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Archivio per la categoria 'Itaaaalia'


sabato 21 aprile 2018, 18:17

L’amaca e l’ostracismo dei buoni

Oggi Michele Serra è ampiamente deriso e insultato in rete per aver scritto un pezzo piuttosto banale che si limita a riproporre un luogo comune del pensiero conservatore universale, cioè che i poveri sono mediamente più ignoranti e più delinquenti dei ricchi (luogo comune che peraltro, se depurato da qualsiasi classificazione morale in termini di buoni e cattivi, riflette una oggettiva statistica sociale che però deriva dalle stesse condizioni ambientali che esamina). Probabilmente Serra se lo merita, anche se mi stupisce lo stupore di chi si stupisce perché un esponente della sinistra novecentesca si ritrova nel 2018 dal lato dei ricchi.

Ma questo nasconde effettivamente un problema più generale, che è ben riassunto da questo pezzo di un giornalista conservatore americano, assunto e subito licenziato da una rivista teoricamente “aperta a opinioni diverse” perché troppo conservatore, aggrappandosi a una battuta sulla pena di morte che era chiaramente una battuta ma che è poi stata ripresa, distorta e ingigantita apposta dai progressisti sui social media e sui giornali amici, senza nemmeno permettergli di spiegare davvero le sue idee.

Il problema più generale è che anche se sono state le politiche economiche di destra, molto più di quelle di sinistra, a garantire il successo globale dell’Occidente (e persino quello dell’Oriente, quando le ha infine abbracciate), l’egemonia culturale è però oggi in mano ai liberal, specie a quelli conditi in salsa di populismo, anticapitalismo e pauperismo; ed è molto difficile esprimere idee diverse sui media popolari e sui social, tanto più se scritte in modi letterari colti che facilmente si prestano al fraintendimento degli ignoranti e alla manipolazione dei furbi, senza essere sommersi di insulti e ostracizzati.

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venerdì 16 marzo 2018, 11:29

Si stava meglio quando si stava peggio

Da oltre dieci anni, in tutto il mondo sviluppato compresa l’Italia, esistono nei grandi depositi di merce sistemi di guida automatica dei magazzinieri basati sulla voce: invece di dare al lavoratore in mano un foglio, con il rischio che si sbagli a leggerlo o che non trovi subito la posizione giusta, un sistema informatico decide cosa deve fare e gli dà istruzioni tramite un auricolare, sistema che permette al magazziniere di avere entrambe le mani libere. Certamente questo riduce i tempi e permette allo stesso magazziniere di spostare qualche collo in più a parità di orario, ma gli semplifica anche la vita; il lavoro è comunque pesante, faticoso e mal pagato, ma non è certo il sistema di pianificazione a renderlo tale.

Dieci anni dopo, al Fatto Quotidiano qualcuno guarda per caso una trasmissione scandalistica della TV francese, scopre questa cosa e compie un atto di coraggiosa denuncia: “GUARDATE IN FRANCIA I TEDESCHI CHE SCHIAVIZZANO I LAVORATORI!!!1!! VERGONIA!!!1!!1!!!!”. E giù dozzine di commenti su questo tema (con condimento luddista, anti-globalizzazione, anti-Europa e anti-Germania), che francamente fanno più che altro concludere che in Italia qualsiasi lavoro che non sia prendere tremila euro al mese per non fare una mazza sia considerato schiavismo.

Intendiamoci, lo sfruttamento esiste, la grande distribuzione è uno dei luoghi dove spesso avviene, i manager stronzi e le richieste di produttività eccessiva sono reali: e la denuncia sarebbe sensata se solo si concentrasse su quello, invece che sulla tecnologia. Invece, spiace vedere come ormai anche il Fatto Quotidiano, come un Fatto Quotidaino qualsiasi, pompi sentimenti anti-progresso e tifi medioevo.

E comunque, il problema si risolverà da solo prima che intervengano i politici: nel giro di pochi anni tutti i magazzinieri saranno sostituiti da robot, così potranno stare a casa e non saranno più sfruttati…

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lunedì 5 marzo 2018, 14:22

Un ripasso costituzionale

Siccome dopo i risultati delle elezioni se ne sentono già di tutti i colori, ecco un veloce ripasso costituzionale per tutti su come nasce un governo in Italia.

1. Le elezioni non sono il campionato di calcio, non c’è uno che arriva primo e quindi automaticamente gli danno la coppa.

2. Ma se anche ci fosse, dato che sin dal 1993 il sistema elettorale italiano è basato sulle coalizioni e non sui singoli partiti, la coppa andrebbe al centrodestra e al suo leader, che da stamattina è Matteo Salvini.

3. Incidentalmente, l’autore del sistema elettorale del 1993 che introdusse in Italia le coalizioni è un tal Sergio Mattarella, dunque credo sia difficile che il suo omonimo che attualmente presiede la Repubblica decida di comportarsi diversamente.

4. Perché possa esistere un governo, è necessario che esso riceva un voto di fiducia dalla maggioranza dei parlamentari in ciascuna delle due camere. Per quanto esistano trucchi che permettono di ottenere la fiducia con meno della metà dei voti favorevoli, essi richiedono comunque un accordo con altri partiti che li mettano in atto (es. non partecipando al voto). Dunque non può esistere alcun governo senza un accordo tra partiti che messi assieme dispongano della maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento. Non è possibile prima andare al governo e poi fare accordi “di volta in volta”.

5. Per questo, è prassi che il Presidente riceva tutti i partiti prima di decidere a chi dare l’incarico di provare a formare il governo, e lo dia alla persona che ha le maggiori possibilità di mettere assieme la maggioranza dei voti in Parlamento. Se non ce n’è nessuna, egli può dare un incarico condizionato (o “preincarico”) a un esponente politico a sua totale discrezione, indipendentemente dalla posizione in classifica del relativo partito, o a una personalità fuori dai partiti che possa essere un compromesso accettabile per tutti.

6. Dunque la sequenza logica è: 1) accordo 2) incarico 3) governo, e non 1) incarico 2) governo 3) accordo.

7. A tale scopo, qualsiasi partito che desideri governare dovrebbe premurarsi di arrivare al momento delle consultazioni, tra circa tre settimane, avendo già stretto un accordo con un numero sufficiente di altri partiti per formare una maggioranza in Parlamento. Meglio ancora se, per trasparenza, venissero rese note sin da subito le alleanze che si proveranno a formare.

8. Le forze politiche che hanno passato anni a salire sui tetti in difesa della Costituzione più bella del mondo dovrebbero essere le prime a spiegare queste cose ai propri elettori e a darsi da fare per accordarsi con altri partiti e costruire una maggioranza, invece di vaneggiare di “incarico dovuto” e “convergenza sulle idee” e “cercare i voti ogni volta in Parlamento”.

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giovedì 1 marzo 2018, 13:11

Cosa voterò alle elezioni

Non penso davvero che sia qualcosa che meriti una discussione pubblica, ma visto che da settimane me lo chiedono tutti e me l’ha chiesto persino un giornale locale, non ho problemi a dire chiaramente, alla fine, chi ho deciso di votare.

Naturalmente, visto lo scenario, è un voto al meno peggio. Sono andato per esclusione: l’astensione la capisco ma alla fine mi ripugna, non è nelle mie corde, è come gettare la spugna. Ho considerato seriamente anche il M5S: come ho scritto nell’analisi semiseria di un paio di settimane fa, ha tuttora diversi aspetti positivi; alla fine, secondo me, prenderà più del 30% e sarà il vincitore morale, anche se nessuno sa se riuscirà poi a costruire una maggioranza e andare a governare. Penso che si preparino invece a usare i voti ricevuti per andarsene tranquilli all’opposizione, naturalmente dopo una lunga sceneggiata napoletana – già anticipata in questi giorni – sulla democrazia violata e l’ingiustizia della repubblica parlamentare e del suo Presidente che non fa governare chi “vince” le elezioni, il che è un discorso profondamente eversivo, distruttivo verso la Costituzione che a parole dicono di tutelare, ed è già di per sé una ragione per non votarli.

In più, ovviamente nei ragionamenti entrano anche i candidati del collegio; fossi stato nel collegio di Alberto Sasso – uno che è vicino al Movimento fin dai tempi eroici, e che nel 2010 rifiutò persino la candidatura a presidente del Piemonte, lasciando la via libera a Bono – alla fine sarei stato molto tentato di votarlo. Ma a me hanno rifilato il professore universitario esperto di finanza islamica: anche no, grazie. Peggio ancora al Senato, dove c’è Elisa Pirro, un quadro di partito e una delle persone più arriviste e arroganti che abbia incontrato nel M5S (opinione personale, s’intende).

Del resto, tutti questi bei candidati dell’uninominale, dati alla mano, non hanno praticamente alcuna speranza di vincere il collegio, per cui i voti a loro sono in realtà voti per Laura Castelli e la stessa Pirro, e per tutti i fedelissimi piazzati nelle liste del proporzionale dopo aver superato il vaglio pro-indagati e anti-dissenso di Di Maio. L’unico candidato uninominale che può vincere è il nuotatore novarese a Torino nord, anche se io, se fossi l’abitante di una periferia disagiata, mi chiederei che razza di considerazione hanno di me per paracadutarmi uno sportivo da fuori, giusto per dargli il collegio sicuro.

Di base, per cultura, io sono un elettore irrequieto del centrosinistra; a seconda delle volte ho sempre votato qualcosa tra DS/PD, Verdi, le varie incarnazioni della sinistra e le varie incarnazioni dei Radicali. Certo, crescendo si diventa conservatori e non escludo più a priori il centrodestra (tra l’altro, ho conosciuto Marco Francia, il loro candidato a Torino centro, e mi ha fatto una buona impressione), ma alla fine chi voti: Berlusconi? i razzisti? i fascisti? Non è fattibile; quando ci sarà un serio partito laico e liberale in Italia, potrei votarlo senza problemi; per ora però niente.

Ora, volendo votare il centrosinistra ma non volendo assolutamente avere nulla a che fare con Matteo Renzi (anzi: sperando con forza che il PD vada ben sotto il 20% e lui sparisca per sempre), l’unica scelta possibile è +Europa: non ce ne sono altre. E a me sta più che bene; del resto, l’ultima cosa che ho votato (nel 2008) prima di entrare nel Movimento fu il PD proprio perché aveva Emma Bonino come capolista. Come ho scritto nell’analisi, non sono completamente d’accordo con tutto quel che dice; va bene l’austerità, ma senza esagerare; e vorrei molto meno entusiasmo per le frontiere aperte. Tuttavia, sono più preoccupato dalle sparate populiste, dallo scarso rispetto per le istituzioni e dalle promesse di spesa a debito che caratterizzano tutti gli altri.

Alla fine, in questo momento storico, l’Italia è davanti alla scelta se guardare alla Germania o al Venezuela; e io scelgo la Germania. So che è una scelta controcorrente, che molte persone (molti amici di sinistra, molti ex sostenitori del M5S) mi guarderanno come un traditore amico dei banchieri e del Blidrebregg; ma è meglio essere ultimi in Europa che primi nel Terzo Mondo.

C’è, comunque, ancora un però. Votare +Europa vuol dire votare all’uninominale i candidati del centrosinistra; e se alla Camera non ho alcun problema a votare Paola Bragantini – persona che conosce bene il territorio e con cui, quando ho avuto occasione, ci sono sempre state chiacchierate tranquille e piacevoli – al Senato dovrei votare Stefano Esposito. A Esposito posso riconoscere una qualità, quella di non aver paura di dire le cose come stanno; per il resto, però, ci sono troppe cose che ci dividono, dal Tav alla buona educazione.

Pensavo di risolvere il problema votando invece la persona: Enzo Pellegrin, un santo avvocato che, pur non essendo del Movimento, negli anni in cui ero consigliere si è fatto carico dei problemi legali di tanta povera gente che gli abbiamo presentato; ed è sicuramente, come spirito, molto più movimentista lui della Pirro. Peccato che la sua lista – il Partito Comunista di Rizzo – sia stata esclusa all’ultimo dai collegi piemontesi. E quindi, penso che annullerò la scheda.

Nel complesso, penso che queste elezioni sconvolgeranno lo scenario politico più di quanto non si creda; i sondaggi saranno in buona parte smentiti, come già successe nel 2014, ma stavolta in senso opposto. Se ci sarà un governo M5S, spero che ne emerga la parte costruttiva e riformista e non quella complottista, venezuelana o peggio che vuol semplicemente sistemarsi e poi fare le stesse cose degli altri (vedi Torino). Se ci sarà una grande coalizione, penso che il M5S vincerà alle elezioni successive, a meno che qualcuno non riesca davvero a costruire nel frattempo qualcosa di nuovo, serio e in linea col mondo sviluppato – e in quest’ottica, +Europa è l’unico potenziale seme. In ogni caso, speriamo che l’Italia se la cavi.

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giovedì 8 febbraio 2018, 13:26

Guida rapida per scegliere chi votare

Anch’io, come tutti, sono tormentato dal dubbio su cosa votare il 4 marzo: quindi, per riordinare le idee, ho preparato un elenco poco serio (come tutta la situazione) dei pro e dei contro di ciascun partito. Condividendolo, possiamo aiutare l’Italia a scegliere bene!

(p.s. Se siete esponenti o sostenitori di uno di questi partiti non prendetevela, è satira)

SINISTRA

POTERE AL POPOLO

Pro:
Spaventare i borghesi

Contro:
I borghesi sono già tutti dentro Potere al Popolo
Da giovani abbiamo preso tutti il comunismo, poi però siamo guariti
E poi se proprio volessi votare comunista questo non è abbastanza comunismo, c’è mica ancora da qualche parte il PCL? ho guardato nell’armadio ma non l’ho trovato

LIBERI E UNITI

Pro:
C’è bisogno di attenzione al bene comune, all’ambiente, ai diritti e a tutte quelle cose che una volta erano di sinistra

Contro:
Si chiamano come uno shampoo
Lo shampoo è troppo grasso
Hanno già dato il via alle scissioni prima ancora di presentare le liste
Visto quanto litigano, non si riesce nemmeno più a dire il nome senza mettersi a ridere
E’ la solita ammucchiata elettorale di sinistra che serve solo a garantire un altro giro ai suoi capi
Tasse al 99% e debiti a manetta
Immigrati… immigrati ovunque… vengono fuori dalle fottute pareti!

CENTROSINISTRA

PD

Pro:
E’ come scegliere una macchina Fiat, un po’ funziona e un po’ no ma ce l’aveva tuo padre, ce l’aveva tuo nonno e più o meno va avanti
Gentiloni è il tipo di premier che vorrei

Contro:
Renzi deve morire
Renzi non è il tipo di premier che vorrei
Non si capisce cosa aspettino a far fuori Renzi e i renziani
E comunque hanno ancora troppi impresentabili

+EUROPA

Pro:
Sono l’unica vaga novità politica di queste elezioni
La Bonino è una delle poche persone di caratura internazionale che abbiamo
Sono gli unici laici e libertari in un mare di baciapile
Un po’ di liberismo ci farebbe bene
Fuori dall’Europa c’è solo il terzo mondo

Contro:
Ok, ho capito che siete liberisti, ma non è il caso di esagerare
Due cosette da cambiare nell’Unione Europea ci sarebbero
Magari poi l’austerità non mi piace

INSIEME

Pro:
In teoria dovrebbero esserci dentro dei verdi, ma l’etichetta non è chiara

Contro:
Si chiamano come una canzone di Toto Cutugno
Sono una triste ammucchiata elettorale di frattaglie
Ma chi cazzo siete?

PARTITO FIORE PETALOSO

Pro:
Hanno il simbolo più brutto della storia, meritano un premio per il coraggio

Contro:
Ma chi cazzo siete?

SÃœDTIROLER VOLKSPARTEI

Pro:
In Alto Adige non c’è neanche una cartaccia per terra
Ottimo speck
Parlano tedesco, graditi alla Merkel

Contro:
Non si presentano nel mio collegio e in generale in nessun collegio in cui il tedesco non sia la lingua ufficiale, per cui per poterli votare bisognerà aspettare ancora una decina d’anni

DESTRACENTROSINISTRA

MOVIMENTO 5 STELLE

Pro:
Hanno anche dei candidati validi
C’è ancora gente che ci crede davvero
Non sono ancora abituati a rubare

Contro:
Hanno una tonnellata di candidati impresentabili, inclusi sciachimichisti, antivaccinisti e tantissimi arrivisti
Sono pronti ad allinearsi a qualsiasi potere forte pur di stare al potere debole
Al grillino medio bastano dieci minuti di bella vita e si attacca alla poltrona peggio di quelli prima
Di Maio presidente del consiglio saresse la barzelletta d’Europa
Se Appendino da laureata alla Bocconi in una città ben organizzata ha fatto disastri, che cosa potrebbe combinare uno steward dello stadio che non sa l’italiano, messo a governare il Paese?
Non solo fanno disastri, ma se ti lamenti ti fanno pure la morale
Tasse al 99% ma anche allo 0%, immigrati tanti ma anche pochi, insomma diciamo quello che vuoi basta che ci voti, tanto poi faremo quel che ci pare
Mai pensare di andare con gli ignoranti potendoli gestire, loro si organizzano e ti battono a colpi di pietre in testa

CENTRODESTRA

FORZA ITALIA

Pro:
Altri cinque anni di grande satira
E’ un pupazzo di gomma, quindi non può morire
Se ci va di culo ci toglie qualche tassa

Contro:
Vedi “Berlusconi” su Google
Dopo aver fatto le manifestazioni ad Arcore dieci anni fa, sarebbe duro ammettere che quel che è venuto dopo Silvio è stato peggio

LEGA BOH

Pro:
Basta immigrati
Basta immigrati
Basta immigrati
Basta immigrati
Basta immigrati
Magari con la Lega al 20% qualcuno lo capisce prima che sia tardi

Contro:
Come personale politico fanno spesso ridere
Epurano i dissidenti peggio che Di Maio
Dopo le elezioni Maroni si stacca e va con Berlusconi

FRATELLI D’ITALIA

Pro:
Sanno l’inno nazionale
Sanno usare Photoshop

Contro:
Sono fascisti ripuliti
Non si capisce a cosa servano

NOI PER L’ITALIA

Pro:
Rivedere ancora le giacche di Formigoni

Contro:
Sono democristiani ripuliti
Talmente riciclati che puzzano di discarica
La discarica è stata costruita su un terreno dell’Opus Dei che il Comune ha comprato a prezzo fuori mercato
Ma chi cazzo siete?

DESTRA

CASAPOUND

Pro:
Vedere la faccia degli intellettuali di sinistra con Casapound al 3%

Contro:
Sono fascisti

FORZA NUOVA

Pro:
Ci ho pensato mezz’ora e non me ne è venuto nessuno

Contro:
Sono fascisti
Menano
Aiuto

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mercoledì 10 gennaio 2018, 15:20

Le coperture fuffa di Pietro Grasso

Se avete seguito la mia bacheca Facebook, sapete che l’idea di abolire le tasse universitarie per tutti, proposta da Liberi & Uguali (che non è uno shampoo, ma è l’ex MDP/SEL/Possibile/Tsipras/Rivoluzionecivile/Rifondazione/robe così), mi sembra una stupidaggine. Non solo va a facilitare i più ricchi, invece di alzare a loro le tasse per finanziare gli altri; ma, sapendo come vanno le cose in Italia, finirebbe così: lo Stato vieta alle Università di incassare le tasse, ma poi non è in grado di rifinanziarle adeguatamente, lasciando gli Atenei con le casse vuote e molti più studenti da gestire, quindi peggiorando la qualità della didattica, dei servizi e del diritto allo studio a danno innanzi tutto dei meno abbienti, che ne hanno più bisogno.

In una discussione, ho incontrato un esponente di quel partito che ha invece rivendicato come i soldi ci siano, e lo stesso Grasso in un tweet lo abbia indicato: questa, e le altre misure di equità a spese pubbliche che questo nuovo partito vuole introdurre, sarebbero finanziate recuperando 16 miliardi all’anno di “mancati introiti, sgravi fiscali e sussidi indiretti a attività dannose per l’ambiente”, più tardi riassunti come “incentivi ai combustibili fossili”.

Io mi sono incuriosito, e mi sono messo a cercare di capire cosa siano concretamente questi “incentivi ai combustibili fossili” che L&U vuole tagliare; ho fatto una ricerca e ho trovato solo un comunicato di Legambiente di due anni fa, che passa due pagine a scagliarsi contro questi incentivi per poi dire che però è difficile sapere esattamente quali e quanti siano, anche se, naturalmente, è un complotto dei petrolieri: “Per Legambiente, siamo di fronte a un gravissimo caso di censura ed è chiara la volontà di fare in modo che di questo tema non si parli affinché nulla cambi” (giuro, non è un parlamentare grillino a parlare, è proprio Legambiente).

Alla fine, nella parte finale dell’articolo, si arriva a un elenco discorsivo che comprende le seguenti voci:
1) 4,6 miliardi di euro annui di “sconti sulle accise sui carburanti”, di cui 1,8 sono agevolazioni agli autotrasportatori e gli altri boh, non si sa cosa siano ma sicuramente ci sono;
2) 0,8 miliardi annui (4,8 miliardi in sei anni) di incentivi CIP6, che sono per le fonti “rinnovabili o assimilate”, e sicuramente in quell’assimilate si sono infilati tutti, a partire dagli inceneritori e probabilmente anche impianti a combustibile, ma quanto di quella cifra vada veramente a impianti a gasolio o gas non è dato sapere;
3) 0,03 miliardi annui di sussidi alle centrali a gasolio nelle isole minori;
4) una cifra imprecisata di “sussidi indiretti alle fonti fossili sotto la forma di sconti ai grandi consumatori di energia”, cioè gli sconti a volume che le grandi aziende negoziano sulla bolletta elettrica in regime di mercato, che secondo Legambiente sono un sussidio al petrolio;
5) 0,6 miliardi annui per il costo del servizio di interrompibilità istantanea, che è quello che permette di staccare alcuni carichi industriali quando la rete è a pieno carico evitando un blackout generalizzato;
6) 1,5 miliardi annui da sconti alle trivellazioni, cioè secondo Legambiente chi trivella in Italia paga troppo poco, quindi basta aumentargli le royalties dal 7% al 50% per incassare 1,5 miliardi in più;
7) 2,2 miliardi annui (6,5 miliardi in tre anni) di esenzioni/riduzioni sulle accise sui carburanti non meglio precisate (ma non erano già il punto 1?);
8) 2,2 miliardi annui di “finanziamenti internazionali”, che sarebbero i contributi italiani ai progetti di sviluppo delle estrazioni petrolifere in Africa e nel Terzo Mondo;
9) 4,15 miliardi annui (8,3 miliardi in due anni) di finanziamento di nuove strade e autostrade.

Sorvolo sul fatto che quasi tutte queste cifre sono di diversi anni prima, vengono da fonti terze e incoerenti tra loro, sono correlate da “si dice” e “pare che” e che in fondo all’articolo c’è una tabellina riassuntiva in cui molte delle stesse cifre, incluso il totale, sono diverse da quelle citate nel corpo dell’articolo: prendiamo per buoni i 16 miliardi annui della lista discorsiva (è la stessa cifra che fa Grasso, dunque penso che la sua fonte sia questa).

Ora, vediamo cosa succederebbe abolendo le varie voci di spesa:
1) Migliaia di posti di lavoro persi nell’autotrasporto e corrispondente rincaro diretto di tutte le merci nei supermercati, che in Italia viaggiano quasi sempre su gomma;
2) Aumento della bolletta energetica (se si eliminano i sussidi impropri per incamerarli, ammesso che ci siano), oppure nessun risparmio (se, come sarebbe logico, gli incentivi risparmiati su impianti fossili venissero reinvestiti davvero nelle rinnovabili);
3) Aumento della bolletta energetica per gli abitanti delle isole minori;
4) Questo è ridicolo: non si capisce come farebbe lo Stato a vietare gli sconti sul libero mercato energetico e soprattutto a farsi dare poi dalle grandi aziende la cifra equivalente allo sconto che avrebbero avuto;
5) Rischio di blackout generale stile 2003;
6) Qui sarei anche d’accordo, ma non è che se io aumento le tasse ai privati dal 7% al 50% il gettito aumenta in proporzione; è probabile che molte attività estrattive non sarebbero più convenienti e si fermerebbero, quindi bene per l’ambiente ma nessun incasso per lo Stato;
7) Boh? non si sa che cavolo siano e se esistano veramente;
8) Perdita di ricchezza e posti di lavoro nel Terzo Mondo (alla faccia di “aiutiamoli a casa loro”, L&U vuol tagliare la cooperazione) e perdita di commesse e lavoro per le aziende italiane che partecipano a questi progetti;
9) Tutti chiusi in casa o bloccati nel traffico; magari sarebbe giusto investire di meno in autostrade, ma in tal caso bisogna investire in mezzi di trasporto alternativi, dunque quei soldi non sarebbero disponibili (senza parlare del fatto che questi sono progetti di lungo periodo già in corso, quindi non li si può cancellare dall’oggi al domani).

Insomma: forse forse da questi 16 miliardi si può ricavare qualcosa, ma non ho trovato una sola voce che mi convinca davvero (forse la sesta, ma certamente per un importo molto inferiore agli 1,5 miliardi dichiarati). Certamente non sono coperture credibili; sono fuffa esattamente come quella sparata da tutti gli altri partiti, che in questo periodo hanno bisogno di spararle grosse per farsi notare. E dunque, permettetemi di concludere ancora una volta che la proposta di Grasso mi pare non solo sbagliata, ma pericolosa per la stabilità dell’Università italiana.

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giovedì 7 settembre 2017, 13:51

Lettera agli amici antirazzisti (4)

(continua da ieri)

4. Conclusioni

Ci sono ancora una manciata di punti che vorrei brevemente affrontare, prima di lasciarvi andare.

Il primo è rassicurarvi sul fatto che anch’io penso che l’immigrazione non sia soltanto un problema di repressione e ordine pubblico; e che sia altrettanto importante costruire un cammino di integrazione e anche di cittadinanza per le persone che arrivano qui dall’estero legalmente, nell’ambito di una programmazione di flussi migratori, con la sola intenzione di costruirsi onestamente un futuro migliore; e anche per i loro figli. Queste persone devono venire tutelate dallo sfruttamento e dal razzismo (quello vero), e diventare una componente positiva del popolo italiano del futuro; e sono anche le prime vittime della xenofobia alimentata dall’incapacità di distinguere tra loro e chi invece immigra senza integrarsi o peggio delinquendo.

Il secondo è relativo ai rifugiati, che sono un caso particolare, innanzi tutto dal punto di vista del diritto internazionale. Io sono ben d’accordo nell’accogliere “fuori quota” e nel tutelare i rifugiati veri, che però, da dati ufficiali, sono meno del 20% di quelli che bussano alle nostre porte. Divento però meno disponibile quando voi utilizzate l’oggettiva difficoltà di distinguere tra rifugiati e immigrati economici per sostenere che dovremmo accogliere alle stesse condizioni anche questi ultimi. Questo, permettetemi, è un trucco per far passare l’idea delle frontiere aperte di cui abbiamo già discusso; e, dal mio punto di vista, è non solo intellettualmente scorretto ma concretamente pericoloso per la sostenibilità di tutto il fenomeno.

Il sistema della convenzione di Ginevra, pensato per l’accoglienza di un numero ridotto e ben definito di popolazioni private delle proprie case dagli sconvolgimenti geopolitici seguiti alla seconda guerra mondiale, non è stato certo concepito per gestire una migrazione di massa dai Paesi meno sviluppati a quelli più ricchi, resa possibile dalla globalizzazione e dal progresso tecnologico ed economico di tutto il pianeta, e inimmaginabile quando la convenzione è stata scritta.

Se è vero che in una situazione del genere la distinzione tra rifugiati e immigrati economici si assottiglia e tende a sparire, secondo me l’unica conclusione logica è allora gettare nel cestino la convenzione di Ginevra e studiare un nuovo sistema di gestione planetaria dei flussi migratori, che magari, lo dico per voi, potrebbe persino essere l’anticamera di quella libera circolazione globale delle persone che voi tanto sognate, nel momento in cui essa, a fronte dell’assottigliarsi progressivo delle differenze globali, dovesse diventare sostenibile.

L’ultimo punto, più spinoso, è relativo alla vostra crescente voglia di risolvere il problema del razzismo dilagante semplicemente vietandolo: chiedendo a Facebook di cancellare post e account e invocando la galera per la prima sparata contro la Boldrini o l’africano di turno.

Io non credo che sia un metodo destinato a funzionare, perché in un clima di complottismo diffuso, in cui anche le persone più umili e ignoranti hanno a disposizione mezzi di comunicazione molto potenti per spargere qualsiasi idea, la repressione dall’alto genera soltanto maggiore convinzione e maggiore propaganda orizzontale dal basso. Ma soprattutto, sono preoccupato di come esso possa allargarsi diventando una forma di fascismo anch’esso, di censura progressista che obbliga al silenzio idee politiche diverse e pienamente legittime.

Nello specifico, un conto è il razzismo – considerare altri esseri umani come intrinsecamente inferiori – e un conto è, semplicemente, desiderare un modello di società diverso, più omogeneo e più vincolato ai valori delle società occidentali, che non sono affatto reazionari, ma sono anzi proprio quelli ottenuti con le conquiste del dopoguerra in termini di libertà personali. Io posso benissimo ritenere gli stranieri uguali o persino migliori di me, ma allo stesso tempo desiderare di vivere in una società con meno immigrazione e con meno culture diverse dalla mia, o trovarmi a maggior agio nella mia cultura di origine e per questo non voler scendere a compromessi con i punti di vista, spesso retrivi, di altre culture; e in questo non c’è niente di razzista e niente di illegittimo.

Posso, senza essere razzista, dire che i ragazzini sudamericani che si mettono all’una di notte con le radio a tutto volume sotto casa mia, o che il ragazzone di colore che mi insegue al supermercato con insistenza per farsi dare l’euro del carrello, non mi piacciono e non dovrebbero essere lì, senza che mi venga chiesto di dimostrare preventivamente che non ci sono italiani che si comportano allo stesso modo, senza che mi venga vietato di essere infastidito da questi comportamenti imponendomi di subirli in silenzio “per tolleranza”, senza che mi si tirino fuori statistiche per dimostrare che in realtà gli immigrati da noi sono pochi e in altri Paesi ce n’è percentualmente di più (anche qui, uno solo che si comporta male è già uno di troppo), e senza sentirmi dare del razzista e vedermi ostracizzare pubblicamente se dico una semplice ovvietà, ossia che preferisco una società in cui queste situazioni non ci sono.

Se voi volete che tutti i “razzisti” italiani, invece di diventare progressivamente razzisti senza virgolette, vengano incontro alle vostre visioni del mondo, anche voi dovete incominciare a riconoscere che i problemi di vivibilità e di sicurezza creati dall’immigrazione non sono bugie dei titolisti di Libero ma sono fatti reali, e che non vanno minimizzati e negati ma affrontati con decisione; non sono né un tabù, né una fisima, né una invenzione razzista.

In questo modo, si potrà ricostruire un dialogo e infine ritrovare una società coesa, comprendente anche una buona percentuale di immigrati. Altrimenti, davvero la prospettiva è di una mezza guerra civile, magari nemmeno mezza; ed è una prospettiva da cui abbiamo tutti soltanto da perdere.

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mercoledì 6 settembre 2017, 13:51

Lettera agli amici antirazzisti (3)

(continua da ieri)

3. Immigrati e legalità

Avendo premesso che lo Stato italiano ha tutto il diritto di scegliere chi far entrare e chi no, si può affrontare dunque il rapporto tra immigrati e legalità, e come dovrebbe approcciarsi l’Italia ai reati degli immigrati, nonché alle persone che entrano in Italia senza permesso.

Su questo tema si fanno grandi cagnare basate sul nulla, che in genere finiscono a colpi di dati presi chissà dove e strumentalizzati per dimostrare, alternativamente, che gli immigrati sono quasi tutti criminali o che gli italiani sono molto più criminali degli immigrati.

E’ nata una intera branca di statistica, che analizza le proporzioni tra italiani e stranieri nella popolazione e negli elenchi dei delinquenti per dimostrare che gli immigrati hanno tassi di delinquenza superiori a quelli degli italiani; cosa che per molti reati comuni è vera, ma è anche una normale conseguenza di condizioni sociali sfavorevoli, e non autorizza a criminalizzare gli immigrati a prescindere.

E’ nato anche un intero genere letterario a scopo antirazzista, consistente nel prendere citazioni storiche da rapporti di un secolo fa relativi all’immigrazione italiana in altri Paesi, rimuovere i riferimenti e mostrare che sono le stesse cose che oggi gli italiani dicono degli immigrati africani; cosa che è altrettanto vera, ma che è anch’essa semplicemente normale per lo stesso motivo sopra citato, visto che per le stesse dinamiche sociali è sicuro che gli immigrati italiani negli Stati Uniti di un secolo fa fossero mediamente più criminali di era arrivato prima e già vi si era integrato; e non è comunque una buona ragione per non perseguire gli immigrati che delinquono.

Alla fine, il dibattito si coagula sullo scontro tra chi si indigna perché l’immigrato di turno stupra, accoltella, rapina, spaccia, occupa, bivacca e disturba, e chi, dal fronte “antirazzista”, si indigna perché gli altri non si indignano allo stesso modo quando gli stessi comportamenti sono commessi da italiani; e dà dunque ai primi dei “razzisti”, peraltro finendo per strumentalizzare a questo scopo ogni genere di tremenda notizia di cronaca (un commento frequente a qualsiasi stupro commesso da italiani, invece di pensare alle vittime e a come evitare questo tipo di reati, è “visto, razzisti?”: e qui, sì, mi fate parecchia tristezza).

Comunque, da “razzista”, lasciatemi spiegare: io mi indigno anche quando i reati sono commessi da italiani, e lamento in generale il lassismo della giustizia italiana verso tutti i crimini e in particolare verso quella microcriminalità urbana, dallo spaccio ai furti, alle occupazioni e persino al semplice disturbo degli altri, che è quella che più crea paura e sensazione di degrado, perché è quella che più impatta direttamente la qualità della vita quotidiana dell’abitante medio delle nostre città. Eppure, sì, reagisco diversamente quando il reato è commesso da uno straniero. Ma non perché lo straniero sia più antipatico, o “inferiore”, rispetto all’italiano, ma perché l’italiano criminale ce lo dobbiamo tenere, mentre, conseguentemente al principio di sovranità di cui abbiamo già discusso, lo straniero è qui per nostra scelta, per nostra gentile concessione; e questa, che non è per forza un’aggravante in senso giuridico, è però certamente un’aggravante in senso politico.

Per questo, secondo me l’intera discussione sulla criminalità degli immigrati non è questione di rapporto quantitativo con la criminalità italiana, di percentuali o di numeri. E’ che un singolo reato commesso da uno straniero è già un reato di troppo, perché quello straniero avrebbe perlomeno potuto, se non dovuto, non essere lì; e questo vale ancora di più se lo straniero è irregolare e/o recidivo.

Per questo, inoltre, credo che la risposta ai comportamenti antisociali degli immigrati, anche non particolarmente gravi, debba essere l’espulsione, almeno nell’ambito di una valutazione della loro condizione generale. Mentre trovo sbagliato cacciare una persona che ha lavorato per anni onestamente, magari ha anche messo su o portato la famiglia, poi ha perso il lavoro e con esso il permesso di soggiorno, trovo invece che un ragazzo africano che è qui da solo, non ha un lavoro, vive di espedienti precari, e poi magari aggredisce un controllore che gli chiede il biglietto sul pullman, vada espulso immediatamente e in maniera efficace, rimettendolo fisicamente sul primo aereo: perché non ha comunque prospettive credibili di integrazione positiva, e anzi, con il suo comportamento, contribuisce a creare la paura dell’immigrazione e in ultima analisi il razzismo vero di molti italiani.

Una maggiore selezione di chi immigra in Italia – già prima dell’arrivo per quanto possibile, in funzione delle necessità collettive e delle capacità socioeconomiche di assorbire e integrare nuovi arrivi, e senz’altro dopo l’arrivo in base ai comportamenti – è non solo legittima e tutt’altro che razzista, ma opportuna; ed è semplicemente quello che fanno tutti i Paesi del pianeta.

Per questo mi dà molto fastidio sentirmi dare del razzista quando mi indigno per un reato commesso da un immigrato, e più ancora per la giustizia italiana che prontamente lo rimette in libertà, spesso dando luogo a immediate ripetizioni del reato. Non solo tutto questo non è necessario, ma è tutt’altro che “antirazzismo”: è la via migliore per creare talmente tanto odio per gli immigrati da dare via libera sul serio a un nuovo fascismo.

(continua domani)

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martedì 5 settembre 2017, 14:25

Lettera agli amici antirazzisti (2)

(continua da ieri)

2. Sovranità e frontiere

Il secondo tema su cui spesso mi trovo a discutere con gli “antirazzisti” e le persone di sinistra è quello del rapporto tra immigrati e legalità; quello per cui io auspico l’espulsione immediata di uno straniero che viola la legge e mi sento dare del razzista, con contorno di “anche gli italiani delinquono”. Eppure, analizzandolo bene, questo tema deriva da una divergenza di fondo che bisogna mettere in chiaro, quella sul senso stesso di termini come sovranità e cittadinanza.

Per dirla in breve, secondo me uno straniero (inteso come persona che non abbia cittadinanza italiana o europea, a prescindere dall’origine etnica) è un ospite, che sta sul territorio italiano per una gentile concessione del popolo italiano che può essere data e tolta secondo regole che l’Italia può fissare sostanzialmente a proprio piacimento; e lo scopo dello Stato italiano è la prosperità degli italiani, che ovviamente tiene anche conto del destino dell’intero pianeta e si rapporta agli altri Stati in modo pacifico e costruttivo e non in modo aggressivo e discriminatorio, ma che, nel momento in cui un contrasto diventa inevitabile, mette gli interessi degli italiani davanti a quelli di tutti gli altri.

Dall’altra parte, io vi sento invece riproporre la classica visione internazionalista e terzomondista secondo cui tutti gli esseri umani sono fratelli e la Terra non dovrebbe più avere frontiere, permettendo a chiunque di andare e stabilirsi ovunque desideri senza vincoli, ma anche obbligando tutti gli Stati a farsi carico dei problemi di tutti gli altri, per cui se in Libia i migranti economici sono maltrattati o se in Sudan c’è una carestia allora è dovere e obbligo diretto anche dello Stato italiano fare qualcosa, perlomeno accogliendo qui chi si presenta a chiedercelo, indipendentemente dalla sua effettiva condizione.

La vostra è una visione nobile, non lo nego, e forse anche un buon obiettivo per il pianeta nel lungo termine; ma è anche una visione semplicistica, che non fornisce alcuno strumento concreto per trattare i problemi pratici di integrazione in Occidente e di sviluppo nel Terzo Mondo, dato che nella vostra visione essi non esistono e se esistono sono semplicemente colpe dei singoli “razzisti” e non problemi collettivi del sistema.

A me, comunque, quel che preme è altro: la vostra visione non mi darebbe fastidio se non fosse accompagnata dalla negazione della legittimità stessa di tutte le altre visioni, a partire dalla mia, in quanto “razziste” o perlomeno “discriminatorie”. Eppure, se così è, non solo tutti gli altri italiani ma anche tutto il resto del pianeta è razzista, visto che trattare diversamente le persone a seconda che abbiano un passaporto nazionale o meno è il principio di funzionamento normale di tutti gli Stati del pianeta, compresi gli stessi Stati africani, in diversi dei quali vigono addirittura discriminazioni su base etnica o religiosa; e non conosco una sola nazione al mondo che applichi davvero l’idea di un mondo senza passaporti.

Razzismo è trattare diversamente i cittadini di uno stesso Paese a seconda della loro origine etnica, della loro religione o di qualsiasi cosa che non siano le loro azioni e la loro situazione personale; chi dice “prima gli italiani” per sostenere che un cittadino italiano di origine straniera non ha gli stessi diritti di un italiano da sette generazioni è razzista e va fermato. Ma che ogni Stato si occupi innanzi tutto dei propri cittadini, applicando agli stranieri regole diverse almeno per quanto riguarda la loro permanenza e la loro partecipazione al contratto sociale nazionale (tasse, servizi, rispetto della legge…), è semplicemente la normalità delle cose.

Anzi, io trovo se mai sottilmente razzista la vostra visione, oltre che contraddittoria: perché tipicamente, quando si parla di intervenire per “esportare la democrazia” in Paesi autoritari o di investire con capitali europei nel loro sviluppo, voi vi stracciate le vesti e gridate al colonialismo e alla violazione della loro indipendenza e sovranità. Allo stesso tempo però, se questi Paesi liberamente si scelgono un governo che spreca le risorse economiche e nega i diritti umani, la cosa diventa subito un problema nostro, come se non consideraste questi Paesi davvero capaci di autogovernarsi; e quindi, invece di sostenere dall’esterno quella parte più avanzata delle società locali che potrebbe darsi un governo decente (non sia mai, è intromissione, è colonialismo!), la vostra umana e antirazzista soluzione è la deportazione programmata (pardon, “accoglienza”) della popolazione locale in Europa, dove potrà poi adattarsi a raccogliere pomodori per i nostri industrialotti senza scrupoli, o a bivaccare per strada in attesa di un lavoro che non esiste.

Comunque, non pretendo di convincervi di alcunché, se non di una cosa: chi parla di sovranità e di frontiere non è per questo un razzista, e non è corretto, né utile a nessuno, definirlo come tale. Se riusciremo ad accordarci su questo concetto, avremo già messo una base comune per una discussione più civile.

(continua domani)

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lunedì 4 settembre 2017, 13:57

Lettera agli amici antirazzisti (1)

Cari amici antirazzisti,

avrei voglia di parlare anche d’altro, e non solo di immigrazione e Islam, ma per mettere un punto fermo al discorso ho bisogno di chiarire per bene alcune cose, per evitare che le differenze di opinione possano infine trasformarsi in inimicizia. Per questo ho scritto una lettera che è via via diventata così lunga da meritare una pubblicazione a puntate, oggi e nei prossimi giorni, analizzando nel dettaglio diversi aspetti del problema.

Negli ultimi tempi sempre più spesso, anche da persone che stimo, mi sono sentito accusare di fascismo e di razzismo per i miei commenti alle continue notizie di cronaca riguardanti l’immigrazione, o, al contrario, fare complimenti da persone notoriamente di destra (persino da un noto esponente di Casapound). Io sono certo di non essere né fascista né razzista, ma certo, (non) ci ho dormito su, e l’esame di coscienza me lo sono fatto.

Ed è un esame di coscienza inevitabile anche a fronte dell’aumento del livello dello scontro proprio da parte degli “antirazzisti”, le cui bacheche ultimamente sono piene di allarmi sul nuovo fascismo e di promesse di lotta dura senza paura, tra richiami ai nonni partigiani e “dopo Christian Raimo in TV niente sarà più come prima” (c’è un post di Marco Giacosa che sarebbe un bell’esempio, ma è privato). E io, presumo, dovrei finire dall’altro lato della barricata: da quello dei fascisti.

Io, però, da quel lato della barricata non mi ci ritrovo; ho delle idee che non sono le vostre, ma non sono nemmeno quelle becere del razzismo di pancia che sta conquistando mezza Italia. Vorrei, dunque, che anche alle mie idee fosse riconosciuto diritto di cittadinanza, senza sentirmi insultare ogni cinque minuti (sì, perché per quanto mi riguarda “fascista” e “razzista” sono insulti e anche gravi).

Vorrei anche suggerirvi una riflessione: che più si restringe ciò che secondo voi è accettabile come idea non razzista, più automaticamente andate a ingrossare le fila dei “razzisti”; e alla fine, anche chi fascista non è potrebbe davvero sostenere o perlomeno non opporsi a una svolta politica in quella direzione, a forza di sentirsi dire da voi che il fascismo è quello che rappresenta meglio le sue idee e la sua visione; esattamente come successe cento anni fa.

Al centro di questa discussione ci sono alcuni grossi capitoli, e ne tratterò uno al giorno; comincerò dall’approccio che una società laica e occidentale deve avere verso l’Islam, e poi allargherò il discorso al tema della sovranità nazionale e delle frontiere, e al rapporto tra legalità e immigrazione.

1. Islam e laicità dello Stato

Sono sicuro che voi antirazzisti – quelli che ho tra i miei contatti, visto che poi c’è tutto un altro filone di “antirazzismo cattolico” che dell’influenza clericale dell’Islam è solo contento – siete e vi sentite laici, e sono certo che avete passato anni a criticare le intromissioni della Chiesa Cattolica su temi come l’aborto, la procreazione assistita, il fine vita. Eppure, quando si parla di Islam magicamente il principio di laicità dello Stato, la tutela dei diritti dei singoli rispetto a prescrizioni religiose arcaiche e disumane, passa in secondo piano, dando il via libera a comportamenti che, se fossero adottati dai cattolici in nome della loro cultura praticante, avrebbero suscitato interi editoriali indignati.

Sarebbe bello se il principio di tolleranza religiosa delle società occidentali potesse essere applicato senza limiti, ma a un certo punto tra tolleranza religiosa e garanzia dei diritti scatta il contrasto, e allora è necessario fare una scelta. Cominciamo da una questione minore ma attuale, quello della macellazione rituale, legata all’appena svolta Festa del Sacrificio, in cui autorità pubbliche di ogni colore sono sfilate in corteo generalmente senza dire una parola sul fatto che in Italia uccidere un animale senza prima stordirlo è illegale, anche se una legge del 2013 (art. 4) dice che ciò non può essere sanzionato se viene “prescritto da riti religiosi” (non solo islamici, anche ebraici ovviamente) e svolto in strutture autorizzate.

In questo modo si è reintrodotto ufficialmente il principio che le leggi religiose emesse da una chiesa prevalgono su quelle umane, stabilite democraticamente da tutta la collettività. Questo è il principio che è in gioco quando si parla di accoglienza e di Islam, e su questo, voi che vi definite laici e progressisti cosa scegliete?

Nel caso dell’Islam, questa scelta è particolarmente importante, perché non riguarda certo solo gli animali, ma impatta direttamente sulle libertà fondamentali delle persone. Le altre religioni monoteiste sono state responsabili nei secoli di barbarie e violenze non diverse da quelle dell’Islam, ma, almeno in Occidente, sono state depotenziate negli ultimi tre secoli grazie all’illuminismo, a Porta Pia, al socialismo, alle lotte per la laicità e per i diritti. Per quanto l’influenza del cattolicesimo sulla vita della società italiana sia ancora (troppo) forte, le donne, gli omosessuali, i cittadini in genere godono oggi in Italia di tutti quei diritti che una lettura letterale della Bibbia o un governo clericale gli negherebbe. Con l’Islam non è così, e non perché gli islamici siano meno umani o meno intelligenti dei cristiani, ma perché l’evoluzione delle loro società e delle loro chiese non è passata dalle nostre stesse vicende storiche e culturali.

Questo, ovviamente, non va applicato solo all’Islam, ma a qualsiasi religione e cultura d’origine; anche varie culture africane non islamiche, comprese alcune cristiane, prevedono tuttora comunemente pratiche orribili e inaccettabili, come l’infibulazione delle donne. Nel caso di molti immigrati, quindi, il conflitto tra le pratiche religiose e culturali a cui sono abituati e le leggi occidentali è ampio e profondo. Non riguarda solo gli animali o le abitudini alimentari, ma attacca in profondità i diritti umani che sono alla base delle società occidentali.

Insomma, se l’Islam in sé non è un problema, e l’Occidente è già pieno di islamici che ci vivono tranquillamente, tuttavia una società islamica osservante così come concepita e realizzata oggi in gran parte dei Paesi musulmani, dalla repressione dell’omosessualità alla poligamia, dal maschilismo nell’ordinamento familiare alle pene corporali, fino all’idea stessa di uno Stato non laico, è incompatibile con l’Occidente e con la nostra Costituzione; e voi dovreste essere i primi a ripeterlo.

E’ su questo che contesto la tolleranza che predicate: voi avete cominciato a citare Popper e a dire che per difendere la tolleranza è necessario essere intolleranti con gli intolleranti, applicando questa idea a chiunque per voi sia tacciabile di razzismo, ma stranamente non siete disposti ad applicare lo stesso principio all’immigrato che disprezza sua moglie e sua figlia al punto di lasciarle rischiare di morire, a quello che stupra le donne anziane nel parco o al supermercato e nemmeno a quello che accoltella un carabiniere gridando “voglio morire per Allah”, spesso invocando in quei casi livelli estremi di perdono giudiziale e di tolleranza, o negando direttamente la realtà di queste situazioni e l’opportunità di discuterne (bufale ce ne sono, ma certo non tutte le notizie come queste lo sono), con questo umiliando e abbandonando innanzi tutto le vittime.

Lo Stato italiano dovrebbe semplicemente consegnare a ogni immigrato un foglietto nella sua lingua che dice: qualsiasi religione è benvenuta in Italia, ma sappi che i comportamenti qui di seguito elencati, anche se fossero richiesti da un testo sacro o da un esponente religioso o dalle tradizioni della tua famiglia, sono proibiti dalla nostra legge; non applicarli, oppure sarai perseguito ed espulso. Su questo principio molto semplice, però, nel fronte antirazzista partono subito i distinguo: e questo a me dà sinceramente fastidio.

(continua domani)

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