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Archivio per la categoria 'Itaaaalia'


lunedì 1 ottobre 2018, 14:15

Alcune domande sul reddito di gigginanza

Ci sono alcune cose che non ho capito del reddito di gigginanza, ossia la versione Di Maio del reddito di cittadinanza – e parlo di “versione Di Maio” perché il reddito di cittadinanza sarebbe una cosa seria, una misura che da anni viene discussa e sperimentata in mezzo mondo per provare ad affrontare in modo nuovo gli effetti della globalizzazione e della digitalizzazione dell’economia; ma qui non si capisce più cosa sia davvero.

All’inizio, infatti, anche nelle proposte del M5S il reddito doveva essere dato a tutti, potenzialmente a 60 milioni di italiani in quanto cittadini, come sostegno a tempo indeterminato “perché esisti”, e come forma di redistribuzione della ricchezza generata dall’automazione e dalla delocalizzazione, che tendono naturalmente ad eliminare i posti di lavoro meno qualificati e a concentrare la ricchezza nelle mani di pochi.

Era una visione nobile che guardava lontano, però si è capito che nel breve termine il progetto non stava proprio aritmeticamente in piedi, e allora, sin dalla scorsa legislatura e poi nel programma elettorale, Di Maio ha trasformato il reddito di cittadinanza in un sussidio di disoccupazione per 6,5 milioni di persone sotto un altro nome: te lo do ma solo fin che non trovi un nuovo lavoro, e solo se non rifiuti più di tre offerte di lavoro.

Poi però si è giustamente fatto notare che se ci sono 6,5 milioni di disoccupati non si capisce dove possano saltar fuori 6,5*3 = 19,5 milioni di offerte di lavoro; se ci fossero, i 6,5 milioni non sarebbero disoccupati. Allora, per rispondere all’accusa piuttosto sensata di voler mantenere i fancazzisti a vita (o, in alternativa, di sparare ogni giorno a cazzo la prima cosa che gli veniva in mente), Di Maio ha cambiato di nuovo versione, e il reddito di cittadinanza è diventato un lavoro socialmente utile: te lo do, ma solo in cambio di 8 ore a settimana di lavoro nel tuo Comune.

Ora, a parte il fatto che i lavori socialmente utili esistono da decenni e non hanno mai “abolito la povertà”, il problema è che 6,5 milioni di persone sono oltre un decimo degli italiani; a Torino, proporzionalmente, le persone da far lavorare nel Comune sarebbero 90.000, forse di più. Ma l’intero Comune di Torino ha 10.000 dipendenti: come farebbe a gestire 90.000 persone, generalmente poco qualificate, che lavorano un solo giorno a settimana, con un ricambio continuo che impedisce qualsiasi tipo di formazione o di pianificazione del lavoro? Ogni dipendente comunale avrebbe ogni giorno due persone diverse che lo guardano da dietro le spalle in attesa di fare qualcosa, e dovrebbe smettere di fare il suo lavoro per istruirli, salvo poi averne due diversi il giorno dopo? Oppure queste persone dovrebbero auto-organizzarsi e fare da soli qualcosa, pulire le strade, tagliare l’erba… ma in tal caso, chi gli dà i mezzi, chi gli spiega cosa devono fare, chi controlla il lavoro che fanno? Dove trovano i Comuni i fondi e il tempo per gestire questa massa di persone?

E se poi anche si riuscisse a organizzare questo tipo di lavori, anche per un numero molto minore di persone, cosa sarà dei lavoratori di tutte le imprese e cooperative che attualmente forniscono servizi ai Comuni in subappalto? Verranno lasciati a casa perché il loro lavoro sarà già coperto dai “precari istituzionali” del reddito di cittadinanza? E poi si darà il reddito di cittadinanza anche a loro?

Ma allora, facendo un debito pubblico aggiuntivo da decine di miliardi di euro per sostenere il lavoro, non era meglio limitare il sussidio a un più modesto sostegno temporaneo per chi perde il lavoro, e poi investire nella creazione di posti di lavoro veri, dignitosi, inquadrati regolarmente, non dico nel privato tramite incentivi alle aziende (eresia!), ma almeno in quei settori in cui il pubblico impiego è davvero sottodimensionato? Sarebbero stati di meno, ma sarebbero stati reali, utili, stabili, e persino, se ci si fosse impegnati in tal senso, meritocratici.

O il problema era che così non si potevano gridare tanti slogan dal balcone, non si potevano sollecitare i voti di così tante persone, non si potevano dare soldi a pioggia a mezza Italia, anche a chi li aspetta come beneficio clientelare in cambio di nessuna fatica?

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mercoledì 20 giugno 2018, 12:12

Italia spaghetti pizza mandolino (2), ovvero se non ci fosse l’ACI bisognerebbe evitare di inventarlo

Volete sapere come finisce la storia che vi ho raccontato lunedì? Ecco qui.

Ieri mattina alle otto meno un quarto, con una giornata di lavoro da fare e un aereo da prendere alle sette di sera, mi sono presentato agli uffici di Equitalia in centro a Torino. C’erano già quattro persone, tutte in panico: un grosso cartello sulla porta avvertiva che il servizio quella mattina sarebbe stato ridotto o forse nemmeno aperto, causa “assemblea sindacale”. Tu hai cinque giorni per pagare, ma loro possono farne saltare uno perché sì, tanto tu non hai niente da fare, che ti costa tornare domani?

Per fortuna alle otto e un quarto hanno comunque aperto un discreto numero di sportelli, e dopo aver difeso coi gomiti la posizione acquisita nei confronti di un appena arrivato e ridente sessantenne lampadato con l’aria da manager, che in quanto tale voleva passare prima di tutti perché lui ha da fare non come noi sfaticati, spiego all’inserviente cosa devo fare e lui mi dà tre numerini per tre code diverse: una per ripagare per la seconda volta la mia cartella per 569 euro, una per chiedere il rimborso del pagamento precedente di 519 euro, e una per chiedere il documento per la rimozione del fermo amministrativo.

Ovviamente i primi due mi hanno chiamato insieme, ma devo dire che sono stati gentili, permettendomi di rimpallare da uno sportello all’altro e fare le due cose in parallelo, e quello del pagamento mi ha addirittura fatto lui anche il documento per il fermo.

Qui, però, si è ripresentato Kafka: la signora del rimborso mi ha chiesto se invece non volessi usare il pagamento non andato a buon fine in compensazione per il ripagamento della cartella. In pratica, dunque, tu non puoi pagare un debito INPS con un credito IRPEF, ma una volta che loro il credito IRPEF se lo sono comunque preso e tenuto mettendoti intanto il fermo a tua insaputa, esso diventa un credito Equitalia e quello è compensabile con il debito INPS: diabolico!

Peccato che scegliendo questa strada avrei dovuto aspettare un tempo imprecisato perché la compensazione fosse effettuata, rimanendo nel frattempo col fermo sulla macchina. Quindi l’unica soluzione per sbloccare subito l’auto era ripagare la cartella separatamente e chiedere il rimborso del primo pagamento. Ovviamente la cartella continua a maturare interessi (circa il 10% in due anni e mezzo) e va pagata subito, mentre il rimborso avverrà “mah, non si sa, se tra un paio d’anni non l’ha ancora ricevuto si faccia sentire”: mi sono messo un appunto su Google Calendar nel giugno 2020.

Ma il punto più assurdo deve ancora venire: pago, mi danno la quietanza e il nulla osta all’annullamento del fermo, con quello vado all’ACI in via Giolitti per far togliere il fermo al PRA e… non si può: manca un documento. Quale? Ma il certificato di proprietà dell’auto, quello che prova che io ne sono il proprietario e che mi è stato dato dodici anni fa quando l’ho comprata.

Ecco, dunque fateci caso: il PRA, che è il registro pubblico istituito per tenere traccia di chi è il proprietario di ogni auto, pretende da me la prova bollata cartacea che io sia il proprietario dell’auto, pena il rifiuto della pratica. Ma allora cosa esiste a fare?

Per fortuna io sono organizzato, per cui sono ritornato fino a casa, ho scartabellato in vari raccoglitori e alla fine ho trovato il certificato, l’ho portato in un’altra sede ACI accanto all’ufficio, e per 60 euro da oggi la mia auto è di nuovo autorizzata a circolare.

Ovviamente devo ancora pagare entro venerdì altri 540 euro di multa, perché il ricorso si può fare ma quando mai lo vincerai, e poi forse lo Stato mi lascerà in pace… almeno per un po’, a meno che nel frattempo io non sia definitivamente emigrato altrove.

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lunedì 18 giugno 2018, 13:57

Italia spaghetti pizza mandolino, ovvero una storia di ordinario delirio fiscale

Ieri pomeriggio ho accolto due colleghi tedeschi del mio team; per fargli apprezzare l’Italia, li ho portati in giro per Torino, poi li ho caricati in macchina e siamo andati a mangiare in Monferrato. E’ stata un’ottima serata, fino a quando, nella rotonda all’uscita dell’autostrada di Milano, sono stato fermato dalla polizia stradale.

Porgo al poliziotto patente e libretto, lui mi chiede l’assicurazione, gli spiego che l’assicurazione non è più obbligatoria, mi dice “ah sì, allora guardo online”, poi se ne va in macchina per diversi minuti. Io spiego ai colleghi che è normale, che stanno guardando in un database, loro mi chiedono come mai ci vogliano diversi minuti. Il poliziotto torna, e mi fa: ho una brutta notizia, risulta un fermo amministrativo sulla sua macchina.

Ricorderete che anni fa avevo avuto una vicenda con Equitalia che pretendeva soldi; secondo me e secondo il mio commercialista non erano dovuti, ce ne avevano scorporato un pezzo, poi avevano minacciato il fermo amministrativo e quindi, a ottobre 2015, avevo pagato gli 800 euro che volevano e chiuso la faccenda… o almeno così pensavo. Spiego che ho pagato, e il poliziotto mi fa: deve provarmelo, se no le faccio la multa. Io sono organizzato, gli recupero la ricevuta digitale dal cloud, e lui risponde: no così non va bene, io ho bisogno di qualcosa su carta, con un timbro. Purtroppo io non giro con tutta la mia contabilità in auto, così alla fine lui torna in macchina e mi dice di aspettare.

Passano cinque, dieci, quindici minuti, coi miei colleghi tedeschi che ridacchiano e cominciano a fare l’unico commento possibile, cioè “Italia spaghetti, pizza mandolino!”. Alla fine mi chiamano e mi consegnano un foglio compilato in triplice copia a mano, un capolavoro certosino con decine di fittissime righe di dati, e 500 euro di multa. Mi dicono: ma se ha pagato non c’è problema, vada all’ACI entro cinque giorni e le annullano tutto.

Io spiego gentilmente che oggi e domani ho appunto il meeting del mio team, con gli ospiti tedeschi, e poi domani alle 19 ho un aereo per la Colombia e sarò via due settimane per lavoro; ma questo è indifferente, per lo Stato italiano nessuno ha niente da fare se non stare dietro alla sua burocrazia e a enti che scavano buchi per permettere poi ad altri enti di riempirli, giustificando nel frattempo un sacco di stipendi pubblici (ah, ma è colpa dell’euro). Ma non importa: o così, o la multa diventa di 1500 euro.

A questo punto arruolo Elena, che stamattina comincia una trafila per uffici pubblici. All’ACI la mandano via: il fermo amministrativo risulta, è stato messo a gennaio 2016, quindi noi non c’entriamo, parlatene con Equitalia. Allora va da Equitalia, fa una prima coda di due ore, allo sportello le dicono che il pagamento non era valido perché è stato fatto con una compensazione, e c’è una circolare ministeriale (nemmeno una legge) che dice che quella compensazione si può fare solo per certe tasse ma non per altre.

E’ vero, io a ottobre 2015 pagai compensando con un credito IRPEF; l’Agenzia delle Entrate si prese regolarmente gli 800 euro, scalandomeli dai miei crediti; nessuno mi disse niente, e da allora non mi è stato più notificato né alcun debito pendente, né il fermo amministrativo suddetto. Ma a quanto pare Equitalia ha deciso che il pagamento non era valido, ha messo il fermo senza avvertirmi, e se ne è stata ben zitta continuando a far maturare interessi.

Dopo un’altra ora di coda, Elena viene passata a un altro sportello Equitalia, a cui le dicono che è comunque colpa mia, perché io avrei dovuto sapere che anche se lo Stato si era preso i soldi il pagamento poteva non essere valido. Quindi l’unica soluzione è ripagare una seconda volta la cartella con soldi contanti allo sportello (solo bancomat o assegni circolari), poi fare domanda di annullamento del fermo amministrativo, ma nel frattempo pagare anche la multa perché il fermo amministrativo è legittimo anche se non è stato notificato, e poi fare domanda di restituzione del credito che l’Agenzia delle Entrate si è tenuta due anni e mezzo fa, che è “parcheggiato” (parole loro). Naturalmente sulla cartella che io ripago devo aggiungere due anni e mezzo di nuovi interessi, mentre sul credito “parcheggiato”, che sarebbe rimasto “parcheggiato” all’infinito senza essermi restituito, lo Stato non mi riconosce niente.

Io son qui che mi chiedo cose come “come facevo a sapere di non poter usare la macchina se nessuno me l’ha comunicato?”. Alla fine, però, l’unico commento possibile è davvero “Italia spaghetti pizza mandolino”: sperando che prima o poi la Germania ci invada.

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venerdì 1 giugno 2018, 09:24

Cambiare tutto per non cambiare niente

Non è facile essere un ex del M5S e commentare la politica in questo momento: i tuoi ex colleghi, schifati da tutti tranne che dai propri ultrà e dagli aspiranti riciclandi, si rifanno sfottendo te come cinquenni perché loro sono al potere e tu non sei più sul carro vincente, mentre i benestanti europeisti con lo stipendio di giada, quelli che oggi si allarmano e contestano ma che ignorando per vent’anni dalle loro posizioni di potere i problemi dell’immigrazione e dell’economia hanno creato le premesse sociali per questa situazione, ti considerano comunque un complice.

Tuttavia, tutto sommato questo mi permette di avere una visione abbastanza oggettiva dell’insieme del nuovo governo. E’ senza dubbio un insieme improbabile; è fatto di un po’ di establishment, ex presidenti di banca e direttori generali di Confindustria, ex ministri di Monti, di Letta, di Ciampi messi lì a garantire che nulla cambi veramente nelle cose importanti; un po’ di leghisti, gli unici che sembrano avere idee chiare su quello che vogliono, che però consiste in buona misura in un mondo medievale fatto di fucili, orgoglio patrio e omofobia; e un po’ di grillini, scelti per fedeltà a Di Maio e piazzati nei ministeri meno rilevanti, che danno l’impressione di essere lì da turisti che hanno vinto un viaggio premio, e di non avere molte idee concrete e grandi possibilità di concludere alcunché.

Da cittadino italiano, come a qualsiasi governo, anche a questo auguro di fare il meglio possibile, visto che ne va della mia vita quotidiana. Li giudicheremo sui fatti, anche se i fatti devono arrivare subito, e qualsiasi tentativo di dire “lasciateci lavorare” e “è colpa di quelli prima” va respinto da subito; la situazione generale è pessima ma era perfettamente nota a tutti già prima della campagna elettorale, quindi ciò che è stato promesso e scritto nel contratto può essere realizzato in fretta senza scuse.

Prevedo comunque che molte delle sparate difficilmente realizzabili saranno realizzate solo per finta, anche se la propaganda dirà il contrario; arriverà la flat tax, ma con un aumento di tasse su tutto il resto per compensare; la legge Fornero sarà abolita per introdurne un’altra quasi uguale; e ci sarà un reddito di cittadinanza, ma in realtà sarà un sussidio di disoccupazione poco più ampio di quello di Renzi.

Resta comunque la considerazione che mentre la Lega è rimasta se stessa, e a Salvini per conservare il consenso basterà prendere a fucilate un po’ di barconi, invece il M5S per andare al governo ha rinnegato tutto ciò che ha sempre detto, da cima a fondo: niente alleanze, niente compromessi, ministeri assegnati per competenza, e persino “né di destra né di sinistra”, visto che molti punti del contratto, specie in termini di visione sociale, sono esplicitamente di destra.

Qualcuno ha scritto che se i dirigenti grillini di oggi incontrassero i se stessi del 2009 riceverebbero uno sputo in faccia; non è completamente vero, perché i dirigenti grillini di oggi sono quelli che già allora erano disponibili a qualunque compromesso pur di arrivare al potere, altrimenti se ne sarebbero andati nel frattempo. Ma indubbiamente, se il Di Maio di oggi andasse a una riunione del meetup di Napoli del 2009 verrebbe fischiato e mandato via.

Alla fine, questo periodo storico dimostra platealmente l’immutabilità del potere, che si trasforma per rimanere se stesso, cooptando i rottamatori e i loro slogan per svuotarne la carica distruttiva. Era già successo con i leader del ’68, diventati boiardi e dirigenti dell’Italia di fine secolo, e succederà anche con questa nuova generazione; e comunque, se l’alternativa è un’avventura ventennale fascista o venezuelana, la conservazione non è nemmeno poi così male.

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sabato 21 aprile 2018, 18:17

L’amaca e l’ostracismo dei buoni

Oggi Michele Serra è ampiamente deriso e insultato in rete per aver scritto un pezzo piuttosto banale che si limita a riproporre un luogo comune del pensiero conservatore universale, cioè che i poveri sono mediamente più ignoranti e più delinquenti dei ricchi (luogo comune che peraltro, se depurato da qualsiasi classificazione morale in termini di buoni e cattivi, riflette una oggettiva statistica sociale che però deriva dalle stesse condizioni ambientali che esamina). Probabilmente Serra se lo merita, anche se mi stupisce lo stupore di chi si stupisce perché un esponente della sinistra novecentesca si ritrova nel 2018 dal lato dei ricchi.

Ma questo nasconde effettivamente un problema più generale, che è ben riassunto da questo pezzo di un giornalista conservatore americano, assunto e subito licenziato da una rivista teoricamente “aperta a opinioni diverse” perché troppo conservatore, aggrappandosi a una battuta sulla pena di morte che era chiaramente una battuta ma che è poi stata ripresa, distorta e ingigantita apposta dai progressisti sui social media e sui giornali amici, senza nemmeno permettergli di spiegare davvero le sue idee.

Il problema più generale è che anche se sono state le politiche economiche di destra, molto più di quelle di sinistra, a garantire il successo globale dell’Occidente (e persino quello dell’Oriente, quando le ha infine abbracciate), l’egemonia culturale è però oggi in mano ai liberal, specie a quelli conditi in salsa di populismo, anticapitalismo e pauperismo; ed è molto difficile esprimere idee diverse sui media popolari e sui social, tanto più se scritte in modi letterari colti che facilmente si prestano al fraintendimento degli ignoranti e alla manipolazione dei furbi, senza essere sommersi di insulti e ostracizzati.

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venerdì 16 marzo 2018, 11:29

Si stava meglio quando si stava peggio

Da oltre dieci anni, in tutto il mondo sviluppato compresa l’Italia, esistono nei grandi depositi di merce sistemi di guida automatica dei magazzinieri basati sulla voce: invece di dare al lavoratore in mano un foglio, con il rischio che si sbagli a leggerlo o che non trovi subito la posizione giusta, un sistema informatico decide cosa deve fare e gli dà istruzioni tramite un auricolare, sistema che permette al magazziniere di avere entrambe le mani libere. Certamente questo riduce i tempi e permette allo stesso magazziniere di spostare qualche collo in più a parità di orario, ma gli semplifica anche la vita; il lavoro è comunque pesante, faticoso e mal pagato, ma non è certo il sistema di pianificazione a renderlo tale.

Dieci anni dopo, al Fatto Quotidiano qualcuno guarda per caso una trasmissione scandalistica della TV francese, scopre questa cosa e compie un atto di coraggiosa denuncia: “GUARDATE IN FRANCIA I TEDESCHI CHE SCHIAVIZZANO I LAVORATORI!!!1!! VERGONIA!!!1!!1!!!!”. E giù dozzine di commenti su questo tema (con condimento luddista, anti-globalizzazione, anti-Europa e anti-Germania), che francamente fanno più che altro concludere che in Italia qualsiasi lavoro che non sia prendere tremila euro al mese per non fare una mazza sia considerato schiavismo.

Intendiamoci, lo sfruttamento esiste, la grande distribuzione è uno dei luoghi dove spesso avviene, i manager stronzi e le richieste di produttività eccessiva sono reali: e la denuncia sarebbe sensata se solo si concentrasse su quello, invece che sulla tecnologia. Invece, spiace vedere come ormai anche il Fatto Quotidiano, come un Fatto Quotidaino qualsiasi, pompi sentimenti anti-progresso e tifi medioevo.

E comunque, il problema si risolverà da solo prima che intervengano i politici: nel giro di pochi anni tutti i magazzinieri saranno sostituiti da robot, così potranno stare a casa e non saranno più sfruttati…

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lunedì 5 marzo 2018, 14:22

Un ripasso costituzionale

Siccome dopo i risultati delle elezioni se ne sentono già di tutti i colori, ecco un veloce ripasso costituzionale per tutti su come nasce un governo in Italia.

1. Le elezioni non sono il campionato di calcio, non c’è uno che arriva primo e quindi automaticamente gli danno la coppa.

2. Ma se anche ci fosse, dato che sin dal 1993 il sistema elettorale italiano è basato sulle coalizioni e non sui singoli partiti, la coppa andrebbe al centrodestra e al suo leader, che da stamattina è Matteo Salvini.

3. Incidentalmente, l’autore del sistema elettorale del 1993 che introdusse in Italia le coalizioni è un tal Sergio Mattarella, dunque credo sia difficile che il suo omonimo che attualmente presiede la Repubblica decida di comportarsi diversamente.

4. Perché possa esistere un governo, è necessario che esso riceva un voto di fiducia dalla maggioranza dei parlamentari in ciascuna delle due camere. Per quanto esistano trucchi che permettono di ottenere la fiducia con meno della metà dei voti favorevoli, essi richiedono comunque un accordo con altri partiti che li mettano in atto (es. non partecipando al voto). Dunque non può esistere alcun governo senza un accordo tra partiti che messi assieme dispongano della maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento. Non è possibile prima andare al governo e poi fare accordi “di volta in volta”.

5. Per questo, è prassi che il Presidente riceva tutti i partiti prima di decidere a chi dare l’incarico di provare a formare il governo, e lo dia alla persona che ha le maggiori possibilità di mettere assieme la maggioranza dei voti in Parlamento. Se non ce n’è nessuna, egli può dare un incarico condizionato (o “preincarico”) a un esponente politico a sua totale discrezione, indipendentemente dalla posizione in classifica del relativo partito, o a una personalità fuori dai partiti che possa essere un compromesso accettabile per tutti.

6. Dunque la sequenza logica è: 1) accordo 2) incarico 3) governo, e non 1) incarico 2) governo 3) accordo.

7. A tale scopo, qualsiasi partito che desideri governare dovrebbe premurarsi di arrivare al momento delle consultazioni, tra circa tre settimane, avendo già stretto un accordo con un numero sufficiente di altri partiti per formare una maggioranza in Parlamento. Meglio ancora se, per trasparenza, venissero rese note sin da subito le alleanze che si proveranno a formare.

8. Le forze politiche che hanno passato anni a salire sui tetti in difesa della Costituzione più bella del mondo dovrebbero essere le prime a spiegare queste cose ai propri elettori e a darsi da fare per accordarsi con altri partiti e costruire una maggioranza, invece di vaneggiare di “incarico dovuto” e “convergenza sulle idee” e “cercare i voti ogni volta in Parlamento”.

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giovedì 1 marzo 2018, 13:11

Cosa voterò alle elezioni

Non penso davvero che sia qualcosa che meriti una discussione pubblica, ma visto che da settimane me lo chiedono tutti e me l’ha chiesto persino un giornale locale, non ho problemi a dire chiaramente, alla fine, chi ho deciso di votare.

Naturalmente, visto lo scenario, è un voto al meno peggio. Sono andato per esclusione: l’astensione la capisco ma alla fine mi ripugna, non è nelle mie corde, è come gettare la spugna. Ho considerato seriamente anche il M5S: come ho scritto nell’analisi semiseria di un paio di settimane fa, ha tuttora diversi aspetti positivi; alla fine, secondo me, prenderà più del 30% e sarà il vincitore morale, anche se nessuno sa se riuscirà poi a costruire una maggioranza e andare a governare. Penso che si preparino invece a usare i voti ricevuti per andarsene tranquilli all’opposizione, naturalmente dopo una lunga sceneggiata napoletana – già anticipata in questi giorni – sulla democrazia violata e l’ingiustizia della repubblica parlamentare e del suo Presidente che non fa governare chi “vince” le elezioni, il che è un discorso profondamente eversivo, distruttivo verso la Costituzione che a parole dicono di tutelare, ed è già di per sé una ragione per non votarli.

In più, ovviamente nei ragionamenti entrano anche i candidati del collegio; fossi stato nel collegio di Alberto Sasso – uno che è vicino al Movimento fin dai tempi eroici, e che nel 2010 rifiutò persino la candidatura a presidente del Piemonte, lasciando la via libera a Bono – alla fine sarei stato molto tentato di votarlo. Ma a me hanno rifilato il professore universitario esperto di finanza islamica: anche no, grazie. Peggio ancora al Senato, dove c’è Elisa Pirro, un quadro di partito e una delle persone più arriviste e arroganti che abbia incontrato nel M5S (opinione personale, s’intende).

Del resto, tutti questi bei candidati dell’uninominale, dati alla mano, non hanno praticamente alcuna speranza di vincere il collegio, per cui i voti a loro sono in realtà voti per Laura Castelli e la stessa Pirro, e per tutti i fedelissimi piazzati nelle liste del proporzionale dopo aver superato il vaglio pro-indagati e anti-dissenso di Di Maio. L’unico candidato uninominale che può vincere è il nuotatore novarese a Torino nord, anche se io, se fossi l’abitante di una periferia disagiata, mi chiederei che razza di considerazione hanno di me per paracadutarmi uno sportivo da fuori, giusto per dargli il collegio sicuro.

Di base, per cultura, io sono un elettore irrequieto del centrosinistra; a seconda delle volte ho sempre votato qualcosa tra DS/PD, Verdi, le varie incarnazioni della sinistra e le varie incarnazioni dei Radicali. Certo, crescendo si diventa conservatori e non escludo più a priori il centrodestra (tra l’altro, ho conosciuto Marco Francia, il loro candidato a Torino centro, e mi ha fatto una buona impressione), ma alla fine chi voti: Berlusconi? i razzisti? i fascisti? Non è fattibile; quando ci sarà un serio partito laico e liberale in Italia, potrei votarlo senza problemi; per ora però niente.

Ora, volendo votare il centrosinistra ma non volendo assolutamente avere nulla a che fare con Matteo Renzi (anzi: sperando con forza che il PD vada ben sotto il 20% e lui sparisca per sempre), l’unica scelta possibile è +Europa: non ce ne sono altre. E a me sta più che bene; del resto, l’ultima cosa che ho votato (nel 2008) prima di entrare nel Movimento fu il PD proprio perché aveva Emma Bonino come capolista. Come ho scritto nell’analisi, non sono completamente d’accordo con tutto quel che dice; va bene l’austerità, ma senza esagerare; e vorrei molto meno entusiasmo per le frontiere aperte. Tuttavia, sono più preoccupato dalle sparate populiste, dallo scarso rispetto per le istituzioni e dalle promesse di spesa a debito che caratterizzano tutti gli altri.

Alla fine, in questo momento storico, l’Italia è davanti alla scelta se guardare alla Germania o al Venezuela; e io scelgo la Germania. So che è una scelta controcorrente, che molte persone (molti amici di sinistra, molti ex sostenitori del M5S) mi guarderanno come un traditore amico dei banchieri e del Blidrebregg; ma è meglio essere ultimi in Europa che primi nel Terzo Mondo.

C’è, comunque, ancora un però. Votare +Europa vuol dire votare all’uninominale i candidati del centrosinistra; e se alla Camera non ho alcun problema a votare Paola Bragantini – persona che conosce bene il territorio e con cui, quando ho avuto occasione, ci sono sempre state chiacchierate tranquille e piacevoli – al Senato dovrei votare Stefano Esposito. A Esposito posso riconoscere una qualità, quella di non aver paura di dire le cose come stanno; per il resto, però, ci sono troppe cose che ci dividono, dal Tav alla buona educazione.

Pensavo di risolvere il problema votando invece la persona: Enzo Pellegrin, un santo avvocato che, pur non essendo del Movimento, negli anni in cui ero consigliere si è fatto carico dei problemi legali di tanta povera gente che gli abbiamo presentato; ed è sicuramente, come spirito, molto più movimentista lui della Pirro. Peccato che la sua lista – il Partito Comunista di Rizzo – sia stata esclusa all’ultimo dai collegi piemontesi. E quindi, penso che annullerò la scheda.

Nel complesso, penso che queste elezioni sconvolgeranno lo scenario politico più di quanto non si creda; i sondaggi saranno in buona parte smentiti, come già successe nel 2014, ma stavolta in senso opposto. Se ci sarà un governo M5S, spero che ne emerga la parte costruttiva e riformista e non quella complottista, venezuelana o peggio che vuol semplicemente sistemarsi e poi fare le stesse cose degli altri (vedi Torino). Se ci sarà una grande coalizione, penso che il M5S vincerà alle elezioni successive, a meno che qualcuno non riesca davvero a costruire nel frattempo qualcosa di nuovo, serio e in linea col mondo sviluppato – e in quest’ottica, +Europa è l’unico potenziale seme. In ogni caso, speriamo che l’Italia se la cavi.

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giovedì 8 febbraio 2018, 13:26

Guida rapida per scegliere chi votare

Anch’io, come tutti, sono tormentato dal dubbio su cosa votare il 4 marzo: quindi, per riordinare le idee, ho preparato un elenco poco serio (come tutta la situazione) dei pro e dei contro di ciascun partito. Condividendolo, possiamo aiutare l’Italia a scegliere bene!

(p.s. Se siete esponenti o sostenitori di uno di questi partiti non prendetevela, è satira)

SINISTRA

POTERE AL POPOLO

Pro:
Spaventare i borghesi

Contro:
I borghesi sono già tutti dentro Potere al Popolo
Da giovani abbiamo preso tutti il comunismo, poi però siamo guariti
E poi se proprio volessi votare comunista questo non è abbastanza comunismo, c’è mica ancora da qualche parte il PCL? ho guardato nell’armadio ma non l’ho trovato

LIBERI E UNITI

Pro:
C’è bisogno di attenzione al bene comune, all’ambiente, ai diritti e a tutte quelle cose che una volta erano di sinistra

Contro:
Si chiamano come uno shampoo
Lo shampoo è troppo grasso
Hanno già dato il via alle scissioni prima ancora di presentare le liste
Visto quanto litigano, non si riesce nemmeno più a dire il nome senza mettersi a ridere
E’ la solita ammucchiata elettorale di sinistra che serve solo a garantire un altro giro ai suoi capi
Tasse al 99% e debiti a manetta
Immigrati… immigrati ovunque… vengono fuori dalle fottute pareti!

CENTROSINISTRA

PD

Pro:
E’ come scegliere una macchina Fiat, un po’ funziona e un po’ no ma ce l’aveva tuo padre, ce l’aveva tuo nonno e più o meno va avanti
Gentiloni è il tipo di premier che vorrei

Contro:
Renzi deve morire
Renzi non è il tipo di premier che vorrei
Non si capisce cosa aspettino a far fuori Renzi e i renziani
E comunque hanno ancora troppi impresentabili

+EUROPA

Pro:
Sono l’unica vaga novità politica di queste elezioni
La Bonino è una delle poche persone di caratura internazionale che abbiamo
Sono gli unici laici e libertari in un mare di baciapile
Un po’ di liberismo ci farebbe bene
Fuori dall’Europa c’è solo il terzo mondo

Contro:
Ok, ho capito che siete liberisti, ma non è il caso di esagerare
Due cosette da cambiare nell’Unione Europea ci sarebbero
Magari poi l’austerità non mi piace

INSIEME

Pro:
In teoria dovrebbero esserci dentro dei verdi, ma l’etichetta non è chiara

Contro:
Si chiamano come una canzone di Toto Cutugno
Sono una triste ammucchiata elettorale di frattaglie
Ma chi cazzo siete?

PARTITO FIORE PETALOSO

Pro:
Hanno il simbolo più brutto della storia, meritano un premio per il coraggio

Contro:
Ma chi cazzo siete?

SÃœDTIROLER VOLKSPARTEI

Pro:
In Alto Adige non c’è neanche una cartaccia per terra
Ottimo speck
Parlano tedesco, graditi alla Merkel

Contro:
Non si presentano nel mio collegio e in generale in nessun collegio in cui il tedesco non sia la lingua ufficiale, per cui per poterli votare bisognerà aspettare ancora una decina d’anni

DESTRACENTROSINISTRA

MOVIMENTO 5 STELLE

Pro:
Hanno anche dei candidati validi
C’è ancora gente che ci crede davvero
Non sono ancora abituati a rubare

Contro:
Hanno una tonnellata di candidati impresentabili, inclusi sciachimichisti, antivaccinisti e tantissimi arrivisti
Sono pronti ad allinearsi a qualsiasi potere forte pur di stare al potere debole
Al grillino medio bastano dieci minuti di bella vita e si attacca alla poltrona peggio di quelli prima
Di Maio presidente del consiglio saresse la barzelletta d’Europa
Se Appendino da laureata alla Bocconi in una città ben organizzata ha fatto disastri, che cosa potrebbe combinare uno steward dello stadio che non sa l’italiano, messo a governare il Paese?
Non solo fanno disastri, ma se ti lamenti ti fanno pure la morale
Tasse al 99% ma anche allo 0%, immigrati tanti ma anche pochi, insomma diciamo quello che vuoi basta che ci voti, tanto poi faremo quel che ci pare
Mai pensare di andare con gli ignoranti potendoli gestire, loro si organizzano e ti battono a colpi di pietre in testa

CENTRODESTRA

FORZA ITALIA

Pro:
Altri cinque anni di grande satira
E’ un pupazzo di gomma, quindi non può morire
Se ci va di culo ci toglie qualche tassa

Contro:
Vedi “Berlusconi” su Google
Dopo aver fatto le manifestazioni ad Arcore dieci anni fa, sarebbe duro ammettere che quel che è venuto dopo Silvio è stato peggio

LEGA BOH

Pro:
Basta immigrati
Basta immigrati
Basta immigrati
Basta immigrati
Basta immigrati
Magari con la Lega al 20% qualcuno lo capisce prima che sia tardi

Contro:
Come personale politico fanno spesso ridere
Epurano i dissidenti peggio che Di Maio
Dopo le elezioni Maroni si stacca e va con Berlusconi

FRATELLI D’ITALIA

Pro:
Sanno l’inno nazionale
Sanno usare Photoshop

Contro:
Sono fascisti ripuliti
Non si capisce a cosa servano

NOI PER L’ITALIA

Pro:
Rivedere ancora le giacche di Formigoni

Contro:
Sono democristiani ripuliti
Talmente riciclati che puzzano di discarica
La discarica è stata costruita su un terreno dell’Opus Dei che il Comune ha comprato a prezzo fuori mercato
Ma chi cazzo siete?

DESTRA

CASAPOUND

Pro:
Vedere la faccia degli intellettuali di sinistra con Casapound al 3%

Contro:
Sono fascisti

FORZA NUOVA

Pro:
Ci ho pensato mezz’ora e non me ne è venuto nessuno

Contro:
Sono fascisti
Menano
Aiuto

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mercoledì 10 gennaio 2018, 15:20

Le coperture fuffa di Pietro Grasso

Se avete seguito la mia bacheca Facebook, sapete che l’idea di abolire le tasse universitarie per tutti, proposta da Liberi & Uguali (che non è uno shampoo, ma è l’ex MDP/SEL/Possibile/Tsipras/Rivoluzionecivile/Rifondazione/robe così), mi sembra una stupidaggine. Non solo va a facilitare i più ricchi, invece di alzare a loro le tasse per finanziare gli altri; ma, sapendo come vanno le cose in Italia, finirebbe così: lo Stato vieta alle Università di incassare le tasse, ma poi non è in grado di rifinanziarle adeguatamente, lasciando gli Atenei con le casse vuote e molti più studenti da gestire, quindi peggiorando la qualità della didattica, dei servizi e del diritto allo studio a danno innanzi tutto dei meno abbienti, che ne hanno più bisogno.

In una discussione, ho incontrato un esponente di quel partito che ha invece rivendicato come i soldi ci siano, e lo stesso Grasso in un tweet lo abbia indicato: questa, e le altre misure di equità a spese pubbliche che questo nuovo partito vuole introdurre, sarebbero finanziate recuperando 16 miliardi all’anno di “mancati introiti, sgravi fiscali e sussidi indiretti a attività dannose per l’ambiente”, più tardi riassunti come “incentivi ai combustibili fossili”.

Io mi sono incuriosito, e mi sono messo a cercare di capire cosa siano concretamente questi “incentivi ai combustibili fossili” che L&U vuole tagliare; ho fatto una ricerca e ho trovato solo un comunicato di Legambiente di due anni fa, che passa due pagine a scagliarsi contro questi incentivi per poi dire che però è difficile sapere esattamente quali e quanti siano, anche se, naturalmente, è un complotto dei petrolieri: “Per Legambiente, siamo di fronte a un gravissimo caso di censura ed è chiara la volontà di fare in modo che di questo tema non si parli affinché nulla cambi” (giuro, non è un parlamentare grillino a parlare, è proprio Legambiente).

Alla fine, nella parte finale dell’articolo, si arriva a un elenco discorsivo che comprende le seguenti voci:
1) 4,6 miliardi di euro annui di “sconti sulle accise sui carburanti”, di cui 1,8 sono agevolazioni agli autotrasportatori e gli altri boh, non si sa cosa siano ma sicuramente ci sono;
2) 0,8 miliardi annui (4,8 miliardi in sei anni) di incentivi CIP6, che sono per le fonti “rinnovabili o assimilate”, e sicuramente in quell’assimilate si sono infilati tutti, a partire dagli inceneritori e probabilmente anche impianti a combustibile, ma quanto di quella cifra vada veramente a impianti a gasolio o gas non è dato sapere;
3) 0,03 miliardi annui di sussidi alle centrali a gasolio nelle isole minori;
4) una cifra imprecisata di “sussidi indiretti alle fonti fossili sotto la forma di sconti ai grandi consumatori di energia”, cioè gli sconti a volume che le grandi aziende negoziano sulla bolletta elettrica in regime di mercato, che secondo Legambiente sono un sussidio al petrolio;
5) 0,6 miliardi annui per il costo del servizio di interrompibilità istantanea, che è quello che permette di staccare alcuni carichi industriali quando la rete è a pieno carico evitando un blackout generalizzato;
6) 1,5 miliardi annui da sconti alle trivellazioni, cioè secondo Legambiente chi trivella in Italia paga troppo poco, quindi basta aumentargli le royalties dal 7% al 50% per incassare 1,5 miliardi in più;
7) 2,2 miliardi annui (6,5 miliardi in tre anni) di esenzioni/riduzioni sulle accise sui carburanti non meglio precisate (ma non erano già il punto 1?);
8) 2,2 miliardi annui di “finanziamenti internazionali”, che sarebbero i contributi italiani ai progetti di sviluppo delle estrazioni petrolifere in Africa e nel Terzo Mondo;
9) 4,15 miliardi annui (8,3 miliardi in due anni) di finanziamento di nuove strade e autostrade.

Sorvolo sul fatto che quasi tutte queste cifre sono di diversi anni prima, vengono da fonti terze e incoerenti tra loro, sono correlate da “si dice” e “pare che” e che in fondo all’articolo c’è una tabellina riassuntiva in cui molte delle stesse cifre, incluso il totale, sono diverse da quelle citate nel corpo dell’articolo: prendiamo per buoni i 16 miliardi annui della lista discorsiva (è la stessa cifra che fa Grasso, dunque penso che la sua fonte sia questa).

Ora, vediamo cosa succederebbe abolendo le varie voci di spesa:
1) Migliaia di posti di lavoro persi nell’autotrasporto e corrispondente rincaro diretto di tutte le merci nei supermercati, che in Italia viaggiano quasi sempre su gomma;
2) Aumento della bolletta energetica (se si eliminano i sussidi impropri per incamerarli, ammesso che ci siano), oppure nessun risparmio (se, come sarebbe logico, gli incentivi risparmiati su impianti fossili venissero reinvestiti davvero nelle rinnovabili);
3) Aumento della bolletta energetica per gli abitanti delle isole minori;
4) Questo è ridicolo: non si capisce come farebbe lo Stato a vietare gli sconti sul libero mercato energetico e soprattutto a farsi dare poi dalle grandi aziende la cifra equivalente allo sconto che avrebbero avuto;
5) Rischio di blackout generale stile 2003;
6) Qui sarei anche d’accordo, ma non è che se io aumento le tasse ai privati dal 7% al 50% il gettito aumenta in proporzione; è probabile che molte attività estrattive non sarebbero più convenienti e si fermerebbero, quindi bene per l’ambiente ma nessun incasso per lo Stato;
7) Boh? non si sa che cavolo siano e se esistano veramente;
8) Perdita di ricchezza e posti di lavoro nel Terzo Mondo (alla faccia di “aiutiamoli a casa loro”, L&U vuol tagliare la cooperazione) e perdita di commesse e lavoro per le aziende italiane che partecipano a questi progetti;
9) Tutti chiusi in casa o bloccati nel traffico; magari sarebbe giusto investire di meno in autostrade, ma in tal caso bisogna investire in mezzi di trasporto alternativi, dunque quei soldi non sarebbero disponibili (senza parlare del fatto che questi sono progetti di lungo periodo già in corso, quindi non li si può cancellare dall’oggi al domani).

Insomma: forse forse da questi 16 miliardi si può ricavare qualcosa, ma non ho trovato una sola voce che mi convinca davvero (forse la sesta, ma certamente per un importo molto inferiore agli 1,5 miliardi dichiarati). Certamente non sono coperture credibili; sono fuffa esattamente come quella sparata da tutti gli altri partiti, che in questo periodo hanno bisogno di spararle grosse per farsi notare. E dunque, permettetemi di concludere ancora una volta che la proposta di Grasso mi pare non solo sbagliata, ma pericolosa per la stabilità dell’Università italiana.

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