebbero in una prima cintura milanese. Dal punto di vista sociale, invece, √® un territorio ufficialmente bilingue, inglese/ISIS; ma solo per qualche isolato, perch√© poi il Londonistan cede il passo al centro vero e proprio, in un rettangolo di confini invisibili che lo contengono nella via trafficata. Che poi, almeno stavolta non √® cos√¨ trafficata: quattro anni fa ero dovuto tornare in albergo a piedi, a causa della strada bloccata dai cortei di algerini che festeggiavano la qualificazione al Mondiale.

Peccato solo che il Tesco Metro sia chiuso: uno scandalo, pare che chiudano addirittura mezza giornata la settimana, la domenica dopo le cinque (gli Express, invece, sono in buona parte aperti 24 ore su 24). Sarebbe bello addentrarsi in Hyde Park nella tormenta di neve, ma √® buio e potrei anche rimanerci congelato dentro, e cos√¨ taglio dentro il labirinto georgiano dei palazzi ultrasignorili per tornare al mio albergo, che sta altrettanto signorilmente oltre Paddington. Attraverso uno scenario spettrale fatto di BMW X4 coperte di neve, aggiro la chiesa di Hyde Park Crescent dove bambini benissimo fanno non so cosa; non sono le mie zone, io di solito bazzico East London (anche se pure l√¨ ormai bisogna sparare a vista alla gentrificazione), l√¨ al massimo c’√® la chiesa di San Botulfo fuori Aldgate, che tanto √® sempre chiusa perch√® vanno tutti alla non lontana moschea.

Alla fine, camminando, arrivo da Micky’s: che √® il fish & chips del quartiere, naturalmente venti metri dopo aver superato un nuovo confine invisibile che porta verso Praed Street e la confusione umana della stazione di Paddington. Micky’s rocks, anche perch√© sta fisicamente sopra alla Circle Line, sul trincerone costruito centocinquant’anni fa, e quindi ogni due minuti trema tutto. Micky’s non √® fighetto come Poppies, che non a caso sta nella parte gentrificata di East London o in alternativa a Camden (Camden! finti alternativi sin dagli anni ’80). Micky’s √® un fish & chips grezzo, vero, operaio, originale e veracemente britannico, a partire dal fatto che √® gestito da una famiglia di turchi.

E per√≤ entro, e per dieci sterline mi faccio dare un merluzzo fritto benissimo, competitivo con quello di Poppies: la pastella √® pi√Ļ unta, ma il pesce √® perfetto, ancora morbido dentro. Certo, il posto √® scrauso, del resto siamo in Inghilterra e pure la regina ha la moquette nel cesso; son sottigliezze. Poi dietro di me entrano tre francesi che riescono a ordinare “chick√©n burg√®re” e Fanta. In un fish & chips. Volevo pisciargli io nel piatto, ma son sicuro che l’abbiano fatto i turchi gi√Ļ in cucina.

Ma chi se ne importa! Adesso ho in corpo tutto l’olio del mare del Nord, a tenermi caldo nell’ultimo tratto a piedi fino all’albergo. Non so se avr√≤ ancora tempo di fare un giretto, nei prossimi giorni; nel caso, potrei anche non raccontarvelo.

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giovedì 22 Febbraio 2018, 06:24

La regola del buffè

C’√® una regola che dice che pi√Ļ fa schifo il cibo del buff√® e pi√Ļ ne mangerai, preso da un istinto accaparratorio atavico acceso dalla scarsit√†. In questo caso, la serata sociale della conferenza ha lasciato a desiderare: non solo la sala era palesemente troppo piccola per tutti, non solo le due code erano troppo poche, ma delle sei opzioni in serie quattro erano impresentabili: un teorico panino di porco che dentro aveva solo insalata, un asparago bollito che mio dio non sono mica malato, riso bianco scondito che va giusto bene come padding per allineare gli spazi, e una roba di tofu e peperoni, mio Dio! tofu e peperoni, che solo in California possono essere cos√¨ fighetti da mangiare sta roba, mentre nel resto degli Stati Uniti, e un po’ ovunque nel mondo civile, il tofu √® cibo solo per mucche, comunisti e mucche comuniste (ma √® un’ottima materia prima per la produzione degli pneumatici). Restavano i ravioli cinesi e il pollo, che infatti non facevano in tempo ad atterrare che venivano saccheggiati dalla folla. E non parliamo del bar! per avere una birra ho dovuto sgomitare che neanche un fantino al palio di Siena.

E comunque, l’albergo storico a cinque stelle proprio sulla cima di Snob Hill – √® il posto dove hanno firmato lo statuto delle Nazioni Unite, per dire quanto √® snob – offre solo la sala a tema isola polinesiana in cui ci troviamo. Per gli americani √® una figata, ma boh: √® talmente pigiata di gente che non si riesce a parlare, ti mettono al collo una ghirlanda di finti petali da cinque lire, e al centro c’√® una piscina con una zattera su cui suona una band di cinesi – e penso che il batterista cinese che canta successi anni ’80, tipo Tutto Nylon di Laionel Ricci, o 666 di Mac & Jack, si stia comunque divertendo di pi√Ļ.

Ma non √® un problema, che fuori c’√® la citt√†: l’unica vera citt√† della California (San Francisco √® una citt√†, Los Angeles √® una distesa di case). Ogni angolo √® un panorama, ogni momento √® un respiro di vento, ogni casa √® una storia epica di frontiera e conquista e disastro e ricostruzione, e oggi anche di cinesi con QI > 150 che lavorano per Google. Basta mettere fuori il naso ed √® subito meraviglia, specie su California Street, col tram a cavo che passa e anche quando non passa fa un casino tale che tiene sveglio il vicinato, ma √® comunque un pezzo di Ottocento pionieristico proiettato verso il mare del Duemila.

Chiss√† se san Ginepro Serra, fondando la missione di San Francesco d’Assisi, avrebbe mai pensato che sarebbe finita cos√¨.

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