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sabato 12 Ottobre 2019, 12:21

Segnali di resa

Come sapete, non ho mai simpatizzato per la politica dell’accoglienza a prescindere e delle frontiere spalancate, ma nemmeno per il razzismo o per l’idea di una società “pura” e monoculturale. Tra i due estremi, ho sempre pensato che comunque ci fosse più illuminazione e futuro in chi vuole accogliere, rispetto a chi vuole rifiutare. Eppure, più passa il tempo e più mi preoccupo dei segnali che vedo: i segnali di una resa progressiva della società europea a chi, venendo da culture diverse dalla nostra, vorrebbe cancellarne i principi di laicità e modernità.

A differenza del razzismo, generalmente sguaiato e immediatamente visibile, i segnali di resa sono seminascosti; ne parlano solo i media di “centrodestra”, e siccome spesso li esagerano in maniera indegna, con titoli acchiappaclick da vomito, viene facile ignorarli del tutto. Ma sotto il titolo c’è comunque un fatto reale, il comportamento di una parte di società – ben inserita e sovrarappresentata ai vertici delle nostre istituzioni – che non capisce che all’aggressione antica, atavica, di un millenario istinto di sopraffazione tipico di tutte le religioni monoteiste (oggi in Europa il problema è l’integralismo islamico, ma il cristianesimo lo è stato mille volte) bisogna rispondere con la forza e con la fermezza, non con la dolcezza e con la tolleranza. E invece, si scopre che i terroristi islamici arrivano facilmente fino nei posti più delicati della struttura statale, quelli vitali per combatterli, perché nessuno ha il coraggio di buttar fuori un poliziotto al primo segno di radicalizzazione, perché “oddio poi è razzismo”.

Il razzismo c’è, è un problema che è necessario risolvere per costruire una società pacifica nel futuro, ma è troppo semplice dire che l’unico problema culturale fondante della società di oggi sia il razzismo. Anche solo dai simboli, persino quelli più banali come la nazionale di calcio (il più sacro simbolo laico nazionale a livello popolare) improvvisamente presentata come una fila di modelli mulatti vestiti di verde, o dalle reazioni scomposte all’idea che un commissariato europeo abbia nel suo nome la difesa dello stile di vita europeo, si capisce che davvero abbiamo un altro grosso imprescindibile problema che ci può ipotecare il futuro: quello di non sapere più chi siamo, quali siano i nostri simboli e i nostri valori, e cosa ci distingua dal resto del mondo, specialmente da quel resto del mondo, gran parte di esso, che passa la vita ad ammazzare ed ammazzarsi l’un l’altro.

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2 commenti a “Segnali di resa”

  1. mfp:

    Onestamente non ho mai capito perche’ avessimo un deputato egiziano, una ministra nera, un magistato inglese, e alla Farnesina l’anno scorso mi ha accolto un francese (con un buon italiano, ma non madrelingua). E ancora piu’ onestamente non mi sento di condannare a priori tutti i carnefici. Continuo a condannare la violenza, pero’ sono preoccupato questa malsana abitudine di tacere sulle cause che hanno portato alla violenza. “Anziano spara al geometra del comune che era andato a fare dei rilievi necessari alla procedura di esproprio”: 60 minuti di show televisivo sullo stato d’animo dei parenti del morto senza mai dire come mai a quel vecchietto stavano per togliere la casa. “Giovane accoltella, stupra e da fuoco all’ex ragazza”: 1 settimana di articoli e show che vanno dalla mamma della vittima che piange, alla poliziotta in divisa da cerimonia che spiega al telegiornale la natura psicologica del morbo che ha ammantato il giovane assassino, ma nessuno sapra’ mai che cosa si dicevano i due (in particolar modo cosa disse quello morto). Insomma, le esimienti per l’omicidio sono poche (es: legittima difesa) ma le attenuanti sono qualcuna di piu’, e le cause sono tantissime. Pero’ non si da’ modo di conoscerle, ne’ tanto meno di farsene una idea in autonomia; nella migliore delle ipotesi, ti dicono altri cosa ne devi pensare. Quindi perche’ dovremmo credere all’islamismo cattivo? Scusa ma, come e’ stato con gli ebrei negli anni ’90 (oggetto di tutti gli scherni dei cori da stadio e per strada), mi rifiuto di cedere alla propaganda battente che da oramai 2 decenni ci dice che i musulmani sono cattivi per definizione. Io ci ho vissuto in mezzo per 5 anni, e non ho mai avuto modo di pensarlo. Nessuna evidenza. Bastava vivere un po’ distanti dalla moschea per non essere svegliati alle 5 di mattina dal muezzin che cantava. Quindi mi rifiuto. Anche li’ ci sono criminali, anche tra i musulmani ci sono bestie macellaie; le loro decapitazioni in pubblica piazza fanno brivido; ma anche da noi abbiamo avuto bambini sciolti nell’acido e serial killer assortiti.

    Quanto a sapere chi siamo: due anni fa ho citato un brocardo in latino (“nemo tenetur se detegere”) ad un poliziotto in commissariato, e si e’ messo ad urlare che non devo parlargli in inglese perche’ siamo in Italia, lui e’ Italiano, e quindi io devo parlare italiano. Allora gli ho citato una parte di un articolo della costituzione da cui si evince lo stesso principio espresso dal brocardo in latino. E si e’ incazzato ancora di piu’ perche’ dopo l’enunciato gli ho chiesto se sapeva cosa avessi citato. “Conosco tutti e 138 gli articoli!”. Allorche’, temendo di non uscire vivo dal commissariato, gli ho fatto presente che gli articoli sono 139 (che io conosco non perche’ sia particolarmente diligente, ma per puro caso); cosi’ mi ha interrogato sul 139esimo e poi ha aggiunto che aveva da fare, per liquidarmi. Io ho detto che comprendevo fosse sicuramente impegnato tra omicidi e stupri da risolvere quindi se poteva indicarmi un altra istituzione a cui potermi rivolgere, e lui ha bellamente detto che i suoi impegni non erano cosi’ gravosi ma … per aiutare me avrebbe ci saremmo dovuti sedere a ricostruire i fatti per una giornata intera. Insomma, era troppo complicato. Uscendo dal commissariato con le orecchie basse, pensavo se ne valesse la pena aspettarlo di fuori, pedinarlo, scoprire dove abita, e nottetempo mettergli una bomba sotto la macchina. Perche’ secondo me quello non e’ italiano, e’ molto confuso su come definirsi italiano, sul proprio mestiere, e sull’uniforme che indossa. Pero’ non lo mandano via, e se invece sono io (agnostico italiano docg) a mettergli una bomba per togliercelo dalle palle… allora daje al musulmano perche’ ho la barba lunga (davvero); tanto una volta morto non posso smentirlo, e poi chi vuoi che vada a controllare quello che legge sul giornale. Vuoi sapere anche di quando, poche ore dopo, mi trovavo in un altro commissariato per denunciare l’omessa denuncia di notizia di reato del precedente poliziotto, e per poco prendo le botte? (cacciato via a spintoni) Oppure e’ sufficiente a smetterla di pensare che il problema sono i musulmani (e piu’ in generale gli immigrati)? E se quei gesti sanguinari inconsueti fossero una conseguenza della propria pochezza invece di essere colpa de “Gli Altri”?

    Se tornassimo a considerare le cose per quello che sono, scopriremmo che ognuno di noi e’ sovrano su 5mq di territorio italiano, e avendo solo quelli per coltivare, cagare, bere, estrarre ferro e petrolio, e dormire… beh… dovremmo partire da li’ per fare i conti su quanto e come e’ possibile dividere e condividere il territorio. Cosi’ come scopriremmo quanto e come, ma soprattutto chi, tra i nostri politici, continua a indebitarci direttamente o indirettamente con gli arabi … ai quali poi occorre garantire un certo grado di sovranita’ sul nostro territorio e le nostre chiappe. Non c’e’ quindi poi da stupirsi se ci ritroviamo degli arabi come funzionari pubblici.

    E poi c’e’ la questione della privacy. Se non rientra nell’immaginario collettivo, e’ impensabile che i funzionari siano in grado di generare (e poi attuare) procedure che impediscono a cani e porci l’accesso a informazioni sensibili. Le compagnie di telecomunicazione mobile si vendono i dati di localizzazione dei cellulari al migliore offerente, i poliziotti si vendono le nostre informazioni sensibili al migliore offerente, i sistemi informativi pubblici sono dati in outsourcing a Google e Microsoft anziche’ farceli da soli, quelli che ci facciamo da soli li facciamo in spregio alla nostra stessa privacy. E ti stupisci che tra cani e porci ci sia anche un musulmano ad accedere ad informazioni sensibili? Eh beh si, statisticamente 1 essere umano ogni 4,3 e’ musulmano. E’ semplicemente OVVIO che ogni tanto uno di questi assassini in procura sia musulmano. Un po’ meno ovvio che sia Dominicano (come l’assassino dei 2 poliziotti italiani la settimana scorsa); ma 1 su 700 e’ plausibile. Anzi, dato che avvengono circa 500 omicidi l’anno, strano che l’anno scorso o al piu’ 2 anni fa un altro dominicano non abbia riempito le pagine dei giornali con il sangue di qualcun altro.

    Si, non sono perfetti, anche loro sbagliano. Ma la resa e’ perche’ ci vendiamo il culo al ricco di turno, non perche’ i musulmani sono cattivi. Quella del musulmano cattivo e’ una cosa che e’ tollerabile solo in bocca ad un israeliano; per motivi largamente comprensibili, ma comunque non sufficienti a prestargli piu’ attenzione del dovuto. Ieri il ricco era l’americano e l’inglese, oggi e’ l’arabo e il cinese. Tutto qui.

  2. Resistente:

    Sei un razzista, fattene una ragione.

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