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Archivio per il mese di marzo 2012


venerdì 30 marzo 2012, 12:13

Le multe giuste

Non accade troppo spesso che il giornale cittadino parli delle nostre proposte, ma venerdì scorso è successo – con un bel titolo “I vigili devono fare più multe”. Secondo alcuni, essendo che le multe sono impopolari, non era certo un favore; eppure noi siamo molto contenti che, come potete vedere nel video, la nostra mozione sia stata accolta e approvata dal consiglio comunale.

L’obiettivo, comunque, non è fare “più multe”, ma fare multe più giuste. Fino ad oggi, l’attività sanzionatoria dei Comuni è concentrata soprattutto sugli eccessi di velocità, tramite gli autovelox fissi e i terribili telelaser. Ora, noi troviamo giusto che si dissuada chi vuole usare i viali cittadini come piste da Formula 1, ma troviamo meno giusto che i limiti di velocità non siano adeguati alla normalità del traffico: su uno qualsiasi dei nostri stradoni tutte le auto corrono almeno a 60-70 chilometri orari, cioé oltre il limite dei 50, e delle due l’una – o tutti i torinesi sono pazzi incoscienti o il limite non è adeguato alla realtà.

Peggio ancora se l’ente pubblico si mette a multare in punti dove è molto più pericoloso andare ai 50 (rischio tamponamento) che andare agli 80, come alla fine della discesa della sopraelevata di corso Grosseto, o su vere e proprie superstrade, come hanno fatto recentemente alcuni comuni della cintura (vedi Rivoli su corso Allamano). Queste sono evidentemente multe fatte solo per fare cassa, sfruttando limiti talmente bassi che viene il dubbio che siano tenuti bassi apposta (e basta visitare i forum degli automobilisti arrabbiati per capirlo).

In compenso, ci sono violazioni che sono molto più pericolose e dannose per la collettività, ma che raramente vengono sanzionate. Una è quella di svoltare a sinistra da centro viale dove è vietato, specialmente quando l’incrocio è trafficato e si creano lunghe code per chi resta bloccato. Peggio ancora se, come in via Cernaia angolo corso Vinzaglio, chi svolta a sinistra illegalmente blocca i binari del tram e con esso una fila di mezzi pubblici carichi di persone, facendogli perdere un paio di minuti. Analogamente per due altri tipi di violazioni: la doppia fila sugli assi di scorrimento, che costringe il traffico a restringersi e le auto a cambiare corsia all’ultimo in modo pericoloso, e la violazione delle corsie preferenziali.

Già oggi queste violazioni vengono sanzionate, mandando una pattuglia ogni tanto; peccato che sui cinque incroci cruciali da noi segnalati siano state fatte nel 2011 1.600 multe per svolta vietata, che sembrano tante ma sono in realtà mediamente una al giorno per incrocio. Dato che le violazioni sono invece una al minuto, si capisce anche che il solitario beccato dai vigili si lamenti dicendo “perché io?”.

Ecco perché la nostra proposta è di usare le telecamere, come si fa per gli accessi alla ZTL; la tecnologia di oggi permette di individuare manovre e leggere le targhe dalle immagini in automatico, e se tutte le violazioni venissero regolarmente represse si otterrebbe contemporaneamente molta più equità e molta più efficacia, andando inoltre a recuperare entrate finanziarie non a caso, da chi si comporta esattamente come tutti e ha la sfortuna di essere preso di mira, ma solo da quella minoranza che compie manovre veramente dannose e pericolose.

Naturalmente la proposta ha suscitato qualche polemica, compreso l’intervento piccato di un consigliere comunale che era stato fermato e multato, a suo dire ingiustamente, proprio per aver svoltato a sinistra da via Cernaia in corso Vinzaglio. Alla fine però è passata, e ora vedremo come verrà applicata; inoltre vedremo se avrà esito positivo anche un’altra mozione da noi presentata, quella per studiare qualche sistema automatico per multare chi parcheggia alle fermate del pullman, impedendo ai bus di accostare e dunque di far salire gli invalidi. La nostra mozione per un maggior controllo su chi entra abusivamente in auto nelle isole pedonali è stata invece respinta dalla maggioranza, che ne ha chiesto il ritiro promettendo di affrontare l’argomento in commissione.

Ma dato che non vogliamo dimenticarci di chi invece è stato multato perché sfrecciava a “ben” 65 chilometri orari su un viale a tre corsie, segnaliamo anche che il consiglio comunale, tramite un nostro emendamento a una mozione della maggioranza, ha già approvato di elevare a 70 km/h il limite di velocità su tutti i grandi viali cittadini, portandolo invece a 30 km/h nelle vie residenziali; e che, alla notizia dell’ennesimo autovelox spremitore del comune di Moncalieri, abbiamo presentato anche un ordine del giorno per chiedere che la stessa cosa venga fatta dai comuni della cintura su tutte le grandi strade di accesso a Torino, ovviamente dove la strada è ampia e priva di incroci pericolosi.

Ecco dunque perché l’obiettivo che ci proponiamo non è fare più o meno multe… ma fare le multe giuste, a chi veramente guida come se sulla strada ci fosse solo lui, danneggiando e mettendo in pericolo tutti gli altri.

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mercoledì 28 marzo 2012, 18:25

Cercansi scrutatori

Non molti sanno che da qualche anno anche la nomina a scrutatore di seggio è soggetta alle spartizioni della politica: infatti gli scrutatori vengono scelti uno per uno dalla commissione elettorale comunale, un organo formato da tre consiglieri comunali più il sindaco. Come degli scrutatori nominati dai partiti possano garantire la massima correttezza delle operazioni elettorali è un mistero, ma in questo modo si ottiene la possibilità di far avere qualche soldo ai nominati in cambio di un lavoro facile facile a spese dello Stato, con in più uno o due giorni aggiuntivi di ferie dopo l’evento per riprendersi.

Certo, ogni tanto si esagera: è noto che i dipendenti GTT vengono precettati in massa per fare lo scrutatore o il rappresentante di lista (altra figura nominata dai partiti, non compensata ma che ha comunque diritto ai permessi e ai riposi compensativi) per conto di alcuni partiti e correnti del centrosinistra che storicamente controllano l’azienda, costringendo quest’ultima a lasciare a piedi i cittadini per mancanza di personale… evidentemente le elezioni sono prioritarie.

Potete dunque capire come la commissione elettorale sia importante, tanto è vero che in rete si trova tuttora questo opuscolo interno di Forza Italia, risalente all’anno di istituzione del meccanismo, in cui si legge, scritto in rosso e sottolineato, “È inutile sottolineare come, per garantire una nostra presenza all’interno dei seggi elettorali, soprattutto in vista delle prossime elezioni politiche del 9 aprile 2006, diventa di fondamentale importanza eleggere un consigliere di Forza Italia all’interno della Commissione elettorale del vostro Comune.”

Ovviamente, noi nella commissione elettorale non siamo rappresentati: è stata votata a inizio consigliatura con un accordo bulgaro, due PD e uno PDL. La prassi comunque vuole che i posti di scrutatore a disposizione siano rigidamente divisi: due terzi ai partiti della maggioranza e un terzo a quelli della minoranza, e all’interno dei due blocchi proporzionalmente al numero di consiglieri. E dato che a Torino ci sono 919 seggi e che per ognuno sono necessari tre scrutatori per i referendum o quattro per le elezioni, i posti da assegnare sono una bella quantità.

Siccome si avvicina il referendum regionale sulla caccia del 3 giugno prossimo (pochi lo sanno, tanto che noi abbiamo presentato una mozione per chiedere che il Comune informi sulla sua esistenza…), con 2757 scrutatori da nominare, ci è giunta questa tabellina:

Posti di scrutatore assegnati alla Minoranza Consiliare: n. 919. Così ripartiti:
Pdl 460
Lega Nord 173
Movimento 5 Stelle 115
Fli 57
Terzo Polo – Udc 57
Torino Libera No Euro Lista Grilli Parlanti 57

Come potete immaginare, non abbiamo nessuna intenzione di cercare 115 amici da segnalare in quanto simpatizzanti del Movimento (peraltro dovrebbero essere già iscritti all’albo degli scrutatori, come da domanda che si può presentare ogni anno a novembre: quest’anno contiene 35.021 aspiranti). Però ci siamo chiesti, a maggior ragione in questi tempi di crisi, perché riservare questa opportunità di lavoro a chi ha i contatti con un partito che può nominarlo? E dunque, invece di lasciare anche i “nostri posti” ai partiti, abbiamo pensato di aprire questa possibilità a chiunque, ad eccezione ovviamente di chi ha una tessera di partito in tasca e/o un partito che già lo nomina.

Invitiamo dunque chiunque sia già iscritto all’albo degli scrutatori e voglia essere nominato per il 3 giugno a compilare il modulo che trova in questa pagina. Avete tempo fino alle ore 12 di giovedì 5 aprile, dopodiché nel pomeriggio procederemo a un sorteggio tra tutti quelli che si saranno segnalati; ci è sembrato il metodo più equo… in attesa di poter andare in Parlamento a cambiare anche questa legge.

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martedì 27 marzo 2012, 18:15

Corruzione e mafia a Torino

In questi giorni ci siamo occupati molto di criminalità, corruzione, antimafia.

Per prima cosa, ieri il consiglio comunale ha approvato una mozione firmata da noi, insieme a SEL, IDV e alcuni consiglieri PD, che esprime solidarietà a Raphael Rossi e invita Amiat a farsi carico delle spese legali per il processo in cui è testimone e parte offesa. E’ stato il risultato di un lungo lavoro in cui – invece di presentare una nostra mozione da soli per magari vederla bocciare ma poterci fare belli – abbiamo realizzato un testo condiviso con la maggioranza, in modo che potesse essere approvato all’unanimità (con l’astensione/assenza del centrodestra).

Come saprete, Rossi aveva denunciato un tentativo di corruzione, facendo risparmiare quasi cinque milioni di euro alle casse di Amiat; eppure, a Torino da allora non ha più lavorato. La Città, nonostante molte sollecitazioni e una precedente mozione del consiglio comunale nel 2010, non si è mai costituita parte civile e non ha mai concretamente supportato Rossi. Noi abbiamo chiesto che perlomeno Amiat gli paghi le spese legali, e che il Comune si schieri con chiarezza e concretezza dalla sua parte e contro la corruzione, perchè alle molte parole sono seguiti pochi fatti.

Stamattina si è invece svolta la prima riunione della commissione che io chiamo “quasi antimafia”, perché la sua creazione – per la quale noi abbiamo fatto pressione in ogni modo sin da luglio, peraltro in compagnia di altri gruppi – è stata accompagnata da lunghe discussioni sul nome; assolutamente off limits la commissione d’inchiesta, il compromesso è stato “COMMISSIONE CONSILIARE SPECIALE DI PROMOZIONE DELLA CULTURA DELLA LEGALITA’ E DEL CONTRASTO DEI FENOMENI MAFIOSI”.

Quando si lancia una iniziativa del genere c’è il rischio che essa si limiti a produrre bei comunicati stampa (con la corsa dei politici a chi è più antimafioso) e tonnellate di carta, senza incidere veramente; o che concentri la sua attenzione su questioni importanti ma comunque secondarie, lasciando perdere l’elefante rosa che ingombra la stanza e che tutti fanno finta di non vedere. In questo caso, l’elefante rosa è il rapporto tra mafia e potere economico, politico, culturale, sociale; perché va bene occuparsi di appalti o di usura, ma la base del potere mafioso sta oggi in quella rete di relazioni verso chi mafioso non è, ma si mette al servizio della criminalità organizzata per reciproco e illecito beneficio.

Stamattina mi è venuto in soccorso proprio, pensate un po’, il procuratore Caselli, che ha partecipato alla seconda parte della riunione insieme al sindaco e al procuratore Maddalena. Sapete che solo poche settimane fa non mi sono fatto problemi a criticare pubblicamente e pesantemente Caselli, ma oggi sono stato colpito molto positivamente dal suo intervento, che ha ribadito come alla magistratura tocchi registrare il passato e perseguire le responsabilità penali, ma come sia la politica a doversi occupare di ciò che, pur non penalmente rilevante, ha una forte rilevanza sociale: appunto la rete di relazioni, amicizie, alleanze e conoscenze dei mafiosi, che è essenziale per il loro potere.

Ci ritroveremo tra un paio di settimane per organizzare il lavoro, e allora vedremo se l’appello di Caselli sarà stato colto. Nel frattempo, il pomeriggio ha visto un mezzo incidente quando è stata bocciata la proposta di intitolare un ponte a Mauro Rostagno per l’opposizione del centrodestra (con l’astensione di PD e Moderati), comunque non legata alle attività antimafia di Rostagno ma alla sua precedente militanza in Lotta Continua negli anni ’70. Spiace, perché la storia di militanza sul campo e fuori dagli schemi di Rostagno mi sembra attualissima.

Parlare di mafia è sempre difficile, lo dimostrano i due studenti di Susa censurati per aver distribuito un volantino che menzionava che le società appaltatrici del non-cantiere Tav sono “più volte fallite e più volte sospettate di collusioni mafiose”, ovvero un dato di fatto… pensate che Bruno Iaria, il capo ndrangheta al centro dell’operazione Minotauro, nel 2006-2007 era dipendente dell’Italcoge (una di queste aziende). Fin che si parla genericamente di antimafia sono tutti d’accordo, ma quando si vanno a toccare persone e affari concreti la musica cambia di botto.

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giovedì 22 marzo 2012, 16:09

Ascoltateli, una notte in piazza Castello

Il deterioramento della nostra società si vede da tanti fattori; uno dei primi è la crescente difficoltà di ascoltare e comprendere gli altri. Qualsiasi discussione pubblica diventa immediatamente un confronto tra idee prefissate, in cui ognuno cerca di convincere gli spettatori prevalendo sull’altro, invece che ascoltarne le ragioni.

E’ per questo che un gruppo di persone provenienti da movimenti e partiti diversi, riunendosi attorno alla storica struttura nonviolenta del Centro Sereno Regis, hanno deciso di lanciare l’iniziativa Ascoltateli!, ovvero un digiuno a staffetta centrato attorno a un presidio permanente posto in piazza Castello. La richiesta dell’iniziativa è semplice: riaprire il dialogo sul Tav Torino-Lione, chiedendo alle istituzioni di considerare veramente, per la prima volta, le ragioni di tutte le parti in causa, senza partire da preconcetti o da assunti non negoziabili.

Al presidio non troverete bandiere No Tav; questo ha un po’ sconcertato molti degli aderenti, dato che la maggior parte sono persone notoriamente contrarie all’opera, ma è una scelta di coerenza con la richiesta di ascolto di tutte le posizioni, senza partiti presi. Troverete però la possibilità di sedervi e chiacchierare di ciò che volete, con le persone che digiunano, con chi le accompagna e con ospiti prestigiosi.

Da molto tempo sentivo l’esigenza di una iniziativa nonviolenta su questo tema; non rinnego nulla delle manifestazioni No Tav, ma credo che sia importante ribadire, anche comunicativamente, che la violenza e gli scontri sono una conseguenza dell’atteggiamento di chiusura preconcetta dello Stato, e non una scelta o un’attitudine dei manifestanti. E così, mi sono subito offerto volontario per un turno di 24 ore di digiuno.

Il mio digiuno è iniziato alle 20 di martedì sera, in una situazione piuttosto particolare: con l’accordo degli organizzatori, sono andato al noto mobilificio svedese per acquistare di tasca mia una brandina da mettere a disposizione del presidio. Verso le 21 sono arrivato in piazza Castello, trovando l’altro digiunatore notturno e un paio di altre persone che ci hanno tenuto compagnia, oltre all’ormai famoso Turi – addirittura su Oggi in edicola c’è un lungo servizio su di lui – che però era in una fase di silenzio (ci ha poi spiegato a gesti che sarebbe andato a dormire su un albero, e non l’abbiamo più visto fino al mattino). Così appariva il presidio alle dieci di sera:

Avevo già dormito in un presidio a Chiomonte (molti ricorderanno questa fantastica intervista alle sei di mattina), ma piazza Castello è stata un’esperienza nuova. Già a metà serata la piazza è deserta, con la sola eccezione del traffico che scorre sullo sfondo, di qualche frettoloso passante e di una mandria di cabinotti in libera uscita. Ben presto però si scopre la vera essenza della città notturna: una litania continua di questuanti. Chi pazzo, chi furbo, chi venditore di rose, tutti passano dal gazebo e chiedono dei soldi: a Chiomonte questo non succedeva.

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Il massimo ci è successo a notte fonda, verso le due: il centro era completamente deserto e stavamo per andare a dormire quando si presenta un ragazzo sui trent’anni, straniero, vestito piuttosto bene. Ci chiede qualche soldo, ci dice che è albanese, poi subito chiede se può fermarsi a dormire lì – in cambio, offre alcuni cellulari “trovati” sul treno. Si siede, e nei primi dieci minuti ci racconta che il giorno prima è andato a trovare sua figlia all’asilo, dopo tre anni che non la vedeva; e la maestra ha chiamato la mamma e i carabinieri, solo perché l’ultima volta, tre anni prima, suo fratello ha spaccato il naso con una testata al fratello della ex moglie. Al che lui ha spiegato all’ex moglie e ai carabinieri che non era lì con cattive intenzioni, perché se avesse voluto portarsi via la bambina sarebbe venuto con cinque o sei amici tutti armati e due carabinieri non l’avrebbero certo fermato.

Noi eravamo rimasti in tre, due digiunanti e un vegliante, e non eravamo precisamente tranquilli, mentre il tizio proseguiva a raccontare della solidarietà tra albanesi in galera (non come i romeni). Alla fine ha attaccato a raccontarci tutte le grandi imprese dell’Albania nella storia, di quando l’Albania ha conquistato l’Egitto, del fatto che Ataturk era albanese, di Madre Teresa. A un certo punto io sono entrato nella tenda e mi son messo a dormire sulla branda, nel sacco a pelo. L’albanese ha dormito fuori, steso su tre sedie, insieme al nostro vegliante: siamo stati molto contenti che fosse previsto qualcuno che rimanesse sveglio a controllare tutta la notte.

La notte ̬ stata gelida e mi sono svegliato verso le sette, convinto che fuori avessero costruito nella notte un aeroporto Рma erano soltanto i tram. Anche al mattino la piazza ̬ deserta, almeno fino alle sette e mezza, e lo spettacolo del sole che sorge sulle pietre ̬ assolutamente insolito, e porta un tepore piacevole.

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Alle nove sono andato in Comune, dove come sapete è stata una giornata travagliata e tutte le sedute sono state cancellate, il che mi ha permesso di non far troppo notare la mia stanchezza. In tutto il giorno ho assunto un caffé non zuccherato (anche così, i pacifisti di stretta osservanza mi hanno guardato male) e un paio di bicchieri d’acqua.

Sono tornato al presidio a pranzo, con gli attrezzi per montare la nuova brandina che avevo comprato, e poi dopo le 18, per un altro paio d’ore di chiacchierata con il professor Zucchetti e con le altre persone che stavano lì, mentre sullo sfondo il jet set dell’antimafia cittadina celebrava le vittime di mafia, dopo aver chiesto rassicurazioni sul fatto che nessuno li avrebbe disturbati.

Verso le 20 sono arrivati i nuovi digiunanti, e ho fatto in tempo a salutare festeggiando la fine del digiuno. Tornato a casa, effettivamente avevo fame ed ero piuttosto stanco; durante la giornata, però, non ho sofferto particolarmente.

Ci avevano spiegato che il digiuno si fa innanzi tutto per se stessi, per purificare il corpo, per indebolirsi e dunque perdere l’aggressività, e così facendo scardinare l’aggressività altrui. Effettivamente è stata una esperienza interessante, e se potrò, finito il primo giro di digiunanti, lo farò un’altra volta. Ho solo un augurio da farmi: dato che l’obiettivo è creare il dialogo rompendo gli schemi, spero che la prossima volta non mi troverò accanto altre persone contrarie al Tav, ma un vero Sì Tav pronto a costruire la pace e a raccontare pacatamente le sue motivazioni. Un bel digiuno con Stefano Esposito: perché no?

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martedì 20 marzo 2012, 11:21

La festa dell’1%

Essendo una persona curiosa, quando come consigliere comunale ho ricevuto l’invito per le celebrazioni ufficiali della Festa dell’Unità d’Italia al Teatro Regio, alla presenza di Monti, ci ho pensato un po’ e ho accettato. A parte la speranza (ma sapevo che sarebbe stato impossibile) di poter consegnare un libretto al Presidente del Consiglio, non ero mai stato ad un evento del genere e volevo proprio vedere in cosa consistesse questa celebrazione dell’unità patria.

Ho girato col cellulare il video che vedete e l’ho uploadato in diretta, quando, dopo che ci avevano fatto sedere tutti, Monti è entrato per ultimo in sala, accompagnato da Fassino e da un lungo codazzo di dignitari.

In sala, nel teatro addobbato e imbandierato di tricolori, c’era tutta la bella società di Torino – politici, banchieri, industriali, magistrati, artisti, preti, da Marchionne a De Benedetti, da Littizzetto a Christillin, da Nosiglia a Caselli, tutti gli ex sindaci e l’ineffabile Virano – e anche qualcuno da fuori, come il fu Cofferati; c’era il meglio del famoso 1%, ovvero, tolti gli imbucati (la serata era solo ad inviti), alcune centinaia di VIP che, oltre ad abbracciarsi e scambiarsi pacche sulle spalle con i ministri Fornero e Profumo, hanno tributato a Monti una standing ovation.

Peggio ancora all’uscita: ci hanno ordinato al microfono di restare tutti ai nostri posti perché Monti doveva uscire per primo, e anche qui, quando lui si è incamminato con un ritmo da marcia di Guerre Stellari, tutti si sono alzati per applaudire, nemmeno fosse la regina d’Inghilterra; confondendo la celebrazione della patria con la celebrazione dell’attuale capo della patria.

Mi ha colpito soprattutto l’enorme contrasto con ciò che accadeva fuori. Piazza Castello era diventata una zona di interposizione militare; una spettrale e deserta zona rossa che comprendeva Palazzo Madama, i Giardini Reali, i portici e le vie che immettono sulla piazza, controllata da decine di camionette e centinaia di poliziotti schierati.

Tutto questo serviva a controllare una eventuale protesta del residuo 99% del Paese, che si è verificata peraltro in maniera misurata, con alcune centinaia di manifestanti, qualche spintone e il solito show del grande Turi. In compenso, tutta la città è stata bloccata, con poliziotti che ti intimavano, in un italiano esotico e poco comprensibile, di andare di qua anche se dovevi andare di là, anche se magari avevi parcheggiato dall’altro lato del bunker o dovevi soltanto salutare qualcuno.

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E’ stata la dimostrazione palese dell’esistenza di due Italie, i potenti e tutti gli altri, militarmente separati. Ma ho infine capito in cosa consista la celebrazione della patria: vuol dire mettere le bandiere al teatro e riempirlo di gente elegante che si conosce tutta, mentre fuori è pieno di polizia per tenere lontani gli italiani.

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sabato 17 marzo 2012, 17:26

Venticinque anni fa

Il periodo dei nostri quindici anni, dal punto di vista musicale, fu piuttosto particolare. Probabilmente siamo stati fortunati, ma la nostra adolescenza e prima gioventù, il momento del massimo cazzeggio della vita di una persona, coincise con l’esplosione – clamorosa, ma purtroppo breve – del fenomeno del “demenziale”.

Nella storia della musica italiana il demenziale ebbe molti precursori. Fu però il punk, con la sua demolizione dell’arte, a dare il via alla musica demenziale vera e propria; e furono gli Skiantos, da Bologna, negli anni ottanta. All’inizio dei novanta, però, fu Torino a diventarne la capitale, con un fiorire di gruppi di ogni genere, rigorosamente uniti nel culto della stupidaggine. Dal metal delle Trombe di Falloppio (vedasi Freego) alle parodie cantautoriali di Marco Carena, dai Mai Dire Straits ai Karamamma, dai Camaleunti ai Powerillusi. E a Torino nacque il festival di Sanscemo, che per alcuni anni, almeno tra i giovani, superò in popolarità quello di Sanremo, richiamando altri artisti da tutta Italia e ricoprendoli di ortaggi.

Musicalmente parlando, gli unici che da quel periodo presero la via del vero successo furono Elio e le Storie Tese, che però a Sanscemo non ci andarono mai, e che disponevano sin dal principio di una profondità artistica assolutamente unica. Alcuni riuscirono a fare una buona carriera nel mondo dello spettacolo, come Dario Vergassola o Lillo & Greg (ex Latte e i Suoi Derivati). Qualcuno si riconvertì ad un’altra moda, come i Karamamma che in buona parte divennero i Subsonica. E gli altri rimasero a Torino, facendosi la propria vita e suonando ogni tanto; quando qualche mese fa in mezzo a una manifestazione No Tav ho incontrato per la prima volta di persona Marco Carena, di cui da ragazzo ho consumato le cassette, mi sono anche un po’ commosso.

Tra tutti, i Powerillusi erano dei predestinati: tre persone che si chiamano (veramente) Vince Ricotta, Vito Vita e Alberto Albertin, messe insieme, che musica possono fare? Ho conosciuto Vince al volgere del nuovo millennio, quando venne a lavorare in Vitaminic; e chi lo conosce, anche di striscio, non può non volergli bene. Ora, come batterista, hanno anche assoldato (è una metafora perché non lo pagano) Igor Cavallari, ovvero lo storico presidente del club Geneticamente Granata, di cui mi pregio di fare parte da molti anni: suona la batteria come lancia i cori allo stadio e questo si vede sia dai successi discografici dei Powerillusi che da quelli calcistici del Toro.

Ieri hanno inaugurato un nuovo tour – saranno alla Fnac di via Roma a inizio aprile e poi al Madison Square Garden di New York, ma quest’ultima data non è ancora confermata – e allora vi lascio con un video, da cui traspare l’essenziale: che sono passati venticinque anni, e per fortuna siamo ancora qui a non prenderci sul serio.

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giovedì 15 marzo 2012, 16:22

Punto Ambiente chiude, una vittoria dei cittadini

Ogni tanto l’impegno paga; e per tutti quelli che negli anni hanno passato notti insonni per la puzza che si spandeva per Torino oggi ho una buona notizia.

Questa mattina infatti, durante un’audizione, l’amministratore delegato dell’Amiat Maurizio Magnabosco ci ha comunicato che il tristemente famoso impianto di compostaggio Punto Ambiente di Druento, di proprietà del Cidiu e responsabile delle puzze che ammorbano Torino ormai da alcuni anni, verrà chiuso e sottoposto a una radicale ristrutturazione per eliminare gli odori. Non conosciamo né i tempi né i dettagli, ma la notizia è data per sicura ed è stata comunicata anche da altre fonti.

Sin da quando siamo entrati in consiglio comunale ci siamo battuti per la chiusura dell’impianto con ogni mezzo a disposizione, fino a riuscire a far approvare lo scorso 13 febbraio in Sala Rossa un ordine del giorno con cui la Città sottoscriveva la richiesta di chiusura nel caso in cui la puzza non fosse sparita entro aprile. Naturalmente, se la chiusura è avvenuta è anche per l’impegno delle autorità cittadine e provinciali, a partire dall’assessore Lavolta, nel portare avanti il problema e mettere i proprietari dell’impianto di fronte alle proprie responsabilità; eppure penso che se non ci fosse stata la pressione continua dei cittadini infuriati, che hanno mandato lettere ai giornali e inseguito i politici in ogni occasione, e anche la nostra azione dentro le istituzioni, probabilmente la chiusura non sarebbe mai avvenuta.

Resta però da capire chi pagherà per le notti insonni dei torinesi e per lo spreco di denaro pubblico in un impianto nato inutilizzabile e costato già oltre venti milioni di euro, a cui se ne aggiungeranno dodici (pare messi da privati) per la riconversione al compostaggio anaerobico (che non puzza) con cogenerazione di energia da biogas. Ma ora potremo pensarci con più calma…

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sabato 10 marzo 2012, 12:27

Un movimento di cuore

Non mi piace molto parlare di questioni che esulano dal mio mandato comunale, ma è da giorni che vorrei dire qualcosa sulle vicende dello scorso weekend, sulla serie di post in cui Grillo attacca alcuni consiglieri emiliani e l’incontro di attivisti tenutosi a Rimini. Se ne potrebbe parlare per pagine, ma vorrei comunicare solo un paio di cose fondamentali.

La prima è che c’è in giro grande confusione tra il concetto di movimento e quello di partito. Un movimento non ha iscritti né regole, cambia continuamente percorso in modo anche contraddittorio, si basa sulla condivisione volontaria degli obiettivi e su forme di leadership dettate dall’autorevolezza, e in ultima analisi sui rapporti interpersonali tra singoli, che nessuno può obbligare a fare ciò che non vogliono. Un partito si basa sulle regole, sui diritti e sui doveri assunti da chi vi partecipa, sulla conta degli iscritti con le votazioni (online o per alzata di mano cambia poco), su gerarchie ben definite in cui qualcuno (un singolo o un’assemblea cambia poco) dà ordini a qualcun altro, e in ultima analisi si basa su rapporti di potere interno, spesso legati alla visibilità e al consenso dei singoli esponenti.

Mi è chiaro che Grillo intende se stesso come il punto di riferimento di un movimento, libero di fare e disfare a proprio piacimento riflettendo ciò che ritiene andare nello spirito e nell’interesse generale, a partire dall’impedire qualsiasi trasformazione in partito. Mi è chiaro che molti dei consiglieri eletti e degli attivisti più assidui del Movimento 5 Stelle, persino senza rendersene chiaramente conto, spingono per un passaggio al partito, con regole che garantiscano a ognuno di loro una fettina di potere sulla gestione del Movimento, e vincolino lo stesso Grillo. Mi è infine chiaro che alla maggior parte degli elettori interessa solo che noi manteniamo l’onestà e il programma su cui ci siamo impegnati; dell’organizzazione interna importa poco o niente, purchè non ci si ammazzi a litigare.

Di qui, invece di discutere animatamente su singoli fatti e singole persone, dovrebbe partire una riflessione collettiva su chi siamo e dove vogliamo andare; ne abbiamo urgente bisogno.

Però, secondo me, non sono le regole il punto più importante; e vorrei a questo proposito raccontare un aneddoto. Due anni fa, dopo le regionali in Piemonte, il clima di festa si trasformò presto in tempesta. Ci mettemmo a litigare tra noi in rete per le solite questioni di procedura e di principio, le stesse che si ripropongono oggi in Emilia. Io scrissi un post, partì un flame, decine di commenti. Verso la fine trovai un commento di un certo Alberto dei No Tav, che diceva innanzi tutto questo:

Un movimento, un gruppo, un’associazione vive, prospera, cresce se alla base di tutto c’è la stima reciproca e il profondo rispetto degli uni verso gli altri; ma non basta. Bisogna sforzarsi di cfedere veramente che: “Tante teste, tante idee e questo è un plusvalore”. Noi del mvimento NO TAV siamo una forza perché ci stimiamo e ci vogliamo bene prima di tutto, poi perché abbiamo imparato ad essere tolleranti verso le idee degli altri (NO TAV).
Si possono dire tante cose giustissime, ma qualche volta è “come si dicono” che rovina la frittata. Comunque è bellissimo che a differenza degli altri partiti ci sia la capacità di discutere pubblicamente “in piazza” le proprie idee. Anche se si scandalizzano i benpensanti.

Alberto è una persona eccezionale; ha ragione su tutta la linea. Il Movimento, se morirà, non morirà per infiltrazioni o per carrierismi. Morirà perché avremo smesso di stimarci, rispettarci e volerci bene tra noi, nonostante le nostre differenze, e quindi di essere entusiasti ed energici e di divertirci in ciò che facciamo, e il degrado sarà solo una conseguenza di tutto questo. Le stesse persone che in un contesto positivo agiscono positivamente, in un contesto negativo diventano paranoiche, egoiste e cattive.

Da quasi un anno, mettendo la testa fuori dal proprio ambito locale, nel giro interno al Movimento si vedono paure, fantasmi, sfiducia reciproca. Questo avviene perché, di fronte alla normale ansia della compagnia esordiente che ha conquistato i teatri di periferia ma ora deve debuttare a Broadway, abbiamo smesso di parlarci di persona; ci conosciamo e ci capiamo sempre di meno, fino a che non ci fidiamo più. Dobbiamo parlarci senza paura col cuore in mano, anche criticarci reciprocamente dove c’è bisogno, per poi ricostruire fiducia e spirito di squadra; ma farlo anche a quattr’occhi, non solo tramite una tastiera e con tutti gli equivoci che la comunicazione in rete porta con sé.

Per questo spero che l’escalation di provocazioni e incomprensioni si fermi, che tutti ragionino su come capirsi, e che si apra un dialogo sincero. Trovate voi litiganti le forme e le sedi opportune (io in questi giorni non faccio altro che cercare di far ragionare tutti, spesso prendendomi insulti a prescindere… è il triste destino dei costruttori di ponti). Però facciamolo.

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mercoledì 7 marzo 2012, 11:20

Un milione di scale rotte

Se, come me, utilizzate la metropolitana tutti i giorni, sapete benissimo che da molto tempo ormai le scale mobili sono più spesso rotte che funzionanti, nonostante abbiano pochissimi anni di vita. In sostanza, pare che per un errore di progetto la cinghia che trascina i gradini si consumi più in fretta del previsto, tanto che alla fine il produttore ha accettato di sostituirla gratis; tuttavia non sono stati in grado di intervenire in tempi ragionevoli, perché non avevano i pezzi di ricambio pronti e non avevano previsto che le scale si sarebbero rotte così in fretta. Peccato però che il contratto di manutenzione sia costato alle casse pubbliche quasi un milione di euro in due anni!

Noi lavoriamo su questo problema sin da quando siamo entrati in consiglio comunale, e abbiamo all’attivo ben tre interpellanze. Abbiamo preparato il video che vedete per raccontare questa storia, sperando che a breve la situazione torni alla normalità. Certo che resta la domanda: alla fine chi ripaga la città dei mesi di disservizio?

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martedì 6 marzo 2012, 16:23

Se lo Stato arresta la pace

Ieri sera sono andato a una riunione in via Garibaldi con decine di persone, i cattolici per la valle, esponenti dei movimenti di sinistra, cittadini qualsiasi, per progettare una protesta No Tav secondo i metodi di Gandhi. Alla riunione c’era anche Turi Vaccaro, una persona eccezionale, una persona che emana un’aura di bontà e di illuminazione; una persona che si è messa davanti alle ruspe, arrampicata sugli alberi, fatta portar via di peso fermando battaglioni di polizia col suo corpo nudo, senza fare male a una mosca, sempre sorridendo a tutti, carabinieri compresi.

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Turi sedeva davanti a un busto di Gandhi e tutti pensavamo di essere fortunati ad avere con noi una persona così. Perché è la prima volta che parlo con una persona che vive chiaramente in un’altra dimensione, a un altro livello spirituale; una persona che secondo gli standard della società umana è un emarginato – con la barba lunga, i vestiti lisi, le tasche vuote, le parole e i pensieri privi di qualsiasi malizia – e che però trasmette un senso di totale illuminazione. E’ raro trovare qualcuno che ti faccia sentire immediatamente così debole; è la prova della vittoria gandhiana, di quanto il pacifismo sia disarmante. Alla fine, tutti insieme abbiamo deciso che presto inizieremo uno sciopero della fame a staffetta, come da tradizione del movimento nonviolento, per chiedere la verità e l’ascolto: l’apertura di un dialogo vero, a cuore aperto, tra tutte le parti interessate.

Stamattina a Torino è arrivato Napolitano. Dovrebbe essere il presidente di tutti, anche il nostro, ma, nonostante tutte le belle parole dei potenti sul dialogo, si è rifiutato anche solo di incontrare una qualsiasi delegazione No Tav, anche quella istituzionale dei sindaci. Tutto il centro è stato blindato, e nonostante i tentativi dei media di glorificarlo è stata evidente la realtà: che oggi, a Torino, Napolitano è il presidente dei politici, il presidente dei salotti buoni, il presidente delle camionette e dei Manganelli, ma presidente della Repubblica – della cosa pubblica, del bene di tutti – proprio no.

Ma visto che arrivava il pezzo da novanta, stamattina in via Garibaldi si è presentata la polizia e ha portato via Turi con la forza, per accompagnarlo in questura e cacciarlo dalla valle, con un foglio di via che gli impedisce di recarsi a Chiomonte e dintorni. Lui come al solito non ha reagito, si è fatto trascinare e basta. Poco fa su Facebook, l’ “onorevole” Stefano Esposito (PD) ha commentato così: “la democrazia prevede che i violenti o gli stupidi siano resi inoffensivi”. Turi è la persona meno violenta del pianeta, ed è molto indicativo della società moderna che un uomo di potere come Esposito lo etichetti come stupido.

Tale è l’opinione di chi regge lo Stato italiano; secondo me, invece questa – come la denuncia per la troupe di Servizio Pubblico, colpevole solo di aver documentato la verità – è soltanto una prova della barbarie, della stupidità e della violenza dello Stato, e di come le istituzioni, reagendo con Turi come gli inglesi reagirono con Gandhi, abbiano perso la testa e stiano per perdere la battaglia.

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