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Archivio per la categoria 'SinchËstèile'


martedì 5 Gennaio 2021, 19:12

Sulle prossime elezioni comunali

Oggi mi hanno girato questo appello per la nascita di una lista civica di centrosinistra per le prossime elezioni comunali (l’appello, se ben capisco, è perché ne nasca una sola invece di tante in concorrenza tra di loro). Lo riporto qui, per chi può essere interessato, e colgo l’occasione per qualche commento o confessione personale.

Naturalmente mi fa piacere che alcuni dei firmatari dell’appello abbiano pensato a me come una persona potenzialmente da coinvolgere. Un po’ mi sorprende anche, perché diversi degli attuali esponenti del PD cittadino, pur nell’ambito di ampia e reciproca stima, mi hanno sempre considerato un po’ troppo liberale e liberista per il centrosinistra, nonostante io in tutta la mia “carriera” di elettore abbia sempre, tranne che nel periodo M5S, votato da quella parte (un paio di volte persino comunista… ah, la gioventù 😃 ). Ma va detto che al giorno d’oggi le differenze ideologiche sono minime e c’è una grande area grigia al centro in cui probabilmente ricado anch’io, a maggior ragione in una elezione amministrativa.

Come ben sa chi mi segue da sempre, considero le cariche elettive come una forma alta di servizio pubblico, nella quale bisogna darsi da fare e mettere le proprie energie e competenze al servizio della “clientela” che ti paga lo stipendio, cioè dei cittadini. Quando l’ho fatto credo di averlo fatto bene, sia quantitativamente che qualitativamente; almeno, questo è il responso che ho avuto più o meno da chiunque, tranne che dalla base e dalla dirigenza del M5S.

Allo stesso tempo, se la mia esperienza in politica è finita come è finita, e al di là delle evidenti dinamiche degenerative interne al Movimento 5 Stelle una volta annusato il potere, vuol dire che probabilmente non sono così adatto a questo tipo di attività.

Ammetto – non so se l’ho mai detto prima – che sedere in Sala Rossa era un sogno che avevo fin da ragazzo. Quando si è realizzato, per un breve lasso di tempo ho pensato che forse avevo trovato la mia strada, un modo di esprimere un certo talento con soddisfazione reciproca, mia e della collettività; ma quello che è successo dopo mi ha fatto abbandonare questa idea. E poi, dopo il modo in cui è finita l’altra volta, non so con che faccia potrei di nuovo chiedere il voto a chicchessia, né come potrei ottenerlo.

Per quanto dunque sia sempre ben disposto a partecipare a uno scambio di idee sul futuro di questa città, non credo che abbia molto senso una mia partecipazione attiva alla prossima elezione comunale. Ma se qualcuno di voi vuole provarci, perché no: per me, è stata comunque una esperienza che valeva assolutamente la pena di essere vissuta.

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lunedì 5 Ottobre 2020, 19:11

Odio su strada

La nuova pista ciclabile di strada antica di Collegno, realizzata dal Comune “dall’alto”, dove non c’era molto spazio e dove nel quartiere non la volevano, non smette di creare polemiche.

A me spiace che tra le associazioni dell’orgoglio ciclista (più il Comune, schierato dalla loro parte) e i residenti non si riesca ad avere un dialogo utile, ma soltanto uno scambio di invettive e (specie da parte del Comune) posizioni ideologiche che alla fine esprimono soprattutto disprezzo per i cittadini che l’amministrazione dovrebbe servire.

Se da una parte creare ciclabili e promuovere la mobilità alternativa è sacrosanto, dall’altra i problemi segnalati sono reali e creano danni reali a chi vive lì. Indubbiamente il traffico lì è molto rallentato rispetto a prima, come anche, per citare un caso che conosco bene vivendoci davanti, sul controviale di corso Lecce; restringere la corsia così tanto strozza il traffico, non solo perché le auto vanno più piano (il che è positivo su strade residenziali, meno quando si tratta di vie su cui scorre ogni giorno il traffico pendolare a media-lunga distanza) ma perché bastano uno che deve parcheggiare, un camion dell’immondizia, anche solo una portiera aperta per bloccare il traffico e creare una fila di auto sgasanti, che talvolta arriva fino a bloccare l’incrocio precedente creando intasamenti a catena, rumore e inquinamento.

Una normale mattina in corso Lecce accanto alla nuova ciclabile.

Alla fine, si tratta di scelte e nelle scelte ci sta anche quella di ridurre lo spazio per le auto per aumentare quello per le bici. Tuttavia, una buona amministrazione si adopererebbe per trovare comunque soluzioni che riducano l’impatto negativo; magari recuperando i parcheggi in qualche strada adiacente, o magari facendo due piste monodirezionali più strette su due vie parallele invece che una pista più larga su una strada sola. Qui, invece, abbiamo un Comune che gode a veder soffrire chi usa l’auto e persino chi semplicemente abita sul tracciato della nuova pista.

Le auto non spariranno perché c’è la ciclabile, perché quella del tizio che prende la macchina per fare duecento metri che potrebbe fare a piedi e poi la lascia in doppia fila è prevalentemente una caricatura: ci sono indubbiamente parecchie persone che fanno così, ma la grande maggioranza di quelli che prendono la macchina lo fanno perché ne hanno bisogno, a maggior parte in un momento storico in cui le stesse amministrazioni che si lamentano dell’uso dell’auto non hanno fatto praticamente nulla di concreto per offrire un servizio di trasporto pubblico sicuro e non affollato in tempo di pandemia, né hanno aiutato il ricambio delle vecchie auto con incentivi significativi, come hanno fatto in Lombardia.

Con l’auto di massa – magari elettrica, magari condivisa, sperabilmente più piccola, ma sempre auto – dovremo convivere ancora per un bel po’; io spero che la prossima amministrazione comunale, pur continuando a fare piste ciclabili, le farà con più buon senso, con meno cattiveria e con meno odio.

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martedì 22 Settembre 2020, 19:38

Una domanda sulla condanna di Chiara Appendino

So che volete un commento sulla condanna di Chiara, ma io invece ho una domanda. Non è per lei, che di fronte alla scelta se rimanere nel M5S o rimanere sindaca ha scelto la seconda. Se mai, la domanda è per i suoi consiglieri.

Chiara Appendino non è certo il primo esponente del M5S che, di fronte a una regola del Movimento che la obbligherebbe a lasciare la poltrona, sceglie invece di andarsene per non mollarla. Tuttavia, in passato quelli che facevano questa scelta erano i più reietti, i “fuoriusciti”, accusati di poltronismo e quant’altro persino quando erano chiaramente motivati da una divergenza di idee e non da interessi personali. Era assolutamente fuori discussione che quelli rimasti nel M5S potessero ancora collaborare con loro, figurarsi sostenerli nella loro nuova posizione di parlamentare, consigliere o sindaco non più del Movimento.

Bene, io non capisco allora come facciano gli attuali consiglieri del M5S a rimanere nel Movimento e allo stesso tempo a sostenere una sindaca che ne è uscita. Non mi pare nemmeno che le regole del M5S lo consentano. Continuare a sostenere Chiara equivale a dire che la regola del M5S che dice che i condannati (oltretutto condannati per falso in atto pubblico, non per un discutibile reato d’opinione) si devono dimettere è sbagliata, o perlomeno che ammette eccezioni – e come diceva Gianroberto Casaleggio, ogni volta che deroghi a una regola praticamente la cancelli.

Mi stupisce che i consiglieri, specie quelli che hanno sempre rivendicato il loro attaccamento ai principi delle origini, cedano proprio sul punto dei condannati, uno dei pochissimi rimasti ancora in piedi. Chissà se qualcuno di loro vorrà spiegare.

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sabato 16 Maggio 2020, 16:19

Ti conosco mascherina

16 aprile. Cirio annuncia: “cinque milioni di mascherine per tutti i piemontesi”. Il costo è di 6 milioni di euro (1,20 euro a mascherina chirurgica). Forse le pagavo meno io comprandone cento in farmacia, ma lasciamo stare.

2 maggio. Il Comune di Torino annuncia: “arrivate le mascherine dalla Regione, da lunedì 4 inizia la distribuzione, ve le porteranno a casa gli amministratori di condominio”. Appendino fa un video su Facebook.

4 maggio. La Regione rende obbligatorie le mascherine in tutti i luoghi chiusi accessibili al pubblico e sui mezzi pubblici, ma nessuno a Torino ne ha ancora ricevuta mezza. In attesa delle istituzioni, i torinesi si sono arrangiati per i fatti propri da un pezzo, magari pagando le mascherine chirurgiche quattro euro l’una o cucendosele da soli.

6 maggio. Gli amministratori di condominio giustamente fanno notare che consegnare le mascherine a casa a tutti ha un costo che il Comune non paga, quindi lo faranno pagare ai condomini. Nessuno ci aveva pensato, ma comunque per i poitici è colpa degli amministratori di condominio. Nel frattempo, le mascherine non sono ancora arrivate.

8 maggio. Il Comune di Torino annuncia: “è iniziata oggi la distribuzione delle mascherine”. Appendino si fa un selfie su Facebook, in posa con un pacco di mascherine in mano.

9 maggio. Molti amministratori comunicano che il Comune, dopo i primi pacchi di mascherine, gli ha spostato in avanti la date di ritiro di una settimana. Quasi nessuno in città ha avuto le mascherine, che poi si scoprono essere una per ogni nucleo familiare, probabilmente contando sul fatto che in ogni famiglia sia rimasta solo una persona che non è né disoccupata né in quarantena da settimane in attesa di un tampone.

11 maggio. Il Comune annuncia ufficialmente la “riprogrammazione del piano di distribuzione agli amministratori di condominio”. Le consegne sono ferme. I giornali titolano: “Coronavirus, a Torino il pasticcio delle mascherine gratis”. Appendino, su Facebook, si vanta di avere appena riasfaltato corso Potenza: le mascherine sono ufficialmente un problema del passato.

16 maggio. Il povero Unia viene mandato avanti a dare la cattiva notizia: anche se meno della metà delle famiglie torinesi ne ha avuta una, la distribuzione delle mascherine è sospesa a tempo indeterminato e non si sa quando potrà riprendere. Su Facebook Appendino da una settimana parla solo più di piste ciclabili (anche se non farà nemmeno quelle, disegnerà solo delle bici sui controviali con la vernice).

In tutto questo fiume di annunci quasi mai seguiti da fatti, l’unica cosa che la politica per settimane si è quasi sempre dimenticata di dire è che i soldi per le mascherine non erano nemmeno i loro: venivano dalle donazioni dei piemontesi.

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giovedì 14 Maggio 2020, 19:52

La torta di riso abbonda

Ho conosciuto Alice Salvatore da Genova nel 2014. C’erano le elezioni europee insieme alle regionali piemontesi, e organizzammo un grande comizio del M5S in piazza Castello per presentare i candidati. Lei venne su apposta fino a Torino e si presentò da noi scortata da un personal assistant (non ricordo chi fosse, spero un amico volontario, però le correva dietro come un consulente d’immagine), e piantò una scenata unica perché secondo lei, visto che alle europee Piemonte e Liguria sono insieme, dovevamo darle il microfono in mano e farle fare mezz’ora di comizio alla folla per garantire una “competizione equa” per le preferenze. Mi scuso per aver privato i torinesi di quell’esperienza; sicuramente avrebbe conquistato migliaia di voti. In compenso, credo di essermi conquistato io un nemico interno (non che scarseggiassero).

Negli anni successivi io ero già ai margini e piuttosto deluso, ma seguii a distanza tramite amici le sue performance liguri. Lascerò ad altri, se vorranno, il racconto dei dettagli, ma la Salvatore si distinse da subito per la sua totale fedeltà ai vertici e per la grande aggressività nell’attaccare le persone che esprimevano una qualunque idea pensante e non allineata, a partire dallo storico consigliere genovese Paolo Putti.

Ottenuta candidatura ed elezione in Regione, il suo capolavoro furono le elezioni comunali genovesi del 2017, in cui “spintaneamente” prima Putti e poi Cassimatis furono fatti da parte per assegnare la candidatura a sindaco alla terza scelta Pirondini, da lei molto caldeggiato. Fu sempre più flop, e alla fine il M5S, pur veleggiando oltre il 30% alle politiche, non è andato mai nemmeno vicino a conquistare né il sindaco né la Regione.

Arriviamo così alle prossime elezioni regionali di quest’anno, dove evidentemente lei dava per scontato di essere di nuovo candidata a presidente, con la rielezione e lo stipendio assicurato per altri cinque anni; e aveva anche vinto la votazione tra gli attivisti su Russò (non una sorpresa, visto che quelli a cui lei non piaceva sono fuori dal Movimento da un pezzo).

Lo scenario politico però è cambiato, e poco dopo Russò ha anche deciso che bisognava allearsi col PD, logicamente con un altro candidato presidente, che non fosse di nessuno dei due partiti. Dopo due mesi di congelamento da lockdown è arrivata la sua risposta: da volto-selfie del M5S ligure senza mai una critica e pronta alla competizione elettorale, una improvvisa e profonda epifania l’ha portata in coscienza al dissidio totale verso il M5S di oggi, in cui non si riconosce più.

E così, ha deciso di candidarsi lo stesso a presidente, ma con un suo nuovo movimento politico, ripercorrendo ironicamente gli stessi passi degli esecrati Putti e Cassimatis, al tempo ampiamente accusati di tradimento.

Il movimento si chiama “IL BUONSENSO”, e come vedete nella foto la scritta e il tipo di caratteri nel simbolo sono circa gli stessi de “IL BUON RISO”, ha solo cambiato un paio di lettere. In linea con la sua nota modestia, il simbolo contiene anche il suo nome a caratteri cubitali e persino un disegno del suo volto. Cosa pensare? Come si usa dire in questi casi, il suo probabile destino è il prefisso telefonico (zerodieci per cento).

Ma non riesco nemmeno più a incazzarmi: detto tra noi, chi se ne frega. Son solo qui a chiedermi come sia nata la maledizione di noi italiani, costretti invariabilmente, nonostante i tentativi, a subire un mondo politico che non ci disgusta nemmeno più, ma ci fa solo ridere amaro, sapendo che il buon riso è ormai l’unica cosa che la nostra classe politica è ancora in grado di darci.

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lunedì 6 Gennaio 2020, 21:46

Una nota storica sulla candidatura a sindaco di Appendino

Vedo in giro la polemica suscitata da una intervista di Marco Canestrari che afferma che la candidatura a sindaco di Torino di Chiara Appendino nel 2016 fu decisa dall’alto da Davide Casaleggio, con conseguenti smentite degli attuali eletti M5S che assicurano di averla scelta loro. Dove sta la verità? Beh, sta nel mezzo.

E’ vero che il 7 novembre 2015 ci fu una assemblea generale degli attivisti M5S in cui Chiara fu nominata candidato sindaco per acclamazione, in assenza di altri candidati (ce n’erano un paio, sostanzialmente sconosciuti persino a me, che prima della votazione si alzarono e si scusarono tanto per aver sbagliato ad offrirsi, ritirandosi e sostenendo Chiara).

E’ anche vero però che già il 28 ottobre 2015 la “candidatura unanime” di Chiara fu annunciata sul Fatto Quotidiano come cosa fatta, tramite un articolo non firmato. Inoltre, il 30 ottobre, ultimo giorno dell’assemblea ANCI che si teneva a Torino, io incontrai Nogarin, allora sindaco di Livorno, che mi prese da parte e mi disse che quell’articolo era stato fatto uscire da Casaleggio in persona, e di sostenere Chiara anch’io, proponendomi piuttosto come suo vice per il bene e l’unità del M5S.

Alla fine, qualunque votazione avrebbe comunque portato alla scelta di Chiara, perché le alternative erano state allontanate e screditate con un lavoro di almeno due anni, condiviso con gli allora leader regionali e almeno approvato, se non richiesto, da Milano. Ma ci fu certamente una scelta comunicativa pianificata e organizzata nel far uscire la sua candidatura come risultato di una acclamazione unanime, pensando che ne avrebbe lanciato con successo (come è stato) la campagna contro Fassino. Non sapevo dell’incontro privato tra Appendino, suo marito, Bono e Casaleggio avvenuto a inizio ottobre 2015, di cui parla oggi Lo Spiffero e in cui si sarebbe presa questa decisione, ma mi sembra estremamente verosimile.

Non mi pare niente di troppo sconvolgente, visto che tutti i partiti funzionano così; già allora le idee originali del Movimento erano decadute da un pezzo, sostituite dall’ambizione di potere a cui tutto veniva piegato. Semplicemente, molti di noi della prima ora, compresi tanti che quel 7 novembre alzarono la manina in buona fede credendo di contare davvero qualcosa, non l’avevano ancora capito appieno.

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lunedì 27 Maggio 2019, 08:52

Commento a un cataclisma elettorale

Alla fine è stato un cataclisma ancora più grande del previsto. Sinceramente pensavo che le polemiche delle ultime settimane avrebbero un po’ fermato la Lega e rilanciato il M5S, e invece è successo l’opposto: per la Lega (34%) è un trionfo, per il M5S è un disastro storico (dal 33 al 17 per cento in un anno). In un partito normale, Di Maio andrebbe a casa con ignominia e ci sarebbe un nuovo capo politico, ma questo non succederà e ci troveremo in una situazione preoccupante: Di Maio disposto a concedere qualunque cosa a Salvini pur di non tornare a elezioni e rimanere al governo. Nel frattempo, nessuna autocritica, nemmeno le dimissioni di un Toninelli qualsiasi (grazie per le risate ma sei il numero 2 dei responsabili dopo Gigi).

Resta la tristezza di un progetto potenzialmente epocale che non solo è finito in merda per aver cacciato quasi tutta la gente valida pur di garantire soldi e potere a Giggino & friends, ma che ha sdoganato la Lega, presentandola da solo come l’alleato credibile nella lotta al sistema e la prima scelta per tutti i delusi.

Di fatto, il centrodestra è al 50% ed è, per la prima volta, dominato da formazioni di destra vera; come anche in Francia e in Gran Bretagna, ma molto più che lì, l’Italia è in mano a un nazionalpopulismo apparentemente da operetta ma molto pericoloso. Anche Mussolini, all’inizio, sembrava un cretino che non sarebbe durato. La Lega di oggi non è il fascismo, perché la storia non si ripete mai esattamente uguale, ma è una nuova manifestazione della cazzaraggine italiana che potrebbe anche finire altrettanto male, visto l’entusiasmo che scatena tra i reparti di polizia.

Il PD festeggia, indubbiamente è andato bene (23%), ma fino a un certo punto; non ha fatto né detto assolutamente nulla se non mettersi lì, e così ha preso i voti col naso turato di chi voleva fermare Salvini, proprio come vent’anni fa prendeva quelli di chi voleva fermare Berlusconi. Il problema è che in questo modo sterilizza l’opposizione alla Lega invece di rilanciarla, perché è difficile che solo per naso turato possa andare tanto più in alto di così, e per governare serve il 30-35%.

Il premio masochismo però va, come sempre, all’area di centrosinistra e di sinistra alternativa al PD: tre liste da 2-3% l’una sono un suicidio politico. Anche solo mettendone insieme due avrebbero fatto il quorum. Così stanno tutti a casa; speriamo che imparino per il futuro, perché serve disperatamente qualcosa di nuovo e di forte vicino al PD.

Nota di colore: un saluto agli amici del Partito Pirata che hanno preso lo 0,23%, un terzo dei voti del Partito Animalista. Era chiaro che finiva così, almeno loro si saranno divertiti; nulla di male, ma sarebbe bello prima o poi che anche su quel tema ci fosse qualcosa di più serio.

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venerdì 24 Maggio 2019, 14:29

Dichiarazione di voto svogliato

Domenica si vota, e alla fine ho deciso di fare il solito post di dichiarazione di voto, anche se mai come questa volta ho pochissima voglia di andare a votare.

Le cose sono più semplici per le elezioni europee. Io penso che tutto nell’Unione Europea possa essere discusso, persino l’euro, ma non la nostra appartenenza all’Unione e il progetto di unificazione europea nel lungo periodo. Per questo vale la pena di votare per un partito europeista, e le scelte non sono molte.

Se devo guardare ai programmi e all’appartenenza istintiva, la scelta va senz’altro al Partito Pirata, nel quale peraltro sono candidati diversi amici. Sarebbe però un voto di pura rappresentanza, dato che è più facile che la Juve vinca la Champions piuttosto che vedere il Partito Pirata al 4% nelle condizioni attuali; e spero che loro si dedichino una buona volta a costruire un partito vero, anziché sparire come ogni volta fino alle successive elezioni europee.

Se uno quindi vuole un voto che pesi, l’unica scelta è +Europa/Italia in Comune, che però mi ha un po’ deluso non candidando Marco Cappato (che anzi ha lasciato il partito dopo un congresso che ha lasciato tutti perplessi), e nemmeno (da noi) Federico Pizzarotti; la mia preferenza andrebbe allora a un radicale puro come Igor Boni. Tra queste due possibilità deciderò all’ultimo.

Le elezioni regionali sono invece un disastro: i candidati presidente sono tutti deludenti. Il mio omonimo pentastellato è il peggio che il M5S potesse esprimere, uno che vive di politica da quasi dieci anni senza aver mai fatto niente di notevole se non stare in scia a Bono e Castelli. Chiamparino è Chiamparino, ha raggiunto i limiti di età da un pezzo. Cirio lo conosco poco, ma sembra un altro quadro di partito. La tentazione quindi è di fare come Fantozzi, entrare in cabina e tirare lo sciacquone.

Se no, l’alternativa è votare una persona che stimo, turandosi il naso su lista e presidente. Ci sono diverse persone che apprezzo dalla mia esperienza in consiglio comunale e che potrei raccomandare, partendo dall’ing. Piera Levi-Montalcini nei Moderati (o, se siete molto cattolici, Silvio Magliano) per arrivare a Marco Grimaldi in sinistra libera uguale o come si chiama adesso (l’ho chiesto già una volta e non l’ho ancora capito). C’è Silvio Viale in +Europa, che avrei votato sicuramente se non avessero aggiunto “Sì Tav” sul simbolo; e c’è Roberto Carbonero, già leghista non salviniano, nell’UDC (anche se l’UDC per me sarebbe davvero troppo). E il M5S? Beh, non lo voterò, ma se lo votassi darei la preferenza a Paolo Vinci, per amicizia e perché è uno di quelli che c’è da tempi non sospetti, che ha fatto i gazebo al gelo con me (“fatto” nel senso che lui li procurava e aggiustava pure) e che di sicuro non sgomita per essere eletto.

Insomma, per la prima volta farò parte del grande gruppo dei delusi che sceglierà all’ultimo; ma spero che il ragionamento possa comunque esservi utile.

P.S. Se vi serve, a questo indirizzo trovate tutti i candidati alle regionali a Torino e provincia, una informazione quasi impossibile da reperire.

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mercoledì 6 Febbraio 2019, 15:22

Una piccola cronistoria delle operazioni di pulizia del M5S di Torino

Non volendo troppo commentare i fatti di questi giorni nell’amministrazione comunale torinese, mi sono limitato a mettere insieme un riassunto dei fatti.

Novembre 2015: Appendino, appena scelta candidata sindaca, nomina Giordana (fino ad allora sconosciuto al M5S) come suo braccio destro e capo del programma. Basta chiedere in giro per scoprire che è un ex staffista di assessori PD, ex Fare, ex AN, ex FUAN, certo non una persona da Movimento. Gli attivisti del M5S torinese, con poche eccezioni, tutti zitti e concentrati sulla lista per le comunali.

Giugno 2016: Appendino, appena eletta sindaca, nomina Giordana suo capo di gabinetto (praticamente “sindaco ombra”) e come suo capo ufficio stampa Pasquaretta (fino ad allora sconosciuto al M5S). Basta chiedere in giro per scoprire che è un giornalista sportivo del giro Juve, nonché PR di discoteche e di “Torino Erotica”, noto per il carattere aggressivo, che sbarra le porte anche ai colleghi che hanno sostenuto il M5S da tempi non sospetti. Gli attivisti del M5S torinese, ora diventati in massa consiglieri comunali, ancora tutti zitti.

Giugno 2017: Appendino e Giordana sono coinvolti nelle indagini sui fatti di piazza San Carlo. Una volta il M5S li avrebbe fatti dimettere, ora tutti zitti e concentrati a difendere il potere. Giordana resta lì; l’unico cambiamento è che viene cacciata l’assessora tecnica all’ambiente, Giannuzzi, per dare un posto in giunta al capogruppo Unia.

Ottobre 2017: Appendino e Giordana sono coinvolti in una seconda indagine, per un falso nel bilancio del Comune. Gli attivisti ancora tutti zitti.

Novembre 2017: Pasquaretta diventa capo di gabinetto, quando si scopre (tramite una soffiata ai giornali fatta da chissà chi) che Giordana ha fatto togliere una multa a un amico dal presidente di GTT, e a quel punto si dimette. Di Battista dichiara che il M5S torinese è pulitissimo, anzi se facessero così anche gli altri “resterebbero in tre”, anche se non si capisce chi siano gli altri, visto che nessun capo di gabinetto precedente è mai stato intercettato mentre faceva togliere multe.

Agosto 2018: Dopo la scoperta di una sua consulenza al Salone del Libro di dubbia consistenza e regolarità, che gli avrebbe permesso di intascare 5000 euro extra e che diventa oggetto di una ennesima indagine, Pasquaretta si dimette da capo di gabinetto. Il M5S torinese è talmente impegnato a fare pulizia che Appendino gli cerca un nuovo posto e che Laura Castelli lo ingaggia nel proprio staff a Roma.

Gennaio 2019: Parte una ennesima indagine su Appendino e il suo staff (la quinta, sesta, boh, si è perso il conto), quando si scopre che Pasquaretta avrebbe ricattato Appendino per farsi sistemare dopo le dimissioni, minacciando altrimenti di rivelare alla magistratura fatti sulla giunta Appendino che “avrebbero fatto venire giù il Comune”. I giornali dicono che Pasquaretta abbia chiesto mazzette a imprenditori per fargli ottenere colloqui con assessori e portare avanti progetti di loro interesse; e che dopo le dimissioni abbia ottenuto una ennesima consulenza in Basilicata, con relativo lauto compenso, in maniera irregolare (parte una indagine anche a Potenza). Appendino non ha mai denunciato il ricatto, né ha spiegato ai torinesi quali siano queste cose che “avrebbero fatto venire giù il Comune” (forse le scopriremo nei prossimi mesi); secondo le cronache, si sarebbe invece data da fare ad accontentare Pasquaretta. Il M5S torinese, quello che non ha mai cacciato né Giordana né Pasquaretta nonostante il profilo noto sin dal principio e poi le indagini multiple, quello che ha sempre accettato passivamente qualunque decisione della sindaca (compresa la marcia indietro sul 90% del programma) pur di non mettere a rischio le cadreghe, rilascia la seguente dichiarazione:

“Il Movimento 5 Stelle è sano, qui a Torino come in Italia e nessuno può provare il contrario.”

Sembra un po’ un tizio in fuga che grida “non mi prenderete maiiiii!”, ma questa è solo una impressione personale.

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domenica 11 Novembre 2018, 11:44

Una domanda sul futuro di Torino

Ieri si è, di fatto, aperta in prospettiva la campagna per le elezioni comunali torinesi del 2021.

Innanzi tutto, Appendino e il M5S sono morti che camminano, perché da una parte hanno perso il sostegno di quelle elite cittadine che pensavano che tutto sommato una persona come Chiara, che di quell’ambiente fa parte, potesse garantire una gestione più dinamica ed efficiente del vecchio Fassino; e dall’altra hanno deluso tutti quelli che li hanno votati per avere una amministrazione decisamente alternativa che funzionasse meglio della precedente e che rivoluzionasse la città, cosa che non è successa. E’ possibile che possano recuperare all’ultimo cambiando decisamente passo, ma pare difficile.

Il vero dramma è che l’affondamento del M5S rischia di affondare con sé l’idea stessa che una alternativa al governo dei salotti buoni, del triangolo PDFiatPolitecnico e delle grandi opere sia possibile – e questa è una responsabilità storica gravissima di Appendino & friends.

La piazza di ieri era piena della stessa gente che nel 2011 veniva ad ascoltare Grillo; gente normale, preoccupata per l’evidente degrado di Torino e delusa dall’incapacità dell’amministrazione (che molti di loro hanno votato). Furbescamente, l’elite di cui sopra adesso si traveste di populismo di segno opposto, elimina le bandiere di partito e però mette il cappello sulla delusione spingendola nella direzione che a lei conviene, quella del solito modello cementizio e megalomane (TAV, Olimpiadi, ipermercati…). In questa situazione, la gente sarà spinta al ritorno al passato, appena appena rinnovato in superficie con la promozione delle ex seconde file per raggiunti limiti di età di Fassino e Chiamparino, e/o con la classica cooptazione del professore/notaio/professionista di turno.

Eppure, i ragionamenti sui modelli di sviluppo originariamente alla base del Movimento 5 Stelle (e del movimento No Tav) sono ancora validi. La gente giustamente vuole sviluppo, ma davvero l’unico modello di sviluppo è quello del cemento? Io credo di no. Allora, come fare a disaccoppiare il fallimento del M5S, indiscutibile, dal fallimento del modello alternativo di sviluppo, che in realtà non è affatto fallito, perché il M5S non l’ha nemmeno provato? E’ possibile sostenere quel modello alternativo senza che esso sia identificato con l’impreparazione, l’arroganza e l’inefficienza dimostrati dal M5S in questi due anni e mezzo, e come?

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