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Archivio per la categoria 'Itaaaalia'


martedì 13 Aprile 2021, 09:14

La bella estate del 2020

Stamattina mi sono preso il tempo di scrivere un post lungo, ragionato e basato sui numeri a proposito delle riaperture estive. Qualsiasi cosa ne pensiate, vi prego di leggerlo fino in fondo prima di commentare.

Mi sono messo a scriverlo perch√© a proposito dell’estate vedo troppa faciloneria. Leggo: d’estate il virus non circola, l’anno scorso fino a settembre non ce n’era. Oppure: ma se l’anno scorso abbiamo fatto praticamente tutto quello che volevamo, vuoi che quest’anno coi vaccini non facciamo almeno lo stesso? Si dice: ma cosa aspetta il governo ad annunciare la riapertura di tutto da giugno? Nessuno concepisce l’idea di potersi trovare in zona rossa o anche solo gialla, coi ristoranti e le spiagge chiuse, fino ad agosto. Eppure, dal punto di vista strettamente sanitario sarebbe uno scenario realistico, e vediamo perch√©.

Cominciamo con lo sfatare alcuni miti sull’estate scorsa, grazie al grafico qui sotto. L’anno scorso, quando a inizio giugno si √® riaperta la mobilit√† tra regioni, avevamo circa 300 nuovi casi al giorno, circa 2000 a settimana. In termini del parametro usato oggi per i colori, avevamo 3 (tre) casi settimanali per 100.000 abitanti.

Per confronto, la soglia dell’attuale zona bianca, che dovrebbe dare il via libera a tutto, √® 50 casi per 100.000. Anche supponendo che l’estate scorsa ci sfuggissero molti pi√Ļ casi di oggi, parliamo di almeno un ordine di grandezza di differenza. Peraltro, l’unico esperimento di zona bianca coi parametri attuali √® stato un disastro: la Sardegna ha retto due settimane. Insomma, l’agognata zona bianca di oggi non ha “pochi casi”; sono comunque tanti.

In termini di andamento, l’anno scorso a giugno l’epidemia ha continuato a ritirarsi, ma non a grande velocit√†. All’ultima settimana di giugno, quando la gente ha finito di avere paura e ha ricominciato a girare davvero, la discesa si √® fermata e il trend si √® stabilizzato per un paio di settimane. Abbiamo segnato il minimo di sempre il 14 luglio, con 114 casi. Di l√¨ in poi, per√≤, √® subito partita la risalita esponenziale; a fine luglio avevamo 380 casi, a Ferragosto 629, il 23 agosto 1210. L√¨ abbiamo almeno chiuso le discoteche, e la risalita √® rallentata un po’, ma non si √® pi√Ļ fermata: 1733 casi il 4 settembre, 1907 il 18 settembre. Poi hanno riaperto le scuole e altra botta verticale: 2844 il 3 ottobre, 5724 il 10 ottobre. Il resto √® storia.

Morale: non √® affatto vero che d’estate il virus non circola, che il caldo lo uccide, che stando tutti all’aperto non c’√® pericolo. Probabilmente l’estate rallenta un po’ il contagio, ma una volta che riapri quasi tutto (comunque l’estate scorsa erano chiusi gli stadi, i concerti, le sagre) l’esponenziale riparte anche in piena estate. Qui stiamo gi√† parlando di riaprire gli stadi l’11 giugno: fate un po’ voi.

E’ indubbio che quest’anno ci sia una grande novit√†: i vaccini. Ma qual √® l’effetto dei vaccini sul contagio? Indubbiamente √® forte, come mostrano Israele e Regno Unito – ma solo se sono vaccinati quasi tutti. Peraltro, gli USA e il Cile dimostrano invece che anche a campagna vaccinale ben pi√Ļ avanzata della nostra √® possibile una nuova ondata, se si eliminano troppe restrizioni. Nessuno sa ancora bene come funzioni questo effetto in termini quantitativi, ma proviamo a fare un modello.

Supponiamo che il vaccino sia efficace all’80% a prevenire il contagio in ogni forma, anche asintomatica, considerando anche che molti quest’estate avranno avuto una sola dose e quindi che l’efficacia sar√† ridotta. Attualmente abbiamo dato almeno una dose a nove milioni di persone; realisticamente, a inizio giugno questo numero potrebbe essere arrivato attorno a venti milioni, forse venticinque se siamo molto bravi. In pratica, circa il 40% degli italiani avr√† una probabilit√† di contagiarsi ridotta dell’80%, il che – supponendo, cosa peraltro non vera, che questi italiani siano mediamente quelli che poi vanno in giro durante l’estate – vuol dire una riduzione della probabilit√† media di contagio di circa un terzo (0,8*0,4).

Questa √® una buona notizia se, come succede in questo periodo di restrizioni colorate, l’Rt √® poco superiore a 1; in questo caso, una riduzione di un terzo lo fa scendere sotto 1 e fa spegnere l’epidemia. Se per√≤ siamo in condizioni di liberi tutti e tutto aperto, con un Rt di 1,5, 2, 2,5, l’effetto √® al massimo quello di rallentare leggermente la crescita esponenziale. In altre parole, anche con la campagna vaccinale attuale, riaprendo tutto a inizio giugno √® molto probabile che l’epidemia ripartirebbe rapidamente, come successe l’anno scorso da met√† luglio in poi.

A inizio luglio, forse, potremmo essere arrivati a 30-35 milioni di vaccinati con almeno una dose, con una riduzione dell’Rt del 40%; a inizio agosto la riduzione potrebbe essere del 50%. Ma per un virus il cui R allo stato libero √® stimato attorno a 3, continuer√† a essere ancora troppo poco per eliminare tutte le restrizioni – anche se, da agosto, potrebbe bastare l’effetto delle mascherine, possibilmente FFP2, se solo tutti le portassero davvero.

C’√® per√≤ ancora un’altra obiezione: visto che l’anno scorso anche con epidemia in espansione abbiamo vissuto tranquilli fino a fine settembre, non potremmo fare lo stesso? Restiamo chiusi fino a inizio giugno, abbattiamo i casi, e poi gestiamo l’estate cercando di non farli risalire troppo e di arrivare a settembre-ottobre, contando che per allora si arrivi alla famosa immunit√† di gregge; nel momento in cui il fattore di riduzione dovuto ai vaccini superasse i due terzi, si dovrebbe avere Rt minore di 1 anche senza restrizioni e l’epidemia morirebbe.

Bene, allora quanti casi pensiamo di avere a inizio giugno? La settimana scorsa √® stata la prima in cui si √® visto un calo netto: 20% di nuovi casi in meno rispetto alla settimana precedente, per un totale di “soli” centomila nuovi infetti. Supponiamo di andare avanti cos√¨ per le sette settimane che ci separano da giugno; vuol dire una moltiplicazione per 0,8^7 = 0,21. In pratica, arriveremmo ad avere circa 21.000 casi settimanali, ossia circa 35 casi per 100.000 abitanti, sufficienti per la zona bianca ma dieci volte superiori a quelli con cui abbiamo riaperto tutto un anno fa.

Attenzione, per√≤; perch√© noi, invece di tenere duro, dopo una settimana abbiamo gi√† riaperto le scuole, con contestuale candida ammissione del ministro Speranza di come questo avr√† un effetto sui contagi. Entro un paio di settimane cominceremo a riaprire a furor di popolo i ristoranti e i teatri. Con questa prospettiva, √® difficile pensare che il calo continui a questo ritmo. Se supponiamo che il calo medio nelle prossime settimane sia del 10%, che comunque non √® poco, arriveremo a inizio giugno con oltre 50.000 casi a settimana, con l’Italia ancora prevalentemente gialla ma la gente gi√† con il canotto sul portapacchi della macchina.

Ma persino nel caso migliore, riaprire tutto a inizio giugno con 20.000 casi settimanali vuol dire comunque trovarsene magari nuovamente 100.000 a fine luglio. E poi che fai? Certo, i morti non dovrebbero essere molti e gli ospedali dovrebbero essere piuttosto liberi, avendo vaccinato gli anziani, ma bisogna essere pronti a cambiare completamente il nostro approccio.

Gi√†, perch√© alla fine di questa lunga disamina il messaggio dovrebbe essere chiaro. Non sappiamo niente di certo, e magari quanto sopra si riveler√† completamente sbagliato, e succeder√† qualche miracolo per cui davvero l’estate far√† sparire la malattia. Ma mettendo insieme un po’ di banale matematica e l’umore degli italiani, lo scenario pi√Ļ probabile √® che a giugno – o al massimo a luglio, se Speranza tiene duro – si apra comunque tutto, e ci si appresti per√≤ a una estate ben diversa dalla scorsa, con il covid in circolazione ovunque e centinaia di migliaia di italiani contagiati, molti asintomatici e in giro. In questo scenario, bisogna essere preparati ad abbandonare il sistema dei colori e a non chiudere niente in nessun caso, nemmeno con numeri che anche solo oggi provocherebbero la zona rossa scura con macchie scarlatte e bubboni neri, e nemmeno con, comunque, decine di morti al giorno, forse anche di pi√Ļ.

Probabilmente √® questo lo scenario che ha in mente il governo. Cio√© no, un pezzo di governo secondo me pensa davvero di tenere chiuso fin che non arriviamo a cento casi al giorno, ma sono dei pazzi e finiranno politicamente linciati entro breve. Ma per il resto, questa mi sembra la strada pi√Ļ probabile; capite per√≤ perch√© il governo esiti ad annunciarla apertamente, visto che comunque c’√® anche una grossa parte di Paese che si chiude in casa, invoca il manganello sui ristoratori e chiama i vigili se il vicino riceve due amici.

P.S. Come corollario, se avete pi√Ļ di sessant’anni io vi consiglio comunque di pianificare vacanze solo in luoghi ben isolati. Se non sarete vaccinati rischierete grosso, e se lo sarete, davvero volete rischiare di essere in quello sfortunato 5% su cui il vaccino ha poco effetto? Vedete voi.

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domenica 11 Aprile 2021, 10:03

Quella sedia me la tiro in testa

La pessima, dilettantistica reazione dell’Italia al sofagate di Ankara, ormai diventato un Draghigate, sta degenerando di ora in ora. Io spero ancora che l’Italia avesse un piano, che le parole di Draghi siano state ispirate dal ministro degli Esteri Di Maio nell’ambito di una strategia logica e ragionata, ma la logica non si vede apparire e dunque sembra sempre pi√Ļ credibile che siano venute fuori cos√¨, come chiacchiere da bar tra anziani, magari seguite a uno scambio di battute tra nonno Mario e nipote Gigi in una cena tra parenti davanti al telegiornale.

La situazione, insomma, sembra indicativa di quello che sembra essere un grosso problema di fondo, cio√® la disconnessione della classe politica italiana dalla realt√† del mondo, sia sul piano interno che sul piano esterno. Perch√© anche sul piano interno, permettetemi, le scene di donne PD che piazzano sedie vuote qua e l√† nelle sedi istituzionali sono pietose, primo perch√© non hanno capito che il problema non √® turco ma interno all’Unione Europea, e secondo perch√© a un paese sull’orlo della povert√† e di una crisi di nervi generale sai che gliene frega della sedia della Von der Leyen.

Ma √® sul piano esterno che questa vicenda, come quella con l’India per i mar√≤, come quella con l’Egitto per Regeni e Zaky, dimostra una arroganza non pari alle effettive possibilit√†. L’Italia si comporta come se alzare la voce servisse a mettere a posto quei Paesi, tipo “oddio s’√® incazzata l’Italia, sdraiamoci subito a porgere le nostre scuse o saranno casini”. La realt√† √® esattamente opposta.

Infatti, in termini geopolitici, l’Italia √® la ruota di scorta sgonfia dell’Europa, a sua volta junior partner della NATO; se a qualcuno di quei Paesi frega qualcosa di non far incazzare qualcuno, o se ha un problema con l’Occidente e lo vuole risolvere, va a parlare con Washington, Londra, Berlino e Parigi; oppure va a parlare con Mosca e Pechino e chi se ne frega pi√Ļ dell’Occidente. L’Italia, invece, √® il perfetto Paese scendiletto: non conta un cazzo, ma √® un Paese altamente simbolico da prendere a schiaffi per dimostrare forza e indipendenza (per i paesi islamici, c’√® persino il bonus Papa).

E cos√¨, pi√Ļ noi apriamo bocca e pi√Ļ finiamo per pagare risarcimenti all’India, per far tenere Zaky in carcere proprio per il gusto di farlo, e adesso per prendercela nel posteriore con le commesse militari alla Turchia, che i nostri amici europei saranno ben lieti di prendere al nostro posto. Per√≤ noi gliene abbiamo dette quattro eh! Wow, siamo il Paese dei diritti!

Dunque √® facile prevedere che noi, con le nostre pezze al culo, di riffa o di raffa finiremo per indietreggiare, giusto in modi e tempi che ci permettano di salvare un po’ la faccia. Del resto, non si capisce nemmeno come chiamare Erdogan un dittatore dovrebbe facilitare una eventuale transizione turca a un nuovo assetto di potere. A dire il vero, non si capisce proprio cosa diavolo stessimo cercando di fare.

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domenica 7 Marzo 2021, 10:10

In sostanza, i Lordi erano meglio

Il mattino dopo Sanremo 2021, posso dire che l’old grey whistle test l’hanno vinto i due tizi con la pattinatrice a rotelle. Il festival invece l’hanno vinto i Maneschi, Naziskin, insomma quei l√¨, gente che piacerebbe di sicuro molto ad Axl Rose, per√≤ non l’Axl Rose dell’epoca, ma quello grasso e bolso di adesso.

Noi torinesi, granata e No Tav portiamo comunque a casa il premio della critica ed √® un bel risultato, anche se pure al quarto ascolto non sono ancora riuscito a capire completamente tutto quello che dice (vai un po’ pi√Ļ piano per noi vecchi, e che diamine!).

Si potrebbe aggiungere che il secondo posto di Fedez è un insulto al bel canto e anche al brutto canto, ma lui non ha nemmeno cantato e quindi avrebbe dovuto fare la fine della Osella-Stievani-Rosadeimobili di Formula 1: fuori alle qualifiche del venerdì.

Ma alla fine la cosa pi√Ļ triste di tutto il Sanremo 2021 √® che gli unici che sapevano davvero cantare, sia in gara che tra gli ospiti, avevano almeno settant’anni; con l’aggravante che Mauro Ferrara degli Extraliscio, a parte la serata delle cover, era confinato alle seconde voci, anche se loro restano l’unica proposta interessante del festival e gli unici che vorrei vedere in un concerto dal vivo (in teoria vedrei volentieri anche Gazz√®, ma ormai ripete sempre lo stesso pezzo arrangiato sempre nello stesso modo, quindi mi sa che √® meglio rimettere su i suoi primi dischi).

Riassumendo, un Sanremo sempre pi√Ļ stanco gioca la carta Lordi con 15 anni di ritardo sull’Eurofestival; chiss√† se gli salver√† la vita. I Lordi, comunque, erano meglio.

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lunedì 1 Febbraio 2021, 13:57

Di regole e rischi di contagio

Vi chiedo perdono se questo post sar√† un po’ lungo, ma spero che vi sar√† anche utile a capire come funziona (o dovrebbe funzionare) la gestione di una pandemia. Nasce dal fatto che l’interessante discussione di ieri su Facebook sulla messa e sulle distanze in chiesa mi ha fatto accorgere di una cosa che non avevo ancora focalizzato.

Personalmente, durante questa pandemia, distinguo ci√≤ che √® pericoloso da ci√≤ che non √® pericoloso in base alla lettura regolare di report e articoli scientifici. Spesso, come √® normale, i report si contraddicono un po’, ma ormai, dopo un anno, sappiamo con buona certezza diverse cose:

  • i contagi all’aria aperta sono molto improbabili, a meno che non ci si fermi a parlare con un positivo senza mascherina, o non si attraversi la nuvola di uno che ha appena tossito senza mascherina, o non si stia per mezz’ora tutti pigiati; del resto, nonostante i moralismi sui giornali, nessuno ha ancora mostrato legami statistici evidenti tra maxi assembramenti in piazza e forti ondate di contagi nella zona;
     
  • i contagi da superficie, toccando un oggetto su cui qualcuno ha lasciato del virus, sono altrettanto improbabili, anche se su questo i dati sono minori ed √® comunque provato che il virus resiste per diversi giorni sulle superfici a temperatura ambiente, e ben di pi√Ļ a bassa temperatura (da qui i contagi nei mattatoi);
     
  • le situazioni di pericolo sono dunque principalmente quelle in cui si sta al chiuso per un periodo di tempo superiore a, diciamo, dieci minuti (c’√® chi dice 5, c’√® chi dice 15), e nella stanza c’√® o c’√® appena stato un infetto;
     
  • la probabilit√† di infettarsi dipende sia dall’efficacia della mascherina dell’infetto, sia dal tempo di permanenza, sia da quanto l’infetto √® malato, in quanto alcune persone “super-spreader” emettono cariche infettive molto superiori alle altre, e pare che il 20% dei malati sia responsabile dell’80% dei contagi o gi√Ļ di l√¨; dipende anche da cosa fa l’infetto, perch√© respirare normalmente emette relativamente poche particelle, mentre parlare (in particolare dicendo lettere tipo p e t), e ancora di pi√Ļ gridare o cantare, e ancora di pi√Ļ tossire, provoca una emissione di fiotti di particelle potenzialmente infette;
     
  • al chiuso, il fatto di mantenere le distanze √® relativamente poco rilevante; la distanza minima di sicurezza, misurata sulla ricaduta di particelle sputate, sarebbe due metri (mentre noi, a differenza di altri paesi, ne abbiamo imposto uno, che √® di suo insufficiente), ma va bene solo se non c’√® circolazione d’aria; bastano una corrente d’aria o un condizionatore per trasportare le particelle anche a 5, 10, 20 metri di distanza attraverso una sala o un ufficio, come nel famoso diagramma del ristorante di Wuhan che vedete sotto, tanto che c’√® anche chi dice che aerare le stanze con le persone dentro sia controproducente;
  • per questo, gli ambienti pi√Ļ pericolosi sono quelli chiusi in cui la gente “emette” particelle senza mascherina (ristoranti), in cui c’√® tanta gente rispetto al volume, o in cui il ricambio d’aria √® minimo (tipo un ascensore, se uno ci stesse dentro pi√Ļ di un minuto).

In base a tutto questo, io stimo il rischio di quello che sto per fare e mi comporto di conseguenza, decidendo se accettarlo o meno e come proteggermi.

Ieri ho invece scoperto un sacco di gente che applica un principio piuttosto diverso: se una cosa √® permessa dalle regole √® certamente sicura, altrimenti √® molto pericolosa. Quindi, tu spieghi che c’√® una situazione di pericolo e loro rispondono “quindi sono state violate le regole?”, tu dici che le regole erano rispettate e loro rispondono “allora certamente non c’√® pericolo”.

Ora, non so bene come si faccia a essere ancora convinti di questo a fronte del fatto che le regole cambiano ogni settimana, e che cose indicate fino a un minuto prima come vietatissime sono d’incanto permesse o viceversa. Il punto delle regole restrittive infatti non √® distinguere ci√≤ che √® sicuro da ci√≤ che √® pericoloso, ma gestire il rischio in maniera statistica.

Infatti, il numero di contagi ogni giorno è pari al numero di persone infette in circolazione moltiplicato per il rischio medio di contagio delle attività che fanno (rischio medio che si riflette direttamente sul famoso Rt). Immaginate di avere un tabellone in cui a ogni attività è associata una probabilità di contagio: sarà un insieme di valori sparsi per tutto il campo tra zero (nessun rischio) e uno (contagio sicuro). Permettendo o vietando una attività, in funzione anche di quanto tale attività è frequente, si altera il rischio medio complessivo delle attività di tutti.

Per questo motivo, se diminuisce il numero di persone infette in circolazione si possono permettere attivit√† pi√Ļ rischiose, facendo risalire un po’ il rischio medio; viceversa, durante i momenti di picco bisogna ridurre il rischio medio vietando attivit√† anche meno rischiose.

Naturalmente, un paese efficiente avrebbe un tracciamento efficiente e saprebbe stimare almeno un po’ il fattore di rischio di ciascuna attivit√†. In Italia, invece, non si faceva bene il tracciamento nemmeno quando i casi erano dieci, figuriamoci oggi. Infatti, il governo non √® mai stato in grado di produrre dati precisi su dove e come avvengono davvero i contagi; ogni tanto qualche ministro fa una sparata, citando vaghi numeri senza fonte purch√© utili alla sua propaganda. Ma i dati veri non sono mai stati pubblicati e non sono nemmeno emersi di straforo, segno che essenzialmente non ci sono proprio.

Per questo, le nostre scelte su cosa chiudere e cosa aprire vanno un po’ per imitazione di altri paesi pi√Ļ organizzati (vedi l’ansia di inseguire Merkel prima di Natale), parecchio per le fisime dei decisori e dei media, a cui “pare” che una cosa sia pericolosa e lo ripetono fin che non diventa ufficialmente tale, e molto per scelta politica, in base a chi accontentare e chi scontentare e ai costi in termini di consenso, prima ancora che economici.

In conclusione, non c’√® dubbio che le regole siano utili e che vadano generalmente rispettate, e che nell’aggregato siano importanti per contenere la pandemia, ma riferirsi alle regole per capire cosa sia sicuro e cosa no non √® una grande idea; men che meno la conclusione completamente errata a cui spesso arriva chi lo fa, cio√® che la gestione della pandemia sia una questione di polizia, e che tutto si risolverebbe militarizzando le strade e le case in modo che tutte le regole siano rispettate alla lettera, cosa che secondo loro farebbe certamente scendere a zero i contagi.

Quando si discute invece di quanto un determinato comportamento sia davvero pericoloso, √® bene invece lasciare stare le zone colorate del momento, e riferirsi soltanto alla meccanica di spostamento di piccole goccioline piene di virus; anche perch√© il virus non ha preferenze politiche n√© riguardi costituzionali, e si limita a spostarsi nell’aria e riprodursi pi√Ļ che pu√≤.

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sabato 2 Gennaio 2021, 10:54

La maledetta password dello SPID di Poste

Stamattina ho aperto l’app IO per vedere alla fine quanto cashback ho accumulato. Diversamente dal solito, per√≤, l’app mi ha detto che il mio login era scaduto e mi ha chiesto di rifare un login con SPID.

Tuttavia, a differenza di tutti gli altri login SPID, questo non avviene tramite QR code e/o impronta digitale nell’app PosteID; bisogna inserire a mano username e password.

Ovviamente, siccome questo √® l’unico login SPID che richiede di inserire esplicitamente la password, io non ricordavo pi√Ļ la password dello SPID.

Normalmente io uso un set di password base e di loro varianti che ricordo a memoria, diverse a seconda del livello di sicurezza, e che generalmente memorizzo nel browser, a sua volta protetto da una password unica. Ovviamente, però, non memorizzo nel browser la password dello SPID (o della banca o di altri servizi cruciali).

Tuttavia, quando si cerca di scegliere una password per lo SPID di Poste, si riceve un set di requisiti assolutamente folle (nell’immagine qui sotto).

In pi√Ļ, PosteID obbliga a cambiare la password regolarmente: una pratica che era ritenuta sicura 10-15 anni fa, ma che √® stata generalmente abbandonata perch√© l’unico risultato √® che la gente non si ricorda mai la password del momento e, oltre a intasare tutti i sistemi di recupero e rimanere regolarmente chiusa fuori dal proprio account, finisce per scriversi la password da qualche parte.

I requisiti di PosteID sono talmente complicati che anche se nel proprio set di password ricordate a memoria ce ne fossero alcune che ci entrano, al secondo o terzo cambio forzato non le si pu√≤ pi√Ļ utilizzare, nemmeno con delle varianti.

Insomma, l’unica cosa possibile con le attuali policy di PosteID √® davvero scriversi la password su un pezzo di carta in casa o nel portafoglio, una cosa potenzialmente ben pi√Ļ pericolosa di memorizzare una sola password (non banale) mantenuta nel tempo. Anche perch√© poi, quando recuperi l’appunto scritto, se sei poco ordinato pu√≤ succedere che non sia veramente la password attuale, e che tu rimanga chiuso fuori lo stesso.

Comunque, mi pare strano che non sia possibile avere su Android una interfaccia applicativa con cui l’app IO chiede l’autenticazione all’app PosteID, che la chiede all’utente con l’impronta digitale come per tutti gli altri servizi. Spero che il moloch informatico parastatale riesca prima o poi a sistemare pure questo.

(Ah, comunque ho accumulato 48 euro di cashback in 20 transazioni.)

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sabato 19 Dicembre 2020, 08:46

In memoria di San Giuseppi

Quest’uomo, Giuseppi Conte, l’abbiamo fatto impazzire. L’hanno fatto impazzire i partiti della sua maggioranza, ognuno dei quali aveva da piantare una piccola bandiera per un proprio gruppo elettorale, ottenendo una deroga per i barbieri pugliesi sotto i 45 anni o per gli abitanti dei paesi di mezza montagna in condizione disagiata. E l’hanno fatto impazzire gli italiani, all’inizio ligi e solidali, poi, a ogni nuovo giro di norme sempre pi√Ļ irrazionali e incomprensibili, dediti – in maniera pi√Ļ che giustificata dal crescente, tragico ridicolo della situazione – alla grande arte italiana di trovare il modo di arrangiarsi lo stesso; e se gli italiani vogliono arrangiarsi, il modo lo trovano.

Cos√¨, da giurista, Conte ha partorito nei mesi un capolavoro di azzeccagarbuglismo che sar√† studiato per anni nelle facolt√† di diritto, con strati di DPCM e di decreti legge impilati a lasagna con in mezzo besciamelle di FAQ e di interpretazioni in conferenza stampa. Conte ha fatto quel che sa fare meglio: non lo statista, ma l’avvocato cavillista.

L’effetto, alla fine, √® cosa nota: troppe regole vogliono dire nessuna regola, e di fatto bisogner√† affidarsi al buon senso, sia della gente che delle forze dell’ordine chiamate a scoglionarsi in un gelido Natale di posti di blocco, a cui gli italiani sono gi√† pronti a rispondere mandando il nonno in avanscoperta per individuare i militi e poi segnalare via SMS, su un telefono dai tasti belli grossi, il momento in cui la strada √® libera.

Ma se tanto bisognava affidarsi al buon senso, sarebbe stato molto meglio avere al governo uno statista, invece che un avvocato cavillista; qualcuno che potesse guidare gli italiani con l’esempio e con la credibilit√†, con regole di tre righe dette guardando la gente negli occhi. Non √®, purtroppo, la classe politica che abbiamo (opposizione compresa).

E quindi, la fine di Conte √® segnata: con la popolarit√† a picco (calata dal 70% di aprile al 26% di oggi, e vedrete la settimana prossima) √® diventato una macchietta per meme divertenti, come quello qui sotto, o per prime pagine sardoniche come quella di Repubblica (“Aggiungi due amici a tavola”: non si √® mai vista Repubblica perculare cos√¨, a nove colonne, il capo di un governo del PD). Il meme sembra esagerato, ma poi provate voi a riassumere il decreto legge 18 dicembre 2020 numero 172; anche in una versione semplificata, suona cos√¨:

“Lo spostamento massimo in due, pi√Ļ eventuali figli sotto i 14 anni e disabili non autosufficienti, in una abitazione nella stessa regione √® consentito in tutti i giorni dal 24 al 6 (rossi e arancioni), per una sola abitazione al giorno. Lo spostamento dai comuni piccoli (sotto i 5000 abitanti) per 30 km, anche fuori regione, ma non verso un capoluogo di provincia, √® consentito solo nei giorni arancioni.”

Spiace, eh (ammiro molto, seriamente, il senatore Gabriele Lanzi che ieri sera era in giro sui social a rispondere a tutti), ma il governo giallorosso √® socialmente alla frutta: e forse, una amara risata collettiva l’ha gi√† seppellito.

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giovedì 26 Novembre 2020, 18:38

Un discorso razionale contro le restrizioni inutili

La discussione sullo sci e sulle vacanze natalizie, solo temporaneamente nascosta da Maradona, non √® ancora arrivata alla fine; adesso, secondo i giornali, il governo pensa di nuovo di bloccare gli spostamenti e di vietare di andare in montagna persino da soli. Lo sci, in particolare, √® l’ennesimo capro espiatorio trovato dalla politica per nascondere le proprie responsabilit√†, la propria incapacit√† di definire e far rispettare regole logiche e efficaci; eppure, sembra essere di moda criticare anche solo l’idea che ci si possa divertire in questo periodo.

A me questo approccio sembra assurdo, e se lo sembra anche a voi, ecco una comoda guida a come rispondere ad affermazioni che nell’ultima settimana sono state ripetute all’infinito.

“Lo sci √® pericoloso, poi con gli infortuni si intaserebbero gli ospedali!”
A parte che l’attivit√† di gran lunga pi√Ļ pericolosa per gli infortuni √® stare in casa a cucinare o fare lavoretti, le regole per√≤ permettono di andare per divertimento in bicicletta o a fare una corsetta. In zona rossa √® permesso persino il free climbing, se stai in un Comune che ha una palestra di roccia all’aperto. Sono tutti sport che, dicono le statistiche, hanno tassi di rischio comparabili o superiori a quelli dello sci. Che cavolo ha fatto lo sci di male per essere trattato diversamente da tutti gli altri sport individuali?

“Eh ma lo sci √® una roba da gente della Torino e Milano bene! Allora non √® vero che c’√® crisi se la gente ha i soldi per sciare!”
Ok, ho capito cosa ha fatto lo sci di male: costa ed √® considerato una roba da ricchi, quindi per principio immorale. Ma lo sci non √® solo questo, √® anche la vita di molte zone di montagna che hanno solo quello per sopravvivere e non spopolarsi; e in montagna c’√® molto altro da fare oltre allo sci, quindi non √® nemmeno accettabile bloccare del tutto gli spostamenti verso le montagne perch√© se no la gente va a sciare. Quanto alla crisi, per fortuna che non ha portato in miseria tutto il Paese e che c’√® ancora gente che pu√≤ spendere qualcosa, se no avremmo problemi ancora pi√Ļ gravi di quelli che abbiamo.

“Ma non √® credibile che gente che l’anno scorso dichiarava di guadagnare mille euro al mese oggi dichiari di perderne ventimila!”
Non è credibile nemmeno che una persona adulta non sappia distinguere tra utile, fatturato e spese di una attività economica, eppure nel tuo caso evidentemente è così.

“Ma ti pare che in piena pandemia si debba pensare alle vacanze? Infatti le altre attivit√† di divertimento, come i cinema e le discoteche, sono state fermate!”
Le altre attivit√† di divertimento sono ferme perch√© si svolgono in luoghi chiusi con molte persone insieme, non perch√© sono di divertimento. L’idea che non ci si debba divertire fin che c’√® la pandemia √® piuttosto allucinante.

“Invece no, bisogna smettere di pensare al divertimento! Parlate di sci mentre oggi sono morte centinaia di persone, vi vadano di traverso i bastoncini, infami!”
Mi sfugge davvero il legame logico: le centinaia di persone mica sono morte perch√© sono andate a sciare, sono morte per via dei comportamenti di un mese fa. La questione √® se lo sci o la vacanza tra un mese possano aumentare significativamente il numero dei contagi oppure no. Per il resto, seriamente: la gente muore sempre, dappertutto. Ogni giorno nel mondo muoiono circa 150.000 persone, e quest’anno grazie al covid se ne sono aggiunte circa altre 4.000. I lutti fanno parte della vita, toccano a tutti, ma questo non vuol dire che tutto il mondo debba passare tutta la vita in lutto.

“Ok, ma oggi in Italia sono morte 750 persone! E’ come se fossero caduti due jumbo jet!”
Ok, ma ogni giorno in Italia nascono anche mediamente 1200 bambini! E’ come se fossero nati tre jumbo jet! (Scusate la risposta altrettanto insensata.)

“Teniamo le scuole e i ristoranti chiusi e invece permettiamo attivit√† inutili e di puro divertimento!”
Certo, le permettiamo perch√© hanno un profilo di rischio pi√Ļ basso delle scuole e dei ristoranti. Non si capisce perch√© o a che titolo dovremmo vietarle. Una delle peggiori stupidaggini della gestione dell’epidemia di questo governo √® quello di introdurre spesso divieti senza alcun tipo di correlazione logica con il rischio di trasmissione del virus che le attivit√† vietate comportano effettivamente, a partire dal divieto di uscire dal proprio Comune. In un paese civile, si pu√≤ vietare solo ci√≤ che presenta una ragione chiara che giustifichi il divieto, non quello che non piace al governo del momento.

“Non possiamo permettere attivit√† che rischiano di creare anche solo un contagio e un morto in pi√Ļ!”
Veramente permettiamo quotidianamente e da sempre di andare in macchina, di bere alcool, di fumare, di fare lavori usuranti in ambienti malsani o pericolosi, di correre sui veicoli in un circuito e di lanciarsi col paracadute dai grattacieli, anche se queste attivit√† provocano ogni anno numeri di morti significativi, in certi casi ben superori a quelli del covid. Ovviamente bisogna prendere tutte le precauzioni possibili per limitare i rischi, ma le attivit√† a rischio zero sostanzialmente non esistono e l’umanit√† non si √® mai fermata per questo.

“Ma allora liberi tutti e facciamo finta di niente?”
No, nessuno ha detto che il covid-19 non esiste, che non si debbano limitare le attività e prendere precauzioni, o che si possa passare il Natale in discoteca. Semplicemente si può fare come altri paesi europei, cioé trovare regole che limitino il rischio ed evitino gli assembramenti. Per esempio, per lo sci si può ridurre la capienza, eliminare le code in biglietteria, garantire le distanze e chiudere i punti di ritrovo al chiuso dove si genererebbero affollamenti. Questi sono i provvedimenti già presi in Svizzera e in Austria, dove le piste stanno riaprendo senza tanti drammi. Basta poi sbattersi a farli rispettare.

“Ma non si pu√≤ andare a sciare senza assembrarsi! La cabinovia √® al chiuso! E poi uno va in montagna ma poi deve andare in albergo, a mangiare al ristorante, a fare l’aperitivo…”
Ci sono stazioni sciistiche che non hanno neanche una cabinovia, solo seggiovie e skilift; e comunque, il tempo di permanenza in una funivia √® limitato, certamente pi√Ļ quello che in un negozio o in una metropolitana, la capienza pu√≤ esserlo altrettanto, e l’aria pu√≤ essere cambiata semplicemente tenendo i finestrini aperti. Quanto alle attivit√† dopo lo sci, in realt√† parecchia gente va a sciare in giornata dalle citt√†. Molta altra gente va in montagna in una seconda casa, sua o affittata; mangia a casa, sta per conto suo e poi va a sciare. Dal punto di vista economico ovviamente sarebbe meglio per le comunit√† locali se fossero aperti anche gli alberghi e i ristoranti, ma questo dipende dalle normali regole in vigore in tutta Italia.

“Ma non ha senso riaprire i ristoranti a Courmayeur e non a Milano!”
Infatti tutta la discussione nasce dal presupposto che l’Italia stia per ritornare uniformemente zona gialla, quindi con ristoranti aperti normalmente a pranzo e per l’asporto a cena, sia a Courmayeur che a Milano. Ovviamente i ristoranti devono essere trattati tutti allo stesso modo, anche se, come detto, c’√® un sacco di gente che va a sciare senza aver bisogno dei ristoranti aperti. D’altra parte, non si capirebbe nemmeno perch√© concedere di andare al ristorante a Milano e non a Courmayeur, a meno che Courmayeur non vi stia sulle scatole pi√Ļ di Milano.

“Allora va bene per√≤ facciamo che se uno si fa male sciando poi non lo soccorriamo!”
Allora non soccorriamo nemmeno chi si è preso il cancro fumando o chi si schianta in macchina, ok? Anzi, a me non piacciono i pitbull, quindi facciamo che se uno viene morso da un pitbull impazzito lo lasciamo lì sanguinante, mi raccomando! Aveva solo da non prendersi un pitbull!

“Comunque non mi hai convinto! Ti aspetto a febbraio, quando ci sar√† la terza ondata e sar√† tutta colpa della gente come te che ha spinto per andare a sciare!”
Intanto, io non scio da vent’anni e non ci andr√≤ nemmeno stavolta (spero semplicemente di poter passare il periodo natalizio in casa in montagna invece che a Torino), per√≤ frequento la montagna e mi d√† fastidio vederla maltrattare come una appendice inutile del resto d’Italia, specie confrontando con il trattamento di favore ricevuto dalle spiagge del centro-sud in estate, con tanto di vacanze a spese dello Stato. Dopodich√©, quasi certamente a febbraio ci sar√† una terza ondata, ma prima di dire che √® lo sci a causarla ci andrei piano; mi sembra pi√Ļ probabile che la possa causare l’assembramento nei negozi o un eventuale giro di cenoni al chiuso con venti persone per volta.

“Non √® vero, le spiagge estive aperte hanno causato la seconda ondata!”
Mi sembra una teoria un po’ strana, hai dei dati a supporto? No, perch√© la crescita esponenziale e ubiqua della seconda ondata √® iniziata due settimane dopo che sono state riaperte le scuole, non due settimane dopo le feste di Ferragosto. Sono tutte ipotesi abbastanza campate in aria, ma se proprio dovessi ipotizzare una causa specifica…

“Appunto, sarebbe meglio tenere tutto chiuso fino ad aprile, altro che cenoni e shopping natalizio!”
Per quanto mi riguarda potrei anche essere d’accordo, per√≤ capisco che sarebbe un disastro epocale per categorie gi√† alla canna del gas: √® facile dirlo quando sei un dipendente pubblico e la tua maggior preoccupazione √® organizzare uno sciopero il 9 dicembre perch√© il 4% di aumento non ti basta, √® meno facile quando sei un operaio in cassa integrazione dalla primavera e aspetti ancora che l’INPS ti paghi quella di luglio, o quando senza riaprire il negozio non sai pi√Ļ come pagare le bollette di casa e il governo ti promette “ristori” che arrivano poco e tardi o non arrivano proprio, e in pi√Ļ ti prende anche per il culo regalando 500 euro a testa anche a gente senza problemi economici perch√© si compri la bici da corsa nuova. Detto questo, il punto √® un altro: se si decide di riaprire i negozi, i ristoranti e pure le chiese per le messe collettive, non si capisce perch√© gli unici sfigati debbano essere quelli che vivono di sport invernali all’aperto in montagna. Cosa hanno fatto di male?

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lunedì 23 Novembre 2020, 09:12

Il deposito pieno di tasse

Ho letto sui giornali della petizione di un gruppo di professori universitari torinesi a favore di una tassa patrimoniale sui “paperoni”, anche se poi nel testo si parla anche di una patrimoniale per tutti, ricchi o meno.

Ora, ho grande stima per il professor Terna (meno per alcuni altri firmatari), ma la premessa della petizione non si può proprio leggere.

Innanzi tutto, non si pu√≤ leggere perch√© √® evidente (a maggior ragione in epoca di Recovery Fund) che quel che manca allo Stato adesso non sono i soldi, ma la capacit√† di spenderli in maniera utile ed efficiente. L’ultima cosa che ci serve √® un’altra tassa per pagare altri bonus bici, altri banchi a rotelle, altre Alitalia e altri redditi di cittadinanza a gente che spaccia o che lavora in nero: prima lo Stato impari a spendere, e poi pu√≤ venire a chiedere altri soldi.

Poi, mi piacerebbe sapere come potrebbe funzionare in pratica una tassazione della ricchezza finanziaria, e chi colpirebbe davvero. Di sicuro non colpirebbe i “paperoni”, che i soldi li hanno all’estero e/o li hanno sotto forma di quote societarie spesso nemmeno commerciabili (a meno che non pensiamo all’esproprio proletario, ossia ogni anno il 5 per mille della Ferrero diventa “nostro” fin che non l’abbiamo espropriata tutta).

Colpirebbe invece chi ha messo dei risparmi da parte, come se risparmiare invece di buttar soldi in puttanate fosse una colpa da punire. La proposta √® lo 0,8% per il 10% pi√Ļ ricco delle famiglie: peccato che siamo un Paese in cui risulti in quella fascia se guadagni quello che in Europa √® lo stipendio di un neolaureato (non so a che titolo i proponenti li chiamino “paperoni”). Chiss√† dove sono tutti gli altri soldi; di sicuro non in mano a chi paga le tasse e tiene i suoi risparmi ben in vista in banca, cio√© al target di questa misura.

Ad ogni modo, con una aliquota del genere – non una tantum, ma annuale! – ogni vent’anni se ne andrebbe via un sesto dei risparmi solo in tasse: a parte qualsiasi considerazione etica su un esproprio di tale portata, credo che il giorno dopo vedremmo in televisione la pubblicit√† delle fiduciarie in Lussemburgo, o degli immobili da reddito in Portogallo o in Croazia.

Ma poi, l’odiosit√† sociale della proposta √® ben riassunta dall’ultima frase della premessa: “chi ha “solo” 20.000 euro in banca dovrebbe pagare 100 euro l’anno”. Questa frase d√† davvero la sensazione che per quelli che fanno questa proposta, tutti professori universitari che guadagnano migliaia di euro al mese da stipendi pubblici ipergarantiti, 20.000 euro di risparmi e 100 euro di tasse siano una mancetta trascurabile: “dott√≤, che te stai a lamenta’ pe’ 100 euro?”. Chi magari si √® dovuto sudare quei 20.000 euro in anni di sacrifici da precario o da imprenditore di se stesso, invece… paga cento euro l’anno, che servono anche a coprire quegli stipendi, e sta zitto.

In questo Paese c’√® una dicotomia da affrontare urgentemente, s√¨. E’ quella tra chi si deve guadagnare da vivere con le proprie forze sapendo che al primo rovescio saranno tutti cavoli suoi, e chi ha gi√† un mondo di garanzie, finanziate dai soldi degli altri, e passa il tempo a pensare a come farsene pagare di nuove. Sar√† mica che i veri “paperoni” sono loro?

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venerdì 30 Ottobre 2020, 08:56

Ho provato a comprare la fibra di Sky e Openfiber Рed è stato un disastro

EDIT: Dopo aver pubblicato questo post il venerd√¨ mattina, grazie anche all’interessamento di alcuni che l’hanno letto, in poche ore sono stato ricontattato da Sky e il luned√¨ pomeriggio avevo la mia fibra installata e funzionante – e adesso sono pi√Ļ che soddisfatto del servizio. Grazie a tutti :)

Non mi piace parlare troppo di problemi personali, ma quella che mi sta capitando √® una vicenda emblematica di come l’Italia, alla fine, sia un Paese la cui digitalizzazione √® senza speranza. Mi scuso se il racconto sar√† lungo e dettagliato, ma non temete: √® talmente assurdo che diventa tristemente divertente.

Tutto comincia tre settimane fa, quando decido di pensionare il mio vecchio ADSL di casa (nonch√© di lavoro, vista la situazione generale) e sostituirlo con la fibra FTTH di Openfiber, dal cui sito risulto coperto. L’occasione √® il lancio di Sky Wifi, la nuova martellante e fantasmagorica offerta fibra di Sky; essendo da oltre un decennio cliente del satellite, mi offrono sei mesi gratis senza impegno. Perch√© no, mi dico. Quel che segue √® un girone infernale di cui, dopo tre settimane, non si vede la fine – e nel frattempo presto rester√≤ senza Internet.

Mer 7/10, ore 10:45
Ho deciso, compro la fibra! Vado sul sito Sky, leggo l’offerta, clicco “chiamami”.

Mer 7/10, ore 10:50
Prontamente ricevo una telefonata. E’ una gentile signorina che, con apprezzabile trasparenza, per 25 minuti mi legge tutte le clausole del contratto e registra il mio assenso. Alla fine bisogna fissare l’appuntamento per l’installazione della fibra, e chiedo se posso scegliere il giorno; lei mi dice che non si pu√≤, per√≤ posso indicare i giorni in cui non sono disponibile; escludo venerd√¨, luned√¨ e mercoled√¨. Chiedo anche se la disdetta del vecchio contratto √® automatica; lei mi risponde che dovrebbe essere cos√¨, ma mi dice anche di mandare “per sicurezza” una mail al vecchio provider, perch√© molti ci provano e continuano a fatturare.

Mer 7/10, ore 15:40
Arriva una mail da Sky: siamo pronti a installarti la fibra, saremo da te sabato mattina! Io trasecolo: nessuno mi aveva parlato di sabato, quel giorno sarò fuori Torino.

Mer 7/10, ore 15:50
Chiamo il 170 (servizio clienti Sky). Chiedo di spostare l’appuntamento, la signorina mi propone marted√¨ alle 8:30. Io dico: s√¨, potrebbe andare, nel frattempo apro il calendario, verifico, in realt√† ho un problema, quindi rispondo: anzi no, facciamo gioved√¨. Nel frattempo per√≤ la signorina ha gi√† cliccato e confermato marted√¨ alle 8:30, allora deve rifare tutto un’altra volta, ma poi ce la facciamo: fissiamo gioved√¨ 15/10 alle 8:30.

Mer 7/10, ore 16:40
Visto che l’appuntamento √® fissato e confermato, come da istruzioni, mando la mail al vecchio provider (Isiline) annunciando il passaggio ad altro operatore. Mi rispondono che no, vogliono una raccomandata o una PEC. Mando anche la PEC.

Mer 7/10, ore 19:30
Trovo una chiamata persa dallo 02 4954 5385 (ero sotto la doccia). Chiss√† cos’√®. Richiamando non succede niente.

Gio 8/10, ore 8:30
Arriva una nuova, entusiastica mail di Sky: ti confermiamo il tuo appuntamento per sabato mattina, mancano solo due giorni! Bestemmio.

Gio 8/10, ore 10:00
Richiamo il 170. Mi accoglie una voce registrata: “benvenuto Vittorio Bertola, ti ricordiamo il tuo appuntamento fissato per marted√¨ mattina alle 8:30!” Rido nervosamente. Alla fine parlo con un operatore, che controlla e mi dice: no √® tutto a posto, le confermo gioved√¨ prossimo alle 8:30, ignori qualsiasi messaggio che dica altrimenti.

Gio 8/10, ore 15:00
Squilla il telefono, è una nuova chiamata da 02 4954 5385, ma non faccio in tempo a rispondere: ha squillato in tutto 11 secondi.

Ven 9/10, ore 8:30
Arriva la terza entusiastica mail di Sky: “Vittorio festeggia, il tuo Sky Wifi arriva domani mattina!!”. Bestemmio di nuovo, ma, come da istruzioni, ignoro.

Ven 9/10, ore 12:00
Terza chiamata da 02 4954 5385. Non so chi siano, ma sono in una videoconferenza di lavoro, non posso proprio rispondere.

Sab 10/10, ore 9:30
Quarta chiamata da 02 4954 5385, e finalmente riesco a rispondere. Mi dice che √® per la fibra, e io gi√† temo: sar√† l’installatore l√¨ davanti alla mia porta che non trova nessuno. Ma no, sono malfido: mi conferma l’appuntamento di gioved√¨, ma mi chiede di ripetere di nuovo tutti i miei dati: nome, cognome, indirizzo…¬† tutti dati che ho gi√† fornito ampiamente. Se non fosse che conosceva l’ora precisa dell’appuntamento, avrei pensato a un attacco di social engineering per ottenere i miei dati personali, o a uno di quelli che cercano di venderti un contratto luce a tradimento.

Gio 15/10, ore 8:20
E’ il grande momento! Finalmente avr√≤ la fibra in casa. Aspetto. E aspetto… e aspetto… e aspetto…

Gio 15/10, ore 10:10
Sono passate quasi due ore: chiamo il 170. La signorina Sky di questa volta (ogni volta parli con una persona diversa) mi dice: mah, a noi risulta tutto a posto, magari √® solo in ritardo, provi ad aspettare ancora un po’. Non sanno chi debba venire e non hanno modo di contattarlo: ottima organizzazione.

Gio 15/10, ore 12:10
Quarta chiamata al 170. L’operatore Sky mi mette in attesa, fa lunghi silenzi: mi dice “oggi abbiamo il sistema lento”. Mi dice che per loro √® tutto a posto, anzi, a loro non risulta che il tecnico non si sia presentato. Poi aggiunge: per√≤ vedo qui che non √® la prima volta che non si presenta! Gli devo spiegare io che gli appuntamenti precedenti (sabato e marted√¨) non sono mai esistiti. Mi dice che lui per ora non pu√≤ fare niente, che “apre una segnalazione al reparto tecnico” e che richiameranno loro, ma “per sicurezza” richiami anche lei domani mattina.

Ven 16/10, ore 8:15
Nessuno mi ha richiamato: quinta chiamata al 170. Questo operatore Sky controlla e mi dice: Openfiber (prima volta che viene menzionata apertamente, solo quando le cose cominciano ad andare male) ci ha mandato esito “ko” ma non ci ha spiegato perch√©; quindi “apro una segnalazione al reparto tecnico” (un’altra?). Mi dice di aspettare che mi richiamino loro, ma “per sicurezza” riprovi anche lei la prossima settimana. Chiedo quanto tempo ci vuole, visto che prima o poi rester√≤ senza il vecchio ADSL, e mi dice: ma non doveva mandare la disdetta! Faccio notare che mi hanno detto loro di farla, mi suggerisce di cancellarla.

Ven 16/10, ore 20:00
Scrivo a Isiline chiedendo se si può posticipare la cessazione del contratto. Risposta: noi il 6/11 stacchiamo tutto, cordiali saluti.

Mar 20/10, ore 18:10
Nessuno si √® pi√Ļ fatto sentire: sesta chiamata al 170. Questa signorina Sky mi spiega che la pratica √® bloccata perch√© “devono” (non si sa chi) “ricontrollare i miei dati”. Io resto un po’ basito, lei allora, per dare un senso alle cose, mi chiede di nuovo il mio indirizzo (terza o quarta volta). Mi dice anche lei di aspettare (non si sa cosa, presumo l’apparizione di qualche santo con la fibra in mano), le spiego che mi staccheranno la linea, mi dice: va bene, “le fisso un call me back per domani alle 15-15:30”. “Call me back” dev’essere dialetto milanese per “appuntamento telefonico”.

Mer 21/10, ore 15:00
Ovviamente, per tutto il pomeriggio, non mi chiama nessuno.

Gio 22/10, ore 14:00
Settima chiamata al 170. Il tizio mi mette in attesa per un po’, poi mi dice che ha parlato con un supervisore e loro non possono fare nulla perch√© sono in attesa di Openfiber. Mi dice che magari potremmo cancellare questo ordine e ripartire da zero, magari con una nuova procedura sarei pi√Ļ fortunato! (La lotteria della fibra…) Per√≤ aggiunge che magari c’√® un problema in centrale, e in realt√† non √® sicuro che io sia coperto, anzi magari non possono proprio darmi la fibra, o lo scopriranno dopo un mese, chiss√†. Mi dice anche lui che ho sbagliato a seguire la sua collega che mi aveva detto di mandare la disdetta, come se fosse colpa mia. Si scusa a profusione e mi dice di richiamare luned√¨ sera per valutare cosa fare.

Mar 27/10, ore 9:00
Non ho ancora richiamato, ma passo un attimo in un centro Sky vicino a casa, perch√© nel frattempo mi si √® pure smagnetizzata la tessera del satellite (qualit√† totale). La signorina me la cambia, e poi mi dice: ma non le interesserebbe mica il nuovo Sky Wifi? Io sospiro, le spiego la situazione, lei fa un controllo a video e fa: mah, a me non fa fissare l’appuntamento, per√≤ mi pare tutto a posto, chiami pure il 170 per procedere.

Mar 27/10, ore 12:45
Ottava chiamata al 170. L’ennesimo operatore Sky gentilissimo ma totalmente inutile mi dice che “l’attivazione √® stata sospesa da Openfiber senza indicare alcun codice di errore, non sappiamo cosa sia andato storto, non possiamo fare niente se non mandare solleciti, ne mando subito un altro” (il terzo, quarto, boh; dev’esserci qualcuno che li colleziona prima di cancellarli). Mi dice che non mi dovrebbero staccare la linea perch√© ho fatto la portabilit√† del numero, io gli chiedo quale numero (non ho il telefono fisso da decenni), e lui fa “ah allora ok, capisco”. Quindi devo aspettare, mi richiameranno loro, ma non richiami prima di novembre. “Ah a fine chiamata le faranno un questionario, se vuole mi dia un voto positivo, nove o dieci!”

Mar 27/10, ore 14:00
A questo punto sono ovviamente furioso con Openfiber, che sta bloccando la mia pratica senza spiegazioni da due settimane. Quindi vado sul loro sito, trovo una form di contatto, la riempio di insulti, poi ci penso meglio e mando una gentile richiesta: spiego la situazione e chiedo se possono dirmi qual è il problema.

Mer 28/10, ore 12:30
Colpo di scena! Openfiber risponde alla mail e mi dice: guardi che la richiesta di attivazione della sua linea è stata annullata da Sky, devono fare loro una nuova richiesta. Mi cascano i cosiddetti.

Mer 28/10, ore 14:30
Nona chiamata al 170. Spiego tutto di nuovo cercando di restare calmo, la signorina di Sky mi mette in attesa, l’attesa dura molti minuti. Per√≤ alla fine mi ridice la stessa cosa: loro sono in attesa di Openfiber, √® tutta responsabilit√† di Openfiber, loro non possono fare niente finch√© non si “aggiorna il sistema” (cosa vorr√† dire? boh). Le faccio notare che Openfiber, come da risposta, non far√† niente fin che non fanno qualcosa loro, lei mi dice: ma questa √® competenza di un altro reparto (ah beh, sai che me ne frega a me). Mi dice che mander√† l’ennesimo sollecito all’altro reparto e poi devo aspettare che mi richiamino, faccio notare che in dieci giorni non mi hanno mai richiamato una volta, lei non sa pi√Ļ cosa dire.

Mer 28/10, ore 15:00
Riscrivo anche a Openfiber, segnalando che per Sky sono loro a doversi muovere. Mi rispondono subito: “abbiamo girato la mail al reparto competente”.

A questo punto nessuno si √® pi√Ļ fatto sentire da due giorni, tra una settimana mi staccano Internet a casa e non si vede il modo di uscirne. E’ chiaro che il call center di Sky √® popolato di ragazzi gentilissimi messi in mezzo a una procedura fuori controllo, piena di bachi e di buchi. E’ anche chiaro che chiunque abbia pensato queste procedure – nonostante l’accesso a Internet sia un servizio essenziale – non ha alcun interesse a fornire un servizio centrato sul cliente, ma solo a parcellizzare tutto in un milione di sottosistemi e subcontratti che ovviamente poi non riescono a funzionare insieme, anche perch√© a ognuno importa solo di fare il proprio compitino. Sospetto dunque che l’Italia debba limitarsi a comunicare coi segnali di fumo, lasciando la modernit√† al resto del pianeta.

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martedì 27 Ottobre 2020, 18:35

Almeno il rispetto

Una delle tante cose tristi del dibattito di queste ore sulle attivit√† che chiudono per decreto anti-pandemia √® che √® legato soltanto ai soldi. Gli argomenti, dall’una e dall’altra parte, sono soltanto economici: “non si pu√≤ sopravvivere se non si guadagna”, “tanto quelli son tutti evasori fiscali”, “un sacrificio nel portafoglio in questo momento tocca a tutti”, “no ad altre categorie non tocca cos√¨ tanto come a noi“.

E per√≤ nel lavoro autonomo, nelle attivit√† commerciali, nel lavoro artistico c’√® tutta un’altra componente che spesso al resto della societ√† sfugge. E’ una componente di identit√†, di collocazione sociale: sono professioni in cui una persona √® il proprio lavoro, e tutta la sua vita si identifica innanzi tutto con esso, dal punto di vista psicologico molto prima che economico.

Questa √® una perdita che nessun “ristoro” governativo pu√≤ compensare. Il governo potrebbe ridarti anche il 100% dei soldi che ci perdi (in realt√† te ne rid√† il 20%, peraltro) ma questo non compenserebbe lo shock della serranda chiusa e del locale vuoto, il non sapere pi√Ļ chi sei e chi sarai, il vedere il luogo che hai costruito in anni e anni di fatica, o magari che era di tuo padre e di tuo nonno prima di te, messo a rischio o cancellato per sempre d’improvviso.

Quando si decide cosa uccidere e cosa salvare, o perlomeno mentre lo si discute, spero che si possa tenere anche conto di questo fattore e del rispetto che merita.

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