Al festival di Wrangler
NOTA INTRODUTTIVA PER I MELOMANI: Questo post vi sta trollando.
Ebbene sì: dopo anni di tentativi (della mia compagna melomane), nel 2025 siamo riusciti ad avere i biglietti per andare a Beirut al festival di Wrangler. No, scusate, a Bayreuth al festival di Wagner.
Ebbene sì: per la prima volta nella vita, da non melomane, ho assistito per intero a un’opera di Wagner: i Maestri cantori di Norimberga, quattro ore e mezza di musica più due ore di pause nel mezzo.
E com’è?
Sarò sincero: per tre quarti è una palla unica, aggravata dal fatto di essere rappresentata tutta in tedesco, senza sopratitoli, e quindi senza che io potessi capire granché di quello che succedeva. Però, non c’è solo questo.
Innanzi tutto, con pochi momenti di eccezione, la musica di Wagner è piatta e tutta uguale, quattro ore di sviolinate infinite che accelerano e frenano senza andare mai da nessuna parte, avvincenti come un ingorgo in autostrada. Se vai a vedere Verdi o più o meno qualunque altro autore italiano, esci comunque dal teatro con un paio di arie orecchiabili incollate in testa. Qui, no. La musica che ascolti in ogni scena potrebbe anche essere gradevole, ma è sostanzialmente la stessa della scena di dieci minuti prima, o di quaranta minuti prima, o di tre ore prima. Le eccezioni sono i momenti corali, che valgono il prezzo del biglietto, e l’aria finale con cui il protagonista vince.
Ora, però, veniamo al problema principale: la trama. Questa opera racconta di un concorso canoro in cui il premio in palio è una donna infiocchettata, e già questo vi fa capire le idee sociali di Wagner. C’è un protagonista buono e innamorato della ragazza, e un antagonista cattivo che sarebbe il “cantante antico”, quello che si rifà alla musica classica tradizionale che a Wagner fa schifo. L’antagonista cattivo diventa la spalla comica del tutto, tramite una gag in cui si esibisce in maniera apertamente stonata e pomposa, e la gag sarebbe anche carina, se non fosse che è l’unica di tutto il copione e che viene tirata in lungo per tre ore, rendendo l’umorismo più ripetitivo che in un film dei Vanzina. Ah, e ovviamente alla fine vince il buono.
Ora, se questa storia venisse data in mano a un buon editor avrebbe anche delle speranze, ma l’editor come prima cosa ne taglierebbe due terzi, e come seconda strapperebbe le ultime dieci pagine, perché contengono il peccato mortale di qualunque storia: la morale esplicita, quella sbattuta addosso allo spettatore con la dolcezza di un’incudine sulla testa di Wile E. Coyote.
Già , perché finisce che il buono vince la gara cantando con tedeschitudine, e poi fa il gesto di rifiutare la medaglia, e allora l’anziano saggio lo prega di accettare per diventare un vero “maestro tedesco”, e dimostrare la superiorità della cultura nazis… scusate, tedesca su quella del resto del mondo, e lui accetta perché è tedesco e orgoglioso di esserlo.
Ora, come si può rappresentare una roba del genere nel 2025, credendoci? Non si può, e infatti l’opera viene salvata dal regista, che trasforma la mezz’ora finale in una farsa completa, ambientandola su un palco in stile Eurovision dominato da un gigantesco gonfiabile a forma di mucca verde e viola. Per sicurezza, il regista cambia anche il finale, facendo sì che sia la donna, liberandosi dal trattamento da oggetto che le riservano tutti questi maschi, a rifiutare la medaglia nazis… scusate, tedesca. Dopodiché, sull’ennesimo zumpappà uguale ai cento precedenti che chiude lo spartito, tutto il coro alza le spalle e fa una faccia tipo “wtf, rappresentiamo questa roba solo perché ci pagano”. Sapete che io non simpatizzo per le riscritture woke, ma quanno ce vo’, ce vo’; in questo caso, senz’altro ce vo’.
Ovviamente, agli appassionati la regia non è piaciuta: “ha snaturato l’opera” e “non è abbastanza rispettosa”. D’altra parte, se non sei nazista ma ti piace Wagner – un uomo non solo apertamente nazionalista, razzista e antisemita, ma disgustoso anche nella vita reale; non a caso Hitler lo adorava – hai già deciso di ignorare le sue idee per concentrarti solo sulla musica. Che questo sia possibile o meno è l’oggetto di un lungo dibattito. Per quanto mi riguarda, anche se per curiosità ci potrei riprovare, per ora è un no.
