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Archivio per il mese di Settembre 2023


martedì 12 Settembre 2023, 21:10

Nel vento del tempo

Tornare bambini ci rende felici, dice oggi lo spot del Mulino Bianco. Ma √® falso; e lo dimostra il fatto che oggi √® il mio compleanno, e il compleanno √® la festa dei bambini per eccellenza, e io non sono particolarmente felice. Sar√† che mi ricordo le tristezze dell’infanzia e dell’adolescenza, o che anticipo quelle della vecchiaia; ma tutte le storie che scrivo, che come noto non leggerete mai, contengono sempre, e senza particolare pianificazione, un compleanno triste, talora straziante.

In fondo, il compleanno √® uno specchio forzato dal tempo; e ogni tanto, mentre viaggio, io cerco di catturare il mio riflesso (qui a Londra, lo scorso novembre). Non riesco per√≤ bene a metterlo a fuoco; so solo che c’√® qualcosa di destrutturato e fatto a pezzi, un po’ come l’Internet del mio saggio. √ą un periodo di scioglitudine, di spezzatino del s√© e di accesso a parti interiori che sarebbe stato meglio lasciar macerare nel buio. √ą un’esperienza di vita; ma una poco piacevole.

In tutto questo, per√≤, vi ringrazio di cuore per gli auguri. Spero prima o poi di potervi donare qualcosa in cambio, qualcosa che sia bello e luminoso; non so per√≤ se ne sar√≤ mai capace. Se ognuno di noi ha un talento, il mio ancora non mi √® chiaro; lo cerco e non lo trovo. Dev’essere il talento nel bucarsi i vestiti e le gomme da solo, nel restare a terra persino volando e nel volare ovunque senza mai andare da nessuna parte. Dev’essere il talento nell’entrare nei tunnel senza pi√Ļ uscirne, e nello strappare di notte le tele che i ragni delle mani tessono di giorno; dev’essere la lama di non poter essere, estratta da un fodero laccato e piantata dietro un orecchio come un gioiello tagliente. Dev’essere un autunno incombente e perenne, pieno di aceri rossi e morenti che chiedono perch√©; una cascata che sommerge e costringe all’apnea persino nell’aria pulita. Tutto questo √® una descrizione accurata, eppure fantastica; e non c’√® nulla di pi√Ļ reale per noi di ci√≤ che immaginiamo, tra i nervi e i segnali di un misterioso calcolatore di carne.

Quindi, grazie, e forse ci sar√† un anno prossimo, speriamo; con occhi sempre pi√Ļ miopi e vecchi, ci rivedremo di nuovo nel vento del tempo.

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mercoledì 6 Settembre 2023, 17:01

Una serata altrove

Insomma, finisco di lavorare e sono le sette e mezza di sera, che √® come dire le nove, e qui l’ora di cena √® agli sgoccioli; e non ho tanta fame ma qualcosa mangerei, certo per√≤ non il cibo dell’albergo. Cos√¨, dopo rapida ricognizione, esco a valutare un paio di posti qui in giro, nel villaggetto di case basse che sta dall’altra parte dello stradone, quella verso l’interno, quella opposta a questa fila infinita di albergoni da spiaggia di tutte le catene del mondo, nessuna esclusa.

Attraverso la strada – √® la parte pi√Ļ pericolosa – e seguo il marciapiede, e poi mi infilo in un vicolo sul retro e finisco nell’altra via, una ex stradina di campagna circondata da case basse in cui la gente sopra abita e sotto fa cose, anche se la popolazione principale √® dei motorini. E anche guardando non capisci cosa facciano, per√≤ la zona √® turistica, quindi la met√† sono bar e posti da cibo, ma sono tutti deserti.

Alla fine arrivo a quello che mi interessava, ed √® deserto; l’ora √® tarda, √® buio, e non √® stagione, e insomma non c’√® nessuno tranne loro, la famiglia. Qui tutto √® a conduzione familiare, quindi lo √® anche questo caff√® ristorante, con un menu stampato bene in tre lingue, vietnamita inglese e coreano. Sono una mezza dozzina o pi√Ļ, di cui la mamma √® il capo, e un ragazzo ventenne che parla l’inglese molto bene, e una sorella pi√Ļ giovane, e poi qualche parente, e un’infilata di bambini imprecisati. Sono seduti in strada attorno a un tavolo di plastica, e chiacchierano per far passare la serata, come si faceva d’estate anche da noi una volta.

Cos√¨, il ragazzo mi fa sedere nel salone che d√† sul fuori, ed √® deserto; c’√® anche un certo tentativo di arredamento, che gli stranieri se no si spaventano, e c’√® un bancone da bar, con sopra improbabili ma vere bottiglie di Jack Daniel’s e sciroppi Monin, e pile di calici con sopra la polvere di almeno un paio di generazioni. Il ragazzo mi porge il menu, poi prende due ventilatori grossi come un frigorifero, e me li spara addosso dai due lati, schiacciandomi nella tormenta come un panino.

Io guardo il menu, questo √® un caff√®, ci sono pochi piatti ma saranno buoni, e prendo un mi quang, che √® tipo il pho ma con meno brodo e tiepido, adatto all’estate. Gli chiedo se devo prendere altro, ma mi dice che una cosa basta, che qui le porzioni sono grandi (√® cos√¨ ovunque). Prendo anche una birra, ovviamente la birra vietnamita originale, la Larue, che per√≤ ha praticamente lo stesso logo della Tiger, la birra singaporthai che qui passa per un nettare; e gli dico due parole, che vengo dall’Italia, che vado via tra poco.

Cos√¨ aspetto la mia ciotola, e giochicchio col cellulare, e arriva un bambino: avr√† cinque o sei anni. Mi si ferma a fianco e mi fissa, e insomma non √® che non siano mai passati occidentali da qui, ma dev’essere comunque uno stupore; e io guardo lui, e quegli occhi asiatici che a noi sembrano sempre strabici, e quello stupore che non sappiamo pi√Ļ di avere dentro. Non c’√® gran modo di comunicare, e poi lui va via subito, e arriva il mio piatto.

Ovviamente √® ottimo, come tutto il cibo qui, e ha questi spaghetti bianchi e piatti che si gonfiano nel brodo, e delle fettine di manzo, e di contorno un’insalata e la salsa di pesce fortissima che qui si mette su tutto. Me lo mangio tranquillo, anche se il bambino riappare, ma poi si mette a giocare con un’altra bambina, e corrono di qua e di l√† per la sala e giustamente nessuno ci fa caso, perch√© questa in fondo √® casa loro, e so che dietro c’√® la cucina e sopra le camere e la loro vita intera scorre qui, in una strada di periferia di Da Nang, sotto la montagna dell’acqua e dietro uno stradone di turisti che corrono anche loro, ma senza sapere bene dove andare.

I bambini invece vanno avanti e indietro, e alla fine spalancano le porte di legno lucido che danno sul retro, e io mi giro pensando di vedere la cucina, ma in realt√† vedo la nonna, cio√®, il butsudan della nonna, con una fotografia in bianco e nero di una vecchina vecchissima che non c’√® pi√Ļ da tempo e una candela tra le offerte di cibo, e un pugno di riso per non dimenticare. Ma √® un frammento di vita altrui che si apre, ed √® un bel vedere, certo a chef Barbieri non piacerebbe, e sulla nonna metterebbe un topper, ma siamo qui per fare cena e ringraziare, e per una sera saper di vita vera; e brucerei senz’altro il cellulare, e le recensioni su Google dei locali, e tutti gli aspiranti Masterchef in ogni pizzeria d’Italia, per poter andare fuori anche da noi com’era prima, semplicemente da qualcuno che ti offre le cose di casa perch√© tu possa essere sazio, e continuare contento la tua vita.

Alla fine prendo il conto, che fa centotremila, e arrotondo a centoventi; sono comunque cinque euro scarsi. Saluto, e non ci rivedremo, per√≤ grazie; grazie anche al karaoke cinese stonato della casa poco pi√Ļ avanti, e alla gente su un patio aperto che guarda la televisione, e al buio appena illuminato dei lampioni, in un posto in cui fa caldo, sempre.

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sabato 2 Settembre 2023, 13:33

Un vero Vietnam

E insomma, se non mi √® venuto un collasso oggi… Era una giornata libera e volevo andare a vedere le parti pi√Ļ lontane di Da Nang, cos√¨ ho preso un Grab fino alla gigantesca statua della Buddha femmina sulla collina sul mare (Grab √® l’Uber del sud-est asiatico e funziona benissimo, in un paese quasi privo di trasporti pubblici come questo non ha alternative).

Sulla strada, per√≤, ho visto un grosso tempio di Buddha, la spiaggia, il porto galleggiante dei pescatori e un sacco di panorami, e cos√¨ ho guardato la mappa, ho visto che erano quattro chilometri in discesa e salutata la statua mi son detto: andiamo a vederli facendo una passeggiata, cos√¨ risparmio anche sul ritorno. Solo che invece di partire dall’albergo alle otto ero partito alle undici, e il cielo era coperto, quindi non avevo nemmeno preso l’ombrello; e quando ho iniziato la passeggiata era l’una e mezza e non c’era pi√Ļ una nuvola, c’erano 35 gradi, umidit√† al 200 per cento e sole a picco.

Mi sono ritrovato cos√¨ su una statalona a curve a mezza costa sul mare che, avevo visto, non aveva marciapiede ma aveva un’ampia corsia-banchina tracciata sul lato; ho capito solo dopo che per loro √® una corsia riservata per le centinaia di motorini e moto che viaggiano ovunque e comunque con 2-3-4 persone sopra, Napoli style. Quindi ho fatto delle belle foto ai panorami ma ho rischiato la vita a ogni curva cieca, e quando sono finalmente arrivato all’inizio della citt√† e del marciapiede ho ringraziato qualunque santo preghino qui, ma ero gi√† sciolto.

E s√¨, √® vero che persino in mezzo al nulla, ogni qualche centinaio di metri, c’√® un tizio steso sotto una palma che vende bibite: in queste condizioni, dev’essere una specie di presidio sanitario pubblico. Per√≤, avrei dovuto spendere quei 20-30 centesimi di euro, solo per la mia debolezza nel soffrire il caldo, e quindi non me lo sono permesso. Ho invece tirato avanti con una marcia automotivata di tipo militare e ho avuto successo, per√≤ ho capito molte cose, e anzi ora mi sorprende che gli americani abbiano resistito per un decennio.

Comunque, alla fine sono arrivato alla passeggiata sul mare, e sedendomi ogni tanto (quando mi girava troppo la testa) ho fatto le foto alla spiaggia e ai navigli dei pescatori (tantissimi, sembrava un’isola greca tipo Fistfak√≤s) e infine sono arrivato l√¨, al tempio di Buddha (qui son tutti templi di Buddha, a parte la cattedrale francese). Come vedete, ero abbastanza cotto e accecato dal sole da non riuscire nemmeno a fare la foto dritta; poi sono entrato e il testo non l’ho visto, perch√© era totalmente deserto (chi cacchio va al tempio alle due del pomeriggio col sole a picco?) ma guardato da un cane randagio.

Ora, chi mi conosce meglio sa che intimamente ho un’identit√† di volpe, e notoriamente tra volpi e cani √® come tra italiani e francesi, si √® parenti ma non ci si sopporta. Infatti il cane si √® messo a ringhiare, e siccome la rete √® piena di storie di turisti che a Da Nang sono stati morsi da cani randagi, io mi sono limitato al cortile, che tanto era pieno di draghi (qui adorano i draghi ancora pi√Ļ che in Cina).

Me lo son visto per bene, poi ho chiamato il Grab per ritornare. Ho rischiato la vita in molti modi, ma effettivamente ho risparmiato: quattro euro invece di sei euro e cinquanta.

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