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Archivio per il mese di gennaio 2007


martedì 30 gennaio 2007, 17:51

Spostamenti

C’erano almeno due o tre cose di cui volevo bloggare oggi. Eppure, non mi sono fermato un attimo, ma non sono riuscito a mettermici; e in più, dovrete aspettare fino a giovedì, visto che è mia ferma intenzione uscire dall’ufficio tra pochi minuti e recarmi ad Aosta per la Fiera di Sant’Orso, dormendo poi in montagna e restandoci anche domani a lavorare.

Tra le cose che ho fatto oggi, comunque, c’è anche una migrazione di server, visto che l’intera Dynamic Fun ha cambiato data centre. Per qualche minuto avrete forse visto qualche glitch, ma sorprendentemente pochi, a meno che non mi sia perso qualcosa. Però avrei fatto meglio a non scrivere nulla, vista la sfiga che portano di solito queste affermazioni…

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lunedì 29 gennaio 2007, 20:56

Calzini

Ammetto che quest’estate, essendo in giro da quelle parti, avevo anch’io paura che inavvertitamente mi potesse capitare. Però che succeda al superfalco e presidente della Banca Mondiale

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lunedì 29 gennaio 2007, 08:50

[[Jim Noir – Eanie Meany]]

Oggi sono via tutto il giorno, ma volevo lo stesso lasciarvi qualcosa per iniziare bene la settimana; visto che è dall’inizio dell’anno che non metto più musica, ho optato per un brano famosissimo, oltre che, nella sua apparente naïveté, davvero bello.

Come? Non avete mai sentito nominare nè Jim Noir nè Eanie Meany? E’ possibile, anche se il nostro è già una stella dell’indie britannico (mancuniano, per la precisione). Siccome però sono sicuro che il brano l’avete già sentito – e vi ricorderete subito anche dove – ho deciso di rivendicare la mia libertà di farvi ascoltare un bel disco come lo farei con qualsiasi amico, senza copiarlo e a qualità talmente ridotta (64 kbps mono) che correrete subito a scatenare i vostri Edonkey comperare il disco in negozio. Enjoy.

Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.

If you don’t give my football back, I’m gonna get my dad on you
I only kicked it over your fence and broke a silly gnome or two

Eanie meany, run away
Eanie meany, run away

If you don’t give my football back, I’m gonna get my dad on you
I only kicked it over your fence and broke a silly gnome or two

Eanie meany, run away
Eanie meany, run away
Eanie meany, run away
Eanie meany, run away
Eanie meany, run away
Eanie meany, run away

Eanie meany, run away
Eanie, run away
Steal my football, run away
I’ll get it back some day

Tag Technorati: ,
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domenica 28 gennaio 2007, 16:13

Genitori e Telecom

A molti di coloro che hanno esperienza con i computer tocca quel che tocca a me, cioè di fare da consulente informatico e pronto intervento per i problemi informatici dei parenti. Venerdì mi è toccato il doppio lavoro: prima con mia mamma e poi con mio padre.

Mia mamma mi telefona perchè d’improvviso “non funziona più Internet”. In pratica, sta guardando un video e a un certo punto, d’improvviso, “il video sparisce e vengono tutti dei quadratini”. Io cerco di capire, immaginando che il file sia corrotto, o che ne abbia scaricato solo un pezzo. Chiedo se succede la stessa cosa con altri video, e sì, dopo un po’ succede con tutti i video. Resto un po’ a lambiccarmi il cervello. Poi chiedo “ma quadratini come?”. E lei mi fa: “sai, quei quadratini bianchi che vengono sullo sfondo nero, quelli che vengono ogni tanto anche di solito…”. Al che ho l’illuminazione: “il salvaschermo?”. E lei “ecco, sì, il salvaschermo, ma come faccio a toglierlo? non riesco più a mandarlo via”. E io: “hai provato a muovere il mouse?”. Stupore.

Mio padre, invece, ha un approccio alla tecnologia che in realtà è piuttosto razionale: va in un negozio per comprare un determinato oggetto, lo prende, non riesce a farlo funzionare, neanche con l’aiuto mio o di altri, e allora ne compra un altro modello sperando che quello invece funzioni. L’ultimo acquisto è stato il cambio di modem per poter avere il collegamento wi-fi; ha un ADSL Alice, e Telecom gli ha mandato una roba denominata “router wireless Alice Gate W2+.

In pratica, è un modem ADSL con un hub Ethernet e una base Wi-Fi, che però viene attivata solo dietro l’inserimento di una smart card (che ottieni sottoscrivendo un contratto a parte), nella quale sono memorizzati (e non modificabili) i parametri della rete wireless, quali SSID e chiavi WEP/WPA. Il modem è configurabile dall’apposito applicativo esistente sul CD, oppure ha una normale interfaccina Web esposta alla rete locale.

Il collegamento del PC fisso era andato bene, ma quel che mio padre non riusciva a far funzionare era quello dal portatile via wireless. Arrivo io, controllo che il modem abbia il Wi-Fi attivo, cerco la rete Wi-Fi sul portatile, la trovo, mi ci collego… il portatile riceve l’indirizzo IP dal DHCP del modem, lo riesce a pingare, ma non naviga nè risolve gli indirizzi. E’ come se il modem si rifiutasse di fornire il servizio DNS o il routing al portatile, mentre dal fisso funzionano benissimo. Paciocco un po’ in giro, senza risultato, e poi mi rassegno: chiamo il 187.

Dopo gli opportuni menu vocali, entro in contatto con l’operatore che, con uno spiccato accento sardo, mi spiega le cose seguenti: “Questo router un vero router non è: un solo computer per volta ci si può collegare. Se stacca il PC fisso, vedrà che poi il portatile si collega benissimo. Dal portatile non deve collegarsi alla rete wireless, ma installare il software e aprire la connessione via modem. Se vuole una vera rete Wi-Fi deve comprare un’altra opzione Wi-Fi che costa di più. Chieda al commerciale!”

In pratica, il modem-router-gateway di Telecom non fa NAT o altro; semplicemente, rigira la connessione PPP dell’ADSL o sul cavo Ethernet, o sul canale radio. La connessione, quindi, è sempre tra il singolo PC e la rete. Li devo denunciare per pubblicità ingannevole?

(Ah, mentre pacioccavamo mio padre mi ha detto: “Questo nuovo modem è da 20 megabit invece che da 2, io mi aspettavo di andare molto più veloce di prima e invece la velocità mi sembra sempre la stessa: c’è qualcosa che non va?” Io gli volevo rispondere “Benvenuto nel mondo dell’ADSL italiano”…)

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sabato 27 gennaio 2007, 15:54

Libertà per gli ultrà

Probabilmente avete sentito parlare – ne avevo accennato anch’io – della storia di Sergio e Iacopo, due giovinotti degli Ultras Granata che, poco prima di Natale, si sono presentati nel negozio sociale in piazza Castello, pieno di clienti, per portarsi via un po’ di felpe e materiale vario, dopo (si dice) qualche ceffone e spintone alle commesse e a Carlo Testa, il gestore del negozio nonchè socio GG e noto conduttore di trasmissioni granata sulle reti locali. I due, ventenni o poco più, erano stati prontamente pescati dalla polizia a casa loro, si dice mentre, indossate le felpe rubate per calarsi nel ruolo, si stavano scatenando a battere i gobbi alla Playstation.

Subito dopo l’accaduto, nonostante l’abbondanza di testimoni oculari, tutti hanno cercato di minimizzare ed abbassare i toni; Carlo è sparito dal forum e si è prodotto in una petizione di clemenza, per quanto un po’ imbarazzata, nella sua trasmissione; gli ultras hanno fatto muro, fornendo una spiegazione secondo cui la consegna di materiale, destinato a regali natalizi, era stata concordata in precedenza con pagamento dilazionato, ma al negozio non lo sapevano per cui hanno fatto resistenza, al che i due giovinotti dalle maniere un po’ spicce hanno semplicemente perso la pazienza: insomma, un “malinteso”.

I due ragazzi sono stati arrestati e portati dritti in galera; nel frattempo, ad ogni partita del Toro la protesta è montata. Ad Ascoli c’era un grande striscione che ribadiva la tesi del malinteso; con l’Inter si è chiesto di entrare in ritardo in curva; a Parma gli striscioni dei gruppi erano montati a rovescio. Per la partita di oggi pomeriggio con l’Udinese, gli ultras hanno diramato un comunicato in cui annunciano lo svuotamento del secondo anello della curva Maratona e chiedono a tutti dieci minuti di sciopero del tifo.

All’epoca dei fatti, io ero stato piuttosto duro sulla cosa, nonostante le velate minacce che ogni tanto saltano fuori sul forum verso chi dissente dall’ala dura del tifo. Resto della stessa idea (e ci mancherebbe), cioè che andare a tirare due ceffoni a un signore di cinquant’anni per portargli via tre magliette è una azione indegna non solo tra persone normali ma anche nelle logiche ultrà, e che se quanto sopra è la verità, questi due ragazzi devono essere puniti come meritano.

Il problema, però, è proprio il merito: perchè non si capisce come mai questi due poveracci, oltre un mese dopo, siano ancora in galera. In Italia, la carcerazione preventiva è prevista dalla legge solo in una serie di situazioni specifiche: quando esista il pericolo di fuga, di ripetizione del reato, o di inquinamento delle prove. Mi pare onestamente molto difficile che si possa ravvisare una di queste tre situazioni nei confronti di questi due ragazzi. Mi pare invece più credibile che qualcuno, in Questura, si stia divertendo a fare il bullo con due giovanotti che a stare settimane in galera con dei criminali veri non hanno nulla da guadagnare.

Finchè stiamo a scherzare tra noi, possiamo anche tirar fuori il qualunquismo del “tutti dentro”. Quando però si passa all’amministrazione della giustizia, si ha il dovere di riconoscere a ogni cittadino i propri diritti, indipendentemente dal gruppo di appartenenza. Qui, invece, si scivola verso uno scenario in cui se sei terrorista, e poi se sei extracomunitario, e poi se sei ultras o sei notav o sei hacker o comunque fai parte di un gruppo non perfettamente allineato alle logiche della massa, lo Stato se la prende con te – mentre un Previti ci guarda sorridente dal suo superattico, e una Franzoni fa i soldi con le apparizioni in TV.

Credo insomma che, lasciando tutto il resto al futuro processo per il reato di cui sono accusati, adesso sia ora che questi due ragazzi tornino a casa. Almeno se vogliamo continuare a pretendere che siano loro gli incivili, e noi i civili.

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venerdì 26 gennaio 2007, 14:45

Periferie pericolose (2)

Già all’epoca vi dissi che io risiedo a pochi isolati di distanza dalla scuola dove gli allievi picchiarono un disabile e poi misero il video su Google.

Bene, oggi, nella cronaca locale della Stampa, c’è il racconto di un altro video che gira su Internet, in cui due quindicenni attizzate dallo stesso ragazzo si picchiano per decidere a chi tocca portarselo a letto. Il video ovviamente è già sparito, ma stando al racconto, anche se non si arriva agli eccessi belgi, le due ragazzine si rifilano davvero un fracco di mazzate. Il tutto, ovviamente, ripreso da un compagno e poi mandato in giro per la rete.

La cosa un po’ inquietante, tuttavia, è che il set dell’episodio stavolta è il portico di casa mia, con lo sfondo del giardinetto che vedo dalla finestra.

Ora, confermo quel che già dissi all’epoca, cioè che sono lieto del livello di sviluppo tecnologico raggiunto dal mio quartiere; però mi chiedo quale sarà il prossimo passo. Troverò su Youtube il video di un tossico che si buca nel mio ascensore?

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venerdì 26 gennaio 2007, 11:02

Una sera in Versilia

Ieri ero a Pisa e non avevo voglia di restare, ma nemmeno di tornare. In verità, l’aria della Toscana è subito diversa, nel profumo, nella temperatura, nell’accento; è comunque dolce e tranquillizzante, e una volta ogni tanto fa piacere.

E poi, arrivarci in macchina è sempre una sfida, attraverso una sfilata di centinaia di gallerie che non finiscono mai, che scavano sempre più nel profondo, e insieme che mostrano i segni del tempo, nelle curve vetuste e nel cemento scrostato. All’andata ho trovato anche la neve, tra Sestri e La Spezia, e ho dovuto infilarmi nei curvoni in salita come una ballerina; il ritorno di sera è stato un’ipnosi di precisioni, centrando a centoquaranta gli stretti varchi tra un camion a destra e il muro a sinistra, per poi disegnare invece le pieghe più belle sulla semideserta salita di Voltri: dove le curve (tranne un paio) a centoquaranta si possono anche fare, prendendo lo spazio delle tre corsie e il rischio di uscire dalla galleria di Masone e trovare dall’altro lato il nevischio. E comunque, ci sono sempre quei chilometri di videonongioco, una finta finta prova speciale sui curvoni indecenti tirati da Mussolini sulle spalle di Sampierdarena – alcuni del livello di una svolta cittadina ad angolo retto tra due vie – e poi su tutta la tangenziale di Genova.

Come d’abitudine, mi sono fermato a mangiare alla stazione del Turchino, che come autogrill fa piuttosto schifo – non è nemmeno un Autogrill di marca, e nei cessi ci sono grandi cartelli in cui le autostrade si scusano per quanto fanno schifo, e promettono ristrutturazioni a venire – però è in una posizione straordinaria, con il vento che tira inarrestabile e le stelle proprio lì sopra; e mi ha regalato degli gnocchetti al falso pesto sotto un televisore col Grande Fratello, ma anche una scatola di pandolcini Preti che, in spregio alla globalizzazione, già dopo Novi Ligure non si trovano più.

Prima di tutto questo, però, la mia voglia di tornare e non tornare si è concretizzata in un avvio lento e costellato di ricordi, incerto se andare verso Lucca a comprare il buccellato, o fermarmi a Sarzana in un posto dove avevamo mangiato tanti anni fa. Alla fine ho optato per una passeggiata sul lungomare liberty di Viareggio, che è sempre una vista dall’anima caratteristica. Se non si prende l’autostrada, ci vanno quaranta minuti ad attraversare Pisa, l’Aurelia e Viareggio; ma ho parcheggiato proprio al bordo dei giardinetti.

La passeggiata di Viareggio, persino in una sera piovosa d’inverno, è piena di luci; la serie dei vecchi cinema in stile floreale è intervallata da ristoranti vuoti, negozi di vestiti alla moda (170 euro un piumino Moncler per quattrenni, se v’interessa) e un numero spropositato di negozi di audio, video e console (Panariello ovunque). C’era comunque gente, principalmente ragazzotti che paiono scimmiottare il Cipollini (non il pittore che lì ha lo studio, il ciclista) e il Pieropelù (credo che anche a lui, come al fu Battista Farina detto Pinin, daranno il permesso di fondere il nome col cognome e tramandare il tutto ai figli).

Comunque, dopo un po’ trovo quel che stavo cercando, cioè uno spazio finalmente libero da edifici, che mi permetta di svoltare verso il mare. Piovicchia, e la rena è bagnata, il che mi permette di camminarci sopra senza inzaccherarmi troppo le scarpe. Percorro alcune decine di metri entrando man mano nel buio e nel silenzio, rotto appena dalla risacca e dalle onde che salgono e scendono il declivio compatto e impercettibile che si inabissa man mano. Sono solo col tutto e le stelle.

A mare, il mondo è superfluo (la frase funziona anche rimuovendo un po’ di punteggiatura). Da una parte, resta una lunga, lunghissima curva di puntini luminosi, che unendosi tracciano la linea costiera che si perde per chilometri verso Massa. Dall’altra, una specie di castello Disney di alberi di barche e di gru di cantieri si specchia nell’acqua, disegnando un doppio patchwork indefinibile che cattura lo sguardo. Vorrei scattare una foto, ma non ne ho i mezzi, e non riuscirei certo a fermare la sensazione.

Alla fine, dopo aver scherzato un po’ con le dita nell’acqua, e a saltelli per evitare le onde, decido di rientrare nel mondo e mi volgo. La passeggiata illuminata è davvero lontana, con le auto e i pedoni che passano indifferenti, evitando di guardare il buco nero tra le quinte che apre la prospettiva infinita dell’orizzonte del Tirreno, smascherando il rassicurante contenimento delle case in muratura. Torno indietro tra le pozzanghere. Piove più forte.

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giovedì 25 gennaio 2007, 09:05

Piccoli incidenti

Si sa: qualche piccolo incidente può succedere anche nelle migliori famiglie. Dev’essere per questo che, nella notte di un paio di giorni fa, digitando www.google.de si veniva rediretti alla pagina di parcheggio di un rivenditore di domini tedesco, Goneo. Naturalmente, alle sette e mezza del mattino dopo era tutto tornato a posto; vale però la pena di approfondire la faccenda.

Stando ai resoconti, è successo che un cliente qualsiasi di Goneo, residente nella amena cittadina di Wiesbaden, abbia provato “per scherzo” a richiedere il trasferimento di google.de a suo nome. Anzi, dice lui, stava solo facendo vedere alla sua ragazza quant’è facile provare a trasferire domini non propri, ma naturalmente non ha mai premuto “Invio”, figuriamoci!

Ora, direte voi, i tedeschi avranno sicuramente una procedura per valutare l’attendibilità delle richieste di trasferimento. Certamente; peccato che questa procedura preveda il silenzio-assenso. In altre parole, Goneo ha mandato in automatico la richiesta a Denic, il gestore dei domini .de, che a sua volta ha spedito automaticamente una mail a MarkMonitor, il rivenditore di domini usato da Google (si tratta di una azienda che vanta di essere specializzata nel proteggere i marchi registrandone i domini in tutto il mondo, pensate un po’). A MarkMonitor non l’hanno letta, e così, dopo cinque giorni, Denic ha proceduto al trasferimento.

Ma non è finita qui: pare che verso l’alba, tirata giù dal letto metà dei dirigenti di Denic nonchè il ragazzo di Wiesbaden, tutti abbiano concluso che, al diavolo regole e procedure, questo dominio s’aveva da rimettere subito a posto; e così, hanno pescato il povero sysadmin che era in reperibilità, e gli hanno detto di pacioccare a mano con il database e i sistemi per annullare il trasferimento. Ecco, lì deve essere successo qualche altro piccolo incidente, perchè il malcapitato sysadmin deve aver premuto il pulsante rosso – quello con su scritto “NON PREMETE MAI QUESTO PULSANTE ROSSO” – e puff!, il dominio è stato accidentalmente cancellato.

E quindi, come ormai accade in tutti i domini di primo livello decenti, il dominio è stato riregistrato dopo pochi secondi da un’altra compagnia, denominata FreshDomains, specializzata nel riregistrare immediatamente in automatico tutti i domini lasciati scadere, in modo da metterci su pubblicità e beneficiare del traffico di link residui che potrebbero continuare a mandar gente su quel sito.

Qui, di fronte a potenziali danni per qualche miliardo di lire e a una incombente figuraccia globale, i tedeschi devono aver deciso tutti insieme che era un po’ troppo, perchè nel giro di mezz’ora, nessuno sa come, il dominio è effettivamente tornato in mano a Google.

E dopo? Dopo, restano solo gli scaricabarile, i comunicati stampa e le promesse di nuove regole. Nel frattempo, però, i crucchi ci hanno fatto un po’ divertire!

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mercoledì 24 gennaio 2007, 18:45

La mostra del Centenario

Oggi pomeriggio alle 17, dopo il convegno, mi sono ritrovato in centro senza nulla di particolare da fare; la giornata però era splendida, con poche nuvole striate a velare appena la luce azzurra fosforescente del cielo al tramonto, e così ho deciso di fare una passeggiata, e poi di andare a vedere finalmente la Mostra del Centenario del Toro.

La mostra si trova al piano terreno del Palazzo della Regione, in piazza Castello, proprio di fronte all’ingresso di Palazzo Madama, all’angolo con via Palazzo di Città. E’ un po’ stipata, e hanno dovuto fare una grande selezione; eppure, merita la visita, anche da parte di chi non è particolarmente tifoso di calcio. Probabilmente in tal caso la sfilza di foto di grandi giocatori o le loro maglie esposte a mo’ di reliquia non vi colpiranno più di tanto; ma la sequenza di giornali d’epoca, di biglietti, di materiale vario, le foto della tragedia di Superga o dei tifosi in trasferta negli anni Dieci, la scarpiera del Filadelfia o la valigia del massaggiatore del Grande Torino sono comunque emozionanti.

E’ vero, io continuo a pensare che il modo migliore di capire il Toro sia andare una volta all’inizio di via Filadelfia, entrare nel buco della recinzione di fronte al Bar Sweet e fare un giro nel silenzio del vecchio stadio che non c’è più. Ma anche questa mostra, per cominciare, può andar bene.

Però fate in fretta, perchè chiude lunedì 28; l’ingresso è gratuito e la mostra è aperta tutti i giorni dalle 10 alle 20, ma in occasione della notte bianca di sabato prossimo resterà aperta fino alle 2 del mattino. Se siete in giro, fateci un salto.

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martedì 23 gennaio 2007, 21:01

Conversioni video

Dovendo uploadare il primo video della mia vita su Youtube (lo trovate qui), mi sono trovato di fronte al problema di come ricodificare un video digitale da 260 megabyte, registrato mesi fa con la mia iSight, in un nuovo file MPEG-4 di massimo 100 megabyte.

All’inizio ho provato con Linux, cercando qualcosa a riga di comando, e così ho trovato Transcode: sembra un prodotto eccezionale, se non che, alla moda di Linux, esistono una cinquantina di opzioni esoteriche per soli addetti ai lavori, documentate a spizzichi e bocconi mediante un wiki, ognuna delle quali richiede la compilazione di librarie di vario genere e provenienza.

Così sono passato a Mac OS X, e dopo un po’ di ricerca ho trovato un ottimo programma: si chiama MPEG Streamclip, fa tutte le conversioni che mi servivano (installando Divx versione 6, anche quella libera, supporta anche quei formati), esiste anche per Windows XP, è freeware e non limitato in alcun modo, e, udite udite, è fatto in Italia (anche se non ci fosse stato scritto, si sarebbe capito dall’inglese…). La conversione in MPEG-4 con audio AAC ha funzionato subito, ed esiste persino l’opzione di settare il bitrate desiderato, anche se funziona in modo abbastanza impreciso. Ad ogni modo, ho risolto il problema: se può esservi utile…

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