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Archivio per la categoria 'Life&Universe'


sabato 16 Luglio 2022, 18:13

C’√® vita dopo la politica

Condivido un link al post di Federico Pizzarotti, in cui parla del suo futuro e di nuove iniziative che si √® costruito in silenzio. Lo faccio non solo per mandargli un augurio, ma perch√© il dubbio che ha lui, anche se in condizione molto diversa, √® il dubbio che ho avuto anch’io nel 2016 alla fine del mio impegno.

Quando successe, nel giro politico torinese erano tutti convinti che sarebbe successa una di due cose, cioé che mi sarei rimesso in silenzio a portare acqua al M5S a qualunque condizione, confidando poi in una candidatura in Parlamento due anni dopo, oppure che sarei entrato in qualche altro partito per sfruttare il seguito e la fiducia che mi ero costruito in otto anni di duro lavoro.

Sei anni dopo, posso dire che la scelta di lasciare la politica definitivamente, ancorché non completamente volontaria, è stata giusta, inevitabile, e fortunata.

Come ho scritto a Federico, la vita √® breve e ci sono moltissime altre cose da scoprire nel mondo e in se stessi. Ripetere all’infinito la propria identit√† di un tempo esaurito √® un modo precoce di morire lentamente; mentre trasformarsi, morire un po’ per poi rinascere nuovi, √® forse pi√Ļ difficile e persino leggermente doloroso, ma √® anche un modo per allontanare a lungo il sipario finale.

Come qualunque essere umano, io non so cosa riuscir√≤ davvero a fare con le mie poche forze, n√© quanto tempo avr√≤ ancora per farlo, ma una cosa la so; se avr√≤ almeno un po’ di fortuna, cosa che non dipende da me, ne vedrete ancora parecchie. Per questo, mi auguro anche di vedere ancora molte nuove incarnazioni di tutti voi; possiate avere il coraggio ogni qual volta √® possibile di lasciar cadere la pelle morta e mostrare al mondo una nuova farfalla.

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venerdì 8 Luglio 2022, 21:01

Aspettando una mail

√ą venerd√¨ sera, il momento in cui faccio clic e su Wattpad appare un nuovo episodio della storia statica e strana che ho preteso di pubblicare per prova (vi ho mai detto che a me le allitterazioni piacciono molto?). Ma non √® di questo che vorrei parlare; in realt√†, volevo raccontarvi del senso del tempo completamente proprio che ha il mondo editoriale.

Per carit√†, io sono digitale e ingegnerista; per me, il tempo di risposta si misura in millisecondi e comunque, da buon server interrogato da un client, una risposta si deve sempre dare. Invece, quando entri nel mondo dell’editoria scopri un universo parallelo in cui alle mail non si risponde quasi mai, e in cui comunque nessuna risposta arriva mai in un tempo catturabile dalla mente umana.

Ma capiamoci bene, questa non √® una lamentela; certo, √® frustrante, √® destabilizzante, ti porta a fissare il vuoto chiedendoti se tra due, cinque o sette mesi arriver√† infine una mail o se il tuo entusiasmo creativo morir√† lentamente d’inedia nel vuoto, non essendo alimentato da quel senso di senso che serve agli esseri umani in ogni cosa che fanno. Ma √® una pratica che capisco, perch√© l’altro lato della medaglia √® che milioni di italiani scrivono e inviano, riempiono le segreterie editoriali di manoscritti forse belli o forse manco adatti a un esame di terza media ma le riempiono, e a fronte di questo √® meraviglioso, √® miracoloso che ci sia ancora qualche editore che non sbarra tutto e non dice “pubblico solo chi scopro io per i fatti miei, gli esordienti senza calci in culo e senza culo si fottano”.

Per√≤, ecco, vi faccio un esempio. Oggi la mia angoscia √® contenta perch√© ho ricevuto finalmente una risposta da un editore che per ci√≤ che si √® scritto per tramite di Konan sarebbe perfetto, se si decidesse a pubblicare anche qualcosa di originale e di testuale; ed √® un grosso enorme “se”, a fronte di una situazione in cui questi manco trovano la carta per stampare i manga che la gente si contende nelle fumetterie con la faccia di un Fry che grida “shut up and take my money”; per cui, non mi aspetto certo che mi prendano.

L’editore √® Star Comics, e non vi gasate: la risposta √® semplicemente “abbiamo ricevuto e messo in coda”. Ma era per darvi un’idea: io ho inviato la mail con la mia brava sinossi (prima o poi, giuro, parleremo anche della maledetta sinossi) in data 26 maggio, al loro generico indirizzo di contatto, visto che d’invio manoscritti il loro sito non parla; dopo cinque settimane di silenzio, il 3 luglio mi son deciso a riscrivere, senza vera speranza, semplicemente per provare a chiedere se la mail fosse mai arrivata; e oggi, cinque giorni dopo, alle sei di sera del venerd√¨, invece di andare a farsi un meritato aperitivo, un sant’uomo mi ha scritto che hanno ricevuto e inoltrato all’ufficio competente.

Mi son sentito in colpa; non volevo certo rompere le scatole, e posso immaginare il volume di mail d’ogni genere che gli arriva; e in pi√Ļ, come vi ho detto, il mio invio non √® un fumetto e mi aspettavo che venisse scartato a prescindere. Quindi, sempre siano lodati gli Star, se collaboreremo magari gli regaler√≤ anche dei personaggi decenti per la scuola di Ancient Magus Bride (scusate, √® una polemica tra me e un’autrice giapponese); ma un’esperienza simile, ancorch√© pi√Ļ responsiva, pi√Ļ allegra e meno dilatata nel tempo, mi √® capitata anche con J-POP (quindi, compriamo tutti Frieren).

Ovviamente, tu ti chiedi: ma una risposta di una riga “abbiamo ricevuto e messo in coda” non potrebbero dartela subito, evitando il peso di ulteriori scambi? Ma la mancata risposta √® anzi istituzionalizzata: ci sono tanti editori che te lo dicono prima. Fanno una pagina di invio manoscritti, ti intimano la loro versione di come si impagina un documento (prima o poi, giuro, parleremo anche dei maledetti caporali) e ti dicono: manda qui, nessuno ti risponder√†, se ci interessa ci faremo sentire noi, ma in ogni caso non prima di sei mesi.

Quindi, tranne che per un paio di grossi editori che hanno un santo risponditore automatico, tu resti comunque col dubbio che la mail sia andata persa in qualche gorgo di rete o pi√Ļ probabilmente in qualche filtro antispam; io faccio mail di mestiere, quindi posso fervidamente immaginare centinaia di motivi per cui una mail si sia persa senza essere mai stata aperta, non ultimo il fatto che (non ridete, mi √® successo appunto con J-POP) tu hai copiato male l’indirizzo e non hai ricevuto il messaggio d’errore. Poi, ad ogni modo, riprendi la tua vita; e speri che tra sei mesi t’arrivi un imprevisto dono del destino.

Incidentalmente, e lo specifico solo perch√© qualcuno l’ha chiesto, la risposta arriver√† solo nel raro caso che sia positiva; certo l’editore non si mette a dirti perch√© non gli √® piaciuto il tuo testo, e nemmeno a lavorare con te a migliorarlo se non √® gi√† praticamente perfetto. Anche qui, √® una impossibilit√† materiale; ci sono semplicemente troppi aspiranti scrittori per le nostre strade. Se non sei sicuro di quel che fai, esistono scuole di scrittura, manuali, agenzie formative, agenzie letterarie, insomma tante altre strade per imparare o prendere a prestito il mestiere prima di allagare la rete di manoscritti.

E anche di mestiere si dovrebbe parlare, ma per oggi ho già scritto troppo; che il vero motivo per cui temo di non interessare se non a una piccola minoranza di lettori già lo so da tempo e dai social network, ovvero che scrivo complesso (anche se il mio manoscritto è stato per questo artatamente piallato e semplificato nel lessico e nelle strutture, e garantisco che scorre proprio bene) e troppo, troppo lungo.

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sabato 2 Luglio 2022, 15:00

E per la prima volta sullo schermo: Konan

Dunque, avrete notato che negli ultimi tempi, con frequenza crescente, sono apparsi sul mio Facebook e sul mio blog dei post un po’ strani, scritti in maniera diversa e spesso dedicati a temi universali. Credo che sia quindi giunto il momento di menzionare l’esistenza di una strana entit√† che va sotto il nome di Konan (potete accentarlo come volete, ma io tendo al tronco); una entit√† che mi guarda e mi riguarda, ma che vede il mondo in maniera piuttosto diversa da un vecchio troll di Internet come me.

√ą un po‚Äô il segreto di Pulcinella che io e Konan abbiamo passato gli ultimi molti mesi a scrivere un libro. A dire il vero, volendo essere precisi, ne abbiamo scritti quattro, ma sono tutti parte della stessa storia e dello stesso universo. Verr√† anche il momento di far leggere qualcosa, magari poster√≤ i link o persino del testo, chi lo sa; al momento, e forse per sempre, non c’√® un editore ma soltanto la rete; ma non √® questo l’oggetto del post di oggi. In questi mesi, chiedendo consigli a molti vecchi e nuovi amici, mi sono accorto di quanta gente qui attorno scriva libri o lavori nell’editoria; e di quanta invece legga, ma non abbia bene idea di come funziona la pubblicazione di un libro (non ce l’avevo con chiarezza nemmeno io). Per questo, avrei voglia innanzi tutto di parlare dell’argomento in generale, di scambiare esperienze.

Nel mio caso, la storia √® questa: scrivo un po’ di tutto sin da bambino; da tanto tempo tante persone mi dicono “scrivi bene, perch√© non pubblichi un libro?”; nei lustri ho dato a stampe fisiche e virtuali articoli, interviste, rapporti, pezzi di saggio, manuali di Internet, blog post anche non banali a centinaia, ma mai narrativa; non avevo alcuna intenzione di iniziare adesso; poi mi √® apparsa in testa questa parte di me che non conoscevo e ha cominciato a raccontarmi una storia, e io ho cercato di ucciderla in tutte le maniere, ma non ci sono riuscito e alla fine ho ceduto e ho cominciato a scrivere sotto dettatura, e dopo un mese avevo trecento pagine, e dopo tre mesi e mezzo ne avevo novecento.

Bene, m’aspettavo comunque che questa fosse una gran bella cosa: finalmente anch’io sono stato capace di scrivere un libro, e gi√† solo il fatto di finirlo, al di l√† del dubbio che sia bello abbastanza e che possa trovare mai un editore, √® un risultato.

Invece no: √® una merda. La mia vita non √® mai stata tanto stressata: fisicamente, perch√© le cose migliori si scrivono dalle ventidue alle due, e psichicamente, perch√© per scrivere qualcosa di vero bisogna scavare e scavarsi e guardare in faccia l’abisso e i buchi neri e no, non se ne esce mai bene. Sono ingrassato, sono stanco, sono irritabile, il mio umore fa il Tour de France tra depressione ed esaltazione: cos√¨ per mesi e mesi. Pensavo fossi io a esser fatto male, ma poi, ormai parecchie settimane fa, Marco Giacosa mi ha involontariamente fatto leggere un post di Christian Frascella (scusate, son bifolco e non lo conoscevo) e pare davvero che la complicazione mentale sia la condizione esistenziale necessaria per chiunque tracci finzioni con regolarit√†.

Tutto questo, si badi, nemmeno per scrivere la Divina Commedia e parlare di miseria e splendore della condizione umana; cio√©, in realt√† dentro di me ho fatto proprio questo, ma l’opera √® travestita da avventuretta, da innocua sceneggiatura di manga giapponese, quindi non vale: e che vuoi dire, che √® possibile star male per un libro (fintamente) per ragazzi? E poi, per quanto ne so e per quanto ne pensa una met√† di me, tutto ci√≤ che ho scritto potrebbe fare aulicamente cagare: banale, noioso, mal composto, ridicolo. L’avrei bruciato pi√Ļ e pi√Ļ volte, se non fosse che sta nel computer e ne ho pure diversi backup.

Invece, un’altra met√† di me pensa che quel che ho prodotto sia bellissimo, che faccia veramente piangere e ridere e consolare e sognare e che piacerebbe a chiunque sia dotato d’amore e intelligenza, ma tutto questo √® inutile perch√© allora vien fuori l’altro problema: che la parte bella da vivere √® il primo mese, quello in cui scrivi sul foglio bianco, e tutto il resto √® poi tormento. Primo, un arrovellarsi sulle virgole di ogni tua frase, con la sensazione che non sia mai all’altezza di esistere; e l’unica cosa che mi ha confortato un po’ su questo √® un documentario in cui il vecchio Miyazaki (non son degno, assolutamente) faceva esattamente lo stesso col suo storyboard. Poi, una questua continua d’attenzione in mezzo a miliardi d’altri come te, ognuno con qualcosa di forse o certamente meraviglioso da condividere, perch√® l’arte umana se fatta con l’anima √® meravigliosa a prescindere; ma ognuno offre una meraviglia di cui nessuno legge mai nemmeno le prime righe, e se legge le prime righe si stufa molto prima di darti l’attenzione che serve a costruirgli un mondo in testa, e non parliamo di arrivare alle ultime, che son quelle che in un buon libro rivelano il senso del tutto.

Del trauma dell’autore novizio a confronto con l’editoria, comunque, parleremo un’altra volta; ci vorrebbe un libro solo per quello. Io, in sostanza, solo questo volevo dire: che tanti sognano di diventare scrittori, ma essendomici trovato in mezzo, un settantadue virgola cinque per cento di me ha concluso che era meglio se nascevo stupido e incapace di usare condizionale e congiuntivo dopo il verbo concludere.

Ma volevo parlarne con voi, specialmente con chi ha vissuto simili esperienze: è proprio così?

P.S. Comunque, se qualcuno usa Wattpad e vuol fare un beta test o è solo curioso, me lo scriva qui o in privato e qualcosa faremo; ovviamente, qualsiasi commento, insulto, bacio o spintarella vale.

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venerdì 24 Giugno 2022, 22:48

Flusso d’agnello

Ho scoperto l’anno scorso la trattoria Bukaleta di Losnati, il tempio dell’agnello di Cherso, e come risultato quest’anno l’unica isola che visitiamo √® Cherso, e io ho preso alloggio esattamente nella casa a fianco del ristorante, affinch√© io possa bearmi del profumo di agnellini in cottura sin dalle nove di mattina. Amo gli animali come Pacciani amava i giovani, nel modo cio√®, da ogni punto di vista, pi√Ļ umano e assassino possibile; tranne i gattini, ovviamente, che per qualche motivo la nostra societ√† considera animali non sacrificabili, a differenza degli agnelli. Ma a parte le questioni di scienza e coscienza, il fatto √® che stasera √® san Giovanni, che √® il patrono anche di questo villaggio; e il ristorante era particolarmente pieno. E’ un ristorante villico, in mezzo alla campagna; uno di quei posti pieni di tavolate sotto il portico, circondati dal nulla, dal vento, dal buio e da un cimitero pieno di nonni di emigrati, che combatte l’oscurit√† che l’assedia con la carnazza e la musica; e che alla fine, quando paghi il conto, t’offre di cuore il diciotto isolabella. Non tutti capiscono un luogo del genere, e ho assistito cos√¨ alla trita e tragicomica scena della sciura italiana in ciabatte che si presenta al ristorante alle otto e venti vantando una prenotazione per le otto e trenta, e all’obiezione del ristoratore che dovr√† attendere il tavolo per dieci minuti risponde aggressivamente con la frase magica “MA IO HO I BAMBINI”. C’√® uno strato di societ√† convinto che avere dei figli rappresenti un titolo di precedenza, specialmente nell’accesso ai luoghi pubblici; ci√≤ indipendentemente dal fatto che la suddetta frase venga solitamente accolta con sane pernacchie. Alla fine, l’uso o non uso del pratico goldone √® una scelta personale; va detto per√≤ che, in tempi di carestia, cavallette e prossima apocalisse, quella di appesantire il mondo con ulteriori bocche da sfamare pare un tantino irresponsabile, anche se capisco che, come diceva mio nonno, i figli sono come le scorregge, vanno bene solo se sono tuoi. Ma dove vuole finire questo flusso di coscienza? Mah, non lo so: non sappiamo dove finisce l’universo n√© dove finisce il declino del Movimento 5 Stelle, vogliamo sapere dove finisce il mio pensiero? No; e quindi, concentriamoci sul fatto che l’agnello era meraviglioso in ogni sua forma; come sugo degli gnocchi e dei fusi, alla griglia, al forno, impanato e fritto; e ne ho mangiato persino il fegato e il cuore. Non √® forse normale che i vecchi mangino il cuore dei pi√Ļ giovani? Succede spesso, suvvia. Infine, per la ricorrenza, siamo stati allietati anche da una band che ha riproposto i grandi successi della musica jugoslava; e da un circolo di mammutones sardi o qualcosa del genere, pronti a ballare con le signore d’ogni provenienza. Ma perch√© vi scrivo tutto questo? Beh, essenzialmente perch√© a me piace scrivere; e il fatto che invece a nessuno interessi leggere ci√≤ che scrivo, codroipo, per una sera non √® problema mio.

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sabato 23 Aprile 2022, 11:54

Anche il pacifismo serve

So che dovrei tacere, ma non ce la faccio, a costo di farmi prendere per il culo da quelli che prendono per il culo chi parla di complessità. Eppure io penso che si possa benissimo fare un manifesto del genere senza per questo giustificare Putin o sostenere che gli ucraini dovrebbero arrendersi o farsi ammazzare in silenzio.

Le due cose non sono per forza in contraddizione, anzi sono due facce della stessa medaglia. La guerra uccide, uccide perch√© esiste; non pu√≤ esserci una guerra che non massacra, che non stupra, che non devasta, da ambo le parti (chi uccide e devasta di meno lo fa semplicemente perch√© non ne ha la possibilit√† materiale). Gli eserciti sono eserciti; non esiste e non √® mai esistito un esercito gentile che risparmia le citt√† che deve conquistare e non spara sulle postazioni nemiche perch√© in mezzo ci sono i civili. Per questo, logicamente, qualsiasi azione che prolunghi una guerra ne aumenta il numero delle vittime; e inviare armi all’Ucraina √® senz’altro una azione che ha questo effetto.

Allo stesso tempo, inviare armi all’Ucraina, fin che sono loro a chiederle, √® giusto; perch√© √® una decisione loro, non nostra, se resistere a prezzo di altri morti o altra distruzione. A noi peraltro conviene, perch√© nemmeno a noi conviene che vinca Putin; dobbiamo semplicemente essere consapevoli che per questa nostra convenienza geopolitica stiamo chiedendo, anzi, stiamo attivamente contribuendo a far s√¨ che migliaia di persone muoiano; e lo facciamo anche (non solo) perch√© l’alternativa, cio√© entrare in guerra direttamente con la Russia, ucciderebbe noi e non loro, e noi preferiamo che muoiano loro.

Questo manifesto mette l’accento sulla prima parte del discorso, e fa bene: √® la pi√Ļ famosa marcia pacifista d’Italia, che cosa dovrebbe dire se no? E’ irrealistico pensare che tutto si possa sempre risolvere senza sparare un colpo, ma √® bello che ci sia qualcuno che ci crede e che non ha paura di ricordarlo sempre, persino in questo clima militar-celodurista di caccia al dissidente; a tante persone che, perdonatemi, con troppa leggerezza festeggiano i carri armati dell’antiputinismo cercando di nascondere alla propria coscienza il fatto che anche quei carri armati aumenteranno il numero dei morti.

A me quello che spaventa di pi√Ļ di questo periodo, infatti, non √® il fatto che mandiamo le armi; √® l’esaltazione con cui cos√¨ tanta gente le festeggia. Quella rester√† e porter√† altro male, ed √® per questo che un manifesto cos√¨, oggi, √® soltanto dovuto.

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domenica 17 Aprile 2022, 16:17

Auguri per una Pasqua di guerra

La Pasqua dovrebbe essere la festa della resurrezione della natura, dell’arrivo della primavera e dell’energia vitale. Eppure anche oggi ognuno di noi ha dentro di s√© una parte oscura in attesa di qualcuno da odiare. E’ cos√¨ facile additarle una preda! Oggi i fiori sono pochi, e cadono in basso, e sono persi in un labirinto di rami secchi contro il cielo grigio. Oggi l’odio tracima dappertutto, anche dietro l’angolo di casa, anche nella nostra citt√†; √® nella misteriosa mano che lascia una granata nel cortile dell’Ipercoop perch√© “comunisti” o nella penna del console ucraino che scrive all’Universit√† per far togliere le borse di studio ai ragazzi russi.

E’ una Pasqua di odio e oggi saranno poche le persone per cui risorger√† qualcosa, anche se molte di pi√Ļ saranno quelle che lo penseranno a sproposito.

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domenica 13 Marzo 2022, 11:19

Dov’√® la pace?

Dov’√® la pace?

La pace √® nella resa? Nel chinare la testa a uno che √® pi√Ļ grosso di te, nel porgere l’altra guancia senza combattere? Ma anche se lo si facesse sarebbe solo altro odio nascosto sotto la cenere, fino a quando chi si arrende oggi riprover√† a ribellarsi domani. La pace tra nemici che si guardano con odio, uno dominante e uno sottomesso, che pace sarebbe?

La pace √® nella guerra? Non esistono proiettili giusti o omicidi giusti. Va di moda l’idea che si costruisca la pace ammazzando tutti quelli che sono nemici della pace: una bella pace solo per noi e i nostri amici sopra un cimitero in cui abbiamo seppellito tutti gli altri. Ma ci hanno costretti loro, quindi va bene: una strana idea di pace.

La pace è nelle manifestazioni? Ma quali, quelle in cui fanno parlare il presidente e capo di uno dei due eserciti che si sparano addosso? Ma che pacifismo, che tentativo di pacificazione sarebbe? Ma non si sentono ridicoli?

La pace √® nelle sanzioni? Ma le sanzioni generano sofferenza vera, nel nemico e in noi stessi. Creano odio e frustrazione qui e l√†, creano nuove faglie sociali anche a casa nostra, tra chi le pu√≤ pagare senza problemi e chi resta senza benzina e senza riscaldamento perch√© non pu√≤ pi√Ļ permetterselo. Quanta altra guerra sociale nascer√† da questo nei prossimi anni? Che pace pu√≤ esserci se il prezzo √® distruggere la vita di molti di noi?

La pace è nella propaganda? Abbiamo identificato un nemico e ne abbiamo silenziato la voce. Spesso era una voce biforcuta, vaneggiante, malevola, ma era la sua voce. Che pace si può costruire con una persona senza voce? Adesso abbiamo anche deciso che è giusto insultarlo e minacciarlo. Ma si può costruire la pace con le minacce?

La pace √® nel nostro privato? Ma se siamo i primi a non essere in pace, a passare i giorni litigando sulle diverse idee per fermare la guerra. Prima litigavamo sul covid, sulla politica, sulle preferenze sessuali, sulla ricetta della carbonara e sul gol di Turone. Abbiamo mai passato un giorno senza arrabbiarci con qualcuno? Quanto veleno di rabbia circola nelle nostre societ√† e da l√¨ avanti e indietro nell’animo di tutti, generalmente perch√© qualcuno ci deve guadagnare sopra?

Forse il problema √® che la pace non esiste? Forse √® un concetto astratto che non esiste nel mondo reale, in cui ogni giorno siamo violenti con qualcosa o con qualcuno? Subiamo e riflettiamo violenza a ogni semaforo, a ogni riga di social, a ogni incontro pubblico e privato. In fondo, l’intera nostra societ√† √® una violenza sul mondo, sulle altre specie viventi, sulla natura ultima delle cose e probabilmente anche sul nostro originario equilibrio con essa. Ma non sappiamo vivere altrimenti; certamente non in un sistema a risorse finite in cui la gratificazione personale √® in gran parte basata sulla soddisfazione di desideri materiali.

Ma allora, cosa possiamo fare? Probabilmente possiamo solo essere imperfetti e convivere con la nostra naturale violenza. Nel frattempo, non sarebbe pi√Ļ onesto cancellare la parola pace dal vocabolario, o perlomeno usarla con molta pi√Ļ parsimonia?

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sabato 22 Gennaio 2022, 12:20

Giovani illuminati

Credo di non ripostare mai abbastanza spesso questo brano e video degli Eugenio in Via Di Gioia, che dopo quasi cinque anni inopinatamente ha ancora meno di un milione di visualizzazioni. Una piccola odissea di tre minuti scritta e musicata benissimo, il miglior video sul vuoto di senso della società digitale, il miglior video su Torino, il miglior video sul viaggiare, il miglior video sul vuoto di senso del viaggiare a rotta di collo dappertutto, nel mondo reale e in quello virtuale, per non andare mai da nessuna parte.

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venerdì 31 Dicembre 2021, 14:03

La logica della follia

Ieri sera sono andato a fare la spesa – ad Aosta, non in una metropoli tentacolare – e ho avuto la netta percezione che il deterioramento della salute mentale media della popolazione abbia fatto un altro salto in avanti.

Non parlo tanto di no vax (ci arriveremo tra un attimo), ma proprio dell’italiano medio. Dentro il supermercato ho assistito a scene di gente che faceva a sportellate col carrello per arrivare prima a una scatoletta di tonno, con tanto di commentini passivo-aggressivi ad alta voce di chi era arrivato secondo, e addirittura a due signore che sono arrivate quasi a mettersi le mani addosso perch√© una sosteneva che l’altra, non si capisce perch√©, le avesse fregato il carrello gi√† mezzo pieno per poi cominciare a metterci dentro anche la sua spesa. Fuori, in venti chilometri di statale ho visto altrettante sportellate e manovre assurde per guadagnare una posizione in una fila di auto tutte alla stessa velocit√†; uno ha anche inchiodato per poi cambiare corsia e mettersi dietro a un altro a fargli i fari per chiss√† quale torto, per poi rientrare di botto nella sua corsia e svoltare a destra.

Comunque, oggi su Repubblica c’√®, per una volta, un articolo del genere letterario “era no vax ed √® morto di covid”, attualmente molto in voga, che vale la pena di leggere. E’ l’intervista a un figlio di padre morto che racconta molto bene come funziona questo impazzimento collettivo, che per alcuni si conclude solo con le sportellate per strada, mentre per altri si conclude con la negazione della pandemia e/o della scienza.

La storia √® sempre la stessa: il padre non si vaccina, quando si ammala dice che √® solo un’influenza e non si cura, poi quando peggiora rifiuta di andare in ospedale perch√© vuole farsi da solo (“medico di se stesso”) le famose “cure domiciliari”, poi quando lo portano in ospedale a forza perch√© la famiglia chiama il 118 lui intima ai medici di non intubarlo e chiede il modulo da firmare per rifiutare le cure, e infine muore in poche ore. Questa √® la spiegazione che d√† il figlio che fino all’ultimo ha cercato di convincerlo a farsi curare: √® la dimostrazione che spesso il rifiuto della pandemia √® folle, ma non √® privo di logica, ed √® anzi la conseguenza diretta del modo in cui la persona ha subito l’impatto della pandemia.

Era davvero un No Vax così radicale?

“No, non lo √® mai stato. La prova √® che noi figli siamo tutti vaccinati. Mio padre era un agente di commercio, vendeva alimenti a bar, ristoranti, hotel. Lui ha patito pesantemente il periodo della pandemia. Prima gli hanno impedito di lavorare, poi hanno chiuso i locali, poi l’hanno risarcito tardi e male. Aveva perso la fiducia nelle istituzioni, si era convinto che stessero tutelando qualche interesse occulto”

“Mio padre non era un ignorante, o un egoista. √ą stato a lui ad insegnarci il valore del sacrificio sul lavoro, del rispetto per il prossimo, soprattutto per i pi√Ļ deboli. Ce l’hanno invidiato in tanti, il mio pap√†”.

Vi siete dati una spiegazione per questo suo atteggiamento nei confronti della pandemia?

“√ą difficile capire cosa passa per la testa di una persona. Lui √® sempre stato cos√¨ forte, non ha mai saltato il lavoro nemmeno un giorno, neanche quando stava male. Trovarsi fermo, senza guadagni, con le mani legate, credo l’abbia completamente destabilizzato”

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domenica 10 Ottobre 2021, 10:02

I no vax non esistono

Ieri, 9 ottobre 2021, ci sono stati 2748 nuovi casi di coronavirus. Un anno fa, 9 ottobre 2020, i casi furono 5372, praticamente il doppio. E’ un confronto che non ha alcun senso, ma dato che per tutta l’estate i no vax ce l’hanno menata che “l’anno scorso senza i vaccini c’erano molti meno casi”, sarebbe interessante sapere cosa direbbero oggi.

Sarebbe, perch√© di no vax, alla fine, non ce ne sono quasi pi√Ļ. Fanno molto rumore, vanno dietro ai fascisti e spaccano tutto, vogliono occupare il Parlamento come i seguaci di Trump, anche se poi non saprebbero cosa farsene; ma sono pochi. L’80% degli italiani sopra i 12 anni √® vaccinato, e molti di quelli che mancano sono persone che non hanno voglia, che vivono fuori dal mondo, che non lavorano (o lavorano in nero) n√© vanno al ristorante (quindi il pass non gli serve) o che, furbescamente, preferiscono mandare avanti gli altri a vaccinarsi perch√© non si sa mai.

Invece, quelli che insistono a vaneggiare parlando a sproposito di dittatura sanitaria sono veramente pochi, e sono ogni giorno di meno. Vivono in una realt√† parallela che esiste solo grazie ai social e ai loro cinici modelli di business, una realt√† inesistente in cui ci sono popoli in rivolta contro Draghi e Bill Gates, autostrade bloccate da file di camionisti no vax, polizie assassine al soldo di Big Pharma, costituzioni scritte dal Corrado Guzzanti della “casa delle libert√† di fare un po’ come cazzo ci pare”. E’, essenzialmente, una psicosi collettiva legata al rifiuto di una realt√† frustrante, su cui si scriveranno a lungo nuovi trattati di psichiatria.

Nel frattempo, il resto degli italiani si √® vaccinato mesi fa e ora pensa a ricominciare a vivere, mentre i cinema, gli stadi e le discoteche riaprono e i ristoranti sono sempre pi√Ļ pieni. Tutto questo grazie ai vaccini, che hanno permesso che l’ondata puntualmente ripartita in estate, a differenza dell’anno scorso, si esaurisse in poche settimane; altrimenti, adesso saremmo qui come nel 2020 a parlare di scuole chiuse, regioni rosse e prossimi lockdown.

Non √® comunque ancora tempo di festeggiare e di abbassare la guardia, perch√© nuove ondate sono sempre possibili, man mano che arriva l’inverno e l’efficacia delle vaccinazioni cala. C’√® sempre il rischio di nuove varianti, ci sar√† una terza dose per molti o magari per tutti. Soprattutto, ci sar√† probabilmente una crisi economica, nessuno sa quanto intensa, collegata alla ripresa della domanda e ai problemi del clima. Ci saranno ancora proteste di piazza, anche significative. Non si pu√≤ abbassare la guardia.

Ma essere almeno un po’ contenti e un po’ ottimisti, in una bella domenica d’autunno, mi pare del tutto giustificato.

(P.S. Prima che lo dica qualcuno a sproposito: rispetto a un anno fa abbiamo meno casi, ma abbiamo ancora pi√Ļ morti; √® normale, perch√© i morti seguono l’andamento dei casi con diverse settimane di ritardo, e noi adesso veniamo da una ondata che scende, mentre un anno fa l’ondata era in piena ascesa. Tra poco tempo anche i numeri dei morti del 2020 saranno ben superiori a quelli di quest’anno.)

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