Il derby monferrino delle sagre
Dunque, festival delle sagre di Asti o festa del vino di Casale? Ieri abbiamo avuto l’opportunità di fare un confronto ad armi pari: ci siamo presentati a Casale alla stessa ora in cui una settimana fa siamo andati a Asti, sabato sera alle 18:15.
Il confronto è stato impietoso sin da subito: se ad Asti avevamo parcheggiato al primo colpo a dieci minuti a piedi dalla piazza, a Casale abbiamo dovuto girare per mezza città prima di trovare un buco libero. L’ingresso, poi, è stato un’impresa: per passare dal portone c’era una coda di un centinaio di metri.
Ad Asti avevamo trovato la piazza semivuota, mentre a Casale c’era una marea di gente: hanno anche aggiunto una zona esterna di tavoli. Anche stavolta siamo riusciti abbastanza a cavarcela con le code, ma già verso le 19 erano discretamente lunghe nella maggior parte degli stand.
Dal punto di vista del cibo, i prezzi di Casale sono sicuramente più alti; però, le porzioni sono decisamente abbondanti e soprattutto c’è ampia scelta di piatti interessanti. Noi abbiamo preso una panissa a testa (quella di Morano, che è la più cara ma è sempre una certezza), un piatto di lasagnette della vigilia da Mirabello, un fritto misto da Motta (l’unico stand che era nel panico, con la coda che non andava avanti perché invece di servire si attaccavano al telefono o sparivano nel retro), e un bollito da Borgo San Martino che era davvero eccezionale: da tempo non mi capitava un bollito così tenero e gustoso. L’unico appunto è al bagnetto, rosso e piuttosto liquido, che comunque era godibile e non era né acido né dolciastro. Abbiamo chiuso con due zabaioni con biscotti da Asigliano, un classico.
Tutto veramente ottimo e meritevole del viaggio, spesa complessiva 55 euro. Soprattutto, tutti piatti non facili da trovare; ad Asti, invece, il bollito e il fritto sono spariti da anni, le lasagnette della vigilia pure, di panissa non se ne parla, puoi scegliere tra una dozzina di offerte di agnolotti e pasta al sugo e massimo un paio di secondi e che siano semplici (arrosto o salsiccia).
In più, a Casale c’è ancora davvero una atmosfera di festa, con tavolate di ragazzi in uscita, mentre ad Asti c’è la sgradevole sensazione che stiano cercando di spremerti facendoti pagare cinque euro un bicchiere di vino. Non a caso, le nostre fonti ci hanno confermato che negli ultimi anni ad Asti l’affluenza è stata regolarmente bassa, e che quest’anno hanno fatto poco più della metà dei coperti che facevano prima della pandemia (con lo stesso piatto). Speriamo che si ravvedano.
