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lunedì 6 Gennaio 2020, 21:46

Una nota storica sulla candidatura a sindaco di Appendino

Vedo in giro la polemica suscitata da una intervista di Marco Canestrari che afferma che la candidatura a sindaco di Torino di Chiara Appendino nel 2016 fu decisa dall’alto da Davide Casaleggio, con conseguenti smentite degli attuali eletti M5S che assicurano di averla scelta loro. Dove sta la verità? Beh, sta nel mezzo.

E’ vero che il 7 novembre 2015 ci fu una assemblea generale degli attivisti M5S in cui Chiara fu nominata candidato sindaco per acclamazione, in assenza di altri candidati (ce n’erano un paio, sostanzialmente sconosciuti persino a me, che prima della votazione si alzarono e si scusarono tanto per aver sbagliato ad offrirsi, ritirandosi e sostenendo Chiara).

E’ anche vero però che già il 28 ottobre 2015 la “candidatura unanime” di Chiara fu annunciata sul Fatto Quotidiano come cosa fatta, tramite un articolo non firmato. Inoltre, il 30 ottobre, ultimo giorno dell’assemblea ANCI che si teneva a Torino, io incontrai Nogarin, allora sindaco di Livorno, che mi prese da parte e mi disse che quell’articolo era stato fatto uscire da Casaleggio in persona, e di sostenere Chiara anch’io, proponendomi piuttosto come suo vice per il bene e l’unità del M5S.

Alla fine, qualunque votazione avrebbe comunque portato alla scelta di Chiara, perché le alternative erano state allontanate e screditate con un lavoro di almeno due anni, condiviso con gli allora leader regionali e almeno approvato, se non richiesto, da Milano. Ma ci fu certamente una scelta comunicativa pianificata e organizzata nel far uscire la sua candidatura come risultato di una acclamazione unanime, pensando che ne avrebbe lanciato con successo (come è stato) la campagna contro Fassino. Non sapevo dell’incontro privato tra Appendino, suo marito, Bono e Casaleggio avvenuto a inizio ottobre 2015, di cui parla oggi Lo Spiffero e in cui si sarebbe presa questa decisione, ma mi sembra estremamente verosimile.

Non mi pare niente di troppo sconvolgente, visto che tutti i partiti funzionano così; già allora le idee originali del Movimento erano decadute da un pezzo, sostituite dall’ambizione di potere a cui tutto veniva piegato. Semplicemente, molti di noi della prima ora, compresi tanti che quel 7 novembre alzarono la manina in buona fede credendo di contare davvero qualcosa, non l’avevano ancora capito appieno.

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2 commenti a “Una nota storica sulla candidatura a sindaco di Appendino”

  1. GS:

    Col senno di poi, sempre applicabile a fatti risalenti a tempo prima, potrebbe darsi che l’intenzione di Grillo fosse sin dall’inizio fare il PD 2.0 più che un soggetto con posizioni politiche diverse. Ora che sono al governo insieme, vediamo che il PD si è scrollato di dosso le porzioni neoliberali e il M5S sta finendo di far fuori gli indipendenti e gli incompatibili con il nuovo corso. Potrebbero anche finire per fondersi. In questa logica l’iniziale ammucchiata di elementi antisistema da parte dei 5 stelle si interpreterebbe come un mezzo più che una presa di posizione, e Vittorio Bertola si sarebbe scavato la fossa già dal giorno in cui invitò il movimento a “non appiattirsi sulle posizioni della sinistra radicale”, convincendomi a votare per esso. Che tempismo.
    Sono ipotesi. Con ciò, attualmente nessun partito rappresenta chi si trovi contrario all’immigrazione e in disaccordo con il leviatano europeista, ma pure con l’idea autoritaria di società che ha Salvini; autoctoni e identitari vari del nord, aspiranti a vari gradi di autonomia o indipendenza; ambientalisti “classici” che non riducano l’ambiente ai cambiamenti climatici e a pretesto per nuove tasse, restrizioni, proibizioni. Chissà se queste posizioni riuscirebbero a stare insieme, e chissà se il modo migliore per rappresentarle sia un partito.

  2. mfp:

    Non mi stupisce per niente. Mi rende triste (e forse stupido), ma ad oggi non stupito. Dal 2006 al 2009 ho cercato di tanto in tanto di trovare quei famosi “meet-up” senza mai riuscire a trovarli/iscrivermi (ie: stesso schema poi con Rousseau). Dal 2009, con la famosa polemica sul PD che vieta la tessera a Grillo, ho iniziato a chiedermi che diavolo di progettualita’ ci fosse dietro le quinte. Nel 2012 oramai avevo piene le palle delle apparizioni video di questo fenomeno (es: il grillino in sedia a rotelle a raccogliere firme sotto la neve, per presentare il neonato M5S alle elezioni). Nel 2013, il giorno successivo alle elezioni, era palese che fosse una farsa costruita ad hoc. Felice di non aver votato, ovvero avallato i risultati elettorali farsa. Ora (2020) confermi da testimone che nel 2015 le proposizioni dei candidati non erano spontanee, ma artificiali. A me viene da chiedermi solo una cosa: perche’ non lo hai fatto presente all’epoca? Mi ricordi Asia Argento: denuncia uno stupro 20 anni dopo sul giornale invece di andare 20 anni prima alla polizia. O la corte costituzionale: ci dice nel 2014 che le elezioni dal 2005 in poi sono illegittime.

    Comunque grazie della testimonianza. Mi sento meno matto nel ritenere che il teatrino politico corrente e’ un prodotto della NATO/UN o un qualche altro tavolo analogo. Nel senso che manipolazioni di questa portata sono possibili solo con strumenti tecnologici, tecnici, e denari d’eccezione. Quindi deve esserci quanto meno una associazione para-militare (es: vaticano, i pro-life russoamericani amici di salvini, agenzie governative di grossi paesi, et similia). Deve esserci da qualche parte un tavolo dove si contrattano il copione, gli attori, ecc. Non una associazione segreta in pianta stabile; e’ un ben piu’ semplice fenomeno emergente. E’ piu’ come Trump e il re saudita che appoggiano le mani su un globo d’oro e di tanto in tanto si vedono per aggiornarsi…

    Gli infiltrati nelle mailing-list del Partito Pirata spingevano nella stessa direzione. Ad esempio lo schema di protezione della macchina di voto: anziche’ puntare su una piattaforma distribuita, pretendevano di impiegarne una centralizzata costituita da 2 livelli. Il frontend verso gli utenti “at large”, che si poggiava su un backend “per i tecnici”; necessario a controllare e mettere in sicurezza lo svolgimento dei lavori degli utenti. E’ una architettura scontata quando serve allo scopo di una singola entita’ che la amministra per suo uso interno. Noi pirati come piattaforma di test utilizzavamo le prime versioni del software LiquidFeedback – nel frontend del quale c’era un box a tendina in cui era possibile osservare la query sql conseguente ad ogni bottone premuto, quello e la natura pubblica del voto avrebbero dovuto in teoria garantire la trasparenza della piattaforma – ma nulla di tutto cio’ garantisce che il risultato di una votazione corrisponda a cio’ che un utente della piattaforma ha votato. Ed e’ la stessa cosa che e’ stata fatta qualche anno dopo con Rousseau del M5S. Loro (non squattrinati come noi pirati) hanno solo aggiunto la famosa (e, oggi, famigerata) societa’ di auditing esterna che in teoria dovrebbe certificare l’integrita’ della macchina di voto. Nella pratica e’ piu’ probabile che quella “societa’ esterna garante” sia la mano sinistra della stessa entita’ che con la mano destra manipola internamente i risultati del sistema di voto. “Oste! E’ bono lo vino tuo?”, “E’ bono!”.
    Il fatto che:

    a) il M5S abbia evitato come la peste la costruzione di un sistema distribuito (e con esso tutte le persone come me, che ne stavano costruendo uno… ho passato tutti i pomeriggi del 2012 immerso fino al collo nel codice di liquid feedback cercando di trasformarlo da un sistema per consegnare dopo feedback a chi ha fatto le cose, in un sistema per decidere prima cosa far fare e a chi farle fare; ero in un paese tropicale, oggi rimpiango di non aver passato quei pomeriggi al mare… non tanto perche’ mi piaccia il mare, ma perche’ ho visto frotte di italiani fare mutui per venire li’ in vacanza… io lo avevo gratis e non l’ho sfruttato);
    b) Luigi Di Maio si sia sentito nella necessita’ di gettare merda pubblicamente sul Partito Pirata, che e’ una entita’ insignificante rispetto ai partiti propriamente detti gia’ in gioco, e quindi non c’era motivo apparente di preoccuparsene.

    c) ad oggi non e’ chiaro come fare ad iscriversi su Rousseau per accedere alle votazioni.

    la dice lunga sulla genuinita’ del M5S. E’ una farsa. O meglio, una parte di quella farsa in cui tutto e’ preselezionato (non si sa bene da chi) e quindi rimane solo il dubbio di come far emergere in pubblico, di volta in volta, le decisioni gia’ prese. E ci hanno perfino chiesto con un referendum di eliminare la nostra cara vecchia costituzione (che e’ fatiscente si, obsoleta li’ dove definisce le istituzioni, ma e’ pur sempre meglio di QUESTA innovazione/evoluzione).

    In tutto questo ovviamente un vero e proprio sistema elettronico di voto non aveva un posto, perche’ il su citato sistema deve essere inviolabile per svolgere la sua funzione. E un sistema non manipolabile non lo vuole nessuno di quelli che hanno la possibilita’ di sostituirlo all’esistente. Zingaretti2019, in continuita’ con Fassino2009, ha incluso nei 5 punti di trattativa per governo con M5S l’abbandono della democrazia diretta e un ritorno ad una piu’ comoda oligarchia arbitraria. Fassino diceva “politici professionisti”, Zingaretti ha detto “democrazia rappresentativa”, ma in pratica e’ sempre la vecchia storia dei nobili che si dicono da soli di essere necessari al popolino. M’e’ venuto in mente Cromwell…

    Dicevo “forse stupido”, sicuramente illuso. Ma ci dovevamo provare. Gli unici a non fare errori sono quelli che non fanno niente.

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