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sabato 15 Gennaio 2011, 10:19

Mirafiori, sognando Hammamet

Io, ad Hammamet, ci sono stato anni fa: ci stavamo solo di notte, alloggiati l√¨ per la grande conferenza ONU che si teneva a Tunisi. La Tunisia era un sultanato ordinato, pieno di viali di palme e asfalto nel deserto, se non fosse che Internet era filtratissima, che ovunque c’erano gigantesche facce di Ben Ali, e che io avevo dovuto offrirmi come scudo umano europeo in uno scontro tra la polizia e una associazione dissidente locale. (Ma non pensate che il resto del Nord Africa sia diverso: l’ultima volta che sono stato al Cairo, in una via laterale del centro, improvvisamente erano partiti gli scontri – non si sa nemmeno con chi e perch√© – e tutto era stato bruciato e raso al suolo, per poi ritornare spettralmente calmo in mezz’oretta.)

Non so come sia Hammamet oggi, penso come il resto della Tunisia: terra bruciata che esulta, all’alba di un dittatore fuggito (presumo perch√© scaricato da chi pu√≤, non fatevi illusioni sulle rivolte popolari).

Per il risultato del referendum di Mirafiori, invece, non esulta nessuno: il no ha perso, ma, rispetto ai risultati delle ultime elezioni sindacali della fabbrica, al fronte del s√¨ manca quasi il 20%, e con una vittoria cos√¨ risicata si annunciano tempi durissimi e scioperi continui. Perdipi√Ļ, tantissimi hanno detto di aver votato s√¨ solo per costrizione.

La mia bacheca di Facebook √® un fiorire di promesse come “Marchionne ti aspettiamo a piazzale Loreto” (con commento “lo vorrei vedere morto a testa in giu’ e riempirlo di calci e sputi o giocare a palla con la sua testa”) e “fossi quei 421 impiegati mi guarderei bene le spalle ad andare a lavorare e tornare a casa”; sulla bacheca dei viola √® ripassato anche il pugno di Lotta Continua. Non a caso, stamattina √® arrivata pure una nota di Bifo Berardi, fresco fresco dal ’68, che detta la linea: “dai tunisini dobbiamo imparare come si fa” perch√© “le formalit√† della democrazia ora non debbono interessarci pi√Ļ”.

Io, a questo, non ci sto; non voglio un agghiacciante ritorno degli anni ’70, delle gambizzazioni dei quadri Fiat e della “lotta extraparlamentare”, con conseguente e inevitabile nuova marcia dei quarantamila e altri trent’anni di craxoberlusconismo. Io sogno Hammamet: sogno una rivoluzione pacifica, attraverso i processi nei tribunali e la mobilitazione nelle piazze, che spinga la nostra classe politica ad andarsene in esilio, mentre noi realizziamo il progetto di pace e di giustizia che abbiamo in mente.

Quello che abbiamo visto a Tunisi pu√≤ esaltare la rabbia, l’aggressivit√† frustrata; lo capisco. Ma non √® giusto lasciarsi andare, nemmeno a parole. Come dimostra il movimento No Tav, la lotta pu√≤ essere dura senza arrivare alla violenza contro le persone; perch√© in democrazia la forma √® sostanza; perch√© chi conquista il potere con la violenza raramente lo lascia con la democrazia.

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