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Archivio per la categoria 'Life&Universe'


giovedì 20 Agosto 2009, 14:10

Sofferenze

Arriva dal San Giovanni Bosco l’ennesimo caso etico dell’estate: l’infermiera che avrebbe somministrato una dose extra di calmante a un paziente morente e in coma, accelerandone di qualche ora la morte, e venendo poi denunciata da uno dei medici del reparto.

E’ molto difficile fare considerazioni dall’esterno, senza conoscere esattamente le cartelle cliniche e le situazioni specifiche. E’ facile prevedere che l’indagine si concentrerà su cavilli: se l’infermiera era autorizzata o no a decidere di fare una iniezione aggiuntiva (comunque, pare, di entità minima: un quarto della dose oraria), se è vero che tale operazione è di routine in casi come quello ed era già stata praticata dai medici, se – dato che tutti concordano sul fatto che il paziente sarebbe morto comunque entro poche ore – si possa tracciare dal punto di vista tecnico un nesso di causalità diretta tra l’iniezione e la morte.

Io preferisco esaminare la questione dal punto di vista umano: non vi è alcun dubbio che l’intenzione dell’infermiera fosse quella di diminuire la sofferenza di un paziente comunque spacciato (se vi fosse l’esplicita intenzione di accelerare la morte, naturalmente, non lo sapremo mai). Nonostante i titoli dei giornali, non si tratta di una eutanasia in senso proprio – ossia dell’uccisione artificiosa di un paziente in condizioni devastate ma stabili, che senza tale atto sarebbe sopravvissuto indefinitamente nel tempo – ma di un caso complesso di terapia del dolore. Da una parte è dovere del medico alleviare le sofferenze del paziente, somministrandogli medicine per ridurre il dolore; dall’altra è possibile che queste medicine ne accelerino la fine, e a questo punto come si può definire il bene del paziente?

Non si può: se il paziente fosse cosciente potrebbe valutare da solo se sia meglio vivere più a lungo soffrendo di più o vivere di meno soffrendo di meno, ma se non lo è, in assenza di un testamento biologico, qualsiasi scelta del personale medico o dei familiari (il cui eventuale potere di vita o di morte sul congiunto è anch’esso molto discutibile) può essere giusta o sbagliata senza che esista la possibilità di saperlo, visto che, oltretutto, nessuno può sapere dall’esterno quanto stia effettivamente soffrendo una persona morente che non è in grado di comunicare le proprie sensazioni.

Non può essere lo Stato a decidere della vita delle persone; la stessa legge che vieta di uccidere non ha un valore etico, dato che l’etica è personale e diversa per ognuno di noi, ma soltanto un valore sociale, vietando l’uccisione in quanto dannosa per gli altri e per la società. Dunque, se non può essere lo Stato, può essere soltanto ognuno di noi a decidere per se stesso in piena libertà, attraverso una certificazione inequivocabile della propria volontà per il futuro: appunto il testamento biologico.

In questo caso, però, il testamento biologico non c’era, e allora come poteva l’infermiera scegliere? Avrebbe potuto voltarsi dall’altra parte, evitare di curare il dolore del morente, lasciarlo al suo destino; ma non sarebbe anche in questo caso venuta meno al proprio dovere di cura del paziente? Alla fine, io credo che abbia preso la decisione giusta: dato che non era comunque possibile evitare la morte del paziente a breve, nel dubbio ha errato dal lato di diminuirne la sofferenza.

Per quanto i processi alle intenzioni siano difficili, dunque, da quel che si è saputo mi sembra che non si possa imputare niente all’infermiera; anzi, il rischio (purtroppo già vivo in molti ospedali) derivante da queste campagne mediatiche è che poi il personale medico non osi più curare le sofferenze dei pazienti in fase terminale, e non ti dia nemmeno una bustina per il mal di denti per paura che poi, per qualche complicazione, sia proprio quella bustina ad accelerare la morte e a portare ad accuse di eutanasia. Ma c’è una persona che secondo me invece va censurata: il suo collega che l’ha denunciata.

E’ evidente che, in una situazione senza uscita e senza risposte giuste, ogni persona – persona prima ancora che medico o infermiere – si comporterà in modo diverso a seconda delle proprie personali convinzioni. Dunque non c’è spazio per censurare le azioni altrui, a meno che non si pensi che la propria etica sia assoluta e obbligatoria per tutti, una convinzione che però in una società civile, multireligiosa, multietnica e profondamente diversificata non può trovare posto.

Dunque a me questo medico che ha denunciato la collega pare proprio senza cuore, al punto da anteporre le proprie personali convinzioni etiche e religiose a tutto il resto, mettendo nell’occhio del ciclone una collega che comunque aveva la sola intenzione di alleviare le sofferenze del paziente, e costringendo la famiglia del paziente a vedere il proprio lutto trascinato sui giornali per giorni, assediato da taccuini e telecamere, condannato a una trafila di indagini e autopsie e funerali rimandati; causando insomma molta altra sofferenza.

Certo sarebbe diverso se si fosse trattato di una vera eutanasia, dell’uccisione di una persona che altrimenti non sarebbe morta se non mesi o anni dopo. Ma in questo caso, le poche ore di sofferenza risparmiate al paziente valgono i giorni di sofferenza inflitti alla famiglia, ai colleghi, a chiunque abbia un minimo di sensibilità per le vicende altrui? Dal punto di vista medico-legale non lo so, ma, dal punto di vista umano, questa sì che mi pare una violazione dei principi etici di un medico.

[tags]eutanasia, ospedale, medicina, vita, san giovanni bosco, etica[/tags]

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domenica 16 Agosto 2009, 17:17

Scioglievolezze

Fa caldo, in questa domenica di Ferragosto. Fa talmente caldo che non c’è più niente da fare; l’idea di una qualsiasi attività – intellettuale, ludica, sportiva, lavorativa, organizzativa – si scioglie immediatamente nel cervello.

Si può ancora accettare solo il minimo per far passare il tempo – dormire, per esempio, o far partire un annoso backup che attendeva lì da sempre, o guardare quel contadino di Jorge Lorenzo che va a zappare la terra per l’ennesima volta.

Ho la sensazione che ci sarebbe di meglio a cui pensare, di meglio da fare. Ci si potrebbe occupare di vari generi di cose più importanti – lavoro, amicizie, ricerca, riflessione, politica… Ma gli è che in questi giorni ovunque ti giri ti accorgi che non c’è più niente; in Italia si è sciolto proprio tutto.

[tags]ferragosto italiano[/tags]

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sabato 8 Agosto 2009, 19:27

Flash forward

In questa amena settimana di febbre ormai agli sgoccioli ho esibito tutte le prerogative del maschio malato con signora al fianco, tra cui un certo numero di pranzi-minestrina in coppia sotto la luce del tinello, mangiati a fatica discutendo di medicinali. E così ho realizzato anche che tra poco più di un mese sarò più di là che di qua, cioè più vicino agli anta che agli enta e mi sono immaginato innumerevoli future occasioni di pranzi-minestrina con argomento medico, via via con qualche capello bianco in più e qualche dente in meno.

E’ la prima volta che ho un vero flash-forward – ma soprattutto, ho trovato la visione tutt’altro che spiacevole: mi devo preoccupare?

[tags]invecchiamento[/tags]

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mercoledì 22 Luglio 2009, 16:37

Assuefazione

Ci sono parecchie notizie interessanti dall’Italia che potrei postare oggi.

Ma sono tutte negative.

E allora ci si assuefa: ormai la crisi è normale, la precarietà è normale, l’insicurezza sul lavoro o per strada è normale, lo spaccio è normale, lo spreco di risorse pubbliche e i privilegi per pochi sono normali. E’ anche normale trovarsi in mezzo non ai tentativi di migliorare le cose, ma a quelli di scaricare la colpa su qualcun altro o di dimostrare che sì, ci si è comportati male, ma in giro c’è ben di peggio quindi non rompete le scatole.

Dunque fate finta che anche oggi io mi sia normalmente indignato; l’effetto pratico sarà uguale.

[tags]italia, crisi[/tags]

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sabato 18 Luglio 2009, 19:29

Volontario vaffanculo

In queste settimane ho avuto numerose conferme di uno dei più sottovalutati corollari della legge di Murphy, il numero 8:

“I cretini sono sempre più ingegnosi delle precauzioni che si prendono per impedirgli di nuocere.”

Io ci ho provato, ci ho messo tutte le mie energie; ho voluto credere che in Italia ci fosse ancora un numero sufficiente di non-cretini e che comunque ci potessero essere precauzioni efficaci contro la deriva cretinistica del Paese. Tutto è stato inutile; in realtà di non-cretini ce ne sono parecchi, ma proprio per tale loro qualità sono impegnati a fare cose più utili che provare a cambiare il mondo.

Dev’essere per questo che tutti i cretini si concentrano in politica: in alto come in basso.

Dunque sono un cretino anch’io.

Mi piacerebbe ballare fino a che non finiranno le stelle (scusate, è subentrato Umberto Balsamo) ma, a parte che devo uscire per un invito a cena, in questo momento provo il desiderio di fermarmi e suggerire che il mondo se lo cambierà qualcun altro. Anzi ve lo cambierete da soli oppure ve lo beccherete tutto nei denti: per esempio quando, tra 12-18 mesi, fallirà lo Stato italiano e la gente brucerà i negozi finché la polizia non sparerà per le strade e i creditori esteri ci confischeranno le case – evidentemente l’unico modo per espiare i danni che la peggior cultura di sinistra ha fatto a questo Paese.

E’ molto più facile sedersi, aprirsi un blog e ammannire gratis un vaffanculo. Non per lavoro né per denaro, ma da completo e spassionato volontario: un volontario vaffanculo.

[tags]politica, italia, vaffanculo[/tags]

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mercoledì 8 Luglio 2009, 23:49

Giornate esistenziali

Ci sono molte cose che si potrebbero dire della giornata di oggi.

Per esempio, guidare in autostrada in Italia ormai è diventata una roulette russa: passi centinaia di chilometri per strade piene di curve e gallerie, talvolta preistoriche e chiaramente insicure (vedi tangenziale di Genova), a fianco di un’unica colonna di TIR. Ogni due chilometri, un TIR a 75 all’ora – fregandosene anche, quando ci sono, dei numerosi divieti di sorpasso per mezzi pesanti – esce improvvisamente e blocca l’autostrada per tre o cinque minuti per sorpassarne un altro che va a 70. Spesso questa operazione viene compiuta indipendentemente dal fatto che sulla corsia di sorpasso stia arrivando un’auto, costringendola a inchiodare; ad ogni modo, si crea subito una fila di auto bloccate dietro al TIR che sta sorpassando, che fanno fisarmonica rischiando continuamente il tamponamento. Se poi uno pensa a quel che diceva Report qualche settimana fa, cioè che moltissimi autisti di camion sono strafatti di cocaina, eccitanti e droghe varie per guidare ben oltre i tempi consentiti dalla legge…

Comunque è stato un viaggio interessante: buona parte del mio cervello era occupata dal rimuginare su questioni varie, così a un certo punto mi è spuntato in mano un CD che non ascoltavo da forse dieci anni, dritto dai primi anni ’90: Dirt degli Alice In Chains, il prototipo del disco grunge per adolescenti depressi. Racconta il cantante dei Poison che capì che l’era del glam rock era finita quando entrò negli uffici della sua casa discografica e trovò tutti i loro poster staccati e sostituiti da quelli degli Alice In Chains: e Dirt è un disco depressissimo, cupo e insieme potente, il classico disco per quando ti senti tipo “I lie dead gone under red sky / I feel so alone / gonna end up a big ol’ pile o’ them bones”.

C’è però, a metà disco, un momento epico: quando improvvisamente la musica scema e prosegue sommessa per un paio di minuti, prima di esplodere di botto in un delirio di piacevole morte e distruzione. E’ l’inizio di Rooster, uno dei pezzi che più simbolizza il passaggio dall’innocenza al pessimismo e dagli anni ’80 agli anni ’90:

Immaginate ora di essere presi ad evitare TIR giù per le curve e i viadotti da Ovada a Voltri, e che questo momento sommesso vi capiti proprio mentre vi trovate inaspettatamente in un improvviso e dilatato istante di pausa, soli, in una galleria scura, buia e dritta. Non è un fantastico esempio di sintonia empatica tra mondo e lettore CD?

Comunque, alla fine la cosa importante è una sola: qui al convegno, nonché al ricevimento di stasera, c’è anche un astronauta russo che ha vissuto due anni in orbita nella Mir, accompagnato dalla figliola, una ventenne russa alta un metro e ottanta in vestitino corto che ha monopolizzato l’attenzione. Alla sua apparizione tutti i maschi in sala, dai venti ai novant’anni, hanno immediatamente smesso di porsi domande esistenziali.

[tags]autostrade, traffico, tir, sicurezza stradale, genova, alice in chains, dirt, musica, grunge, topa forever[/tags]

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sabato 4 Luglio 2009, 22:01

Nel tempo

Oggi sono andato al matrimonio di una mia compagna di liceo, ed è stata una buona occasione per rivedere persone che frequento ancora, ma che in gran parte ormai vedo solo in queste occasioni o quasi – matrimoni, battesimi e qualche cena o grigliata un paio di volte l’anno.

Rivedere i compagni dei tuoi quindici anni quando tendi ai quaranta è sempre pericoloso: il tempo nel mezzo è volato… cioè, se ci pensi hai fatto tantissime cose, però ti sembrano sempre poche rispetto a quelle che avresti potuto fare secondo le tue fantasie di quindicenne. Forse è per questo che moltissimi dei miei coetanei preferiscono frequentare al massimo uno o due grandi amici rimasti dal periodo dell’adolescenza, ma si concentrano soprattutto su giri di amicizie successive – l’università, i colleghi di lavoro, gli hobby propri e quelli del compagno/a. In più, sulla lunga distanza c’è anche il rischio di un po’ di competizione o perlomeno di confronto: che succede se quel tizio che a scuola era uno sfaticato ora guadagna il doppio di te, o se tutti i tuoi ex compagni son già lì con i figli e tu ancora non hai deciso se è giunto il momento di diventare adulto?

Eppure oggi mi sono trovato bene; forse in maniera sorprendente, dato che una delle origini principali dell’esito di queste situazioni è l’autostima e ultimamente la mia non è in gran forma. Per fortuna, prevale il piacere di ritrovare le storie comuni; e quando si è fortunati si scopre che tutti sono cambiati, ma il legame è rimasto.

[tags]tempo, compagni di scuola[/tags]

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giovedì 2 Luglio 2009, 11:44

Ragazzate

La vecchiaia incombe, e non solo per motivi anagrafici: ieri sera sono uscito con i soliti vecchi amici e sono rimasto colpito dal fatto che fino a un paio d’anni fa, quando eravamo giovani e single o lascamente fidanzati, l’argomento di discussione principale erano giochi e videogiochi, mentre da qualche tempo, ora che siamo vecchi e sposati o strettamente accoppiati, si parla soltanto più di film porno (anche se in chat sostengono che si è parlato di film porno solo per farci smettere di parlare di Torino a 5 Stelle).

Comunque, tutto ha inizio ieri quando per caso in rete rinvengo questa fantastica risposta alla tremenda, odiosa, vergognosa pubblicità della Coca Cola con Giulia di Pisa, quella che “la crisi non c’è perché basta bere l’intruglio multinazionale gasato” (credo uno spot che entrerà negli annali per essere riuscito in un attimo a distruggere l’immagine italiana del brand più forte del pianeta). E quindi ecco qua:

La lacrimuccia però scende se si notano gli autori: è il parto dell’ineffabile Andrea Camerini, già noto e incrociato un deca d’anni fa a Lucca come fumettista del Vernacoliere e autore dell’immortale personaggio de Il Troio (sottotitolo “Sulle strade de La California (LI)), un giovane sfaccendato di bella presenza caratterizzato dal maschilismo assoluto, dall’occhio bovino e dalla totale assenza di segnali nel cervello. Naturalmente l’umorismo livornese non è per persone timorate di Dio e tantomeno per persone dotate di un qualsivoglia senso del pudore, per cui non vi raccomando di seguire il link.
[tags]amici, ragazzate, porno, coca cola, pubblicità, giulia di pisa, camerini, vernacoliere, fumetti, il troio[/tags]

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domenica 14 Giugno 2009, 11:06

Primavera in montagna

Ci sarebbero tanti fatti di cronaca e di politica da commentare anche oggi. Ma è domenica; e vorrei invece dirvi che quest’anno la primavera in montagna è davvero bellissima.

La quantità spropositata di neve che è venuta ha portato due grossi vantaggi. Intanto, la montagna è rimasta in pace e irraggiungibile fino a poche settimane fa; anzi, alcuni punti classici del turismo montano piemontese, come il Nivolet, sono ancora irraggiungibili (ho letto un articolo che diceva che sul colle sono arrivati in tutto undici metri di neve, e che questo weekend forse sarebbero riusciti a liberare la strada fino al Serrù, tra muri di neve tuttora alti parecchi metri). E poi, la vegetazione è cresciuta in modo incredibile, e quelli che normalmente sono comode carrarecce o ampi sentieri sono ora pieni di erba alta. I prati e le rocce sono coperti di fiori di ogni genere e di ogni colore, e la foresta sembra antica, incontaminata.

Ieri, facendo una passeggiata lungo il percorso del Ru Cortot (ufficialmente chiuso perché finalmente hanno stanziato i soldi per riaprire le vecchie gallerie), sembrava di essere in un gioco fantasy o in una foresta canadese, non certo in val d’Aosta. Anzi, sembrava quasi come quando al Kruger Park penetravamo in silenzio nella savana; e infatti a un certo punto è pure apparso un cerbiatto, piuttosto vicino. Era quasi il tramonto, le ombre erano già lunghe e la luce che penetrava tra gli alberi, dopo che la neve ha portato via quel che non era saldo e ripulito il bosco, aveva un effetto magico.

Presto arriverà l’alta stagione estiva, boschi e prati saranno invasi di turisti e molto sarà tagliato, ripristinato, riumanizzato. Questi sono i giorni migliori per godersi la montagna in santa pace: approfittatene.

[tags]montagna, turismo, val d’aosta, piemonte[/tags]

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mercoledì 27 Maggio 2009, 20:52

Percorsi

Forse vi sembrerà strano un pensiero di questo genere in piena campagna elettorale, ma dato che non ci sono abituato – e che questa è una lunga, calda, sonnolenta giornata – nell’attesa tra un giro di mail elettorali e una riunione organizzativa serale mi viene in mente quanto sia imprevedibile la vita.

Dopotutto ho sempre fatto attivismo, ho messo in piedi iniziative “dal basso” di ogni genere, mi sono sempre interessato di politica e dell’ambiente circostante per passione, ma un anno fa di questi tempi non avrei mai immaginato di ritrovarmi candidato alle elezioni, addirittura come presidente della Provincia…

Stamattina ho avuto una lunga conference call al cellulare con una head-hunter tedesca, che doveva intervistarmi per via di una posizione internazionale nella governance di Internet a cui sono candidato. Nonostante lei avesse già letto e riletto il mio curriculum e varie altre fonti su di me, non riusciva a comprendere; faticava a incasellarmi nel suo questionario di valutazione precotto, e alla fine ha dovuto desistere e accettare la quantità di attività apparentemente scorrelate che ho svolto in questi anni come un dato di fatto.

Parlando di stranezza della vita, quindi, mi viene bene lasciarvi con un caso interessante. Cosa fareste voi se foste il figlio di un attore divenuto famoso solo per una scena, uno dei più famosi bisessuali di Hollywood, defunto di AIDS in piena vostra adolescenza; e vostra madre, ex attrice e fotografa di moda, fosse morta nel 2001, precisamente l’11 settembre, sull’aereo che si schiantò contro la più settentrionale delle Twin Towers?

Sarà che vi hanno pure chiamato Elvis, ma finireste per diventare una promessa del folk-rock americano, e per tirar fuori un album dylanesco il cui singolo Shampoo promette davvero bene. Non è forse una storia interessante?

Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.

[tags]vita, curriculum, folk, elvis perkins[/tags]

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