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Archivio per il mese di maggio 2010


lunedì 31 maggio 2010, 23:01

Lo sviluppo di Torino

Oggi, dopo qualche settimana, sono ripassato da via Cigna, nel tratto subito dopo corso Vigevano – il primo pezzo della cosiddetta Spina 4. Conosco la zona da tempo perché Vitaminic, dieci anni fa, si era installata proprio lì, in via Cervino angolo via Gressoney; all’epoca era un quartiere di relitti industriali (in buona parte ex Fiat, manco a dirlo), qualcuno più o meno occupato da attività ricreative installate alla bell’e meglio (i Docks Dora), il resto in abbandono.

C’ero tornato alcuni anni fa, a trovare un amico che aveva appena preso casa in uno dei nuovi palazzoni, esattamente di fronte a dove lavoravo, in un pezzetto di via Cervino che prima, nella storia, non era mai esistito (via Cervino è sempre stata spezzata in due, un tratto tra la ferrovia e via Gressoney e un tratto tra via Cigna e corso Vercelli, in mezzo una fabbrica). Erano i classici palazzoni nel nulla che caratterizzano la Torino dell’epoca Chiamparino; le vecchie zone industriali vengono ricoperte di cubi di mattoni tutti uguali, tutti anonimi, tutti vagamente pretenziosi, quasi tutti costruiti col cartone e/o su aree tossiche le cui bonifiche sono tutte da verificare (vedi Spina 3). Non si è ben capito chi ci dovesse andare ad abitare, e infatti molti di questi nuovi quartieri sono tuttora vuoti o quasi, caratterizzati da decine di alloggi con le persiane abbassate e mai alzate.

Oggi ci sono ripassato e ho scoperto che finalmente anche lì hanno fatto “i servizi”. Con tanto spazio a disposizione – le aree sono davvero immense – avranno sicuramente pensato ad allargare un po’ la strada, visto che via Cigna è storicamente uno stretto e trafficato asse di “circonvallazione” della Barriera di Milano verso nord, e poi a fare dei giardini, delle scuole, una pista ciclabile, qualche edificio pubblico… E invece no: la strada è rimasta stretta come prima, perché tutto lo spazio disponibile è stato occupato da… immaginate già, vero?

E certo: un fantastico centro commerciale, con il nuovo controviale che finisce direttamente dentro la discesa del parcheggio sotterraneo. Ospita un Brico e un Gigante, e poi immagino che ci sarà la solita infilata di negozietti in franchising, dagli affitti da strozzino, che tireranno a campare o chiuderanno presto. Ah, e pare che prima o poi apparirà anche un discount sull’angolo di via Valprato.

Ma se ne sentiva la mancanza: in fondo, a un chilometro di distanza ci sono solo il centro commerciale Snos (ex Vitali) di corso Mortara, con un altro Gigante; il Bennet di via Orvieto; e l’Ipercoop di via Livorno. Certo, avendo abbattuto la sopraelevata ora ci va un quarto d’ora ad arrivarci invece dei tre minuti di una volta…

La cosa più agghiacciante è il modello sociale che il piano di “sviluppo” torinese di questi anni ha messo in atto: la “crescita economica” realizzata mediante la costruzione di case-alveare, quasi tutte di scarsa qualità costruttiva (pura speculazione) e ancor più scarsa qualità estetica, completate da centri commerciali sparsi qua e là, tanto per ammazzare i negozi nel raggio di chilometri. Girando per Milano sono rimasto sorpreso dalla quantità di piccoli negozi, anche di alimentari, che ancora riempiono le vie; Torino, in compenso, sembra una città americana da quanti mall ormai ci sono. E poi ci si lamenta se intere aree sono abbandonate al degrado e alla desertificazione notturna, al massimo compensata dai negozi borderline degli immigrati.

E così, arriva il nuovo centro commerciale; era talmente urgente aprirlo che la strada non è ancora finita, e in zona si sono subito create code leggendarie, aiutate da qualche dosso alto come una muraglia e da inspiegabili fasce rosa in mezzo alla strada. Basta che i registratori di cassa comincino a girare; anche se il problema fondamentale di Torino – con quali attività lavorative dovremmo guadagnare i soldi da spendere in questi nuovi luccicanti negozi – continua a rimanere irrisolto. Però, dopo cent’anni di attesa, via Cervino è finalmente riunificata!

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domenica 30 maggio 2010, 21:46

Il ballo di Mantova (2)

Lo sfottò sportivo fa parte della vita; è un gioco, una volta lo subisci, un’altra volta lo fai. Tra i tifosi del Toro c’è chi non vede di buon occhio la supposta rivalità con il Mantova, per il semplice (e giusto) motivo che il Toro è squadra di grande tradizione le cui rivalità primarie sono con le grandi del campionato, più che con squadre di provincia che si affacciano alle serie superiori una volta ogni quarant’anni. Tuttavia, la vicenda del 2006 – che già vi avevo raccontato – e i successivi strascichi, tra cui i caroselli nel centro di Mantova alla nostra retrocessione lo scorso anno, non possono che far sì che qualcosetta vada fatto, per celebrare la retrocessione in serie C dei mantovani, con probabile annesso fallimento e ripartenza dai dilettanti, determinata in ultimo dal non essere riusciti a battere il Toro in casa domenica scorsa.

Nella mia gita io ho fatto ampie riprese, con l’intento di mettere insieme un piccolo documentario; chi è tifoso ci si ritroverà con piacere, chi disprezza il calcio continuerà a disprezzarlo, ma magari qualcuno che non l’ha mai vissuta può essere curioso di vedere dal di dentro una trasferta al seguito della squadra. Il montaggio di Mantova-Toro: Il film non è ancora finito e ci vorranno ancora dei giorni, ma stasera è il momento dello sfottò di cui sopra e dunque ho messo insieme Mantova-Toro: Il trailer. Prendetelo per ridere, e divertitevi.

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venerdì 28 maggio 2010, 09:54

Nuove attività

Parlando di Internet governance, sono contento di annunciare di essere una delle tre persone elette dalle varie sezioni nazionali della Internet Society nel nuovo consiglio di ISOC-ECC, il coordinamento europeo delle sezioni suddette.

In pratica si tratta di un piccolo gruppo che si occuperà di preparare e presentare alle istituzioni europee, insieme al responsabile dell’ufficio europeo della casa madre, le posizioni della comunità Internet sui temi della libertà e dell’economia della rete. Si tratta di una posizione volontaria, che probabilmente comporterà un paio di viaggi l’anno a Bruxelles, un po’ di conference call in anglofrancese e qualche nottata di lavoro per la preparazione di position paper.

Nell’ultimo paio d’anni la mia precedente attività internazionale nel settore della governance di Internet si è ridotta di parecchio (un po’ come tutto il resto, dalla vita professionale a quella privata), a causa delle energie profuse nel Movimento 5 Stelle. Non fa male allora ricominciare a lavorare un po’ su altri fronti.

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giovedì 27 maggio 2010, 11:37

Novità dal Movimento 5 Stelle

Per quanto riguarda le attività del Movimento 5 Stelle piemontese, gli ultimi giorni sono stati ricchi di novità.

Avrete senz’altro letto delle iniziative dei nostri consiglieri regionali, come la proposta di legge sulla riduzione di stipendi e prebende e la protesta per la scandalosa elezione di Angelo Burzi, già sotto processo per tangenti, a presidente della Commissione Bilancio (!). La prima notizia è che d’ora in poi il sito di riferimento per le loro attività diventa quello su beppegrillo.it; infatti, per poter gestire meglio la circolazione delle notizie, ai consiglieri è stato chiesto di utilizzare quello.

Sabato scorso a Milano, Beppe Grillo ha incontrato i consiglieri comunali e regionali eletti nel Movimento, più i candidati presidente delle regioni dove non si è raggiunta la soglia del 3%. Lo scopo dell’incontro era quello di fargli un po’ di formazione, ma a margine sono state comunicate tre regole generali:

1) Nessuna lista del Movimento può prendere rimborsi elettorali dalle casse pubbliche.
2) Sono vietate le coalizioni e le alleanze con qualsiasi partito politico (compreso il caso dei ballottaggi).
3) Non è ammesso costituire formalmente associazioni che rappresentino il Movimento sul territorio, o che diano l’impressione di farlo; in particolare non possono esistere associazioni che abbiano nel nome le parole “movimento” o “5 stelle” o che usino il logo del Movimento.

Della terza questione avevamo già discusso; in pratica, si conferma la scelta di Grillo (peraltro già nota da mesi, in quanto scritta nel “non Statuto”) e il disconoscimento sia dell’associazione Torino a 5 Stelle che dell’associazione Piemonte a 5 Stelle. Questo non vuol dire che i simpatizzanti grillini non possano formare associazioni, ma soltanto che debbano continuare ad essere associazioni sul modello “Amici di Beppe Grillo di …”, che gestiscono le attività sul territorio ma non rappresentano direttamente il Movimento, né prendono posizioni politiche per il Movimento o tantomeno organizzano liste elettorali, programmi e candidati, in modo da evitare la formazione di qualsiasi cosa rassomigli a una struttura di partito.

E’ stato confermato che la piattaforma di discussione nazionale sarà pronta a fine giugno, e si è detto che essa verterà inizialmente sulla preparazione del programma per le elezioni politiche 2013, oltre che sullo scambio di esperienze tra i partecipanti, per poi espandersi ad altre funzioni – inclusa quella di determinare i candidati per le elezioni amministrative in presenza di più concorrenti… anche se, a parte le grandi città, è più facile che ci sia scarsità che abbondanza di aspiranti.

Essendo già noto il problema, giovedì scorso era stata convocata una riunione dell’associazione Movimento 5 Stelle Piemonte, in cui i consiglieri regionali e il loro staff (tra cui il presidente uscente dell’associazione) si sono dimessi. I dodici soci rimasti, a maggioranza, vorrebbero trasformare l’associazione in uno dei “gruppi di amici” suddetti, senza alcun ruolo nel Movimento ma con lo scopo di promuovere dialogo e attività congiunte tra i gruppi di grillini piemontesi, a partire dal blog piemontese, che dunque cambierà indirizzo e assumerà un valore non ufficiale. Io ho accettato un mandato di “presidente a termine” per le prossime sei settimane, per gestire il cambio di nome e la riscrittura dello Statuto, che però vorrei avvenisse con una discussione pubblica, ad esempio sul forum del blog: ogni contributo è benvenuto.

D’altra parte, i consiglieri e il loro staff sono ormai indipendenti e decideranno da soli che cosa fare e chi consultare in materia. Ovviamente io resto in stretto contatto, ma per qualsiasi esigenza relativa alla Regione potete contattarli direttamente anche voi nei loro uffici di via Alfieri 19 o al numero 011-5757890.

In tutto questo processo, io mi sono trovato un po’ in difficoltà, in parte perché il modello che avevamo concepito e proposto in campagna elettorale non era esattamente questo – l’idea era che le decisioni politiche venissero prese collettivamente online da tutti gli iscritti al Movimento, anche a livello regionale – e in parte perché mi manca lo strumento per effettuare questa consultazione, almeno con gli amici e i simpatizzanti che ho coinvolto io nel Movimento. Ho dunque deciso di risolvere almeno questo secondo problema, e, come iniziativa assolutamente personale, ho preparato una semplicissima “piattaforma di partecipazione”, che trovate all’indirizzo http://movimento.bertola.eu/ .

Invito dunque tutti coloro che sono interessati alla democrazia partecipativa o che simpatizzano per il Movimento – in primis chi mi ha dato la preferenza – a registrarsi sulla piattaforma, in modo che io li possa coinvolgere quando mi sarà chiesto di prendere posizioni o semplicemente inviare annunci e aggiornamenti di tanto in tanto (registrandosi si può scegliere il livello di coinvolgimento desiderato). E’ un esperimento, e sono curioso di vedere quanta gente è interessata: nel tempo, anche in seguito agli sviluppi del sistema nazionale del Movimento, decideremo quanto portarlo avanti. E ovviamente commenti e consigli sono benvenuti – questo blog è sempre a disposizione per le discussioni in materia.

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martedì 25 maggio 2010, 20:07

Il ballo di Mantova (1)

La mia scarsa attività bloggarola di questi giorni è legata – oltre che alla stanchezza da caldo – a un paio di cose che sto preparando e che posterò tra domani e dopodomani, una delle quali è ovviamente un qualche resoconto della mia gita domenicale a Mantova.

Come anteprima, dunque, ho pensato che sarebbe stato carino lasciarvi con della musica a tema. La Mantovana o il Ballo di Mantova era nel Seicento l’equivalente di uno standard jazz di oggi: un pezzo suonato in ogni occasione e soggetto a infinite variazioni, auliche o popolari, man mano che si aggirava per l’Europa. Si va dalla versione essenziale del tema:

a una magnifica serie di variazioni per clavicembalo:

Se vi sembra di averla già sentita, non vi sbagliate: infatti questa melodia ha attraversato quattro secoli ed è ricomparsa qua e là nelle occasioni più varie, diventando La Moldava di Smetana (che sicuramente vi hanno fatto ascoltare alle medie, mentre tiravate palline al vicino di banco) ma anche l’inno nazionale israeliano.

Ora vorrei capire, secondo i discografici, chi dovrebbe incassare i diritti d’autore…

P.S. So che vi aspettavate comunque anche un video con torme di gente impazzita che urla “SERIE CCCCCCCCCC… SERIE CCCCCCCCC…”, ma state calmi, dovrete aspettare ancora un po’.

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sabato 22 maggio 2010, 20:05

Io pago, ma il prodotto resta loro

Oggi pomeriggio ho acceso la mia Playstation 3, che ormai uso molto saltuariamente; in pratica è un lettore blu-ray (ma solo con i blu-ray comprati a prezzi umani durante il mio giro a Londra, dato che in Italia ancora si pensa che i blu-ray siano un buon modo per spennare la gente) più un sistema per giocare ogni tanto a Guitar Hero ed epigoni.

Saranno stati un paio di mesi che non la accendevo in modalità console; e così, dopo aver messo il disco di Rock Band 2, mi sono ritrovato il messaggio che richiedeva di aggiornare il software del gioco, mediante uno scaricamento online… che si è prontamente piantato. Ho allora pensato che il problema fosse il mancato aggiornamento del sistema operativo della PS3, che la Sony ti obbliga a fare di tanto in tanto (una rottura di scatole gratuita e imposta dall’alto), pena il non poterti più collegare a Playstation Network e dunque non poter aggiornare i giochi, giocare in rete o inviare i tuoi punteggi; ho controllato e in effetti, nei due o tre mesi da quando l’avevo usata l’ultima volta, era stato pubblicato un aggiornamento.

Così ho scaricato l’aggiornamento, l’ho lanciato, e stavolta mi sono trovato davanti a una schermata nera con il seguente messaggio (qui una foto dell’equivalente in inglese): in pratica, accettando l’aggiornamento rinunciavo per sempre alla possibilità di installare sulla PS3 Linux o un qualsiasi altro sistema operativo, una delle caratteristiche che all’epoca del lancio era stata presentata come innovativa e qualificante e che mi aveva spinto a scegliere ancora Playstation, nonostante la concorrenza costasse decisamente di meno.

Naturalmente l’aggiornamento “non è obbligatorio”, ma se non lo faccio non posso più entrare in Playstation Network e dunque non posso giocare in rete, aggiornare i giochi, usare il media server, usare blu-ray o giochi che richiedono versioni aggiornate del sistema operativo… in pratica non posso più farci niente.

Ho scoperto che la notizia risale ad alcune settimane fa e che ovviamente ha suscitato parecchie polemiche; qualcuno è pure riuscito a farsi rimborsare parzialmente da Amazon il costo della console, in virtù del valore della funzione rimossa, ma la Sony ha prontamente richiuso le porte.

Che dire? Sono un cliente Sony da molto tempo e ho sempre riconosciuto a questa azienda la sua eccellenza tecnologica, che però si accompagna da sempre a una chiusura mentale davvero inaccettabile, che la porta a spingere formati proprietari e ad adottare comportamenti totalmente irrispettosi degli utenti e delle promesse fattegli al momento dell’acquisto.

Io d’ora in poi ci penserò quattro volte, prima di ricomprare Sony; ma episodi come questo dimostrano una volta di più che il controllo dei sistemi operativi e delle macchine da parte dei grandi produttori è un problema politico non da poco, andando a impattare come minimo sui diritti del consumatore, e non di rado anche su diritti civili come la privacy e la possibilità di libera espressione. Per non parlare del diritto di proprietà: che senso ha che io compri un apparecchio elettronico per centinaia di euro di spesa, e nonostante questo non sia libero di scegliere che sistema operativo farci girare, e anzi sia obbligato a farvi accedere via rete il produttore, che maneggia sul mio hard disk come gli pare e senza trasparenza e se non accetto mi impedisce di usare l’apparecchio che ho regolarmente acquistato?

Insomma, la Sony non dovrebbe poter fare questo senza confrontarsi con una autorità di regolamentazione pubblica e con qualcuno che rappresenti i suoi clienti; il fatto che le grandi corporation facciano un po’ quello che gli pare, senza garanzie di alcun tipo per chi usa i loro prodotti, è un problema ancora da risolvere.

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venerdì 21 maggio 2010, 18:09

La zona rossa

Se in questa settimana non vi è ancora capitato di vedere le immagini di un gruppetto di studenti dell’Onda che entra al Salone del Libro, cerca di arrivare alla sala dove Giancarlo Caselli presenta un suo libro, i cui proventi vanno a favore di Libera e dell’azione antimafia di don Ciotti, e viene respinta con abbondante e gratuita violenza dalla polizia, con tanto di caccia al ragazzino isolato tra gli stand, vi consiglio di dedicarci dieci minuti.

Naturalmente si potrebbe partire con le generalizzazioni: e “polizia fascista polizia assassina” di qua, e “studenti fancazzisti andate a lavorare” di là. Non è questo l’interessante; a me interessa soprattutto notare una situazione che mi ha molto ricordato i racconti letti sul ’68, e forse più ancora sul ’77.

Caselli e don Ciotti sono due simboli del bene e della sinistra, giusto? Lo sono almeno per quelle persone che identificano il bene con la sinistra e non ammettono su questo discussioni; persone come Michele Dalai, editore del libro suddetto, che su La Stampa si scandalizza per l’accaduto e pianta un pippone moralista contro i giovani contestatori. Si tratta di persone talmente convinte di essere il bene, di essere nel giusto, che non riescono a concepire di poter subire una contestazione e che tale contestazione possa avere una qualsiasi ragione non dico condivisibile, non dico comprensibile, ma anche solo degna di qualcosa di più che una risposta scandalizzata.

Persone che non riescono ad accorgersi di essere invece chiuse in una torre d’avorio, in una sala pagata coi soldi degli operai e della fu classe media di cui loro non hanno mai fatto parte, dentro una ex fabbrica che la famiglia Agnelli si tolse dal groppone grazie al provvido aiuto di abbondanti fondi pubblici da loro destinati, promosse, presentate e montate in prima pagina dal giornale della famiglia suddetta, in una fiera organizzata e presieduta da un piduista (Rolando Picchioni, tessera P2 numero 2095) sempre grazie ad abbondanti fondi pubblici, protette dai manganelli della polizia al loro servizio, a presentare il libro di un “giovane uomo di legge”, tal Carlo Dalla Chiesa; uno che si è assolutamente fatto da sè, come potete leggere sul blog di suo padre, che si vanta di aver visto l’editore del libro del figlio quando stava in culla “all’Elba nel ’73”, cosa peraltro non strana dato che anche l’editore lo è in quanto “figlio di”, e precisamente dell’altro editore Alessandro Dalai, da cui lo divide profondamente la scelta della corrente PD in cui militare.

E’ questa la zona rossa dell’Italia di oggi: l’area protetta militarmente – con la forza pubblica, con l’occupazione dei media, con le auto blu e i giochi di partito, con l’uso comodo delle casse pubbliche – in cui vive l’establishment della sinistra italiana, sempre più solo, sempre più isolato, sempre più lontano dal mondo e sempre più sorpreso – anzi no, indignato – ogni volta che qualcuno osa indicare col dito la sua nudità.

Le accuse mosse da Caselli agli studenti dell’Onda, viste da fuori, sembrano davvero poco sostenibili, tanto è vero che Dalai si guarda bene dal menzionarle. Gli studenti sono stati accusati di “concorso morale” negli scontri per il G8 Universitario – altro evento da zona rossa militare costruito solo per l’orgoglio dei gerarchi della città, di cui feci al tempo un ampio reportage con tanto di foto – non per aver partecipato agli scontri stessi (cosa che andrebbe giustamente punita), ma semplicemente per avere organizzato o fatto parte del corteo.

Eppure la loro protesta scenografica ma pacifica, secondo Dalai, non ha diritto di esistere, anzi deve essere sconfitta da una silenziosa “marcia dei 400” – in realtà è stata bloccata a manganellate dalla Digos e poi dalla Celere in assetto anti-sommossa, ma anche questo Dalai non lo dice, parlando eufemisticamente di “contatto” – che, con il chiaro parallelismo con la marcia dei quarantamila, dimostra l’ormai totale riconversione mentale della dirigenza PD al ruolo del padrone d’antan, com’era l’Avvocato: un caso da manuale di invidia del pene quarant’anni troppo tardi.

E allora, che possiamo concludere? Noi che su Facebook siamo fan dei bulloni addosso a Luciano Lama non possiamo che solidarizzare con gli studenti; di cui non ci sta simpatica l’attitudine da centro sociale, ma che rappresentano la vita che reclama il suo spazio sociale, di fronte a questa congrega di anime morte che pretende di essere sempre nel giusto per diritto divino e di occupare per sempre il centro della scena con il proprio inutile bla bla.

Tanto, di bulloni ormai (e per fortuna) ne volano pochi; volano però le schede con la croce sul simbolo della Lega. La sinistra nelle piazze dovrebbe starci, non dovrebbe temerle esattamente o peggio di come le teme la destra; che girare per strada sia più facile per Borghezio che per Caselli dovrebbe farli riflettere. E invece no; e allora, che dire? Buon Formentini a tutti vent’anni fa, buon Cota a tutti al giorno d’oggi; buon Renzo Bossi a tutti fra vent’an… vabbe’, scusate, vado a vomitare.

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giovedì 20 maggio 2010, 19:28

Facile come farsi il tè

Non dovrebbe essere difficile andare allo stadio, no? Nemmeno in trasferta, specialmente se l’occasione è quella di fare una bella gita fuori porta in una magnifica città d’arte come Mantova, e già che ci siamo, ecco, passare un attimo dallo stadio a dirimere due faccende, così tra vecchi amici.

Sono infatti quasi quattro anni che il Toro non gioca a Mantova, e per la precisione dalla finale di andata dei playoff di serie B del 2005-2006. Il Toro passò subito in vantaggio, subendo poi quattro-gol-quattro in modo abbastanza incredibile (due colpi di testa e due rigori) e riuscendo solo ad accorciare sul 4-2. Il Mantova era convinto di avere la serie A in tasca, tanto è vero che quella sera fecero festa grande, e che prima dell’inizio della partita di ritorno a Torino, in uno stadio Delle Alpi gremito da quasi 70.000 persone, si distinsero per sfottò e provocazioni, a partire dal loro presidente Lori – industrialotto del posto e prototipo del parvenu – che venne a fare l’aeroplanino sotto le tribune.

Alla fine, in una serata epica, fu 3-1 e promozione del Toro, nonostante il terzo rigore per il Mantova, che oltretutto in campionato era giunto a sette punti di ritardo dal Toro e aveva perso entrambi gli scontri diretti. Comunque, non sapendo perdere, i mantovani se la legarono al dito, accusando l’arbitro e parlando di complotti per favorire la promozione del Toro (si sa, una squadra notoriamente amata dai poteri forti).

E siccome quella sconfitta costituisce gli unici quindici minuti di gloria del Mantova negli ultimi quarant’anni, i mantovani hanno passato gli ultimi quattro anni a rosicare, al punto che quando il Toro l’anno scorso retrocesse in serie B il mitico presidente Lori si mise personalmente alla guida di un corteo festante per le vie della città, mentre tal concessionario Filippini Auto comprò una pagina sul giornalino del posto per sfottere Cairo.

Dopo tanta sportività, si torna a Mantova in un momento delicato per entrambe le squadre: il Toro con una vittoria conquisterebbe matematicamente i playoff per la promozione (ma anche con un pareggio, purché il Crotone non vinca in casa del Cittadella) mentre il Mantova è in zona playout e ha bisogno di punti per non finire in serie C – ammesso che non fallisca, perché nel frattempo il mitico Lori è sull’orlo della bancarotta e non paga gli stipendi da mesi (come peraltro tre quarti delle squadre di serie B; tuttavia Lori non paga nemmeno i suoi operai, e questo è decisamente più grave).

Entrambe le squadre, calcisticamente parlando, fanno schifo al cazzo (perdonate il termine tecnico); non sarà una bella partita, ma non è questo che conta. Conta che sugli spalti ci sarà tanta amichevole rivalità e voglia di scambiarsi gesti di simpatia: per esempio, vari tifosi granata hanno espresso l’intenzione di utilizzare la trasferta anche per provare qualche nuova auto dal concessionario Filippini Auto. In realtà, non dovrebbe succedere nulla di serio, come non successe nulla di serio all’andata (anche se raccontano di incroci tra un pullman di mantovani e il pullman dei tifosi granata di Pesaro, visto che l’autostrada è la stessa). Ma è chiaro che la situazione è speciale.

Per questo motivo, le autorità avevano preso la decisione di limitare la vendita dei biglietti a uno per persona vietando inoltre il cambio di nominativo dopo l’acquisto; significa in sostanza che ognuno deve presentarsi di persona a comprare il proprio, garantendo dunque la schedatura completa e infallibile degli acquirenti (si sa che i tifosi vanno criminalizzati a prescindere).

Lunedì mattina allora sono andato a comprare il mio; i biglietti sono in vendita soltanto “offline” e soltanto nei negozi convenzionati TicketOne (una decina a Torino, ma per chi abita fuori può voler dire molti chilometri di strada). Il primo punto vendita non teneva più il servizio, ma mi ha girato a un secondo… che mi ha detto che la vendita era stata appena sospesa. Sono andato per conferma fino al CTS di via Montebello, che non solo per vendermi il biglietto voleva che facessi la loro tessera da 5 euro (si sa che i tifosi vanno spremuti a prescindere), ma mi ha poi confermato che la vendita era stata bloccata e la trasferta vietata.

Infatti, con 700 biglietti ospiti già venduti, lunedì mattina il questore di Mantova si è svegliato e ha detto: ma ci sarà casino, chiudiamo il settore ospiti! In queste situazioni, chi ha già il biglietto viene (previo sbattimento) rimborsato; peccato che molte persone avessero già anche comprato i biglietti del treno o prenotato i pullman, e chi viene da molto lontano anche l’albergo… in questo caso, peggio per loro: soldi buttati senza preavviso.

Ovviamente è partita un’ondata di proteste, e nel frattempo, a settore ospiti chiuso, i tifosi del Toro hanno cominciato a comprare biglietti per gli altri settori dello stadio, quelli dei mantovani. A quel punto, resosi conto che il problema non era evitabile, martedì mattina la questura di Mantova ha cambiato di nuovo idea: trasferta permessa, ma i biglietti del settore ospiti devono essere venduti solo in Piemonte (come se i tifosi del Toro fossero tutti a Torino), mentre tutti gli altri settori solo in Lombardia.

L’avviso compare sul sito del Toro, molti vanno subito a fare il biglietto; fanno la coda, pagano, escono dal negozio (in questo caso la Fnac di via Roma), leggono bene il biglietto e… gli hanno dato il biglietto non per la curva Cisa, quella degli ospiti, ma per la curva Te, quella degli ultrà mantovani. Infatti TicketOne si è sbagliata e, pare, ha implementato le disposizioni al contrario: settore ospiti in vendita in Lombardia e altri settori in vendita in Piemonte. E il bello è che, essendo i biglietti per disposizioni dell’autorità uno a testa e non trasferibili, chi ha avuto questo biglietto non può nè rivenderlo nè cambiarlo con un altro…

Dopo qualche ora l’errore nel sistema di vendita viene corretto e centinaia di tifosi in attesa (tra cui io, che sono andato al Sassofono di corso Francia, gentilissimi) possono comprarsi il biglietto giusto; ma la frittata è fatta. Inoltre restano tutti i tifosi granata di fuori Piemonte; alcuni hanno mandato per fax copie dei documenti ad amici a Torino, dato che alcuni punti vendita alla fine accettano anche le fotocopie per interposta persona; altri continuano a comprare posti in mezzo ai mantovani. Ma anche in Piemonte non si capisce bene che fare; ad Asti fanno i biglietti del settore ospiti, invece a Novara non vendono niente; c’è gente che sta girando per le autostrade del nordovest pur di trovare un biglietto.

Insomma i tifosi del Toro, dopo aver perso giorni per fare il biglietto, andranno a Mantova sparpagliati per lo stadio, a rischio di scaramucce, a causa dell’approssimazione e delle scelte discutibili di chi gestisce l’ordine pubblico. Ma se ci dovessero essere incidenti, sicuramente si dirà che la colpa è degli esagitati tifosi di Torino… Converrete che per seguire il calcio ci va una certa perseveranza; e che non c’è da stupirsi se, a fronte di tutte queste difficoltà, negli stadi si trovano sempre più ultrà e sempre meno famiglie.

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mercoledì 19 maggio 2010, 08:11

Blu Apple

Scrivo qui un avviso utile agli utenti MacBook Pro: mi capita ogni tanto, riaprendo il portatile dopo averlo lasciato in freeze, che lo schermo abbia una strana tinta bluastra, come se le finestre e le icone fossero state lavate in acqua troppo calda. E’ chiaramente una questione di “profilo colore” dello schermo, con regolazioni del contrasto e della luminosità modificate in modo assurdo, ma non sapevo come risolverla.

Oggi mi sono stancato e dopo un po’ di ricerca ho trovato questo post che spiega la soluzione: è effettivamente un bug del sistema video (documentato dal 2006 e che la Apple non ha ancora risolto…) e si può risolvere, quando si presenta, semplicemente resettando il display premendo Ctrl + Shift + Eject (il pulsante di espulsione CD in alto a destra). In alternativa si può eseguire il seguente comando da terminale, tutto su una riga senza spazi:

/System/Library/Frameworks/ApplicationServices.framework/Versions/A/Frameworks/CoreGraphics.framework/Versions/A/Resources/DMProxy

In attesa che la Apple si svegli e sistemi il problema (saranno troppo occupati a impedire l’uso di Flash sugli iPhone, peraltro non una cattiva idea visto che Flash è la principale fonte di rallentamenti, piantamenti e pubblicità invasiva durante la navigazione), spero che la dritta possa essere utile a qualcun altro…

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martedì 18 maggio 2010, 15:19

Oscurata RaiNews24

Oggi alla Rai è il giorno del grande salto: non solo Rai2 passa sul digitale terrestre per una decina di milioni di persone – Lombardia, Piemonte orientale ed Emilia occidentale – ma con l’occasione cambiano i loghi dei canali e in parte anche l’offerta. E però, zitti zitti, c’è anche una inquietante novità: è sparita RaiNews (ex RaiNews24).

Accendendo il televisore, infatti, dove prima c’era RaiNews compare ora Rai4; su Sky, al canale 506 – tra una CNN e una BBC World – compare un nuovo canale di sport, RaiSport2 (effettivamente sulle reti Rai c’era un po’ poco sport: domenica pomeriggio in contemporanea trasmettevano su Rai1 il gran premio di Monaco, su Rai2 il campionato di calcio e su Rai3 il Giro d’Italia).

Subito si è scatenata la polemica: giornalisti in sciopero, interrogazioni parlamentari e così via. Infatti, nell’epoca del Minzolini, RaiNews è rimasta l’isola marginale dell’informazione non allineata; diretta dall’ex TG3 Corradino Mineo, è stata ad esempio l’unica rete che ha trasmesso la manifestazione del popolo viola.

Naturalmente la Rai ha risposto che è stato tutto un equivoco; che sul digitale terrestre RaiNews è stata spostata per migliorarne la ricezione e basta risintonizzare i canali (sarà tipo la ventesima volta che bisogna risintonizzare i canali negli ultimi due anni). E sul satellite? Lì non c’è alcuna spiegazione plausibile, ma comunque secondo la Rai è colpa di Sky che ha incrociato i flussi per far notare quanto la Rai faccia casino.

Anche io, più che un grande piano di censura berlusconiana, penso a tre tecnici scazzati di Saxa Rubra che non avevano voglia di fare le cose per bene e che hanno gestito la migrazione in maniera superficiale, magari sapendo che nell’attuale situazione Rai, dovendo scontentare qualcuno, Mineo è chiaramente il vaso di coccio. E’ interessante anche notare come – con la crescita dell’offerta – anche in TV, come già su Internet, il problema non sia tanto il riuscire a trasmettere ma il venire indicizzati in posizioni visibili all’interno del “portale” di accesso, sia esso la numerazione sul telecomando o il risultato di un motore di ricerca. Sta di fatto che nessuno trova più RaiNews.

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