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Archivio per il giorno 5 Settembre 2019


giovedì 5 Settembre 2019, 13:56

Bella gente al Regio

Ieri mi hanno portato al Teatro Regio a vedere un bel concerto di musica classica. Volevo raccontarlo, ma siccome non ho tempo, l’ho fatto fare a una intelligenza artificiale, appositamente allenata con tutti gli articoli di Bruno Gambarotta per Torinosette; ed ecco cosa ha prodotto.

“Ieri sera sono andato al Regio a vedere l’inaugurazione di Settembre Musica. Tanta bella gente, un teatro tanto bello neh! Offrivano persino caff√© e cioccolatini all’ingresso. C’erano tutti: signori, signore, politici, imprenditori, ereditieri e ereditiere, belle madame vestite eleganti, gli ospiti dell’Opera Pia Lotteri al completo.

Entriamo, ci sediamo, certo che il nostro teatro √® proprio una bomboniera! Dopo un po’ arriva l’orchestra, si siedono tutti, ma c’√® un attimo di panico: ne manca uno, proprio l√¨ davanti in prima fila! Com’√®, come non √®, alla fine tutto si risolve: arriva l’orchestrale mancante e tutti lo applaudono per ringraziarlo di essere venuto.

A quel punto inizia la musica… e invece no! Proprio come alla sagra della tinca di Valfenera, sale sul palchetto il presentatore, solo che invece di annunciare i Divina e DJ Robertino, si mette a spiegare che adesso suoneranno un concerto di Beethoven, che per√≤ sembra uno di Mozart, e le madame dietro di me si chiedono allora perch√© fare un concerto di Beethoven se volevano suonare Mozart, e nessuno lo sa, che la musica classica √® una roba di finezza, da specialisti!

Insomma, presenta che ti presenta, passano dieci minuti e finalmente il presentatore dichiara aperte le danze e se ne va. A quel punto tutti trattengono il fiato, che devono arrivare i maestri, e infine √® cos√¨, ma con la sorpresa neh! Infatti arriva un vecchiettino tutto impaludato, che si muove talmente piano che sembra pure lui un ospite dell’Opera Pia Lotteri, e gli orchestrali lo sorreggono: √® il famoso direttore d’orchestra indiano, Ermal Meta. Ma dietro di lui, improvvisamente, una gattara!

Arriva insomma questa tizia sui settant’anni, tutta scarmigliata, coi capelli grigi lunghi e spettinati, una magliettina, e una gonnellona a fiori fin per terra di quelle che costano dodicimila lire al mercato di piazza Benefica, e sembra che abbia appena posato le crocchette della colonia felina di via Moretta e sia salita l√¨ sul palchetto per ballare, in attesa di un cascamorto o di altri gatti da portare a casa. E invece si siede l√¨ e niente, gli altri iniziano a suonare, la musica di Mozart di Beethoven si sviluppa sinuosa come le gobbe delle piste del Melezet, e lei l√¨, seduta sullo sgabello che pensa ai suoi gatti.

Passano cos√¨ cinque minuti buoni senza che faccia niente, che ti chiedi se forse i gatti non sono dentro il pianoforte e lei √® l√¨ per cambiargli l’acqua, ci sar√† una pausa, insomma succeder√† qualcosa. E invece a un certo punto inizia a suonare, e suona bene eh! Incredibile che una gattara suoni il piano cos√¨ bene. Tutti sembrano stupiti, ma √® il miracolo dell’arte, che anche le persone pi√Ļ umili se hanno il talento possono finire al Regio a suonare davanti agli assessori del Comune e della Regione.

E cos√¨ la prima parte finisce in tripudio, tutti che applaudono che nemmeno al gol di Torrisi, e al gol di Torrisi venne gi√Ļ il Comunale eh! Applaudono talmente che lei si ispira e improvvisamente suona una roba imprevista che nessuno sa cos’√®. Le madame pi√Ļ fini dicono: sembra un tedesco dell’Ottocento, Schumann, Schubert, Schumacher, uno cos√¨! E poi ne suona anche un’altra, per√≤ ci dicessero cos’√® che cos√¨ cerchiamo il disco, che era proprio bella. Tutti applaudono ancora, uno le porta anche dei fiori, lei fa un gesto come a dire “grazie, ben gentili, ma scusate che domani c’ho i mici da accudire, buona notte!”, e se ne va.

Poi c’√® la pausa, andiamo fuori e c’√® l’intermezzo Lavazza, con cui anche noi possiamo suonare: ci danno una bacchetta e ci fan suonare le tazzine a ritmo di samba come gli indiani gentili del Mato Grosso, che bella pensata! Non so chi faccia le promozioni di Lavazza ma dev’essere un genio, ad apporre suoni di tazzine e bonghi dopo Mozart di Beethoven, ci stavano bene come il cacio sulle linguine all’astice.

Dopo un po’ manca per un attimo la luce: come nei migliori dormitori delle caserme, √® il segnale di tornare dentro. Ci sediamo e c’√® solo pi√Ļ Ermal Meta, che ci d√† le spalle seduto su un seggiolone alto e vuoto, che sembra gli manchi solo il tupin sotto per fare la cacca senza alzarsi, che poveretto a quell’et√† ha sicuramente dei problemi, neh!

Dunque la seconda parte √® tutta di musica francese. Si capisce che √® francese perch√©, vista anche l’ora tarda, dopo dieci minuti dormiamo tutti. Il compositore francese le prova tutte per vincere la noia, fa i pianissimi, i fortissimi, gli adagi, gli allegri, gli allegretti, tutto il campionario ma niente, una noia, signori miei! All’ultima parte si capisce che √® indispettito che tutti dormano, allora fa suonare tutti insieme, gli archi, i fiati, i tamburi, persino le campane che ci siam chiesti se bruciasse di nuovo il Duomo, e invece no, c’era proprio una campana sul palco! Ma compositore caro, non si spaventa cos√¨ la gente alle undici di sera, che gi√† ho la pressione alta, e il dottore mi dice che devo evitare gli sforzi.

E insomma, √® stata una bella serata, e lasciate perdere quei maicontent che dicono che Torino √® una citt√† morta: √® viva, vivissima! Che siamo usciti fuori alle undici e un quarto ed era persino ancora aperta la metro. Altro che la citt√† grigia degli anni settanta: e son sicuro che a Milano, un concerto cos√¨ se lo sognano!”

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