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venerdì 20 Settembre 2013, 11:39

Il treno nucleare vien di notte

Se l’Italia fosse un Paese pienamente democratico, di nucleare non dovrebbe più esserci bisogno di parlare; gli italiani per ben due volte, nel 1987 e nel 2011, hanno chiarito che non intendono avvalersi di questa tecnologia. Eppure, ci siamo ancora dentro fino al collo e questo è dimostrato anche dalla vicenda, purtroppo poco conosciuta, dei treni nucleari che attraversano Torino di notte.

Nel video c’è anche il riassunto della questione: come ho raccontato al consiglio comunale – al quale peraltro non fregava niente della questione, come potete sentire dall’evidente rumore di fondo del chiacchiericcio generalizzato – le scorie nucleari italiane sono immagazzinate a Saluggia, in un luogo peraltro pericoloso e soggetto al rischio di alluvione, in attesa che il governo si decida a individuare un sito nazionale sicuro dove metterle, cosa che doveva fare già dieci anni fa ma che poi non si è mai fatta perché nessuno le vuole.

Nel frattempo però, non contenti, questi prendono ogni tanto un po’ di scorie e le caricano su un treno che facendo un giro assurdo – presumibilmente per minimizzare il tratto in galleria – arriva a Torino a notte fonda da Alessandria, attraversa la stazione Lingotto, percorre il primo pezzo in galleria del passante, passa sotto largo Orbassano e riemerge verso il parco Ruffini per andare poi in Francia.

Il senso di questo trasporto, tuttavia, non è quello di portare le scorie in un deposito definitivo, ma è quello di trasferirle provvisoriamente a La Hague, in Francia, dove gli amici d’oltralpe svolgono una attività chiamata riprocessamento, che serve ad estrarre dal combustibile nucleare esausto nuovo materiale nucleare, principalmente plutonio-239, che può essere rivenduto a caro prezzo perché, pensate un po’, è la principale materia prima per la costruzione delle bombe atomiche. Dopodiché, finito questo trattamento, le scorie dovranno tornare a casa nostra con un altro treno, perché ovviamente i francesi mica se le vogliono tenere.

Ora, questi trasporti sono piuttosto pericolosi, perché se il treno mai si fermasse per qualsiasi motivo – anche un semplice guasto meccanico – ben presto la quantità di radiazioni emessa verso eventuali persone che si trovino nelle immediate vicinanze sarebbe potenzialmente dannosa per la salute. Per questo motivo attraversare una città di un milione di abitanti, perdipiù con un tratto in galleria, non è certo raccomandabile; ma non ci sono altri percorsi. In teoria, la legge prevede che le istituzioni informino in anticipo i cittadini del transito e predispongano piani di evacuazione di emergenza in caso di problemi, ma questo viene risolto – e solo dopo una lunga battaglia portata avanti dal Movimento sia in Comune che in Regione – con una riga sul sito della prefettura.

Per questo, noi abbiamo chiesto che la Città di Torino prendesse posizione e dicesse basta ai treni nucleari funzionali al riprocessamento delle scorie, che come detto non serve alla sicurezza di tutti ma solo a vantaggi economico-militari peraltro in mano ai francesi, e chiedesse invece al governo di spostare le scorie definitivamente in un sito sicuro, come previsto dalla legge.

Secondo voi, cosa ha deciso l’amministrazione comunale? Nel disinteresse generale – nel video c’è pure il presidente del Consiglio Comunale che fa una domanda che fa pensare che non abbia sentito praticamente niente di quello che ho detto – la nostra proposta è stata sbrigativamente bocciata; oltre a noi, hanno votato a favore solo SEL, un dissidente del PD e un paio del centrodestra. Speriamo solo che non si verifichi mai un incidente.

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8 commenti a “Il treno nucleare vien di notte”

  1. Mike:

    Quello pericoloso è il plutonio-240 che emette raggi gamma.
    La miscela Pu-239/Pu-240 si può comunque usare per certi rettori nucleari.
    Il Pu-238 serve a far funzionare le sonde interstellari.

  2. Marco[n]:

    Certe volte mi stupisci: certe affermazioni fatte da un ingegnere sono veramente sorprendenti.
    Le scorie nucleari vanno riprocessate prima di stoccarle e, che io sappia, tale riprocessamento si fa solo in Francia e in Inghilterra. Il treno è decisamente il mezzo più sicuro per trasportarle, e la questione delle soste mi pare ridicola: il macchinista che sta sul treno per svariate ore mica viene contaminato dalle radiazioni.
    Rendere pubblici percorsi e orari serve solo a far organizzare simpatiche contestazioni.
    E infine lo stoccaggio: sei il primo a dire “nessuno le vuole”, quindi? Dove faresti il “sito sicuro”? Remember Scanzano?

  3. Marco[n]:

    Ah, dimenticavo: “gli italiani per ben due volte, nel 1987 e nel 2011, hanno chiarito che non intendono avvalersi di questa tecnologia”. Già.
    Peccato che “ci siamo dentro fino al collo” per le scorie prodotte PRIMA del 1987. E queste scorie, purtroppo evidentemente antidemocratiche, non vogliono riconoscere i referendum italiani…

  4. vb:

    Marco[n]: Non è vero che “le scorie vanno riprocessate prima di stoccarle”, tanto è vero che gli Stati Uniti non riprocessano le scorie dal 1976 ( http://www.presidency.ucsb.edu/ws/?pid=6561#axzz1zILTm1BT ), stanno pensando se farlo ma ancora non hanno cominciato. Sul fatto che il macchinista non venga contaminato avrei dei dubbi, peraltro non so che protezioni abbia addosso, se mai il punto è che i limiti di legge per l’irradiamento verso il pubblico in generale sono oggettivamente bassi (e ci mancherebbe), però verrebbero velocemente superati in caso di sosta. Quanto alle scorie, non devo trovarlo io il sito, ma non mi sembra impossibile trovarne uno che sia perlomeno più sicuro di un deposito in riva a un fiume… ci sarà un posto più adatto in Italia, no?

  5. .mau.:

    «se mai il punto è che i limiti di legge per l’irradiamento verso il pubblico in generale sono oggettivamente bassi (e ci mancherebbe), però verrebbero velocemente superati in caso di sosta.»

    Quindi il macchinista non viene irradiato perché lui non sta mai fermo insieme al treno? Oppure cambiano macchinisti ogni mezz’ora?

    «Quanto alle scorie, non devo trovarlo io il sito,»

    Perché no?

  6. Marco[n]:

    Ok sul riprocessamento. Non sono un esperto di tecnologie nucleari e avevo capito che era necessario. In realtà ha il vantaggio di ridurre il volume delle scorie e, a seconda del tipo di riprocessamento, può ridurne la radioattività residua. D’altra parte è antieconomico (attualmente) per il recupero dell’uranio fissile e inoltre produce plutonio utile ai fini bellici (vero modivo per cui Francia e GB hanno costruito i loro impianti).
    Sui limiti di irraggiamento mi pare veramente una questione più burocratica che altro, non ce lo vedo il macchinista guidare il treno in uno scafandro di piombo, né credo che assumano kamikaze: diciamo che era una bella frase ad effetto per impressionare la gente.
    Sul deposito delle scorie, il sito non lo devi trovare tu, personalmente, ma sicuramente è una decisione politica a cui i politici devono rispondere: e non solo per criticare la scelta del governo in carica, ma anche per fare controproposte concrete. Ma in Italia non si trova un posto adatto nemmeno per una discarica di rifiuti urbani, figuriamoci. E il M5S da questo punto di vista non mi sembra molto collaborativo.

  7. Orlando:

    Dobbiamo augurarci un incidente e qualche decina di morti e contaminati perché qualcuno se ne interessi? Stranamente, anche di questo non una parola sui giornali. Ma sicuramente è per non creare allarmismo !

  8. rccs:

    Da quel che ricordo del corso di ing. nucleare, la decisione sul trattamento del combustibile nucleare esaurito è tecnologica e non politica.

    I residui nucleari non possono essere stoccati così come sono perchè le barre di uranio, deformate durante la fissione, non possono garantire un adeguato livello di contenimento. Se poi si voglia cercare di recuperare il plutonio e i residui di uranio o meno è un altro discorso.

    Detto questo vedo che la gente, stupidamente, è più preoccupata di un treno piombato e schermato che passa di notte, rispetto ai rischi che corre guidando ai 130 in autostrada col telefonino attaccato alle orecchie e le cinture non allacciate. Eppure le statistiche dicono che ne muoiono di più sulle strade che per le radiazioni trasportate dai treni.

    Infine si, per i viaggi lunghi cambiano i macchinisti ogni qualche ora. Sia per rispettare i turni di riposo imposti dalla legge che per rispettare il limite di dose giornaliera assorbita.
    Ah tenete conto che questa restrizione è simile a quella dei piloti delle linee intercontinentali (soggetti ai raggi cosmici).

 
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