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Archivio per il giorno 22 Aprile 2013


lunedì 22 Aprile 2013, 17:37

Non vogliamo Napolitano

Non è facile esprimere la rabbia e lo sdegno che una grande parte dell’Italia sta provando in questi giorni, dopo il colpo di mano che ha portato alla rielezione di Napolitano, una vera e propria dichiarazione di guerra dei partiti agli italiani, il trionfo estremo dell’inciucio.

Il Partito Democratico, messo di fronte alla scelta tra Rodotà e Berlusconi, tra Prodi e Berlusconi, ha scelto Berlusconi; la rielezione di Napolitano, come proclama apertamente Fassino nell’ennesima telefonata imbarazzante, è una proroga di qualche anno che garantisce un governo PD-PDL, l’immunità giudiziaria per Berlusconi (magari tramite una nomina a senatore a vita) e facilmente, visto che Silvio farà presto cadere il governo per vincere le elezioni passeggiando sulle rovine del PD, la sua successiva ascesa al Quirinale.

E’ anche un colpettino di Stato; perché se è vero che quanto avvenuto è formalmente in regola con la Costituzione, è altrettanto vero che l’Italia è una repubblica parlamentare, non presidenziale. Qui abbiamo un Presidente della Repubblica che sceglie a suo piacimento i futuri ministri, gli fa scrivere il programma del futuro governo, si fa rieleggere e poi nomina quello che tutti senza pudore definiscono “il governo del Presidente”, con lui di fatto a capo; e questo non per la prima volta, visto che già per Monti era stato più o meno così.

Napolitano, che negli anni ’80 era l’amico di Craxi nel PCI (e già allora Silvio lo sponsorizzava), ora è l’amico di Berlusconi nel PD. Per lui parla ciò che ha fatto, dagli allegri rimborsi spese quando era al Parlamento Europeo fino alla battaglia per far bruciare le intercettazioni tra lui e Mancino, che ci avrebbero finalmente permesso di saperne di più sulla trattativa Stato-mafia. Napolitano è il perfetto presidente dei partiti, acclamato dalla propaganda dei giornalai che cerca di cancellare il dissenso.

Per questo, come mai accaduto prima, le piazze in questi giorni si sono riempite spontaneamente di italiani indignati che protestavano contro il nuovo presidente, e noi siamo stati sommersi di richieste di manifestare. Nel video in alto vedete qualche immagine del corteo spontaneo di sabato a Torino (qui un video più completo), a Roma ieri c’era una folla talmente ampia e variegata che Grillo non ha potuto parlare (per i giornali ovviamente è stato un flop).

Non è facile, per chi come me riveste un ruolo istituzionale, decidere come porsi, stretto tra l’indiscutibile fedeltà alla Costituzione e la necessità di combattere chi la rispetta solo di facciata. Ci avviamo verso un periodo sempre più difficile, in cui il dialogo tra i cittadini e le istituzioni sempre più diventa odio reciproco. Colpiscono le migliaia e migliaia di unanimi insulti rivolti a qualsiasi dirigente del PD osi mettere il naso in pubblico, così come colpiscono le risposte dei politici e dei giornali di regime che dicono che bisogna chiudere la rete e ascoltare ancora meno i cittadini. Più questa gente resta nelle istituzioni democratiche, e più le istituzioni democratiche saranno delegittimate: il rischio è veramente che, quando il tutto crollerà, insieme alla casta si butti via anche la democrazia.

Ma a tutto questo c’è una sola soluzione: che questa gente vada via. A tutti quelli che alle ultime elezioni hanno votato PD, io chiedo una sola cosa: mai più. Giurate che non vi farete mai più abbindolare, anche se questi adesso cambieranno forma, nome, facce per ripresentarsi belli belli tra pochi mesi promettendo di essere cambiati. Alle brave persone che stanno nella base di quel partito chiedo di smettere di legittimare tutto questo con la propria faccia.

Infatti, c’è ancora una speranza. In questi giorni il Movimento 5 Stelle è diventato un “Movimento 5 Stelle Più…”, perché nelle piazze c’era anche SEL, c’erano tanti ex elettori del PD, c’erano tanti cittadini privi di partito ma incazzati neri. Anche se ognuno ha la propria identità, anche se il M5S non è nato per fare alleanze, è importante che nel Paese si allarghi il blocco sociale di chi non ci sta più, per costruire una opposizione al regime che possa infine vincere le prossime elezioni; e dell’analisi di Travaglio sottoscrivo tutto, anche l’invito a Grillo a essere più statista. Serve una unione nazionale tra persone diverse, nel nome della vera democrazia, quella che mette al primo posto l’interesse degli italiani; se c’è un fatto positivo, è che in questi giorni finalmente ha iniziato a nascere.

Il simbolo di tutto questo è una persona eccezionale che mi onoro di conoscere e ammirare da molti anni: Stefano Rodotà. Non nascondo che quando ho dichiarato pubblicamente il mio sostegno per lui diverse persone, nel Movimento torinese, mi hanno guardato storto: “ma è un vecchio politico”, dicevano. I fatti hanno dimostrato che Rodotà era la persona giusta.

Credo di poter ora raccontare un piccolo aneddoto. Venerdì alle 9:30 mi è squillato il telefono, rispondo e mi sento dire: “Ciao, sono Stefano Rodotà, scusami, ti posso disturbare?” Aveva semplicemente bisogno di parlare urgentemente con i nostri capigruppo, e siccome il cellulare di Vito Crimi era spento ha chiamato me per far riportare il messaggio; ma che una persona invocata da milioni di italiani e in ballo per diventare Presidente della Repubblica chiami un italiano qualsiasi e per prima cosa chieda se può “disturbare” vi dice quanto incredibilmente umile sia.

In quella telefonata, il professore mi ha raccontato quanto la mobilitazione trasversale a suo sostegno lo avesse commosso, e mi ha detto che, comunque fosse andata, essa gli avrebbe dato la carica per continuare la sua battaglia decennale in difesa dei diritti. Ecco, io credo che per scalzare questo sistema fortissimo e onnipresente ci sia bisogno di Grillo, ma ci sia anche bisogno di Rodotà; e se sapremo costruire una alleanza a prima vista così improbabile, mettendo insieme persone così diverse, facendo in modo che comincino a capirsi e apprezzarsi al di là dei pregiudizi e delle differenze, lasciando perdere colori e ideologie e concentrandoci sui valori essenziali della democrazia, come accadde subito dopo la caduta del fascismo, non potremo che giungere alla vittoria.

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