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Archivio per il mese di febbraio 2017


mercoledì 15 febbraio 2017, 18:45

Dati alla mano, perché bloccare i diesel è sbagliato

A me, e alle migliaia di torinesi a cui i blocchi del traffico di Appendino non piacciono, non va di passare per inquinatore pigro col sedere sempre sull’auto. Per questo, permettetemi di contestare questo provvedimento coi dati; sono tutti presi dal sito del Comune di Torino, sezione Informambiente, ossia sono gli stessi che hanno sul tavolo sindaca e consiglieri comunali.

Si dice che il blocco dei diesel è necessario perché siamo in una emergenza ambientale che fa “centinaia di morti l’anno”, dovuta a livelli intollerabili di PM10. A parte che il concetto di “morte da inquinamento” è valido ma difficilissimo da quantificare oggettivamente, dato che diventa una concausa di una presunta anticipazione della morte naturale, se prendiamo i dati storici nelle tabelle qui sotto vediamo che da otto anni ormai Torino è entro i limiti di legge (50 microgrammi al metro cubo) in termini di media.


Siamo ancora fuori legge in termini di numero di giorni di sforamento; ma è evidente, pur nella forte oscillazione di questi dati dovuta alla variabilità del tempo nei vari anni, un trend in discesa legato al cambiamento strutturale di veicoli e abitudini. E’ giusto incentivarlo, anche accelerarlo, ma allora quello che si deve fare è promuovere il passaggio dall’auto privata a forme di mobilità più sostenibile, invece che l’acquisto di un’auto privata più nuova; e comunque, non c’è nessuna emergenza, altrimenti dieci o vent’anni fa, quando l’inquinamento era doppio o triplo, Torino sarebbe stata sterminata.

Bene, voi direte: ma anche un provvedimento come questo, che invece di incentivare a lasciare l’auto privata spinge a comprarne una nuova passando da diesel a benzina, è utile a questo trend, perché il PM10 è responsabilità dei diesel. Peccato che la realtà sia ben diversa: la prossima tabella mostra le emissioni medie di PM10 dei veicoli diesel e benzina, secondo la categoria “Euro X”. Notate qualcosa?

Certo, i vecchi diesel Euro 0 o precedenti producevano quantità abnormi di PM10, ma a partire dall’Euro 5, le emissioni di PM10 dei diesel sono uguali a quelle dei benzina. Uguali! E allora che senso ha bloccare anche i diesel Euro 5-6 ma non i benzina, come prevede la delibera dell’amministrazione torinese in caso di sforamenti elevati?

Anche per gli Euro 3-4, le emissioni medie sono circa doppie dei corrispondenti benzina; più alte, certo, ma non così tanto da attribuire solo a queste macchine la responsabilità del PM10, che invece è ormai distribuita su tutto il parco circolante, benzina o diesel che sia, e dipende molto di più dalle abitudini di spostamento, ossia da quanto ognuno usa la propria macchina. Per esempio, un veicolo a benzina Euro 6 che percorre 30 km al giorno emette il 50% in più di PM10 di un diesel Euro 3 che ne percorre 10.

L’ultima figura, qui sopra, è quella che usa il Comune per giustificare l’accanimento contro il traffico, invece che contro le caldaie o i roghi della plastica. Ci sta, probabilmente è vero che il traffico è tuttora il principale responsabile del PM10, però guardate la data in fondo: sono cifre del 2010. Vista la continua discesa del numero e delle emissioni dei veicoli circolanti, viene naturale pensare che sette anni dopo le proporzioni potrebbero essere cambiate significativamente; per esempio, questo studio, dati alla mano, sostiene che il grosso del particolato nell’aria della pianura padana derivi dall’uso di legna e pellet come combustibile.

Morale? Secondo me questo blocco non ha nulla a che fare con la salute e con motivazioni scientifiche; se così fosse, guardando queste tabelle, la scelta sarebbe stata di concentrarsi sull’incentivazione della mobilità alternativa, proseguendo il trend degli anni scorsi senza tanti allarmismi; ma anche volendo invece fare qualcosa, si sarebbe allora provveduto a bloccare uniformemente tutte le auto, a rotazione, vecchie e nuove, benzina e diesel, colpendo allo stesso modo tutti, per mandare il messaggio che bisogna usare di meno l’auto privata e di più gli altri sistemi di mobilità, invece che quello di cambiare l’auto (chi ha i soldi per farlo) da diesel a benzina, per poi poter sgasare liberamente persino con un SUV da sei chilometri al litro.

E allora perché questo provvedimento? Secondo me la risposta è una sola: propaganda. Ben studiata, perché fermare tutti fa arrabbiare tutti, mentre fermare solo i diesel fa arrabbiare solo chi possiede un diesel, che però viene additato come sporco inquinatore, mentre tutti gli altri possono dire: vedi, questa sindaca ci tiene alla salute, non come quello prima! Peccato che l’effetto sulla salute di questo provvedimento, per come è studiato, sarà circa nullo, e comunque indimostrabile. Ma per far finta di fare qualcosa, va bene.

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sabato 11 febbraio 2017, 10:35

Il ventennio grillista

Qualche giorno fa su Radio Popolare intervistavano Emiliano Fittipaldi, il giornalista dell’Espresso autore dello scoop sulle polizze della Raggi. Popolare vive ancora negli anni ’90, se non nei ’70, e quindi gli hanno chiesto: ma i continui attacchi di Di Maio e di tutto il M5S ai giornalisti e ai magistrati non sono un modo di fare berlusconiano? Lui li ha gelati rispondendo: a me ricordano piuttosto il periodo che portò al ventennio fascista.

Questo piccolo scambio ha suscitato in me una riflessione. E’ dalla nascita del Movimento 5 Stelle che si dice che al suo interno ci sono modi di fare squadristi, ma dall’interno noi abbiamo sempre, credo a ragione, derubricato la cosa a folklore marginale di pochi idioti; il Movimento delle origini, infatti, brulicava di partecipazione, di riflessioni sulla democrazia, di assemblee, di decisioni collettive. Era una cosa a metà tra il Partito Pirata e i girotondi antiberlusconiani, pieno di persone che venivano dai partiti e dai movimenti di sinistra, dall’ambientalismo, dalla cittadinanza attiva; e questo corpo diffuso bilanciava ampiamente il ruolo e il tono forte dei due capi politici, e il seguito personale carismatico di Beppe Grillo nella pancia del Paese.

Il problema è che, progressivamente, la partecipazione e la democrazia si sono spente; degli originari attivisti di 7-10 anni fa per cui “ognuno vale uno”, adesso una parte sono VIP televisivi o comunque politici in carriera, concentrati sulla gestione del consenso collettivo e personale, mentre quasi tutti gli altri hanno smesso o sono stati allontanati. Nessuna decisione è più presa dal basso; le discussioni avvengono tra eletti, in stanze chiuse, e vengono poi trasformate in propaganda con cui indottrinare la base e l’elettorato, o al massimo in qualche plebiscito online dall’esito già scritto.

Nel frattempo, la situazione politica italiana non fa che deteriorarsi. La somma di una crisi economica nazionale senza sbocchi e di un dibattito politico e mediatico sempre più rabbioso, divisivo e slegato dai fatti ricorda davvero il periodo di cent’anni fa che precedette il fascismo, peggiorato ulteriormente dalla novità della pressione socioculturale dovuta a flussi migratori ingestiti e probabilmente ingestibili. Nessun italiano di oggi ha vissuto quel periodo, e l’Italia, a differenza di altre nazioni, non ha mai maturato alcun anticorpo contro di esso.

Il M5S probabilmente dall’anno prossimo governerà l’Italia, o sarà perlomeno il maggior partito in una situazione di stallo totale che ridurrà ulteriormente la fiducia nella democrazia. Per questo è giusto chiedersi se sia davvero possibile un Ventennio a cinque stelle; non è detto che il M5S al potere porti per forza a un nuovo regime autoritario, ma i segnali preoccupanti esistono.

Preoccupante, difatti, non è soltanto lo squadrismo diffuso della base, di cui sotto vi darò un piccolo esempio; è preoccupante la reazione dei vertici e degli eletti a tutti i livelli, ovvero la futura classe dirigente del Paese, che non si dissociano mai da questi comportamenti, ma stanno zitti o peggio aizzano la folla contro chi dissente, contro i giornali, contro i giudici (solo quelli che indagano il M5S però), cioè contro gli elementi fondamentali di qualsiasi democrazia occidentale.

Sono quelli che se Feltri fa un titolo sessista e disgustoso contro la Raggi si scandalizzano a morte, salvo poi applaudire il capo e i colleghi, o perlomeno esibirsi nei distinguo, quando essi fanno la stessa cosa. Sono quelli che davanti a qualsiasi cattivo comportamento di qualcuno del M5S rispondono dicendo che è tutto un complotto dei giornali, o di “traditori” che vogliono “apparire sui giornali” o “tenersi la poltrona”. E non si capisce se ci credono veramente, nel qual caso sono talmente dissociati dalla realtà da essere pericolosi, o se sono solo furbetti, nel qual caso sono disonesti e pronti a tutto per mantenere il consenso e quindi altrettanto pericolosi.

Per questo a me spaventano i discorsi un po’ da bar, pieni di luoghi comuni, della nuova dirigenza grillina. Non è tanto un problema di grammatica e stile letterario, ma di scarsità di cultura politica, che porta queste persone a fare tutto un discorso sulla censura dei poteri forti o sulla resistenza al nazifascismo, e poi ad andare nelle riunioni interne a imporre la linea unica del capo o a cercare di cacciare chi la pensa diversamente da loro, essendo pure convinti che queste cose stiano bene insieme.

Oltre a quella della propria effettiva capacità amministrativa, questa è per me la principale questione sul tavolo del Movimento 5 Stelle. Siamo tutti convinti che il vecchio sistema politico sia corrotto e incapace, non c’è bisogno di ripeterlo; ma è comunque meglio una democrazia corrotta che una nuova dittatura. Per questo, se il M5S vuole governare il Paese, è il momento che i suoi eletti e i suoi sostenitori cambino registro – se ne sono capaci.

E ora, per farvi capire di cosa parlo, incollo un po’ dei commenti e dei messaggi che ho ricevuto da simpatizzanti e attivisti a cinque stelle dopo il mio post sulle polizze della Raggi: buona lettura.

 

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martedì 7 febbraio 2017, 10:50

Cari consiglieri, una proposta da Malpensa

Cara giunta e consiglieri comunali che vi occupate di trasporti, invece di inventarvi solo nuovi modi di complicare la vita alla gente come i blocchi del traffico e il bip a gomitate sui pullman strapieni del mattino, volete fare qualcosa che la semplifichi? Leggete qui.

Stamattina sono tornato dalla Germania con un volo su Malpensa, perché il mio giro prevedeva un biglietto sola andata a prezzi ragionevoli e questo su Caselle è impossibile. Ora, se viaggiate, saprete che l’unico collegamento diretto tra Malpensa e Torino è un pullman della Sadem, la ditta che gestisce in monopolio tutti i collegamenti via bus tra Torino e gli aeroporti. Saprete anche che costa 22 euro, che vuol dire un migliaio di euro di incasso a viaggio, non certo poco; che c’è circa ogni due ore, per cui perderlo vuol dire perdere un sacco di tempo; e soprattutto, che da qualche anno la Sadem ha istituito la prenotazione obbligatoria, per cui è necessario comprare il biglietto in anticipo, stamparlo su carta, e sapere esattamente quale corsa si prenderà.

Ora, anche un bambino capisce che questo approccio a una navetta aeroportuale è una follia, perché è facile che i voli siano in ritardo, che la valigia non si trovi, che insomma ci sia un contrattempo che rende impossibile sapere in anticipo, prima del volo di andata, a che ora si riuscirà a prendere il bus al ritorno. Certo, la prenotazione obbligatoria permette di dire prima alla gente che non c’è posto, ed evita il problema del gruppone che arriva senza preavviso; ma questo problema sarebbe affrontabile semplicemente aumentando un po’ il numero delle corse e quindi la disponibilità di posti. Certo, però, questo vorrebbe dire aumentare un po’ i costi per il gestore, e ridurre i suoi utili, che però, a 22 euro a corsa, presumo siano davvero molto elevati; evidentemente il servizio è gestito nell’ottica di fare più soldi possibile, a costo di peggiorare la qualità del servizio per i torinesi.

Nel mio caso, l’atterraggio era previsto alle 8:20, e il bus era alle 8:35; era veramente difficile capire in anticipo se ce l’avrei fatta o no, per cui è normale che io abbia deciso di comprare il biglietto sul posto, solo nel caso in cui fosse andato tutto liscio. Peccato che, uscito alle 8:25 davanti alla porta 4 (quella da cui partono i bus), io sia andato al banco vendita e l’abbia trovato vuoto; al che ho percorso mezzo aeroporto, fino alla porta 6, per cercare un punto vendita aperto; non ce n’erano, al che ho pensato di comprare il biglietto dall’autista, come ho fatto già più volte arrivando la sera tardi.

Mi reco quindi alla palina sulla strada, dove una folla di varia umanità (prevalentemente cinesi) aspetta il bus; bisogna sapere che ferma lì, perché sulla palina c’è scritto solo “navetta Holiday Inn” (evidentemente un collegamento più importante di quello per Torino). Arriva il bus, l’autista scende e dice: avete tutti i biglietti? Io mi svelo e lui mi risponde che vendermi il biglietto non è un suo problema, e devo andarlo a comprare “nell’ufficio là in fondo”; gli spiego che l’ho già cercato, mi fa “in fondo in fondo, vicino alla porta 7”. Faccio qualche centinaio di metri di corsa con la valigia e trovo finalmente l’ufficio Sadem; spiego la situazione, e l’impiegata mi risponde “io non faccio biglietti per Torino, deve farli per forza dalla collega alla porta 4”. Segnalo che non c’era nessuno, mi dice “no vada vada, adesso c’è sicuramente qualcuno”; non si capisce perché non possa vendermi lei il biglietto, ma evidentemente anche per lei non è un suo problema.

Rifaccio di corsa mezzo aeroporto, arrivo lì, effettivamente c’è una signorina, le passo i 22 euro, lei non mi dà un biglietto, no: comincia a prendere un computer e a collegarsi a un applicativo Windows, o forse un sito Web, cliccando e ricliccando come se dovesse comprare un biglietto aereo per Tokyo. Infine, dopo due minuti di clic, fa partire una stampante che produce un foglio di carta. Lo prendo, corro fuori… e ovviamente vedo l’autista che mi parte in faccia senza aspettarmi.

Torno dentro, stanco e furioso, gridando mi faccio ridare i soldi (dovevo essere talmente incazzato che me li ha ridati senza battere ciglio) e vado a prendere il treno; il primo treno per Milano Centrale viene soppresso, una massa di stranieri perplessi (o sghignazzanti il solito “ah, Italien”) si sposta all’altro binario, dove per soli 13 euro posso prendere un regionale per Milano, e da lì un treno per Torino, mettendoci tre ore.

Ora, voi probabilmente potreste anche anche pensare che sia un problema da poco, ma io adesso ho dovuto spiegare al mio capo come mai ci sto mettendo più tempo da Malpensa a Torino che da Colonia a Malpensa, e dopo due o tre volte l’azienda potrebbe anche dirmi: senti, ma perché non ti trasferisci in Germania o perlomeno a Milano, così risparmiamo un sacco di soldi in trasporti e in tempo lavorativo buttato? E’ anche così che i posti di lavoro vanno via da Torino.

Per cui, amministrazione comunale: non fatevi infinocchiare quando vi promettono un treno alta velocità per Malpensa che costerebbe miliardi; sarebbe comunque pronto tra vent’anni, e nel frattempo a Torino saranno rimasti solo studenti e pensionati. Quindi datevi da fare; basterebbe un secondo operatore che non faccia cartello per far magicamente scendere i prezzi e migliorare le condizioni; o basterebbe andare a battere i pugni sul tavolo e imporre l’eliminazione della prenotazione obbligatoria, o almeno la vendita a bordo dei biglietti per i posti liberi, o una macchinetta automatica con la carta di credito, o tutte quelle cose che sono ormai scontate, nei Paesi sviluppati.

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domenica 5 febbraio 2017, 12:49

Il vero problema del M5S

Dopo che mi hanno girato alcuni articoli dei giornali di stamattina, mi vedo costretto a tornare sull’argomento Raggi per precisare alcune altre cose.

Io ho partecipato alla discussione collettiva che avveniva in rete, facendo ipotesi basate sulle notizie di stampa, come tutti; e tutte le mie congetture sono sempre state chiaramente marcate come ipotetiche e da verificare. Non ho mai detto di avere altri elementi, né che l’uso di polizze vita di investimento sia di per sé la prova di alcunché; ho semplicemente menzionato diverse possibili ipotesi, tra cui anche quella che la Raggi non ne sapesse niente. Il fatto che questa pratica possa essere usata, a seconda delle clausole, per trasferire dei soldi a un terzo, non vuol dire che questo sia per forza vero nel caso della Raggi, tanto più che nessuno di noi ha tuttora visto il contratto e letto le relative clausole.

Inoltre, non ho mai detto, né penso, che questo tipo di pratiche siano comuni nel M5S (ma quando mai) o che esso fosse a conoscenza delle polizze. Non sono un “superpentito del M5S“, che non è una associazione a delinquere, e non sono affatto pentito di averne fatto parte e averlo fatto crescere, almeno fino a quando non è andato in una direzione politicamente molto diversa da quella originariamente prospettata.

Non mi interessa la visibilità, se così fosse avrei fatto il giro delle televisioni e dei giornali nazionali in questi due giorni; invece gli unici giornalisti con cui ho parlato in questi giorni sono Gabriele Guccione e Maurizio Pagliassotti, spiegandogli peraltro le cose di cui sopra, e poi ho rimbalzato tutti gli altri. Tutto il resto è una interpretazione o invenzione dei giornalisti, senza averne discusso con me, e spesso ben oltre le mie affermazioni: quanto sopra è quanto ho sempre detto, quindi non c’è niente che io debba ritrattare, ma non è accettabile attribuirmi altro.

Aggiungo però un’altra cosa: che tutto questo polverone inutile generato dai media rischia di spostare l’attenzione dalla vera questione che il M5S deve risolvere.

Il M5S deve spiegare come seleziona la propria classe dirigente, in particolare quella non eletta, ma nominata nelle posizioni di massimo potere dalle persone elette.

Posso capire che non ci fosse alcuna intenzione di compensare alcunché da parte di Romeo quando ha stipulato la polizza a favore della Raggi, ma questo non spiega come mai lui lo abbia fatto (“per amicizia”? voi avete amici che vi intestano polizze da 30.000 euro?) né esclude il potenziale conflitto di interessi insito nella nomina, da parte della Raggi, di una persona così strettamente amica in una posizione di grande potere e con uno stipendio quasi triplicato.

Il M5S deve spiegare come mai le sue amministrazioni, dopo tante promesse di rivoluzione, nominano proprio nelle posizioni più importanti diverse persone già legate alle amministrazioni precedenti o con un passato in altri partiti, talvolta anche due o tre partiti uno dopo l’altro (è successo anche a Torino); e come mai, una volta preso il potere, spesso esso porta avanti le stesse scelte amministrative delle precedenti giunte piddine.

Il M5S deve convincere di essere capace di governare il Paese con capacità ed efficienza, cambiando davvero le cose, senza scandali continui, senza giunte e dirigenze che vanno e vengono in pochi mesi, senza informazioni imbarazzanti che vengono fuori a spizzichi e bocconi, solo quando le scoprono i magistrati e/o i media ostili.

Il M5S, inoltre, deve trovare il modo di mantenere la discussione sui binari della democrazia e del rispetto anche di chi la pensa diversamente, perché il livello di insulti (talora minacce) che ho ricevuto questi giorni è davvero ben oltre qualsiasi cosa abbia visto fino a due o tre anni fa, e, nella prospettiva di un M5S al governo, lascia davvero preoccupati su come sarà trattato chi la penserà diversamente da esso; e questo secondo me è un punto cruciale per chi, da elettore, dovrà decidere se dargli o meno credito.

E sarebbe bello se il M5S e i suoi sostenitori, invece di sghignazzare, di insultare o di cercare traditori e nemici, si dedicassero una buona volta ad affrontare questi problemi.

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