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martedì 28 Maggio 2013, 09:28

Quindici punti per ripartire

Il risultato elettorale del Movimento 5 Stelle a queste elezioni comunali è tutt’altro che inatteso: alle elezioni amministrative il Movimento ha sempre preso molti meno voti che alle politiche, perché alle amministrative contano la conoscenza diretta dei candidati e le loro reti sociali, e su quello noi siamo deboli. Abbiamo comunque conquistato molti consiglieri a cinque stelle in città dove non eravamo presenti, spesso partendo da zero.

Tuttavia, una parte del calo rispetto alle politiche è anche dovuto ad alcune cose che, in questi primi tre mesi in Parlamento, non hanno funzionato a dovere. Sarebbe controproducente (purtroppo c’è chi lo fa) negare gli errori; ci vuole un po’ di autocritica. Per questo mi permetto di elencare quindici punti concreti su cui il Movimento può migliorare, sperando di aprire un dibattito costruttivo: nulla è perduto, a patto di darsi da fare.

1. Se gli elettori non ti votano, non puoi dare la colpa a loro. Se sono ignoranti, non sei stato capace a istruirli efficacemente. Se non ti capiscono, non ti sei spiegato bene. Se fai un post in cui dai alla gente un elenco di motivi per non votarti, poi non stupirti se non ti voterà più.

2. L’astensione è un messaggio anche per te. Se la gente ha preferito stare a casa invece che venire a votarti, non è perché è troppo legata al potere e ai partiti. Al contrario, non sei stato abbastanza credibile come attore del cambiamento proprio con quelli che i partiti non li vogliono più. Invece di arrabbiarti, chiedigli perché.

3. L’elettore medio non è l’attivista medio. Quello che è importante o gradito alle assemblee, ai consiglieri e ai parlamentari potrebbe non essere la cosa più importante o più gradita per gli elettori. Chi fa politica deve essere in grado di ascoltare gli elettori, non solo se stesso e il gruppetto di persone attorno a sé.

4. Meglio una sola ottima proposta che cento buone proposte. Se le prime proposte che presenti sono sui matrimoni gay e sul ritiro dall’Afghanistan, molti penseranno che non hai chiare le priorità. Se fai elenchi di tre pagine e video di mezz’ora con decine di proposte, nessuno li aprirà nemmeno. Presenta pure cento buone proposte, ma comunicane con forza solo una alla settimana… ma che sia ottima.

5. Parla di sostanza e non di procedure. Alla gente non frega niente di chi fa il presidente del Copasir e di quando partono le commissioni. Non frega niente nemmeno di diarie e scontrini, a meno che non ci sia qualcuno che si frega i soldi. Averci messo due mesi per arrivare al banalissimo concetto che non si possono rimborsare spese non sostenute, permettendo ai giornali di ricamarci, è una colpa grave dei nostri gruppi parlamentari. Ora basta. Però non fregatevi i soldi.

6. Più speranza, meno denuncia. Che i politici fanno schifo lo sanno tutti, non servono nuove prove e nemmeno ripeterlo. Continuare all’infinito a criticare gli altri fa sorgere il sospetto che tu non abbia niente da proporre. Invece di deprimere gli elettori con quanto fa schifo l’Italia, proponigli un futuro migliore; ma in maniera dettagliata, convincente e concreta, non soltanto per slogan.

7. Meno paranoia, più tolleranza. Non esiste una lista che prende il 10, 20, 30 per cento dei voti solo da persone che la pensano esattamente allo stesso modo. Più idee diverse ci sono nel Movimento, più aumenta la capacità di rappresentare uno spettro ampio e numeroso di elettori. La lista dei duri e puri prende solo i voti dei duri e puri: il due per cento.

8. Uno vale uno non vuol dire che uno vale l’altro. La qualità delle persone è fondamentale per ottenere voti, a partire dalle elezioni amministrative. I candidati vanno scelti con cura e per merito. Non puoi contestare incompetenza e nepotismo dei politici e poi presentare liste con persone impreparate o con coppie di parenti e fidanzati.

9. Meno dogmi, più merito. Alla gente non interessa se un candidato è un vecchio o nuovo attivista, se è già stato candidato o no, se è popolare tra gli attivisti. Alla gente interessa se è capace o no, se è onesto o no, se è convincente o no. Se fai regole che escludono tutti gli esponenti più conosciuti, tutti i nuovi attivisti, tutti i simpatizzanti e tutti i personaggi della società civile, inevitabilmente finisci per non presentare il meglio che potresti.

10. Il rispetto, la pacatezza e la buona educazione non sono brutte cose, ma lo sono l’arroganza, la superbia, la supponenza. Se la capogruppo alla Camera dice in modo sprezzante che prima di sostenere Rodotà deve leggere il suo curriculum, si rende ridicola. Se due settimane dopo dice che Rodotà adesso è il miglior presidente possibile, si rende ridicola due volte. E con lei tutto il Movimento.

11. Se vuoi il mandato per governare il Paese, devi essere credibile per governare il Paese. Questo vuol dire che devi presentare persone che siano conosciute per la loro competenza e capacità, o lavorare per renderle conosciute: nessuno affiderebbe il destino del Paese a uno sconosciuto venticinquenne senza curriculum e senza esperienza. Ma vuol dire anche che se ti offrono di fare un governo non puoi dare l’impressione di non essere interessato a priori.

12. La mancanza di struttura non implica la disorganizzazione. I parlamentari hanno a disposizione molti soldi per organizzare il lavoro e la comunicazione, se queste due cose non funzionano non ci sono scuse. Non è più accettabile che non ci siano piattaforme di dialogo con il cittadino e con i territori, e che gli attivisti e i consiglieri scoprano le cose dai giornali.

13. A domanda rispondo. Se un giornalista ti fa una critica, rispondi nel merito e smontagliela coi fatti. Gridargli che è un venduto o minacciarlo di querela funziona solo con i fedelissimi, gli altri dopo un po’ concludono che non rispondi perché non hai argomenti. E se la critica è fondata, non c’è niente di male a rispondere “hai ragione, ci lavoreremo”.

14. Non può sempre essere colpa degli altri. I giornalisti venduti esistono, ma alle volte siamo noi a non saper comunicare o a dire stupidaggini. I troll esistono, ma non tutti i commenti negativi vengono da troll. Molti italiani non ci votano perché fanno parte del sistema, ma molti altri non ci votano perché in piena libertà non ci stimano, o perché hanno paura del nuovo. Cerca di ascoltarli e di convincerli con umiltà.

15. Non perderti d’animo. Nessuno ha detto che sarebbe stato facile. Niente drammi. L’importante è imparare dalle sconfitte e dagli errori, senza far finta che non ci siano stati.

divider

36 commenti a “Quindici punti per ripartire”

  1. rccs:

    A me piacciono questi punti (peccato che poi in campagna elettorale, quando servono i voti… vabbè!), però con questo programma ti perdi tutti i voti di quelli che vogliono i “vaffanculo!” e i “tutti a casa!”.

  2. mke777:

    Sottoscrivo.

    A mio parere il punto piu’ importante e’ il 12: Serve una piattaforma credibile subito.
    Disinnescherebbe la critica “La linea del movimento la detta Grillo e Casaleggio” e avrebbe spinto a partecipare i poco convinti che comunque ci hanno votato in parlamento.

  3. Marco[n]:

    15 punti condivisibilissimi, a cui aggiungerei un altro punto che preveda anche che Beppe Grillo la smetta di comportarsi come se fosse il “padrone” del Movimento. Non ha molta importanza che lo sia o no, ma l’importante e’ che se viene percepito (da alcuni o da tanti) come un Berlusconi con il suo partito personale non andrete lontani.
    E scrivere http://www.beppegrillo.it sul simbolo non aiuta.
    Se poi dovessi scegliere un punto molto importante su cui insistere a tutti i costi sceglierei il punto 3. E’ facile fare progetti e auto-convincersi negli incontri e nelle assemblee, molto piu’ impegnativo porsi con umilta’ ad ascoltare le esigenze al di fuori. Problema che hanno anche tutti gli altri partiti o movimenti, comunque.

  4. Marco[n]:

    ^^ La scritta sul simbolo non ha “http://” davanti, ma il sistema di commenti l’ha inserita automaticamente. La prossima volta metto degli spazi, scusate

  5. oscar:

    A mio parere non tutti i punti sono condivisibili come il n°4, specie sull’inutile guerra in Afganistan,in Iraq ecc.In cui oltre per questioni umanitarie (vengono uccisi ogni giorno bambini e persone inermi)ma sopratutto di costi ormai insostenibili per una nazione come la nostra in cui si aumentano tasse e vessazioni fiscali da terzo mondo per sostenere appunto le missioni (umanitarie?) di guerra.

  6. Nicola:

    Ho letto questo stralcio in un commento al blog beppegrillo.it:
    <>

    Quando ci si incontra nelle sedi delle circoscizioni si potrebbe anche ovviare a questi priblemi ?

  7. Nicola:

    Gli eletti inparlamento hanno un blog ?

  8. Gianni:

    Ottimo, 15 punti pienamente condivisibili.

  9. ferri:

    Mamma mia che disastro, ma chi avete candidato a Ivrea,
    Topo Gigio? questo quando si è trattato di parlare, biascicava, e alla prima occasione in cui c’era la città davanti, ha sprezzantemente letto il comunicato. Così vincono
    gli altri anche se candidano Michele Misseri

  10. Stefano Cattaneo:

    Accidenti, una lucidità d’analisi che non mi sarei aspettato così eccellente.
    Spero che il destinatario la legga.
    (E per cominciare eviti la prossima volta di mandare in parlamento i 160 italiani più sfigati e inconcludenti)

  11. Gianluca Musumeci:

    Caro Vittorio,
    Ci siamo già sentiti privatamente per la campagna elettorale dove ero candidato consigliere e mi hai dato dei consigli ottimi.
    Avrei voluto tanto leggere questo tuo intevento alcuni mesi prima di essere coinvolto nella campagna, e ti faccio le mie più sentite congratulazioni per la qualità di questo tuo post: è da manuale.
    Dalle mie parti (San Donà di Piave) ho predisposto, con le uniche mie forze, una piattaforma wordpress moderna, un forum phpbb3 in single sign on con il blog e addirittura un mediawiki per lavorare in gruppo al programma e ai vari progetti.
    Purtroppo, al momento, il M5S ha dei limiti strutturali che potranno essere superati solo ed esclusivamente se si andrà contro delle forzature derivanti dalle origini del Movimento stesso. Come affermi anche tu, non è vero che, se uno vale uno, allora uno valga l’altro. Un conto è la linea politica, dove in sede di assemblea ci si confronta alla pari, un altro è quella esecutiva, dove chi è delegato deve ricevere la fiducia degli attivisti. Al momento, invece, come fai notare anche tu, i candidati spesso non vengono scelti in base a competenze e merito, ma in base ad altro (anzianità nel movimento, simpatie, amicizie).
    Personalmente non mi perdo d’animo. Anzi, sono convinto che questo flop servirà di lezione agli attivisti per comprendere che il M5S può (ri)nascere veramente solo ed esclusivamente se si darà spazio a persone come te, e a tutti coloro che si impegnano con idee, metodo e capacità, andando oltre gli slogan che, diciamoci la verità, probabilmente hanno già stufato buona parte degli italiani.
    Grazie ancora per il tuo intervento. E’ un piacere leggerti.

  12. mike:

    Beppe Grillo, dopo questa sparata che se la prende con i lavoratori statali e simili, mi domando se voglia essere preso in parola e non esser piu` votato da chi nonstante tutto cerca di mandare avanti la baracca. Forse dato che il fatto di vedere qulche soldo a fine mese dipende anche se Cota decide di cacciare i soldi o no trovo la cosa un po’ negativa.

    Mi sembra quindi assolutamente importante il primo punto, che e` collegato al terzo punto: se ci si guarda solamente dentro e si confondono attivisti e sostenitori con gli elettori si fa lo stesso errore che han fatto altri partiti. Insultare un tuo potenziale elettore e` sempre controproducente.

    Altra cosa da tenete presente e` che l’uno vale uno si e` trasformato in uno vale l’altro. Con il Porcellum i danni che ha creato sono stati molto pochi dato che si vota un simbolo e non una persona, ma con le elezioni comunali, mettere il primo venuto a candidato sindaco e` stato assolutamente controproducente.

  13. Mauro Susanna:

    Bravissimo Bertola, 15 punti che sono un’analisi a tutto tondo e che potrebbero anche costituire il manifesto di un credibile movimento o partito politico che dir si voglia.
    Un vero peccato che Grillo, intervistato, abbia tradito già il punto 1. Temo che oramai sia una zavorra per voi.

  14. ugo:

    punti ragionevolissimi, ma e` un po’ tardi, Vittorio: “Ma vuol dire anche che se ti offrono di fare un governo non puoi dare l’impressione di non essere interessato a priori.”
    dopo le elezioni anche tu hai goduto a vedere Bersani umiliato in streaming, hai approvato con forza l’equazione PD=PDL, e rifiutato ogni compromesso come Grillo: “se vi aspettate accordi col PD, avete sbagliato a votarci”). ora invece di un governo Bersani controllato da voi abbiamo il governo Letta ricattato da Berlusconi.

    Un’occasione irripetibile, persa. Immagino continuerete a puntare al 100% in spendida solitudine. Per sempre.

  15. Umbi:

    “Scrissi che chi voleva l’accordo con il pdmenoelle aveva sbagliato a votarci. Lo confermo e estendo il concetto. Chi si è candidato per il M5S al Parlamento e vuole un accordo con il pdmenoelle scordandosi degli impegni elettorali e della sua funzione di portavoce per realizzare il nostro programma, è pregato di avviarsi alla porta.”
    Ecco la linea politica. Non perdere tempo a pensare, Vittorio, c’e` chi lo fa per te e per i cittadini deputati:) perche` perdere tempo con la democrazia partecipativa e le paittaforme? Internet serve solo a leggere il blog

  16. Stefano Cattaneo:

    Grillo (così come Vittorio, il sindaco di Parma e pochi altri) c’era da prima; perciò ad aver deluso in questi mesi, non possono essere stati che i nuovi, cioè i parlamentari.
    Questo fatto depone contro il nuovismo ed il giovanilismo fini a sé stessi. Proviamo un po’ ad immaginare cosa succederebbe se la Fiat stabilisse che il miglior criterio per entrare nel suo consiglio di amministrazione, fosse quello di essere giovani e non aver mai diretto neppure una fabbrica di stringhe.
    L’elettore certe cose le percepisce, non credo che esista un italiano sinceramente convinto che fra i parlamentari grillini ce ne siano sette od otto capaci di fare il ministro.
    Ormai quel che è fatto è fatto, ma è da sperare che la prossima volta i candidati vengano scelti fra i parlamentari uscenti che abbiano dato buona prova, e fra chi si è fatto il posteriore nei consigli comunali.

  17. Polemico74:

    I diritti ai gay e fermare l’assassinio di civili in afghanistan non sono priorita’

    Il solito fascista bertola

  18. Stefano Cattaneo:

    Riguardo a polemico non ricordo il numero, se rimpiange le lapidazioni fatte dai talebani, vada lui a tirare la prima pietra.
    Però oggi Grillo l’ha fatta grossa con Rodotà. Bisognerebbe consigliargli di bere un bicchiere d’acqua prima di fare certe esternazioni, e tenerlo in bocca un ora :-((

  19. D# AKA BlindWolf:

    polemico, leggi qui:
    http://bertola.eu/nearatree/2012/10/due-minuti-per-i-diritti-lgbt
    (avevi anche commentato. parlando d’altro, ovvero invitando il tenutario del blog a parlare dello stadio Gobbentus, cosa che ha comunque fatto poco dopo)

    Premesso che sono favorevole al ritiro delle truppe in Afghanistan (spiacente, Stefano Cattaneo, ma non concordo con il facile argomento del “meglio noi dei cattivi talebani lapidatori”) ed ai matrimoni gay e che fare queste cose non esclude lavorare contemporaneamente sull’economia, il senso del discorso era che ci sono cose ancora più importanti da mostrare come “prime proposte”.

  20. SERGIO:

    Complimenti Vittorio, analisi lucida e interessante.Lo sai che ti hanno pubblicato sul blog dell’Espresso?

  21. SERGIO:

    Per chi è interessato ecco il link dell’articolo: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/facciamo-un-po-di-autocritica/2207870

  22. Piero:

    Sergio, sì l’analisi di Vittorio è interessante. Quello che mi infastidisce e secondo me rende ridicola la pubblicazione su l’Espresso è che il giornalista dell’Espresso, nel citare l’intervento di Vittorio, faccia riferimento a Facebook e non a questo blog, come se Facebook fosse il blog ufficiale di Vittorio.

    In merito, segnalo l’articolo di Luca Ricolfi su “La Stampa” di oggi, non su Facebook: “La fiammata dei Cinque Stelle”, invitando Luca Ricolfi a non confondere Facebook con la Rete con la r maiuscola o con il M5S. Invito entrambi i giornalisti a leggere il post di Gianluca Musumeci sul suo blog: “Facebook? “No, grazie. Preferisco vivere.”:
    http://www.gianlucamusumeci.com/blog/facebook-no-grazie-preferisco-vivere/

  23. Stefano Cattaneo:

    Gent.mo BlindWolf, sei liberissimo di preferire i lapidatori.
    Come io sono libero di preferire le persone civili.

  24. D# AKA BlindWolf:

    Gent. mo Stefano Cattaneo, spiego meglio la mia opinione:
    no, non mi piacciono i lapidatori. Anzi, mi stanno pesantemente sullo scroto. Ma…
    …non perchè qualcuno o qualcosa non mi piaccia devo andare a farci una guerra contro
    …peggio ancora se questi hanno il sostegno di gran parte della popolazione locale (e il sostegno è aumentato con la guerra)
    …la guerra in Afghanistan è stata, al di là delle buone intenzioni contro i “barbuti cattivi”, pretestuosa ed inutile se non controproducente (vedere punto precedente)
    …l’apporto italiano a tale guerra è particolarmente inutile, e paghiamo i talebani perchè non attacchino le nostre truppe

  25. Stefano:

    Gent.mo Blindwolf: Concordo pienamente sull’ultimo punto, la presenza italiana sostanzialmente è quasi inutile data la volontà dei nostri comandi di ridurli a pura presenza simbolica senza dare sostegno alla popolazione.
    Per quanto riguarda i talebani, però ti darei ragione solo se fossero stati una forza locale senza alcun progetto espansivo. Ma dato che erano divenuti una forza aggressiva contro gli stati confinanti, e terroristicamente a livello planetario, diveniva inevitabile il dilemma: andargli incontro per diminuirne l’aggressività, opzione dali esiti incerti e che avrebbe rafforzato un regime dell’orrore che fa impallidire Hitler Stalin e Pol Pot. Oppure costringerli a combattere una guerra difensiva. Andarsene significherebbe spostare la linea difensiva sulle linee delle nostre metropolitane, dove verranno ad attaccare.

  26. D# AKA BlindWolf:

    Non proprio, credo che tu stia facendo confusione tra talebani e qaedisti.
    I talebani, come territorio, sono interessati solo a due nazioni: Afghanistan e Pakistan. Hanno solo armi a corto raggio, quindi non possono aggredire a lunga distanza. Hanno fornito supporto ad Al-Qaeda (quelli sì che hanno compiuto azioni di terrorismo in giro per il mondo), ma questa organizzazione è ramificata non dipende dai talebani (e, alla fine, Bin Laden è stato trovato ed ucciso in Pakistan…).
    La guerra in Afghanistan è diventata una lose-lose situation: è nata in contrasto con le consuetudini del diritto internazionale, è lontana dall’essere vinta, ha aumentato l’attrito tra “occidente” e mondo islamico (che in realtà è molto più variegato di quanto non si creda), ha rinforzato il consenso dei taliban nell’Afghanistan e nel mondo islamico (prima erano una minoranza disprezzata, adesso stanno diventando gli eroi anti-imperialisti).

    Comunque IMHO basta l’argomento “la presenza italiana è quasi inutile” per levare le nostre tende da là.

    (P.S.: trovo terribilmente riduttivo anche definire i soldati italiani “assassini di civili”)

  27. Stefano Cattaneo:

    La tua analisi è giusta. Però, tenendo anche conto del fatto che Osama e il presidente dell’Afganistan erano cognati, si può ben comprendere che in realtà fossero due rovesci della stessa medaglia, uno curava gli interessi dell’integralismo in un solo paese, l’altro di esportarlo nel mondo. Dopodicé non so se ad attaccarli siano divenuti più popolari. Però, vorrei esprimere forte e chiaro un concetto: mi dispiace immensamente meno se un talebano o un quedista siano raggiunti da una bomba, di quanto mi dispiace se viene lapidata un adultera. Se poi i vari Strada Gino hanno da obiettare, che vadano a far uso di carta igenica.

  28. D# AKA BlindWolf:

    Neanch’io mi straccio le vesti per un talebano o un qaedista bombardato, sia ben chiaro… ma sia Strada che il sottoscritto si preoccupano più dei tanti civili coinvolti che di fanatici che aspettano la morte da martiri.
    (che poi penso che a molti quaedisti non interessi un islam mondiale – cosa che è impossibile – ma solo alla propria imposizione sulle zone già musulmane. Al Qaeda ha fatto solo 3 attentati in Occidente, ne ha fatti tanti altri in zone musulmane come in Sudan o in Indonesia ma ovviamente qui ce ne siamo sbattuti.)

    Resta, inoltre, il diritto di un popolo di autodeterminarsi per quanto non ci piaccia la strada che ha scelto.

  29. lucano:

    I punti vanno bene tutti, sono ragionevoli tanto ragionevoli da essere ovvi. Pericle (400 A. C.) li avrebbe sottoscritti ! I risultati delle recenti amministrative sono stati calci di mulo – devono insegnare – Gli insulti non servono . Annibale girava da 20 anni dalle mie parti, Roma si era dissanguata prima sul Trasimeno poi a Canne , allora giocò il tutto per tutto e portò la guerra a casa del nemico . L’Occidente ha fatto lo stesso in Iraq ed Afganistan . I soldati non sono cattivi, la guerra è cattiva. Missione si missione no …io non so decidermi.

  30. Stefano Cattaneo:

    Concordo con Lucano sul fatto che è difficile stabilire se sia giusto o no il ritiro. Ma se ritiro dove essere, dovrà essere una decisione sofferta. Non una scelta prioritaria, come se non vi fosse nulla in Italia più importante del lasciare tranquilli i talebani.
    Rispondendo a BlindWolf, vorrei dire che il diritto all’autodeterminazione dei popoli, non può e Non deve essere assoluto, altrimenti avremmo ancora la Germania Nazista.
    Certo, anche se i nostri non sono la, a differenza di come pensano certuni, per ammazzare civili, la guerra è brutta, terribile. La mia maestra a scuola ci insegnava di non lanciare mai sassi, perché si sapeva dove partivano, ma non dove arrivavano. Figuriamoci se al posto di un sasso c’è un proiettile od una bomba. Però, esprimendo un mio parere personale, se fossi una donna afgana, od un uomo giusto afgano, preferirei mille volte il rischio di morire per una bomba fuori bersaglio, che vivere mezz’ora sotto i talebani.

  31. D# AKA BlindWolf:

    Concordo anch’io che il ritiro dall’Afghanistan non sia un’emergenza (a differenza di altre cose), ma:

    1) anch’io, se fossi afghano, penso che preferirei gli americani ai talebani. Ma io sono io, e non pretendo di fare testo. E non mi considero neppure “giusto”. Piaccia o no, in quella nazione molta gente (anche donne) preferisce la legge della sharia perchè per motivi di cultura, tradizione, ecc.

    2) la Germania nazista (Godwin Law, already?) è stata lasciata in pace (e ne aveva il diritto) finchè si è fatta i fatti propri. Quando ha esplicitamente aggredito altre nazioni c’è stato il casus belli per attaccarla e debellare un regime che era diventato un pericolo internazionale. D’altronde prima della WWII anche negli USA c’era molta gente di simpatie naziste (e il razzismo istituzionalizzato è rimasto ancora per vent’anni); Hitler è diventato il simbolo del male solo dopo essere diventato un nemico politico degli USA.

  32. Stefano Cattaneo:

    Gent.mo BlindWolf: per prima cosa ti ringrazio per l’interessante dibattito. Credo che ormai ci dividano solo sfumature. La prima è che se il regime nazista avesse chiesto la par condicio, avrebbe avuto il diritto di chiedere che una volta sgomberati tutti i territori occupati, si rispettasse l’autodeterminazione dei tedeschi entro i loro confini. Tantopiù, che essi non avevano mai ospitato terroristi che fossero andati a fare stragi negli Usa od in U.K.
    Riguardo al fatto che alla maggior parte degli afgani vadano bene i talebani, forse hai ragione (dico forse, perché nonostante la minaccia talebana di tagliare la mano a tutti coloro che avessero votato, sono andati a votare in una percentuale più alta dell’Italia) ma se anche così fosse, la democrazia ha bisogno di un determinato tempo per attecchire. In Francia nel 1794, e poi nel 1848, le urne diedero la maggioranza alle forze reazionarie. Precedente che fece elaborare a Marx la teoria della dittatura del proletariato, che avrebbe condotto la fase di transizione.
    Perciò, se anche adesso gli afgani, preferissero la talebania, dopo un certo numero di anni di: “dittatura della democrazia, si renderebbero conto degli orrori dell’integralismo.

  33. D# AKA BlindWolf:

    @Stefano: Non è un problema avere idee differenti, l’importante è discutere civilmente. E, fortunatamente, lo stiamo facendo.

    Per quanto riguarda l’autodeterminazione dei popoli: a mio personale ed opinabile avviso è un principio imprescindibile o quasi. Ma il problema è definire “autodeterminazione”.
    E’ autodeterminazione quando una cosa è accettata dal 50%+1 della popolazione? Sì e no in democrazia… (tra astensione, multipolarismo e premi di maggioranza vari una nazione può essere governata con una percentuale di voti molto minore).
    E’ autodeterminazione quando una popolazione locale, anche a grande maggioranza, pretende uno “strappo” rispetto alla nazione che la ospita?
    E’ autodeterminazione quando un dittatore lava il cervello alla popolazione convincendola che lui è l’unica soluzione?

    In varie nazioni mediorientali c’erano regimi autoritari laici sponsorizzati dall’occidente in cui, dopo la caduta dei dittatori, delle libere elezioni hanno stabilito il successo di partiti religiosi (a volte moderati, a volte tendenti al fondamentalismo): gli ultimi casi sono l’Egitto e la Tunisia.

    La via per la democrazia è lunga e difficile, e non è possibile spianarla a suon di bombe. E la via per la libertà è ancora più difficoltosa.

  34. Stefano Cattaneo:

    Perfetto Blid. Concordanza piena.

  35. Stefano:

    Corrige
    Ovviamente volevo scrivere Blind.
    Scusami.

  36. maurilio capodarca:

    quando si è preso il 25% quanti punti hanno portato quelli che, entrati a rimorchio si scoprono oggi potenziali macchinisti?
    Se invece di cercare il colpevole di una inesistente sconfitta si valutasse del tutto naturale quanto successo alle amministrative?
    I voti presi alle politiche erano assolutamente molto oltre la forza reale del movimento; come in tutte le guerre, quando porti un’attacco improvviso ed inaspettato contro un nemico molto più forte, devi riuscire a sfondare e chiudere la partita. Diversamente si riorganizza, rafforza le trincee, forma nuove alleanze, poi vanno al contrattacco.
    E’ un risultato che potrebbe definirsi un rimbalzo tecnico come in borsa con in più lo sconforto per esserci andati vicini e non esserci riusciti.
    In questi tre mesi hanno fatto la figura dei perecottari ed era ovvio vista l’inesperienza. Invece di fare quadrato dando una immagine di assoluta coesione pontificano come papi. Di questo è colpevole la mangaro, non di aver parlato, ma di aver danneggiato l’immagine di un movimento coeso. Non basta vincere, serve convincere ed io sono stato convinto a tornare a votare certo che avrebbero rispettato tutti gli impegni sottoscritti, punto per punto. Ci sarà ancora qualcuno per cui conta ancora la parola data?

 
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