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Archivio per il giorno 10 luglio 2017


lunedì 10 luglio 2017, 14:03

Palestina (6) – Verso Hebron

Come vi ho raccontato, il nostro primo giorno per i territori palestinesi √® stato, oltre che interessante, sorprendentemente tranquillo; pensavamo di andare in una zona di guerra, e invece non s’√® visto niente di particolare, a parte un confine pi√Ļ fortificato del solito ma che abbiamo attraversato praticamente senza alcun controllo. Per questo, il secondo giorno abbiamo deciso di passare al livello successivo e di andare direttamente a Hebron. Prima di riprendere il racconto e di pubblicare le foto, per√≤, √® bene che conosciate un po’ meglio la storia e la situazione della citt√†; altrimenti non capirete niente.

Se chiedessi di indicare Hebron su una cartina pochissimi lo saprebbero fare, eppure chiunque in Occidente ha sentito quel nome: √® uno dei posti dove israeliani e arabi si ammazzano tra loro con maggiore frequenza. E’ una citt√† talmente contesa che non fu possibile includerla negli Accordi di Oslo, ed √® invece regolata da vent’anni da un successivo accordo speciale firmato tra Netanyahu e Arafat, e nemmeno ratificato formalmente. Basta una virgola di troppo in un documento, una parola sconsiderata o provocatoria che faccia immaginare la possibile attribuzione della citt√† a una sola parte o solo all’altra, per scatenare reazioni furibonde, nuove crisi, nuova violenza a parole e anche nei fatti (per l’ultimo esempio, citofonare a quei fenomeni dell’Unesco).

Hebron √®, innanzi tutto, la capitale della Giudea, la zona collinosa a sud di Gerusalemme che √® la madrepatria storica del popolo ebraico, al punto che in tutte le lingue del centro e nord Europa gli ebrei vengono chiamati direttamente “giudei”. Essa ospita uno dei luoghi pi√Ļ sacri per tutte le religioni del libro, ossia la Tomba dei patriarchi, in cui (per chi ci crede) sono sepolti diversi personaggi biblici tra cui Abramo, progenitore di tutti gli ebrei, cristiani e musulmani.

Durante tutti i secoli di dominazione ottomana, a Hebron ha sempre vissuto anche una comunit√† ebraica; fu l√¨ fino al 1929, quando sotto il dominio britannico, in un quadro di tensioni crescenti tra ebrei e musulmani, gli arabi cacciarono gli ebrei di Hebron con un terribile pogrom che provoc√≤ 67 morti (per gli israeliani, questa √® la “strage di Hebron”).

Gli inglesi, da bravi colonialisti, prima fecero finta di niente e poi preferirono evacuare tutti gli ebrei sopravvissuti (alcune centinaia) e vietare loro di tornare nelle loro case. Anche quando, dopo il 1947, Hebron pass√≤ sotto controllo arabo e fu annessa alla Giordania, gli ebrei ne restarono banditi; in segno di buona volont√†, gli arabi usarono le rovine dell’antica sinagoga cinquecentesca come stalla per le pecore.

Quando nel 1967 Israele riconquist√≤ militarmente la Cisgiordania, un misto di eredi degli espulsi e di integralisti ebraici reclam√≤ il diritto di rientrare nelle ex propriet√† ebraiche di Hebron, nel frattempo distrutte o confiscate dagli arabi per loro uso, e ricostruire le case per ristabilire nella citt√† una comunit√† ebraica. La cosa avvenne contro il volere dello stesso governo israeliano, che accett√≤ infine la mediazione di costruire un po’ pi√Ļ in l√† la colonia di Kiryat Arba, su una collina (ex base militare) che guarda la citt√† ma ne rimane all’esterno, e di permettere al massimo una visita scortata ogni tanto. Queste visite non vennero certo accolte tranquillamente dai palestinesi; tuttavia, la separazione fisica rendeva le cose ancora gestibili.

Il passo successivo dell’escalation avvenne nel 1979, quando un gruppo di coloni occup√≤ direttamente l’ex ospedale ebraico nel centro storico di Hebron, accanto all’antica sinagoga, e fond√≤ l’insediamento di Abraham Avinu; dopo diversi mesi di battaglie legali, la Corte Suprema di Israele diede ragione ai coloni, e il governo riconobbe l’insediamento.

Questo port√≤ alla nascita delle cosiddette “colonie israeliane” di Hebron, che per√≤ secondo chi ci vive non sono “colonie”; loro dicono di essere semplicemente rientrati in propriet√† che erano loro prima del 1929 o che sono state regolarmente acquistate dai legittimi proprietari, e in cui avrebbero diritto di vivere anche se si trovassero sotto piena sovranit√† palestinese.

La reazione violenta degli arabi palestinesi aumentò, culminando quando, nel maggio 1980, quattro membri di Al-Fatah si appostarono sul tetto di un palazzo di fronte al nuovo insediamento e spararono sugli ebrei che uscivano dalla sinagoga, uccidendo sei persone. (Sempre in segno di buona volontà, uno dei quattro terroristi qualche mese fa è stato eletto sindaco di Hebron dalla popolazione palestinese.)

Di l√¨ in poi, ci furono successivi cicli di aggressioni reciproche tra israeliani e palestinesi, con provocazioni, morti e feriti da entrambe le parti, e una crescente militarizzazione dell’area degli insediamenti che rese la vita impossibile agli arabi che vi abitavano vicino. Particolarmente sanguinoso fu l’inverno del 1993-94, che si chiuse quando a febbraio uno stimato medico ebreo newyorchese, Baruch Goldstein, prese un fucile mitragliatore, entr√≤ nella moschea delle tombe dei patriarchi all’ora della preghiera e spar√≤ ad alzo zero, compiendo una strage di 29 persone – pi√Ļ altri 26 musulmani e 5 ebrei uccisi nei tumulti cittadini che ne seguirono. Per i palestinesi, √® invece questa la “strage di Hebron”; da ambo le parti, ognuno rivendica la propria strage come colpa irredimibile degli altri e giustificazione per qualsiasi reazione.

Non stupisce quindi che presto il governo israeliano e quello palestinese abbiano deciso che l’unico modo per ridurre la violenza fosse separare fisicamente il pi√Ļ possibile le due comunit√†. L’accordo Netanyahu-Arafat, tuttora in vigore, prevede infatti la divisione della citt√† in due aree: il 3% per gli ebrei israeliani e il 97% per gli arabi palestinesi. Tuttavia, non fidandosi della capacit√† della polizia palestinese di difendere gli ebrei israeliani, in realt√† le aree sono tre.

La cosiddetta Area H1 (80% della citt√†) √® sotto il controllo dell’Autorit√† Palestinese ed √® vietata agli ebrei. La restante Area H2 (20% della citt√†) √® sotto il controllo dell’esercito israeliano, ed √® a sua volta divisa tra l’area centrale degli insediamenti, ossia il 3% abitato dagli ebrei e vietato agli arabi, e il rimanente 17% che √® un’area “cuscinetto” abitata da arabi e in cui gli ebrei possono soltanto transitare.

Dato che le propriet√† storiche degli ebrei ora ripopolate sono nel centro antico di Hebron, esso si trova in H2; e in H2 ricade anche la striscia attorno alla strada che collega il centro con Kiryat Arba e di l√¨ con la strada per Gerusalemme, permettendo agli ebrei di entrare e uscire dalla citt√†. La Tomba dei Patriarchi, pur trovandosi interamente sotto controllo israeliano nell’area mista di H2, √® stata divisa in due, tirando un muro a met√† edificio: da un lato √® moschea, dall’altro sinagoga. Per passare da un’area di Hebron all’altra, ci sono i famosi checkpoint.

Questa divisione rigida √® probabilmente il meno peggio che si potesse fare in una situazione del genere, ma realizzarla in pratica in una citt√† antica e densamente popolata, tra due fazioni che cercano solo l’occasione buona per attaccarsi a vicenda, √® piuttosto complicato; e nei prossimi post vi racconter√≤ dei problemi e delle situazioni assurde che questa soluzione ha creato.

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