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Archivio per la categoria 'SinchËstèile'


martedì 5 Ottobre 2021, 08:09

Elezioni Torino 2021: risultati e commenti

Per prima cosa le informazioni utili, cioè la composizione del nuovo consiglio comunale di Torino salvo errori, omissioni e probabili ricorsi.

Se vince Lo Russo: centrosinistra 25 seggi (Lo Russo, PD 17, Lista Lo Russo 2, Sinistra Ecologista 2, Moderati 2, Lista Tresso 1), centrodestra 13 seggi (Damilano, Lista Damilano 4, FdI 3, Lega 3, Forza Italia 2), M5S 3 seggi (Sganga, M5S 2).

Se vince Damilano: centrodestra 25 seggi (Damilano, Lista Damilano 7, FdI 7, Lega 7, Forza Italia 3), centrosinistra 14 seggi (Lo Russo, PD 10, Lista Lo Russo 1, Moderati 1, Sinistra Ecologista 1), M5S 2 seggi (Sganga, M5S 1).

Poi i commenti: a parte i bestemmioni per Viale che resta fuori per un centinaio di voti di lista e per otto preferenze, è la giornata in cui perdono tutti tranne Lo Russo, anche se c’è ancora da giocare il secondo tempo e sarà il ballottaggio a confermare o ribaltare il risultato.

Pessima (mi scusino loro, anche se apprezzo comunque il tentativo e la fiducia in se stessi) la performance della “alternativa interna”: dopo aver strascicato le balle per mesi che Salizzoni, Tresso e persino Topolino avrebbero fatto meglio di Lo Russo come candidato sindaco e che con lui la sconfitta era certa, Lo Russo al primo turno lascia indietro Damilano di quasi cinque punti (e di quindicimila voti) ma loro portano la miseria di ottomila voti scarsi, facendo peggio di qualsiasi altra lista del centrosinistra tranne i superstiti di Articolo Uno; persino i Moderati gli danno la pasta. Lo Russo sarebbe stato primo anche senza di loro, ma siccome è intelligente, eviterà di umiliarli perché al ballottaggio ogni voto conta e non è il momento delle ripicche.

Brutta anche la performance della Lega, che arriva addirittura terza nel centrodestra, dove a vincere a sorpresa è la lista Damilano – un bel segnale per Salvini e Meloni, tipo “meno vi fate vedere a Torino e meglio è”. Mi spiace per Mecu Beccaria che raccoglie 160 voti in tutto e resta lontanissimo dall’elezione; direi che il popolo granata non se l’è filato proprio.

Complimenti invece a Enzo Liardo, un democristiano tra gli (ex?) fascisti che fa il record di preferenze del centrodestra, oltre 1700, e sono tutte meritate. Certo immagino le teste di cavallo che gli faranno trovare i suoi nuovi amici.

Un abbraccio di cuore al mio amico Davide Ricca, la cui operazione Progresso Torino è stata un discreto disastro (0,75%), ma non poteva essere altrimenti, e comunque lui non si merita tutto questo. Conta anche il fatto che il peso elettorale delle madamine Sì Tav, come ampiamente prevedibile, richiede un microscopio per essere trovato. Unica consolazione, Giachino ha fatto pure peggio.

Tra i minori, mi spiace per D’Orsi; come al solito, se i comunisti si presentassero uniti invece che divisi in cinquanta liste eleggerebbero almeno un consigliere, e invece così tutti fuori. La stessa cosa, ma stavolta per fortuna, si può dire dei no vax; ammetto che Mattei non è andato male, il due per cento non è pochissimo, ma comunque è rimasto lontano dalla soglia dell’elezione.

E poi… c’è il M5S. Voi penserete che io stia aspettando questo momento da cinque anni, e invece no, sono solo senza parole: già il 10% sarebbe stato un disastro, ma Sganga si ferma al 9 pulito e la lista addirittura arriva a stento all’8, rispetto al 30 per cento di cinque anni fa. Non voglio dire, ma se io nel 2011, da sconosciuto con seimila euro di budget, portai a casa 22.500 voti da sindaco e 21.000 voti di lista, e Sganga, da erede della sindaca uscente e primo partito in parlamento con visibilità su tutti i media, si ferma a 28.500 e 24.000, forse qualche problemino c’è.

Alle elezioni si raccoglie ciò che si è seminato e se evidentemente io e Chiara per cinque anni avevamo seminato bene, Chiara e il suo stormo di 24 consiglieri in questi cinque anni hanno solo seminato delusione. Come giudicare gente che per cinque anni è stata presidente di commissione, vicepresidente di consiglio, coinvolta in maggioranza in questa e quella vicenda in cui avrebbe avuto opportunità per servire i cittadini, risolvere problemi e raccogliere poi la gratitudine alle urne, e invece si ripresenta e prende 80, 50, 40 preferenze? Se neanche i tuoi parenti ti hanno rivotato vuol dire che hai fatto davvero disastri.

Complimenti però a Tea Castiglione, che a sorpresa straccia tutti tranne il capolista e fa vedere agli altri come si fa bene il consigliere, persino in una circoscrizione; se vince Lo Russo entrerà in consiglio comunale. E complimenti anche a Albano e Iaria che pur non entrando sono gli unici che si salvano un po’. Per il resto, spero di vedere un po’ di autocritica e magari le scuse alla città per una figura di emme epocale, e per una grossa opportunità storica gettata alle ortiche.

Per il resto, vedremo: l’unico modo in cui Lo Russo può perdere è che si scateni una ondata popolare di “chiunque ma non il PD” che riporti alle urne chi stavolta è stato a casa. Però non è più il 2016; in politica i pendoli ritornano, e dopo aver provato sulla propria pelle l’alternativa, secondo me a questo giro tanta gente penserà “alla fin fine a Torino il centrosinistra, turandosi il naso, è il meno peggio di tutti”, che poi è quel che penso io da un po’. Lo Russo invece deve addormentare la partita e conservare l’1-0 che ha adesso, e spero che ce la farà. Ma che non faccia apparentamenti, eh!

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giovedì 12 Agosto 2021, 13:46

Molte stelle fa

Oggi vi racconto un aneddoto.

Era il 2009 ed era la prima volta che in Piemonte si presentavano alle elezioni le liste “grilline”: una a Rivoli, con candidato sindaco Ivan Della Valle, e una per la provincia di Torino, con candidato presidente il sottoscritto. Era un periodo di grandi ideali e grandi discussioni ideologiche, ma uno dei pilastri era indiscusso: dovevamo candidarci come “portavoce dei cittadini”, non per noi stessi e per il nostro ego. Anche la comunicazione doveva quindi centrarsi sul programma e non sul candidato, e assolutamente mai sulla sua immagine personale.

La cosa era interpretata rigidamente: ancora nel 2010 alle regionali, e poi nel 2011 quando mi candidai sindaco, non ci fu mai da nessuna parte un manifesto con la foto del candidato, nonostante tutti i manuali di marketing politico intimassero il contrario. Già ci fu grande controversia prima di ammettere che si potessero fare dei “santini” per raccogliere i voti degli amici dei singoli candidati, anche questi però uguali per tutti, centrati sul programma e al massimo con una fototessera del soggetto.

Bene, in quel 2009, qualche settimana prima del voto, ero a Bologna per un mio impegno di lavoro e camminavo per tornare a prendere il treno quando mi squillò il telefono. Era un giornalista della Stampa, non ricordo più chi, ma il primo che decise di menzionare questa listarella sconosciuta in un articoletto di taglio basso. Mi fece le domande, io risposi, e poi mi disse: mi puoi mandare una tua foto? Io rabbrividii, e dissi: assolutamente no, noi vogliamo solo far vedere il simbolo. Lui insistette, disse che ero un perfetto sconosciuto e che la gente voleva vedere la mia faccia, che senza foto l’articolo non aveva senso, e alla fine ci accordammo: gli mandai una foto piccolissima che fu pubblicata in un quadratino non più grande di due centimetri per due.

Apriti cielo! Per una settimana partì un processo ideologico (uno dei tanti che ho subito negli anni, a dire il vero) accusandomi di avere tradito il gruppo e gli ideali per vanità personale. Alla fine, facendo notare che comunque il giornale non lo facevamo noi e non è nemmeno bello che la politica ordini ai giornalisti come fare gli articoli, finì con un “per questa volta passi”.

Stamattina immaginavo come avrebbero reagito i militanti pentastellati del 2009 – praticamente tutti ormai fuori dal Movimento, persino quelli che hanno poi fatto un po’ di carriera politica, tranne forse un paio che evidentemente dal principio puntavano a metter radici – nel vedere un manifesto come quello della foto, con la candidata in posa studiata con un sorriso accecante, la Mole strategicamente piazzata sullo sfondo, la collezione di simboli sotto, e multipli strati di Photoshop.

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giovedì 18 Febbraio 2021, 13:27

Un veloce riassunto di presente e futuro del M5S

Riassumendo:

Prossimi passaggi:

  • Crimi espelle i 15 senatori
  • i 15 senatori contestano l’espulsione perché Crimi è stato abolito
  • la Raggi annuncia la sua ricandidatura a sindaca di Roma (non c’entra, ma l’ha già annunciata almeno cinque volte senza che nessuno nel M5S la degnasse di attenzione)
  • Casaleggio espelle Crimi
  • Grillo espelle Casaleggio
  • Di Battista espelle Grillo
  • Di Maio espelle Di Battista
  • la Raggi annuncia di nuovo la sua ricandidatura a sindaca di Roma
  • Di Maio si candida a sindaco di Roma per il PD
  • Conte espelle Di Maio
  • una intelligenza artificiale segretamente lasciata da Casaleggio su Rousseau prima di essere espulso espelle Conte
  • un tribunale riammette i 15 senatori nel gruppo M5S, allora se ne vanno tutti gli altri
  • su Rousseau viene eletto un nuovo direttivo composto da Scanzi, Travaglio, Gabanelli, Fusaro e il Gabibbo
  • il Gabibbo espelle Travaglio
  • Scanzi espelle il Gabibbo
  • parte una battaglia legale tutti contro tutti per il simbolo, fin che un tribunale non stabilisce che è di proprietà di Mastella
  • Draghi espelle tutto il Parlamento e tra due ali di folla diventa presidente di tutto a vita.
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martedì 9 Febbraio 2021, 18:24

I giornali, l’antisemitismo e il disprezzo per gli ultimi

Premetto, giusto per chiarezza, che a me regolarmente danno del sionista antipalestinese e amico di Israele, quindi credo di poter parlare dello scandaloso post di Monica Amore senza poter essere accusato di antisemitismo più o meno coperto.

Naturalmente quella vignetta (che non ho visto: mi baso sui racconti) è una schifezza, e qualsiasi altra persona se ne sarebbe resa conto prima di condividerla. Ma Monica no, perché è fatta così, perché (e in questo non potremmo essere più diversi) la sua storia, la sua cultura, il suo approccio alla vita la portano a credere possibili cose che io definirei immediatamente complotti, bufale e propaganda, e perché anche dei tragici riferimenti culturali ovvi a chiunque altro possono volare alto sopra la sua testa.

Ma allora, vi chiederete, perché una persona così sta nel consiglio comunale di Torino? (E non per sbaglio: alle elezioni prese 565 preferenze, che per dire furono quasi il triplo di quelle di un attuale assessore.) Beh, è semplice: perché è una persona che si sbatte davvero e con impegno per gli altri, per quelli come lei. Per gente, ed è tanta, che non ha avuto la fortuna che ho avuto io, quella di partire da condizioni sociali che garantivano un minimo di solidità economica e un facile accesso all’istruzione superiore e alla conoscenza, e che fatica a capire le complessità del mondo, ma ha uguale bisogno, e soprattutto uguale diritto, di essere ascoltata dalle istituzioni. Per gente che proprio per il suo livello culturale finisce sempre presa in giro da tutti, e poi turlupinata, e poi fregata ancora, nel lavoro, nei contratti, nella burocrazia, nelle cose di tutti i giorni, da quelle élite che poi la guardano anche dall’alto in basso perché è “ignorante”.

Se avessi visto per tempo il post in questione, avrei fatto l’unica cosa che aveva un senso fare: spiegare a Monica cosa volevano dire davvero quelle figure, e magari farla parlare con qualche amico ebreo che potesse efficacemente farle capire cos’è davvero l’antisemitismo e cosa concretamente abbia voluto dire nelle vite di milioni di persone.

Di sicuro non mi sarei affrettato a scaricarla come hanno fatto i vertici del M5S: capisco che davanti alla pressione della stampa sia difficile fare altrimenti, ma i voti di Monica e delle persone che rappresenta hanno fatto tanto comodo per vincere le elezioni, e i voti ricevuti vanno sempre rispettati e onorati. Di sicuro non mi sarei precipitato a prendere in giro la sua cultura e il suo curriculum vuoto come hanno fatto oggi diversi esponenti del PD, dimostrando di non avere più alcuna idea di quale dovrebbe essere in teoria la fascia sociale rappresentata dal centrosinistra.

Men che meno, però, avrei reagito come hanno reagito i giornali in oggetto: perché è evidente a me, e credo pure a Monica, che il direttore de La Stampa che pubblica una reazione video intitolata “Il post di Monica Amore con le vignette antisemite è un gesto infame: cosa ne pensano i vertici di M5S?” non ha come obiettivo prioritario quello di combattere l’antisemitismo; sta più che altro montando il caso il più possibile per mettere in difficoltà il M5S ai massimi livelli.

Mi sembra pure questo un uso strumentale, e dannoso, della questione; di sicuro una reazione del genere non aiuta le persone che fanno girare quel tipo di vignetta a capire e superare i propri pregiudizi e tutti i tristi luoghi comuni sugli ebrei ricchi che controllano i media. Ma soprattutto, ironicamente, questa reazione prova a posteriori che, se si eliminano le caricature antisemite e ci si limita alla partigianeria dell’informazione italiana, il post di Monica aveva davvero molto senso.

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martedì 5 Gennaio 2021, 19:12

Sulle prossime elezioni comunali

Oggi mi hanno girato questo appello per la nascita di una lista civica di centrosinistra per le prossime elezioni comunali (l’appello, se ben capisco, è perché ne nasca una sola invece di tante in concorrenza tra di loro). Lo riporto qui, per chi può essere interessato, e colgo l’occasione per qualche commento o confessione personale.

Naturalmente mi fa piacere che alcuni dei firmatari dell’appello abbiano pensato a me come una persona potenzialmente da coinvolgere. Un po’ mi sorprende anche, perché diversi degli attuali esponenti del PD cittadino, pur nell’ambito di ampia e reciproca stima, mi hanno sempre considerato un po’ troppo liberale e liberista per il centrosinistra, nonostante io in tutta la mia “carriera” di elettore abbia sempre, tranne che nel periodo M5S, votato da quella parte (un paio di volte persino comunista… ah, la gioventù 😃 ). Ma va detto che al giorno d’oggi le differenze ideologiche sono minime e c’è una grande area grigia al centro in cui probabilmente ricado anch’io, a maggior ragione in una elezione amministrativa.

Come ben sa chi mi segue da sempre, considero le cariche elettive come una forma alta di servizio pubblico, nella quale bisogna darsi da fare e mettere le proprie energie e competenze al servizio della “clientela” che ti paga lo stipendio, cioè dei cittadini. Quando l’ho fatto credo di averlo fatto bene, sia quantitativamente che qualitativamente; almeno, questo è il responso che ho avuto più o meno da chiunque, tranne che dalla base e dalla dirigenza del M5S.

Allo stesso tempo, se la mia esperienza in politica è finita come è finita, e al di là delle evidenti dinamiche degenerative interne al Movimento 5 Stelle una volta annusato il potere, vuol dire che probabilmente non sono così adatto a questo tipo di attività.

Ammetto – non so se l’ho mai detto prima – che sedere in Sala Rossa era un sogno che avevo fin da ragazzo. Quando si è realizzato, per un breve lasso di tempo ho pensato che forse avevo trovato la mia strada, un modo di esprimere un certo talento con soddisfazione reciproca, mia e della collettività; ma quello che è successo dopo mi ha fatto abbandonare questa idea. E poi, dopo il modo in cui è finita l’altra volta, non so con che faccia potrei di nuovo chiedere il voto a chicchessia, né come potrei ottenerlo.

Per quanto dunque sia sempre ben disposto a partecipare a uno scambio di idee sul futuro di questa città, non credo che abbia molto senso una mia partecipazione attiva alla prossima elezione comunale. Ma se qualcuno di voi vuole provarci, perché no: per me, è stata comunque una esperienza che valeva assolutamente la pena di essere vissuta.

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lunedì 5 Ottobre 2020, 19:11

Odio su strada

La nuova pista ciclabile di strada antica di Collegno, realizzata dal Comune “dall’alto”, dove non c’era molto spazio e dove nel quartiere non la volevano, non smette di creare polemiche.

A me spiace che tra le associazioni dell’orgoglio ciclista (più il Comune, schierato dalla loro parte) e i residenti non si riesca ad avere un dialogo utile, ma soltanto uno scambio di invettive e (specie da parte del Comune) posizioni ideologiche che alla fine esprimono soprattutto disprezzo per i cittadini che l’amministrazione dovrebbe servire.

Se da una parte creare ciclabili e promuovere la mobilità alternativa è sacrosanto, dall’altra i problemi segnalati sono reali e creano danni reali a chi vive lì. Indubbiamente il traffico lì è molto rallentato rispetto a prima, come anche, per citare un caso che conosco bene vivendoci davanti, sul controviale di corso Lecce; restringere la corsia così tanto strozza il traffico, non solo perché le auto vanno più piano (il che è positivo su strade residenziali, meno quando si tratta di vie su cui scorre ogni giorno il traffico pendolare a media-lunga distanza) ma perché bastano uno che deve parcheggiare, un camion dell’immondizia, anche solo una portiera aperta per bloccare il traffico e creare una fila di auto sgasanti, che talvolta arriva fino a bloccare l’incrocio precedente creando intasamenti a catena, rumore e inquinamento.

Una normale mattina in corso Lecce accanto alla nuova ciclabile.

Alla fine, si tratta di scelte e nelle scelte ci sta anche quella di ridurre lo spazio per le auto per aumentare quello per le bici. Tuttavia, una buona amministrazione si adopererebbe per trovare comunque soluzioni che riducano l’impatto negativo; magari recuperando i parcheggi in qualche strada adiacente, o magari facendo due piste monodirezionali più strette su due vie parallele invece che una pista più larga su una strada sola. Qui, invece, abbiamo un Comune che gode a veder soffrire chi usa l’auto e persino chi semplicemente abita sul tracciato della nuova pista.

Le auto non spariranno perché c’è la ciclabile, perché quella del tizio che prende la macchina per fare duecento metri che potrebbe fare a piedi e poi la lascia in doppia fila è prevalentemente una caricatura: ci sono indubbiamente parecchie persone che fanno così, ma la grande maggioranza di quelli che prendono la macchina lo fanno perché ne hanno bisogno, a maggior parte in un momento storico in cui le stesse amministrazioni che si lamentano dell’uso dell’auto non hanno fatto praticamente nulla di concreto per offrire un servizio di trasporto pubblico sicuro e non affollato in tempo di pandemia, né hanno aiutato il ricambio delle vecchie auto con incentivi significativi, come hanno fatto in Lombardia.

Con l’auto di massa – magari elettrica, magari condivisa, sperabilmente più piccola, ma sempre auto – dovremo convivere ancora per un bel po’; io spero che la prossima amministrazione comunale, pur continuando a fare piste ciclabili, le farà con più buon senso, con meno cattiveria e con meno odio.

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martedì 22 Settembre 2020, 19:38

Una domanda sulla condanna di Chiara Appendino

So che volete un commento sulla condanna di Chiara, ma io invece ho una domanda. Non è per lei, che di fronte alla scelta se rimanere nel M5S o rimanere sindaca ha scelto la seconda. Se mai, la domanda è per i suoi consiglieri.

Chiara Appendino non è certo il primo esponente del M5S che, di fronte a una regola del Movimento che la obbligherebbe a lasciare la poltrona, sceglie invece di andarsene per non mollarla. Tuttavia, in passato quelli che facevano questa scelta erano i più reietti, i “fuoriusciti”, accusati di poltronismo e quant’altro persino quando erano chiaramente motivati da una divergenza di idee e non da interessi personali. Era assolutamente fuori discussione che quelli rimasti nel M5S potessero ancora collaborare con loro, figurarsi sostenerli nella loro nuova posizione di parlamentare, consigliere o sindaco non più del Movimento.

Bene, io non capisco allora come facciano gli attuali consiglieri del M5S a rimanere nel Movimento e allo stesso tempo a sostenere una sindaca che ne è uscita. Non mi pare nemmeno che le regole del M5S lo consentano. Continuare a sostenere Chiara equivale a dire che la regola del M5S che dice che i condannati (oltretutto condannati per falso in atto pubblico, non per un discutibile reato d’opinione) si devono dimettere è sbagliata, o perlomeno che ammette eccezioni – e come diceva Gianroberto Casaleggio, ogni volta che deroghi a una regola praticamente la cancelli.

Mi stupisce che i consiglieri, specie quelli che hanno sempre rivendicato il loro attaccamento ai principi delle origini, cedano proprio sul punto dei condannati, uno dei pochissimi rimasti ancora in piedi. Chissà se qualcuno di loro vorrà spiegare.

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sabato 16 Maggio 2020, 16:19

Ti conosco mascherina

16 aprile. Cirio annuncia: “cinque milioni di mascherine per tutti i piemontesi”. Il costo è di 6 milioni di euro (1,20 euro a mascherina chirurgica). Forse le pagavo meno io comprandone cento in farmacia, ma lasciamo stare.

2 maggio. Il Comune di Torino annuncia: “arrivate le mascherine dalla Regione, da lunedì 4 inizia la distribuzione, ve le porteranno a casa gli amministratori di condominio”. Appendino fa un video su Facebook.

4 maggio. La Regione rende obbligatorie le mascherine in tutti i luoghi chiusi accessibili al pubblico e sui mezzi pubblici, ma nessuno a Torino ne ha ancora ricevuta mezza. In attesa delle istituzioni, i torinesi si sono arrangiati per i fatti propri da un pezzo, magari pagando le mascherine chirurgiche quattro euro l’una o cucendosele da soli.

6 maggio. Gli amministratori di condominio giustamente fanno notare che consegnare le mascherine a casa a tutti ha un costo che il Comune non paga, quindi lo faranno pagare ai condomini. Nessuno ci aveva pensato, ma comunque per i poitici è colpa degli amministratori di condominio. Nel frattempo, le mascherine non sono ancora arrivate.

8 maggio. Il Comune di Torino annuncia: “è iniziata oggi la distribuzione delle mascherine”. Appendino si fa un selfie su Facebook, in posa con un pacco di mascherine in mano.

9 maggio. Molti amministratori comunicano che il Comune, dopo i primi pacchi di mascherine, gli ha spostato in avanti la date di ritiro di una settimana. Quasi nessuno in città ha avuto le mascherine, che poi si scoprono essere una per ogni nucleo familiare, probabilmente contando sul fatto che in ogni famiglia sia rimasta solo una persona che non è né disoccupata né in quarantena da settimane in attesa di un tampone.

11 maggio. Il Comune annuncia ufficialmente la “riprogrammazione del piano di distribuzione agli amministratori di condominio”. Le consegne sono ferme. I giornali titolano: “Coronavirus, a Torino il pasticcio delle mascherine gratis”. Appendino, su Facebook, si vanta di avere appena riasfaltato corso Potenza: le mascherine sono ufficialmente un problema del passato.

16 maggio. Il povero Unia viene mandato avanti a dare la cattiva notizia: anche se meno della metà delle famiglie torinesi ne ha avuta una, la distribuzione delle mascherine è sospesa a tempo indeterminato e non si sa quando potrà riprendere. Su Facebook Appendino da una settimana parla solo più di piste ciclabili (anche se non farà nemmeno quelle, disegnerà solo delle bici sui controviali con la vernice).

In tutto questo fiume di annunci quasi mai seguiti da fatti, l’unica cosa che la politica per settimane si è quasi sempre dimenticata di dire è che i soldi per le mascherine non erano nemmeno i loro: venivano dalle donazioni dei piemontesi.

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giovedì 14 Maggio 2020, 19:52

La torta di riso abbonda

Ho conosciuto Alice Salvatore da Genova nel 2014. C’erano le elezioni europee insieme alle regionali piemontesi, e organizzammo un grande comizio del M5S in piazza Castello per presentare i candidati. Lei venne su apposta fino a Torino e si presentò da noi scortata da un personal assistant (non ricordo chi fosse, spero un amico volontario, però le correva dietro come un consulente d’immagine), e piantò una scenata unica perché secondo lei, visto che alle europee Piemonte e Liguria sono insieme, dovevamo darle il microfono in mano e farle fare mezz’ora di comizio alla folla per garantire una “competizione equa” per le preferenze. Mi scuso per aver privato i torinesi di quell’esperienza; sicuramente avrebbe conquistato migliaia di voti. In compenso, credo di essermi conquistato io un nemico interno (non che scarseggiassero).

Negli anni successivi io ero già ai margini e piuttosto deluso, ma seguii a distanza tramite amici le sue performance liguri. Lascerò ad altri, se vorranno, il racconto dei dettagli, ma la Salvatore si distinse da subito per la sua totale fedeltà ai vertici e per la grande aggressività nell’attaccare le persone che esprimevano una qualunque idea pensante e non allineata, a partire dallo storico consigliere genovese Paolo Putti.

Ottenuta candidatura ed elezione in Regione, il suo capolavoro furono le elezioni comunali genovesi del 2017, in cui “spintaneamente” prima Putti e poi Cassimatis furono fatti da parte per assegnare la candidatura a sindaco alla terza scelta Pirondini, da lei molto caldeggiato. Fu sempre più flop, e alla fine il M5S, pur veleggiando oltre il 30% alle politiche, non è andato mai nemmeno vicino a conquistare né il sindaco né la Regione.

Arriviamo così alle prossime elezioni regionali di quest’anno, dove evidentemente lei dava per scontato di essere di nuovo candidata a presidente, con la rielezione e lo stipendio assicurato per altri cinque anni; e aveva anche vinto la votazione tra gli attivisti su Russò (non una sorpresa, visto che quelli a cui lei non piaceva sono fuori dal Movimento da un pezzo).

Lo scenario politico però è cambiato, e poco dopo Russò ha anche deciso che bisognava allearsi col PD, logicamente con un altro candidato presidente, che non fosse di nessuno dei due partiti. Dopo due mesi di congelamento da lockdown è arrivata la sua risposta: da volto-selfie del M5S ligure senza mai una critica e pronta alla competizione elettorale, una improvvisa e profonda epifania l’ha portata in coscienza al dissidio totale verso il M5S di oggi, in cui non si riconosce più.

E così, ha deciso di candidarsi lo stesso a presidente, ma con un suo nuovo movimento politico, ripercorrendo ironicamente gli stessi passi degli esecrati Putti e Cassimatis, al tempo ampiamente accusati di tradimento.

Il movimento si chiama “IL BUONSENSO”, e come vedete nella foto la scritta e il tipo di caratteri nel simbolo sono circa gli stessi de “IL BUON RISO”, ha solo cambiato un paio di lettere. In linea con la sua nota modestia, il simbolo contiene anche il suo nome a caratteri cubitali e persino un disegno del suo volto. Cosa pensare? Come si usa dire in questi casi, il suo probabile destino è il prefisso telefonico (zerodieci per cento).

Ma non riesco nemmeno più a incazzarmi: detto tra noi, chi se ne frega. Son solo qui a chiedermi come sia nata la maledizione di noi italiani, costretti invariabilmente, nonostante i tentativi, a subire un mondo politico che non ci disgusta nemmeno più, ma ci fa solo ridere amaro, sapendo che il buon riso è ormai l’unica cosa che la nostra classe politica è ancora in grado di darci.

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lunedì 6 Gennaio 2020, 21:46

Una nota storica sulla candidatura a sindaco di Appendino

Vedo in giro la polemica suscitata da una intervista di Marco Canestrari che afferma che la candidatura a sindaco di Torino di Chiara Appendino nel 2016 fu decisa dall’alto da Davide Casaleggio, con conseguenti smentite degli attuali eletti M5S che assicurano di averla scelta loro. Dove sta la verità? Beh, sta nel mezzo.

E’ vero che il 7 novembre 2015 ci fu una assemblea generale degli attivisti M5S in cui Chiara fu nominata candidato sindaco per acclamazione, in assenza di altri candidati (ce n’erano un paio, sostanzialmente sconosciuti persino a me, che prima della votazione si alzarono e si scusarono tanto per aver sbagliato ad offrirsi, ritirandosi e sostenendo Chiara).

E’ anche vero però che già il 28 ottobre 2015 la “candidatura unanime” di Chiara fu annunciata sul Fatto Quotidiano come cosa fatta, tramite un articolo non firmato. Inoltre, il 30 ottobre, ultimo giorno dell’assemblea ANCI che si teneva a Torino, io incontrai Nogarin, allora sindaco di Livorno, che mi prese da parte e mi disse che quell’articolo era stato fatto uscire da Casaleggio in persona, e di sostenere Chiara anch’io, proponendomi piuttosto come suo vice per il bene e l’unità del M5S.

Alla fine, qualunque votazione avrebbe comunque portato alla scelta di Chiara, perché le alternative erano state allontanate e screditate con un lavoro di almeno due anni, condiviso con gli allora leader regionali e almeno approvato, se non richiesto, da Milano. Ma ci fu certamente una scelta comunicativa pianificata e organizzata nel far uscire la sua candidatura come risultato di una acclamazione unanime, pensando che ne avrebbe lanciato con successo (come è stato) la campagna contro Fassino. Non sapevo dell’incontro privato tra Appendino, suo marito, Bono e Casaleggio avvenuto a inizio ottobre 2015, di cui parla oggi Lo Spiffero e in cui si sarebbe presa questa decisione, ma mi sembra estremamente verosimile.

Non mi pare niente di troppo sconvolgente, visto che tutti i partiti funzionano così; già allora le idee originali del Movimento erano decadute da un pezzo, sostituite dall’ambizione di potere a cui tutto veniva piegato. Semplicemente, molti di noi della prima ora, compresi tanti che quel 7 novembre alzarono la manina in buona fede credendo di contare davvero qualcosa, non l’avevano ancora capito appieno.

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