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venerdì 9 giugno 2017, 09:09

La rivolta della seggiola

In politica, nelle aule elettive, ci si parla continuamente; nei corridoi, tra i banchi, persino coi cellulari, gli esponenti di tutti i partiti si scambiano battute, punzecchiature, idee e anticipazioni. Per questo motivo, ieri in Parlamento, era sicuramente chiaro da prima cosa stava per succedere. E’ uno scenario normalissimo; si è fatto un accordo tra maggioranza e opposizione, ma siccome molti da entrambi i lati lo vogliono far saltare, l’opposizione presenta un emendamento e si dice “costretta a votarlo per principio”, e sfruttando il voto segreto lo votano anche molti della maggioranza, così l’emendamento passa e l’accordo salta.

Quella che abbiamo visto ieri è insomma una maggioranza trasversale di parlamentari che volevano far saltare le elezioni anticipate, con varie motivazioni di cui la più elementare è il voler restare incollati alla poltrona fino alla scadenza naturale, o in alternativa la paura di perdere le proprie chance di rielezione con il nuovo sistema elettorale.

E se è vero che molti di loro erano del PD, è anche vero che molti di più erano i parlamentari del M5S (e se qualcuno del M5S ha davvero votato quell’emendamento senza capire cosa stava succedendo, non è in grado di sedere in Parlamento). Ciò che si è visto è una rivolta dei parlamentari a cinque stelle contro Grillo, Casaleggio e Di Maio, la cui leadership è continuamente sotto attacco, in modo da prolungare la legislatura.

In tutto questo, due sono le cose particolarmente deprimenti: la prima è il tentativo di dire che la posizione M5S sulla legge elettorale è decisa online dagli iscritti, quando la posizione cambia continuamente (ogni volta imboccando gli iscritti con una votazione online diversa) e poi la scelta di far saltare l’accordo non viene votata da nessuno.

La seconda è il titolo pietoso del Fatto Quotidiano, che dice “il PD fa saltare l’accordo, il M5S: al voto subito” – il che è palesemente propaganda ben lontana dal vero. Quand’è che il Fatto ha smesso di essere giornalismo e si è ridotto a essere un giornale di partito come l’Unità renziana, però pro M5S?

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4 commenti a “La rivolta della seggiola”

  1. Orlando:

    Vitto, non capisco una cosa: com’è che quando eri seduto in Municipio non potevo postare un commento senza ricevere una selva di insulti da parte degli altri lettori; e adesso posso scrivere ciò che voglio, fino all’apologia di reato, senza che nessuno mi consideri? Dove sono finiti tutti gli altri? In merito al merito del post, potrei essere d’accordo o forse no. Ci penso

  2. .mau.:

    sono tutti a insultare vb su Facebook :-)

  3. Giovanni:

    Non concordo con te. L’accordo sulla legge è stato fatto in Commissione ma la legge si fa in Parlamento e l’emendamento era da votare. Se ti sembra possibile fare cadere un accordo per una legge elettorale per il Trentino Alto Adige.
    Saluti

  4. mfp:

    Io, oramai circa 3 anni fa, ho sconsigliato ai miei amici di esprimersi sul videogioco M5S perche’, appunto, l’equivalente delle c.d. “proposte di legge” (ie: iniziativa popolare) non esistono, ci sono solo i c.d. “disegni di legge” (ie: iniziativa parlamentare). Ovvero sei al piu’ chiamato ad esprimerti sulla minestra cucinata da altri, e quindi solo dopo che ti hanno messo sul seggiolone, mandata giu’ a forza col cucchiaione, mentre inizia la depressione per il trattamento terminale prossimo venturo: palpaggio delle tue chiappe ed eventuale suppostina preventiva (ie: vaccino contro la febbre). Non puoi produrre una proposta. Solo avallare (o meno) quelle degli altri. Ed e’ la stessa cosa che ha proposto qualcuno della segreteria di Prodi nel 2006, poi Brunetta del 2008 … concetto molto Open, poco Free. Non e’ un processo democratico. Servi soltanto a dare una parvenza di partecipazione a cose gia’ pensate altrove che saranno comunque portate avanti secondo l’agenda altrui, grazie al fatto che la parola e’ sempre interpretabile e quindi il tuo voto aggirabile. Ovviamente puoi sputare la minestra in faccia al parlamentare, ma cosi’ sei soggetto ad interpretazione psichiatrica del tuo gesto. Oppure imputazione coatta; strumento cioe’ con cui condannare gli innocenti.

    IlFatto non e’ un giornale di partito. E’ assonanza politica; talvolta doppler, talvolta risonanza. E’ l’equivalente del M5S in ambito giornalistico; per questo sembra organo di partito.

    Non che lo abbia apprezzato molto in questi anni. Ma e’ l’unico giornale che fa giornalismo moderno: filtro dell’incommensurabile montagna di merda che circola per strada (e quindi su internet). Fact checking. Analisi dei dati. Ricerca. Finanziati dal basso. Il resto del panorama giornalistico italiano e’ propaganda governativa e intellettuali organici. Nel tempo e’ possibile trovare metodi efficaci per leggere IlFatto tra le righe.

    E poi e’ ingrato quello che sta succedendo al Fatto. Dalle accuse di falsita’ alla pressione messa sui suoi giornalisti; non ultima la procura che sequestra gli strumenti di lavoro a Marco Lillo (e non agli attori pubblici sotto indagine della magistratura, di cui Marco Lillo ha parlato). Mi piacerebbe aiutarli ma non e’ possibile: Marco Travaglio fu l’unico giornalista a difendere Sallusti quando quest’ultimo fu condannato per aver pubblicato un editoriale anonimo in cui, tra le altre cose, l’autore auspicava castrazione chimica (o omicidio?) per il magistrato che aveva autorizzato l’aborto di una minore. Io sono per la liberta’ di espressione, ma non la intendo solamente per gli iscritti all’albo dei giornalisti. Anzi, in tal caso vedo una liberta’ ridotta alla sola narrativa di fatti; perche’ io vedendo il logo di un giornale rispettabile, e la firma di un professionista, mi fido. Un conto e’ un giornalista certificato, un conto sono io che chiacchiero sul blog di un altro cazzone. Pertanto l’anonimato di un autore che racconta un fatto che sarebbe altrimenti inenarrabile senza anonimizzazione (es: “capo bastone mafia ha ucciso tizio, io l’ho visto sparare”, “politico ha rubato tot denari in questo modo, io c’ero”) e’ largamente benvenuto; l’artista della penna che spaccia opinioni anonime a mezzo stampa … decisamente no. La possibilita’ per i direttori di anonimizzare le fonti e’ prevista per garantire l’emersione dei fatti; non per permettere a qualunque stronzo di fare propaganda. E sempre Marco Travaglio si presento’ ad interrogazione pubblica sulla riforma del diritto d’autore, alla quale … ha de facto cosi’ conferito un alone di autorevolezza e partecipazione allargata. Stesso metodo di esclusione del popolino che si trova nel suddetto metodo di voto M5S. Nel 2007 (1 anno piu’, 1 anno meno) andai ad una audizione pubblica del tutto analoga, moderata da Rodota’, in tema di telecomunicazioni, presso la sede del garante privacy a p.zza montecitorio: stesso schema. Nessun modo di potersi registrare per parlare, nemmeno arrivanto 1 ora prima dell’apertura dei lavori. Tutto pre-determinato. Io son stato al gioco del giornalismo sperando che seguissero le orme di Assange per arrivare fino a Snowden. E invece si son fermati a quanto sono belli e bravi loro giornalisti … e quanto sono importanti le pensioni degli esodati … e quanto e’ importante il bullismo e qualunque altra cagata che apre alla possibilita’ di censura … adesso che vogliono? Che ci sfracelliamo per difendere la loro liberta’ di espressione? Quindi magari li arrestano per pedoterrosatanismo con l’aggravante del mezzo stampa. Cosi’ usciti da li’ saranno meno fighetti e piu’ culorotti. Poi, tra simili, ci si capisce meglio e sono certo che saranno piu’ inclini a pagare noi informatici. Tanto la strada l’hanno tracciata, l’esempio ai piu’ giovani lo hanno dato, quindi non c’e’ piu’ bisogno di Travaglio Superstar e il resto della combriccola. Vadano a tirare la giacchetta a Landini per la pensione … tanto dove mangia un pensionato, ci mangiano anche in 2.

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