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Archivio per il mese di gennaio 2014


venerdì 31 gennaio 2014, 11:05

Inceneritore del Gerbido, tecnologia all’italiana

Mercoled√¨ pomeriggio in Municipio si √® tenuta l’ennesima riunione del Comitato Locale di Controllo (CLdC) dell’inceneritore del Gerbido. Il CLdC √® una strana entit√† che √® stata istituita per tutelare la popolazione, coinvolgendo i Comuni circostanti all’impianto, ma le cui riunioni trascorrono per la maggior parte in battibecchi tra i cittadini del pubblico che chiedono di parlare e la presidente Erika Faienza – consigliere provinciale del PD, nonch√© segretario del PD di Beinasco, nonch√© moglie del sindaco PD di Grugliasco, nonch√© nota alle cronache per aver falsamente autenticato delle firme per una lista elettorale a sostegno di Fassino – che cerca polemicamente di tenerli a bada.

Comunque, a differenza della precedente riunione, talmente burrascosa da finire persino sul Fatto Quotidiano, questa √® andata un po’ meglio, anche perch√© invece di TRM e Arpa (di cui i cittadini non si fidano pi√Ļ) c’erano i medici responsabili dello studio ufficiale di controllo della salute della popolazione, un mastodonte dal costo milionario pagato con le compensazioni dell’inceneritore stesso.

Lo studio prende in esame due campioni di quasi 200 persone, uno che abita vicino all’inceneritore (prevalentemente a Beinasco) e uno che abita subito fuori dalla zona di teorica ricaduta delle emissioni (a Torino Lingotto). La scorsa estate sono stati effettuati dei prelievi per misurare la salute dei due gruppi prima di accendere l’impianto; tra qualche mese si far√† una nuova misurazione per vedere se qualcosa √® cambiato in maniera diversa tra i due gruppi.

Per ora, le uniche differenze rilevate dagli scienziati tra i due gruppi sono che quelli di Beinasco sono molto pi√Ļ preoccupati per l’inceneritore e che quelli di Beinasco hanno un titolo di studio mediamente pi√Ļ basso; almeno hanno avuto il buon gusto di non ipotizzare correlazioni tra i due dati. Le rilevazioni per√≤ sono gi√† preoccupanti di loro, in quanto √® emerso che gi√† ora per alcuni metalli pesanti i dati sono piuttosto elevati; in particolare per l’arsenico (anche se lo step successivo ipotizzato, non ridete, √® “vedere se nel campione c’√® tanta gente a cui piace molto il pesce”, perch√© se non √® quello allora sono le fabbriche della zona) e per il palladio e altri elementi rari usati nelle marmitte catalitiche e quindi dipendenti dal traffico.

Comunque, i medici dell’Istituto Superiore di Sanit√† hanno detto chiaramente che per loro, per come √® costruito lo studio, qualunque peggioramento del campione di Beinasco sar√† dovuto all’inceneritore; poi qualcuno ha tentato una mezza marcia indietro, dicendo che per√≤ bisogna vedere perch√© se le emissioni sono in regola allora forse no… ma √® stato alla fine sconfessato.

Nel frattempo, la vita dell’impianto prosegue male come sempre. Nell’ultimo mese ci sono stati altri due incidenti, il 23 dicembre e il 12 gennaio, che hanno comportato sforamenti e fermo dell’impianto, e ormai gli sforamenti sono talmente tanti che¬†la procura ha dovuto aprire una inchiesta; e hanno cominciato a comparire enormi colonne di fumo, specialmente di sera, che escono direttamente dalla base dell’impianto.

Noi abbiamo presentato l’ennesima interpellanza, che vedete nel video; alla fine la risposta √® che il fumo √® solo vapore da raffreddamento, che d’inverno condensa e si vede di pi√Ļ; anche se io, in seduta di commissione, ho chiesto all’Arpa se loro abbiano mai verificato se davvero √® solo vapore, e la risposta √® stata “in effetti per legge siamo tenuti a farlo ma non l’abbiamo ancora fatto, ma tanto √® impossibile che sia altro perch√© l√¨ non passano tubi col fumo della bruciatura”.

Comunque, l’impianto funziona tanto bene che TRM ha annunciato che a inizio febbraio spegneranno l’impianto per una settimana per cambiare tutta una serie di pezzi. Poi, naturalmente, hanno insistito che comunque a maggio inizier√† l’esercizio commerciale; io non mi sento per niente tranquillo sul fatto che siamo pronti, e credo che sia una minima garanzia per tutti che ci siano almeno tre mesi di funzionamento senza intoppi prima di poter dire che il collaudo √® finito e l’impianto √® sicuro, cosa che abbiamo scritto in una mozione in modo da obbligare le forze politiche perlomeno a prendere posizione in consiglio comunale.

Purtroppo, in sede politica – oltre a pretendere spiegazioni – si pu√≤ fare poco, perch√© tutte le amministrazioni, dai Comuni al governo con la sola eccezione del Comune di Rivalta, sono in mano a partiti favorevoli all’inceneritore; e anche quando riusciremo a cacciarli, ci troveremo con contratti ventennali gi√† firmati, penali altissime e una grande difficolt√† nel cancellare le decisioni di chi √® venuto prima; la stessa vendita dell’inceneritore dal Comune di Torino a Iren (gruppo di diritto privato ma di fatto nelle mani del PD) serve anche a rendere pi√Ļ difficili futuri cambiamenti di rotta nella gestione.

La strada maestra per fermare l’inceneritore √® pertanto documentare i danni alla salute, in modo da forzare un intervento per vie legali. Per questo serve, ad esempio, che chi si sente male per colpa delle emissioni vada al pronto soccorso a farsi visitare, lasciando una traccia dell’accaduto. Serve registrare ogni problema e metterlo in evidenza, costringendo i gestori a spiegazioni pubbliche che rimangono, come facciamo noi in consiglio comunale. Anche un cambiamento politico servirebbe comunque a cambiare il clima in cui operano le istituzioni di controllo; del resto una delle cose che fanno alzare il sopracciglio √® il fatto che il direttore dell’Arpa sia la moglie di un consigliere regionale del PD, un incrocio tra controllori e controllati che non dovrebbe mai avvenire.

Per questo pi√Ļ ci si addentra nella vicenda dell’inceneritore e pi√Ļ le preoccupazioni aumentano; perch√© anche chi ignora i semplici motivi per cui incenerire i rifiuti √® sbagliato (√® costoso, inquinante e uno spreco di risorse e materiali in via di esaurimento) e pensa di trovarsi di fronte al gioiello della scienza e della tecnica prospettato dai suoi promotori, si rende presto conto di trovarsi invece in mezzo a una delle tante vicende di grandi opere all’italiana, dove l’unica cosa che funziona senza intoppi √® il flusso di denaro in uscita dalle casse pubbliche.

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domenica 26 gennaio 2014, 13:29

Sulla mozione per la chiusura dei CIE

In questo inizio di 2014, l’amministrazione di Fassino ha deciso di attaccare con rinnovato vigore i veri problemi della citt√†. Bene, direte voi, allora di cosa si parla? Lavoro? Casa? Inquinamento? Traffico?

Beh, non proprio: dopo l’invito alla legalizzazione della marijuana e l’equiparazione delle coppie di fatto nell’accesso alle tombe di famiglia – provvedimenti che noi abbiamo pure condiviso, ma che forse non erano proprio la priorit√† numero uno – questa settimana l’urgenza individuata da PD e SEL √® la chiusura dei CIE.

E’, secondo loro, talmente urgente che gioved√¨ hanno scritto una mozione, venerd√¨ l’hanno dichiarata (a colpi di maggioranza) di urgenza totale e imprescindibile e cos√¨ domani la metteranno in votazione in consiglio comunale. E dunque, io e Chiara saremo chiamati domani a prendere una decisione su come votare, e per questo io dedico la mia domenica mattina a spiegarvi il problema affinch√© possiate esprimere una opinione.

Per prima cosa, comunque, vi rimando al post di novembre sulla mia visita al CIE, per farvi un’idea direttamente di cos’√® e come funziona questa struttura.

A riguardo del testo della mozione, le mie prime considerazioni sono queste: gran parte delle premesse (direi il primo, secondo e quarto blocco) sono condivisibili, e riguardano il fatto che i CIE sostanzialmente non funzionino rispetto allo scopo per cui sono stati istituiti. Da una parte, infatti, rappresentano un ambiente degradato e degradante per persone che comunque non hanno commesso alcun reato, e che per√≤, stando l√¨, diventano per forza di cose pi√Ļ furiose e antisociali di prima; dall’altra, non riescono ad espellere che met√† circa delle persone che vi vengono inviate, per cui le altre alla fine escono e restano tranquillamente in Italia; tutto questo a fronte di costi esorbitanti, continui problemi di ordine pubblico e disturbo anche a chi ci abita attorno (a cui, quindici anni fa, era stato promesso che il CIE sarebbe stato l√¨ soltanto per qualche anno). E dunque, la richiesta di chiudere il CIE di corso Brunelleschi, e in generale di abbandonare l’intero meccanismo dei CIE sostituendolo con qualcos’altro di pi√Ļ efficace, √® secondo me condivisibile.

Quello che invece nella mozione io non condivido √® l’approccio ideologico evidente nel blocco “ritenuto che” e nelle due richieste finali al sindaco e alle istituzioni nazionali. Tra le affermazioni e le richieste che si fanno in queste parti ci sono:

  • che √® ingiusto detenere gli immigrati clandestini in attesa di espulsione, senza lasciarli andare in giro liberamente, e che questa √® una “inqualificabile violazione dei diritti umani”;
  • che gi√† che ci siamo, oltre a chiudere i CIE, dovremmo rivedere le leggi per dare anche la cittadinanza e il diritto di voto (agli immigrati clandestini?!?);
  • che la detenzione degli immigrati clandestini deve essere decisa solo da un giudice e non da un giudice di pace o da un provvedimento amministrativo.

Peccato che la detenzione degli immigrati clandestini fino a 18 mesi, su provvedimento anche amministrativo, sia semplicemente quanto previsto dalla direttiva europea sui rimpatri, che prevede che a fronte di uno straniero che non ha diritto di rimanere in Europa gli si dia (art. 7) un periodo da sette a trenta giorni per andarsene volontariamente, con la possibilit√† di imporre l’obbligo di residenza o eliminare questo periodo in caso di rischio di sparizione, finito il quale (art. 8) “gli Stati membri prenderanno tutte le misure necessarie per far rispettare la decisione di rimpatrio”; a questo scopo √® prevista, con tutta una serie di salvaguardie, la possibilit√† di detenere lo straniero se non vi siano altre misure efficaci¬†(art. 15), prevedendo un massimo di sei mesi che pu√≤ essere esteso a diciotto se l’individuo o il suo Paese non collaborano al rimpatrio (difatti uno dei principali motivi per cui non si riescono a rimpatriare gli ospiti dei CIE √® che diversi Paesi fanno di tutto per non riprenderseli).

Come mostra questa mappa, tutti i Paesi europei hanno centri di detenzione per gli immigrati clandestini, sia nella fase di prima accoglienza e identificazione che nella fase di partenza per il rimpatrio; Germania, Danimarca, Svizzera e Irlanda li tengono direttamente in carcere. A questo punto, o il Parlamento Europeo e tutti gli altri Paesi europei sono degli inqualificabili violatori dei diritti umani, o c’√® qualcosa che non va nel ragionamento della mozione.

Tra l’altro noi pensiamo sempre a chi sbarca dai barconi, ma la grande maggioranza dei clandestini ormai sono persone precedentemente regolari che hanno perso il lavoro e non ne hanno ritrovato uno nel tempo concesso, e che quindi sono prive di mezzi di sussistenza e, non avendo alle spalle una rete sociale, hanno spesso poche alternative al finire a rubare o anche peggio.

La questione di fondo, quindi, √® molto semplice. Se uno crede che l’immigrazione, anche essendo una risorsa importante e positiva per un Paese, vada regolata, definendo un numero massimo di stranieri che √® possibile accogliere in base alle necessit√† e alle disponibilit√† socioeconomiche della nazione e stabilendo dei criteri di ammissibilit√†, allora inevitabilmente esisteranno i clandestini, ovvero persone che provano lo stesso a entrare o rimanere nel Paese anche quando non rientrano nei vincoli posti; e in un Paese serio, che fa leggi non per dar fiato alla bocca e fare un titolo sul giornale ma per regolare la convivenza di tutti, una persona che non √® autorizzata a stare l√¨ deve venire espulsa; e poich√© per forza di cose chi tenta di entrare non ha intenzione di farsi espellere, √® quasi sempre necessario farlo con la forza.

Si pu√≤ benissimo discutere su quali sono le condizioni per espellere qualcuno, e ad esempio essere pi√Ļ accoglienti con gli stranieri regolari che perdono il lavoro; si pu√≤, anzi si deve garantire un trattamento migliore e pi√Ļ umano per le persone soggette alla procedura di espulsione, che non pu√≤ essere trascinata per mesi e mesi. Ma non si pu√≤ prescindere da un sistema di trattenimento e accompagnamento forzato alla frontiera di chi va espulso, e dunque non si pu√≤ fare a meno di qualcosa che funzioni come un CIE.

Se invece non si vogliono i CIE, e anzi si cerca di aggiungere ostacoli e cavilli alle procedure di espulsione, di fatto si sta dicendo che non si vuole espellere mai nessuno, e che si vuole una immigrazione incontrollata e senza limiti. Ma una immigrazione di questo tipo serve solo a qualcuno: a chi detiene il potere economico, a cui fanno comodo grandi masse di immigrati tenuti ai margini della societ√† e disposti a lavorare a condizioni inaccettabili per gli italiani, creando una guerra tra poveri che permette di distruggere tutti i diritti sociali conquistati in cent’anni di lotte, e che offre facili capri espiatori della crisi economica alla gente comune, evitando che essa se la prenda con chi veramente la sfrutta.

Spiace che a portare avanti questa trappola siano i partiti cosiddetti di sinistra, ma delle due l’una: o non hanno capito niente del mondo globalizzato, o sono venduti al potere.

Per questo motivo, secondo me la mozione cos√¨ come presentata non pu√≤ essere votata; sono incerto se proporre la riscrittura delle parti che non condivido, operazione che tuttavia difficilmente incontrer√† il favore dei proponenti, a maggior ragione vista l’ostinazione con cui hanno voluto votarla di corsa senza discuterla con calma. Ad ogni modo, siamo qui per ascoltare e dunque legger√≤ con piacere i commenti di tutti.

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venerdì 24 gennaio 2014, 11:14

Le case dei rom

Da diversi giorni vedo girare per i social network la questione delle “case di lusso col parquet” assegnate ai rom del campo di Lungo Stura Lazio, come mostrato dalle foto e da un articolo¬†di un¬†sito di notizie cittadino.

Va a ondate: prima mi scrivono in venti segnalando che √® uno scandalo che si diano le case ai rom quando c’√® una famiglia italiana che dorme in macchina e che il Comune ha abbandonato a se stessa, poi mi scrivono altri venti segnalando che lo scandalo √® una bufala razzista, dopodich√© spesso partono gli insulti e lo scontro tra tifoserie, pro-rom e anti-rom.¬†Come sempre, a me interessa innanzi tutto raccontare le cose come stanno in modo che ogni cittadino possa farsi un’opinione, possibilmente civile e costruttiva, di cui io posso essere poi il portavoce in Comune.

Peraltro, chi segue la mia bacheca Facebook (cosa che vi raccomando se volete rimanere informati) ha gi√† potuto discutere questa faccenda il 7 gennaio, quando √® stata presentata al consiglio comunale; e dello stanziamento di cinque milioni per l’emergenza rom vi avevo gi√† parlato ad ottobre.

In pratica, quello che sta accadendo in queste settimane √® l’inizio delle attivit√† finanziate con i cinque milioni di provenienza nazionale, affidate a un gruppo di 19 associazioni italiane e romene, dall’Aizo alla Croce Rossa passando per Terra del Fuoco,¬†associazione da sempre al centro delle polemiche politiche in quanto creatura dell’attuale capogruppo di SEL.

Da dicembre, gli operatori hanno censito gli abitanti del campo di Lungo Stura Lazio, che sono circa 850; ce ne sono poi altri 250 nel campo abusivo di corso Tazzoli, che sarà affrontato successivamente. In base al censimento, si decide cosa fare di ciascuna famiglia rom; a ciascuna viene chiesto se preferisce rimpatriare o rimanere a Torino. Chi vuole rimpatriare in Romania riceve sei mesi di sussidio e di assistenza là, grazie alla partecipazione di associazioni romene, e deve impegnarsi a non rientrare in Italia, anche se non è chiaro se e come si farà rispettare questa clausola.

Chi invece vuole rimanere viene aiutato a trovare casa; se ha diritto alla casa popolare, perch√© residente qui da almeno tre anni, viene aiutato a fare domanda; se ha qualche forma di reddito perch√© lavora, oppure se gli si pu√≤ trovare un lavoro tramite un apposito progetto di inserimento, viene sistemato in alloggi a basso costo, come quelli appunto di corso Vigevano, impegnandosi a pagare l’affitto (anche se √® previsto un contributo pubblico iniziale e decrescente nel tempo) e le utenze, a mandare i figli a scuola e ovviamente a non delinquere, rendendosi autosufficienti entro due anni. Questi sono i casi pi√Ļ facili da risolvere e quindi quelli che sono partiti subito, ma sono solo una parte; nei prossimi mesi, chi non ha n√© lavoro n√© diritto alla casa verr√† diretto ad altri campi regolari, man mano che vi si liberano dei posti; e si stanno studiando altre possibilit√†, come ad esempio quella di dargli cascine da ristrutturare in proprio. In cambio di questo, la famiglia deve anche demolire la propria baracca in Lungo Stura Lazio, smaltendo i rifiuti e assicurandosi che nessuno vi possa subentrare.

Quindi, la notizia delle “case popolari assegnate ai rom” √® vera, e del resto vi sono gi√† molti rom nelle case popolari, perch√© ne hanno diritto in base alle stesse condizioni applicate a chiunque altro; tuttavia, in questo caso non sono alloggi ATC in assegnazione definitiva ma alloggi privati pensati per il “social housing” e assegnati temporaneamente; anche se sono nuove e hanno il parquet, non sono case di lusso ma case pensate per accogliere famiglie bisognose a basso costo; il costo della sistemazione √® in parte a carico dei contribuenti e in parte a carico della famiglia alloggiata.

D’altra parte, il campo di Lungo Stura Lazio √® una vergogna (gi√† ampiamente documentata) e un problema sia per chi ci vive che per il quartiere; e certo quella situazione non aiuta a ridurre la delinquenza tra la comunit√† rom, al punto che un bimbo del campo che non vuole rubare deve scrivere e chiedere aiuto e fa pure notizia. Ma se si vuole eliminare il campo bisogna sistemare in qualche modo chi ci abita, perch√© un semplice sgombero per forza di cose si concluderebbe con la nascita di un nuovo campo pochi metri pi√Ļ in l√†.

Tuttavia, provo anch’io rabbia e frustrazione all’idea che, stringi stringi, lo Stato italiano trovi casa per una comunit√† di occupanti abusivi, in gran parte stranieri e privi di qualsiasi voglia di integrarsi o rispettare le nostre leggi, e non la trovi per famiglie nate e cresciute qui e che hanno sempre lavorato e pagato le tasse fin che hanno potuto. Potrei spiegarvi nel dettaglio perch√©, dal punto di vista burocratico, la famiglia sopra citata non rientri nelle condizioni dell’emergenza abitativa e dunque sia lasciata dal Comune in mezzo alla strada; la realt√† √® che ormai vi sono case pubbliche sufficienti solo per una famiglia sfrattata su tre e dunque molti in un modo o nell’altro devono essere esclusi.

La soluzione, per√≤, non √® perpetuare l’orrore delle baraccopoli e nemmeno far partire una guerra tra poveri, ma recuperare il patrimonio abitativo inutilizzato, sia quello abbandonato che quello costruito e mai venduto, in modo da avere a disposizione case sufficienti per tutti. Noi l’abbiamo proposto da molto tempo, ricevendo sempre risposte negative dall’amministrazione comunale.

Comunque, come sempre, se avete commenti e proposte alternative sono qui per ascoltarle.

P.S. Con la famiglia sfrattata, cos√¨ come con tanti altri casi disperati che non arrivano sui giornali, siamo in contatto diretto, ma ci mancano i volontari che si occupino di approfondire e aiutare i singoli casi, dunque, piuttosto che girarmi il link all’articolo e chiedermi di occuparmene nei ritagli di tempo di tutto il resto del mio lavoro di consigliere, vi pregherei di farvi avanti e dedicare un po’ del vostro tempo a incontrare le persone che hanno bisogno di aiuto e studiare come dare loro una mano. Grazie!

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martedì 14 gennaio 2014, 10:22

Sul voto di ieri: unità è unanimità?

La votazione online di ieri ha rappresentato un altro momento importante nel cammino del Movimento 5 Stelle sulla strada della democrazia partecipativa, offrendo ai cittadini una possibilità impensabile nei partiti; vale però la pena di fare qualche riflessione non tanto sul tema (su cui già scrissi al Fatto Quotidiano che la pensavo così) ma sul metodo.

Sul tema, mi limito a osservare che questa non era comunque una votazione per scegliere se essere favorevoli o meno all’immigrazione, dato che c’√® indubbiamente chi ha votato per abrogare il reato perch√© vuole favorire l’afflusso di immigrati, ma c’√® anche chi ha votato per abrogare il reato per rendere pi√Ļ semplici ed efficaci le procedure di espulsione. La posizione del Movimento sull’immigrazione √® dunque ancora aperta.

Sul metodo, si pone innanzi tutto un problema sulla rappresentatività di queste votazioni, con solo 24.000 partecipanti rispetto ai nove milioni di voti presi (tralascio il discorso su scarsa informazione preventiva e brevi tempi di votazione che è ovvio). Dai commenti sul blog di Grillo fino a messaggi ricevuti personalmente, ci sono diversi nostri elettori che contestano la validità di votazioni così ristrette; la nostra risposta è, ovviamente, che è sufficiente che si iscrivano anche loro per poter avere voce in capitolo.

Il problema, per√≤, √® che mentre nella nostra testa gli iscritti alla piattaforma sono “i cittadini”, per molti cittadini che simpatizzano per noi quelli sono “i tesserati”: ci sono commenti che dicono proprio cos√¨, “avete fatto votare solo i tesserati”. Paradossalmente, mentre per noi il meccanismo di ieri √® un modo per rimetterci ai cittadini, per molti nostri elettori (ovviamente quelli contrari alla decisione presa) √® un modo per ignorare il loro voto e prendere la strada voluta da un “apparato di partito”, tradendo le promesse fatte in campagna elettorale e sul blog, dove Grillo comunque aveva espresso una visione diversa.

Noi abbiamo sempre dato per scontato che l’obiettivo fosse avere 60 milioni di italiani attivi, e peggio per chi non partecipa. Adesso, scopriamo l’esistenza di nostri elettori che non hanno alcuna intenzione di divenire cittadini attivi iscrivendosi alla piattaforma, ma che, in quanto elettori, pretendono che si rispetti la loro idea, espressa al momento della croce sulla scheda, senza chiedergli continuamente di partecipare a una votazione online per ribadirla; una risposta andr√† data, pena la perdita della loro fiducia.

L’altro problema √® relativo all’uso che va fatto del risultato. Ci sono argomenti su cui una sola scelta √® possibile, per cui se si vota sulla scelta di un candidato Presidente della Repubblica, o su quale gruppo parlamentare sostenere al Parlamento Europeo, la scelta pi√Ļ votata vince e le altre si abbandonano; ma esistono argomenti, come quello di ieri, su cui l’unanimit√† del gruppo parlamentare √® tutt’altro che obbligatoria.

La votazione dal basso dovrebbe servire ad evitare che i portavoce portino avanti le proprie idee personali anzich√© quelle dei cittadini. Tuttavia, una volta accertato che i cittadini sono significativamente divisi, perch√© obbligare anche eventuali portavoce che fossero d’accordo con la minoranza dei cittadini a cambiare la propria opinione? In questo modo si ottiene l’effetto opposto a quello inteso, perch√© si elimina una delle due voci e si crea una grossa quantit√† di nostri elettori privi di portavoce.

Se, come ieri, il 60% sostiene una posizione maggioritaria e il 40% una minoritaria, sarebbe sufficiente che il gruppo parlamentare, confrontandosi prima, garantisse che almeno il 60% dei portavoce votasse per la posizione maggioritaria, lasciando per√≤ a un certo numero di portavoce la possibilit√† di esprimere anche la posizione minoritaria e rappresentando cos√¨ ancora meglio tutto l’insieme dei cittadini, e non solo il 60%.

Esistono tutta una serie di questioni con forti componenti di valori personali su cui ciclicamente la politica italiana ama dividersi: si va dalla depenalizzazione delle droghe leggere all’uso del crocifisso nelle scuole, passando per i matrimoni omosessuali e per l’eutanasia. Su questioni cos√¨ etiche io troverei giusto che in Parlamento il Movimento non andasse per maggioranze, ma esprimesse posizioni difformi e variegate, non in base alle idee personali dei portavoce, ma pi√Ļ o meno proporzionalmente alle diverse idee presenti tra i nostri elettori.

Accade spesso, tra gli attivisti e gli eletti del Movimento, di veder confondere l’unit√† con l’unanimit√†. Ma un Movimento unito non √® un piccolo gruppo di persone che la pensano tutte alla stessa maniera, ma un grande gruppo che sa accettare e anzi valorizzare la diversit√† interna di opinione, risultando cos√¨ attraente per un numero maggiore di cittadini.

Un Movimento che, perse di vista le questioni veramente fondamentali (casa, lavoro e sopravvivenza delle persone), cominciasse a portare avanti a colpi di maggioranze online un programma di sinistra radicale sull’immigrazione e su altre questioni controverse, marginalizzando le opinioni difformi, non sarebbe un Movimento unito; al contrario, sarebbe un Movimento che perderebbe progressivamente sempre pi√Ļ pezzi e sempre pi√Ļ voti, e alla fine anche il mio.

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mercoledì 8 gennaio 2014, 12:38

L’Italia e l’Europa

Qualche giorno fa, Beppe Grillo ha rilanciato il manifesto del Movimento 5 Stelle verso le elezioni europee, gi√† presentato un mese fa a Genova. Si tratta di sette grandi linee che non coprono tutto il dettaglio delle competenze dell’Unione Europea, ma che vogliono evidenziare alcune priorit√†: il referendum sull’euro, la lotta all’austerit√† imposta dalla finanza globale, l’investimento sull’innovazione e sull’autosufficienza alimentare nazionale.

Trasversalmente a queste priorit√†, tuttavia, resta da affrontare il discorso di fondo: quello del rapporto tra l’Italia e l’Europa. In questi vent’anni, difatti, i partiti italiani hanno abusato di questo rapporto; hanno contemporaneamente indicato l’appartenenza all’Unione Europea e all’euro come un dogma indiscutibile e scaricato sull’Europa la colpa di qualsiasi sacrificio venisse imposto agli italiani.

E’ chiaro che il risultato a medio termine di una propaganda di questo genere non pu√≤ che essere la nascita di un forte sentimento antieuropeo, sempre pi√Ļ diffuso tra i cittadini, secondo il semplice ragionamento “se i sacrifici sono imposti dall’Europa, usciamo dall’Europa e non ci saranno pi√Ļ sacrifici”. E cos√¨, le elezioni europee rischiano di diventare uno scontro aperto tra chi dice che l’Unione Europea va bene cos√¨ e chi vorrebbe distruggerla e basta.

Eppure, bisognerebbe ricordarsi che il processo di integrazione europea √® nato per motivi pi√Ļ profondi di quelli economici. L’Europa unita nasce dalle rovine della seconda guerra mondiale, dai campi di concentramento e dalla distruzione di gran parte dell’intero continente, ridotto a giardinetto di due grandi potenze sostanzialmente estranee, potenze che erano a loro volta diventate tali grazie a un lungo processo di integrazione di stati o di popoli diversi. I singoli Paesi europei, se non si uniscono, rischiano di continuare a uccidersi in guerre fratricide o comunque a diventare sempre pi√Ļ marginali rispetto a Stati Uniti, Russia, e oggi Cina, e domani India e magari anche Brasile; nazioni che in gran parte avrebbero da guadagnare dall’esplosione dell’Unione Europea e dalla fine dell’euro.

La questione, quindi, √® come unire i paesi europei in modo che nessuno, e nello specifico l’Italia, ne abbia a soffrire. Un conto, difatti, √® un’Europa in cui l’unione fa la forza, e un conto √® un’Europa in cui alcuni si arricchiscono e altri fanno la fame, e che invece di generare pi√Ļ ricchezza per tutti si limita a trasferire la ricchezza di un pezzo di continente verso un altro pezzo.

Noi italiani, innanzi tutto, dobbiamo assumerci la responsabilit√† dei nostri errori e delle nostre manchevolezze. Non √® colpa dell’Europa se noi siamo uno dei Paesi pi√Ļ disonesti, corrotti, privi di meritocrazia, disorganizzati, ignoranti e manipolati dai media: √® colpa nostra e della classe dirigente a cui abbiamo affidato questo Paese. Questa arretratezza √® un elemento fondamentale del nostro impoverimento e non possiamo darne la colpa all’euro o ai tedeschi.

Allo stesso tempo, per√≤, il modo in cui √® gestita l’Europa, senza grande democrazia e senza mettere al primo posto il benessere dei cittadini, non √® accettabile; serve un’Europa in cui i Paesi non siano in competizione tra loro, ma in collaborazione, e per questo serve un nuovo patto di convivenza in cui i Paesi in questo momento pi√Ļ forti sostengano i cittadini (non le banche) dei Paesi pi√Ļ deboli in cambio di riforme che, a differenza di quelle imposte in Grecia, affrontino alla radice i problemi culturali, sociali e civici del Paese per mettere le basi dello sviluppo futuro, invece di limitarsi al rientro dal debito a costo di un massacro sociale non solo metaforico.

Se per√≤ la disponibilit√† a questo patto non ci dovesse essere, se a conti fatti a noi dovesse convenire lo sgancio dalla moneta comune, possibilmente non da soli ma con un blocco di Paesi mediterranei tali da dare solidit√† a una nuova unione e una nuova valuta, non c’√® alcun motivo per non farlo.

L’Italia √®, difatti, uno dei Paesi meno capaci a difendere i propri interessi nazionali. In tutto il mondo ogni nazione regola i flussi di ingresso e uscita di capitali, merci, alimenti, energia e anche persone secondo l’interesse del proprio Paese; questo scontro di interessi si verifica anche nella definizione degli accordi europei che regolano la nostra vita. A forza di spedire a Bruxelles i trombati di ogni colore, gente che magari non sa nemmeno dire due parole in inglese quando incontra i colleghi e che vive l’Europa come un ripiego o come una pensione dorata, l’Italia si √® spesso fatta fregare. Aggiungiamoci il fatto che da noi difendere gli interessi nazionali sembra spesso una vergogna, una roba da pezzenti o da fascisti: non possiamo stupirci se poi in sede europea abbiamo la peggio.

Per questo il Movimento 5 Stelle può offrire una prospettiva veramente nuova nel rapporto tra Italia ed Europa, come i partiti non hanno mai fatto; a patto che abbia chiaro quale Europa vuole costruire. E voi, che ne pensate?

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