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sabato 12 maggio 2018, 10:29

Whatsapp: il software chiuso è un incubo

Dopo quattro anni, Elena ha un cellulare nuovo (Xiaomi, comprato da Hong Kong). E quindi, abbiamo dovuto trasferire le chat dal vecchio cellulare.

Con Telegram non c’√® il minimo problema; le memorizza in cloud e sono sempre disponibili su tutti i dispositivi. Certo, non a tutti pu√≤ piacere che le proprie conversazioni siano sul cloud, ma io non discuto segreti di stato (mi chiedo invece quanti parlamentari discutano di segreti di stato su Whatsapp: e la CIA festeggia).

Whatsapp, invece, √® stato un delirio. In teoria, almeno attivando l’apposita opzione, anche lui memorizza le chat su Google Drive e le ripristina quando lo installi su un nuovo telefono. Peccato che il ripristino sia possibile solo la prima volta che lo esegui; nel nostro caso, il ripristino per qualche motivo si √® piantato e dopo diverse ore era ancora l√¨, per cui l’abbiamo chiuso… e solo dopo abbiamo scoperto che, cos√¨ facendo, rinunci per sempre a recuperare i vecchi messaggi.

O meglio, una soluzione c’√®: come loro stessi dicono, bisogna disinstallare e reinstallare l’applicazione, in modo che lui ti chieda di nuovo se vuoi ripristinare. E’ un po’ come: se non hai ricevuto il PIN del bancomat quando ti √® stato dato, chiudi e riapri il conto in banca. Ma tanto non hai alternative, e quindi lo fai.

Peccato che per√≤, nel frattempo, se hai proceduto all’installazione e attivato il backup su Google sul nuovo telefono, questo automaticamente ha cancellato il backup precedente, sostituendolo con un backup (vuoto) dei messaggi (inesistenti) sul nuovo telefono. Whatsapp, infatti, permette di tenere nel cloud un solo backup da un solo dispositivo per volta.

Beh, ho pensato, sul vecchio telefono per√≤ i messaggi ci sono ancora; si potr√† rifare il backup da l√¨. E invece no, perch√© Whatsapp, a differenza di Telegram e degli altri, ti vieta di farlo funzionare su pi√Ļ di un telefono per volta, per cui la vecchia applicazione si √® automaticamente disattivata installando quella nuova.

A questo punto cominciavo a essere piuttosto arrabbiato, e ho provato il metodo da amministratore di sistema: copiare il file in cui sono memorizzati i messaggi dal vecchio cellulare a quello nuovo. Loro ti danno delle istruzioni, che però sono sbagliate; per esempio, sul vecchio telefono i file di Whatsapp non erano nella scheda di memoria, ma in un altro percorso sulla memoria interna.

Recuperato poi il file dei messaggi, si pone il problema di come trasferirlo sul nuovo telefono… e l√¨ mi sono preso il piacere, visto che Whatsapp rifiutava di servirmi, di usare Telegram per spedire il file di Whatsapp sul nuovo telefono come allegato.

Ma anche ricevuto e scaricato il file sul nuovo telefono, non sapevo dove metterlo: il percorso “Whatsapp/Databases” segnalato dalle loro istruzioni non esisteva n√© sulla scheda di memoria n√© sulla memoria interna. Alla fine ho deciso di provare a creare io la cartella, ci ho messo dentro il file, ho aperto l’applicazione, sono andato nelle impostazioni dei backup e… mi diceva che il backup c’era, ma non dava alcuna opzione per ripristinarlo.

A quel punto ho nuovamente disintallato e reinstallato Whatsapp per vedere se cos√¨ lo ripristinava, ma durante l’installazione l’applicazione mi ha detto: hai gi√† installato Whatsapp troppe volte, devi aspettare sette ore prima di poter ricevere un nuovo SMS di verifica. Per fortuna c’era almeno l’alternativa di farsi telefonare da una voce automatizzata, e cos√¨ ho fatto. A quel punto, finalmente l’applicazione ha visto il backup che io gli avevo messo sotto il naso e l’ha importato correttamente.

Morale: Whatsapp fa schifo, ma tutti lo usano perch√© tutti lo usano, e Facebook, che lo possiede, se ne approfitta per fare le cose male e per imporre limitazioni che non hanno nessun vero senso tecnico o di sicurezza, ma seguono logiche commerciali. Se soltanto ci fosse un regolatore con le palle sufficienti per imporre l’uso di standard pubblici e aperti, sarebbe possibile per altri realizzare app compatibili con Whatsapp e molto migliori!

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4 commenti a “Whatsapp: il software chiuso √® un incubo”

  1. .mau.:

    come se un regolatore potesse davvero regolare queste cose.

  2. MailMaster C.:

    Non voglio criticare le necessit√† di Elena, ma era proprio fondamentale e necessario recuperare tutte le chat, impiegando il tempo e la pazienza che hai impiegato? Mi viene da pensare che se c’erano informazioni importanti forse era il caso di estrarle da whatsapp e portarle in altri “lidi” pi√Ļ facilmente gestibili (non dirmi che non ci hai mai pensato!), se le chat erano solo di cazzeggio, magari si sono perse frasi e batutte divertenti, ma nulla di veramente vitale.
    Francamente io sono sempre un po’ scettico sulla necessit√† di portarsi dietro la fuffa digitale, soprattutto se sta sotto il cappello whatsapp, e di non saper gestire una separazione dalla stessa.
    Ma sono io un po’ paranoico… :)
    Se invece hai fatto tutto questo per imparare qualche cosa in pi√Ļ, forse hai fatto bene. :)

  3. rccs:

    Certo che preoccuparsi di privacy e poi comprarsi uno Xiaomi.
    Ha l’applicazione Baidu di default e disinstalla ile?

  4. john:

    Modificherei in: “Certo che preoccuparsi di privacy e poi comprarsi uno smartphone.” Ma vale un po’ per tutte le tecnologie, purtroppo.

    Comunque un plauso a vb per la sistemistica perseveranza.

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