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lunedì 15 Aprile 2024, 19:40

Partire da Torino Caselle

Dopo diversi viaggi da Malpensa, capisci che stai di nuovo partendo da Caselle perché:

1. Il tabellone partenze segna nel prossimo paio d’ore solo tre voli, e sono tutti e tre Ryanair verso il Mediterraneo.

2. Ai tornelli di ingresso verso i voli la fila √® bloccata da almeno una mezza dozzina di passeggeri che non sono in grado di aprire l’app, visualizzare il codice qr e mostrarlo allo scanner.

3. Al controllo di sicurezza, un signore di mezz’et√† arriva in cima alla fila, viene chiamato, e parte a passo di marcia verso il metal detector con due borse in mano. Devono rincorrerlo e spiegargli che deve fermarsi alla postazione e fare una serie di cose, anche se non sembra capire, allora chiamano la moglie che traduce in un qualche dialetto.

4. Oltre il metal detector, mentre aspetto il mio zaino, arriva la vaschetta di un altro passeggero: ci sono cinque o sei piccoli brik di latte Tapporosso parzialmente scremato, e l’addetto fa anche notare che non sono nelle buste di plastica. Comunque, non so se andasse in Spagna o in Sicilia ma garantisco che esiste il latte anche l√¨.

5. Vai a fare pipì prima del volo e ci sono solo due orinatoi, ma uno è fuori uso.

6. L’app indica gate 21, gli schermi indicano gate 21, ma il gate aperto col volo sul monitor √® il 19.

7. In teoria c’√® la fila priority e quella non priority, ma a met√† della fila priority cominciano a imbarcare anche l’altra e di l√¨ in poi √® uno scontro di gomiti e trolley per le cappelliere.

8. Sei seduto in aereo in attesa di decollo, posto C, e la tizia nel D apre il tavolino, ci mette il portatile e comincia a vedere un film. Arriva la hostess e glielo fa chiudere, lei aspetta due minuti che le hostess si siedano e lo rifà: decolliamo a tavolino aperto e occupato.

9. Mentre l’aereo accelera per decollare, le due passeggere alla tua sinistra si fanno il segno della croce.

10. Subito dopo il decollo, lo studente spagnolo seduto davanti alla tizia del film prende una custodia di auricolari neri che gli sfugge di mano, spargendo il contenuto su due file. Di l√¨ in poi, con l’aereo in ascesa secca, √® tutto un mobilitare gente alla ricerca.

11. Non potendoti tagliare i piedi li sporgi nel corridoio, ma è un continuo passare di hostess e carrelli che cercano di vendere qualcosa.

12. Vai in bagno, l’unico funzionante, ma resti bloccato in coda dietro una signora il cui culone fa comunit√† autonoma, rendendo impossibile qualunque manovra. Poi esce dal bagno un’altra signora, chiama la hostess e le chiede come fare a tirare l’acqua, perch√© da sola non riesce a capirlo.

13. Quando finalmente atterri, l’aereo √® ancora dritto in frenata e c’√® gi√† uno in piedi nel corridoio.

14. Parte anche il canonico applauso, ma non all’atterraggio: dopo un paio di minuti, in un momento a caso.

15. A un certo punto l’aereo si ferma in mezzo alla pista per dare una precedenza, e l√¨ √® la fine: di l√¨ in poi, c’√® mezzo aereo in piedi con le valigie in mano per tutto il tragitto che rimane fino al gate.

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martedì 2 Gennaio 2024, 09:48

Il ragazzo e l’airone

Essendo notoriamente un cultore di Miyazaki, sono andato subito a vedere Il ragazzo e l’airone. Per quel che valgono, vi lascio le mie prime impressioni, incoraggiandovi comunque ad andarlo a vedere.

***ATTENZIONE CONTIENE SPOILER***

Cominciamo da questo: alla fine della prima met√†, quando appare l’isola dei morti, ero entusiasta. Ho pensato: caspita, mi aspettavo un film di maniera e invece il maestro √® riuscito ad andare ancora oltre, sia come estetica che come racconto. Il concetto √® interessante, con richiami occidentali espliciti (ok Alice, ma qualcuno vuole sette nane?). Il disegno √® ovviamente nel suo stile, ma gi√† dopo trenta secondi vedi la corsa nell’incendio e capisci che ha trovato ancora qualcosa di nuovo e bellissimo.

La costruzione del protagonista e della storia prende il suo tempo; certo non √® un film a ritmo di TikTok. Per√≤, funziona: l’ambientazione rurale √® magica e il dolore di Mahito √® sincero. Soprattutto, il rapporto con la natura non √® scontato: sono sicuro che siamo tutti entrati in sala aspettandoci scene d’amore interspecie tra il ragazzo e l’airone, tipo “salta, Willy, salta!”, e invece… no. √ą come se il maestro si fosse rotto di sentirsi dire che √® un gran pittore delle meraviglie della natura e avesse voluto sovvertire il suo stesso trope.

E per√≤, la seconda parte secondo me √® un pasticcio, di sceneggiatura soprattutto. Gi√† subito, lui ritrova quella che √® evidentemente la madre e nessuno sembra farne cenno o anche solo intuirlo, salvo che poi alla fine lei dice “Luke, cio√®, Mahito, sono tua madre”; e a un certo punto invece lui comincia a chiamare mamma la zia, d’ambl√©, e si dice che cos√¨ lui potr√† tornare nel mondo come figlio della zia, per√≤ alla fine boh, non succede. E poi, i pellicani: ma che senso hanno? Appaiono dal nulla, c’√® una scena drammatica improvvisa che ci dice che non sono cattivi come sembrano, poi spariscono di nuovo per quasi un’ora, poi riappaiono nell’ultima scena. Eh?

E poi, improvvisamente appare la popolazione dei pappagallini carnivori, certamente carinissima e funzionale alle classiche scene di massa miyazakiane, ma anche l√¨, non particolarmente motivata. Andrebbe tutto bene se non fosse che a cinque minuti dalla fine, dal nulla, senza preavviso, si scopre che i pappagalli hanno un re cattivissimo che viene letteralmente imbucato nella scena finale, ma tipo seguendo i protagonisti alle spalle a un metro di distanza per mezz’ora senza che loro mai se ne accorgano, solo per provocare la catarsi finale con la distruzione di tutto e l’apparizione di un gigantesco cervo ah no scusa quello √® Mononoke. Insomma, un classico deus ex machina che per√≤, ecco, nelle sceneggiature moderne non si fa cos√¨, insomma.

Infine: sappiamo che non sempre nei film di Miyazaki l’importante √® la premessa drammaturgica, o “il messaggio” che dir si voglia. Per√≤, ecco, se qualcuno ha capito cosa ci vuol dire il maestro, me lo pu√≤ spiegare? Alla fine, con la scusa del cattivo, salta fuori qualcosa tipo “siamo noi che con i nostri comportamenti decidiamo se il mondo √® bello o brutto”, ma mi sembra banalotto. Mereghetti sostiene che sia un messaggio su come l’equilibrio della natura √® entrato in crisi partorendo mostri che ci aggrediscono, e potrebbe anche essere, se non fosse che i mostri sono nel mondo interiore e non in quello esterno; comunque, pure questa non √® proprio una breaking news.

Morale: resta lo stesso un bel film, sia da guardare che da seguire; √® possibile che a una seconda visione mi entri pi√Ļ nel profondo; per√≤, credo che rester√≤ pi√Ļ affezionato a Mononoke, a Cagliostro, a Si alza il vento, insomma ad altre pietre miliari della carriera di quello che resta il pi√Ļ grande regista giapponese di animazione della storia.

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giovedì 28 Dicembre 2023, 10:21

Tutto il cielo è paese

Il Messico √® un paese meraviglioso, davvero, e se non ci siete mai stati vi consiglio di andarci, e non solo sulle spiagge. Per noi latini d’Europa, per certi versi √® familiare, anche se per altri √® completamente alieno.

Una delle cose a noi familiari √® l’invadenza della politica nell’economia, e in particolare nel trasporto aereo. Questa storia comincia dunque gi√† negli anni 2000, quando l’aeroporto di Citt√† del Messico, situato in mezzo alla citt√†, comincia a essere insufficiente; si decide dunque di costruirne uno nuovo. Il Messico √® uno stato presidenziale, e ogni nuovo presidente ha il suo progetto, portando a una pletora di piani alternativi. Quando infine viene eletto l’attuale, Lopez Obrador, lui organizza un referendum per abbandonare a met√† la costruzione del nuovo aeroporto del presidente precedente e iniziare di nuovo in un posto diverso, con un progetto ancora pi√Ļ pantagruelico.

Il nuovo aeroporto, noto in breve come AIFA, viene costruito in fretta con l’aiuto dell’esercito, spianando ritrovamenti archeologici e i resti di almeno duecento mammut. Inaugurato l’anno scorso, ha un piccolo problema: √® una cattedrale nel deserto, lontanissima dalla citt√† e mal collegata, per cui le linee aeree non ci vogliono andare.

Cosa fa allora il presidente? Semplice: sempre con l’aiuto dell’esercito, mette in piedi una nuova linea aerea, 100% pubblica, che faccia base all’aeroporto e lo riempia di rotte. La chiama Mexicana, riprendendo il logo di una precedente storica compagnia fallita una decina di anni fa.

Qualche giorno fa, dopo vari rinvii, Mexicana √® finalmente pronta per il suo primo volo ufficiale, da AIFA fino al nuovo aeroporto di Tulum, anch’esso costruito dall’esercito e appena inaugurato per servire la citt√† turistica a un’ora a sud di Cancun, anche se l’aeroporto di Cancun era ampiamente sufficiente.

Cos√¨, molti in Messico seguono col fiato sospeso il volo, che parte, attraversa il paese, si mette sul percorso di discesa e… devia all’aeroporto di Merida, ufficialmente per problemi di maltempo, ma pare perch√© qualcosa non ha funzionato.

E insomma, la storia finisce qui, con l’aereo che poi riesce a ripartire e ad atterrare a Tulum, ma viene fotografato con un’inquietante bacinella sotto un’ala, posizionata sopra una macchia d’olio che si √® formata sulla pista dopo che l’aereo √® stato parcheggiato.

Però, noi possiamo divertirci con questa storia perché sappiamo come funziona, perché è la stessa storia di tante nostre infrastrutture da Malpensa a Alitalia, perché anche noi viviamo in un paese dove la politica fa disastri con i nostri soldi, fino a quando non arriveranno nuove elezioni e nuovi governanti, che faranno disastri simili, ma diversi.

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venerdì 6 Ottobre 2023, 23:30

La notte ha due facce

Non vorrei mettermi a scrivere davvero, perché queste giornate sono splendide ma massacranti, con un ritmo adeguato alla società giapponese. Oggi, per dire, ho guidato per quasi sei ore, tre al mattino e tre alla sera.

La prima met√† era poco prevista e un po’ improvvisata: invece di prendere la statale comunque tortuosa che porta da Iya alla valle e poi all’autostrada per Kochi, ho preso la strada del passo Kyobashira, una specie di mulattiera che ogni tanto, incredibile per qui, aveva persino dei tratti con le buche.

In pratica, abbiamo percorso trentacinque chilometri in un mondo magico, fatto soltanto di boschi e di montagne – e di cantieri, perch√© comunque qui anche sulle strade pi√Ļ sperdute rifanno continuamente ponti e carreggiate – per√≤ a 20-25 orari massimo, perch√© la strada √® a una sola corsia, con qualche raro punto di incrocio, ed √® larga poco pi√Ļ di una macchina, ed √® senza guard rail, perch√© questa √® una societ√† selettiva e se sbagli muori e va bene cos√¨.

Sulla discesa poi abbiamo incrociato i primi borghi agricoli di mezza montagna, e siamo rimasti fermi in attesa di un cantiere, e poi in coda dietro camion e camioncini vari, e anche se loro accostano appena possibile quando vedono dietro un veicolo pi√Ļ veloce, ci abbiamo messo tutta la mattina per arrivare a Kochi; e ci siamo fermati solo a met√† foresta, per ripiantare il fiore che ci ha regalato il padrone di casa e non lasciarlo morire cos√¨, e al passo, 1100 metri di altezza, per fotografare la fila infinita di montagne rotonde che si perdono nella nebbia, e il cartello “attenti agli orsi”.

Dalle cinque alle otto, dopo le visite in citt√†, altre tre ore o quasi: da Kochi a Matsuyama non per l’autostrada, perch√© in autostrada stanco cos√¨ mi addormento e mi ammazzo, ma per la ben pi√Ļ breve ma pi√Ļ tortuosa statale 33. La prima ora √® stata terribile, avremo fatto s√¨ e no trenta chilometri in mezzo al traffico della periferia: perch√© qui ogni angolo piano √® coperto di case, e fuori dalle autostrade si viaggia tutti a velocit√† inconcepibilmente lente (pure in autostrada, eh: il limite spesso √® di 80, ma nei tratti pi√Ļ pericolosi diventa 50) anche se poi tutti sforano abbastanza, e vorrei vedere. Per√≤, fin che sei in zona abitata sei incolonnato nel traffico, dietro a dozzine di kei car dalla targa gialla con il motore di un Ape Piaggio e il nonnino alla guida, e le strade sono tutte irreggimentate, con corsie separate per qualunque cosa, semafori infiniti per dare tempo a tutti, e ovviamente nessun parcheggio, che qui in strada non si pu√≤ parcheggiare.

A un certo punto, per√≤, di botto finiscono le case e si entra tra i monti e si passa dal giorno alla notte (anche perch√© √® tramontato). Improvvisamente non c’√® pi√Ļ nessuno, e si corre a velocit√† folli, 60, 70, talvolta (nelle gallerie della statale) anche 80, pazzesco. Nel buio si intravvede una diga e poi un immenso lago artificiale, e si segue la valle fino a scollinare, attraversando paesini sempre pi√Ļ spopolati, al punto che puoi fare una sosta pip√¨ davanti a un gruppetto di case, tanto sono tutte abbandonate con l’erba sopra le finestre. Si corre e infine si sbuca verso la piana di Matsuyama, dall’altro lato dell’isola, dalla costa oceanica a quella interna, e dall’alto dei tornanti si vedono le luci della pianura di nuovo piena di case fino all’orlo, e infine si arriva in una citt√† piuttosto grande, con un affollato quartiere di night club e tutte le scene tipiche, tipo il quarantenne impiegato in vestito nero e camicia bianca in giro con la ventenne scosciata coi tacchi alti, combinati chiss√† come e a che prezzo.

Tutto questo √® per dire che il Giappone √® una moneta con due facce, e gli occidentali in genere ne conoscono soltanto una: quella superiore, quella delle citt√† luminose e tecnologiche, delle strade impossibilmente affollate, dei microappartamenti pigiati. Dall’altro lato, per√≤, c’√® il resto: come e pi√Ļ dell’Italia fatto di mari e di monti, di zone abitate da pochi umani, molti animali e moltissimi misteri, perch√© rimaste arcaiche e ben pi√Ļ selvagge delle nostre. In mezzo, c’√® un buco rotondo che le collega e le risucchia, e fa passare l’aria e gli spiriti dall’una all’altra.

Ed √® cos√¨ che immerso nel bagno bollente delle dieci e mezza, al tredicesimo piano del mio albergo, la testa all’aria aperta e il corpo sotto l’acqua, fissavo il pezzo di cielo che dava su di me e pensavo che ci sarebbe ancora molto da dire, ma ora ho veramente sonno; buona notte.

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martedì 12 Settembre 2023, 21:10

Nel vento del tempo

Tornare bambini ci rende felici, dice oggi lo spot del Mulino Bianco. Ma √® falso; e lo dimostra il fatto che oggi √® il mio compleanno, e il compleanno √® la festa dei bambini per eccellenza, e io non sono particolarmente felice. Sar√† che mi ricordo le tristezze dell’infanzia e dell’adolescenza, o che anticipo quelle della vecchiaia; ma tutte le storie che scrivo, che come noto non leggerete mai, contengono sempre, e senza particolare pianificazione, un compleanno triste, talora straziante.

In fondo, il compleanno √® uno specchio forzato dal tempo; e ogni tanto, mentre viaggio, io cerco di catturare il mio riflesso (qui a Londra, lo scorso novembre). Non riesco per√≤ bene a metterlo a fuoco; so solo che c’√® qualcosa di destrutturato e fatto a pezzi, un po’ come l’Internet del mio saggio. √ą un periodo di scioglitudine, di spezzatino del s√© e di accesso a parti interiori che sarebbe stato meglio lasciar macerare nel buio. √ą un’esperienza di vita; ma una poco piacevole.

In tutto questo, per√≤, vi ringrazio di cuore per gli auguri. Spero prima o poi di potervi donare qualcosa in cambio, qualcosa che sia bello e luminoso; non so per√≤ se ne sar√≤ mai capace. Se ognuno di noi ha un talento, il mio ancora non mi √® chiaro; lo cerco e non lo trovo. Dev’essere il talento nel bucarsi i vestiti e le gomme da solo, nel restare a terra persino volando e nel volare ovunque senza mai andare da nessuna parte. Dev’essere il talento nell’entrare nei tunnel senza pi√Ļ uscirne, e nello strappare di notte le tele che i ragni delle mani tessono di giorno; dev’essere la lama di non poter essere, estratta da un fodero laccato e piantata dietro un orecchio come un gioiello tagliente. Dev’essere un autunno incombente e perenne, pieno di aceri rossi e morenti che chiedono perch√©; una cascata che sommerge e costringe all’apnea persino nell’aria pulita. Tutto questo √® una descrizione accurata, eppure fantastica; e non c’√® nulla di pi√Ļ reale per noi di ci√≤ che immaginiamo, tra i nervi e i segnali di un misterioso calcolatore di carne.

Quindi, grazie, e forse ci sar√† un anno prossimo, speriamo; con occhi sempre pi√Ļ miopi e vecchi, ci rivedremo di nuovo nel vento del tempo.

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mercoledì 6 Settembre 2023, 17:01

Una serata altrove

Insomma, finisco di lavorare e sono le sette e mezza di sera, che √® come dire le nove, e qui l’ora di cena √® agli sgoccioli; e non ho tanta fame ma qualcosa mangerei, certo per√≤ non il cibo dell’albergo. Cos√¨, dopo rapida ricognizione, esco a valutare un paio di posti qui in giro, nel villaggetto di case basse che sta dall’altra parte dello stradone, quella verso l’interno, quella opposta a questa fila infinita di albergoni da spiaggia di tutte le catene del mondo, nessuna esclusa.

Attraverso la strada – √® la parte pi√Ļ pericolosa – e seguo il marciapiede, e poi mi infilo in un vicolo sul retro e finisco nell’altra via, una ex stradina di campagna circondata da case basse in cui la gente sopra abita e sotto fa cose, anche se la popolazione principale √® dei motorini. E anche guardando non capisci cosa facciano, per√≤ la zona √® turistica, quindi la met√† sono bar e posti da cibo, ma sono tutti deserti.

Alla fine arrivo a quello che mi interessava, ed √® deserto; l’ora √® tarda, √® buio, e non √® stagione, e insomma non c’√® nessuno tranne loro, la famiglia. Qui tutto √® a conduzione familiare, quindi lo √® anche questo caff√® ristorante, con un menu stampato bene in tre lingue, vietnamita inglese e coreano. Sono una mezza dozzina o pi√Ļ, di cui la mamma √® il capo, e un ragazzo ventenne che parla l’inglese molto bene, e una sorella pi√Ļ giovane, e poi qualche parente, e un’infilata di bambini imprecisati. Sono seduti in strada attorno a un tavolo di plastica, e chiacchierano per far passare la serata, come si faceva d’estate anche da noi una volta.

Cos√¨, il ragazzo mi fa sedere nel salone che d√† sul fuori, ed √® deserto; c’√® anche un certo tentativo di arredamento, che gli stranieri se no si spaventano, e c’√® un bancone da bar, con sopra improbabili ma vere bottiglie di Jack Daniel’s e sciroppi Monin, e pile di calici con sopra la polvere di almeno un paio di generazioni. Il ragazzo mi porge il menu, poi prende due ventilatori grossi come un frigorifero, e me li spara addosso dai due lati, schiacciandomi nella tormenta come un panino.

Io guardo il menu, questo √® un caff√®, ci sono pochi piatti ma saranno buoni, e prendo un mi quang, che √® tipo il pho ma con meno brodo e tiepido, adatto all’estate. Gli chiedo se devo prendere altro, ma mi dice che una cosa basta, che qui le porzioni sono grandi (√® cos√¨ ovunque). Prendo anche una birra, ovviamente la birra vietnamita originale, la Larue, che per√≤ ha praticamente lo stesso logo della Tiger, la birra singaporthai che qui passa per un nettare; e gli dico due parole, che vengo dall’Italia, che vado via tra poco.

Cos√¨ aspetto la mia ciotola, e giochicchio col cellulare, e arriva un bambino: avr√† cinque o sei anni. Mi si ferma a fianco e mi fissa, e insomma non √® che non siano mai passati occidentali da qui, ma dev’essere comunque uno stupore; e io guardo lui, e quegli occhi asiatici che a noi sembrano sempre strabici, e quello stupore che non sappiamo pi√Ļ di avere dentro. Non c’√® gran modo di comunicare, e poi lui va via subito, e arriva il mio piatto.

Ovviamente √® ottimo, come tutto il cibo qui, e ha questi spaghetti bianchi e piatti che si gonfiano nel brodo, e delle fettine di manzo, e di contorno un’insalata e la salsa di pesce fortissima che qui si mette su tutto. Me lo mangio tranquillo, anche se il bambino riappare, ma poi si mette a giocare con un’altra bambina, e corrono di qua e di l√† per la sala e giustamente nessuno ci fa caso, perch√© questa in fondo √® casa loro, e so che dietro c’√® la cucina e sopra le camere e la loro vita intera scorre qui, in una strada di periferia di Da Nang, sotto la montagna dell’acqua e dietro uno stradone di turisti che corrono anche loro, ma senza sapere bene dove andare.

I bambini invece vanno avanti e indietro, e alla fine spalancano le porte di legno lucido che danno sul retro, e io mi giro pensando di vedere la cucina, ma in realt√† vedo la nonna, cio√®, il butsudan della nonna, con una fotografia in bianco e nero di una vecchina vecchissima che non c’√® pi√Ļ da tempo e una candela tra le offerte di cibo, e un pugno di riso per non dimenticare. Ma √® un frammento di vita altrui che si apre, ed √® un bel vedere, certo a chef Barbieri non piacerebbe, e sulla nonna metterebbe un topper, ma siamo qui per fare cena e ringraziare, e per una sera saper di vita vera; e brucerei senz’altro il cellulare, e le recensioni su Google dei locali, e tutti gli aspiranti Masterchef in ogni pizzeria d’Italia, per poter andare fuori anche da noi com’era prima, semplicemente da qualcuno che ti offre le cose di casa perch√© tu possa essere sazio, e continuare contento la tua vita.

Alla fine prendo il conto, che fa centotremila, e arrotondo a centoventi; sono comunque cinque euro scarsi. Saluto, e non ci rivedremo, per√≤ grazie; grazie anche al karaoke cinese stonato della casa poco pi√Ļ avanti, e alla gente su un patio aperto che guarda la televisione, e al buio appena illuminato dei lampioni, in un posto in cui fa caldo, sempre.

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sabato 2 Settembre 2023, 13:33

Un vero Vietnam

E insomma, se non mi √® venuto un collasso oggi… Era una giornata libera e volevo andare a vedere le parti pi√Ļ lontane di Da Nang, cos√¨ ho preso un Grab fino alla gigantesca statua della Buddha femmina sulla collina sul mare (Grab √® l’Uber del sud-est asiatico e funziona benissimo, in un paese quasi privo di trasporti pubblici come questo non ha alternative).

Sulla strada, per√≤, ho visto un grosso tempio di Buddha, la spiaggia, il porto galleggiante dei pescatori e un sacco di panorami, e cos√¨ ho guardato la mappa, ho visto che erano quattro chilometri in discesa e salutata la statua mi son detto: andiamo a vederli facendo una passeggiata, cos√¨ risparmio anche sul ritorno. Solo che invece di partire dall’albergo alle otto ero partito alle undici, e il cielo era coperto, quindi non avevo nemmeno preso l’ombrello; e quando ho iniziato la passeggiata era l’una e mezza e non c’era pi√Ļ una nuvola, c’erano 35 gradi, umidit√† al 200 per cento e sole a picco.

Mi sono ritrovato cos√¨ su una statalona a curve a mezza costa sul mare che, avevo visto, non aveva marciapiede ma aveva un’ampia corsia-banchina tracciata sul lato; ho capito solo dopo che per loro √® una corsia riservata per le centinaia di motorini e moto che viaggiano ovunque e comunque con 2-3-4 persone sopra, Napoli style. Quindi ho fatto delle belle foto ai panorami ma ho rischiato la vita a ogni curva cieca, e quando sono finalmente arrivato all’inizio della citt√† e del marciapiede ho ringraziato qualunque santo preghino qui, ma ero gi√† sciolto.

E s√¨, √® vero che persino in mezzo al nulla, ogni qualche centinaio di metri, c’√® un tizio steso sotto una palma che vende bibite: in queste condizioni, dev’essere una specie di presidio sanitario pubblico. Per√≤, avrei dovuto spendere quei 20-30 centesimi di euro, solo per la mia debolezza nel soffrire il caldo, e quindi non me lo sono permesso. Ho invece tirato avanti con una marcia automotivata di tipo militare e ho avuto successo, per√≤ ho capito molte cose, e anzi ora mi sorprende che gli americani abbiano resistito per un decennio.

Comunque, alla fine sono arrivato alla passeggiata sul mare, e sedendomi ogni tanto (quando mi girava troppo la testa) ho fatto le foto alla spiaggia e ai navigli dei pescatori (tantissimi, sembrava un’isola greca tipo Fistfak√≤s) e infine sono arrivato l√¨, al tempio di Buddha (qui son tutti templi di Buddha, a parte la cattedrale francese). Come vedete, ero abbastanza cotto e accecato dal sole da non riuscire nemmeno a fare la foto dritta; poi sono entrato e il testo non l’ho visto, perch√© era totalmente deserto (chi cacchio va al tempio alle due del pomeriggio col sole a picco?) ma guardato da un cane randagio.

Ora, chi mi conosce meglio sa che intimamente ho un’identit√† di volpe, e notoriamente tra volpi e cani √® come tra italiani e francesi, si √® parenti ma non ci si sopporta. Infatti il cane si √® messo a ringhiare, e siccome la rete √® piena di storie di turisti che a Da Nang sono stati morsi da cani randagi, io mi sono limitato al cortile, che tanto era pieno di draghi (qui adorano i draghi ancora pi√Ļ che in Cina).

Me lo son visto per bene, poi ho chiamato il Grab per ritornare. Ho rischiato la vita in molti modi, ma effettivamente ho risparmiato: quattro euro invece di sei euro e cinquanta.

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domenica 20 Agosto 2023, 22:59

Creare immagini con l’AI

Oggi, domenica d’agosto con poco da fare, ho deciso di dedicarmi al piacere e al dovere insieme: dopo averne tanto parlato, ho passato la giornata a provare Stable Diffusion, una delle AI specializzate in disegno. Me la sono installata in locale sul portatile; c’√® voluto un po’ di smanettamento, la lettura di prontuari su diversi siti, la comprensione di una dozzina di acronimi e componenti, nonch√© un bel po’ di spazio disco (comprese tutte le aggiunte, ho gi√† occupato una quindicina di GB), ma dopo un paio d’ore ero a posto.

Bene, che dire? Come primo esperimento, ho scelto per soggetto un famoso personaggio cinese, Xiao di Genshin Impact (non preoccupatevi se non sapete cos’√®, se avete pi√Ļ di vent’anni √® normale): l’ho scelto perch√© √® allo stesso tempo complesso da disegnare ma molto diffuso. Questo mi ha permesso di recuperare in rete una serie di modelli gi√† pronti: il generico modello ottimizzato per il disegno in stile anime, e poi il modello specialistico per disegnare questo specifico personaggio.

Infatti, a differenza di quasi tutti i sistemi AI concorrenti, Stable Diffusion √® un sistema molto aperto che pu√≤ funzionare anche sui personal computer: cos√¨, c’√® stato qualcuno che ha passato una montagna di tempo a far vedere all’AI centinaia o migliaia di immagini di questo personaggio, specificando per ognuna tutte le caratteristiche del disegno, in modo che l’AI imparasse a disegnarlo in qualunque forma e posizione.

Insomma, c’√® voluta un’oretta per capire come mettere insieme i vari componenti e come usare l’interfaccia utente, ma alla fine… la prima delle immagini che vedete √® soltanto la quinta che ho generato in tutta la mia vita: le prime quattro non c’entravano nulla, ma questa √® gi√† notevole.

C’√® per√≤ un piccolo problema: come ho scoperto nel pomeriggio, √® relativamente facile generare immagini piuttosto belle, ma √® molto difficile generare immagini perfette, nonch√© davvero corrispondenti a ci√≤ che vorresti tu. Non mi riferisco soltanto al fatto che ogni tanto – non spesso, a dir la verit√† – escono fuori immagini con una gamba sola o con tre. Mi riferisco piuttosto al fatto che tu puoi anche dare una caterva di istruzioni e dettagli su come vuoi l’immagine, ma pi√Ļ ne metti pi√Ļ il sistema si incasina, perch√© pu√≤ soltanto mettere insieme imitazioni di ci√≤ che ha visto: e se “Xiao in piedi con lo sguardo truce” √® abbastanza semplice, “Xiao vestito di un kimono blu mentre guarda a sinistra col braccio piegato e una spada in mano, sullo sfondo del cielo con le nuvole” √® gi√† troppo complicato, e non viene mai eseguito alla lettera. Ogni tanto, al posto della spada c’√® una candela, oppure il cielo √® nero e senza nuvole, e il kimono √® sempre bianco perch√© il modello ha imparato solo kimono bianchi.

Insomma, √® come guidare una Ferrari senza volante, provando a partire venti volte per sperare che almeno una vada pi√Ļ o meno nella direzione che desideri. Ovviamente io sono un operatore AI molto incompetente, eppure pare che tutti facciano cos√¨: si prova a dargli un insieme di istruzioni, viene fuori un risultato pi√Ļ o meno carino, gli si dice “riprova”, magari si aggiunge o si toglie una parola, e poi semplicemente si ripete, anche perch√© pi√Ļ ripetizioni diverse delle stesse istruzioni danno risultati anche piuttosto diversi; quindi, si ripete a caso fin che l’AI non ne imbrocca una meno brutta.

Non parliamo poi di disegnare scene con pi√Ļ personaggi: a quanto pare, al momento – a meno che non si tratti di un generico gruppo – non √® fattibile, non con questi strumenti almeno. E poi, non ho ancora provato le illustrazioni fotorealistiche: penso che l√¨ ottenere buoni risultati sia ancora pi√Ļ difficile.

Morale: √® un giochino divertente, ma per ora pu√≤ sostituire i disegnatori umani solo in certi tipi specifici di composizione, e solo per committenze che si accontentino, che non abbiano un’idea molto precisa dei dettagli che vogliono e che si adattino a quel che viene fuori dal sistema. Per√≤, √® impressionante che per quel tipo specifico di illustrazione io, con un normale portatile e poche ore di addestramento, possa fare quel che fino a ieri richiedeva talento, manualit√† e anni di studio; e questi strumenti certamente continueranno a migliorare.

P.S. Naturalmente, questo √® un esperimento: dato che nelle discussioni di policy che seguo per lavoro si parla continuamente di AI, mi sembrava il caso di capirne di pi√Ļ. Le immagini generate sono prove per uso personale; nel frattempo, la discussione sulla legittimit√† dell’uso di questi strumenti senza compensazione degli autori originali √® tuttora aperta.

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sabato 15 Luglio 2023, 10:11

Basta oggetti

Dopo aver passato mezz’oretta a riordinare la credenza del tinello per riuscire a infilare ancora un set di tazze che rischiava di crollare sulle mie tazzine da caff√© ogni volta che aprivo lo sportello, ho un importante appello da fare a tutti voi: basta oggetti.

Per favore, basta coi ricordini materiali, con i regalini di compleanno, con il pensierino per Natale che poi resta lì fino a Pasqua, con il souvenir che ti ho portato da Ibiza o da Sharm, che tanto restano posti di merda.

Basta con i nuovi accessori da cucina convenienti e imperdibili, che io ho ceduto e infine la friggitrice ad aria l’ho comprata, ma √® soltanto un fottuto forno e in cucina ne avevo gi√† due, e adesso il ripiano del mio cucinino sembra la vetrina di un negozio di elettrodomestici del Lidl.

Basta con le bomboniere utili agli ospiti dei matrimoni, che “cos√¨ quando userai questo prezioso vassoietto di design ti ricorderai di noi”, che tanto io mangio direttamente dalla pentola o comunque porto le cose in tavola con le mani, e comunque se siamo amici vi ricorder√≤ anche se non mi fate un regalo, e se mi avete invitato solo per applaudire penser√≤ che siete stronzi lo stesso, anche con il vassoietto in mano.

Certo, dobbiamo far girare l’economia: se smettiamo di comprare e regalare puttanate, tutto si ferma. Ma tanto si fermer√† lo stesso, perch√© non abbiamo pi√Ļ spazio fisico e neanche mentale. Quindi, anche basta, grazie: e buona giornata.

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sabato 17 Giugno 2023, 09:41

L’invasione

Dunque l’avevo gi√† capito sul volo, che c’era qualcosa di strano: da Washington Dulles a Francoforte su un’inguardabile carretta Lufthansa, un 747-8 con le ginocchia nei denti che neanche Ryanair, i piedi a zigo zago tra sostegni dei sedili e scatole dell’entertainment, il touchscreen che non funziona e soprattutto una marea di bambini di ogni et√†, di cui quattro – quattro! – sotto l’anno, a darsi i turni a rompere le orecchie. Gi√† dopo un’ora dal decollo, lo steward si √® scusato in questo modo: “a causa dell’elevato numero di ragazzini, abbiamo finito la Sprite”.

La situazione √® degenerata del tutto a dieci minuti dall’atterraggio: nonostante l’obbligo di stare seduti con le cinture allacciate, vedo passare accanto a me nel corridoio un ragazzone americano di quelli pompatissimi, con magliettina tecnica, culo scolpito e bicipiti da sollevatore di pesi. Il volo era tranquillissimo, eppure lui fa altri tre passi in avanti, si gira verso un lato e buargh, vomita anche l’anima come neanche i bambini di cui sopra. Il passeggero a fianco, anche lui americano, interviene prontamente: si alza, lo abbranca e cerca di scaraventarlo via al grido di “can you just go somewhere else”.

Bene, come dicevo, avrei dovuto capire, e invece no. Arrivo a Francoforte, faccio tutto il corridoio degli Z, e al fondo trovo una nuova freccia: B a sinistra, A a destra. √ą strano, perch√© subito a sinistra c’√® il controllo passaporti che porta proprio nel cuore degli A; ma io sono un cittadino onesto e devo andare alla lounge degli A, quindi seguo la freccia. Mi fanno fare tutto l’altro corridoio degli Z, e in fondo comincio a vedere una strana folla. Alla fine del corridoio, scopro un nuovo controllo passaporti con quattro sportelli in tutto, e nessuna porta automatica, e una coda di gente per almeno un’ora, tutti col loro passaporto blu; non se ne vede la fine.

Penso che ok, mi son fatto fregare, ma vale la pena di tornare indietro. Ripercorro tutto il corridoio e arrivo alla scala mobile in discesa verso il vecchio controllo passaporti: trovo l’ingresso sbarrato col nastro e una signora che manda via la gente verso il nuovo passaggio, anche se sotto c’√® comunque gente in fila. Faccio il finto tonto: vado a Torino, B13, per B dice di qui. La signora mi guarda male, poi per√≤ nota una cosa: in mano ho il passaporto, ed √® bordeaux. Amico! Mi apre il nastro e mi dice testualmente: “you are lucky, European passport”.

Sotto, stessa scena: ondate di americani in fila, disperati per la connessione da prendere; io mi metto in fondo alla lunga coda, ma noto pi√Ļ avanti il cartello “passaporti europei” verso un passaggio vuoto. Esibisco il passaporto bordeaux, mi aprono il nastro e mi fanno passare accanto a tutta la fila, fino alle mie solite e adorate porte automatiche per passaporti bordeaux, completamente deserte; e in un minuto sono di l√†.

√ą che in sostanza, su un volo di trecento persone, ero l’unico europeo o quasi. Non so se Lufthansa abbia deciso di regalare biglietti a tutta l’America, ma il volo era pieno a tappo, e ce n’erano altri, e qui adesso c’√® una marea di americani in vacanza che vagola per l’aeroporto cercando di capire dove andare e chiedendo a tutti, perch√© gli americani sono abituati a fermare l’addetto di turno e a chiedere, non a seguire i cartelli in silenzio.

Ora sono nella lounge, e anche qui sono tutti americani: li riconosci perch√© abbrancano le inservienti tedesco-magrebine e pretendono che gli venga immediatamente approntato un tavolo per fare colazione, chiedendolo in americano stretto a una signora immigrata che a malapena capisce il tedesco. Li riconosci perch√© √® ora di colazione e hanno una sola parola in testa, “cappuccino” (qualcuno anche “latte” o “venti”, sono quelli degli Starbucks), e per√≤ si fanno il cappuccino e poi ci mettono non uno, non due, ma quattro cubetti di ghiaccio, giuro l’ho appena visto fare or ora a una signora, mentre il marito chiedeva dove fosse la bottiglia del Jack Daniel’s.

E cos√¨, mi mangio uova e salsicce su un tavolino e resisto all’invasione, per√≤, ragazzi, prepariamoci: da qui a settembre, in ogni angolo di ogni citt√† e di ogni paese italiano, ci sar√† la folla dei nuovi vacanzieri; una sostituzione etnica del tempo libero da Roma a Venezia. √ą il mondo del post-lavoro, e porta soldi; e questo mette a sedere qualunque discussione.

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