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lunedì 4 settembre 2017, 13:57

Lettera agli amici antirazzisti (1)

Cari amici antirazzisti,

avrei voglia di parlare anche d’altro, e non solo di immigrazione e Islam, ma per mettere un punto fermo al discorso ho bisogno di chiarire per bene alcune cose, per evitare che le differenze di opinione possano infine trasformarsi in inimicizia. Per questo ho scritto una lettera che è via via diventata così lunga da meritare una pubblicazione a puntate, oggi e nei prossimi giorni, analizzando nel dettaglio diversi aspetti del problema.

Negli ultimi tempi sempre più spesso, anche da persone che stimo, mi sono sentito accusare di fascismo e di razzismo per i miei commenti alle continue notizie di cronaca riguardanti l’immigrazione, o, al contrario, fare complimenti da persone notoriamente di destra (persino da un noto esponente di Casapound). Io sono certo di non essere né fascista né razzista, ma certo, (non) ci ho dormito su, e l’esame di coscienza me lo sono fatto.

Ed è un esame di coscienza inevitabile anche a fronte dell’aumento del livello dello scontro proprio da parte degli “antirazzisti”, le cui bacheche ultimamente sono piene di allarmi sul nuovo fascismo e di promesse di lotta dura senza paura, tra richiami ai nonni partigiani e “dopo Christian Raimo in TV niente sarà più come prima” (c’è un post di Marco Giacosa che sarebbe un bell’esempio, ma è privato). E io, presumo, dovrei finire dall’altro lato della barricata: da quello dei fascisti.

Io, però, da quel lato della barricata non mi ci ritrovo; ho delle idee che non sono le vostre, ma non sono nemmeno quelle becere del razzismo di pancia che sta conquistando mezza Italia. Vorrei, dunque, che anche alle mie idee fosse riconosciuto diritto di cittadinanza, senza sentirmi insultare ogni cinque minuti (sì, perché per quanto mi riguarda “fascista” e “razzista” sono insulti e anche gravi).

Vorrei anche suggerirvi una riflessione: che più si restringe ciò che secondo voi è accettabile come idea non razzista, più automaticamente andate a ingrossare le fila dei “razzisti”; e alla fine, anche chi fascista non è potrebbe davvero sostenere o perlomeno non opporsi a una svolta politica in quella direzione, a forza di sentirsi dire da voi che il fascismo è quello che rappresenta meglio le sue idee e la sua visione; esattamente come successe cento anni fa.

Al centro di questa discussione ci sono alcuni grossi capitoli, e ne tratterò uno al giorno; comincerò dall’approccio che una società laica e occidentale deve avere verso l’Islam, e poi allargherò il discorso al tema della sovranità nazionale e delle frontiere, e al rapporto tra legalità e immigrazione.

1. Islam e laicità dello Stato

Sono sicuro che voi antirazzisti – quelli che ho tra i miei contatti, visto che poi c’è tutto un altro filone di “antirazzismo cattolico” che dell’influenza clericale dell’Islam è solo contento – siete e vi sentite laici, e sono certo che avete passato anni a criticare le intromissioni della Chiesa Cattolica su temi come l’aborto, la procreazione assistita, il fine vita. Eppure, quando si parla di Islam magicamente il principio di laicità dello Stato, la tutela dei diritti dei singoli rispetto a prescrizioni religiose arcaiche e disumane, passa in secondo piano, dando il via libera a comportamenti che, se fossero adottati dai cattolici in nome della loro cultura praticante, avrebbero suscitato interi editoriali indignati.

Sarebbe bello se il principio di tolleranza religiosa delle società occidentali potesse essere applicato senza limiti, ma a un certo punto tra tolleranza religiosa e garanzia dei diritti scatta il contrasto, e allora è necessario fare una scelta. Cominciamo da una questione minore ma attuale, quello della macellazione rituale, legata all’appena svolta Festa del Sacrificio, in cui autorità pubbliche di ogni colore sono sfilate in corteo generalmente senza dire una parola sul fatto che in Italia uccidere un animale senza prima stordirlo è illegale, anche se una legge del 2013 (art. 4) dice che ciò non può essere sanzionato se viene “prescritto da riti religiosi” (non solo islamici, anche ebraici ovviamente) e svolto in strutture autorizzate.

In questo modo si è reintrodotto ufficialmente il principio che le leggi religiose emesse da una chiesa prevalgono su quelle umane, stabilite democraticamente da tutta la collettività. Questo è il principio che è in gioco quando si parla di accoglienza e di Islam, e su questo, voi che vi definite laici e progressisti cosa scegliete?

Nel caso dell’Islam, questa scelta è particolarmente importante, perché non riguarda certo solo gli animali, ma impatta direttamente sulle libertà fondamentali delle persone. Le altre religioni monoteiste sono state responsabili nei secoli di barbarie e violenze non diverse da quelle dell’Islam, ma, almeno in Occidente, sono state depotenziate negli ultimi tre secoli grazie all’illuminismo, a Porta Pia, al socialismo, alle lotte per la laicità e per i diritti. Per quanto l’influenza del cattolicesimo sulla vita della società italiana sia ancora (troppo) forte, le donne, gli omosessuali, i cittadini in genere godono oggi in Italia di tutti quei diritti che una lettura letterale della Bibbia o un governo clericale gli negherebbe. Con l’Islam non è così, e non perché gli islamici siano meno umani o meno intelligenti dei cristiani, ma perché l’evoluzione delle loro società e delle loro chiese non è passata dalle nostre stesse vicende storiche e culturali.

Questo, ovviamente, non va applicato solo all’Islam, ma a qualsiasi religione e cultura d’origine; anche varie culture africane non islamiche, comprese alcune cristiane, prevedono tuttora comunemente pratiche orribili e inaccettabili, come l’infibulazione delle donne. Nel caso di molti immigrati, quindi, il conflitto tra le pratiche religiose e culturali a cui sono abituati e le leggi occidentali è ampio e profondo. Non riguarda solo gli animali o le abitudini alimentari, ma attacca in profondità i diritti umani che sono alla base delle società occidentali.

Insomma, se l’Islam in sé non è un problema, e l’Occidente è già pieno di islamici che ci vivono tranquillamente, tuttavia una società islamica osservante così come concepita e realizzata oggi in gran parte dei Paesi musulmani, dalla repressione dell’omosessualità alla poligamia, dal maschilismo nell’ordinamento familiare alle pene corporali, fino all’idea stessa di uno Stato non laico, è incompatibile con l’Occidente e con la nostra Costituzione; e voi dovreste essere i primi a ripeterlo.

E’ su questo che contesto la tolleranza che predicate: voi avete cominciato a citare Popper e a dire che per difendere la tolleranza è necessario essere intolleranti con gli intolleranti, applicando questa idea a chiunque per voi sia tacciabile di razzismo, ma stranamente non siete disposti ad applicare lo stesso principio all’immigrato che disprezza sua moglie e sua figlia al punto di lasciarle rischiare di morire, a quello che stupra le donne anziane nel parco o al supermercato e nemmeno a quello che accoltella un carabiniere gridando “voglio morire per Allah”, spesso invocando in quei casi livelli estremi di perdono giudiziale e di tolleranza, o negando direttamente la realtà di queste situazioni e l’opportunità di discuterne (bufale ce ne sono, ma certo non tutte le notizie come queste lo sono), con questo umiliando e abbandonando innanzi tutto le vittime.

Lo Stato italiano dovrebbe semplicemente consegnare a ogni immigrato un foglietto nella sua lingua che dice: qualsiasi religione è benvenuta in Italia, ma sappi che i comportamenti qui di seguito elencati, anche se fossero richiesti da un testo sacro o da un esponente religioso o dalle tradizioni della tua famiglia, sono proibiti dalla nostra legge; non applicarli, oppure sarai perseguito ed espulso. Su questo principio molto semplice, però, nel fronte antirazzista partono subito i distinguo: e questo a me dà sinceramente fastidio.

(continua domani)

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Un commento a “Lettera agli amici antirazzisti (1)”

  1. Virginia:

    Con una semplicità disarmante hai messo un dito nell’occhio giusto..negli occhi giusti..
    Grazie.

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