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Archivio per la categoria 'Itaaaalia'


sabato 2 Gennaio 2021, 10:54

La maledetta password dello SPID di Poste

Stamattina ho aperto l’app IO per vedere alla fine quanto cashback ho accumulato. Diversamente dal solito, per√≤, l’app mi ha detto che il mio login era scaduto e mi ha chiesto di rifare un login con SPID.

Tuttavia, a differenza di tutti gli altri login SPID, questo non avviene tramite QR code e/o impronta digitale nell’app PosteID; bisogna inserire a mano username e password.

Ovviamente, siccome questo √® l’unico login SPID che richiede di inserire esplicitamente la password, io non ricordavo pi√Ļ la password dello SPID.

Normalmente io uso un set di password base e di loro varianti che ricordo a memoria, diverse a seconda del livello di sicurezza, e che generalmente memorizzo nel browser, a sua volta protetto da una password unica. Ovviamente, però, non memorizzo nel browser la password dello SPID (o della banca o di altri servizi cruciali).

Tuttavia, quando si cerca di scegliere una password per lo SPID di Poste, si riceve un set di requisiti assolutamente folle (nell’immagine qui sotto).

In pi√Ļ, PosteID obbliga a cambiare la password regolarmente: una pratica che era ritenuta sicura 10-15 anni fa, ma che √® stata generalmente abbandonata perch√© l’unico risultato √® che la gente non si ricorda mai la password del momento e, oltre a intasare tutti i sistemi di recupero e rimanere regolarmente chiusa fuori dal proprio account, finisce per scriversi la password da qualche parte.

I requisiti di PosteID sono talmente complicati che anche se nel proprio set di password ricordate a memoria ce ne fossero alcune che ci entrano, al secondo o terzo cambio forzato non le si pu√≤ pi√Ļ utilizzare, nemmeno con delle varianti.

Insomma, l’unica cosa possibile con le attuali policy di PosteID √® davvero scriversi la password su un pezzo di carta in casa o nel portafoglio, una cosa potenzialmente ben pi√Ļ pericolosa di memorizzare una sola password (non banale) mantenuta nel tempo. Anche perch√© poi, quando recuperi l’appunto scritto, se sei poco ordinato pu√≤ succedere che non sia veramente la password attuale, e che tu rimanga chiuso fuori lo stesso.

Comunque, mi pare strano che non sia possibile avere su Android una interfaccia applicativa con cui l’app IO chiede l’autenticazione all’app PosteID, che la chiede all’utente con l’impronta digitale come per tutti gli altri servizi. Spero che il moloch informatico parastatale riesca prima o poi a sistemare pure questo.

(Ah, comunque ho accumulato 48 euro di cashback in 20 transazioni.)

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sabato 19 Dicembre 2020, 08:46

In memoria di San Giuseppi

Quest’uomo, Giuseppi Conte, l’abbiamo fatto impazzire. L’hanno fatto impazzire i partiti della sua maggioranza, ognuno dei quali aveva da piantare una piccola bandiera per un proprio gruppo elettorale, ottenendo una deroga per i barbieri pugliesi sotto i 45 anni o per gli abitanti dei paesi di mezza montagna in condizione disagiata. E l’hanno fatto impazzire gli italiani, all’inizio ligi e solidali, poi, a ogni nuovo giro di norme sempre pi√Ļ irrazionali e incomprensibili, dediti – in maniera pi√Ļ che giustificata dal crescente, tragico ridicolo della situazione – alla grande arte italiana di trovare il modo di arrangiarsi lo stesso; e se gli italiani vogliono arrangiarsi, il modo lo trovano.

Cos√¨, da giurista, Conte ha partorito nei mesi un capolavoro di azzeccagarbuglismo che sar√† studiato per anni nelle facolt√† di diritto, con strati di DPCM e di decreti legge impilati a lasagna con in mezzo besciamelle di FAQ e di interpretazioni in conferenza stampa. Conte ha fatto quel che sa fare meglio: non lo statista, ma l’avvocato cavillista.

L’effetto, alla fine, √® cosa nota: troppe regole vogliono dire nessuna regola, e di fatto bisogner√† affidarsi al buon senso, sia della gente che delle forze dell’ordine chiamate a scoglionarsi in un gelido Natale di posti di blocco, a cui gli italiani sono gi√† pronti a rispondere mandando il nonno in avanscoperta per individuare i militi e poi segnalare via SMS, su un telefono dai tasti belli grossi, il momento in cui la strada √® libera.

Ma se tanto bisognava affidarsi al buon senso, sarebbe stato molto meglio avere al governo uno statista, invece che un avvocato cavillista; qualcuno che potesse guidare gli italiani con l’esempio e con la credibilit√†, con regole di tre righe dette guardando la gente negli occhi. Non √®, purtroppo, la classe politica che abbiamo (opposizione compresa).

E quindi, la fine di Conte √® segnata: con la popolarit√† a picco (calata dal 70% di aprile al 26% di oggi, e vedrete la settimana prossima) √® diventato una macchietta per meme divertenti, come quello qui sotto, o per prime pagine sardoniche come quella di Repubblica (“Aggiungi due amici a tavola”: non si √® mai vista Repubblica perculare cos√¨, a nove colonne, il capo di un governo del PD). Il meme sembra esagerato, ma poi provate voi a riassumere il decreto legge 18 dicembre 2020 numero 172; anche in una versione semplificata, suona cos√¨:

“Lo spostamento massimo in due, pi√Ļ eventuali figli sotto i 14 anni e disabili non autosufficienti, in una abitazione nella stessa regione √® consentito in tutti i giorni dal 24 al 6 (rossi e arancioni), per una sola abitazione al giorno. Lo spostamento dai comuni piccoli (sotto i 5000 abitanti) per 30 km, anche fuori regione, ma non verso un capoluogo di provincia, √® consentito solo nei giorni arancioni.”

Spiace, eh (ammiro molto, seriamente, il senatore Gabriele Lanzi che ieri sera era in giro sui social a rispondere a tutti), ma il governo giallorosso √® socialmente alla frutta: e forse, una amara risata collettiva l’ha gi√† seppellito.

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giovedì 26 Novembre 2020, 18:38

Un discorso razionale contro le restrizioni inutili

La discussione sullo sci e sulle vacanze natalizie, solo temporaneamente nascosta da Maradona, non √® ancora arrivata alla fine; adesso, secondo i giornali, il governo pensa di nuovo di bloccare gli spostamenti e di vietare di andare in montagna persino da soli. Lo sci, in particolare, √® l’ennesimo capro espiatorio trovato dalla politica per nascondere le proprie responsabilit√†, la propria incapacit√† di definire e far rispettare regole logiche e efficaci; eppure, sembra essere di moda criticare anche solo l’idea che ci si possa divertire in questo periodo.

A me questo approccio sembra assurdo, e se lo sembra anche a voi, ecco una comoda guida a come rispondere ad affermazioni che nell’ultima settimana sono state ripetute all’infinito.

“Lo sci √® pericoloso, poi con gli infortuni si intaserebbero gli ospedali!”
A parte che l’attivit√† di gran lunga pi√Ļ pericolosa per gli infortuni √® stare in casa a cucinare o fare lavoretti, le regole per√≤ permettono di andare per divertimento in bicicletta o a fare una corsetta. In zona rossa √® permesso persino il free climbing, se stai in un Comune che ha una palestra di roccia all’aperto. Sono tutti sport che, dicono le statistiche, hanno tassi di rischio comparabili o superiori a quelli dello sci. Che cavolo ha fatto lo sci di male per essere trattato diversamente da tutti gli altri sport individuali?

“Eh ma lo sci √® una roba da gente della Torino e Milano bene! Allora non √® vero che c’√® crisi se la gente ha i soldi per sciare!”
Ok, ho capito cosa ha fatto lo sci di male: costa ed √® considerato una roba da ricchi, quindi per principio immorale. Ma lo sci non √® solo questo, √® anche la vita di molte zone di montagna che hanno solo quello per sopravvivere e non spopolarsi; e in montagna c’√® molto altro da fare oltre allo sci, quindi non √® nemmeno accettabile bloccare del tutto gli spostamenti verso le montagne perch√© se no la gente va a sciare. Quanto alla crisi, per fortuna che non ha portato in miseria tutto il Paese e che c’√® ancora gente che pu√≤ spendere qualcosa, se no avremmo problemi ancora pi√Ļ gravi di quelli che abbiamo.

“Ma non √® credibile che gente che l’anno scorso dichiarava di guadagnare mille euro al mese oggi dichiari di perderne ventimila!”
Non è credibile nemmeno che una persona adulta non sappia distinguere tra utile, fatturato e spese di una attività economica, eppure nel tuo caso evidentemente è così.

“Ma ti pare che in piena pandemia si debba pensare alle vacanze? Infatti le altre attivit√† di divertimento, come i cinema e le discoteche, sono state fermate!”
Le altre attivit√† di divertimento sono ferme perch√© si svolgono in luoghi chiusi con molte persone insieme, non perch√© sono di divertimento. L’idea che non ci si debba divertire fin che c’√® la pandemia √® piuttosto allucinante.

“Invece no, bisogna smettere di pensare al divertimento! Parlate di sci mentre oggi sono morte centinaia di persone, vi vadano di traverso i bastoncini, infami!”
Mi sfugge davvero il legame logico: le centinaia di persone mica sono morte perch√© sono andate a sciare, sono morte per via dei comportamenti di un mese fa. La questione √® se lo sci o la vacanza tra un mese possano aumentare significativamente il numero dei contagi oppure no. Per il resto, seriamente: la gente muore sempre, dappertutto. Ogni giorno nel mondo muoiono circa 150.000 persone, e quest’anno grazie al covid se ne sono aggiunte circa altre 4.000. I lutti fanno parte della vita, toccano a tutti, ma questo non vuol dire che tutto il mondo debba passare tutta la vita in lutto.

“Ok, ma oggi in Italia sono morte 750 persone! E’ come se fossero caduti due jumbo jet!”
Ok, ma ogni giorno in Italia nascono anche mediamente 1200 bambini! E’ come se fossero nati tre jumbo jet! (Scusate la risposta altrettanto insensata.)

“Teniamo le scuole e i ristoranti chiusi e invece permettiamo attivit√† inutili e di puro divertimento!”
Certo, le permettiamo perch√© hanno un profilo di rischio pi√Ļ basso delle scuole e dei ristoranti. Non si capisce perch√© o a che titolo dovremmo vietarle. Una delle peggiori stupidaggini della gestione dell’epidemia di questo governo √® quello di introdurre spesso divieti senza alcun tipo di correlazione logica con il rischio di trasmissione del virus che le attivit√† vietate comportano effettivamente, a partire dal divieto di uscire dal proprio Comune. In un paese civile, si pu√≤ vietare solo ci√≤ che presenta una ragione chiara che giustifichi il divieto, non quello che non piace al governo del momento.

“Non possiamo permettere attivit√† che rischiano di creare anche solo un contagio e un morto in pi√Ļ!”
Veramente permettiamo quotidianamente e da sempre di andare in macchina, di bere alcool, di fumare, di fare lavori usuranti in ambienti malsani o pericolosi, di correre sui veicoli in un circuito e di lanciarsi col paracadute dai grattacieli, anche se queste attivit√† provocano ogni anno numeri di morti significativi, in certi casi ben superori a quelli del covid. Ovviamente bisogna prendere tutte le precauzioni possibili per limitare i rischi, ma le attivit√† a rischio zero sostanzialmente non esistono e l’umanit√† non si √® mai fermata per questo.

“Ma allora liberi tutti e facciamo finta di niente?”
No, nessuno ha detto che il covid-19 non esiste, che non si debbano limitare le attività e prendere precauzioni, o che si possa passare il Natale in discoteca. Semplicemente si può fare come altri paesi europei, cioé trovare regole che limitino il rischio ed evitino gli assembramenti. Per esempio, per lo sci si può ridurre la capienza, eliminare le code in biglietteria, garantire le distanze e chiudere i punti di ritrovo al chiuso dove si genererebbero affollamenti. Questi sono i provvedimenti già presi in Svizzera e in Austria, dove le piste stanno riaprendo senza tanti drammi. Basta poi sbattersi a farli rispettare.

“Ma non si pu√≤ andare a sciare senza assembrarsi! La cabinovia √® al chiuso! E poi uno va in montagna ma poi deve andare in albergo, a mangiare al ristorante, a fare l’aperitivo…”
Ci sono stazioni sciistiche che non hanno neanche una cabinovia, solo seggiovie e skilift; e comunque, il tempo di permanenza in una funivia √® limitato, certamente pi√Ļ quello che in un negozio o in una metropolitana, la capienza pu√≤ esserlo altrettanto, e l’aria pu√≤ essere cambiata semplicemente tenendo i finestrini aperti. Quanto alle attivit√† dopo lo sci, in realt√† parecchia gente va a sciare in giornata dalle citt√†. Molta altra gente va in montagna in una seconda casa, sua o affittata; mangia a casa, sta per conto suo e poi va a sciare. Dal punto di vista economico ovviamente sarebbe meglio per le comunit√† locali se fossero aperti anche gli alberghi e i ristoranti, ma questo dipende dalle normali regole in vigore in tutta Italia.

“Ma non ha senso riaprire i ristoranti a Courmayeur e non a Milano!”
Infatti tutta la discussione nasce dal presupposto che l’Italia stia per ritornare uniformemente zona gialla, quindi con ristoranti aperti normalmente a pranzo e per l’asporto a cena, sia a Courmayeur che a Milano. Ovviamente i ristoranti devono essere trattati tutti allo stesso modo, anche se, come detto, c’√® un sacco di gente che va a sciare senza aver bisogno dei ristoranti aperti. D’altra parte, non si capirebbe nemmeno perch√© concedere di andare al ristorante a Milano e non a Courmayeur, a meno che Courmayeur non vi stia sulle scatole pi√Ļ di Milano.

“Allora va bene per√≤ facciamo che se uno si fa male sciando poi non lo soccorriamo!”
Allora non soccorriamo nemmeno chi si è preso il cancro fumando o chi si schianta in macchina, ok? Anzi, a me non piacciono i pitbull, quindi facciamo che se uno viene morso da un pitbull impazzito lo lasciamo lì sanguinante, mi raccomando! Aveva solo da non prendersi un pitbull!

“Comunque non mi hai convinto! Ti aspetto a febbraio, quando ci sar√† la terza ondata e sar√† tutta colpa della gente come te che ha spinto per andare a sciare!”
Intanto, io non scio da vent’anni e non ci andr√≤ nemmeno stavolta (spero semplicemente di poter passare il periodo natalizio in casa in montagna invece che a Torino), per√≤ frequento la montagna e mi d√† fastidio vederla maltrattare come una appendice inutile del resto d’Italia, specie confrontando con il trattamento di favore ricevuto dalle spiagge del centro-sud in estate, con tanto di vacanze a spese dello Stato. Dopodich√©, quasi certamente a febbraio ci sar√† una terza ondata, ma prima di dire che √® lo sci a causarla ci andrei piano; mi sembra pi√Ļ probabile che la possa causare l’assembramento nei negozi o un eventuale giro di cenoni al chiuso con venti persone per volta.

“Non √® vero, le spiagge estive aperte hanno causato la seconda ondata!”
Mi sembra una teoria un po’ strana, hai dei dati a supporto? No, perch√© la crescita esponenziale e ubiqua della seconda ondata √® iniziata due settimane dopo che sono state riaperte le scuole, non due settimane dopo le feste di Ferragosto. Sono tutte ipotesi abbastanza campate in aria, ma se proprio dovessi ipotizzare una causa specifica…

“Appunto, sarebbe meglio tenere tutto chiuso fino ad aprile, altro che cenoni e shopping natalizio!”
Per quanto mi riguarda potrei anche essere d’accordo, per√≤ capisco che sarebbe un disastro epocale per categorie gi√† alla canna del gas: √® facile dirlo quando sei un dipendente pubblico e la tua maggior preoccupazione √® organizzare uno sciopero il 9 dicembre perch√© il 4% di aumento non ti basta, √® meno facile quando sei un operaio in cassa integrazione dalla primavera e aspetti ancora che l’INPS ti paghi quella di luglio, o quando senza riaprire il negozio non sai pi√Ļ come pagare le bollette di casa e il governo ti promette “ristori” che arrivano poco e tardi o non arrivano proprio, e in pi√Ļ ti prende anche per il culo regalando 500 euro a testa anche a gente senza problemi economici perch√© si compri la bici da corsa nuova. Detto questo, il punto √® un altro: se si decide di riaprire i negozi, i ristoranti e pure le chiese per le messe collettive, non si capisce perch√© gli unici sfigati debbano essere quelli che vivono di sport invernali all’aperto in montagna. Cosa hanno fatto di male?

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lunedì 23 Novembre 2020, 09:12

Il deposito pieno di tasse

Ho letto sui giornali della petizione di un gruppo di professori universitari torinesi a favore di una tassa patrimoniale sui “paperoni”, anche se poi nel testo si parla anche di una patrimoniale per tutti, ricchi o meno.

Ora, ho grande stima per il professor Terna (meno per alcuni altri firmatari), ma la premessa della petizione non si può proprio leggere.

Innanzi tutto, non si pu√≤ leggere perch√© √® evidente (a maggior ragione in epoca di Recovery Fund) che quel che manca allo Stato adesso non sono i soldi, ma la capacit√† di spenderli in maniera utile ed efficiente. L’ultima cosa che ci serve √® un’altra tassa per pagare altri bonus bici, altri banchi a rotelle, altre Alitalia e altri redditi di cittadinanza a gente che spaccia o che lavora in nero: prima lo Stato impari a spendere, e poi pu√≤ venire a chiedere altri soldi.

Poi, mi piacerebbe sapere come potrebbe funzionare in pratica una tassazione della ricchezza finanziaria, e chi colpirebbe davvero. Di sicuro non colpirebbe i “paperoni”, che i soldi li hanno all’estero e/o li hanno sotto forma di quote societarie spesso nemmeno commerciabili (a meno che non pensiamo all’esproprio proletario, ossia ogni anno il 5 per mille della Ferrero diventa “nostro” fin che non l’abbiamo espropriata tutta).

Colpirebbe invece chi ha messo dei risparmi da parte, come se risparmiare invece di buttar soldi in puttanate fosse una colpa da punire. La proposta √® lo 0,8% per il 10% pi√Ļ ricco delle famiglie: peccato che siamo un Paese in cui risulti in quella fascia se guadagni quello che in Europa √® lo stipendio di un neolaureato (non so a che titolo i proponenti li chiamino “paperoni”). Chiss√† dove sono tutti gli altri soldi; di sicuro non in mano a chi paga le tasse e tiene i suoi risparmi ben in vista in banca, cio√© al target di questa misura.

Ad ogni modo, con una aliquota del genere – non una tantum, ma annuale! – ogni vent’anni se ne andrebbe via un sesto dei risparmi solo in tasse: a parte qualsiasi considerazione etica su un esproprio di tale portata, credo che il giorno dopo vedremmo in televisione la pubblicit√† delle fiduciarie in Lussemburgo, o degli immobili da reddito in Portogallo o in Croazia.

Ma poi, l’odiosit√† sociale della proposta √® ben riassunta dall’ultima frase della premessa: “chi ha “solo” 20.000 euro in banca dovrebbe pagare 100 euro l’anno”. Questa frase d√† davvero la sensazione che per quelli che fanno questa proposta, tutti professori universitari che guadagnano migliaia di euro al mese da stipendi pubblici ipergarantiti, 20.000 euro di risparmi e 100 euro di tasse siano una mancetta trascurabile: “dott√≤, che te stai a lamenta’ pe’ 100 euro?”. Chi magari si √® dovuto sudare quei 20.000 euro in anni di sacrifici da precario o da imprenditore di se stesso, invece… paga cento euro l’anno, che servono anche a coprire quegli stipendi, e sta zitto.

In questo Paese c’√® una dicotomia da affrontare urgentemente, s√¨. E’ quella tra chi si deve guadagnare da vivere con le proprie forze sapendo che al primo rovescio saranno tutti cavoli suoi, e chi ha gi√† un mondo di garanzie, finanziate dai soldi degli altri, e passa il tempo a pensare a come farsene pagare di nuove. Sar√† mica che i veri “paperoni” sono loro?

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venerdì 30 Ottobre 2020, 08:56

Ho provato a comprare la fibra di Sky e Openfiber Рed è stato un disastro

EDIT: Dopo aver pubblicato questo post il venerd√¨ mattina, grazie anche all’interessamento di alcuni che l’hanno letto, in poche ore sono stato ricontattato da Sky e il luned√¨ pomeriggio avevo la mia fibra installata e funzionante – e adesso sono pi√Ļ che soddisfatto del servizio. Grazie a tutti :)

Non mi piace parlare troppo di problemi personali, ma quella che mi sta capitando √® una vicenda emblematica di come l’Italia, alla fine, sia un Paese la cui digitalizzazione √® senza speranza. Mi scuso se il racconto sar√† lungo e dettagliato, ma non temete: √® talmente assurdo che diventa tristemente divertente.

Tutto comincia tre settimane fa, quando decido di pensionare il mio vecchio ADSL di casa (nonch√© di lavoro, vista la situazione generale) e sostituirlo con la fibra FTTH di Openfiber, dal cui sito risulto coperto. L’occasione √® il lancio di Sky Wifi, la nuova martellante e fantasmagorica offerta fibra di Sky; essendo da oltre un decennio cliente del satellite, mi offrono sei mesi gratis senza impegno. Perch√© no, mi dico. Quel che segue √® un girone infernale di cui, dopo tre settimane, non si vede la fine – e nel frattempo presto rester√≤ senza Internet.

Mer 7/10, ore 10:45
Ho deciso, compro la fibra! Vado sul sito Sky, leggo l’offerta, clicco “chiamami”.

Mer 7/10, ore 10:50
Prontamente ricevo una telefonata. E’ una gentile signorina che, con apprezzabile trasparenza, per 25 minuti mi legge tutte le clausole del contratto e registra il mio assenso. Alla fine bisogna fissare l’appuntamento per l’installazione della fibra, e chiedo se posso scegliere il giorno; lei mi dice che non si pu√≤, per√≤ posso indicare i giorni in cui non sono disponibile; escludo venerd√¨, luned√¨ e mercoled√¨. Chiedo anche se la disdetta del vecchio contratto √® automatica; lei mi risponde che dovrebbe essere cos√¨, ma mi dice anche di mandare “per sicurezza” una mail al vecchio provider, perch√© molti ci provano e continuano a fatturare.

Mer 7/10, ore 15:40
Arriva una mail da Sky: siamo pronti a installarti la fibra, saremo da te sabato mattina! Io trasecolo: nessuno mi aveva parlato di sabato, quel giorno sarò fuori Torino.

Mer 7/10, ore 15:50
Chiamo il 170 (servizio clienti Sky). Chiedo di spostare l’appuntamento, la signorina mi propone marted√¨ alle 8:30. Io dico: s√¨, potrebbe andare, nel frattempo apro il calendario, verifico, in realt√† ho un problema, quindi rispondo: anzi no, facciamo gioved√¨. Nel frattempo per√≤ la signorina ha gi√† cliccato e confermato marted√¨ alle 8:30, allora deve rifare tutto un’altra volta, ma poi ce la facciamo: fissiamo gioved√¨ 15/10 alle 8:30.

Mer 7/10, ore 16:40
Visto che l’appuntamento √® fissato e confermato, come da istruzioni, mando la mail al vecchio provider (Isiline) annunciando il passaggio ad altro operatore. Mi rispondono che no, vogliono una raccomandata o una PEC. Mando anche la PEC.

Mer 7/10, ore 19:30
Trovo una chiamata persa dallo 02 4954 5385 (ero sotto la doccia). Chiss√† cos’√®. Richiamando non succede niente.

Gio 8/10, ore 8:30
Arriva una nuova, entusiastica mail di Sky: ti confermiamo il tuo appuntamento per sabato mattina, mancano solo due giorni! Bestemmio.

Gio 8/10, ore 10:00
Richiamo il 170. Mi accoglie una voce registrata: “benvenuto Vittorio Bertola, ti ricordiamo il tuo appuntamento fissato per marted√¨ mattina alle 8:30!” Rido nervosamente. Alla fine parlo con un operatore, che controlla e mi dice: no √® tutto a posto, le confermo gioved√¨ prossimo alle 8:30, ignori qualsiasi messaggio che dica altrimenti.

Gio 8/10, ore 15:00
Squilla il telefono, è una nuova chiamata da 02 4954 5385, ma non faccio in tempo a rispondere: ha squillato in tutto 11 secondi.

Ven 9/10, ore 8:30
Arriva la terza entusiastica mail di Sky: “Vittorio festeggia, il tuo Sky Wifi arriva domani mattina!!”. Bestemmio di nuovo, ma, come da istruzioni, ignoro.

Ven 9/10, ore 12:00
Terza chiamata da 02 4954 5385. Non so chi siano, ma sono in una videoconferenza di lavoro, non posso proprio rispondere.

Sab 10/10, ore 9:30
Quarta chiamata da 02 4954 5385, e finalmente riesco a rispondere. Mi dice che √® per la fibra, e io gi√† temo: sar√† l’installatore l√¨ davanti alla mia porta che non trova nessuno. Ma no, sono malfido: mi conferma l’appuntamento di gioved√¨, ma mi chiede di ripetere di nuovo tutti i miei dati: nome, cognome, indirizzo…¬† tutti dati che ho gi√† fornito ampiamente. Se non fosse che conosceva l’ora precisa dell’appuntamento, avrei pensato a un attacco di social engineering per ottenere i miei dati personali, o a uno di quelli che cercano di venderti un contratto luce a tradimento.

Gio 15/10, ore 8:20
E’ il grande momento! Finalmente avr√≤ la fibra in casa. Aspetto. E aspetto… e aspetto… e aspetto…

Gio 15/10, ore 10:10
Sono passate quasi due ore: chiamo il 170. La signorina Sky di questa volta (ogni volta parli con una persona diversa) mi dice: mah, a noi risulta tutto a posto, magari √® solo in ritardo, provi ad aspettare ancora un po’. Non sanno chi debba venire e non hanno modo di contattarlo: ottima organizzazione.

Gio 15/10, ore 12:10
Quarta chiamata al 170. L’operatore Sky mi mette in attesa, fa lunghi silenzi: mi dice “oggi abbiamo il sistema lento”. Mi dice che per loro √® tutto a posto, anzi, a loro non risulta che il tecnico non si sia presentato. Poi aggiunge: per√≤ vedo qui che non √® la prima volta che non si presenta! Gli devo spiegare io che gli appuntamenti precedenti (sabato e marted√¨) non sono mai esistiti. Mi dice che lui per ora non pu√≤ fare niente, che “apre una segnalazione al reparto tecnico” e che richiameranno loro, ma “per sicurezza” richiami anche lei domani mattina.

Ven 16/10, ore 8:15
Nessuno mi ha richiamato: quinta chiamata al 170. Questo operatore Sky controlla e mi dice: Openfiber (prima volta che viene menzionata apertamente, solo quando le cose cominciano ad andare male) ci ha mandato esito “ko” ma non ci ha spiegato perch√©; quindi “apro una segnalazione al reparto tecnico” (un’altra?). Mi dice di aspettare che mi richiamino loro, ma “per sicurezza” riprovi anche lei la prossima settimana. Chiedo quanto tempo ci vuole, visto che prima o poi rester√≤ senza il vecchio ADSL, e mi dice: ma non doveva mandare la disdetta! Faccio notare che mi hanno detto loro di farla, mi suggerisce di cancellarla.

Ven 16/10, ore 20:00
Scrivo a Isiline chiedendo se si può posticipare la cessazione del contratto. Risposta: noi il 6/11 stacchiamo tutto, cordiali saluti.

Mar 20/10, ore 18:10
Nessuno si √® pi√Ļ fatto sentire: sesta chiamata al 170. Questa signorina Sky mi spiega che la pratica √® bloccata perch√© “devono” (non si sa chi) “ricontrollare i miei dati”. Io resto un po’ basito, lei allora, per dare un senso alle cose, mi chiede di nuovo il mio indirizzo (terza o quarta volta). Mi dice anche lei di aspettare (non si sa cosa, presumo l’apparizione di qualche santo con la fibra in mano), le spiego che mi staccheranno la linea, mi dice: va bene, “le fisso un call me back per domani alle 15-15:30”. “Call me back” dev’essere dialetto milanese per “appuntamento telefonico”.

Mer 21/10, ore 15:00
Ovviamente, per tutto il pomeriggio, non mi chiama nessuno.

Gio 22/10, ore 14:00
Settima chiamata al 170. Il tizio mi mette in attesa per un po’, poi mi dice che ha parlato con un supervisore e loro non possono fare nulla perch√© sono in attesa di Openfiber. Mi dice che magari potremmo cancellare questo ordine e ripartire da zero, magari con una nuova procedura sarei pi√Ļ fortunato! (La lotteria della fibra…) Per√≤ aggiunge che magari c’√® un problema in centrale, e in realt√† non √® sicuro che io sia coperto, anzi magari non possono proprio darmi la fibra, o lo scopriranno dopo un mese, chiss√†. Mi dice anche lui che ho sbagliato a seguire la sua collega che mi aveva detto di mandare la disdetta, come se fosse colpa mia. Si scusa a profusione e mi dice di richiamare luned√¨ sera per valutare cosa fare.

Mar 27/10, ore 9:00
Non ho ancora richiamato, ma passo un attimo in un centro Sky vicino a casa, perch√© nel frattempo mi si √® pure smagnetizzata la tessera del satellite (qualit√† totale). La signorina me la cambia, e poi mi dice: ma non le interesserebbe mica il nuovo Sky Wifi? Io sospiro, le spiego la situazione, lei fa un controllo a video e fa: mah, a me non fa fissare l’appuntamento, per√≤ mi pare tutto a posto, chiami pure il 170 per procedere.

Mar 27/10, ore 12:45
Ottava chiamata al 170. L’ennesimo operatore Sky gentilissimo ma totalmente inutile mi dice che “l’attivazione √® stata sospesa da Openfiber senza indicare alcun codice di errore, non sappiamo cosa sia andato storto, non possiamo fare niente se non mandare solleciti, ne mando subito un altro” (il terzo, quarto, boh; dev’esserci qualcuno che li colleziona prima di cancellarli). Mi dice che non mi dovrebbero staccare la linea perch√© ho fatto la portabilit√† del numero, io gli chiedo quale numero (non ho il telefono fisso da decenni), e lui fa “ah allora ok, capisco”. Quindi devo aspettare, mi richiameranno loro, ma non richiami prima di novembre. “Ah a fine chiamata le faranno un questionario, se vuole mi dia un voto positivo, nove o dieci!”

Mar 27/10, ore 14:00
A questo punto sono ovviamente furioso con Openfiber, che sta bloccando la mia pratica senza spiegazioni da due settimane. Quindi vado sul loro sito, trovo una form di contatto, la riempio di insulti, poi ci penso meglio e mando una gentile richiesta: spiego la situazione e chiedo se possono dirmi qual è il problema.

Mer 28/10, ore 12:30
Colpo di scena! Openfiber risponde alla mail e mi dice: guardi che la richiesta di attivazione della sua linea è stata annullata da Sky, devono fare loro una nuova richiesta. Mi cascano i cosiddetti.

Mer 28/10, ore 14:30
Nona chiamata al 170. Spiego tutto di nuovo cercando di restare calmo, la signorina di Sky mi mette in attesa, l’attesa dura molti minuti. Per√≤ alla fine mi ridice la stessa cosa: loro sono in attesa di Openfiber, √® tutta responsabilit√† di Openfiber, loro non possono fare niente finch√© non si “aggiorna il sistema” (cosa vorr√† dire? boh). Le faccio notare che Openfiber, come da risposta, non far√† niente fin che non fanno qualcosa loro, lei mi dice: ma questa √® competenza di un altro reparto (ah beh, sai che me ne frega a me). Mi dice che mander√† l’ennesimo sollecito all’altro reparto e poi devo aspettare che mi richiamino, faccio notare che in dieci giorni non mi hanno mai richiamato una volta, lei non sa pi√Ļ cosa dire.

Mer 28/10, ore 15:00
Riscrivo anche a Openfiber, segnalando che per Sky sono loro a doversi muovere. Mi rispondono subito: “abbiamo girato la mail al reparto competente”.

A questo punto nessuno si √® pi√Ļ fatto sentire da due giorni, tra una settimana mi staccano Internet a casa e non si vede il modo di uscirne. E’ chiaro che il call center di Sky √® popolato di ragazzi gentilissimi messi in mezzo a una procedura fuori controllo, piena di bachi e di buchi. E’ anche chiaro che chiunque abbia pensato queste procedure – nonostante l’accesso a Internet sia un servizio essenziale – non ha alcun interesse a fornire un servizio centrato sul cliente, ma solo a parcellizzare tutto in un milione di sottosistemi e subcontratti che ovviamente poi non riescono a funzionare insieme, anche perch√© a ognuno importa solo di fare il proprio compitino. Sospetto dunque che l’Italia debba limitarsi a comunicare coi segnali di fumo, lasciando la modernit√† al resto del pianeta.

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martedì 27 Ottobre 2020, 18:35

Almeno il rispetto

Una delle tante cose tristi del dibattito di queste ore sulle attivit√† che chiudono per decreto anti-pandemia √® che √® legato soltanto ai soldi. Gli argomenti, dall’una e dall’altra parte, sono soltanto economici: “non si pu√≤ sopravvivere se non si guadagna”, “tanto quelli son tutti evasori fiscali”, “un sacrificio nel portafoglio in questo momento tocca a tutti”, “no ad altre categorie non tocca cos√¨ tanto come a noi“.

E per√≤ nel lavoro autonomo, nelle attivit√† commerciali, nel lavoro artistico c’√® tutta un’altra componente che spesso al resto della societ√† sfugge. E’ una componente di identit√†, di collocazione sociale: sono professioni in cui una persona √® il proprio lavoro, e tutta la sua vita si identifica innanzi tutto con esso, dal punto di vista psicologico molto prima che economico.

Questa √® una perdita che nessun “ristoro” governativo pu√≤ compensare. Il governo potrebbe ridarti anche il 100% dei soldi che ci perdi (in realt√† te ne rid√† il 20%, peraltro) ma questo non compenserebbe lo shock della serranda chiusa e del locale vuoto, il non sapere pi√Ļ chi sei e chi sarai, il vedere il luogo che hai costruito in anni e anni di fatica, o magari che era di tuo padre e di tuo nonno prima di te, messo a rischio o cancellato per sempre d’improvviso.

Quando si decide cosa uccidere e cosa salvare, o perlomeno mentre lo si discute, spero che si possa tenere anche conto di questo fattore e del rispetto che merita.

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domenica 25 Ottobre 2020, 14:14

Il discorso di Conte

Guardate, il discorso di Conte ve lo riassumo io:

“Abbiamo imposto alle attivit√† private un sacco di adempimenti a spese loro come condizione per la riapertura, con tanto di multe salate per qualsiasi sgarro, mentre noi nel pubblico ce ne siamo fregati, non abbiamo rinforzato gli ospedali, non abbiamo messo in piedi un sistema di tracciamento funzionante, non abbiamo fatto niente per evitare l’affollamento nei trasporti, e abbiamo riaperto le scuole con regole velleitarie che hanno mandato tutto il sistema in tilt in poche settimane.

Quindi adesso, dovendo chiudere per evitare il disastro, scarichiamo tutto sui privati per non disturbare noi e i nostri dipendenti: chiudiamo le palestre ma teniamo aperte quelle delle scuole, chiudiamo le attivit√† culturali private ma teniamo aperti i musei pubblici, chiudiamo i ristoranti a cena ma lasciamo aperte quasi per intero le scuole e non mettiamo in giro un autobus in pi√Ļ.

Naturalmente vi promettiamo anche un fantastilione di miliardi di compensazioni, che per√≤ non ci sono ancora, anzi non abbiamo nemmeno ancora pagato quelli della primavera, ma credeteci eh! Ah e a dicembre arriver√† il vaccino, contateci, s√¨ √® vero che non siamo nemmeno riusciti a darvi quello contro l’influenza ma a dicembre arriver√† il vaccino contro il covid, l’abbiamo scritto nero su bianco.”

Io mi chiedo davvero come mai non ci siano gi√† milioni di lavoratori autonomi e piccoli imprenditori in piazza…

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lunedì 7 Settembre 2020, 18:01

La profonda provincia romana

Comunque, dirlo adesso √® facile, ma io una volta nella vita a Colleferro ci sono stato: esattamente due settimane fa. Arrivavo dall’Abruzzo, andavo a Roma, volevo fare una pausa turistico-prandiale, quindi ovviamente Ariccia; e il navigatore mi ha fatto uscire dall’autostrada a Colleferro, e poi girare per Artena.

Ora, andando in giro capita di attraversare posti qualsiasi che entrano e scorrono via senza lasciare traccia, ma quello non √® stato un posto qualsiasi, tanto che avevo in testa un post per il blog che poi purtroppo non ho avuto tempo di scrivere. Intanto, gi√† uscire dall’autostrada ti lascia in un groviglio di rotonda ex incrocio in cui l’unica indicazione che sembra interessare a tutti, ma davvero l’unica, √® quella per un qualche outlet di vestiti firmati. Poi giri, e vai verso Artena per una stradina su e gi√Ļ che credo sarebbe una statale, e ti ritrovi improvvisamente a Beirut.

Voglio dire, io arrivavo dai monti dell’Abruzzo e vi garantisco che di strade piene di buche e abbandonate da decenni l√¨ ne ho viste parecchie, ma la viabilit√† di Artena le ha battute tutte. In pratica, per aggirare Artena e andare verso i castelli si passava per una serie di strade periferiche spesso circondate da villini partiti dal pratino e andati fino in cielo, ma con sull’asfalto delle voragini di metri; e le voragini erano generalmente risolte con il classico cartello “strada dissestata, limite 20 orari”, quello che secondo i sindaci fa magicamente sparire le buche e le loro responsabilit√† civili e penali sugli incidenti.

Ma lì, le buche erano talmente aggressive e proterve che davvero ho avuto la sensazione di essere finito in una terra di nessuno e di ognuno per sé, dove lo Stato non esiste; e dire che i romani da millenni sanno che lo Stato è anche e innanzi tutto le strade.

C’entra? Non so, per√≤ ho avuto la sensazione che come esiste la profonda provincia padana, quella dell’imprenditore che va a puttane in Serbia e poi torna a infettare tutti, esista anche la profonda provincia romana, altrettanto lontana dalla civilt√† ma in modi diversi, e probabilmente anche pi√Ļ pericolosa.

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giovedì 14 Maggio 2020, 19:52

La torta di riso abbonda

Ho conosciuto Alice Salvatore da Genova nel 2014. C’erano le elezioni europee insieme alle regionali piemontesi, e organizzammo un grande comizio del M5S in piazza Castello per presentare i candidati. Lei venne su apposta fino a Torino e si present√≤ da noi scortata da un personal assistant (non ricordo chi fosse, spero un amico volontario, per√≤ le correva dietro come un consulente d’immagine), e piant√≤ una scenata unica perch√© secondo lei, visto che alle europee Piemonte e Liguria sono insieme, dovevamo darle il microfono in mano e farle fare mezz’ora di comizio alla folla per garantire una “competizione equa” per le preferenze. Mi scuso per aver privato i torinesi di quell’esperienza; sicuramente avrebbe conquistato migliaia di voti. In compenso, credo di essermi conquistato io un nemico interno (non che scarseggiassero).

Negli anni successivi io ero gi√† ai margini e piuttosto deluso, ma seguii a distanza tramite amici le sue performance liguri. Lascer√≤ ad altri, se vorranno, il racconto dei dettagli, ma la Salvatore si distinse da subito per la sua totale fedelt√† ai vertici e per la grande aggressivit√† nell’attaccare le persone che esprimevano una qualunque idea pensante e non allineata, a partire dallo storico consigliere genovese Paolo Putti.

Ottenuta candidatura ed elezione in Regione, il suo capolavoro furono le elezioni comunali genovesi del 2017, in cui “spintaneamente” prima Putti e poi Cassimatis furono fatti da parte per assegnare la candidatura a sindaco alla terza scelta Pirondini, da lei molto caldeggiato. Fu sempre pi√Ļ flop, e alla fine il M5S, pur veleggiando oltre il 30% alle politiche, non √® andato mai nemmeno vicino a conquistare n√© il sindaco n√© la Regione.

Arriviamo cos√¨ alle prossime elezioni regionali di quest’anno, dove evidentemente lei dava per scontato di essere di nuovo candidata a presidente, con la rielezione e lo stipendio assicurato per altri cinque anni; e aveva anche vinto la votazione tra gli attivisti su Russ√≤ (non una sorpresa, visto che quelli a cui lei non piaceva sono fuori dal Movimento da un pezzo).

Lo scenario politico per√≤ √® cambiato, e poco dopo Russ√≤ ha anche deciso che bisognava allearsi col PD, logicamente con un altro candidato presidente, che non fosse di nessuno dei due partiti. Dopo due mesi di congelamento da lockdown √® arrivata la sua risposta: da volto-selfie del M5S ligure senza mai una critica e pronta alla competizione elettorale, una improvvisa e profonda epifania l’ha portata in coscienza al dissidio totale verso il M5S di oggi, in cui non si riconosce pi√Ļ.

E così, ha deciso di candidarsi lo stesso a presidente, ma con un suo nuovo movimento politico, ripercorrendo ironicamente gli stessi passi degli esecrati Putti e Cassimatis, al tempo ampiamente accusati di tradimento.

Il movimento si chiama “IL BUONSENSO”, e come vedete nella foto la scritta e il tipo di caratteri nel simbolo sono circa gli stessi de “IL BUON RISO”, ha solo cambiato un paio di lettere. In linea con la sua nota modestia, il simbolo contiene anche il suo nome a caratteri cubitali e persino un disegno del suo volto. Cosa pensare? Come si usa dire in questi casi, il suo probabile destino √® il prefisso telefonico (zerodieci per cento).

Ma non riesco nemmeno pi√Ļ a incazzarmi: detto tra noi, chi se ne frega. Son solo qui a chiedermi come sia nata la maledizione di noi italiani, costretti invariabilmente, nonostante i tentativi, a subire un mondo politico che non ci disgusta nemmeno pi√Ļ, ma ci fa solo ridere amaro, sapendo che il buon riso √® ormai l’unica cosa che la nostra classe politica √® ancora in grado di darci.

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lunedì 27 Aprile 2020, 21:21

La cena dei cretini, con mascherina

Una ennesima prova del fatto che siamo governati da una banda di inetti è la vicenda delle mascherine, che vale davvero la pena di riassumere per bene.

Intanto, all’inizio hanno detto che le mascherine erano inutili, non servivano a niente, e voi stupidi cittadini smettetela con la psicosi da mascherine, per poi dopo due mesi ammettere che erano utili e anzi devono metterle tutti, per√≤ non lo potevano dire, e ancora non le rendono obbligatorie (a differenza di mezzo mondo fuori dall’Italia dove sono gi√† obbligatorie e facilmente disponibili), perch√© non sanno come assicurarle a tutti.

Le mascherine non ci sono perché due mesi fa hanno fatto la prima genialata: hanno imposto per legge che le Dogane potessero sequestrare tutte le mascherine in corso di importazione e darle alla Protezione Civile, in cambio di un indennizzo minimo che sarà pagato forse tra mesi.

Il risultato è che tutte le ditte italiane specializzate nel settore, che stavano per immetterne milioni sul mercato, hanno bloccato gli ordini: che senso ha pagare un fornitore cinese e pure il trasporto se poi, appena le mascherine arrivano in Italia, lo Stato se le prende gratis? Sarebbe solo buttar via i propri soldi.

Nel frattempo, la Protezione Civile, che avrebbe dovuto mettere in piedi l’importazione per tutti, era in difficolt√†: hanno provato a scrivere su Google “acquisto mascherine”, non √® uscito niente, allora hanno scritto “buy mascherins”, ma dopo vari tentativi sono arrivati solo su siti in cinese, e nessuno ci capiva niente.

Risultato, dopo un lungo periodo di blocco in cui la gente moriva, hanno permesso a chi sapeva farlo di ricominciare a importarle, passando al meccanismo degli appalti pubblici urgenti. Questo ha permesso almeno alle farmacie e agli ospedali di riuscire pian piano a procurarsele, anche se a prezzi elevati.

Intanto, gli appalti pubblici sono “casualmente” finiti in buona parte a scatole vuote dai proprietari misteriosi, che nell’oggetto sociale avevano tutt’altro, ma magicamente si son viste arrivare soldi pubblici per decine di milioni di euro, per poi dire “eh purtroppo le mascherine non arrivano, sono bloccate in Cina, ci spiace” – e nel frattempo tenersi i soldi.

Tra questi “imprenditori” c’√® l’ex presidente della Camera Irene Pivetti, che ha preso un appalto per 30 milioni di euro, ma non contenta per√≤, invece di consegnare le mascherine alla Protezione Civile, ne ha fatte finire diverse nelle farmacie liguri a prezzi da strozzinaggio; ed erano pure prive della certificazione.

Dopo due mesi, mentre gli italiani si sono arrangiati come potevano, arriva la nuova genialata: diciamo che tutti sono obbligati a mettere le mascherine, ma per evitare le proteste, fissiamo noi il prezzo per legge: 90 centesimi, anzi no, 50 centesimi, perch√© siamo il governo del popolo! Risultato: stamattina le mascherine sono immediatamente sparite dai negozi, perch√© chi le ha pagate al fornitore due euro l’una come pu√≤ venderle a cinquanta centesimi?

Al che oggi il governo ha precisato: no, scusate, pagheremo noi la differenza ai negozianti. Ma naturalmente a babbo morto! Non credo che vedremo riapparire le mascherine tanto presto, se non sottobanco; sono talmente inetti che son riusciti a riportare in Italia il mercato nero, una roba che non si vedeva dalla seconda guerra mondiale.

Ma in tutto questo tempo non hanno fatto l’unica cosa che andava fatta, cio√© – due mesi fa, non adesso – convocare le associazioni di categoria e dire a tutte le industrie del tessile che chi poteva si riconvertisse a fare mascherine, e che lo Stato avrebbe pagato i costi di riconversione e garantito volumi di acquisto adeguati. Questo avrebbe reso l’Italia autonoma e avrebbe permesso di mettere sul mercato mascherine a prezzo naturalmente basso, creando anche posti di lavoro in Italia. Ma no, quello era comunismo!

Non si possono indirizzare le imprese, salvo poi trovarsi dopo due mesi con l’epidemia che non passa anche per mancanza dei dispositivi di protezione individuale, e tentare di fare una manovra che √® molto pi√Ļ “comunista” di quella, ma che fallisce subito.

Che banda di incapaci…

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