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Archivio per la categoria 'Life&Universe'


venerdì 24 Giugno 2022, 22:48

Flusso d’agnello

Ho scoperto l’anno scorso la trattoria Bukaleta di Losnati, il tempio dell’agnello di Cherso, e come risultato quest’anno l’unica isola che visitiamo è Cherso, e io ho preso alloggio esattamente nella casa a fianco del ristorante, affinché io possa bearmi del profumo di agnellini in cottura sin dalle nove di mattina. Amo gli animali come Pacciani amava i giovani, nel modo cioè, da ogni punto di vista, più umano e assassino possibile; tranne i gattini, ovviamente, che per qualche motivo la nostra società considera animali non sacrificabili, a differenza degli agnelli. Ma a parte le questioni di scienza e coscienza, il fatto è che stasera è san Giovanni, che è il patrono anche di questo villaggio; e il ristorante era particolarmente pieno. E’ un ristorante villico, in mezzo alla campagna; uno di quei posti pieni di tavolate sotto il portico, circondati dal nulla, dal vento, dal buio e da un cimitero pieno di nonni di emigrati, che combatte l’oscurità che l’assedia con la carnazza e la musica; e che alla fine, quando paghi il conto, t’offre di cuore il diciotto isolabella. Non tutti capiscono un luogo del genere, e ho assistito così alla trita e tragicomica scena della sciura italiana in ciabatte che si presenta al ristorante alle otto e venti vantando una prenotazione per le otto e trenta, e all’obiezione del ristoratore che dovrà attendere il tavolo per dieci minuti risponde aggressivamente con la frase magica “MA IO HO I BAMBINI”. C’è uno strato di società convinto che avere dei figli rappresenti un titolo di precedenza, specialmente nell’accesso ai luoghi pubblici; ciò indipendentemente dal fatto che la suddetta frase venga solitamente accolta con sane pernacchie. Alla fine, l’uso o non uso del pratico goldone è una scelta personale; va detto però che, in tempi di carestia, cavallette e prossima apocalisse, quella di appesantire il mondo con ulteriori bocche da sfamare pare un tantino irresponsabile, anche se capisco che, come diceva mio nonno, i figli sono come le scorregge, vanno bene solo se sono tuoi. Ma dove vuole finire questo flusso di coscienza? Mah, non lo so: non sappiamo dove finisce l’universo né dove finisce il declino del Movimento 5 Stelle, vogliamo sapere dove finisce il mio pensiero? No; e quindi, concentriamoci sul fatto che l’agnello era meraviglioso in ogni sua forma; come sugo degli gnocchi e dei fusi, alla griglia, al forno, impanato e fritto; e ne ho mangiato persino il fegato e il cuore. Non è forse normale che i vecchi mangino il cuore dei più giovani? Succede spesso, suvvia. Infine, per la ricorrenza, siamo stati allietati anche da una band che ha riproposto i grandi successi della musica jugoslava; e da un circolo di mammutones sardi o qualcosa del genere, pronti a ballare con le signore d’ogni provenienza. Ma perché vi scrivo tutto questo? Beh, essenzialmente perché a me piace scrivere; e il fatto che invece a nessuno interessi leggere ciò che scrivo, codroipo, per una sera non è problema mio.

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sabato 23 Aprile 2022, 11:54

Anche il pacifismo serve

So che dovrei tacere, ma non ce la faccio, a costo di farmi prendere per il culo da quelli che prendono per il culo chi parla di complessità. Eppure io penso che si possa benissimo fare un manifesto del genere senza per questo giustificare Putin o sostenere che gli ucraini dovrebbero arrendersi o farsi ammazzare in silenzio.

Le due cose non sono per forza in contraddizione, anzi sono due facce della stessa medaglia. La guerra uccide, uccide perché esiste; non può esserci una guerra che non massacra, che non stupra, che non devasta, da ambo le parti (chi uccide e devasta di meno lo fa semplicemente perché non ne ha la possibilità materiale). Gli eserciti sono eserciti; non esiste e non è mai esistito un esercito gentile che risparmia le città che deve conquistare e non spara sulle postazioni nemiche perché in mezzo ci sono i civili. Per questo, logicamente, qualsiasi azione che prolunghi una guerra ne aumenta il numero delle vittime; e inviare armi all’Ucraina è senz’altro una azione che ha questo effetto.

Allo stesso tempo, inviare armi all’Ucraina, fin che sono loro a chiederle, è giusto; perché è una decisione loro, non nostra, se resistere a prezzo di altri morti o altra distruzione. A noi peraltro conviene, perché nemmeno a noi conviene che vinca Putin; dobbiamo semplicemente essere consapevoli che per questa nostra convenienza geopolitica stiamo chiedendo, anzi, stiamo attivamente contribuendo a far sì che migliaia di persone muoiano; e lo facciamo anche (non solo) perché l’alternativa, cioé entrare in guerra direttamente con la Russia, ucciderebbe noi e non loro, e noi preferiamo che muoiano loro.

Questo manifesto mette l’accento sulla prima parte del discorso, e fa bene: è la più famosa marcia pacifista d’Italia, che cosa dovrebbe dire se no? E’ irrealistico pensare che tutto si possa sempre risolvere senza sparare un colpo, ma è bello che ci sia qualcuno che ci crede e che non ha paura di ricordarlo sempre, persino in questo clima militar-celodurista di caccia al dissidente; a tante persone che, perdonatemi, con troppa leggerezza festeggiano i carri armati dell’antiputinismo cercando di nascondere alla propria coscienza il fatto che anche quei carri armati aumenteranno il numero dei morti.

A me quello che spaventa di più di questo periodo, infatti, non è il fatto che mandiamo le armi; è l’esaltazione con cui così tanta gente le festeggia. Quella resterà e porterà altro male, ed è per questo che un manifesto così, oggi, è soltanto dovuto.

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domenica 17 Aprile 2022, 16:17

Auguri per una Pasqua di guerra

La Pasqua dovrebbe essere la festa della resurrezione della natura, dell’arrivo della primavera e dell’energia vitale. Eppure anche oggi ognuno di noi ha dentro di sé una parte oscura in attesa di qualcuno da odiare. E’ così facile additarle una preda! Oggi i fiori sono pochi, e cadono in basso, e sono persi in un labirinto di rami secchi contro il cielo grigio. Oggi l’odio tracima dappertutto, anche dietro l’angolo di casa, anche nella nostra città; è nella misteriosa mano che lascia una granata nel cortile dell’Ipercoop perché “comunisti” o nella penna del console ucraino che scrive all’Università per far togliere le borse di studio ai ragazzi russi.

E’ una Pasqua di odio e oggi saranno poche le persone per cui risorgerà qualcosa, anche se molte di più saranno quelle che lo penseranno a sproposito.

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domenica 13 Marzo 2022, 11:19

Dov’è la pace?

Dov’è la pace?

La pace è nella resa? Nel chinare la testa a uno che è più grosso di te, nel porgere l’altra guancia senza combattere? Ma anche se lo si facesse sarebbe solo altro odio nascosto sotto la cenere, fino a quando chi si arrende oggi riproverà a ribellarsi domani. La pace tra nemici che si guardano con odio, uno dominante e uno sottomesso, che pace sarebbe?

La pace è nella guerra? Non esistono proiettili giusti o omicidi giusti. Va di moda l’idea che si costruisca la pace ammazzando tutti quelli che sono nemici della pace: una bella pace solo per noi e i nostri amici sopra un cimitero in cui abbiamo seppellito tutti gli altri. Ma ci hanno costretti loro, quindi va bene: una strana idea di pace.

La pace è nelle manifestazioni? Ma quali, quelle in cui fanno parlare il presidente e capo di uno dei due eserciti che si sparano addosso? Ma che pacifismo, che tentativo di pacificazione sarebbe? Ma non si sentono ridicoli?

La pace è nelle sanzioni? Ma le sanzioni generano sofferenza vera, nel nemico e in noi stessi. Creano odio e frustrazione qui e là, creano nuove faglie sociali anche a casa nostra, tra chi le può pagare senza problemi e chi resta senza benzina e senza riscaldamento perché non può più permetterselo. Quanta altra guerra sociale nascerà da questo nei prossimi anni? Che pace può esserci se il prezzo è distruggere la vita di molti di noi?

La pace è nella propaganda? Abbiamo identificato un nemico e ne abbiamo silenziato la voce. Spesso era una voce biforcuta, vaneggiante, malevola, ma era la sua voce. Che pace si può costruire con una persona senza voce? Adesso abbiamo anche deciso che è giusto insultarlo e minacciarlo. Ma si può costruire la pace con le minacce?

La pace è nel nostro privato? Ma se siamo i primi a non essere in pace, a passare i giorni litigando sulle diverse idee per fermare la guerra. Prima litigavamo sul covid, sulla politica, sulle preferenze sessuali, sulla ricetta della carbonara e sul gol di Turone. Abbiamo mai passato un giorno senza arrabbiarci con qualcuno? Quanto veleno di rabbia circola nelle nostre società e da lì avanti e indietro nell’animo di tutti, generalmente perché qualcuno ci deve guadagnare sopra?

Forse il problema è che la pace non esiste? Forse è un concetto astratto che non esiste nel mondo reale, in cui ogni giorno siamo violenti con qualcosa o con qualcuno? Subiamo e riflettiamo violenza a ogni semaforo, a ogni riga di social, a ogni incontro pubblico e privato. In fondo, l’intera nostra società è una violenza sul mondo, sulle altre specie viventi, sulla natura ultima delle cose e probabilmente anche sul nostro originario equilibrio con essa. Ma non sappiamo vivere altrimenti; certamente non in un sistema a risorse finite in cui la gratificazione personale è in gran parte basata sulla soddisfazione di desideri materiali.

Ma allora, cosa possiamo fare? Probabilmente possiamo solo essere imperfetti e convivere con la nostra naturale violenza. Nel frattempo, non sarebbe più onesto cancellare la parola pace dal vocabolario, o perlomeno usarla con molta più parsimonia?

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sabato 22 Gennaio 2022, 12:20

Giovani illuminati

Credo di non ripostare mai abbastanza spesso questo brano e video degli Eugenio in Via Di Gioia, che dopo quasi cinque anni inopinatamente ha ancora meno di un milione di visualizzazioni. Una piccola odissea di tre minuti scritta e musicata benissimo, il miglior video sul vuoto di senso della società digitale, il miglior video su Torino, il miglior video sul viaggiare, il miglior video sul vuoto di senso del viaggiare a rotta di collo dappertutto, nel mondo reale e in quello virtuale, per non andare mai da nessuna parte.

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venerdì 31 Dicembre 2021, 14:03

La logica della follia

Ieri sera sono andato a fare la spesa – ad Aosta, non in una metropoli tentacolare – e ho avuto la netta percezione che il deterioramento della salute mentale media della popolazione abbia fatto un altro salto in avanti.

Non parlo tanto di no vax (ci arriveremo tra un attimo), ma proprio dell’italiano medio. Dentro il supermercato ho assistito a scene di gente che faceva a sportellate col carrello per arrivare prima a una scatoletta di tonno, con tanto di commentini passivo-aggressivi ad alta voce di chi era arrivato secondo, e addirittura a due signore che sono arrivate quasi a mettersi le mani addosso perché una sosteneva che l’altra, non si capisce perché, le avesse fregato il carrello già mezzo pieno per poi cominciare a metterci dentro anche la sua spesa. Fuori, in venti chilometri di statale ho visto altrettante sportellate e manovre assurde per guadagnare una posizione in una fila di auto tutte alla stessa velocità; uno ha anche inchiodato per poi cambiare corsia e mettersi dietro a un altro a fargli i fari per chissà quale torto, per poi rientrare di botto nella sua corsia e svoltare a destra.

Comunque, oggi su Repubblica c’è, per una volta, un articolo del genere letterario “era no vax ed è morto di covid”, attualmente molto in voga, che vale la pena di leggere. E’ l’intervista a un figlio di padre morto che racconta molto bene come funziona questo impazzimento collettivo, che per alcuni si conclude solo con le sportellate per strada, mentre per altri si conclude con la negazione della pandemia e/o della scienza.

La storia è sempre la stessa: il padre non si vaccina, quando si ammala dice che è solo un’influenza e non si cura, poi quando peggiora rifiuta di andare in ospedale perché vuole farsi da solo (“medico di se stesso”) le famose “cure domiciliari”, poi quando lo portano in ospedale a forza perché la famiglia chiama il 118 lui intima ai medici di non intubarlo e chiede il modulo da firmare per rifiutare le cure, e infine muore in poche ore. Questa è la spiegazione che dà il figlio che fino all’ultimo ha cercato di convincerlo a farsi curare: è la dimostrazione che spesso il rifiuto della pandemia è folle, ma non è privo di logica, ed è anzi la conseguenza diretta del modo in cui la persona ha subito l’impatto della pandemia.

Era davvero un No Vax così radicale?

“No, non lo è mai stato. La prova è che noi figli siamo tutti vaccinati. Mio padre era un agente di commercio, vendeva alimenti a bar, ristoranti, hotel. Lui ha patito pesantemente il periodo della pandemia. Prima gli hanno impedito di lavorare, poi hanno chiuso i locali, poi l’hanno risarcito tardi e male. Aveva perso la fiducia nelle istituzioni, si era convinto che stessero tutelando qualche interesse occulto”

“Mio padre non era un ignorante, o un egoista. È stato a lui ad insegnarci il valore del sacrificio sul lavoro, del rispetto per il prossimo, soprattutto per i più deboli. Ce l’hanno invidiato in tanti, il mio papà”.

Vi siete dati una spiegazione per questo suo atteggiamento nei confronti della pandemia?

“È difficile capire cosa passa per la testa di una persona. Lui è sempre stato così forte, non ha mai saltato il lavoro nemmeno un giorno, neanche quando stava male. Trovarsi fermo, senza guadagni, con le mani legate, credo l’abbia completamente destabilizzato”

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domenica 10 Ottobre 2021, 10:02

I no vax non esistono

Ieri, 9 ottobre 2021, ci sono stati 2748 nuovi casi di coronavirus. Un anno fa, 9 ottobre 2020, i casi furono 5372, praticamente il doppio. E’ un confronto che non ha alcun senso, ma dato che per tutta l’estate i no vax ce l’hanno menata che “l’anno scorso senza i vaccini c’erano molti meno casi”, sarebbe interessante sapere cosa direbbero oggi.

Sarebbe, perché di no vax, alla fine, non ce ne sono quasi più. Fanno molto rumore, vanno dietro ai fascisti e spaccano tutto, vogliono occupare il Parlamento come i seguaci di Trump, anche se poi non saprebbero cosa farsene; ma sono pochi. L’80% degli italiani sopra i 12 anni è vaccinato, e molti di quelli che mancano sono persone che non hanno voglia, che vivono fuori dal mondo, che non lavorano (o lavorano in nero) né vanno al ristorante (quindi il pass non gli serve) o che, furbescamente, preferiscono mandare avanti gli altri a vaccinarsi perché non si sa mai.

Invece, quelli che insistono a vaneggiare parlando a sproposito di dittatura sanitaria sono veramente pochi, e sono ogni giorno di meno. Vivono in una realtà parallela che esiste solo grazie ai social e ai loro cinici modelli di business, una realtà inesistente in cui ci sono popoli in rivolta contro Draghi e Bill Gates, autostrade bloccate da file di camionisti no vax, polizie assassine al soldo di Big Pharma, costituzioni scritte dal Corrado Guzzanti della “casa delle libertà di fare un po’ come cazzo ci pare”. E’, essenzialmente, una psicosi collettiva legata al rifiuto di una realtà frustrante, su cui si scriveranno a lungo nuovi trattati di psichiatria.

Nel frattempo, il resto degli italiani si è vaccinato mesi fa e ora pensa a ricominciare a vivere, mentre i cinema, gli stadi e le discoteche riaprono e i ristoranti sono sempre più pieni. Tutto questo grazie ai vaccini, che hanno permesso che l’ondata puntualmente ripartita in estate, a differenza dell’anno scorso, si esaurisse in poche settimane; altrimenti, adesso saremmo qui come nel 2020 a parlare di scuole chiuse, regioni rosse e prossimi lockdown.

Non è comunque ancora tempo di festeggiare e di abbassare la guardia, perché nuove ondate sono sempre possibili, man mano che arriva l’inverno e l’efficacia delle vaccinazioni cala. C’è sempre il rischio di nuove varianti, ci sarà una terza dose per molti o magari per tutti. Soprattutto, ci sarà probabilmente una crisi economica, nessuno sa quanto intensa, collegata alla ripresa della domanda e ai problemi del clima. Ci saranno ancora proteste di piazza, anche significative. Non si può abbassare la guardia.

Ma essere almeno un po’ contenti e un po’ ottimisti, in una bella domenica d’autunno, mi pare del tutto giustificato.

(P.S. Prima che lo dica qualcuno a sproposito: rispetto a un anno fa abbiamo meno casi, ma abbiamo ancora più morti; è normale, perché i morti seguono l’andamento dei casi con diverse settimane di ritardo, e noi adesso veniamo da una ondata che scende, mentre un anno fa l’ondata era in piena ascesa. Tra poco tempo anche i numeri dei morti del 2020 saranno ben superiori a quelli di quest’anno.)

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domenica 8 Agosto 2021, 14:18

Arrivederci all’anno prossimo

Oggi in montagna è una domenica di mezzo agosto: è quel giorno dell’anno in cui c’è l’invasione. Senza arrivare, come nella foto qui sotto, a chi rischia la vita spingendo una bicicletta sul ghiacciaio senza sapere cosa sta facendo, a quote più normali è il delirio.

E’ il giorno in cui dalla pianura arrivano SUV pieni di gente che ignorando qualsiasi cartello e qualsiasi divieto si inerpicano sulle piste forestali fino a parcheggiare spuzzettando proprio in mezzo al prato, lasciandoci in mezzo due bei solchi. E’ il giorno in cui i sentieri si intasano di famiglie in ciabatte con due cani rigorosamente senza guinzaglio, tre bambini urlanti e scatenati che fanno scappare qualsiasi forma di vita per chilometri, e il papà bestemmiante che spinge un passeggino sul sentiero in salita tra i sassi o in mezzo al fango. E’ il giorno in cui le rive dei torrenti e dei laghetti diventano discoteche a cielo aperto, con gente seminuda che piazza la musica a volume altissimo e non ci sono abbastanza assessori in giunta per bastonarli tutti. E’ il giorno in cui a salire per il bosco rischi di essere arrotato da un commendatore di Monza che ha appena comprato la mountain bike da Decathlon (però la più costosa) e si è fatto portar su dal taxi fuoristrada per fare solo la discesa a rotta di collo, però senza saper frenare.

Ma per carità, vi perdoniamo, sperando che almeno uno su cento di voi si accorga della meraviglia della montagna, del silenzio e della fatica, della vita nascosta e sfuggente agli umani, e provi il desiderio di tornarci in modo e in momento diverso. Quanto agli altri novantanove, arrivederci: per fortuna ci vedremo solo l’anno prossimo.

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mercoledì 21 Luglio 2021, 20:06

L’obbligo di green pass spiegato razionalmente

Spuntano dalle fottute pareti: non solo i no vax, ma quelli che “io non sono no vax ma” (di solito gli stessi che non sono razzisti perché hanno anche un amico marocchino). Alla fine conviene non perdere tempo a discutere con loro, tanto non vogliono ascoltare. Per gli altri, però, vorrei che fosse chiaro qual è il motivo razionale per cui è corretto riservare ristoranti o trasporti pubblici ai titolari del green pass, almeno in determinate condizioni.

Il pass, infatti, non garantisce affatto che la persona non sia infetta o non possa infettare; i vaccinati possono comunque infettarsi e persino ammalarsi. Nemmeno il pass ottenuto col test negativo lo garantisce, perché anche il test, specie quello rapido, ha una percentuale di errore non piccola.

Statisticamente, se in un ristorante ci sono cento persone tutte col green pass, ce ne sono probabilmente una decina che in realtà potrebbero essere infette, anche se ciò non significa che lo siano davvero. Se una di esse però lo è, possono avvenire dei contagi. Quanti, dipende anche dagli altri: se tutti gli altri sono vaccinati, quando l’infetto “prova” a contagiarli, la probabilità che possano infettarsi è dell’80-90% inferiore al caso in cui le altre persone nella stanza sono non vaccinati entrati con un test negativo, e quindi sono tutte soggette al contagio senza protezioni.

In altre parole, supponendo per farvi capire il meccanismo che sia il vaccino che il test negativo abbiano una efficacia del 90%, succede questo:

  • in una stanza in cui nessuno è vaccinato e nessuno ha il green pass, la probabilità che avvenga un contagio dipende dal tipo di interazione e da quanti infetti ci sono in giro, cioé da quanto sta circolando il virus nella società; supponiamo per esempio che valga 0,1;
  • nella stessa stanza in cui nessuno è vaccinato ma tutti hanno il green pass da test negativo, la probabilità che avvenga un contagio si riduce del 90%, diventando 0,01, ossia dieci volte inferiore;
  • nella stessa stanza ma in cui tutti sono vaccinati e hanno il green pass da vaccinazione, la probabilità che avvenga un contagio si riduce due volte del 90%, diventando 0,001, ossia cento volte inferiore.

Come vedete, né il green pass, né il test negativo, né il vaccino azzerano i contagi e sono una garanzia di “sicurezza totale”: chi lo dice non ha capito. Tuttavia, questi strumenti, statisticamente, riducono di molto il numero dei contagi; la riduzione non dipende solo dal pass ma anche da come lo si è ottenuto (quindi il test negativo, dal punto di vista epidemiologico, non è equivalente alla vaccinazione).

A questo punto, ecco perché è corretto, in un momento in cui il virus ha una circolazione media, limitare a chi è vaccinato l’accesso a situazioni pericolose, quelle in cui i contagi sono più probabili; ossia, a situazioni in cui si sta per un certo tempo insieme in un ambiente chiuso, peggio ancora se con distanze molto ridotte (come sui mezzi di trasporto) o senza mascherine (come nei ristoranti).

In assenza dei vaccini, raggiunto un certo livello di circolazione dei virus queste attività vanno chiuse, perché provocano statisticamente un certo numero di contagi. Il green pass, però, garantisce un “bonus”; a parità di condizioni, può ridurre di dieci volte (caso del test negativo) o di cento volte (caso della vaccinazione) il numero di contagi che si verificano, e quindi permettere di tenere aperte, solo per chi ha il pass, queste attività che altrimenti andrebbero chiuse per contenere l’epidemia. Il fatto che le si tenga aperte anche a chi ha un test negativo, e non solo a chi è vaccinato, dal punto di vista epidemiologico è già una grossa concessione ai non vaccinati.

Certo, se nonostante questo la circolazione del virus dovesse salire ancora – grazie ad esempio al fatto che la variante delta è almeno il triplo più contagiosa del virus originario, quindi a parità di condizioni genera il triplo di contagi – il bonus viene consumato, e diventa inevitabile chiudere di nuovo quelle attività a tutti, anche ai vaccinati.

Del resto, se il bonus da vaccinazione si compensa con la maggior contagiosità della variante di quest’anno, logica vorrebbe che ci ritrovassimo con gli stessi lockdown dell’anno scorso pur essendo tutti vaccinati; ma se non fossimo vaccinati, ci toccherebbe probabilmente un altro lockdown completo stile marzo 2020 o persino peggio. (Per questo, confrontare le restrizioni di oggi con quelle di un anno fa non ha senso; la contagiosità di base del virus, il famoso R0, è molto cambiata, purtroppo in peggio.)

Insomma, la vaccinazione non è perfetta, non è un lasciapassare, non rende invulnerabili, non permette da sola di tornare alla normalità, ma dà un aiuto che permette di ridurre un po’ le restrizioni a parità di condizioni generali. Per questo motivo, l’obbligo di green pass nelle attività che generano contatti al chiuso è non solo ragionevole ma doveroso; non è una punizione nei confronti di nessuno, ma un semplice calcolo scientifico.

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martedì 5 Gennaio 2021, 19:12

Sulle prossime elezioni comunali

Oggi mi hanno girato questo appello per la nascita di una lista civica di centrosinistra per le prossime elezioni comunali (l’appello, se ben capisco, è perché ne nasca una sola invece di tante in concorrenza tra di loro). Lo riporto qui, per chi può essere interessato, e colgo l’occasione per qualche commento o confessione personale.

Naturalmente mi fa piacere che alcuni dei firmatari dell’appello abbiano pensato a me come una persona potenzialmente da coinvolgere. Un po’ mi sorprende anche, perché diversi degli attuali esponenti del PD cittadino, pur nell’ambito di ampia e reciproca stima, mi hanno sempre considerato un po’ troppo liberale e liberista per il centrosinistra, nonostante io in tutta la mia “carriera” di elettore abbia sempre, tranne che nel periodo M5S, votato da quella parte (un paio di volte persino comunista… ah, la gioventù 😃 ). Ma va detto che al giorno d’oggi le differenze ideologiche sono minime e c’è una grande area grigia al centro in cui probabilmente ricado anch’io, a maggior ragione in una elezione amministrativa.

Come ben sa chi mi segue da sempre, considero le cariche elettive come una forma alta di servizio pubblico, nella quale bisogna darsi da fare e mettere le proprie energie e competenze al servizio della “clientela” che ti paga lo stipendio, cioè dei cittadini. Quando l’ho fatto credo di averlo fatto bene, sia quantitativamente che qualitativamente; almeno, questo è il responso che ho avuto più o meno da chiunque, tranne che dalla base e dalla dirigenza del M5S.

Allo stesso tempo, se la mia esperienza in politica è finita come è finita, e al di là delle evidenti dinamiche degenerative interne al Movimento 5 Stelle una volta annusato il potere, vuol dire che probabilmente non sono così adatto a questo tipo di attività.

Ammetto – non so se l’ho mai detto prima – che sedere in Sala Rossa era un sogno che avevo fin da ragazzo. Quando si è realizzato, per un breve lasso di tempo ho pensato che forse avevo trovato la mia strada, un modo di esprimere un certo talento con soddisfazione reciproca, mia e della collettività; ma quello che è successo dopo mi ha fatto abbandonare questa idea. E poi, dopo il modo in cui è finita l’altra volta, non so con che faccia potrei di nuovo chiedere il voto a chicchessia, né come potrei ottenerlo.

Per quanto dunque sia sempre ben disposto a partecipare a uno scambio di idee sul futuro di questa città, non credo che abbia molto senso una mia partecipazione attiva alla prossima elezione comunale. Ma se qualcuno di voi vuole provarci, perché no: per me, è stata comunque una esperienza che valeva assolutamente la pena di essere vissuta.

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