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venerdì 31 Maggio 2013, 15:44

Inceneritore del Gerbido: rotto al secondo giorno

La battaglia contro l’inceneritore del Gerbido è da sempre una delle principali priorità del Movimento 5 Stelle a Torino; da anni spieghiamo come l’incenerimento sia il modo sbagliato di disfarsi dei rifiuti, perché l’errore sta nel consumare materie prime preziose, in esaurimento a livello planetario, per realizzare un oggetto che si usa una volta e poi si brucia, estraendone al massimo una piccola frazione dell’energia necessaria a produrlo e creando ceneri e scarti tossici che poi dovranno comunque essere interrati o smaltiti. L’obiettivo deve essere quello di buttare via il meno possibile, di riutilizzare le cose il più possibile e di riciclare la materia prima di ciò che si butta; obiettivo peraltro sancito da una decisione europea che prevede nei prossimi anni il divieto di bruciare qualsiasi materiale che sia recuperabile.

A fronte di questo, spendere mezzo miliardo di euro per costruire un inceneritore è una scelta sciagurata; nel resto del mondo, dove li hanno costruiti venti o trent’anni fa, se ne stanno disfando, e tra pochi anni, almeno se facessimo le cose secondo una logica europea, non ci sarà comunque più niente che si possa o si debba bruciare; ma noi avremo questi enormi forni sulle croste e dunque dovremo restare indietro, invece di sviluppare nuove tecnologie, perché non ce li siamo ancora ripagati. Infine, la raccolta differenziata porta a porta e il riciclaggio creano molti posti di lavoro, mentre all’inceneritore, nonostante il mega-investimento, lavorano una manciata di persone.

Comunque, le amministrazioni locali proseguono imperterrite sulla strada dell’incenerimento, e dunque l’impianto del Gerbido è arrivato alla fase di prova; il primo maggio è iniziato ufficialmente il regime provvisorio, in cui si bruciano rifiuti per provare l’impianto. Ebbene, il due di maggio si era già verificato un grave incidente, che ha costretto a bloccare tutto. In pratica, pioveva sui circuiti elettrici a 6000 Volt; un difetto da niente!

Ovviamente, alla prima pioggia un po’ intensa è saltato tutto, e poi… chi abita intorno all’impianto ha visto fumi grigiastri uscire dal camino per tutta la notte, ma, nonostante le promesse di controllo, trasparenza e sicurezza, non c’è stata alcuna comunicazione ufficiale sull’accaduto. Per questo sono arrivati i vostri consiglieri comunali preferiti, che hanno presentato una interpellanza costringendo l’amministrazione comunale a riferire in aula.

Nel video trovate i venti minuti di dibattito che ne sono seguiti, ma in breve ciò che abbiamo appurato è che l’incidente c’è stato, esattamente come descritto, e che di conseguenza vi sono state emissioni più alte del normale di vari elementi inquinanti, in un caso anche fuori dai limiti di legge; e che però questo non è un problema, perché la legge italiana consente agli inceneritori di sforare i limiti di legge sull’inquinamento per sessanta ore all’anno!

L’amministrazione ci ha garantito che sono state seguite tutte le procedure di emergenza, ma quello a cui non hanno risposto, e torneremo alla carica, è quali siano tali procedure. In particolare, a noi risulta che in mancanza di corrente non funzioni nemmeno il sistema di filtraggio dei fumi, che vengono dunque scaricati nel camino e nell’atmosfera senza essere depurati; e su questo la risposta non è arrivata. Se un incidente del genere al secondo giorno di test, a regime ridotto, è stato comunque sufficiente a far sforare i limiti di legge, cosa accadrebbe in caso di un incidente simile durante l’esercizio a pieno regime?

Nella risposta, ci viene detto che dopo l’incidente l’impianto è stato fermato. Eppure, i cittadini attorno all’impianto testimoniano, con tanto di foto, che in questi giorni i fumi continuano a uscire… di notte e fino all’alba. Pare, da quanto detto venerdì a una riunione del comitato di controllo, che in realtà l’esercizio di prova sia ripreso, ma soltanto di notte: per non inqiuetare l’opinione pubblica?

L’assessore Lavolta ha iniziato il suo intervento invitando a far circolare informazioni corrette; spesso i favorevoli all’inceneritore ci hanno infatti accusato di alimentare il panico. Noi siamo assolutamente a favore dell’informazione corretta, e proprio per questo abbiamo preteso la pubblica spiegazione che vedete nel video. Ma una gestione del genere, da poco venduta ai privati per necessità di soldi del Comune, e che in caso di incidente non rilascia informazioni al pubblico fin che non le chiedi formalmente, e che sembra spesso fare le cose un po’ di nascosto, che tranquillità dà ai cittadini?

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8 commenti a “Inceneritore del Gerbido: rotto al secondo giorno”

  1. Stefano:

    Quando sento parlare di inceneritori, mi sorge spontanea una domanda: quanto dureranno le materie prime? Probabilmente non molto. Ma ipotizziamo anche qualche centinaio di anni. Cosa penseranno i nostri discendenti trovandosi senza il rame per un filo elettrico, o il gas per scaldare la minestra, di noi che abbiamo bruciato tutto?

  2. io:

    Le centraline dislocate in giro per torino sono un conto (e le rilevazioni dipendono dal fatto che sia sopra o sottovento), ma LA centralina collocata a camino cosa ha rilevato?
    Insomma, dall’impianto COSA è uscito? Perchè ci hanno girato intorno in tutti i modi ma non l’hanno detto.

    Inoltre la frase “nel più breve tempo possibile” che cosa vuol dire? secondi? minuti? ore? anni?
    Anche qui sono stati usati termini vaghi generici e rassicuranti, ma nessun DATO.

  3. polemico74:

    Il tuo capo insulta il tuo candidato presidente e tu muto da buon vigliacco fascista

  4. D# AKA BlindWolf:

    @polemico74:
    (tra gli altri)http://twitter.com/vittoriobertola/statuses/340289293287309314
    (è un retweet, ma fa lo stesso)

    (P.S.: sempre in tema, come al solito)

  5. Stefano:

    X Polemico74:
    Erano muti i fascisti? Non lo sapevo, poveretti …

  6. polemico74:

    Altro successone elettorale…

  7. Roberto:

    Come sempre i grillini sostengono delle battaglie giuste nei momenti sbagliati. Gli inceneritori, che non sono più tali, ma si chiamano termovalorizzatori, avevano 20 anni fa una temperatura di esercizio di circa 450°C. Ciò significa che, tra le altre cose, viste le componenti del rifiuto, producevano anche diossina. Quest’ultima si degrada a 600-650°C. I termovalorizzatori, oggi, hanno una temperatura d’esercizio di ca 1000°C ergo la diossina non è più prodotta e le loro emissioni sono inferiori a quelle del traffico cittadino.

    Una battaglia giusta sarebbe quella di capire quale è il piano rifiuti nazionale e modificarlo nel tempo per diventare sostenibili. Non è vero che in Europa stanno eliminando i termovalorizzatori, è una fandonia bella e buona. Se qualcuno lo ha fatto è perchè aveva un piano alternativo bello, buono e funzionale. Nessuno è così folle da eliminare gli inceneritori così, di punto in bianco.

    Grillini, di fandonie ne dite talmente tante, soprattutto di cose scientifiche che mi fate accapponare la pelle!

  8. vb:

    Sì, certo, nel mondo delle favole l’inceneritore (pardon, termovalorizzatore, perchè cambiandogli nome diventa più sicuro) funziona benissimo dentro stringenti limiti di legge grazie ai quali non inquina. In quello reale però l’inceneritore del Gerbido si è già guastato sette volte in quattro mesi e ogni singola volta ha sforato i limiti di emissione in maniera anche ampia, presumibilmente anche sulle diossine, anche se non lo possiamo sapere con certezza perchè l’emissione delle diossine viene misurata al massimo qualche volta l’anno…

 
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