Sky
Vittorio vb Bertola
Affacciato sul Web dal 1995

Gio 21 - 0:03
Ciao, essere umano non identificato!
Italiano English Piemonteis
home
home
home
chi sono
chi sono
guida al sito
guida al sito
novità nel sito
novità nel sito
licenza
licenza
contattami
contattami
blog
near a tree [it]
near a tree [it]
vecchi blog
vecchi blog
personale
documenti
documenti
foto
foto
video
video
musica
musica
attività
net governance
net governance
cons. comunale
cons. comunale
software
software
aiuto
howto
howto
guida a internet
guida a internet
usenet e faq
usenet e faq
il resto
il piemontese
il piemontese
conan
conan
mononoke hime
mononoke hime
software antico
software antico
lavoro
consulenze
consulenze
conferenze
conferenze
job placement
job placement
business angel
business angel
siti e software
siti e software
admin
login
login
your vb
your vb
registrazione
registrazione

Archivio per la categoria 'Itaaaalia'


martedì 12 Ottobre 2021, 14:02

ITA, a sprezzo del pericolo

Oggi ho deciso di fare qualcosa di pericoloso. Più pericoloso che andare con le sciarpe del Toro fuori dalla curva dei gobbi in un derby (fatto, da ragazzo). Più pericoloso che volare per mezz’ora su un aereo quattro posti delle dimensioni di una vasca da bagno e atterrare su un prato (fatto, in Nuova Zelanda). Più pericoloso che sfidare un lancio di centinaia di lacrimogeni in un bosco (fatto, in Valsusa). Oggi voglio comprare un biglietto per un volo ITA, la nuova Alitalia.

Ma è quasi impossibile.

Cioè, trovare il sito Alitalia è facile, ma io non comprerei un biglietto aereo sul sito di una compagnia in liquidazione che tra tre giorni chiude, o da un intermediario che ha ancora i vecchi orari nel database: per evitare qualsiasi rischio che poi mi scrivano che ho contribuito a finanziare il dissesto della vecchia compagnia e forse tra un anno mi daranno un voucher, voglio comprarlo direttamente dalla nuova società sul suo sito.

Ma il sito ITA è introvabile. Provateci: se scrivete “ita”, “ita compagnia aerea”, “ita sito” su Google, non trovate niente. Trovate il sito di Alitalia, il sito di un ITA Group che non c’entra niente, il sito di Italiavola (rivista di settore), milioni di articoli che parlano di ITA, insistendo vengono fuori pure Vueling e Air France, ma ITA no.

Del resto, se sei una nuova compagnia aerea che tra tre giorni deve già far volare aerei possibilmente pieni in un mercato competitivo, perché preoccuparsi di avere un nome che faciliti le ricerche, un dominio sensato, un sito funzionante e immediatamente raggiungibile e tutta la SEO al suo posto?

Quindi ve lo linko io per pietà: il sito di ITA sta sul dominio itaspa.com. Già me li vedo gli americani a capire cosa c’entrino gli aerei di linea con i centri benessere… Che poi, di fatto è il sito Alitalia col logo cambiato. Non c’è che dire, sarà un successo.

divider
domenica 10 Ottobre 2021, 10:02

I no vax non esistono

Ieri, 9 ottobre 2021, ci sono stati 2748 nuovi casi di coronavirus. Un anno fa, 9 ottobre 2020, i casi furono 5372, praticamente il doppio. E’ un confronto che non ha alcun senso, ma dato che per tutta l’estate i no vax ce l’hanno menata che “l’anno scorso senza i vaccini c’erano molti meno casi”, sarebbe interessante sapere cosa direbbero oggi.

Sarebbe, perché di no vax, alla fine, non ce ne sono quasi più. Fanno molto rumore, vanno dietro ai fascisti e spaccano tutto, vogliono occupare il Parlamento come i seguaci di Trump, anche se poi non saprebbero cosa farsene; ma sono pochi. L’80% degli italiani sopra i 12 anni è vaccinato, e molti di quelli che mancano sono persone che non hanno voglia, che vivono fuori dal mondo, che non lavorano (o lavorano in nero) né vanno al ristorante (quindi il pass non gli serve) o che, furbescamente, preferiscono mandare avanti gli altri a vaccinarsi perché non si sa mai.

Invece, quelli che insistono a vaneggiare parlando a sproposito di dittatura sanitaria sono veramente pochi, e sono ogni giorno di meno. Vivono in una realtà parallela che esiste solo grazie ai social e ai loro cinici modelli di business, una realtà inesistente in cui ci sono popoli in rivolta contro Draghi e Bill Gates, autostrade bloccate da file di camionisti no vax, polizie assassine al soldo di Big Pharma, costituzioni scritte dal Corrado Guzzanti della “casa delle libertà di fare un po’ come cazzo ci pare”. E’, essenzialmente, una psicosi collettiva legata al rifiuto di una realtà frustrante, su cui si scriveranno a lungo nuovi trattati di psichiatria.

Nel frattempo, il resto degli italiani si è vaccinato mesi fa e ora pensa a ricominciare a vivere, mentre i cinema, gli stadi e le discoteche riaprono e i ristoranti sono sempre più pieni. Tutto questo grazie ai vaccini, che hanno permesso che l’ondata puntualmente ripartita in estate, a differenza dell’anno scorso, si esaurisse in poche settimane; altrimenti, adesso saremmo qui come nel 2020 a parlare di scuole chiuse, regioni rosse e prossimi lockdown.

Non è comunque ancora tempo di festeggiare e di abbassare la guardia, perché nuove ondate sono sempre possibili, man mano che arriva l’inverno e l’efficacia delle vaccinazioni cala. C’è sempre il rischio di nuove varianti, ci sarà una terza dose per molti o magari per tutti. Soprattutto, ci sarà probabilmente una crisi economica, nessuno sa quanto intensa, collegata alla ripresa della domanda e ai problemi del clima. Ci saranno ancora proteste di piazza, anche significative. Non si può abbassare la guardia.

Ma essere almeno un po’ contenti e un po’ ottimisti, in una bella domenica d’autunno, mi pare del tutto giustificato.

(P.S. Prima che lo dica qualcuno a sproposito: rispetto a un anno fa abbiamo meno casi, ma abbiamo ancora più morti; è normale, perché i morti seguono l’andamento dei casi con diverse settimane di ritardo, e noi adesso veniamo da una ondata che scende, mentre un anno fa l’ondata era in piena ascesa. Tra poco tempo anche i numeri dei morti del 2020 saranno ben superiori a quelli di quest’anno.)

divider
mercoledì 29 Settembre 2021, 20:32

Il cambiamento climatico è grave, ma non è serio

Il riscaldamento globale è un fenomeno epocale, per cui epocali sono anche le buffonate che lo accompagnano.

E’ una buffonata il mega incontro e manifestazione di giovani che discutono – capeggiati da una ragazzina autistica a cui però adesso hanno affiancato un’africana, perché donna e disabile sì ma se non sei nera non sei comunque abbastanza politicamente corretta – e dopo giorni di ponderazioni partoriscono come unico risultato “fate subito qualcosa, è colpa vostra”. Ed è ovviamente una buffonata anche maggiore la gara dei politici a farsi fotografare colorandosi di verde, ben sapendo che tanto poi la cosa finirà lì.

Infatti, il riscaldamento globale è un problema che l’umanità non può né affrontare né risolvere. Intanto, tre quarti dell’umanità – Cina in testa – ha altre priorità ben più urgenti, principalmente legate al mettere insieme il pranzo con la cena; le riduzioni che potremmo fare noi “ricchi” sarebbero contemporaneamente troppo limitate per cambiare il trend e troppo impattanti sulla nostra economia.

Alla fine, nessuno sa esattamente se e quando una eventuale catastrofe climatica spazzerà via gran parte dell’umanità, ma se così è, tale catastrofe è inevitabile perché l’umanità per definizione non è in grado di prendere decisioni coordinate, specialmente decisioni che siano molto penalizzanti ora per avere effetti nel lungo termine. E infatti, i mega summit mondiali si concludono per forza con dichiarazioni cosmetiche e qualche vago impegno a vent’anni, che tanto sarà disatteso fin che la tecnologia non lo renderà possibile senza sforzo, perché nessun politico vuole perdere consenso imponendo sacrifici.

Inoltre non sapremmo nemmeno che decisioni prendere: stiamo tutti chiusi in casa per non generare emissioni? Mangiamo solo erba? Dormiamo al freddo? In gran parte, le tecnologie alternative per mantenere uno stile di vita più o meno simile all’attuale costano di più e non sono ancora disponibili su una scala di massa; e comunque, a parte una minoranza di stoici votati al sacrificio, la maggior parte dell’umanità non è interessata a cambiare il proprio stile di vita, e al massimo può accettare la sostituzione di una tecnologia con un’altra più ecologica, purché non costi troppo.

L’unica vera speranza sta dunque nel naturale progresso tecnologico. Se esso sarà insufficiente e se dunque gli stili di vita cambieranno, sarà perché la popolazione vi sarà costretta con la forza – quella delle armi, quella dei soldi o quella della natura. In attesa di quel momento, e dell’inevitabile scontro violento che genererà, possiamo al massimo chiacchierare sui social.

(P.S. per chiarezza: io differenzio religiosamente l’immondizia da vent’anni, vado a piedi o in bici quando posso, ho migliorato energeticamente il mio appartamento eccetera; dovrebbero farlo tutti. Il problema è che queste ormai sono piccole cose che non fanno alcuna vera differenza sul trend climatico.)

divider
venerdì 3 Settembre 2021, 13:38

Se Cacciari non sa leggere e far di conto

Caro direttore de La Stampa,

diversi contatti no vax hanno fatto apparire sotto i miei occhi il testo di un nuovo editoriale sul covid del filosofo Massimo Cacciari che lei pubblica oggi. Naturalmente ogni opinione è legittima e benvenuta, ma trovo diverse affermazioni del suddetto editoriale talmente assurde da meritare una dettagliata risposta.

Intanto, Cacciari inizia lamentandosi che lui e l’amico Agamben, oltre alle ovvie “centinaia e centinaia di lettere di stima e comprensione anche da parte di medici e giuristi” (ça va sans dire), hanno ricevuto in questi giorni “scriteriati attacchi”. Dopo un generale appello alla discussione democratica, Cacciari li sostanzia: “insulti e vaneggiamenti di chi mi ha trattato come un no-vax trumpiano anti-scientifico”. L’intero editoriale trasuda in effetti un senso di lesa maestà che Cacciari prova nei confronti di chi gli ha fatto notare un fatto molto semplice, cioé che, ammantati di paroloni e di nobili richiami ai diritti umani, egli nelle ultime settimane non ha fatto che ripetere gli argomenti pretestuosi e complottisti degli antivaccinisti.

Vede, caro direttore, il problema è che Cacciari – tra un richiamo ai padri costituzionali e un lamento perché “nessuno pone mano alle necessarie riforme”, che fa sempre fine – toglie immediatamente ogni dubbio semplicemente riproponendo “socraticamente” le sue domande. Che sono, una per una, precise precise, le domande retoriche sparate a ripetizione da tutta la propaganda no vax sui social del Paese, talmente precise che sembra che Cacciari si abbeveri alla fonte del gruppo “BASTA DITTATURA” su Telegram. Sono anche domande a cui è stata data risposta fino alla noia, e non si capisce come Cacciari non abbia le risposte. Fortunatamente, il mio senso di empatia mi impone di essere gentile con gli anziani filosofi e di ripetere dunque puntualmente le cose.

1) “non è in contraddizione col regolamento UE 2021/953, che vietava ogni discriminazione, l’istituzione del Green Pass?”

No, non lo è, perché i non vaccinati possono semplicemente farsi un tampone, possibilmente pagandoselo, visto che è una loro scelta quella di rifiutare la vaccinazione offerta gratuitamente dallo Stato; e lo ha recentemente ribadito persino una decisione del TAR Lazio.

2) “non sembra che la possibilità di obbligare a trattamenti sanitari dipenda dal pieno «rispetto della persona umana»? Non pensano che conditio sine qua non perché di rispetto per qualcuno si possa parlare è che costui venga correttamente informato? Risulta loro di essere stati precisamente informati su andamento dell’epidemia, vaccino, vaccini, loro possibili conseguenze, ecc.? E da chi avrebbero potuto? Dai bugiardini dei Big Pharma in continua evoluzione? Navigando in rete tra diecimila notizie in contrasto?”

Ora, se Cacciari a 77 anni non ha imparato a distinguere una fonte scientifica da una pagina sgrammaticata su Facebook non è colpa nostra; dopo un anno e mezzo, le persone dotate di media intelligenza e di un minimo di discernimento sanno distinguere da sole la prima dalla seconda, e anche fare la tara ai titoli, purtroppo raramente precisi e spesso sensazionalistici, degli articoli di giornale. Se ci si affida alle fonti scientifiche, non ci sono “notizie in contrasto” se non la naturale evoluzione della conoscenza su un fenomeno nuovo, soggetto di ampia e febbrile ricerca.

Certo però che se Cacciari – che pure, per mestiere, dovrebbe sapere come funziona il metodo scientifico – non riesce a scegliere a cosa credere tra quanto scritto in un articolo su Nature e quanto affermato da noncielodicono.com, è un problema personale suo e al massimo di chi lo sta a sentire. Per il resto, tutte le fonti informative sono piene di dati e indicazioni da un anno e mezzo, con tanto di grafici in tempo reale e analisi stile previsioni del tempo, per cui sostenere che non ci sia abbastanza informazione sul covid è francamente ridicolo, specialmente scrivendo su un giornale.

Ma il peggio deve ancora venire con le domande successive, che dimostrano l’incapacità di Cacciari di comprendere scientificamente il problema di cui parla:

3) “vero o falso che in Israele, dove il tasso di vaccinazione è stato tra i più alti, il 60% dei nuovi ospedalizzati (quasi il 90% ultra sessantenne) ha avuto il vaccino, e che dati analoghi o quasi sembrano emergere un po’ dappertutto?”

E’ ovvio, come già spiegato infinite volte, che se quasi tutti gli anziani sono vaccinati anche quasi tutti gli anziani che si ammalano sono vaccinati. L’efficacia dei vaccini per il covid non è totale, ed è indubbiamente più bassa di quello che vorremmo, ma in linea con l’efficacia dei vaccini per altre malattie già sviluppati in passato. La questione se mai è se i vaccinati abbiano, a parità di età, condizioni di salute e quant’altro, meno probabilità di ammalarsi dei non vaccinati, e tutti i dati a nostra disposizione lo confermano. Il fatto che Cacciari non capisca una cosa così semplice fa pensare che abbia, come purtroppo gran parte della popolazione italiana, grossi problemi con la matematica e la statistica.

4) “nell’agosto di quest’anno rispetto a quello del 2020 sono aumentati contagiati, ricoverati, terapie intensive e decessi, malgrado la campagna di vaccinazione abbia già superato il 60%. Quanti di costoro sono stati vaccinati?”

Il fatto che quest’anno i numeri di casi siano superiori a quelli dell’anno scorso dipende – oltre che dall’infettività molto maggiore dell’attuale variante – dall’avere riaperto tutte le attività quando il numero di casi era il quadruplo di quello dell’anno scorso, e dopo lockdown ben meno rigidi. Questo peraltro è avvenuto anche per la pressione sociale di quelli che negano l’esistenza dell’epidemia o che ritengono che l’economia venga prima della salute, che tipicamente sono proprio quelli che adesso lamentano di avere così tanti casi… Per il resto, sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità si trova un comodo rapporto che dettaglia i casi dividendoli anche per stato di vaccinazione: basta usare Google.

5) “nessunissima ragione di allarme se anche a coloro che esibiscono il proprio Green Pass in numerosissimi casi (sulla base di quali criteri?) si richiede lo stesso il tampone?”

Si richiede lo stesso il tampone anche ai vaccinati perché la vaccinazione non ha una efficacia del 100%, e non si capisce la logica prima di lamentarsi che i vaccini non sono completamente efficaci, e poi di lamentarsi che si prendono precauzioni aggiuntive per gestire il fatto che non sono completamente efficaci.

6) “per gli scienziati al governo [la vaccinazione] è sempre, comunque e dovunque benefica, anche in caso di gravissime allergie o rischi di trombosi?”

No, infatti se uno è allergico ai medicinali non viene vaccinato o viene vaccinato sotto stretto controllo. Invece, i mitici “rischi di trombosi” tanto sbandierati da Cacciari e dai no vax esistono, ma – a meno che, come i no vax, non si creda che chiunque muoia improvvisamente sia stato certamente ucciso dal vaccino – sono molto minori del rischio da covid, il che rende la vaccinazione preferibile. Anche questo è stato detto in tutte le salse da mesi.

7) “In questa situazione non sarebbe prudente attendere prima di imporre la vaccinazione a milioni di adolescenti e bambini, che presentano un caso grave ogni qualche milione di contagiati? Come la mettiamo col diritto?”

Veramente nessuna vaccinazione è stata imposta ad alcuno al di fuori del personale sanitario, e tantomeno ai bambini. Il diritto dice peraltro che si può imporre un trattamento sanitario per legge, in caso di esigenze di salute pubblica; e il fatto che il rischio individuale del covid per i giovani sia basso è solo un elemento di valutazione, da commisurare con il fatto che possono comunque alimentare l’epidemia e trasmettere il virus a persone molto più a rischio.

In sostanza, la discussione sui diritti individuali e sugli strumenti giuridici è doverosa e benvenuta, ma nel caso di Cacciari lui stesso rivela come essa sia una semplice copertura per domande davvero da “no vax anti-scientifico”, domande a cui le risposte sono disponibili da tempo, e non vengono ascoltate solo da chi non le vuole ascoltare oppure non è in grado di comprenderle. Credendo pienamente nella buona fede di Cacciari, immagino che qui ci si trovi nella seconda situazione: una persona indubbiamente colta e intelligente ma che ha grossa difficoltà a leggere e comprendere le fonti informative di oggi, e ancora maggior difficoltà con le materie scientifiche.

E questo, mi permetta, dà spazio a un’ultima considerazione: che l’Italia in questa pandemia paga a duro prezzo la sufficienza con cui nei nostri circoli intellettuali – specie in quelli un po’ agé – le materie scientifiche sono tuttora considerata robetta pratica, subordinata alla grande dominazione del pensiero umanistico (che però, sfortunatamente, non è in grado di risolvere una emergenza sanitaria). Mi lasci dire però che, dopo tante lamentele sull’eccessivo spazio mediatico concesso a virologi e immunologi che almeno un po’ sanno di ciò di cui parlano, affidarsi a vecchi filosofi che chiaramente non sanno di ciò di cui parlano non è un passo avanti; per il bene loro e della loro immagine pubblica, li rassicurerei semplicemente sull’opportunità di affidarsi con fiducia alle prescrizioni di un buon medico curante, purché laureato in medicina non alternativa, e non all’università di Facebook.

divider
domenica 8 Agosto 2021, 14:18

Arrivederci all’anno prossimo

Oggi in montagna è una domenica di mezzo agosto: è quel giorno dell’anno in cui c’è l’invasione. Senza arrivare, come nella foto qui sotto, a chi rischia la vita spingendo una bicicletta sul ghiacciaio senza sapere cosa sta facendo, a quote più normali è il delirio.

E’ il giorno in cui dalla pianura arrivano SUV pieni di gente che ignorando qualsiasi cartello e qualsiasi divieto si inerpicano sulle piste forestali fino a parcheggiare spuzzettando proprio in mezzo al prato, lasciandoci in mezzo due bei solchi. E’ il giorno in cui i sentieri si intasano di famiglie in ciabatte con due cani rigorosamente senza guinzaglio, tre bambini urlanti e scatenati che fanno scappare qualsiasi forma di vita per chilometri, e il papà bestemmiante che spinge un passeggino sul sentiero in salita tra i sassi o in mezzo al fango. E’ il giorno in cui le rive dei torrenti e dei laghetti diventano discoteche a cielo aperto, con gente seminuda che piazza la musica a volume altissimo e non ci sono abbastanza assessori in giunta per bastonarli tutti. E’ il giorno in cui a salire per il bosco rischi di essere arrotato da un commendatore di Monza che ha appena comprato la mountain bike da Decathlon (però la più costosa) e si è fatto portar su dal taxi fuoristrada per fare solo la discesa a rotta di collo, però senza saper frenare.

Ma per carità, vi perdoniamo, sperando che almeno uno su cento di voi si accorga della meraviglia della montagna, del silenzio e della fatica, della vita nascosta e sfuggente agli umani, e provi il desiderio di tornarci in modo e in momento diverso. Quanto agli altri novantanove, arrivederci: per fortuna ci vedremo solo l’anno prossimo.

divider
mercoledì 21 Luglio 2021, 20:06

L’obbligo di green pass spiegato razionalmente

Spuntano dalle fottute pareti: non solo i no vax, ma quelli che “io non sono no vax ma” (di solito gli stessi che non sono razzisti perché hanno anche un amico marocchino). Alla fine conviene non perdere tempo a discutere con loro, tanto non vogliono ascoltare. Per gli altri, però, vorrei che fosse chiaro qual è il motivo razionale per cui è corretto riservare ristoranti o trasporti pubblici ai titolari del green pass, almeno in determinate condizioni.

Il pass, infatti, non garantisce affatto che la persona non sia infetta o non possa infettare; i vaccinati possono comunque infettarsi e persino ammalarsi. Nemmeno il pass ottenuto col test negativo lo garantisce, perché anche il test, specie quello rapido, ha una percentuale di errore non piccola.

Statisticamente, se in un ristorante ci sono cento persone tutte col green pass, ce ne sono probabilmente una decina che in realtà potrebbero essere infette, anche se ciò non significa che lo siano davvero. Se una di esse però lo è, possono avvenire dei contagi. Quanti, dipende anche dagli altri: se tutti gli altri sono vaccinati, quando l’infetto “prova” a contagiarli, la probabilità che possano infettarsi è dell’80-90% inferiore al caso in cui le altre persone nella stanza sono non vaccinati entrati con un test negativo, e quindi sono tutte soggette al contagio senza protezioni.

In altre parole, supponendo per farvi capire il meccanismo che sia il vaccino che il test negativo abbiano una efficacia del 90%, succede questo:

  • in una stanza in cui nessuno è vaccinato e nessuno ha il green pass, la probabilità che avvenga un contagio dipende dal tipo di interazione e da quanti infetti ci sono in giro, cioé da quanto sta circolando il virus nella società; supponiamo per esempio che valga 0,1;
  • nella stessa stanza in cui nessuno è vaccinato ma tutti hanno il green pass da test negativo, la probabilità che avvenga un contagio si riduce del 90%, diventando 0,01, ossia dieci volte inferiore;
  • nella stessa stanza ma in cui tutti sono vaccinati e hanno il green pass da vaccinazione, la probabilità che avvenga un contagio si riduce due volte del 90%, diventando 0,001, ossia cento volte inferiore.

Come vedete, né il green pass, né il test negativo, né il vaccino azzerano i contagi e sono una garanzia di “sicurezza totale”: chi lo dice non ha capito. Tuttavia, questi strumenti, statisticamente, riducono di molto il numero dei contagi; la riduzione non dipende solo dal pass ma anche da come lo si è ottenuto (quindi il test negativo, dal punto di vista epidemiologico, non è equivalente alla vaccinazione).

A questo punto, ecco perché è corretto, in un momento in cui il virus ha una circolazione media, limitare a chi è vaccinato l’accesso a situazioni pericolose, quelle in cui i contagi sono più probabili; ossia, a situazioni in cui si sta per un certo tempo insieme in un ambiente chiuso, peggio ancora se con distanze molto ridotte (come sui mezzi di trasporto) o senza mascherine (come nei ristoranti).

In assenza dei vaccini, raggiunto un certo livello di circolazione dei virus queste attività vanno chiuse, perché provocano statisticamente un certo numero di contagi. Il green pass, però, garantisce un “bonus”; a parità di condizioni, può ridurre di dieci volte (caso del test negativo) o di cento volte (caso della vaccinazione) il numero di contagi che si verificano, e quindi permettere di tenere aperte, solo per chi ha il pass, queste attività che altrimenti andrebbero chiuse per contenere l’epidemia. Il fatto che le si tenga aperte anche a chi ha un test negativo, e non solo a chi è vaccinato, dal punto di vista epidemiologico è già una grossa concessione ai non vaccinati.

Certo, se nonostante questo la circolazione del virus dovesse salire ancora – grazie ad esempio al fatto che la variante delta è almeno il triplo più contagiosa del virus originario, quindi a parità di condizioni genera il triplo di contagi – il bonus viene consumato, e diventa inevitabile chiudere di nuovo quelle attività a tutti, anche ai vaccinati.

Del resto, se il bonus da vaccinazione si compensa con la maggior contagiosità della variante di quest’anno, logica vorrebbe che ci ritrovassimo con gli stessi lockdown dell’anno scorso pur essendo tutti vaccinati; ma se non fossimo vaccinati, ci toccherebbe probabilmente un altro lockdown completo stile marzo 2020 o persino peggio. (Per questo, confrontare le restrizioni di oggi con quelle di un anno fa non ha senso; la contagiosità di base del virus, il famoso R0, è molto cambiata, purtroppo in peggio.)

Insomma, la vaccinazione non è perfetta, non è un lasciapassare, non rende invulnerabili, non permette da sola di tornare alla normalità, ma dà un aiuto che permette di ridurre un po’ le restrizioni a parità di condizioni generali. Per questo motivo, l’obbligo di green pass nelle attività che generano contatti al chiuso è non solo ragionevole ma doveroso; non è una punizione nei confronti di nessuno, ma un semplice calcolo scientifico.

divider
domenica 2 Maggio 2021, 11:48

Una opinione diversa sul Primo Maggio 2021

Sì, ho visto il concertone. Sì, ho un’opinione su Fedez, ma prima parliamo un po’ della musica, dai.

Il pomeriggio (con un paio di eccezioni: gli Zen Circus in mezzo al mare, Toffolo e soci dalle montagne) è stato deprimente, una sfilata di giovanotti griffati in autotune che hanno fatto sembrare persino Bugo un sollievo.

La serata è andata meglio, nonostante Pelù fosse giù di voce, nonostante un Pippo Baudo ottantenne che imita Guzzanti che imita Venditti. Gli intrusi sfiatati sono stati pochissimi; certo, a tratti sembrava semplicemente una radio che manda le hit del momento, ma Gazzè/Silvestri e Bennato, per esempio, hanno fatto bella figura; Bennato è riuscito a suonare un rock di quarant’anni fa e creare più energia di chiunque altro. Gli ospiti internazionali, pur validi, erano chiaramente lì solo per il nome e per il cachet. Bene invece Peyote & friends, che continuano la loro ascesa. Spiace per gli Extraliscio sfumati dopo il primo pezzo, nonostante loro fossero il “complesso tipo Bregovic” di quest’anno, ma è il destino notorio di chi suona per ultimo.

Ora, veniamo all’impegno sociale. C’è stato ieri sera un discorso perfetto, è qui sotto: l’ha fatto Michele Bravi alle ore mezzanotte e zero sette, rispondendo con parole dolcissime a quelli che dicono che “ricchione” è una battuta divertente, e raccontando come sia stato difficile trovare le parole per esprimere il suo amore per un altro ragazzo.

Il discorso di Fedez, invece, meh. Intanto, per favore, non tirate in ballo Elio e le Storie Tese: loro fecero un discorso da completi sconosciuti a inizio carriera in cui denunciarono fatti, corruzioni, scandali, un sistema di potere onnipresente. Fedez è un miliardario sulla cresta dell’onda con il pubblico ai suoi piedi, ed è facile avere coraggio con tre Ferrari sotto il culo; certo, si potrebbe anche non averlo e quindi è apprezzabile lo stesso, ma non è certo un bracciante africano che contesta il suo padrone nei campi.

In più, Fedez non ha denunciato un bel niente, ha fatto un comizio su un argomento, a favore di una posizione e contro un partito. Elio menzionò Andreotti, Gaspari, Ciarrapico al massimo del loro potere; Fedez “rivela” che a Vergate sul Membro c’era un candidato della Lega (non so nemmeno se poi eletto) che ha detto che gli omosessuali sono figli del diavolo. Ma dai? Fedez documenta, datialla mano, che la Lega è contraria alla parità di diritti per gli omosessuali. Incredibile, che coraggio, non lo sapeva nessuno!

Ora, in Italia l’omofobia è un problema, sia nel Paese che nella politica. Che sia l’ennesima “nuova legge” a risolverlo ho dei dubbi (quante battaglie per una “nuova legge” sull’omofobia ha fatto la sinistra in vent’anni? tipo una ogni due anni), ma è meglio che niente. Che sia questo il modo di farlo, ho dubbi ancora più grandi. Dopo questa sparata il tema è diventato talmente importante che la Lega farà ancora più blocco, e non mi vedo Draghi sacrificare il governo per una legge, tanto più una legge su cui, a quanto ho capito, una maggioranza in Parlamento ancora non esiste, al di là della Lega.

Certo, Fedez ha fatto parlare di sé, si è fatto pubblicità, ha fatto bella figura con mezza Italia. Ma forse, come ha fatto Bravi, invece di attaccare un partito con la scusa dell’omofobia era più utile attaccare l’omofobia, ben rappresentata dai due “comici” che rivendicano il diritto di bullizzare un omosessuale chiamandolo “ricchione” e pretendendo pure che rida.

Nel frattempo, gli operai e i problemi del lavoro, su cui il concertone doveva richiamare l’attenzione, sono usciti rapidamente dalla scena. Magari sarebbe stato bello parlare di quello, parlare dello sfruttamento dei rider nel mondo delle consegne alimentari (pardon, del “food delivery”) o dei comportamenti ambientali dell’Eni che si pubblicizzava sui maxischermi, solo che avrebbe magari dato fastidio ad alcuni degli sponsor dei Ferragnez su Instagram.

Sparare su Salvini – anzi nemmeno su di lui: su semisconosciuti esponenti di terzo piano della Lega, molto più deboli di Fedez, che non hanno alcuna possibilità di rispondere – fa fine e non impegna; ed è anche un rischio ridotto, visto che non è certo la Rai a far passare Fedez sui media. Insomma, le battaglie sociali sulla propria pelle sono un’altra cosa; non vanno confuse con quel che è successo ieri.

divider
martedì 13 Aprile 2021, 09:14

La bella estate del 2020

Stamattina mi sono preso il tempo di scrivere un post lungo, ragionato e basato sui numeri a proposito delle riaperture estive. Qualsiasi cosa ne pensiate, vi prego di leggerlo fino in fondo prima di commentare.

Mi sono messo a scriverlo perché a proposito dell’estate vedo troppa faciloneria. Leggo: d’estate il virus non circola, l’anno scorso fino a settembre non ce n’era. Oppure: ma se l’anno scorso abbiamo fatto praticamente tutto quello che volevamo, vuoi che quest’anno coi vaccini non facciamo almeno lo stesso? Si dice: ma cosa aspetta il governo ad annunciare la riapertura di tutto da giugno? Nessuno concepisce l’idea di potersi trovare in zona rossa o anche solo gialla, coi ristoranti e le spiagge chiuse, fino ad agosto. Eppure, dal punto di vista strettamente sanitario sarebbe uno scenario realistico, e vediamo perché.

Cominciamo con lo sfatare alcuni miti sull’estate scorsa, grazie al grafico qui sotto. L’anno scorso, quando a inizio giugno si è riaperta la mobilità tra regioni, avevamo circa 300 nuovi casi al giorno, circa 2000 a settimana. In termini del parametro usato oggi per i colori, avevamo 3 (tre) casi settimanali per 100.000 abitanti.

Per confronto, la soglia dell’attuale zona bianca, che dovrebbe dare il via libera a tutto, è 50 casi per 100.000. Anche supponendo che l’estate scorsa ci sfuggissero molti più casi di oggi, parliamo di almeno un ordine di grandezza di differenza. Peraltro, l’unico esperimento di zona bianca coi parametri attuali è stato un disastro: la Sardegna ha retto due settimane. Insomma, l’agognata zona bianca di oggi non ha “pochi casi”; sono comunque tanti.

In termini di andamento, l’anno scorso a giugno l’epidemia ha continuato a ritirarsi, ma non a grande velocità. All’ultima settimana di giugno, quando la gente ha finito di avere paura e ha ricominciato a girare davvero, la discesa si è fermata e il trend si è stabilizzato per un paio di settimane. Abbiamo segnato il minimo di sempre il 14 luglio, con 114 casi. Di lì in poi, però, è subito partita la risalita esponenziale; a fine luglio avevamo 380 casi, a Ferragosto 629, il 23 agosto 1210. Lì abbiamo almeno chiuso le discoteche, e la risalita è rallentata un po’, ma non si è più fermata: 1733 casi il 4 settembre, 1907 il 18 settembre. Poi hanno riaperto le scuole e altra botta verticale: 2844 il 3 ottobre, 5724 il 10 ottobre. Il resto è storia.

Morale: non è affatto vero che d’estate il virus non circola, che il caldo lo uccide, che stando tutti all’aperto non c’è pericolo. Probabilmente l’estate rallenta un po’ il contagio, ma una volta che riapri quasi tutto (comunque l’estate scorsa erano chiusi gli stadi, i concerti, le sagre) l’esponenziale riparte anche in piena estate. Qui stiamo già parlando di riaprire gli stadi l’11 giugno: fate un po’ voi.

E’ indubbio che quest’anno ci sia una grande novità: i vaccini. Ma qual è l’effetto dei vaccini sul contagio? Indubbiamente è forte, come mostrano Israele e Regno Unito – ma solo se sono vaccinati quasi tutti. Peraltro, gli USA e il Cile dimostrano invece che anche a campagna vaccinale ben più avanzata della nostra è possibile una nuova ondata, se si eliminano troppe restrizioni. Nessuno sa ancora bene come funzioni questo effetto in termini quantitativi, ma proviamo a fare un modello.

Supponiamo che il vaccino sia efficace all’80% a prevenire il contagio in ogni forma, anche asintomatica, considerando anche che molti quest’estate avranno avuto una sola dose e quindi che l’efficacia sarà ridotta. Attualmente abbiamo dato almeno una dose a nove milioni di persone; realisticamente, a inizio giugno questo numero potrebbe essere arrivato attorno a venti milioni, forse venticinque se siamo molto bravi. In pratica, circa il 40% degli italiani avrà una probabilità di contagiarsi ridotta dell’80%, il che – supponendo, cosa peraltro non vera, che questi italiani siano mediamente quelli che poi vanno in giro durante l’estate – vuol dire una riduzione della probabilità media di contagio di circa un terzo (0,8*0,4).

Questa è una buona notizia se, come succede in questo periodo di restrizioni colorate, l’Rt è poco superiore a 1; in questo caso, una riduzione di un terzo lo fa scendere sotto 1 e fa spegnere l’epidemia. Se però siamo in condizioni di liberi tutti e tutto aperto, con un Rt di 1,5, 2, 2,5, l’effetto è al massimo quello di rallentare leggermente la crescita esponenziale. In altre parole, anche con la campagna vaccinale attuale, riaprendo tutto a inizio giugno è molto probabile che l’epidemia ripartirebbe rapidamente, come successe l’anno scorso da metà luglio in poi.

A inizio luglio, forse, potremmo essere arrivati a 30-35 milioni di vaccinati con almeno una dose, con una riduzione dell’Rt del 40%; a inizio agosto la riduzione potrebbe essere del 50%. Ma per un virus il cui R allo stato libero è stimato attorno a 3, continuerà a essere ancora troppo poco per eliminare tutte le restrizioni – anche se, da agosto, potrebbe bastare l’effetto delle mascherine, possibilmente FFP2, se solo tutti le portassero davvero.

C’è però ancora un’altra obiezione: visto che l’anno scorso anche con epidemia in espansione abbiamo vissuto tranquilli fino a fine settembre, non potremmo fare lo stesso? Restiamo chiusi fino a inizio giugno, abbattiamo i casi, e poi gestiamo l’estate cercando di non farli risalire troppo e di arrivare a settembre-ottobre, contando che per allora si arrivi alla famosa immunità di gregge; nel momento in cui il fattore di riduzione dovuto ai vaccini superasse i due terzi, si dovrebbe avere Rt minore di 1 anche senza restrizioni e l’epidemia morirebbe.

Bene, allora quanti casi pensiamo di avere a inizio giugno? La settimana scorsa è stata la prima in cui si è visto un calo netto: 20% di nuovi casi in meno rispetto alla settimana precedente, per un totale di “soli” centomila nuovi infetti. Supponiamo di andare avanti così per le sette settimane che ci separano da giugno; vuol dire una moltiplicazione per 0,8^7 = 0,21. In pratica, arriveremmo ad avere circa 21.000 casi settimanali, ossia circa 35 casi per 100.000 abitanti, sufficienti per la zona bianca ma dieci volte superiori a quelli con cui abbiamo riaperto tutto un anno fa.

Attenzione, però; perché noi, invece di tenere duro, dopo una settimana abbiamo già riaperto le scuole, con contestuale candida ammissione del ministro Speranza di come questo avrà un effetto sui contagi. Entro un paio di settimane cominceremo a riaprire a furor di popolo i ristoranti e i teatri. Con questa prospettiva, è difficile pensare che il calo continui a questo ritmo. Se supponiamo che il calo medio nelle prossime settimane sia del 10%, che comunque non è poco, arriveremo a inizio giugno con oltre 50.000 casi a settimana, con l’Italia ancora prevalentemente gialla ma la gente già con il canotto sul portapacchi della macchina.

Ma persino nel caso migliore, riaprire tutto a inizio giugno con 20.000 casi settimanali vuol dire comunque trovarsene magari nuovamente 100.000 a fine luglio. E poi che fai? Certo, i morti non dovrebbero essere molti e gli ospedali dovrebbero essere piuttosto liberi, avendo vaccinato gli anziani, ma bisogna essere pronti a cambiare completamente il nostro approccio.

Già, perché alla fine di questa lunga disamina il messaggio dovrebbe essere chiaro. Non sappiamo niente di certo, e magari quanto sopra si rivelerà completamente sbagliato, e succederà qualche miracolo per cui davvero l’estate farà sparire la malattia. Ma mettendo insieme un po’ di banale matematica e l’umore degli italiani, lo scenario più probabile è che a giugno – o al massimo a luglio, se Speranza tiene duro – si apra comunque tutto, e ci si appresti però a una estate ben diversa dalla scorsa, con il covid in circolazione ovunque e centinaia di migliaia di italiani contagiati, molti asintomatici e in giro. In questo scenario, bisogna essere preparati ad abbandonare il sistema dei colori e a non chiudere niente in nessun caso, nemmeno con numeri che anche solo oggi provocherebbero la zona rossa scura con macchie scarlatte e bubboni neri, e nemmeno con, comunque, decine di morti al giorno, forse anche di più.

Probabilmente è questo lo scenario che ha in mente il governo. Cioé no, un pezzo di governo secondo me pensa davvero di tenere chiuso fin che non arriviamo a cento casi al giorno, ma sono dei pazzi e finiranno politicamente linciati entro breve. Ma per il resto, questa mi sembra la strada più probabile; capite però perché il governo esiti ad annunciarla apertamente, visto che comunque c’è anche una grossa parte di Paese che si chiude in casa, invoca il manganello sui ristoratori e chiama i vigili se il vicino riceve due amici.

P.S. Come corollario, se avete più di sessant’anni io vi consiglio comunque di pianificare vacanze solo in luoghi ben isolati. Se non sarete vaccinati rischierete grosso, e se lo sarete, davvero volete rischiare di essere in quello sfortunato 5% su cui il vaccino ha poco effetto? Vedete voi.

divider
domenica 11 Aprile 2021, 10:03

Quella sedia me la tiro in testa

La pessima, dilettantistica reazione dell’Italia al sofagate di Ankara, ormai diventato un Draghigate, sta degenerando di ora in ora. Io spero ancora che l’Italia avesse un piano, che le parole di Draghi siano state ispirate dal ministro degli Esteri Di Maio nell’ambito di una strategia logica e ragionata, ma la logica non si vede apparire e dunque sembra sempre più credibile che siano venute fuori così, come chiacchiere da bar tra anziani, magari seguite a uno scambio di battute tra nonno Mario e nipote Gigi in una cena tra parenti davanti al telegiornale.

La situazione, insomma, sembra indicativa di quello che sembra essere un grosso problema di fondo, cioè la disconnessione della classe politica italiana dalla realtà del mondo, sia sul piano interno che sul piano esterno. Perché anche sul piano interno, permettetemi, le scene di donne PD che piazzano sedie vuote qua e là nelle sedi istituzionali sono pietose, primo perché non hanno capito che il problema non è turco ma interno all’Unione Europea, e secondo perché a un paese sull’orlo della povertà e di una crisi di nervi generale sai che gliene frega della sedia della Von der Leyen.

Ma è sul piano esterno che questa vicenda, come quella con l’India per i marò, come quella con l’Egitto per Regeni e Zaky, dimostra una arroganza non pari alle effettive possibilità. L’Italia si comporta come se alzare la voce servisse a mettere a posto quei Paesi, tipo “oddio s’è incazzata l’Italia, sdraiamoci subito a porgere le nostre scuse o saranno casini”. La realtà è esattamente opposta.

Infatti, in termini geopolitici, l’Italia è la ruota di scorta sgonfia dell’Europa, a sua volta junior partner della NATO; se a qualcuno di quei Paesi frega qualcosa di non far incazzare qualcuno, o se ha un problema con l’Occidente e lo vuole risolvere, va a parlare con Washington, Londra, Berlino e Parigi; oppure va a parlare con Mosca e Pechino e chi se ne frega più dell’Occidente. L’Italia, invece, è il perfetto Paese scendiletto: non conta un cazzo, ma è un Paese altamente simbolico da prendere a schiaffi per dimostrare forza e indipendenza (per i paesi islamici, c’è persino il bonus Papa).

E così, più noi apriamo bocca e più finiamo per pagare risarcimenti all’India, per far tenere Zaky in carcere proprio per il gusto di farlo, e adesso per prendercela nel posteriore con le commesse militari alla Turchia, che i nostri amici europei saranno ben lieti di prendere al nostro posto. Però noi gliene abbiamo dette quattro eh! Wow, siamo il Paese dei diritti!

Dunque è facile prevedere che noi, con le nostre pezze al culo, di riffa o di raffa finiremo per indietreggiare, giusto in modi e tempi che ci permettano di salvare un po’ la faccia. Del resto, non si capisce nemmeno come chiamare Erdogan un dittatore dovrebbe facilitare una eventuale transizione turca a un nuovo assetto di potere. A dire il vero, non si capisce proprio cosa diavolo stessimo cercando di fare.

divider
domenica 7 Marzo 2021, 10:10

In sostanza, i Lordi erano meglio

Il mattino dopo Sanremo 2021, posso dire che l’old grey whistle test l’hanno vinto i due tizi con la pattinatrice a rotelle. Il festival invece l’hanno vinto i Maneschi, Naziskin, insomma quei lì, gente che piacerebbe di sicuro molto ad Axl Rose, però non l’Axl Rose dell’epoca, ma quello grasso e bolso di adesso.

Noi torinesi, granata e No Tav portiamo comunque a casa il premio della critica ed è un bel risultato, anche se pure al quarto ascolto non sono ancora riuscito a capire completamente tutto quello che dice (vai un po’ più piano per noi vecchi, e che diamine!).

Si potrebbe aggiungere che il secondo posto di Fedez è un insulto al bel canto e anche al brutto canto, ma lui non ha nemmeno cantato e quindi avrebbe dovuto fare la fine della Osella-Stievani-Rosadeimobili di Formula 1: fuori alle qualifiche del venerdì.

Ma alla fine la cosa più triste di tutto il Sanremo 2021 è che gli unici che sapevano davvero cantare, sia in gara che tra gli ospiti, avevano almeno settant’anni; con l’aggravante che Mauro Ferrara degli Extraliscio, a parte la serata delle cover, era confinato alle seconde voci, anche se loro restano l’unica proposta interessante del festival e gli unici che vorrei vedere in un concerto dal vivo (in teoria vedrei volentieri anche Gazzè, ma ormai ripete sempre lo stesso pezzo arrangiato sempre nello stesso modo, quindi mi sa che è meglio rimettere su i suoi primi dischi).

Riassumendo, un Sanremo sempre più stanco gioca la carta Lordi con 15 anni di ritardo sull’Eurofestival; chissà se gli salverà la vita. I Lordi, comunque, erano meglio.

divider
 
Creative Commons License
Questo sito è (C) 1995-2021 di Vittorio Bertola - Informativa privacy e cookie
Alcuni diritti riservati secondo la licenza Creative Commons Attribuzione - Non Commerciale - Condividi allo stesso modo
Attribution Noncommercial Sharealike