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venerdì 21 Ottobre 2011, 18:18

Se Berlusconi teme le cinque stelle

Mi hanno chiesto un commento alle dichiarazioni di Berlusconi relative al Movimento 5 Stelle, quelle in cui, a valle del voto in Molise, Berlusconi dice che Grillo è il suo miglior alleato perché prende il 95 per cento dei suoi voti a sinistra.Potrei dirvi che io conosco piuttosto bene i nostri elettori, che parlo con loro continuamente, in rete e per strada, e che so benissimo che per la maggior parte di loro l’unica alternativa sarebbe l’astensione, e che comunque ce ne sono parecchi che prima votavano Lega o PDL. Ma preferisco spiegarvi meglio il meccanismo: secondo voi, perché Berlusconi dice una cosa del genere?

Sappiamo che la strategia migliore per combattere un nuovo avversario, nell’era mediatica, è ignorarlo, perché ciò di cui non si parla sui media non esiste; solo se la strategia fallisce si passa al confronto diretto (vedi il noto aforisma di Gandhi “Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono, poi vinci.”). Il centrosinistra ha smesso di ignorare il Movimento già da un paio d’anni, ma Berlusconi non lo aveva ancora fatto. La dichiarazione di Berlusconi – abituato a basarsi sulle analisi dei flussi elettorali – vuol dire dunque esattamente l’opposto di quel che sembra: i suoi dati gli dicono che il Movimento 5 Stelle, in Molise, ha fatto breccia anche tra gli elettori di centrodestra e che ignorarlo non funziona più.

E allora Berlusconi smette di ignorarci e passa al contrattacco; cerca di dipingere il Movimento 5 Stelle come una formazione di estrema sinistra (“95%”, usando un numero per dare una pretesa di scientificità alla sua affermazione), perché così ne riduce l’attrattività per i suoi residui elettori, quelli che da vent’anni lo votano, anche turandosi il naso, proprio perchè per loro “è comunque meno peggio della sinistra”. Inoltre Berlusconi, sapendo che il Movimento prende i suoi voti tra quelli che lo odiano, sa che definire personalmente il Movimento “il miglior alleato” servirà a instillare dei dubbi proprio nel tipico elettorato delle cinque stelle.

D’altra parte, non si capisce come mai, se Berlusconi veramente volesse favorirci, lo spazio concesso a Grillo sulle reti Mediaset sia lo zero assoluto: un paio di trasmissioni Rai, almeno, lo hanno fatto parlare…

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6 commenti a “Se Berlusconi teme le cinque stelle”

  1. Anonimo codardo:

    OT. Cosa ne pensate di questa [0] proposta del comune di Settimo ?

    [0] http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/425875/

  2. Pippo:

    @Anonimo codardo
    Penso che qualsiasi cosa serva a dare un lavoro e dunque dignità alla persona sia ben accetta.
    Solo che questi provvedimenti molto localizzati non risolveranno il problema anche per la determinatezza del periodo di assunzione.
    Passati i 18 mesi ritorni sulla strada? O passi ad un altro contratto precario di altri 18 mesi? Tutta la vita così?
    E se vuoi sposarti, fare dei figli, comprarti una casa, fare un mutuo?
    Il PRECARIATO è la peste di questi anni!
    Se un lavoro non ti permette di fare una vita DIGNITOSA non è un lavoro, al limite si può definirlo del volontariato scarsamente retribuito.
    Perché non riusciamo ad avere delle politiche unitarie a livello nazionale?
    Già ma bisognerebbe avere una classe politica lungimirante e che lavori per il mandato che ha avuto e non per il suo tornaconto personale.

    La boutade di Mr. B. sul 5 Stelle lascia il tempo che trova.
    A me dispiace molto di più che il PD sia un partito in via di decomposizione.
    Qui in Piemonte l’anno scorso quando la Bresso ha perso le elezioni regionali, ricordate? “Colpa dei grillini” dichiarò il PD.
    Ora in Molise la stessa cosa.
    Sempre colpa degli altri.

  3. Anonimo codardo:

    Da precario io stesso non mi sento di condannare i contratti a termine a priori. Per una serie di ragioni (macroeconomiche, sociali) i contratti blindati a tempo indeterminato non sono più sostenibili sia perché per certi lavori non sono, onestamente, proponibili sia perché i costi (non solo quelli strettamente economici) sono insostenibili.

    Il difetto dei contratti a progetto è che sono stati completamente ignorati dall’intera classe sindacale al momento della loro creazione. Ciò ha portato ad avere contratti a termine completamente sbilanciati a favore del datore di lavoro.

    Se vogliamo parlare di massimi sistemi, il mercato del lavoro in Italia è troppo frammentato (Iacona parlava di 30 forme contrattuali diverse, in Spagna 4); i contratti a progetto sarebbero molto più sostenibili se si prevedessero, al termine del contratto, 2/3 mensilità esentasse da dare al lavoratore, da portare a 6 nel caso di licenziamento anticipato. Sarebbe bastato qualcosa del genere ma i sindacati non hanno mosso un dito.

    Forse vivrò in una bolla di cristallo ma tra i miei coetanei non vedo grossi problemi ad andare a vivere insieme, fare figli o sposarsi. Certo, non potranno comprare le scarpette Nike al pargolo, dovranno comprare l’auto usata anziché nuova ma qui andiamo fuori argomento…

    Tornando a noi, penso che il focus dell’articolo sia di proporre forme evolute e ben più efficaci di assistenzialismo. Cosa che mi vede completamente d’accordo, visto i costi _enormi_ (non solo economici) che la CGIA classica ha sulla collettività (per inciso: a me precario mi tocca pagare le tasse che verranno usate per usate per la cassa al 60% all’operaio FIAT; mi spiegate che incentivo ha l’operaio a cercarsi un altro lavoro?).

  4. Pippo:

    Anche io sono precario mio malgrado.
    Oramai se vuoi lavorare devi accontentarti di questo.
    Rispetto a te non sono per nulla tranquillo sul mio futuro.
    Le decine di migliaia di precari che vanno in piazza a protestare mi dice che molti la pensano come me.
    Se tu però riesci a vivere bene lo stesso, beato te.

  5. Anonimo codardo:

    Per parlarne dovremmo avere una definizione di ‘vivere bene’ condivisa.

    Da quello che vedo ‘vivere bene’, per molti precari vuol dire l’apericena tutti i Giovedì sera, l’IPhone in tasca e i cerchi in lega sull’auto nuova.

  6. rccs:

    “le scarpette Nike” e “l’Iphone in tasca”. Che tristezza, anonimo, ricicli immagini che ormai neppure Giuliano Ferrara usa più da qualche anno…

 
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